LA DISTRUZIONE DELLA VERITÀ

EGOCENTRIC

 

 

 

 

 

 

Passiamo ora ad un altro concetto molto caro ad entrambi gli autori, il concetto di VERITÀ . Anche in questo caso troviamo un approccio critico molto simile da parte dei nostri due filosofi. In effetti, ciò a cui ambedue puntano, non sta tanto nel proporre una loro prospettiva di verità; quanto nell’aprire un fronte critico proprio del concetto di verità.

 

Entrambi i nostri autori non promuovono tanto un loro modello che corrisponda al concetto di verità, quanto insinuano nel pensiero di chi legge il dubbio, quello che e il dubbio per antonomasia: esiste una verità? Una qualunque verità? Questo e forse l’aspetto più radicale dei sistemi che ci propongono i nostri autori, e il momento in cui più forte si fa il sapore del loro nichilismo:

 

 

«Per loro la verità è sacra… Chi ha nella verità un idolo, un principio sacro, si deve umiliare di fronte ad essa… Infatti anche la critica più inesorabile, che distrugge ogni principio esistente, crede tuttavia in ultima analisi al principio… Il critico parte da un’affermazione, da una verità»

 

«La verità è stata posta sempre come essenza, come Dio, come istanza suprema … Ma la volontà di verità ha bisogno di una critica – con ciò noi definiamo il nostro compito – bisogna provare una buona volta a mettere in discussione il valore della verità

 

Si direbbe che, entrambi i nostri autori, facciano proprio il punto di vista di Ponzio Pilato, in quella che vogliamo leggere come una risposta sarcastica in pieno stile romano:

 

«Gesù: “Per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”.

Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”. E detto questo uscì di nuovo verso i

Giudei e disse loro: “Io non trovo in lui nessuna colpa”».

 

Brano, questo, a cui lo stesso Stirner fa riferimento ne L’unico e la sua proprietà, proprio in merito alla critica della verità come istanza sacra ed assoluta .Si puo anche notare la seconda affermazione di Pilato, ovvero:

Io non trovo in lui nessuna colpa», che al di la di ogni criterio filologico, vorrei accostare a mo di suggestione ad un’affermazione stirneriana: «Mostratemi ancora un peccatore il giorno in cui nessuno dovesse soddisfare più un essere superiore».

 

Tornando al concetto di verità, questi era stato esaltato gia nella filosofia platonica, e successivamente venne portato avanti come indiscutibile pilastro anche della religione cristiana. L’amore per la verità, di cui quindi si fece portatore anche il cristianesimo – identificando lo stesso Dio con il concetto di verità – sopravvisse al decadimento della religiosità, trapassando nel positivismo e nella fede scientifica, senza mai pero essere messo concretamente in discussione.

 

L’obbiettivo dei nostri due autori, come già detto, e quello di mettere radicalmente in dubbio il concetto di verità; negare l’esistenza stessa di un sistema che possa definire criteri univoci con i quali giungere ad avere credenze vere.

 

«L’oggetto della mia conoscenza è la verità. –Così tu miri sempre a conoscere la verità?– La verità è per me sacra. Io credo alla verità, per questo io la indago; di là da essa non si va, essa è eterna.

I nostri atei sono gente pia.. Finché tu credi alla verità, tu non credi a te stesso e sei un -servo, un -uomo religioso».

 

«È pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza – che anche noi, uomini della conoscenza di oggi, noi atei e antimetafisici, continuiamo a prendere il nostro fuoco dall’incendio che una fede millenaria ha acceso, quella fede cristiana che era anche la fede di Platone, per cui Dio è verità e la verità è divina… Ma che succede, se niente più,si rivela divino…?».

 

 

Viene ancora ribadito il principio in base al quale, anche coloro che si ritengono atei, sono, al contrario, dei pii credenti. La fede nella verità, e pur sempre una fede sacra, che come le altre deve essere passata sotto il rasoio della critica. Questo tipo di argomentazione e molto presente in tutta l’opera di Stirner, egli effettivamente non risparmia attacchi verso ogni entità che risulti sacra al setaccio della sua indagine.

 

 

Veniamo ora ad un altro aspetto della critica stirneriana rintracciabile anche nell’opera di Nietzsche: la critica allo STATO. Quest’argomento, fortemente presente né  L’unico e la sua proprietà, e probabilmente uno dei motivi per cui, parecchi storici, hanno inserito Max Stirner nel novero degli anarchici. A tal proposito potremmo citare John Carroll che, nel suo Fuga da palazzo di cristallo, afferma – non senza leggerezza – l’anarchismo politico non solo di Stirner ma anche di Nietzsche.

 

Evitando di entrare nel merito del dibattito, ci limitiamo ad osservare che, in questo caso, l’inclusione all’interno di una categoria – seppur molto ampia e flessibile – come quella di “pensiero anarchico” non può che sminuire la profondità e la criticità dei sistemi stirneriano e nietzschiano. Tornando piuttosto al programma che ci siamo prefissati, faccio seguire alcune osservazioni di Stirner e Nietzsche che ritengo inserirsi nella medesima ottica di critica allo Stato come entità superiore:

 

«Di fronte al reggitore supremo, (allo Stato) noi eravamo diventati tutti uguali, persone uguali, cioè nullità»

 

«Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri… tutto quanto possiede l’ha rubato».

 

Quello che citiamo di Nietzsche e un capitolo dello Zarathustra intitolato Del nuovo idolo. E appunto lo Stato il nuovo idolo della borghesia e degli illuministi in generale – come anche lo Stirner non si stanca mai di ripetere – un idolo che si appropria indebitamente di tutto cio che prima apparteneva al singolo, e che ora il singolo puo tornare a possedere soltanto in cambio di obbedienza e servigi verso questo nuovo Dio.

In quest’ottica le critiche dei nostri due pensatori si intrecciano e completano vicendevolmente. Un’opinione radicale, sulla quale ad ogni modo trova d’accordo Carroll, che scrive in una nota a margine della sua opera:

«Nietzsche il cui atteggiamento verso lo Stato si uniforma passo per passo a quello di Stirner».

 

E ancora l’argomentazione prosegue, sia per Stirner che per Nietzsche, biasimando coloro che pur avendo sconfitto il pregiudizio religioso, si sono ritrovati a soccombere sotto una nuova forma religiosa, lo Stato o l’umanità, che ancora una volta instaurano la schiavitù del singolo individuo:

 

«Servire lo Stato questo dio mondano: ecco il nuovo servizio divino». «Ogni bene che possa essere posseduto è dello Stato, gli appartiene ed è concesso come un feudo ai singoli».

 

 «Anche voi sa scoprire, voi vincitori del vecchio dio! Stanchi siete usciti dal combattimento, e ora la vostra stanchezza presta servizio anche al nuovo idolo!». «Tutto vuol dare a voi (lo Stato), purché voi l’adoriate».

 

 

 

 

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