LA GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI

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Ora che si è acquisito, all’interno del percorso stirneriano, il portato metafisico del proprietario, l’ultimo passo concerne la risoluzione sociale della spinosa questione della proprietà:

  “Secondo l’opinione dei comunisti, la comunità deve essere la sola proprietaria. Al contrario: io sono il proprietario, gli altri non mi danno niente, ma io mi accordo semplicemente con altri a proposito della mia proprietà. […] Io sono proprietario, ma la proprietà non è sacra. Questo vuol dire che sono solo possessore?

No, finora non si era che possessori, sicuri del possesso di un piccolo appezzamento perché si lasciava ad altri il possesso di un altro piccolo appezzamento, ma ora tutto mi appartiene, io sono proprietario di tutto ciò di cui ho bisogno e di cui posso impadronirmi. Se i socialisti dicono: «La società mi darà ciò di cui ho bisogno», l’egoista dice «Io stesso mi prenderà ciò di cui ho bisogno». Se i comunisti si comportano da straccioni, l’egoista si comporta da proprietario […] La proprietà, quindi, non può e non deve venir eliminata, ma va piuttosto strappata dalle mani dei fantasmi, affinché diventi mia proprietà:così scomparirà la coscienza sbagliata secondo cui io non potrei autorizzarmi a prendere tutto ciò di cui ho bisogno. […] Insomma la questione della proprietà non si può risolvere facilmente come vagheggiano i socialisti e perfino i comunisti. Essa si risolverà soltanto con la guerra di tutti contro tutti (Krieg Aller gegen Alle). I poveri diventeranno liberi e proprietari solo quando – si ribelleranno, si rivolteranno, insorgeranno. Donate loro quanto volete: essi vorranno avere sempre di più, perché quel che essi vogliono non è niente di meno che questo: la fine delle donazioni”

Per risolvere la scottante questione della proprietà che, come abbiamo visto, travagliava le teorie sociali a lui coeve, Stirner offre una soluzione al contempo difficile e spiazzante proprio per l’apparente facilità del riferimento hobbesiano: la questione della proprietà potrà infatti essere ri-solta solo attraverso la guerra di tutti contro tutti.

Tale stato di guerra generalizzata, che sembra appunto sostituire all’ideale feuerbachiano dell’homo homini Deus l’homo homini lupus affermato dall’autore del Leviatano, è stato, altrettanto facilmente, una delle basi della squalificazione dell’opera stirneriana come celebrazione del diritto del più forte e, conseguentemente, di un’ideologia di stampo dispotico o, di contro, come legittimazione del principio concorrenziale in una nuova società animale. Queste accuse sono divenute di scuola nell’esegesi stirneriana e non solo tra i critici di ispirazione marxista. Per una loro efficace confutazione, bisogna pertanto rivolgere l’attenzione alle critiche mosse a Stirner da Moses Hess, ossia al primo che lesse il Der Einzige, dato che Hess non fa riferimento alla produzione giornalistica stirneriana, come una “regressione al «mondo delle foreste» dove vige [appunto] un bellum omnium contra omnes”.

Il “vero socialista”, come visto, considera l’egoismo il fulcro della riflessione stirneriana e si concentra, in primis, sulla consapevolezza ossia sull’autocoscienza di tale egoismo:

  “Secondo Stirner tutto lo sbaglio degli egoisti che lo hanno preceduto è consistito solo nel fatto che essi non avevano coscienza del loro egoismo, […] che la guerra di tutti contro tutti, persino nella libera concorrenza, non era condotta consequenzialmente”.

Tale consapevolezza è l’unico discrimine, per giunta illusorio, tra l’antico egoismo e la “nuova sapienza” (così egli stigmatizza sarcasticamente il messaggio stirneriano), ossia tra il “mondo animale delle foreste” e “il mondo animale della società” con cui “la vita egoistica” coincide:

 “La vita egoistica è la vita del mondo animale in conflitto con se stessa, distruggente se stessa. Il mondo animale è, appunto, la storia naturale della vita in generale, in conflitto con sé, distruggente se stessa, e tutta la nostra storia, finora, non è che la storia del mondo animale della società. In che cosa però si differenzia il mondo animale della società da quello delle foreste?

Soltanto per il suo essere cosciente. La storia del mondo animale della società è appunto la storia dell coscienza del mondo animale, e come il gradino più alto del mondo animale della natura è l’animale da preda, così nel mondo animale della società al livello più alto sta l’animale da preda cosciente”.

Sarà pertanto sufficiente ripercorrere l’evoluzione e la storia dell’egoismo cosciente per giungere a riconoscere nel “mondo di bottegai” a loro coevo “l’estrema manifestazione del mondo animale della società”. Date queste premesse, Hess può formulare la sua definitiva condanna:

 “Nel mondo animale della società l’egoismo e la coscienza egoistica procedono di pari passo.

Quanto più avanzata è l’alienazione teoretica tanto più lo è quella pratica, e viceversa, quanto più avanzato è l’egoismo pratico, tanto più lo è anche la teoria, la coscienza dell’egoismo. Nel nostro mondo di bottegai non c’è soltanto la specie più avanzata del mondo animale, quella degli animali da preda; è giunta a perfezione anche la coscienza dell’animale da preda.

Ciò di cui finora si è tollerato l’esistenza, più o meno senza coscienza e con maggiore o minore indignazione, cioè il reciproco sfruttamento degli uomini, viene ora praticato coscientemente e volontariamente. Qui ildiritto di rapina non è riservato a pochi: gli atti casuali di violenza sono diventati diritto di tutti gli uomini. I diritti dell’uomo sono gli stessi diritti di ogni animale umano, i diritti cioè di tutti gli individui isolati, i cosiddetti «indipendenti» e «liberi», sull’essenza alienata degli altri: è sanzionata la guerra di tutti contro tutti”.

Secondo Hess quindi il mondo di bottegai di cui Stirner sarebbe espressione massima sancirebbe come diritto accettato e generalizzato la pratica dello sfruttamento reciproco dell’uomo sull’uomo, prima soltanto tollerata secondo diversi gradi di indignazione, e sanzionerebbe come regola la violenza prima soltanto casuale: in questo modo l’uomo avrebbe subito l’estrema metamorfosi in animale da preda autocosciente, ossia il mondo animale delle foreste si sarebbe compiuto nella sua perfezione sociale, nel trionfo della guerra totale e indiscriminata di tutti contro tutti.

Il riferimento è chiaramente hobbesiano, ma, come ha notato Antimo Negri, si giova anche della mediazione della “celebre figura del «regno animale dello spirito (das geistige Thierreich)» esibendo la quale Hegel riflette sull’«individualità singola e determinata (einzelne und bestimmte Individualität) ». Il passo a cui  si richiama, tratto dalla Phänomenologie, in effetti è oltremodo significativo:

“L’individualità sorge come originaria natura determinata: come natura originaria perché essa è in sé; come natura originariamente determinata, perché il negativo è nell’in sé, e questo è così una qualità. Tale limitazione dell’essere non può, nondimeno, limitare l’agire della coscienza, giacché questa è, qui, un perfetto riferire di sé a se stessa; è superato il rapporto ad un altro che costituirebbe la limitazione della stessa”.

Sarà proprio questo carattere di autoreferenzialità, di superamento del rapporto all’altro che motiverà l’altrettanto interessante e condivisibile collegamento che opera tra questa figura della Phänomenologie hegeliana e “l’uomo singolo” di Stirner “tanto più quanto più è un’individualità che di fatto lacera ogni rapporto con l’altro”. È interessante notare, però, che pur sviluppando questa lacerazione dei rapporti nei medesimi termini di Hess, ossia come l’esito di una dinamica concorrenziale ed economica talmente cogente e onnipervasiva da inglobare nella società civile qualsiasi funzione regolativa dello stato stesso  ne individui il contrasto alla visione hobbesiana stessa, declinando un vero e proprio “antihobbesismo” di Stirner.

Egli infatti scrive:

 “Hobbes non è, per così dire, un autore di Stirner. Molto probabilmente perché Hobbes è filosofo politico che pone fine alla lotta, anzitutto, tra uomo e uomo: giacché ogni uomo tende a fare valere la «volontà propria» e si scontra lupescamente con la «volontà propria» dell’altro, e dà ragione, da ultimo, allo Stato, almeno come a una «volontà comune» destinata […] a portare fuori dal bellum omnium contra omnes.

Ne risulta anche la possibilità di individuare un vero e proprio antihobbesismo di Stirner, almeno se la cifra finale della sua teoria anarchica è proprio il principio di una «volontà propria» che, pur nonlasciandosi trattare come «irrazionale e selvaggia» tale è di fatto e rende impossibile ogni forma statuale.

L’itinerario del pensiero di Hobbes va dall’Einzige allo Stato; quello di Stirner dallo Statoall’Einzige”.

L’opposizione stirneriana ad Hobbes si giocherebbe quindi interamente sul rifiuto di una qualsivoglia forma di statalità e in questo senso dovrebbe essere considerata una teoria anarchica che regoli irapporti tra i concorrenti, optando in favore di una concorrenza che si potrebbe dire assoluta,svincolata da qualsivoglia controllo statale e quindi totalmente interna alla società civile intesa in senso borghese:

 “Stirner è schierato a favore di una «posizione sociale» dei concorrenti sulla quale non «intervenga» assolutamente lo Stato; di una «concorrenza» attraverso la quale tutti siano liberi di lottare e di schiacciarsi l’un l’altro”

 

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