LA NEGAZIONE DELL’ESISTENZA

PESSIMISMUS

 

 

 

 

 

La prima figura che va qui ricordata è quella di Ludwig Moiré . L’elemento caratteristico del suo sistema è l’energica rivendicazione del monismo, termine con il quale Noiré intende la negazione dell’esistenza di qualsivoglia spirito che operi dall’esterno sulla materia; la realtà è costituita per Noiré da una molteplicità di atomi indistruttibili, le cui caratteristiche fondamentali sono la sensazione (Empfindung) e il movimento (Bewegung) (Noirè).

 

In questa tesi sono già tutti impliciti i motivi di accordo e di disaccordo con la filosofia di Schopenhauer. Anzitutto Noiré si oppone all’idealismo kantiano, che a suo avviso costituisce uno dei limiti fondamentali di Schopenhauer (Noiré ): spazio e tempo non sono forme soggettive ma, data la realtà della molteplicità, « astrazioni » che derivano dalla realtà esterna e precisamente dal movimento e dalla sensazione degli atomi (ibid., p. 15; – altrove, p. 100, si dice che spazio e tempo sono fenomeni della sensazione e del movimento).

 

L’errata riduzione della temporalità a puro fenomeno sta anche alla base del rifiuto da parte di Schopenhauer del fondamentale principio dello sviluppo (ibid., pp. 228-230). Eppure, affermando l’omogeneità del principio operante ad ogni livello della realtà – la volontà è identica tanto nel mondo organico quanto in quello inorganico -, egli si era posto nelle migliori condizioni per accogliere nel suo sistema l’evoluzionismo, tra l’altro profe-ticamente prefigurato dal pieno accoglimento della lotta per l’esistenza  .

 

Quanto all’identificazione del principio ultimo con la volontà, Noiré ritiene che essa, pur fondamentale nello sviluppo della realtà, vada considerata come un aspetto particolare della sensazione, ovvero come la reazione degli atomi alla percezione dei loro rapporti reciproci .

 

Noiré – che qui sembra avvicinarsi alle tesi di Frauenstàdt – ritiene infatti che non si possa parlare di una volontà inconscia, ma che il volere presupponga sempre una qualche forma di conoscenza (ibid., p. 108).

 

Benché si opponga vigorosamente al materialismo (ibid., pp. 18 s., 31, 99), e affermi che la sensazione agisca sul movimento e ne indirizzi l’esplicazione (ibid., p. 27), Noiré delinea un rapporto meccanico fra gli atomi – il movimento non è, come ad esempio in Hartmann, esplicazione della volontà (ibid., p. 58) – e quindi presenta lo sviluppo della realtà in una prospettiva del tutto assimilabile a quella di Haeckel: in assenza di qualsiasi principio teleologie, i singoli atomi raggruppandosi danno luogo ad individui sempre più complessi e dotati di forme di coscienza sempre più elevate, via via fino agli individui superiori e all’ uomo (ibid., p. 51). Va da sé che in una tale ottica non v’è alcun posto per l’immortalità dell’anima: ogni individuo complesso, alla sua morte, si risolve negli atomi semplici che lo compongono  .

Per quanto riguarda il pessimismo, Noiré, che pure apprezza la sensibilità al dolore e la nobiltà d’animo di Schopenhauer – il pessimismo con la sua partecipazione alla sofferenza altrui è un implicito superamentom dell’egoismo, come mostra il principio etico della compassione -, ritiene che esso abbia il suo fondamento nel voler ricercare a tutti i costi un fine esterno alla realtà stessa e quindi nel non voler comprendere che il senso della vita – e quindi la felicità – va cercato nel vivere stesso, nella lotta (non è la cacciata di Napoleone che ha dato ai Prussiani la felicità, ma la lotta per sconfiggerlo); ma Schopenhauer non sa godere della bellezza dell’esistenza nella sua immediatezza, non sa dar valore all’individuo, perché im-naturalmente il finito non ha valore. Il pessimismo è il retaggio di una fede religiosa perduta, è un rimprovero a quel creatore in cui non si crede più (ibid., pp. 218-226).

 

 

 

 

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