L’ETERNO RITORNO DELL’IDENTICO E LA RIPETIZIONE DEL SÉ II

UROBURO F

 

 

 

 

 

 

 

Questo significa che all’ethos di Nietzsche manca il retto logos, giacché la sua filosofia dell’eterno ritorno dell’identico dimentica che l’uomo non è mondo e che solo in Cristo egli è identico e tutt’uno con Dio.

 

L’autentica « eticità » della vita umana secondo Weininger si rivela al sommo grado nel fenomeno del ricordare, così come, inversamente, il dimenticare è un presupposto essenziale dell’ultima metamorfosi di Nietzsche10. A differenza del mero ricordare ciò che si è imparato, Weininger designa quale autentica memoria la memoria del vissuto, grazie alla quale l’uomo, nella misura in cui corrisponde all’idea che ha di sé, può fare in ogni momento « il bilancio della propria vita ». Il carattere perfettamente maschile, la genialità universale, ha anche la memoria più perfetta di sé e di tutto ciò che di diverso ha incontrato nelle cose piccole e nelle grandi. La memoria, grazie alla quale l’uomo può ricordare tutta la propria esistenza, gli dà quella continuità interiore che rende possibile la responsabilità e che rappresenta già di per se stessa un obbligo morale.

 

Solo perché l’uomo ha una memoria, tutto ciò che una volta ha appercepito e vissuto può divenire per lui significativo e restare indimenticabile; giacché in questo modo la sua appercezioneavviene una volta per tutte. L’uomo più umano ricorda in ogni attimo tutto il proprio passato, non vive in modo fuggevole e discontinuo, come un essere la cui vita è interamente determinata dalla natura, senza carattere, vivendo alla giornata

 

Anche la gratitudine e la pietà nei confronti del proprio passato si fondano su questa reminiscenza della propria vita, che non dimentica ciò che le venne in aiuto incoraggiandola e salvandola.

 

Solo grazie a questa autentica continuità dell’esistenza temporale, che è un ricordarsi di se stessa, l’uomo diviene veramente certo della propria esistenza e comprende cosa voglia dire il fatto « che egliesista, che sia al mondo ». E poiché la vita che ha vissuto fino a quel momento gli è sempre completamente presente, anche tutto ciò che è possibile in futuro acquista per lui fin dall’inizio un significato, e soltanto lui ha propriamente un destino in cui si riassume il significato della esistenza temporale nel tutto. « Il residuo, che le esperienze vissute lasciano in chi le vive, è proporzionale al significato che possono acquistare per lui ». Il carattere di un uomo quindi si riconosce specialmente da ciò che non dimentica mai e da ciò che non riesce a tenere a mente.

 

 

Questa memoria, che pertiene all’essenza dell’uomo, rende senzatempo, in quanto custodite-nella-memoria, le esperienze vissute.

 

Secondo la sua tesi, si tratta di un « superamento del tempo », sebbene questo redima dal passato in modo completamente diverso da come l’impenitente « così io volli » di Nietzsche libera da ciò che è già stato. La memoria è la condizione della temporalità del tempo ma anche la liberazione da essa; nella memoria l’uomo nel tempo trascende tuttavia il tempo . Infatti l’uomo non è semplicemente « inserito » nel corso del tempo, bensì, dal momento che ricorda l’accaduto e crea egli stesso la storia, è anche sottratto già da sempre e per sempre all’accadere in quanto tale. La memoria, in quanto detemporalizzazione del tempo di volta in volta transeunte, è anche il presupposto della brama di immortalità propria dell’uomo, di un superamento della morte quale tempo che determina l’esistenza

 

La relazione verso il proprio passato quale si esprime nella pietà ed è

basata su una memoria continua […] si può trovare e analizzare piùprofondamente anche in altri rapporti. Il fatto che un individuo abbia o meno

un rapporto col suo passato è infatti ìntimamente legalo al suo desiderio di

immortalità e all’indifferenza verso la morte .

Quando si pensa alla completa perdita di importanza che subisce anche

una vita ricca di individualità e pienamente vissuta, quando tutto abbia a

finire per sempre con la morte, quando in tal caso si debba comprendere

Vassurdità del tutto, allora si pretende l’immortalità, come con altre parole

diceva Goethe il 4 febbraio 1829 a Eckermann.

 

Il genio brama più intensamente di tutti l’immortalità. Anche questo si

trova in perfetto accordo con quanto abbiamo scoperto sin qui riguardo alla

sua natura. La memoria segna una completa vittoria sul tempo solo quando,

come nell’uomo universale, si manifesta in forma universale. Perciò il genio è

l’individuo che veramente non viene toccato dal tempo, o almeno questo è il

suo ideale riguardo a se stesso; come esprime appunto la sua smania insistente

e intensa d’essere immortale, egli possiede al massimo grado il bi

sogno di

eternità, la più potente volontà di valore.

Spesso si resta sbalorditi vedendo gente di carattere comune, anzi basso

talvolta, non spaventarsi punto al pensiero di morire. Ma da ciò

comprendiamo bene che non è la paura della morte che fa sorgere il desiderio

d’immortalità, al contrario, è il desiderio d’immortalità che provoca la paura

della morte .

 

 

Ma alla luce del significato fondamentale della memoria trovano un vero e proprio chiarimento non solo i problemi dell’esistenza concreta che ci riguardano immediatamente, ma anche quelli della logica formale.

 

 

Infatti il principio di contraddizione e di identità è possibile solo a patto di tener ferme le posizioni da identificare o da non identificare. Chi però le tiene ferme entrambe, unificandole o separandole, è l’io trascendente, atemporale dell’uomo autonomo e responsabile di se stesso.

 

Di conseguenza il significato ultimo di Sesso e carattere non è da vedere in una psicologia dei sessi, bensì in un approfondimento psicologico della dottrina kantiana del carattere intelligibile. E insieme con il rimando a Kant, quale filosofo « eroico- etico », ha luogo di conseguenza da parte di Weininger anche il rifiuto di Nietzsche, il cui Zarathustra supera il principio « Tu puoi perchévuoi » in quello del tutto diverso « Io voglio ciò che devo », cosicché la libertà si compie solo nell’amore del fato e diviene tutt’uno con la suprema necessità. In opposizione al nietzscheano « come si diventa ciò che si è », Weininger determina in modo imperativo il diveniresé dell’uomo con un « Sii! ». Ma poiché l’uomo nell’esistenza temporale non diviene mai perfettamente ciò che secondo la sua idea dovrebbe essere, e poiché infrange il tempo solo in attimi fuggevoli, il tempo stesso è « immorale ».

 

 

C’è tuttavia un atto che assorbe in sé per cosi dire il futuro, che avverte già

in anticipo come colpa ogni futura ricaduta nell’immorale, non meno che ogni

passato immorale, e per questo motivo cresce e supera entrambi-, una

disposizione atemporale del carattere, la rinascita

.

 

Il senso di questa rinascita, la quale soltanto può fondare un carattere 16 non si trova al di là del bene e del male, bensì poggia sul fatto che l’uomo nell’esistenza temporale deve necessariamente « sempre di nuovo » ingaggiare la lotta contro il male, che è il nulla nell’esistenza.

 

Ciò che sempre condurrà anche al punto cruciale è il fatto che la battaglia

si imporrà sempre di nuovo. Nel caso singolo la decisione può seguire in modo

del tutto etico, l’uomo può risolversi per il bene; la decisione non è però

definitiva, bensì egli deve di nuovo lottare; la libertà, si potrebbe dire, esiste

solo per il momento. E questo è contenuto nel concetto di libertà. Infatti che

razza di libertà sarebbe quella che io avessi prodotto, causato per sempre con

una buona azione compiuta in un qualunque momento precedente. […] Il

vanto dell’uomo sta proprio nel fatto che in ogni momento può essere di

nuovo libero

 

 

 

Tuttavia l’uomo potrebbe veramente superare il tempo solo se potesse, con la « volontà più forte », riporre nell’attimo « tutta l’universalità di se stesso » e del mondo, che egli di per sé già è quale microcosmo. Allora sarebbe eliminata la differenza tra ciò che l’uomo è e ciò che deve essere, diverrebbe egli stesso divino, e non soltanto in fiera solitudine, solo sulla terra ruotante, con la vista libera sull’orizzonte del mondo — una autonomia dello star-su-di-séche, secondo Weininger, aveva trovato la sua formulazione classica nella « chiusa » della Critica della Ragion pratica. Questo esser-solo dell’uomo nella totalità del mondo extraumano significa che l’uomo è Uno e Tutto.

 

 E perciò possiedeE perciò possiede in sé anche una legge, perciò è tutto legge egli stesso e

non arbitrio disordinato. Ed egli pretende da se stesso di seguire questa legge

che è in lui, la sua legge; vuole essere soltanto legge, senza curarsi di quanto

gli sta intorno, dietro di sé e avanti a sé.

Questa è la grandezza

raccapricciante: non ha altro senso che egli obbedisca al dovere. Nulla è

loyr’ordinato a lui, il solo, l’unico. Però alla pretesa inesorabile che non lascia

spazio a trattative, cioè categorica, che ha in se stesso, egli deve sottomettersi.

” Redenzione! ” egli grida, ” riposo, calma di fronte al nemico! Cessate l’eterna

pugna! ” e sbigottisce: era viltà perfino il voler essere redento, diserzione

anche l’indulgenza!

Quasi fosse troppo piccolo per una tal lotta! Perché? si

domanda egli, perché? urla all’universo. E arrossisce, ché voleva appunto la

felicità, il riconoscimento della lotta che lo ricompensasse dell’altra. L’uomo

solitario di Kant non ride e non balla, non urla né gioisce: non ha bisogno di

far fracasso perché lo spazio dell’universo è troppo silenzioso; il suo dovere

non è l’assurdità d’un mondo ” press’a poco “, ma il suo dovere è per lui il

senso dell’universo. Dire di sì a questa solitudine, ecco il ” dionisiaco ” di Kant;

questa, sola è la moralità

 

 

 

 

Sulla base di questa posizione — resa possibile da Kant — della volontà di libera volontà, che disprezza per orgoglio l’ultima metamorfosi di Zarathustra, il circolo dell’essere e del tempo, l’eterno ritorno dell’identico, significa per Weininger il movimento semplicemente senza morale e senza senso, che nega l’autentico essere dell’uomo.

Mentre la terra sulla quale viviamo continua a muoversi in un moto

circolare, l’uomo non è minimamente toccato dalla danza cosmica. Il suo

spirito non è collegato meccanicamente con tutto il sistema; egli guarda fuori

liberamente e dà o toglie al gioco il suo valore 19.

Con ciò si chiude, analogamente alla conclusione del VII capitolo

di Sesso e carattere, il saggio posteriore sulla Unidirezionali tà del

tempo.

 

Con ciò si chiude, analogamente alla conclusione del VII capitolo di Sesso e carattere, il saggio posteriore sulla Unidirezionali tà del tempo.

 

 

 

 

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