L’INFEZIONE ALLA RADICE DELL’IO

INFERA

“Non v’è altro bene che il non essere:non v’ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose:tutte le cose sono cattive”.
Leopardi,Zibaldone.4174

Sprofondare in un Abisso Nichilista,percepire il Cerbero delle nostre Cattive Passioni,porta ad approfondire ogni esperienza vissuta e nega ogni limite pensiero-limitante nel fratturare in un moto compulsivo l’assimilazione del corpo prigioniero.

Lo schema morale in un imposizione portante-desunto dal malacristianesimo- vede il “tutto” contro l’individuo e le sue peculiarità,e dirime ogni atto Egotistico che pretende di elevarsi senza nessun limite compromettente a se stesso.
La sperimentazione Egoista percepisce nella “forma prigioniero” un assunzione di appartenenza schema logico regredente,e in un esperita ricerca con il pugnale Nichilista,affonda e cerca di annientare ogni base comportamentale -assunta come linfa vitale nelle celle e nei cortili redentivi.
La De-personalizzazione attutita in un impatto alla soglia di un margine-inocula la “forma mentis” che compenetra ogni stimolo di auto-liberazione.
La sostanza De-personalizzante a questo punto di che materia base è composta?

Ora il margine è in una frattura a margine di un limite.
Il limite esperito è l’esperenzialità coatta-ostatica che divide e spezza il “vedere oltre” dall'”occhio che vede”.
Il vedere comporta il sentire la frattura con il proprio sguardo?

“Gli uomini sono in generale ostinatamente e inguaribilmente ottimisti.Il potente e invincibile istinto di vita e felicità impedisce loro di tenere gli occhi aperti e fissi sul dolore e sul male.Come il ragno avvolge la mosca caduta nella sua rete in un bozzolo,in cui i contorni del corpo di esso non sono più visibili,così da quell’istinto fondamentale umano si sprigionano innumerevoli fili di razocini che tessono attorno ad ogni fatto doloroso o cattivo un bozzolo o un sudario entro il quale il fatto non è più quello,perde i suoi contorni netti,sparisce”.
“L’alterazione ottimista della realtà” in “La filosofia dell’assurdo” G.Rensi

Particelle di amnesia fluiscono e attraversano il pensiero che vede qualcosa come una cosa qualunque:nessuna percezione nel limite di una “cosa”.
Il limite è la cosa Essendo stato in un punto finito e determinato dalla morsa ostativa che stritola la singolatività.
Il punto definito completa-rimarginando le ferite dell’Io nell’attesa di un attendere la soglia:
Determinato nell’attendere la presenza che ritorna assente in un Essere stato un punto infinito in un statico attendere.
La remissività rimargina la soglia in un confine di un margine limite.
Il limite è margine nel determinarsi di eventualità marginali:
Gli eventi nello “sguardo che vede”-percepiscono il determinarsi del sub-strato eventuale in una linea confondente.
La percezione vede qualcosa in uno stato di alterazione e l’alterato percepisce lo sguardo che vuole vedere e lo sdradica nella sua essenza.
L’alterazione muove i passi percettivi impartendo la “cosa” in un momento definito è la presenza diventa assente.
L’Essendo stato ri-emerge e si inabissa in un circolo continuo in cui l’occhio vede il “guardare” un alterato movimento,che è statico ma che lo sguardo pensa movente.
L’affermazione è la linea del margine dove la presenza affonda nell’Essendo stato-assente.
Il fluire amnetico visualizza la presenza in un contrasto deprecativo in un de-realizzare dell’amnesia:
Lo “cosa” è la frattura della presenza co-esistente in forme multiple adombrate da vaghi ricordi-passati in un futuro morente.
Lo stato apparente di appartenenza è in un apparire di profondità recondita che compromette il pensare nella ricerca di un vago ricordo in una presenza nell’essere una cosa in quanto compresso nell’appartenere.
L’appartenere è il realizzare dell’Essendo stato-cosa nell’esplicazione di una dottrina redentiva di regolamentazione.
L’occhio vede l’assente in una fruizione di stabilità dalla presenza che muove in una lucida conformazione nell’esistere.
L’appartenenza è la re-alificazione in un esistere,nell’essenza di un vuoto annullante che comporta l’assorbimento del reale e la sua identificazione.
Lo sguardo vede oltre il reale e identifica l’assenza del tempo che fugge in un presente dall’effetto cromatico in una luce sfocata.
L’oggetto sensibile si fonde con l’Essendo di uno stato proteiforme in un assunzione di re-alificazione.
La costituzione della “forma guida” percepisce le pareti umide di una cella redentiva stratificando il corpo che diventa prigioniero in un ri-torno di effetto derivativo.
Il sensibile dell’oggetto “visto”-penetra e respinge-in una fornificazione-di un esperire vanifico-in scosse di pervertimento che infondono l’oggetto sensibile nel proprio Sè compenetrato.

“Le cose non sono quali sono,se non perch’elle son tali,ragione preesistente,o dell’esistenza o dal suo modo,ragione anteriore e indipendente dall’essere e dal modo di essere delle cose.Questa ragione non v’è,nè si può immaginare,quindi nessuna necessità nè di veruna esistenza,nè di tale o tale,e così o così fatta esistenza.Niente preesiste alle cose,nè forme,o idee,nè necessità,nè ragione di essere,e di essere così o così.Tutto è posteriore all’esistenza”.
Leopardi,Zibaldone,1613,1616

Il contenuto determinato della presenza in un assente redentivo infonde allo “sguardo che vede”,qualcosa in un oltre cosa e in uno stato di compromissione e fatticità.
Il “fatto” è (creduto)in uno sguardo che assente-all’occhio che vede un visualizzare il nesso totalizzante dell’oggetto sensibile.
L’oggetto assume l’esplicazione di un organo vitale:il vedere è la vista in un fondamento di oggettività.
La percezione dell’occhio che vede in una riduttiva immagine di alterazione strutturale fluisce in un amnesia di apparente diversificazione dell’apparire dell’oggetto bramato.
L’indefinizione oltrepassa il “fatto” espresso dallo sguardo in una frattura delineante il margine al margine di un limite.
Il supplizio del corpo prigioniero reclama il mondo sensibile e altera la supplica in un ottenere la “forma guida”:
Il mondo esterno è un confine de-realizzato nel confine abissale dell’Io infettato.
L’infezione alla radice dell’Io si propaga in una fluttuazione di vaghi ritorni al confine del margine in un mondo esteriore.
Il mondo è l’esterno-esteriore in un passato morto nella mortalità di eventi che divengono il futuro in un retrocedere del passato vissuto.
Il vivente dei ricordi passati balzano in un lampo impercettivo in un amnesia in un ricalco possibile-probabile latente acuirsi delle pareti umide in una redentività.

La datità tangibile in un ignoto incedere è la fruizione del moto portante dove l’atto di un oggetto bramato intuisce l’odore di putrida stagnazione.
Il completivo dell’evento dato in un movente difforme spezza il sensibile voler qualcosa oltre,in una “cosa” presente in assenza del vedere.
L’Habitat del principio in immagini deformi entro le pareti redentive sono la forma di induzione nel logico andamento del possibile oltre guardare nell’oltre-oltre a sè stesso dentro lo sguardo.
Il “non è” diventa un ascensione ricercata in un conforme accadere:
Il “non è”penetra in una visuale di distorsione e a gesti sconnessi prospetta una linea guida di una frattura al margine in un limite.
La frenesia dell’oggetto bramato è presente in un “non è” che assente nel percepire in una complessità di una cosa in un qualunque momento e al modo disposizionato in un convergere del dato formale,edificato nelle
forme redentive dell’assenza non presente.
Nelle rovine ineconsce e intrinseche della propria esistenza si inala l’odore del compenetrarsi della “forma guida”.
Il piacere interiorizzato del passato in un retrocedere del futuro in un Essendo vivente comporta tagli che infettano la struttura singolare del corpo prigioniero.
Il costrutto fattuale in memorie in compartimenti stagni divengono l’eterogeneo modificarsi dell’omogeneità.
L’affermazione esiste in presenza della modificazione il cui confine aspira all’introiezione estrinsecata della forma fattiva in un momento determinato nel vedere oltre il contenuto dell’essenza che introietta l’estrinseco introiettarsi.
La razionalità diviene l’antitesi in fondo al corpo regredito di una “forma prigioniero”.
La visione singolativa è persa nel “liquido” che traspare dai liquami nelle celle e negli interstizi di una redentiva cella.
La realtà frammenta e di-sunisce i parametri della percezione re-alificata in un sensibile assente e presente.

“Poichè l’unica attività ragionatrice di cui percepiamo e possiamo affermare l’esistenza è la nostra,dire “ragione obiettiva,non soggettiva nostra”,è come dire “ragione che non è ciò che solo conosciamo come ragione”,ossia è dire “non ragione”.E dire che la nostra ragione subbiettiva deve aderire a tale ragione obbiettiva,e per essa alla realtà in cui soltanto essa si estrinseca,è dire che il fatto in quanto semplicemente fatto,titolato di ragione come e perchè è,è sovrano”.
“Le ragioni dell’irrazionalismo” G.Rensi

Nel Cerbero che veglia alle porte del nostro Inferno Personale-Il Nichilista-Egotista sente la percezione dell’annichilimento come se-stesso,cosa che l’anarchico immerso sociale,non intuisce in nessun modo,chiuso dentro le quattro mura delle proprie certezze.
Il Nichilista-Egotista affonda ogni data certezza con il pugnale avvelenato in un Io non-compromesso.
Esperiamo ancora una volta nel chiederci qual’è la sostanza base in un fondo rimanente?
Il completivo permeato -vergato in precedenza-è di una complessione che squarcia spiragli che devono essere continuamente colpiti con il pugnale nichilista.
Abbiamo scritto che lo sguardo vede oltre,ma che “sente”,se ha ormai assunto il completo permearsi di un corpo prigioniero?
L’assioma-annullante la singolarità-vede il detenuto come un ribelle che rifiuta ogni regola sempre e indistintamente.
La ricerca Egoista pone invece la “forma detenuto”,come il completarsi di assunzione di responsabile attenuazione del vissuto esistenziale,e nel fare a sè le regole-ordinamenti compositi presenti in una struttura carceraria.
La struttura modifica il percepire gli eventi separandoli dall’evento vissuto.
L’evento è stato-Essendo stato-vissuto ma non diviene il vivere-l’essenza dell’evento nel radicale agire.
La struttura dipana in maniera succube gli eventi-viventi distruggendo la memoria impressa.

L’immagine è marginale in un confine precetto all’insorgere del trauma che altera il vissuto e che vede oltre il non vedere in cui la conoscenza astratta diviene un infinito reciproco del vivente concreto.
La disgregazione delle fibre esistenziali divengono totalizzanti nel veder il non vedere del trauma vissuto in concretezza degli eventi.
È o no,l’eventualità a determinare il pratico concretizzarsi della “forma detenuto”?
Il contenimento pressante in un angolo umido di una cella redentiva interpreta l’Essendo stato in un essere “non è”,e la configurazione estende il “non è” al “qualunque cosa”in che modo e che modo in una “cosa”?
L’infezione alla radice dell’Io percepisce l’essenza nell’occhio che vede e si presenta in un affermazione di appartenenza del ruolo guida.
Lo spazio temporale è un appartenenza alla radice che ri-infetta il nucleo delle esperienze conoscitive.
L’infezione è alla radice in un momento mutante nello sfondo dello sguardo che vede:
Oltre il vedere il mutarsi del quotidiano incedere e visualizzando il futuro che è passato morto in un ri-torno indentico nello spazio della temporaneità.
La frattura manifestata in un nesso derivativo del vedere oltre in uno spazio che de-forma in un moto conseguente la causa che ha spezzato l’idea nel diventare l’esso stesso di un Essendo stato in uno spazio remoto nel futuro dal presente assente.
L’identico è il completarsi e compenetrarsi della “forma detenuto”:
L’identificazione tra il reale e l’irrazionale è la co-esistenza comparativa tra l’identico e l’identità.
Il formarsi degli eventi sfocati in un presente adombrato divengono la conformazione del Sè ri-infettato nell’identico.
L’insorgere di una struttura marginale ri-edifica il possibile vissuto in una gabbia a sbarre in cui il sentire perverte l’oggetto bramato che è percepito oltre il veder l’identità oggettuale.
Il mondo della percezione esterna ridiviene uniforme pensiero in un poter pensare all’identico marginale negli abissi-interstizi di una cella redentiva.

La sostanza esprime in un fondo rimanente la materia base che espande ed imprime la “forma detenuto”:
L’organismo modificativo in un “veder oltre” genera disforia disabilitante:
Il totale estinguersi in forme di proiezione derivative in un non-senso nel succedersi di forze antinomiche.
L’interpretazione del processo frammentativo e nel senso di diramazione conoscitiva nell’oltre guardare in un oltre sentire in un ritorno e in un immagine identica.
Il corpo prigioniero idealizza l’oggetto bramato nel concatenarsi di attitudini di eventualità:
L’assoluto estingue il principio conoscitivo dell’oggetto bramato-datando la forma concettuale in un assoluto senso disposto in una sostanziale enucleazione.
L’antinomia penetrante collima con il vedente frammentato e configura l’iper-ossessività possessiva nel senso del sentire-vedendo in un oltre non oltre-passato.

“Su tutte le cose sta il cielo Caso,il cielo Incolpevolezza,il cielo Accidentale,per caso:
Questa è la più vecchia nobiltà del mondo che io restituii a tutte le cose,liberandole dal giacere in schiavitù sotto il fine.
“Sopra esse ed in esse non vuole nessuna esterna Volontà:ed in luogo di tale Volontà posi la pazzia,quando insegnai:una cosa è per sempre impossibile:la razionalità.L’eterno ragno-ragione è l’eterna ragnatela di ragione,non esistono affatto”.
“Così parlò Zarathustra” F.Nietzsche

L’accadere esistenziale-a forma Egotista-nega la linea conforme-guida dell’appartenenza di un ruolo.
Leggere superficiali e aride parole-senza nessuna Cattiva Passione,da parte dei compagni sociali,vogliono il detenuto come assoluto negatore della società e le sue disposizioni vigenti.

Quante “pecore diventano lupi”**- nel leggere che il mondo carcerario non ha un ordine stabilito,da ferree leggi impresse sui muri umidi delle celle redentive?
Quanto poco si dibatte sulla forma che guida ogni singolo individuo che supera la soglia all’interno di un circuito carcerario?
La Tensione singolare diviene disabilitante all’insorgere dell’umido incedere:
L’umido penetra fino alla radice del nostro Io e l’infetta.
Il “passo” è successivo in una posteriorità attraente la specificità ri-costruttiva nel percorrere il “passo”.
Converge lo specifico odore e immaginifica il rialzarsi-continuo nello sprofondare discontinuo.
Le pareti allontanano e avvicinano senza un dove e un perché.
Il piacere di essere una “cosa” riproduce il canonico evento catatonico nel sentire l’attrattivo odore in cui il “dove” e un “perché” eccitante.
Il rito nell’incedere del “passo” compenenetra la sostanza che si annida sulle umide pareti sprigionanti il liquido inebriante in decomposizione.
La decomposizione-decomponendo la materia base assuntiva assuefazione-è presente attorno allo “sguardo che vede” la subliminazione del corpo disfacente.
Lo sguardo apprende percependo l’odore decomponente del ruolo guida.
La putrida stagnazione rimane a fondo nel sottofondo delle compulsioni vitali nel comprendere l’identità trasformante e coagulante pervertimento:
L’ostatica presenza dell’Assente non presente.

“Il mondo vero-irrangiungibile? Comunque non raggiunto,anche sconosciuto,dunque neppure consolante,liberatorio,vincolante;a che potrebbe vincolarci qualcosa di sconosciuto?”. (Grigio di mattino.Primo sbadiglio della ragione.Gallo del positivismo).
“Crepuscolo degli idoli”F.Nietzsche

**Diretta allusione al gregge chiamato Fenrir e alle loro prefiche nel loro vuoto contenitore.

 

 

 

 

 

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