L’IO STIRNERIANO

IO STIRNERIANO

 

 

 

 

E necessario fare molta attenzione a non confondere l’io stirneriano con concetti di altri filosofi che, ad uno sguardo superficiale, potrebbero apparire ad esso affini. E lo stesso autore a metterci in guardia da tali grossolani errori, l’io di cui egli ci parla e un io caduco, privo di determinazioni, e l’innominabile a cui facevamo riferimento nell’introduzione a proposito del silenzio che il nostro mise in atto a fronte della pubblicazione dell’opera.

Al contrario, si potrebbero citare termini come l’io assoluto fichtiano o l’uomo feuerbachiano contro cui la stessa opera di Stirner e incentrata.

 

Concetti assolutamente opposti all’io finito di Stirner che e inequivocabilmente una realta effettiva, tangibile, mentre cio che Fichte e Feuerbach intendono con io e una realta ideale.

 

L’io di Stirner e libero da ogni pregiudizio religioso, si da autonomamente i propri obbiettivi, costatando in base alla sua forza i limiti che, di volta in volta, gli si pongono innanzi.Questi limiti sono determinati unicamente dalla sua potenza e non da entita superiori.

 

«Tu hai il diritto di essere ciò che hai potere di essere. Io faccio derivare ogni

diritto e ogni legittimità da me stesso; io sono legittimato a fare tutto ciò che ho il

potere di fare»

 

Cosi la liberta, la giustizia e in generale quelli che vengono chiamati “diritti dell’uomo” sono accettati dall’unico solo nella misura in cui coincidono con le liberta e i diritti che egli stesso ha volonta di seguire. Nei casi in cui si sottomette ad un diritto che lo danneggia, non lo fa per un timore sacro, ma perche consapevole di non poter fare altrimenti, perche la sua forza non sarebbe sufficiente a ribaltare i rapporti di potere che sostengono tale diritto.

Anche in tal caso segue il suo interesse, e in modo consapevole non attacca le potenze che sa di non poter sconfiggere, ad ogni modo egli attende, senza rassegnarsi, l’occasione propizia per rovesciare i rapporti di forza.

 

A questo proposito potremmo citare un autore che Stirner sembra parafrasare nella sua trattazione;si tratta di Etienne de La Boetie e il Discorso sulla servitù volontaria.40 In questo breve saggio l’autore francese dimostra come sia semplicemente un timore reverenziale quello che permette ai tiranni di mantenere il potere e, come i sudditi con il solo ausilio della volonta, possano smettere di essergli sottoposti. In definitiva quindi chi e schiacciato da un potere simile non lo e ingiustamente, ma bensi volontariamente, nel senso che e la volonta stessa del suddito a determinarne la condizione:

«Il fatto che il figlio del re ponga se stesso al di sopra degli altri ragazzi è già

opera sua e gli assicura il privilegio, e il fatto che gli altri ragazzi accettino e

riconoscano la sua azione è opera loro e li rende degni di essere – sudditi».

 

E questo tipo di timore sacro che e del tutto assente nell’unico stirneriano.

 

Detto questo, passiamo ora a vedere come l’unico potra relazionarsi con i suoi simili. L’egoista sara infatti la rovina della societa umana, in quanto egli non si rapportera piu ai suoi simili come a degli uomini generici, ma si accostera a loro come ad altrettante singolarita uniche:

 

«Così noi due, lo Stato ed io, siamo nemici. Io, l’egoista, non ho a cuore il bene di questa società umana, non le sacrifico nulla, mi limito ad utilizzarla; ma per poterla utilizzare appieno, preferisco trasformarla in mia proprietà, in mia creatura, ossia io l’anniento e costruisco al suo posto L’UNIONE DEGLI EGOISTI».

 

L’unico quindi puo congiungersi agli altri individui attraverso l’unione.

Questa, al contrario dello Stato, non ha alcun vincolo sacro e puo esseresciolta in ogni momento dalla volonta di ogni singolo associato. Cio puo avvenire nel caso in cui gli interessi dei singoli, che ne avevano dapprima sollecitato la costituzione, smettono di convergere e quindi l’utilita dell’unione viene meno. E necessario notare come questo genere di rapporto sia formalmente differente dagli altri rapporti sociali finora conosciuti nella societa.

 

Questo perche gli uomini, a detta dell’autore, non sono ancora riusciti a basare i loro rapporti tenendo al centro se stessi e la propria singolarita. Piuttosto, le varie societa che gli uomini venivano creando si mostravano come delle entita indipendenti, come dei fantasmi, che incutevano un timore sacro. Questi fantasmi li abbiamo gia incontrati: sono il popolo, l’umanita, fino ad arrivare ai nuclei piu piccoli, il clan o la famiglia. In queste societa si e prestata sempre molta attenzione affinche l’interesse egoistico venisse depotenziato. Il breve esempio che Stirner ci propone riguardo al rapporto tra carcerati, non puo che suggerirci un rimando alle questioni foucaultiane sull’internamento e i rapporti di cameratismo.

 

E sorprendente osservare come alcune tematiche dello studioso francese siano utili appendici per l’approfondimento delle intuizioni stirneriane. L’unionismo ci viene proposto come nuovo modello relazionale anche dal Foucault i cui studi, come ben noto, sono stati sempre incentrati nella ricerca di nuove forme relazionali. La tematica della famiglia, come forma di potere sovrano interconnesso al potere disciplinare politico, viene ampiamente trattata da Foucault nei suoi saggi.

Ad ogni modo l’ambito della nostra ricerca non ci permette di sviluppare ulteriormente il confronto con Foucault, che richiederebbe un’enorme mole di lavoro, le mie citazioni rimangono pertanto a titolo di spunto per successive indagini sull’argomento.

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