LO SCHIAVO CONTRO IL SIGNORE

beliars-breath: ★the Shepherd of the Damned★ by Daniel Corcuera

“Se la conoscenza, il dire sì alla realtà, è per il forte una necessità, allo stesso modo per il debole lo è la viltà, la fuga dalla realtà, l’ideale. L’uomo decadente ha bisogno della menzogna, è una delle sue condizioni di sopravvivenza”. “Vedere la morale stessa come sintomo di decadence è un innovazione, una unicità di prim’ordine nella storia della conoscenza.”

Un mondo dove l’ istinto e la volontà creatrice del singolo trovano sempre il loro limite nelle imposizioni di valori assoluti dati per certi, e dove l’artificio mentale serve per fuggire dal caos e dall’angoscia di una vita che è sostanzialmente una vita dolorosa e senza senso, è un mondo dove si determina, secondo Nietzsche, una fondamentale e patologica distorsione nell’ attribuzione dei valori; tale attribuzione sarebbe in contrasto con la natura autentica dell’uomo e all’ origine della nascita della Morale.

Su questa tematica egli si interroga in uno dei suoi scritti fondamentali. Dopo aver separato la sfera della teologia da quella della morale, Nietzsche ricerca l’origine dei concetti di “bene” e “male” negli effetti dei giudizi di valore: la domanda che si pone è se tali giudizi di valore costituirebbero un potenziamento della vita oppure una sua irreversibile degenerazione.

“In quali condizioni l’uomo si inventò i giudizi di valore del bene e del male? E quale valore hanno essi stessi? Hanno finora ostacolato o favorito la prosperità umana? Sono un segno di angustia, impoverimento, degenerazione della vita? O, viceversa, si manifesta in essi la pienezza, la forza, la volontà della vita, il suo coraggio, la sua fiducia, il suo avvenire?”

“Fino ad oggi non si è neppure avuto il minimo dubbio o la minima esitazione nello stabilire il “buono” come superiore, in valore, al “malvagio”, superiore in valore nel senso di un avanzamento, di una utilità, di una prosperità in rapporto all’uomo in generale”

La conclusione a cui perviene è che la morale non nasce dal giudizio del debole, dello schiavo, dell’impotente, ma da quello del forte, del nobile, del potente. Solo la seconda è originaria; la prima si configura quindi come il risultato del suo rovesciamento. La morale di uno spirito nobile è una morale attiva, una morale dell’affermazione di sé, della fierezza, dell’orgoglio, dell’eccellenza. La morale di uno spirito debole è in primo luogo frutto di un atteggiamento negativo, che può essere riassunto nella seguente affermazione: “il forte, il potente è cattivo; io non sono come lui, dunque sono buono”.                         

In cuor suo il debole soffre del suo stato di soggezione e si rivolta contro il forte. Perché nel corso della storia avrebbe preso il sopravvento la morale del debole, ovvero ciò che Nietzsche definisce la “morale degli schiavi”? Una delle spiegazioni consiste nel fatto che lo spirito nobile non è da tutti e di conseguenza i nobili sono pochi. Dal canto loro gli schiavi sono un numero sterminato e questo permette al loro odio di organizzarsi e di creare capi e trasfigurazioni. La vendetta del risentito scaturisce da un principio spirituale che è una falsificazione e una rappresentazione menzognera della realtà.

Una di queste falsificazioni consiste nel concepire i concetti di “forza” e “debolezza” come distinti dai loro effetti, dunque come cause che li producono ma potrebbero anche non produrli. Tuttavia forza e debolezza non possono essere considerate indipendentemente dai loro effetti, anzi si identificano con essi e non sono nient’altro al di fuori di essi.
Quando invece si separa la forza da ciò che è in suo potere, la forza stessa viene moralizzata e il suo significato snaturato: di conseguenza la presunta libertà che i forti avrebbero di non esprimere la propria forza serve ai deboli per accusarli di malvagità quando questi la esprimono.

“Che gli agnelli nutrano avversione per i grandi uccelli rapaci, è un fatto che non sorprende:solo che non vi è in ciò alcun motivo per rimproverare ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini”

Secondo Nietzsche, la rivolta degli schiavi nel campo della morale fu opera degli Ebrei, mossi dall’odio per Roma e i valori romani, che egli considera i valori aristocratici per eccellenza. Da tale odio e da tale risentimento è scaturito il movimento più grande di tutti: il cristianesimo. Successivamente nacquero le ideologie socialiste le quali, predicando l’uguaglianza ad ogni costo, si configurano come  il più alto tentativo di appiattimento dell’animo umano e al tempo stesso il più alto tentativo del debole di ribaltare il suo status cosmico di schiavo.

image_pdfScaricare PDFimage_printStampare testo
(Visited 141 times, 1 visits today)