L’UBERMENSCH

OLTREUOMO

 

 

 

 

 

Molto e stato detto, scritto e frainteso riguardo l’enigmatica figura dello Übermensch nietzschiano, pensata per un lungo periodo iniziale come superuomo– uomo di natura superiore per razza, origine, stato sociale, etc. – piuttosto che come oltreuomo. La differenza tra i due termini non e evidentemente soltanto linguistica e, da questo punto di vista, almeno per quanto riguarda la ricezione nietzschiana:

Preferendo il termine ≪oltreuomo≫ al piu usato ≪superuomo≫ per

tradurre il nietzschiano Übermensch si intende appunto accentuare la

trascendenza di questo tipo di uomo rispetto all’uomo della tradizione.

L’incapacita di cogliere questa trascendenza e novita sembra

accomunare la maggior parte delle interpretazioni che sono state date

della filosofia di Nietzsche.

 

 

Occorre infatti comprendere a dovere quale rapporto intercorra precisamente tra uomo e oltreuomo, se si tratti cioe di un rapporto di continuità o di discontinuità, di mero potenziamento o di radicale trasformazione, di rafforzamento delle caratteristiche che definiscono ≪l’uomo in quanto uomo≫ o di una loro totale negazione in vista di una transvalutazione di tutti i valori.

 

una forma di umanita collocata totalmente oltre l’uomo cosi com’e

oggi; non e una intensificazione dell’essenza uomo quale finora si e

manifestata, e nemmeno, come vuole Heidegger, l’uomo in quanto

capace di ≪andare oltre≫, in una direzione che conferma e potenziasoltanto le strutture della metafisica su cui si fonda il nostro mondo.

 

L’uomo come l’abbiamo definito fino ad ora e – e resta – schiavo di quella ratio che egli stesso creo in origine come strumento di dominio sul mondo.

 

L’oltreuomo non e, invece, in questa prospettiva, colui che riesce a riappropriarsi di tale ratio, al fine di utilizzarla in un modo migliore, bensi colui che va direttamente oltre il suo dominio, poiche ha compreso ormai la radice velenosa e mortifera che sta alla base di ogni metafisica.

L’approccio metafisico, infatti, essendo teso – lo abbiamo gia visto – verso la scoperta di un senso trascendente che sia in grado di giustificare l’esistenza, finisce inesorabilmente per condannare il mondo come ingannevole apparenza.

 

L’oltreuomo e, piuttosto, l’appello nietzschiano ad una ≪fedelta alla terra≫ che abbandona ogni metafisica perche non vuole rinnegare il mondo – non vuole, perche non ne avverte piu il bisogno. Nella prospettiva di Nietzsche, infatti, l’oltreuomo e colui che raggiungera un grado di potenza e di disillusione tali da non aver piu bisogno di rimedi contro il caos dell’esistenza, ne di autorità alle quali sottomettersi, poiche, da un lato, il caos non rappresentera piu per lui una fonte di pericolo, dall’altro, morto ormai Dio, egli assumera su di se la responsabilita del suo destino, senza rimetterlo a nessun immaginaria divinita o teleologia. Com’e stato ben osservato da un fine interprete:

 

 La responsabilite sans la faute et sans la mauvaise conscience, la

conscience que les valeurs sont a creer, le divorce de la valeur et la

verite […], c’est cette bonne conscience qui sauvera l’homme en ne lui

promettant qu’un beau risque, une aventure sans garantie, en faisant

appel non a sa culpabilite mais a son innocence et a son courage, c’est-a-dire a son excedent de force.

 

 

Nella volonta dell’oltreuomo non c’e piu spazio, infatti, per il risentimento, ne tanto meno per la debolezza: l’oltreuomo e l’ideale di una felicita superiore, nella quale c’e coincidenza di esistenza e significato, laddove prima l’uomo poneva il significato dell’esistenza al di la dell’esistenza stessa – il senso della vita in una ossimorica vita-dopo-la-morte. Oltreuomo e dunque sinonimo di gaiezza, spontaneità, creatività, forza, laddove l’uomo e, agli estremi antipodi, passività, ascesi, debolezza, risentimento. Ma soprattutto – e questo un punto importantissimo – oltreuomo e sinonimo di responsabilità, laddove l’uomo e invece inetta sottomissione a una volonta immaginaria che opererebbe nel divenire in vista del bene dell’umanita, come una divina provvidenza. Insiste Dixsaut:

 

L’homme ne peut esperer qu’en lui-meme, il n’est porte par rien d’autre

que par lui-meme, il doit ≪ monter sur ses propres epaules ≫, il est seul

responsable de lui-meme et des valeurs qu’il se donne. Il ne peut tenir

son sens que de son avenir, pas de l’au-dela. Son avenir, c’est le

surhumain, et le surhumain est le depassement du reel par le possible

et non pas, comme l’ideal, son depassement imaginaire dans le

neant.

 

 

 

Il fatto che l’uomo non possa riporre piu le sue speranze in Dio o in un suo ideale sostitutivo impone all’uomo stesso un nuovo arduo compito: assumere su di se il ruolo che prima fu di Dio. Ma per far cio, occorre eguagliare in potenza il creatore di tutte le cose. Occorre, cioe, elevare il proprio grado di potenza versocime mai raggiunte, andando di gran lunga oltre l’uomo. In che modo sara cio mai possibile? Nietzsche suggerisce – e le sue parole sfiorano a tratti il paradossale – una ferrea e fiera ginnastica della volonta, che coincida con la piu grande assunzione di responsabilita mai vista finora – una responsabilita che non tremi di fronte alla possibilita di un’eterna solitudine per l’uomo:

 

Non pregherai mai piu, non adorerai mai piu, non riposerai mai piu in una fiducia senza fine – e questo che ti neghi: fermare il passo davanti a una saggezza ultima, a un bene ultimo, a una potenza ultima, e togliere i finimenti ai cavalli dei tuoi pensieri – non c’e un assiduo custode e amico per le tue sette solitudini – tu vivi senza la vista delle montagne, che hanno la neve sulla cima e gli ardori nel cuore – non esistete per te nessuno a retribuirti e a correggerti in ultimo appello – non esiste piu nessuna ragione in cio che accade, nessun amore in cio che ti accadra – piu non si dischiude al tuo cuore un asilo di pace, in cui ci sia soltanto da trovare e non piu da cercare, ti stai difendendo contro una qualsiasi ultima pace, tu vuoi l’eterno ritorno di guerra e pace: uomo della rinuncia, in ogni cosa vuoi tu rinunciare? Chi te ne darà la forza? Nessuno ancora ebbe questa forza!≫.

 

C’era un lago che si rifiuto un giorno di far defluire le sue acque e che rialzo una diga laddove fino ad allora trovava deflusso: da questo momento questo lago cresce sempre piu d’altezza. Forse proprio quella rinuncia dara anche a noi la forza con cui puo essere sopportata la rinuncia stessa; forse l’uomo a partire da ora crescera sempre piu in alto, non avendo piu sbocco in un dio.

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