LUPUS EST HOMO HOMINI…(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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“L’apparenza inganna”

A volte l’uso dei proverbi (in Italia particolarmente), serve a dirimere questioni di poco conto, o, inversamente, a fare intendere qualcosa di più profondo anche se qualcuno non pensa sia così..

Qua parlerò dell’Egoista, e dello scontro contro altri Egoisti, rispetto all’enorme cerchio di sensazioni e percezioni che abbiamo mentre viviamo e respiriamo:

“Lupus est homo homini, non homo, non quom qualis sit novit..”

Il fatto che ci sentiamo parte di qualcosa di più unito e duraturo, non toglie, che quando guardiamo il mondo con il nostro prisma personale (o auto-indotto), vediamo l’altra persona, come quella che ci passa accanto nelle mille e mille facce del tutto simili, come un lupo, piuttosto, che un “umano” come noi, è anche se non lo conosciamo, pensiamo possa succedere qualcosa di animalesco, un aggressione che supera il normale vivere quotidiano.
Da questo se ne deduce che tutta la costruzione ideale di una società, è fuffa, una serie di sinonimi che si ricorrono, tra di loro, che pero perdurano, è che rendono quello che ci viene incontro, quello che vediamo, come qualcosa di simile a quello che sono io.

È allora perché pensiamo che questa persona, possa essere un lupo?

Perché alla fine penso possa esserci ancora in noi, un qualcosa, un sospiro, un branchia, un frammento di animalità.

Scavando affondo su questo argomento, qualcuno potrebbe obiettare, che un uomo pensa che l’altro voglia “farselo”, perché è solo auto-indotto dalla società meccanizzata, diciamo non è più l’istinto animale che fuoriesce, ma che il sistema automatizzato della società, ci auto-induce a reagire in questo modo. Tipo: vengono date una serie di informazioni su una serie di fatti successi a Milano, come esempio, tipo: in Stazione Centrale, c’è violenza diffusa, un sacco di gente- questo ci dicono gli organi di stampa ufficiali, quindi la verità su carta- viene aggredita, non passa settimana, che qualcuno non aggredisca qualcun’altro, omicidi per un portafoglio, accoltellamenti per una tipa o un tipo, aggressioni per rubare un bellissimo smartphone, i famosi assassini seriali di bengalesi, e cosi via…
Ma la Stazione Centrale non è Quarto Oggiaro, no decisamente..

La notizia gira, anche per le persone che non abitano in questa bella città grigia e economicamente avanzata, è gli viene di dubbio se andarci o no, a fare una visita, una gita, diciamo a fare una passeggiata tra gli scintillanti palazzi, a ridosso di questa stazione..

Quindi si crea un circolo vizioso, dove tra le migliaia di persone, che passano ogni giorno dalla Stazione Centrale, alcune vengono aggredite, ma la notizia è girata, per cui diventa una verità ufficiale: Milano e la Stazione Centrale sono pericolose, dovete farvene una ragione, serve più sicurezza, mettiamo dei sensori per annusare l’odore dei pericolosi borseggiatori, per recuperare le lame insanguinate degli assassini seriali di bengalesi, telecamere come se piovessero, e cosi via e cosi via…

Ma chi sta affermando questo, Io per caso? No, lo sta dicendo l’idealista, che per prevenire un moto di intolleranza naturalmente razzista, salva “capra e cavoli”, e rinnega tutto quello che ha letto, è afferma che tutto questo è solo l’azione infangante dei prezzolati della stampa in combutta con l’odiato stato, che mente sempre…( vedere l’intervista a Nicevscina..)

Io invece verto sull’inesistenza di una verità ufficiale, che non si può conoscere manco se si fosse davanti all’evento vissuto, e della guerra egoista di tutti contro tutti, dove una notizia, per diventare vera, deve essere accettata, nell’insieme della società, che però non significa che tutti l’accettino come forma provata del fatto successo, ma si adeguano a questo, e vengono indotti a auto-indursi nel canalizzarla dentro di essi.

È anche qua, la mia non è soluzione alternativa, al bene e male, tipo: il giornalista prezzolato dice sicuramente una cazzata, perché rispetto al sociologo succhiacazzi, ne sa molto meno, e sopratutto è più cattivo e asservito al potere dello stato, mentre c’è chi ribatte, che il sociologo dice idiozie, perché è solo un fottuto studioso metodico della mente umana in una versione di recupero, mentre l’autonomo di sinistra che conosce la strada, ne sa molto di più, esso non ragiona a “conti fatti”, ma facendo i fatti, si pone come conoscitore delle dinamiche umane, senza passare attraverso il recupero repressivo di nessuno dei borseggiatori caotici e/o degli assassini seriali di bengalesi…e vuoi che qua non ci sia l’idealista umanista che dice la sua? Certo, lui sbeffeggia tutti, e dall’alto della sua quintessenza, afferma anche che: l’autonomo si è il conoscitore della strada, me ne perviene che ha ancora dentro di esso, una dottrina troppo marcatamente classista.

L’umanista non distingue tra il bene e il male della società, ne prende dei pezzi e li trasforma a suo piacimento, rende ridondante l’affermazione “superiamo la dicotomia bene-male dello stato”, ma quando? Quando il bene è il suo, un bene idealista, è che deve diventare espressamente suo, oltrepassato questo limite, tutto diventa sinonimo di “male”.
Per cui l’umanista non vuole fare diventare il borseggiatore come dicono gli autonomi “ un soggetto cosciente di classe”, per una futura rivoluzione, ma lo vuole introdurre nella propria “bolla di sapone”, trasformandolo a suo piacimento, in un essere che ha fatto una serie di cose, perché è partito svantaggiato rispetto a tal dei tali, e ha (di solito), un colore diverso da quello cadaverico degli abitanti meneghini, ecc..

Lo supporterà fin quando non tocca uno dei suoi (dell’umanista)..e anche la stringerà i denti, e dirà, “lui ha fatto un percorso di un certo tipo, per cui ha reagito in questo modo, noi siamo bianchi cadaverici, e ci sentiamo in colpa…”

“Per questo rispetto al sociologo non lo studiamo per recuperarlo, e rispetto all’autonomo non lo vediamo esclusivamente come un essere che recupera coscienza e distrugge i parametri capitalisti della società, per diventare un nuovo nuovo uomo…”. Insomma rispetto a questi, l’umanista non tocca nessuno, perché pensa che tutti siano in fondo liberi, ma se questi toccano uno dei loro, trova esagerate scuse, per affermare che l’ha fatto perché è stato auto-indotto (per es: dal fatto che viene continuamente disprezzato dai meneghini, ma più che altro perché vorrebbe essere come loro e non può…).

Quindi tutto questo, voglio buttarlo nella spazzatura, e affermare, che invece tutte queste sofisticate alchimie, sono un auto induzione a pensare che un pensiero sia corrispondente all’altro, e un altro ne sia l’opposto o l’opponente.

Auto-induzione, come approvazione di un avvenimento, di cui non si conosce la verità, ma che diventa vero, se è stabilito che deve essere cosi.

Per me dunque, la guerra egoista, è di tutti contro tutti, ed è la più eccitante presa di posizione contro qualunque essere, possa vivere o respirare. Non è auto-indotta da una serie di elementi che si dirigono verso una centralizzazione del pensiero dell’uomo, ma è decentralizzata, perché nel momento in cui prende “coscienza” di un fatto, si predispone per agire attraverso i propri dettami unici e particolari.

Quando si afferma l’Unico, si potrebbe anche affermare il nientismo, perché l’Unico è quello che si dissolve ogni qualvolta nel suo peregrinare attraverso esperienze di incontri e scontri, di assalti, e pace fittizia, arriva a un obiettivo, e/o procrastina la vittoria nel momento in cui non può chiudere il cerchio della disputa. Dissolve se stesso e rinasce per una nuova disputa, ri-dissolvendosi senza seguire il precedente declino…

Ma a differenza di quello che dice Parker (che è un buon mestierante alla fine rispetto all’immensità della Marsden), Io non vedo l’egoista contro l’altruista, o altro, ma deduco che l’egoista sia anche l’altruista, è che per questo non c’è una classificazione di genere tra gli ego, ma solo la presa di posizione personale, anche dedotta dall’indursi delle regole della società.

“L’apparenza inganna”, così, io che giro e vedo decine di volti, posso dedurre che questi siano gli stessi e nelle stesse modalità di vita vissuta, vedo che si muovono in un certo modo, per modalità di apparenza o appartenenza, quelli che portano, per esempio, gli occhiali, si vestono in un certo modo e hanno uno stesso taglio di capelli, per cui deduco che c’è un addizione dove una tipologia si deve assommare al restante del proprio prototipo, per non risultare, troppo diverso, ma se quello che affermo fosse verità totale, allora, potrei essere fottuto, nel momento in cui voglio attaccare uno di questi prototipi per sfondargli il cranio, per la mia predisposizione egoista della guerra di tutti contro tutti.

L’apparenza inganna.

Non perché dietro un individuo diciamo normale, o un prototipo, si possa nascondere un assassinio seriale o un terrorista (che scelgono primariamente di additarsi agli altri, per colpire in maniera ferale…), ma perché se la mia passione egoista, per cibarsi di un altro ego, vuole agire, deve estendere la propria ragnatela, additandosi e disunendosi, per provare cosa significa essere un prototipo. Se Io, sono in un certo modo, o con un certo tipo di carattere, ma da egoista unico,che vuole la guerra, per assaporare il sangue dell’umanità, devo uscire e entrare da un idea fissa, centralizzarmi in un prototipo e decentralizzarmi nel mio profondo, per colpire con più piacere e per vincere.

Vincere o morire, anche se siamo in una società, con più possibilità di rimanere integri per quasi tutta la vita, ma questo non importa, non è questo il mio obiettivo, come egoista unico, il mio obiettivo è agire per desacralizzare l’uomo e la società, per estinguerlo nel nientismo, per godere della vittoria e del piacere di vincere su un altro individuo, annullando il sistema binario della morale.

Ma per fare questo, serve appellarsi al proverbio “l’apparenza inganna”,e appropriarsi di quello che può significare anche disgusto, vedere gli altri, il prototipo e assumerne le sembianze, tentare di essere simili agli altri, per passare inosservati, ma per questo, ci si deve fissare su un obiettivo, centralizzarsi per apparire, essere per ingannare, studiare i comportamenti degli altri, e muoversi allo stesso modo, e affermare che l’apparenza inganna.

D’altronde come disse un terrorista del GIA algerino:

“ quando facevamo un attentato, quando ammazzavamo un nemico, in mezzo a una strada di Algeri o Orano, allontanandoci, se la gente correva noi correvamo, se la gente camminava lentamente, noi camminavamo lentamente…dovevamo assumere le sembianze della gente, per essere come loro…”

Qualcuno potrebbe dire che a Milano, non c’è una guerra civile come all’epoca del GIA, non importa, tutto è relativo, e se Io vivo in un certo contesto, potrò subire, se preso o scoperto, quello che sto vivendo in quel momento, e di sicuro non saranno “rose e fiori”. Vivere in un contesto di un certo tipo, significa aver assimilato nella crescita personale, il vissuto e i modi di fare e d’essere di un luogo specifico e con differenze distinte da altri luoghi, ed è per questo che tutto è relativo, e non si può affermare con sicurezza “una cosa non si può fare, perché a Milano, non c’è una guerra civile…”

Ma per l’egoista unico, tutto questo viene superato, perché per lui, un avversario, può non avere le sembianze di esso, in un contesto comune, e se sente che vuole godere e vincere agirà senza una guerra in corso ufficiale, perché la sua guerra è prettamente personale, è solo sua, solo lui sa, perché ferisce o uccide, perché deruba o rapina, perché conquista una persona e la usa per i suoi interessi personali. Ma sa che dall’altra parte, c’è un altro egoista, pronto a godere dei propri interessi, ed è per questo che ci deve essere uno studio meticoloso, degli altri, perché anche se li disprezziamo, ne possiamo possedere il carattere, il modo di fare, il vestirsi, il muoversi e parlare in un certo modo…

Dunque l’apparenza inganna- volendo estendere questo pensiero- perché io posso sapere solo perché odio un individuo o un prototipo, ma non posso sapere esattamente se quest’ultimo non è un assassinio seriale, ed è per questo, che anche il giudizio deve essere ben approfondito, non in uno schema logico, ma vivendo quello che ci ha portato ad approcciare con gli altri. Vivere significa assimilarsi al nostro obiettivo, condurlo in una strada di certezza, per capire, cosa c’è dietro di esso, e usarlo, nel momento, che le sue esigenze centrali, falsamente diventano le nostre. Se un individuo può portarci al nostro obiettivo, lo farà se avremo conquistato non la sua mera fiducia, ma avendo stabilito l’assommarsi ad esso.

Qua, naturale, sto parlando in maniera indiretta di un mio progetto, ma la guerra egoista di tutti contro tutti, può anche non avere questi sofismi, può essere brutalmente istantanea. Non solo istintiva, anche il mio progetto lo è, ma veloce e diretta.

La mia guerra di tutti contro di tutti, vuole desacralizzare, quello che rientra nel doppio binario morale, dove affermo, che ovunque ci si trovi, al nord o al sud del mondo, esistono innumerevoli forme di conquista, ed è un mio punto di interesse, perché serve a sfatare il mito della società morale- ma anche a incitare a espandere questa guerra, attaccare quello che si odia egoisticamente, e fare proprio il possesso di quello che si è conquistato.
Ma voglio anche specificare che se l’apparenza inganna, ogni sintomo o stimolo che l’uomo riceve quando incontra un altra persona, potrebbe essere un azione, per convincere l’altro/a, che uno ha vinto definitivamente mentre l’altro/a ha perso inesorabilmente. Non è così: perché se l’uomo usa i dettami della società, li usa per sopravvivere, anche se si crede solo a quello che si vede. Se una persona piange davanti a un altra, significa per forza, che la prima abbia perso rispetto alla seconda? È se fossero “lacrime di coccodrillo”? È se fosse una tattica per poi prevalere successivamente? O per non morire e godere del prossimo attacco? Se una persona afferma una cosa, che risulta blanda o passiva, deve per forza avere detto una verità? E se l’avesse fatto per prevalere successivamente, cosa succede dunque? Se uno usa un tono mellifluo per poi dopo ammazzare gridando per il proprio godimento, cosa succede dopo, dunque?

“La gente che sorride, poi dopo, ti accoltella…”

Affermo questo, perché mi sento coinvolto in una guerra egoista di tutti contro tutti, so che una persona che si comporta in un modo, metodo che normalmente è considerato come aspetto passivo, potrebbe farlo solo essenzialmente per sopravvivere, ma anche per approfittarne e ferirmi o farmi fuori una volta che ho “girato le spalle..”

Anche la frase “girare le spalle”, per me non rientra nel doppio binario morale, ma a che fare con la mia vita o la tua…

Per questo, come sopra, centralizzare il proprio comportamento e assommarsi agli altri, significa, provare a “comprendere” un altro egoista, vincere su di esso, e portarlo -se serve- al proprio obiettivo, sempre se esso stesso non è l’obiettivo.

Arca

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