MATERIALE WERTETHIK

LOCURA

 

 

 

 

 

 

Il rapporto che si pone tra Scheler e Husserl:

I due filosofi hanno in comune il categorico rifiuto della filosofia della soggettività come lo abbiamo già detto di Scheler. In maniera particolare, quest’ultimo non accetta la separazione che la filosofia ha operato all’interno dello spirito tra ragione e sensibilità: «Tutta la nostra vita emozionale, nonché l’amore e l’odio viene inclusa nella sensibilità, mentre quanto c’è di alogico nello spirito, il vedere-sentire, l’aspirare, l’amare, l’odiare, è considerato dipendente dalla organizzazione psicologica dell’uomo.»

 

Infatti alla ragione si attribuisce ciò che non è della sensibilità. Ma se accettiamo una tale separazione, dobbiamo anche secondo Scheler accettare il fatto che ad un etica razionale, si possa sostituire ciò che il filosofo chiama «un’etica assoluta, apriorica ed emozionale»

 

Scheler non si limita a costatare la perplessità della vita emozionale egli aggiunge alla tesi husserliana della coscienza come attività intenzionale, una modificazione caratteristica sulla modalità della intenzionalità.

 

Mentre Husserl afferma il primato dell’attività teoretica su ogni altra forma di intenzionalità, Scheler pensa che un intellettualismo di questo genere impedisce un’adeguata concessione della intenzionalità emozionale. 

 

Per Scheler vi sono anche delle essenze non logiche che egli chiama valori: “C’è una modalità dell’esperienza i cui oggetti sono completamente inaccessibili all’intelletto, che è cieco nei loro riguardi come l’orecchio e l’udito rispetto ai colori; ma questa esperienza ci presenta oggetti autentici disposti in un ordine eterno e gerarchico che sono appunto i valori.”

Possiamo affermare che secondo la fenomenologia di Scheler, i valori non sono necessariamente tratti dall’esperienza ma condizionano la possibilità stessa del mondo affettivo. 

Partendo da un tale principio, Scheler afferma la legittimità di un’etica materiale dei valori. Egli rivaluta la vita emozionale a partire dalla rigorosa distinzione tra fatti ed essenze, riconducendola a queste ultime.

Così, la volontà viene posta al seguito degli atti emozionali, e la persona acquista piena autonomia rispetto al volere. In questa prospettiva, Scheler propone di ancorare la persona all’uomo, inteso in modo originale ciò è come trascendenza in se, tema che copre quasi tutta l’opera del filosofo tedesco. 

Ed è questa tesi della trascendenza dell’uomo che Scheler evoca quando afferma che: «l’uomo da solo è in grado di andare oltre se stesso» e che, per diventare persona, «l’essere umano deve innalzare la propria testa spirituale oltre questo flusso della vita psichica e della comunità e scoprirsi un essere che prova sentimenti, ha idee ed inclinazioni proprie.”

Tuttavia, è opportuno segnare la netta differenza che esiste tra l’essere umano e l’essere persona: mentre il primo è un dato che viene dalla natura, il secondo è conseguito come l’atto di trascendenza. 

E Scheler ribadisce che la trascendenza della persona è rivelata attraverso i suoi atti e, è possibile conoscere gli altri soggetti solo attraverso il sentimento della simpatia. Insomma, se l’atto a per vocazione di rivelare la predilezione per un valore, l’azione di una persona invece manifesta l’ordine dei principi morali. Ora ci poniamo la domanda di sapere in che modo possiamo arrivare all’idea di una solidarietà partendo dalla dimensione etica della persona tale che Scheler la definisce.

 

 

 

 

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