METAMORFOSI DEL DIRITTO:NICHILISMO GIURIDICO

 

1 A prima vista, se assumiamo da Irti una definizione del nichilismo giu-ridico centrata sulla necessità della demitizzazione del discorso giuridico;sull’indicazione dell’artifi cialità e della caducità delle norme e del loro di-ventare provvisorio strumento tecnico di poteri.

 

Sulla realistica presa d’atto dello smembramento di quella vera e propria unità di senso che era, nei discorsi e nelle costruzioni teoriche della scienza del diritto, l’ordinamento giuridico; sulla constatazione del fatto che l’autoreferenzialità tecnica del diritto, strumento per molteplici scopi, mostra in sé un «fondo nichilistico»nel suo esorcizzare, civilizzare, moderare, con maggiore o minore efficacia,il volto potestativo che si cela dietro la maschera delle ‘forme’ e del ‘mette-re in forma’ giuridico; ebbene, in questi sensi appena indicati.

 

Il discorso di Catania, almeno descrittivamente, non sembra essere affatto antinichilisti-co, tanto che la diagnosi formulata da Irti in merito alla ‘attuale situazione del diritto’ è per molti versi concordante e sovrapponibile a quella, com-plessa e «sofferta, «tormentat[a]», elaborata in  Metamorfosi del diritto:

 

Non solo non esiste più alcuna istanza unitaria del diritto, sia essa sovrana e ordinamentale, né è possibile riesumare o rievocare naturalismi antichi o moderni per cui «la realtà viene immaginata ‘piena’ di valore giuridico,capace, in sé e per sé, di possedere il significato del diritto», ma non c’è alcuna direzione stabile delflusso incontrollato, molteplice e a volte con-traddittorio della produzione di norme giuridiche, come se mancasse unubiconsistam anche per la sola descrizione della giuridicità.

 

Tutto, in qualche modo, come notato prima, è rimesso alla solitudine e alla responsabili-tà delle decisioni, o meglio, di comportamenti non garantiti da alcunché,nemmeno da norme positive (e positive perché, semplicemente, volute).

 

Piuttosto, emergono molto più numerose – aggiungerebbe Catania – de-cisioni pubbliche irresponsabili, tanto più irresponsabili (ossia, disattente alle conseguenze di azioni e scelte) quanto più assunte in proclama di sal-vaguardia di scopi-entità indiscutibili e opachi (il ‘mercato’, lo ‘sviluppo’,la ‘produttività’):

 

Con l’effetto, voluto, di proteggere o fortifi care soggetti ben determinati e certamente non bisognosi di quella «legge del più debo-le» che, secondo Luigi Ferrajoli, sono i diritti.

 

Il rovesciamento di senso,inteso come significato, del diritto, è esattamente questa trasfigurazioneper cui da fattore di ordine minimale, il diritto stesso si mostra sempre più come un fattore di adattamento temporaneo e provvisorio, ‘parvenza’di forma e ordine, in realtà esso stesso ambiente caotico, incontrollato e informe, strumento per vettori di poteri che misurano innanzitutto sull’ef-ficacia e sulla ‘prevalenza’ rispetto ad altri poteri la loro legittimità, con un capovolgimento, anche in questo caso, della moderna configurazione del rapporto tra effettività, normatività, legittimità e potere, e un depotenzia-mento forte della dimensione deontica propria della giuridicità.

 

Ma, allora, emergendo dai testi di Catania così tanti aspetti non contrari,bensì assai compatibili con il ‘nichilismo giuridico’ così come declinato da Irti, dove si colloca il quid che, nonostante tutto, a mio avviso, rende il discorso del filosofo del diritto napoletano fondamentalmente e decisa-mente antinichilistico?

 

Una risposta  facilior potrebbe indirizzare da un lato verso la critica, su cui Catania sarebbe totalmente d’accordo, alla legitti-mità dell’inclusione di Kelsen nell’orbita del nichilismo, come risulta da molte pagine di Irti. Kelsen, profondo conoscitore di Nietzsche, fa i conti seriamente con il nichilismo moderno, traendone uno stimolo scientifico per dissipare la ‘volontà di auto ingannamento’ e dissolvere dogmatismi emitologemi:

 

l’indecidibilità razionale e il conflitto politeistico dei valori,la possibilità (e l’evenienza tragica) che il diritto veicoli qualunque conte-nuto e che mostri la voluta prevalente sulla terzietà (che di fatto è la for-ma più forte, ‘autentica’, di volontà in azione), la dichiarazione de finitiva dell’assenza di fondamento.

 

Pur tuttavia, e in ciò sta il suo fondamentale antinichilismo, Kelsen non si lascia mai irretire dal volto di Gorgone del potere, contrapponendo ad esso una visione universalistica e una preferen-za ‘democratica’ (e democratica perché scientifica e pacifista) per i processi di formazione del diritto e per le garanzie che in sé il diritto contiene: rexsub lege.

 

La diagnosi nichilista non diventa, pertanto, nichilistica terapia. Allo stesso modo, quanto alla politica del diritto, in tutte le opere di Ca-tania si può scorgere la decisa opzione – mai acritica – nei confronti del cosmopolitismo giuridico e soprattutto della democrazia, da una prospet-tiva convintamente, ma mai acriticamente, socialdemocratica.

 

Ma, e ciòè decisamente più rilevante da un punto di vista teorico, nel pensiero diCatania si sviluppa un reagente interno al nichilismo, una crepa alla ‘calot-ta d’acciaio’ della paralizzante assunzione della assenza (o equivocità) diverità, senso, giustizia.

 

Verità residuale è la laicità della ricerca scientifica responsabilità etica e politica ultima è la conoscenza,è bobbianamente la ‘politica’ (in senso ampio e nobile) della cultura; approssimazione alla giustizia è fare i conti realisticamente, assumendolo senza legittimarlo in alcun modo, col dato storicamente preponderante delle ingiustizie e delle sopraffazioni.

 

 

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