MONDO VERO MONDO FALSO

 MONDO VEROFALSO

 

 

 

 

 

 

 

La fede incondizionata nelle categorie della ragione, nate per porre rimedio al caos originario (primo nichilismo), si e rivelata fatale, in quanto ha permesso la scissione dell’unico mondo reale abitato dall’uomo in mondo vero e mondo falso (secondo nichilismo). Con l’affermarsi, poi, dell’ideale ascetico su scala mondiale, l’idiosincrasia psicologica dell’uomo e stata portata alle sue estreme conseguenze (nichilismo morale). L’idea di Dio – ed in particolare quella del Dio cristiano – si e rivelata essere la piu estrema negazione della vita.

 

Ma tale negazione – causata essenzialmente da una fondamentale malattia della volonta e fondata su una quantita spropositata di contraddizioni e di sragionevolezze – e destinata a perire, come un edificio dalle fondamenta fragili o inesistenti.

 

Cerchiamo allora di descrivere al meglio la dinamica di questo collasso, seguendo il percorso intravisto da Nietzsche in un importante frammento postumo del 1887:

 

Il nichilismo come condizione psicologica dovra subentrare in primo

luogo se avremo cercato un ≪senso≫ in tutto cio che avviene, senso

che non vi si trova: cosi che il cercatore finisce per perdersi d’animo.

In questo caso, nichilismo e diventare consapevoli della lunga

dissipazione di forza, il tormento dell’≪invano≫, l’incertezza, la

mancanza di occasioni per un ristoro qualsiasi, per acquietarsi ancora

in qualche luogo – la vergogna di se stessi come se ci si fosse troppo a

lungo ingannati…

 

 

L’inganno in questione e il gia descritto processo di mascheramento del carattere caotico dell’esistenza – in particolare, la maschera morale. Essa forni un ordine ed un senso all’esistenza, certo, ma ad un prezzo elevatissimo: con il nichilismo morale, infatti, le energie vitali dell’uomo furono impiegate (o meglio, dissipate) in una direzione di senso contraddittoria e, sulla lunga durata, insostenibile, poiche fondata su concetti e valori che proprio sulla lunga durata si svalutano inesorabilmente, rivelando il loro carattere illusorio. Il primo di tali concetti e quello di scopo:

 

 L’elemento comune a tutte queste rappresentazioni (le maschere

morali, n.d.A.) e che un qualcosa debba essere raggiunto attraverso il

processo in questione – e ora si comprende che col divenire nulla si ha

di mira, nulla si raggiunge… Onde la delusione circa un preteso scopo

del divenire come causa del nichilismo: sia in rapporto a un fine ben

determinato, sia che, generalizzando, si tratti di constatare

l’insufficienza di tutte le ipotesi finalistiche sinora formulate,

riguardanti l’intera ≪evoluzione≫ (l’uomo non più collaboratore, e men

che mai centro del divenire).

 

Come gia sottolineato in precedenza143, l’espediente teleologico messo in atto per rimediare all’insostenibilita della frattura tra mondo ideale e mondo apparente in altre parole, l’idea che in un futuro lontano il mondo fenomenico raggiungera uno stato ideale di perfezione, qualunque esso sia – puo funzionare, o almeno dare l’apparenza di un funzionamento, soltanto per un breve periodo iniziale, poiche con il passare del tempo la sua efficacia, interamente riposta nella persuasivita, andra scemando progressivamente. La promessa religiosa del ≪regno dei cieli≫, l’utopia sociale della ≪societa perfetta≫, la convinzione che prima o poi il saggio avra la sua rivincita sullo stolto, etc. sono queste tutte prospettive teleologico- escatologiche fondate sulla persuasivita.

 

Nel momento in cui quest’ultima verra a mancare, poiche il tempo mostrera l’illusorieta del meccanismo concettuale in questione, l’uomo vivra in se uno spaesamento e una disillusione terribili, pari – per usare un’immagine popolare ma efficace – a quelli dell’asino che, alzando gli occhi, realizzi l’inganno del bastone e la carota.

 

 

All’idea che il divenire persegua uno scopo, che esso tenda cioe ad uncerto stato finale, si affianca poi l’idea di totalità e di unità, ovvero la credenza che il mondo – inteso come la somma totale delle cose e degli eventi – sia un Tutto preliminarmente organizzato, ordinato e unitario:

 

 

In secondo luogo il nichilismo come stato psicologico subentra

quando si sia posta una totalità, una sistematizzazione, perfino

un’organizzazione in ogni accadimento e nell’insieme di tutto cio che

avviene: cosi che l’anima assetata di ammirazione e di venerazione si

libra nella rappresentazione complessiva di una suprema forma di

dominio e di governo […] Una specie di unita, una qualche forma di

monismo≫; e in conseguenza di questa fede l’uomo, vivendo in un

sentimento di profonda connessione e dipendenza da un Tutto a lui

infinitamente superiore, e un modo della divinita… ≪Il bene del Tutto

esige il sacrificio del singolo≫… Ma guarda un po’: questo Tutto non

esiste! In fondo, l’uomo ha perduto la fede nel proprio valore, se

attraverso questo valore non agisce un Tutto infinitamente pieno di

valore: ossia ha concepito un tale Tutto per poter credere al proprio valore

 

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un valore che progressivamente si svaluta e si svuota. Se e vero infatti che l’uomo puo facilmente credere di riconoscere in ogni accadere l’armonia del Tutto, e altrettanto vero che che con il passare del tempo tale armonia verra piu volte sconvolta e minata nelle fondamenta da eventi difficili da comprendere in un qualsivoglia ordine cosmologico morale – primo fra tutti l’esistenza del male.

 

Lo stratagemma retorico utilizzato dalla filosofia e dalla teologia controlo scetticismo di chi mette in dubbio l’espediente teleologico e l’idea del Tutto e in sostanza il medesimo: lo scettico viene accusato di mancanza di fede o di oculatezza. ≪Non riesci a vedere come il mondo tenda ad uno scopo finale perche non hai abbastanza fede…≫, ≪non vedi l’unita del Tutto perche non guardi il Tutto ma solo una minima porzione di esso≫. Per comprendere il Tutto nell’ottica religiosa, infatti, bisogna porsi in una prospettiva distaccata, sopraelevata, cosmica, cosi che il mosaico dell’esistenza appaia in tutta la sua unita. Ma in realta e appunto soltanto l’allontanamento dal reale che permette quell’indistinzione tra i singoli tasselli necessaria alla comparsa dell’immagine.

 

L’uomo costruisce, dunque, un’impalcatura metafisica su un terreno fragilissimo – il divenire. Nel momento in cui tale impalcatura cedera, egli non avra altra scelta che l’ultimo estremo rimedio, la condanna e la fuga:

 

Il nichilismo come stato psicologico ha ancora una terza e ultima

forma. Date queste due idee, che col divenire non si debba mirare a

nulla, e che nella totalita del divenire non domini alcuna grande unita

in cui il singolo possa interamente immergersi come in un elemento di

supremo valore, resta come scappatoia il condannare tutto questo

mondo del divenire come illusione e inventare un mondo che si trovi

al di la di quello, come mondo vero.

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