MURS ABSURDES

SELETTIVO

 

 

 

 

 

 

Leggendo attentamente queste pagine del Mito si comprende che, come fu per Nietzsche, anche per Camus alla base del discorso filosofico non c’e altro che una ferma onesta intellettuale, una volonta di non mentire,

di mantenersi all’interno di un discorso ragionevole che faccia riferimento alle sole evidenze a sua disposizione, senza congetture o supposizioni che rinviino ad una trascendenza in grado di risolvere ogni questione, anche quelle che di per se non dovrebbero averne una.

 

Il discorso camusiano puo, a nostro parere, essere arricchito con un puntuale riferimento a Kant, in particolare all’incipit della prefazione alla prima edizione della Critica della ragion pura, nel quale si afferma:

 

In un genere delle sue conoscenze, la ragione umana ha il particolare destino di venir assediata da questioni, che essa non puo respingere,poiche le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, ma alle quali essa non puo neppure dare risposta, poiche oltrepassano ognipotere della ragione umana. Essa incorre in questo imbarazzo senzasua colpa. Muove da proposizioni fondamentali, il cui uso einevitabile nel corso dell’esperienza ed insieme e da questasufficientemente convalidato.

 

Con tali proposizioni essa sale sempre piu in alto (come in verita richiede la sua natura), a condizioni piuremote. Ma poiche si accorge che a questo modo la sua attivita deverimanere ognora senza compimento, poiche le questioni non cessanomai di ripresentarsi, essa si vede allora costretta a rifugiarsi inproposizioni fondamentali, che oltrepassano ogni possibile uso diesperienza e nondimeno sembrano tanto superiori ad ogni sospetto,che anche la comune ragione umana si trova d’accordo su di esse.

 

Cosi facendo tuttavia essa cade in oscurità e contraddizioni, dalle quali adire il vero puo inferire che alla base debbono sussistere da qualcheparte errori nascosti; essa non puo tuttavia scoprirli, poiche leproposizioni fondamentali, di cui si serve, non riconoscono piu alcunapietra di paragone nell’esperienza, dal momento che oltrepassano ilconfine di ogni esperienza. Ebbene, il campo di battaglia di questicontrasti senza fine si chiama metafisica.

 

Questa situazione di insuperabile ≪stallo della ragione≫ descritta da Kant e, a nostro parere e con tutti i limiti del caso, una non voluta rappresentazione ante litteram della condizione assurda descritta quasi due secoli dopo da Camus.

Ivi si ritrovano almeno quattro elementi, evidenziati in corsivo, dell’assurdo camusiano:

1) il compito senza fine della ragione, coincidente con ≪l’impossibilita di

costituire in unita il mondo≫;

2) il rifugiarsi in proposizioni oltre il dominio dell’esperienza, che Camus chiama ≪suicidio filosofico≫ o ≪salto mortale verso latrascendenza≫;

 

3) le oscurita e le contraddizioni in cui cade la ragione dopo il salto, ovvero ogni sorta di credo quia absurdum ai quali giungono le varie filosofie esistenzialist;

 

4) gli errori nascosti alla base del ragionamento, che, come si vedra, risiedono nella sproporzione tra le esigenze dell’uomo e la totale indifferenza del mondo;

 

In Kant come in Camus e la ragione ad essere allo stesso tempo giudiceed imputata, ma mentre per il primo cio che viene negato a livello gnoseologico teoretico, per esempio l’esistenza di Dio, trova una nuova paradossale affermazione a livello pratico, per il secondo una simile inferenza e del tutto illogica o, meglio, assurda. I murs absurdes camusiani si rivelano essere piu severi ed inespugnabili dei Grenzen della ragione kantiana:

 

 Questo – si dice – passa la misura umana, bisogna dunque che sia sovrumano. Ma questo ≪dunque≫ e eccessivo. Qui non vi e affatto certezza logica e neppure probabilita sperimentale. Tutto quanto posso dire e che, in realta, cio passa i miei limiti. Se anche non ne traggo una negazione, almeno non voglio fondare nulla sull’incomprensibile.

Voglio soltanto sapere se posso vivere con ciò che so e con ciò soltanto. Mi si dice ancora che l’intelligenza deve sacrificare il proprio orgoglio e che la ragione deve inchinarsi. Ma se pure riconosco i limiti della ragione, non la nego fino a tal punto, poiche ammetto i suoi poteri relativi. Voglio solamente restare in quella via di mezzo, in cui l’intelligenza può mantenersi chiara. Se e quello il suo orgoglio, non vedo una sufficiente ragione per rinunciarvi.

La ragione giunge ai suoi molteplici ≪deraisonnements≫ solo nel momento in cui lo spirito, bramoso di chiarezza, la costringe a trarre conclusioni essenzialmente illogiche pur di placare la sua impazienza di un senso, laddoveinvece l’unica certezza sarebbe il riconoscimento dell’insolubilita dell’assurdo stesso:

 

Voglio che mi sia spiegato tutto o nulla. E la ragione e impotente di fronte a questo grido del cuore. Lo spirito, risvegliato da questa esigenza, cerca e non trova che contraddizioni e sragionamenti [dèraisonnements]. Ciò che io non comprendo è senza ragione. Il mondo e popolato da questi irrazionali, ed esso stesso, di cui non capisco il significato unico, non e che un immenso irrazionale. Se si potesse dire una volta: ≪Cio e chiaro≫, tutto sarebbe salvo. Ma gli uomini proclamano a gara che nulla e chiaro, che tutto e caos, che l’uomo conserva soltanto la propria perspicacia e la precisa conoscenza delle muraglie che lo attorniano.

 

 

Le muraglie assurde circondano l’uomo da ogni lato, ad attestarne la finitudine.

 

Chi fosse in grado di raggiungerle si ritroverebbe di fronte a dei paesaggi insostenibili alla vista e al cuore, ≪luoghi deserti ed aridi in cui il pensiero giunge ai propri confini≫. Questi luoghi, che come una lunghissima linea intorno al mondo segnano i limiti dell’esperibile, disegnano una topografia del nichilismo, poiche in essi vi si ritrova l’assoluto nulla: in che direzioni muoversi? Lungo la linea o oltre essa – trans lineam o de linea? I possibili gesti in questa situazione limite sono tre: restare all’interno di tali mura assurde, oltrepassarle con un salto, arrendersi e scegliere la morte. Finora solo in pochi hanno preferito la primaopzione:

 

A questa svolta estrema, in cui il pensiero vacilla, molti uomini, e proprio fra i piu umili, sono giunti. Costoro hanno rinunziato allora a cio che avevano di piu caro: la vita. Altri ancora, principi nel campo dello spirito, hanno pure fatto tale rinunzia, ma hanno proceduto al suicidio del loro stesso pensiero, nella sua piu pura rivolta. Il vero sforzo consiste, al contrario, nel rimanervi per quanto cio e possibile, ed esaminare da vicino la barocca vegetazione di queste contrade lontane.

 

In altri termini, dal triplice bivio di fronte al quale si trova ora questo viandante del pensiero si dipartono tre strade: la prima verso il mondo tutto terreno dell’immanenza, della finitudine e della temporalita; la seconda verso il regno dei cieli, trascendente, infinito ed eterno; la terza, infine, verso la morte.

Quello che ci apprestiamo a fare ora e una descrizione di questi tre sentieri, a cominciare proprio dall’ultimo, il suicidio, quello che Nietzsche chiama ≪der Tat des Nihilismus≫ – il fatto del nichilismo.

 

 

 

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