NICHILISMO SADICO-SADISMO NICHILISTA

IMAGO6

«Domani ti si accompagnerà al sepolcro e presto ti seguiranno le tue sorelle, i popoli. Ma quando tutti ti avranno seguito – sarà sepolta l’umanità intera e io sarò mio soltanto, io, l’erede che ride!»
M.Stirner

Come la morte della teologia era sopraggiunta con la morte di Dio, ora con la scomparsa dell’uomo ci sim accorge che, anche la filosofia, e costretta a perire.
A questo punto della nostra argomentazione ci si pone di fronte un nodo cruciale per il pensiero dell’individuo divenuto consapevole- unico. Si parano dinanzi a lui due schiaccianti affermazioni strettamente connesse:

1- «La possibilità e la realtà coincidono sempre. Non si può fare ciò che non si fa, come non si fa ciò che non si può fare».

2- «Chi si è abituato a queste rappresentazioni (Dio – significativita etica), non desidera una vita priva di esse».

Queste due affermazioni finiscono con l’essere due obbiezioni capitali a tutto cio che abbiamo sinora detto. Difatti, cio che Stirner afferma a proposito dei moralisti, ovvero che costoro perseguono un “dover essere dell’uomo” senza prendere in considerazione cio che l’uomo e effettivamente, si ripercuote sullo stesso sistema stirneriano. Ovvero la proposizione: «ciò che essi non sono, non sono capaci di esserlo», determina l’assurdita di predicare l’unicita da parte di Stirner a coloro che non hanno la forza – non hanno la facolta – di esserlo. Questo mondo diviene pertanto – l’unico dei mondi possibili – «tutto va realmente come dovrebbe andare».
«Anche la critica più inesorabile, che distrugge ogni principio vigente, crede tuttavia in ultima analisi al principio»; il sistema si ritorce contro il suo creatore, che diviene vittima della sua stessa opera demolitrice.

«In altri termini, se si sostiene, come fa Stirner, che ogni individuo è in sé perfetto e che non ha senso parlare di modelli di comportamenti e dovere di essere, ci si priva di ogni criterio di valore e di ogni possibilità di giudizio. Se si rifiuta ogni criterio di valutazione esterno all’io non hanno più senso neanche la critiche espresse da Stirner, che non a torto Marx ed Engels definiscono ne L’ideologia tedesca come un “moralista dissimulato”. Neppure sarebbe censurabile in quanto “alienato” l’individuo che, dopo aver letto il libro di Stirner, decidesse di rimanere un individuo religioso».

E questo il punto critico nel quale ci troviamo radicalizzando fino in fondo i nostri punti di partenza. Siamo costretti ad ammettere che:

 

«Ogni negazione intellettuale, ogni giudizio critico, contiene in sé, in modo latente ma condizionale, la configurazione di un’alternativa, di un altro modo di essere, di diversi valori di riferimento».

Ogni cosa che viene detta in filosofia finisce con l’essere un giudizio morale e, data per accertata la risoluzione nel nichilismo, sembra invece che non sia piu possibile esprimere alcuna proposizione. Perche dico questo?

≪Perché sono gli stessi valori che abbiamo trattato sinora a trarre le loro ultime conseguenze; perché il nichilismo è la logica, pensata fine alla fine».

Per quanto concerne piu propriamente il secondo dei punti summenzionati, dobbiamo forse introdurre dei distinguo: da una parte la necessita di «conservare una mentalità che renda ancora possibile l’esistenza ai deboli e ai sofferenti» e dall’altra, quindi, lasciare agli Unici, ai Superuomini, desideri che non possono essere alla portata di tutti.Lasciamo che vivano ancora i compassionevoli, nonostante le dure parole che Nietzsche utilizza in Al di là del bene e del male:

«La nostra compassione è una superiore e più lungimirante compassione – noi vediamo come si rimpicciolisce l’uomo, come voi lo rendete piccolo! – e vi sono momenti in cui osserviamo, con una indescrivibile angoscia, la vostra compassione, in cui ci difendiamo da questa compassione – in cui troviamo più pericolosa la vostra serietà che qualsivoglia leggerezza.

Voi volete, se possibile – e non esiste un “se possibile” più assurdo – eliminare la sofferenza; e noi? – sembra proprio che si preferisca averla, questa sofferenza, in un grado ancor più elevato e peggiore di quanto non sia mai accaduto! Il benessere, come lo intendete voi – non costituisce una meta, a noi sembra piuttosto una fine!».

Vi sono errori e “verita” necessarie in determinati casi e in determinati soggetti – queste sono ancora parole di Nietzsche – non per tutti e la grande sofferenza, non per tutti e il destino di affrontare la voragine che si apre alla morte del dio uomo.
Come sostiene anche Keiji Nishitani in riferimento a tale contesto:

«In un mondo del divenire che eternamente ritorna, anche l’errore… è riconosciuto come utile per la vita così com’è, ed è quindi affermato».

Lasciamo che l’ultima parola su questo argomento sia detta dalla letteratura, da quello che da molti e considerato un capolavoro della letteratura mondiale: il capitolo sul Grande Inquisitore di Dostoevskij. In questo brano si esplicita in modo chiaro l’affermazione nietzschiana del punto 2 di qui sopra. Si puo dire tutto ma, in definitiva, chi decide e la volonta del singolo e se questa vuole l’inganno, e non puo che volerlo date le sue condizioni di impotenza, ha tutto il diritto di mantenerlo. Diritto che gli e concesso, anche in questo caso, dalla sua potenza, o meglio, dalla sua impotenza.

«E gli uomini si son rallegrati che di nuovo li conducessero come un gregge, e che dai loro cuori fosse stato tolto un dono tanto tremendo, che aveva recato loro tanto tormento… Allora noi gli daremo una queta, umile felicità, una felicità da esseri deboli, quali costituzionalmente essi sono».

Sia Nietzsche che Stirner, nel procedere del loro filosofare, entrano in Muna sorta di cortocircuito del ragionamento nel quale sembra, a mio avviso, che solo l’arte – LA LETTERATURA – possa mantenere un senso. Anche se questa puo mantenere esclusivamente il senso di uno svago, di una cronaca dei fatti e nulla di piu, e nell’inutilita che essa conserva il suo valore. E proprio nel momento in cui giunge ai limiti del LINGUAGGIO, ai limiti del dicibile, che la filosofia si trova di fronte al suo abisso e alla sua tomba.
Un autore, in particolare, ci sembra ora il momento di citare: e D. A. Francois marchese di Sade. Su di lui Alberto Signorini sviluppa un’interessante argomentazione, mettendone in evidenza il tentativo proprio di superare i limiti linguistici che determinano la fine della filosofia.
In Sade, Stirner e Nietzsche: la comunicazione impossibile, Signorini dedica un capitolo a questa tematica.

«La filosofia deve confessare i propri limiti inerenti al proprio sforzo di concettualizzare, limiti comuni al linguaggio, per sospendere e quindi abolire il proprio sforzo di comprensione… in modo che, dopo aver percorso per intero il suo inesausto itinerario, si possa dire, come ci dice Dolmancé nella chiusura della filosofia del boudoir, “tutto è detto”».

E l’atto erotico, l’atto violento, a portarci oltre l’ambito del linguaggio.
Nei romanzi di Sade, la comunicazione si compie attraverso le azioni dei personaggi piu che nei discorsi che gli stessi tengono tra loro. La concezione filosofica del mondo in Sade viene espressa in numerosi discorsi dai suoi personaggi; ma e la chiarezza e l’unicita delle azioni descrittevi a trasmetterne il senso ultimo.
Tornando a Max Stirner, possiamo in questo contesto riprendere le conclusioni di Marx, anch’egli intento ad analizzare – pur se in aperta polemica – questo aspetto “linguistico” del pensiero stirneriano,
riprendendo in termini positivi cio che Marx intendeva in tono denigratorio:

«Il cervello più vuoto e meno dotato fra tutti i filosofi doveva far morire la filosofia proclamando che la sua mancanza di pensiero è la fine della filosofia e quindi l’ingresso trionfale nella vita corporea. La sua filosofeggiante mancanza di pensiero era già di per sé la fine della filosofia, così come il suo linguaggio inesprimibile era la fine di ogni linguaggio… perciò in lui le categorie filosofiche avevano perso l’ultimo resto di rapporto con la realtà e quindi l’ultimo resto di significato».

 

 

 

 

 

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