NIETZSCHE CONTRO DARWIN

VERSO

 

 

 

 

 

 

 

In questo capitolo si analizzeranno i vari tipi umani e i rap-porti di forza che intercorrono tra loro, e che direzione la specie umana segue o dovrà seguire in futuro, se cioè essa si stia evolvendo oppure no.

Nietzsche è pessimista proprio su questo punto, e oppone all‟ottimismo della scuola di Dar-win, che vede nella natura in generale, e quindi anche nella natura umana, un costante progresso verso il meglio che continuamente seleziona e mantiene gli esemplari più forti e benriusciti, la sua visione complessiva di un uomo che, pur credendo di diventare più forte, in realtà si indebolisce:

 

“L’umanità non presenta una evoluzione verso qualcosa di migliore o di più forte o di più elevato nel modo in cui oggi questo viene creduto. Il «progresso» è semplicemente un’idea moderna, cioè un’idea falsa. L’europeo di oggi re-sta, nel suo valore, profondamente al di sotto dell’europeo del Rinascimento; la prosecuzione di uno sviluppo non è as-solutamente, per una qualsivoglia necessità, elevazione, po-tenziamento, consolidamento.”

 

L‟accusa principale viene mossa dunque al concetto di se-lezione naturale, perché esso introduce nella natura un prin-cipio, di cui non si conosce l‟origine né la ragione, che gui-da l‟evoluzione della specie verso forme di vita sempre più forti e più perfette, mentre Nietzsche non crede a nessun principio teleologico trascendente. La vittoria dei più forti, e quindi anche la loro moltiplicazione, può avvenire soltanto dove la lotta per la sopravvivenza è regolata dalla forza fisi-ca, ma oggi questa situazione non è che un‟eccezione e lecose non vanno affatto come dice Darwin:

Le specie non crescono nella perfezione: i deboli hanno continuamente la meglio sui forti – ciò avviene perché essi sono in gran numero, sono anche più accorti…Darwin ha di-menticato lo spirito (- il che è inglese!), i deboli hanno più spirito…Si deve aver bisogno di spirito per riceverne, – lo si perde quando non se ne ha più bisogno. Chi ha la forza fa a meno dello spirito.

 

Qui i termini forte e debole si riferiscono chiaramente al pia-no naturale, ma mentre per Darwin è normale che, come avviene per il resto delle specie animali, il più forte sopravvi-ve al più debole, per Nietzsche l‟uomo rappresenta l‟unica eccezione sulla terra, dal momento che i deboli, facendo gruppo, hanno quasi sempre la meglio sui forti, che invece non riescono a organizzarsi tra loro e periscono isolati e sco-nosciuti gli uni agli altri. Così come l‟uomo, che tra le specie non è certamente quella più forte, è riuscito a dominare su-gli altri animali, allo stesso modo sono i deboli e i loro giudizi di valore a dominare all‟interno della specie umana.

La falsificazione operata dal darwinismo e dalle idee mo-derne che sono responsabili del livellamento dell‟uomo ver-so il basso, è di far credere che è sempre il più forte ad ave-re la meglio, mentre il paradosso di Nietzsche è che la lotta per la vita nelle nostre società civilizzate esiste ancora ma, essendo ormai una lotta tra spiriti, essa rischia di far estin-guere i migliori e non i più deboli, come avveniva probabil-mente in età meno civilizzate.

Dunque, anche se Darwin e Nietzsche hanno la stessa ideadi uomo forte, la differenza è che per il primo è migliore il ti-po che sopravvive, mentre per il secondo il tipo superiore non è quello che ha la meglio, ma quello che è migliore, nel senso che è più riuscito e che, a causa della coalizzazione della volontà di potenza dei più deboli, che sono sempre la maggioranza, rischia di perire più facilmente:

Nietzsche rimprovera a Darwin d‟essere incapace di stabilire un criterio di valore. Allorché Darwin afferma che i migliori sono quelli che si mantengono e si riproducono di più, Nie-tzsche risponde che i migliori sono per definizione i più mi-nacciati, i più fragili e i meno fecondi.

Quello che qui ci interessa, nel momento in cui si affronta il problema dell‟elevazione dell‟umanità, e in generale dell‟Übermensch, non è soltanto il fatto che essa non va da sé, che non è naturale ma deve essere sempre voluta da qualcuno, quanto sapere qual è l‟agente dell‟elevazione del tipo uomo, che deve essere protetto e favorito. Come recita questo frammento intitolato significativamente “IL SU-PERUOMO”:

il mio problema non è di stabilire che cosa possa prendere il posto dell’uomo, bensì quale specie di uomo debba essere scelta, voluta,

allevata come specie di valore superiore…

 

Nietzsche fa una distinzione che per Darwin non c’è fra due gruppi fondamentalmente diversi di individui, uno che favo-risce l‟invenzione del nuovo e così provoca un‟accelerazione nel processo evolutivo, mentre l‟altro, più numeroso, che cerca di mantenere l‟identico e si preoccu-pa della stabilità e della durata di quanto è stato raggiuntodall‟evoluzione. Questi due gruppi sono sempre in conflitto, è la lotta delle eccezioni contro la massa, e dal prevalere dell‟uno sull‟altro possono risultare alla fine, per assurdo, la dissoluzione caotica della specie oppure la fine dell‟evoluzione:

 

Io insegno: il gregge cerca di conservare un tipo e si difen-de in due direzioni, sia contro coloro che degenerano da quel tipo (criminali e così via), sia contro coloro che ne e-mergono. La tendenza del gregge è verso la stasi e la con-servazione, in esso non è nulla di creativo.

 

Se dovesse finire la lotta per l’esistenza, non soltanto della specie, ma anche all‟interno della specie, allora è chiaro che a quegli individui che prima erano considerati migliori perché si riproducevano di più verranno preferiti gli individui più complessi, che prenderebbero alla lunga il sopravvento sugli altri.

Per Nietzsche infatti le mutazioni più significative avvengono in condizioni favorevoli, e non interessano tutta la popola-zione, ma solo la parte migliore di essa, mentre invece nella situazione di pericolo il tipo si fissa, si stabilizza e si rafforza, e il mediocre viene preferito all‟eccezione. Al contrario Darwin studia la variazione solo nel lungo periodo e in condizioni ambientali sfavorevoli che costringono l‟organismo ad adat-tarsi, e per questo egli affida l‟evoluzione della specie pro-prio ai mediocri. Questo avviene perché, a giudizio di Nie-tzsche, egli esagera nel considerare l‟influenza delle circo-stanze esterne e dell‟adattamento all‟ambiente in quanto ha sempre di fronte la lotta per la sopravvivenza, e così non ri-conosce la volontà di potenza, la forza che opera dall‟interiorità dell‟individuo e che crea spontaneamente verso l‟esterno.

Essa è il principio di ogni modificazione e cambiamento, e sta al divenire, e quindi all‟evoluzione, così come la volontà di vivere, che per Nietzsche non è altro che una forma de-bole e malata di volontà di potenza, sta all‟essere, e quindi alla stabilizzazione.

Tuttavia questo non vuol dire che, se l‟essenza della vita è la volontà di potenza, allora tutti gli uo-mini vogliono soprattutto la potenza, ma che alla vita è es-senziale l‟aumento di potenza, e quindi sono necessari alla vita della specie coloro che vogliono il potenziamento di se stessi. Se invece Nietzsche avesse voluto dare a questa fra-se un significato metafisico, e cioè che è la vita stessa a vo-lere la potenza, il suo principio non sarebbe diverso da quello della selezione naturale di Darwin, perché ci sarebbe ancora qualcosa che vuole sempre la potenza, allo stesso modo in cui per Darwin c‟è qualcosa che opera sempre e comunque la selezione dei tipi più perfetti e più forti.

Quindi Nietzsche non crede che l‟evoluzione viene mossa da un principio interno alla natura, come può essere quello della selezione naturale, ma, poiché la situazione ambienta-le non può spiegare da sola la variazione, senza considera-re anche un principio interno all‟individuo, che per lui è la volontà di potenza, egli ritiene che è l‟unione di queste vo-lontà a decidere dell‟avvenire dell‟uomo. Il destino dell‟uomo come specie è rimesso così alla sua volontà di dirigere l‟evoluzione, e in particolare alla capacità che a-vranno gli individui meglio riusciti di riunirsi per dirigerla in un senso diverso da quello che c‟è stato finora.

 

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