“FARE UNA BOMBA NELLA CUCINA DI TUA MADRE”: LA COMUNICAZIONE TECNICA-TATTICA JIHADISTA E LA PRATICA QUOTIDIANA DEL CUCINARE/FARE ESPLOSIVI

Ricevo e pubblico:

http://terrorismoegoarca.torpress2sarn7xw.onion/2019/06/14/fare-una-bomba-nella-cucina-di-tua-madre-la-comunicazione-tecnica-tattica-jihadista-e-la-pratica-quotidiana-del-cucinare-fare-esplosivi/

Nota introduttiva al testo: “Sorprendi il nemico, non seguire un particolare protocollo”. Con questa parte presa dal testo sotto, recuperato, tradotto e pubblicato dai compas di “Terrorismo Egoarca”, ci interponiamo brevemente, per pubblicare una nota sul testo, che, come si legge, ha per Noi le stesse caratteristiche, che portiamo avanti da un po’ di tempo: i compas hanno “inteso”, il significato di egoismo, del prendere un testo, per farlo proprio, per i propri scopi e obiettivi egoici e pubblicarlo (infatti sono state prese solo le parti di interesse). D’altronde si è visto questo, nel testo sull’Anarchist Cookbook, come sulle granate a mano dell’IRA o della pandilla di strada Werewolf Legion, come quello sulla sigla eco-terrorista dell’ELF. Siamo sorpresi ogni volta di leggere come dei sociologi, universitari, e feccia varia, si interessano delle forme Terroristiche, non consuete: cioè quello del Terrorista- Lupo Solitario. Vogliamo soffermarci su questo: per Noi, il Lupo Solitario, il Terrorista “senza capi”, è la forma moderna più estremista e specifica, che esista. Questo tipo di Terrorista, non ha solo dalla sua parte, il fattore sorpresa, cosa che lo rende praticamente invisibile, ai controlli totalizzanti della tecnologia moderna, ma anche un istinto ferale e individuale di prima grandezza. Il riduzionismo investigativo-scientifico, creato dall’autore del testo sotto, non denota (per “fortuna” del Lupo Solitario), questa intrinseca particolarità di questo specifico Terrorista: la lama che ha in tasca, l’ordigno esplosivo, portato in un semplice contenitore, la pistola che non si vede, sono in connaturazione con l’attitudine specifica e particolaristica, ed è questo che fa la differenza. Non si vede, non si nota, non fa parte di una rete organizzativa come militante, e quando colpisce, esplode la sua arma personale, per uccidere, e abbattere il sentimento umano. In fine vogliamo specificare- che il cosiddetto termine usato “Lupo Solitario”, non è stato inventato dallo jihadismo, ma è portato avanti da innumerevoli individui, che sono totalmente e radicalmente distanti tra di loro. Amen

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

Il terrorismo come un problema sfaccettato

In un articolo del 2014, Marc Sageman chiede: “Cosa porta una persona a convertirsi alla violenza politica?”. Questa domanda guida molti studi di terrorismo, un campo “in continua espansione” che coinvolge la ricerca accademica, la ricerca sponsorizzata dal governo e le innovazioni del settore privato.

In definitiva, l’interazione di fattori individuali e di gruppo che portano al terrorismo, combinato, con le prospettive di diversi esperti, rende improbabile una “risposta di consenso”. E c’è bisogno urgente di una maggiore diversità nel campo. Consideriamo il jihadismo, una forma di terrorismo che ha lasciato perplessi gli studiosi e i responsabili politici dagli attacchi dell’11 settembre. Come sostiene il sociologo iraniano Farhad Khosrokhavar, gran parte della ricerca esistente sul jihadismo è stata creata da ricercatori occidentali che lavorano principalmente su fonti testuali. Pertanto, gli studi sul terrorismo sono limitati da “una mancanza di comprensione della cultura islamica”. Ad esempio, il termine Jihad è ricco di significati culturali che possono non essere evidenti agli accademici occidentali.

Jihad significa “lotta” in arabo; i suoi molteplici significati si sono evoluti attraverso i continenti e nel corso dei secoli. Gli studiosi occidentali che non riescono a comprendere queste sfumature rischiano di elidere le differenze chiave tra i movimenti locali, regionali e globali “jihadisti”. Sono necessarie ulteriori ricerche sul terrorismo dagli studiosi “all’interno dell’Islam”, che leggono testi originali, che trascorrono del tempo nel mondo musulmano e che possono interagire con i circoli fondamentalisti. Inoltre, le organizzazioni jihadiste impiegano diverse strategie di reclutamento, portando gli individui interessati a una serie di ruoli all’interno delle organizzazioni. Di particolare interesse è la cosiddetta “Jihad senza leader” descritta da Sageman e sostenuta dal leader di al-Qaeda Abu Musab al-Suri. La Jihad senza leader è composta da piccoli gruppi di individui auto-radicalizzati, o “gruppi di ragazzi”, che pianificano e attuano attacchi terroristi- spesso senza legami con le organizzazioni terroristiche.

Sebbene la Jihad senza leader stia guadagnando popolarità, gli studiosi continuano a dibattere sulla minaccia da parte di singoli individui auto-radicalizzati, gruppi ristretti senza leader con una leadership terroristica centralizzata. Inoltre, organizzazioni concorrenti e / o affiliate come al-Qaeda, l’organizzazione ISIS, Boko Haram e Jabhat al-Nusraadd rappresentano un ulteriore livello di complessità. Anche i fattori demografici giocano un ruolo; ad esempio, giovani disaffezionati, individui disoccupati e gente in carcere potrebbero essere più vulnerabili alla radicalizzazione. In breve, è difficile definire cosa “porta” le persone alla violenza politica, anche rispetto al jihadismo. Una tendenza emergente tra i gruppi terroristici è l’uso sofisticato delle piattaforme online per la diffusione della violenza politica. Le piattaforme online offrono ai gruppi terroristici “un santuario virtuale per compensare la perdita di santuari fisici”.

Il numero di siti Web terroristici monitorati e di account di social media è in aumento, da circa 2.600 siti Web nel 2003 a più di 8.000 siti Web nel 2012. Molti di questi siti sono dedicati a organizzazioni jihadiste liberamente affiliate e / o concorrenziali. L’organizzazione ISIS sfrutta notoriamente Twitter per promuovere la sua visione del mondo apocalittica e reclutare potenziali sostenitori. Una volta che un individuo interessato segue un account affiliato all’ISIS, l’algoritmo di Twitter, guida l’utente verso contenuti simili in un processo di “scoperta mediata”.

La rivista online di AQAP (ndt “Al-Qaeda nella Penisola Arabica”), Inspire, è progettata allo stesso modo per guidare gli individui non affiliati attraverso il processo di auto-radicalizzazione e incoraggiare gli attacchi da “lupo solitario”. È importante notare che i siti Web dei terroristi si sono evoluti parallelamente ai gruppi fisici e le reti; per esempio, la migrazione di al-Qaeda online ha reso la sua appartenenza di base, ancora più importante per l’immagine del marchio dell’organizzazione. Utilizzando una combinazione di risorse fisiche e online, i gruppi terroristici hanno ampliato le opportunità di pianificazione e attuazione della violenza politica. Particolarmente preoccupante è l’attitudine delle organizzazioni terroristiche nella formazione online.

La radicalizzazione non è sufficiente a causare violenza politica; alcuni individui radicalizzati si accontentano di rimanere spettatori “da passatempo della jihad” rispetto alle attività terroristiche. Per eseguire attacchi, il pubblico richiede istruzioni “specifiche per la missione”; tale addestramento “consente a un individuo di diventare un terrorista in buona fede”.

Forse nessuna piattaforma ha questa funzione in modo più efficace della rivista Inspire di AQAP. La sezione “Jihad Open Source” della rivista fornisce istruzioni dettagliate, per la fabbricazione di esplosivi fatti in casa e altre forme di terrorismo fai-da-te. Le istruzioni di Inspire servono a istigare la violenza politica “aumentando la motivazione” dei lettori interessati, mentre “abbassano la barriera basata sull’abilità”.

Gli studiosi hanno collegato la serie di numeri di Inspire sulla creazione di ordigni esplosivi agli attacchi terroristici negli Stati Uniti e nel Regno Unito, nonché a “un insieme più ampio di complotti malfatti e violenze casuali” che rappresentano una continua sfida per le forze dell’ordine. Tuttavia, mentre le istruzioni di Inspire vengono collegate a trame e attacchi, c’è stata poca analisi su come queste istruzioni preparano e convincono i lettori a compiere atti di violenza politica. Per esempio, in che modo le istruzioni di Inspire superano la scarsa conoscenza dei lettori su argomenti come gli esplosivi, e in che modo le istruzioni motivano almeno alcuni individui a compiere attacchi pericolosi?

Tattiche e identificazione

Sebbene le organizzazioni jihadiste mantengano vari obiettivi religiosi, politici e ideologici, lo scopo della comunicazione tecnica-tattica jihadista è il motivare atti di terrorismo solitario e di diffondere tattiche terroristiche “dentro l’America” e l’Occidente. Invece di impegnarsi in una guerra convenzionale, le organizzazioni jihadiste si affidano a metodi terroristici come attacchi esplosivi, sparatorie e altri attacchi a sorpresa progettati per indurre la paura nella popolazione-obbiettivo;

Le strategie rappresentano le operazioni calcolate e basate sul luogo delle istituzioni stabilite. Per esempio, il monitoraggio da parte della NSA dei metadati negli Stati Uniti offre un esempio contemporaneo di una strategia anti-terrorismo. Innumerevoli strategie istituzionali strutturano e influenzano la vita di tutti i giorni delle persone; le tattiche si propagano all’interno di questo ambiente. A differenza delle strategie, che operano da una postazione fissa, le tattiche “affondano” creativamente sulle strutture esistenti: i prodotti disponibili, i momenti opportuni e le operazioni delle istituzioni consolidate offrono un fertilizzante per la propagazione delle tattiche.

La pratica quotidiana nella costruzione di ordigni esplosivi, costituisce una esercizio tattico, perché implica l’uso creativo di prodotti di uso quotidiano per soddisfare le esigenze di diversi acquirenti, occasioni e situazioni. Le attività illecite come il terrorismo sono di carattere alquanto pratico. Poiché le tattiche “affondano” le strutture esistenti, una comunicazione tattica di successo non persuade semplicemente i lettori a seguire una serie di istruzioni. Fornisce anche alle persone la flessibilità di adattare pratiche e procedure di “invito all’uso” e ai dati di un dato momento. Pertanto, non sorprende che le tattiche terroristiche continuino a evolversi in risposta alle strategie istituzionali sviluppate dalla NSA, dal DHS e da altre potenti organizzazioni.

Per motivare con successo gli attacchi, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve persuadere almeno alcune persone a seguire le istruzioni per pianificare e attuare attacchi, come le istruzioni nella fabbricazione di ordigni esplosivi, presentate in Inspire 1, utile struttura per comprendere come gli autori convincano i lettori. Secondo Burke, l’identificazione è radicata nella condizione universale della condivisione; se le persone “non fossero separate l’una dall’altra, non sarebbe necessario per l’oratore, proclamare la loro unità”. I contorni specifici della divisione variano ampiamente nelle situazioni trasversali. Le strategie istituzionali producono intenzionalmente molte delle divisioni che separano gli autori jihadisti e il pubblico non affiliato, come discusso nell’introduzione a questo articolo.

A non è identico al suo complice B. Ma nella misura in cui i loro interessi sono uniti, A è identificato con B. Oppure può identificarsi con B anche quando i loro interessi non sono uniti, se accetta che lo siano, o è persuaso che sia così.

Gli oratori producono l’identificazione dimostrando “consustanzialità”; gli oratori di successo convincono il pubblico che gli interessi, le credenze, i valori, le attitudini o i legami di entrambe le parti “sono uniti”. I termini identificazione, persuasione e consustanzialità sono sinonimi: “Persuadi un uomo solo nella misura in cui puoi parlare il suo linguaggio attraverso la parola, il gesto, la tonalità, l’ordine, l’immagine, l’attitudine, l’idea, identificando i tuoi modi con i suoi “. Quindi, il concetto di identificazione offre un quadro utile per concettualizzare il modo in cui le tattiche jihadiste proliferano: La comunicazione tattica jihadista è persuasiva nella misura in cui collega le divisioni preesistenti e dimostra la consustanzialità con il pubblico obiettivo non affiliato.

Panoramica delle istruzioni del Cuoco di AQ

Per analizzare su come la comunicazione tecnica-tattica jihadista convince e motiva i lettori, questo articolo esamina una serie di sette articoli sulla fabbricazione di ordigni esplosivi, presentati nella rivista Inspire di AQAP. Scritto da un’entità pseudonima chiamata ” il cuoco di AQ “, è indirizzato ai lettori sotto il segno del mujahid solitario (combattente). Questi articoli forniscono istruzioni per preparare e far detonare vari IED (ordigno esplosivo improvvisato) ” all’interno dell’America “.

Pertanto, le istruzioni del cuoco di AQ costituiscono una comunicazione tecnica -tattica jihadista. Le istruzioni del Cuoco di AQ appaiono pressappoco in ogni altra numero di Inspire; nel numero in cui compaiono queste istruzioni, il sommario richiama l’attenzione su questa caratteristica di successo.

Il primo articolo della serie è intitolato “Come fare una bomba nella cucina di tua madre”; questo articolo fornisce un esempio della struttura e dello stile delle istruzioni del cuoco di AQ. Come gli altri articoli della serie, questo articolo gioca sul tema della cucina. L’autore è un “Cuoco”; gli articoli costituiscono “ricette” per la preparazione di IED, usando ingredienti e materiali usati nella costruzione di ordigni. Dopo una breve introduzione che spiega lo scopo del progetto (cioè, realizzare una bomba auto-costruita), l’articolo descrive gli “ingredienti” o i materiali usati per costruire il dispositivo. Successivamente, l’articolo fornisce istruzioni dettagliate sulla “preparazione” dell’ordigno esplosivo, la parte elettrica, le schegge e il meccanismo di temporizzazione. Ogni passaggio consiste in un’immagine chiara, in primo piano e una semplice frase esplicativa.

Pertanto, i passaggi di “preparazione” sono coerenti con le istruzioni tecniche tradizionali o “semplificate”. Sebbene il focus dell’articolo sia sul tubo-bomba, le fasi di “preparazione” includono anche variazioni come ordigni con una pentola a pressione.

L’articolo si conclude con le istruzioni per “impostare l’orologio”, per controllare i tempi di un attacco che si “estingue” quando fa esplodere il dispositivo in un’area affollata. Sebbene le istruzioni del Cuoco di AQ coprano una varietà di dispositivi (autobomba, bombe incendiarie, ecc.), Tutte e sette le istruzioni aderiscono liberamente a questa struttura “simile a una ricetta”.

Termine chiave: ingredienti

La conoscenza tattica comprende la comprensione delle modalità di utilizzo o consumo; gli organizzatori devono “arrangiarsi” con prodotti “imposti da un ordine dominante”. Per fare una bomba efficace, il mujahid solitario deve trovare materiali e componenti adatti. Il fruitore nel mondo occidentale non può acquistare prontamente esplosivi; tali acquisti “suscitano sospetti” nell’America post 9/11. Per questo motivo, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve dotarsi di capacità di “arrangiamento” con i materiali disponibili. Le istruzioni del Cuoco di AQ soddisfano questo requisito dotando i lettori di tecniche che possono utilizzare per “fabbricare una bomba efficace … dagli ingredienti disponibili in ogni cucina del mondo”.

Il termine chiave-ingredienti- aiuta i lettori a localizzare detti materiali associando il processo familiare di raccolta di materiali per la fabbricazione di ordigni esplosivi, con la pratica più familiare di scegliere e sostituire gli ingredienti per cucinare. Anche se il termine-ingredienti, appare solo sei volte nelle istruzioni del cuoco di AQ, viene messo in primo piano con particolare enfasi. Il termine è introdotto per la prima volta nell’idea di “Come fare una bomba nella cucina di tua madre”; ogni articolo successivo inizia con una lista di ingredienti che il lettore deve acquisire per completare le istruzioni. Dove appare, il termine-ingredienti, prepara i lettori a “fottere … la proprietà altrui”, facendo vedere come degli articoli domestici comuni possono essere usati come esplosivi e componenti di un ordigno.

Le parole e le frasi si raggruppano attorno al termine chiave-ingrediente, che aiuta il lettore a identificare e localizzare i materiali adatti per la fabbricazione di ordigni esplosivi. Due parole-cucina e garage-identificano le zone abitative della casa in cui i mujahid solitari possono trovare gli ingredienti. La cucina, o “cucina di tua madre”, è una stanza che il lettore può “visitare” per prendere in prestito zucchero, olio per cucinare, e altri ingredienti comuni. Questi ingredienti della cucina possono essere utilizzati per produrre o accelerare l’esplosione, ma “non sono di natura esplosiva” e “non destano sospetti”. Il garage, o “garage di papà”, ospita “sostanze infiammabili” come fiammiferi, batterie, fuochi d’artificio, propano e luci natalizie: questi materiali possono accelerare gli inneschi per produrre un’esplosione.

Nessuna delle due stanze è il territorio del lettore; visitando la cucina della madre o il garage di papà, i mujahid solitari “fottono” la proprietà altrui. Tuttavia, il termine “ingrediente”, connota anche familiarità; il Cuoco di AQ promette che lavorare con fuoco, acido ed esplosivi è “assolutamente semplice e lo renderemo più semplice per te”. Quindi, nominando gli ingredienti e i loro luoghi, il Cuoco di AQ consente ai lettori di raccogliere facilmente componenti per la fabbricazione di bombe – mentre disinnesca l’ansia del lettore per il lavoro che si appresta a fare, con sostanze pericolose.

Associando il processo di fabbricazione delle bombe alla pratica quotidiana della cucina, il Cuoco di AQ, offre ai lettori la capacità di raccogliere materiali adatti. Oltre a identificare i materiali adatti, il termine-ingrediente, evoca la creatività quotidiana associata al cucinare. Le istruzioni del Cuoco di AQ esplicitamente promuovono la creatività; il mujahid solitario dovrebbe “pensare fuori dagli schemi” e “essere creativo”.

“Questo è Open Source Jihad”, esorta un articolo “Sorprendi il nemico, non seguire un particolare protocollo”. L’esortazione a “essere creativi” invita il lettore a partecipare alla pianificazione del proprio attacco personale; quindi, fornisce al lettore la motivazione per agire. Il Cuoco di AQ assiste i lettori in questo senso, sottolineando le opportunità di sostituire un ingrediente con un altro. Ad esempio, “Auto-bombe dentro l’America” fornisce istruzioni dettagliate per costruire un’autobomba. Il dispositivo è composto da sei o più serbatoi di propano posizionati nel bagagliaio di un’auto. I serbatoi si collegano a un semplice circuito elettrico, che produce una scintilla per far detonare il gas. Oltre a comprendere gli ingredienti per la fabbricazione dell’autobomba, la ricetta rileva più di quattordici diverse opportunità per delle sostituzioni e dei miglioramenti. Per esempio:

È possibile utilizzare l’ossigeno da cilindri medici o di saldatura. È inoltre possibile utilizzare altri carburanti al posto del propano, ad esempio l’idrogeno, il metano o l’acetilene. Questi carburanti danno risultati migliori, se le misure di sicurezza consentono di acquistarli. È possibile raccogliere il gas in un cilindro di gas di cottura anziché in sei cilindri, purché la pressione non sia inferiore a 12 bars. Più alta è la pressione del gas più forte è l’esplosione.

Pertanto, le sostituzioni creative non consentono semplicemente al lettore di “arrangiarsi” con i materiali disponibili; possono anche produrre “risultati migliori” e un’esplosione “più forte”. Semplicemente applicando la creatività quotidiana associata al “cucinare” e alla creazione di bombe, il lettore non solo partecipa alle tattiche jihadiste, ma diventa anche un affine creativo nella ricerca di miglioramento e innovazione.

Termine chiave: Preparazione

La conoscenza tattica implica la padronanza di una serie di “gesti e passi” infinitesimali; queste “sequenze di gesti” infinitesimali costituiscono le “procedure della creatività quotidiana”. Avendo raccolto gli ingredienti necessari, il mujahid solitario affronta la sfida di assemblare in modo sicuro ed efficace un ordigno esplosivo. Fare un ordigno esplosivo è un lavoro difficile e pericoloso, i passi falsi possono produrre un dispositivo inefficace, o una detonazione prematura. Di conseguenza, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve trovare le parole giuste per descrivere i passi procedurali per assemblare un ordigno esplosivo efficace riducendo anche il potenziale margine di errore. Le ricette del Cuoco di AQ contrassegnano questi passaggi procedurali con la preparazione dei termini chiave.

Come ingredienti, il termine-preparazione, associa tattiche di fabbricazione di ordigni esplosivi jihadisti con la pratica quotidiana del cucinare.

La preparazione appare più di 15 volte nelle sette ricette del Cuoco di AQ; descrive la sequenza di passaggi coinvolti nella creazione di un ordigno, il modo in cui i passaggi devono essere completati (cioè, delicatamente, con cautela o rapidamente) e i concetti scientifici chiave dietro le istruzioni. Questo termine identifica anche le azioni di abitudine associate al cuocere (o “sequenze di gesti”) che possono essere associate alla fabbricazione di ordigni esplosivi e spiega concetti scientifici che i lettori possono usare per innovare e improvvisare i propri esplosivi. In ognuna delle sette ricette del Cuoco di AQ, il termine-preparazione, è più strettamente associato alla fase del termine, una parola che cattura le procedure in dettagli sensoriali concreti.

Ad esempio, la preparazione di un ordigno incendiario coinvolge due procedure dettagliate correlate: “Preparazione della lampada di accensione”, “Preparazione del timer della lavatrice”. Pertanto, il termine-preparazione, funziona come un organizzatore; aiuta il lettore a identificare i passaggi necessari per produrre un determinato risultato. Come la preparazione del termine, questi passaggi si basano su “il linguaggio usato parlando di come quando si cucina”: versare, mescolare, estrarre, riscaldare, raffreddare, macinare, prendere, misurare e rompere. Molti passaggi includono anche note sul modo in cui il “passo” deve essere completato: rapidamente, delicatamente, con cautela, o mentre si monitorano attentamente alcuni dettagli. Ad esempio, ” Come fare una bomba nella cucina di tua madre” descrive i passaggi di preparazione per realizzare un ordigno esplosivo. Istruendo il lettore a versare una sostanza infiammabile dentro il tubo, il Cuoco di AQ avverte:

Versalo delicatamente per non strappare il filamento, che è molto sensibile. Il dispositivo non esploderà se il filo è strappato … Riempi il tubo con la sostanza infiammabile. Evita di versare qualsiasi sostanza sui fili del tubo in modo che non si incendi quando viene chiuso.

Questi avverbi (cioè, delicatamente) e gli avvertimenti (cioè, evitare) descrivono il modo in cui il liquido deve essere versato. Tali avverbi e avvertimenti si ripresentano durante tutte le fasi di preparazione del Cuoco di AQ. Ad esempio, le istruzioni successive per impostare un interruttore di accensione consigliano al lettore di “rompere delicatamente” la sorgente di elettricità (una luce natalizia o “lampada”), “immergerla immediatamente” in acqua e “cautamente” rompere la testa della lampada. Queste parole trasmettono informazioni importanti: completare le fasi di preparazione con noncuranza, approssimativamente o troppo lentamente comporterà un dispositivo inefficace o una detonazione accidentale. Tuttavia, le osservazioni della preparazione del Cuoco di AQ sulla preparazione non si limitano alle istruzioni dettagliate.

L’autore spiega anche i concetti scientifici alla base delle procedure descritte nelle ricette: combustione, esplosione chimica, esplosione meccanica, attrito, forza centrifuga (FC) e il concetto di circuito elettrico. Questi concetti spiegano come e perché gli esplosivi funzionano; dotato di questa conoscenza, il lettore può ” sperimentare l’esplosione “.

I concetti di esplosione chimica, esplosione meccanica e combustione sono particolarmente importanti per le ricette del Cuoco di AQ. Questi tre concetti compaiono in tutti e sette gli articoli, dove forniscono conoscenze di base rilevanti per comprendere le fasi di preparazione. Ad esempio, nell’articolo “Distruggere gli edifici”, il Cuoco di AQ definisce l’esplosione meccanica per descrivere le condizioni ambientali necessarie per la detonazione:

Perché un gas bruci nell’aria, deve raggiungere un certo rapporto proporzionale all’aria. Un rapporto di 1 parte di gas in 9 parti di aria è sufficiente per avviare la combustione del propano. La combustione può trasformarsi in un’esplosione se i gas sono confinati e questa è definita un’esplosione meccanica. La combustione provoca la formazione di gas insieme al calore e quando questi gas non trovano una via d’uscita, la pressione aumenta e l’esplosione avviene liberando tutti i gas e il calore.

Una volta che il lettore coglie il concetto di esplosione meccanica, il Cuoco di AQ spiega come questo concetto possa servire da linea guida per la creatività e l’innovazione. Ad esempio, “Questa idea potrebbe essere implementata in diverse aree come automobili, treni, centri commerciali, fabbriche e vari edifici”. Oppure, il lettore può basarsi sul principio delle esplosioni meccaniche per costruire un “ordigno più grande e più letale”. Mentre le fasi di preparazione semplicemente limitano la realizzazione di una dato ordigno, la conoscenza dei concetti scientifici libera i lettori dall’aderire a specifici passaggi e consente loro di introdurre un certo grado di “pluralità e creatività” nel processo.

Termine chiave: Tempismo

Le tattiche dipendono da un “uso intelligente del tempo”: riconoscere “l’istante preciso” per intervenire, rispondere alla “rapidità dei movimenti” in una situazione di dispiegamento e riconoscere potenziali “intersezioni” di movimenti e schemi delle persone. Una volta che il mujahid solitario ha un ordigno esplosivo, deve trovare il momento giusto per farlo esplodere in un attacco terroristico. Questo passaggio implica molte considerazioni: osservare le “condizioni generali”, riconoscere opportunità per produrre “causalità”, ma “non attirare l’attenzione” delle forze dell’ordine, prima che la bomba esploda. Per dotare gli individui non affiliati, della capacità di attuare attacchi terroristici, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve affrontare il problema del tempismo.

Le ricette del Cuoco di AQ coltivano questa consapevolezza tattica del tempo fornendo suggerimenti su come scegliere “il momento giusto e le circostanze appropriate” per far esplodere una bomba. Il termine chiave-tempismo, ricorre nelle sei ricette del Cuoco di AQ; dove appaiono, in evidenzia i fattori chiave relativi alla tempistica. Pertanto, il termine-tempismo, funziona come uno “schermo terminologico” che aiuta il lettore a identificare i momenti opportuni, adattare le tattiche alle condizioni sul terreno e ad immaginare le conseguenze a lungo termine di queste azioni. Nelle ricette del Cuoco di AQ, i tempi si riferiscono sempre ai tempi di un’esplosione o detonazione. Proprio come un tattico è “sempre in guardia per le opportunità che devono essere conquistate sulle quinte “; i mujahid solitari cercano opportunità per trasformare un evento ordinario – una sfilata, una competizione sportiva, un incontro pubblico, e così via – nel scena di un attacco terroristico.

Il termine tempismo- è particolarmente associato a tre fattori importanti che i mujahid solitari devono considerare: il tempo, le folle e gli eventi. Ad esempio, le istruzioni della bomba incendiaria del Cuoco di AQ richiedono un attento allettante vantaggio di “condizioni atmosferiche” favorevoli come secchezza e vento. Queste condizioni sono particolarmente “adatte … per la conflagrazione”. L’articolo “La tua libertà di innescare una bomba incendiaria” fornisce un elenco di indizi che il lettore dovrebbe consultare quando pianifica i tempi di un attacco:

(1) Guardare la trasmissione di notizie sulle aspettative di rete.

(2) Restare aggiornati con le notizie dei quotidiani. Ci sono anche riviste scientifiche che studiano il clima di ogni paese.

(3) Internet include una grande quantità di informazioni relative al clima.

Sempre nell’articolo “Auto-bombe: Campo dati”, il Cuoco di AQ consiglia ai lettori di osservare le scene della vita quotidiana nel loro paese d’origine: “Conosci il nemico in maniera migliore, se vivi all’interno del tuo paese”. Alcuni eventi ricorrenti creano condizioni particolarmente favorevoli per il tempismo. Ad esempio, nel Regno Unito:

Hai gli stadi di calcio, specialmente durante le partite di Premier League e FA Cup. Hanno copertura mediatica in tutto il mondo. Il momento migliore è dopo il fischio finale, quando enormi folle lasciano lo stadio e festeggiano attorno agli ingressi.

Evidenziando i fattori rilevanti per i tempi di un attacco (ad esempio, meteo, eventi e folle), il Cuoco di AQ consente ai lettori di identificare “il momento e il luogo giusto” per un attacco terroristico. Il lettore “fotte” sugli schemi temporali della vita quotidiana per cogliere un momento opportuno per la detonazione. Oltre ad affrontare i fattori contestuali relativi ai tempi, il Cuoco di AQ specula anche sulle ripercussioni a lungo raggio di un attacco. La domanda “Perché?” Segna un passaggio da considerazioni di intervallo immediato:

Ma prima di chiedere come, chiediamo perché? È perché Allah dice: Se combatti per la causa di Allah, non sei ritenuto responsabile tranne che per te stesso. E se ispirerai i credenti a unirsi a te, forse Allah reprimerà la potenza militare di coloro che non credono. E Allah è più potente e più forte nella punizione esemplare [an-Nisa: 84].

Qui, la partecipazione del lettore è fondamentale per ottenere conseguenze a lungo raggio per i nemici di AQAP: le tattiche jihadiste prendono slancio ispirando gli altri a “unirsi”. Sempre nell’articolo ” Causando incidenti stradali”, il Cuoco di AQ delinea le ripercussioni a lungo termine di un attacco:

Perché gli incidenti stradali? L’obiettivo è, Inshallah, che se un numero sufficiente di musulmani adempie all’obbligo della jihad, le compagnie assicurative Kuffar saranno così stanche del terrore causato e del denaro sprecato da queste semplici operazioni che faranno pressione sul loro governo per fermare la tirannia contro i musulmani. Queste operazioni rientrano nell’ambito delle operazioni di deterrenza.

Sebbene le tattiche terroristiche abbiano il potenziale per influenzare le operazioni strategiche del “governo”, questo potenziale può essere adempiuto solo se il lettore segue le istruzioni e ispira gli altri a farlo. Se un numero sufficiente di lettori partecipa alle tattiche jihadiste, le persone colpite da queste tattiche “spingerà il governo” a cambiare le politiche governative (cioè le strategie) che riguardano i “musulmani”. Naturalmente, queste osservazioni implicano che gli individui colpiti possiedono i mezzi per “premere” sui loro governi, su questioni importanti (vale a dire, votazioni, lobbismo, attivismo sociale, ecc.). Quindi, a lungo termine, le istruzioni del Cuoco di AQ indeboliscono le strutture democratiche occidentali.

Insieme, i termini chiave-ingredienti, -preparazione e -tempismo, sono stati presi a prestito dal “linguaggio che si usa per parlare di cucina”. Come illustrato sopra, questi termini non sono semplici metafore superficiali. Le istruzioni del Cuoco di AQ mobilitano ingredienti relativi alla cucina, attrezzature, spazi, passi e tattiche per insegnare il processo di creazione di uno IED. Nella visione retorica del mondo del Cuoco di AQ, la cottura e la fabbricazione di ordigni esplosivi, diventano processi consustanziali. Per gli aspiranti mujahid, questa associazione tra cottura e fabbricazione di ordigni esplosivi funge da catalizzatore; colma le divisioni create dalle strategie istituzionali, trasmette la conoscenza tattica in termini accessibili e motiva la partecipazione del lettore. Per il lettore alienato che rifiuta il messaggio di Inspire, l’associazione stessa produce una reazione di paura. In un mondo in cui costruire ordigni è facile come cucinare, le tattiche terroristiche minacciano di interferire con la vita di tutti i giorni. Nella visione del Cuoco di AQ, questa paura spinge le persone a “premere il loro governo” per cambiare le politiche che riguardano i “musulmani”. Quindi, nella visione del mondo del Cuoco di AQ, le tattiche jihadiste vincono sempre, indipendentemente dal fatto che un lettore segua le istruzioni e agisca.

BOMBA IN UNA SCUOLA A DIAMANTE (ESEMPIO DI LUPI SOLITARI TERRORISTI)

Un lettore affine, in maniera solerte, visto l’articolo pubblicato da “Terrorismo Egoarca: “Fare una bomba nella cucina di tua madre”: La comunicazione tecnica-tattica jihadista e la pratica quotidiana del cucinare/fare esplosivi– ci ha mandato un tipico attentato da lupi solitari Terroristi, che come si legge, non ha che fare per nulla, o solo, con l’estremismo islamico, ma che più che altro con una diretta Misantropia. L’attentato in questione, eseguito in quel della “ridente” cittadina di Diamante (Calabria), con materiali semplici, avrebbe potuto far crollare una parte dell’edificio…ed è tutto dire.

Ghen/Abisso Nichilista

Hanno piazzato un ordigno rudimentale “micidiale” all’interno del bar della scuola che avevano frequentato dopo che il gestore aveva denunciato il furto di un portafogli avvenuto nel 2014. I presunti autori, due ventenni ex studenti dell’istituto, sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Scalea.

L’esplosione, avvenuta il 10 dicembre scorso nel bar dell’istituto tecnico per geometri e ragionieri Giovanni Paolo II di Diamante, ha provocato l’incendio del locale, ma secondo gli artificieri avrebbe potuto provocare il crollo di una parte della palazzina. L’ordigno era stato realizzato collegando un congegno di innesco artigianale con una bombola del gas.

La deflagrazione, però, è avvenuta prima che l’ambiente fosse saturo di gas provocando, quindi, “solo” l’incendio del locale. Altrimenti, è stata la conclusione degli artificieri, la palazzina sarebbe crollata. I due ventenni sono stati posti ai domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Paola con l’accusa di fabbricazione e porto di ordigno esplosivo micidiale e disastro doloso in concorso. All’origine del gesto, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Scalea e di quelli della caserma di Diamante, la denuncia contro ignoti presentata dal gestore del bar per un furto di cui, secondo gli investigatori, i due giovani sarebbero stati, “verosimilmente”, gli autori.

STIRNER CONTRO MARX: MORALITÀ, SOCIETÀ E LIBERTÀ II

La visione comunista di Marx richiederebbe comunque all’individuo di conformarsi a un modello di comportamento, sebbene non attraverso la morale tradizionale, ma attraverso l’obbligo collettivo. La critica di Stirner a Feuerbach e Proudhon aveva già dimostrato che la morale socialista era piena di superstizioni, proprio come il credo degli apostoli. L’articolo di Julius nel secondo volume di “Wigands Vierteljahrschrift” attaccò il carattere essenzialmente feuerbachiano dell”umanesimo pratico ‘di Marx, che Julius considerava «alienazione religiosa» – chiaramente ispirato dalla percezione del socialismo da parte di Stirner.

Le critiche di Stirner anticipano molte accuse successive, specialmente da parte degli esistenzialisti contemporanei, contro il marxismo: «La società … è un nuovo maestro, un nuovo fantasma, un nuovo« essere supremo »che ci prende a servizio e ci rende fedeli».

Se la società ha fermato l’individuo dal raggiungere l’autonomia, allora il comunismo è la forma più severa di repressione. Criticando il comunismo di Weitling, Stirner affermò che i comunisti cercavano il benessere di tutti, il «vero benessere», che alla fine degenerò in una immobilità. Stirner considerava il comunismo come il paradigma «più severo» o dogmatico basato sull’idea di «Uomo». Era un potere sovrano che esaltava un capo, è che diventava l’essenza suprema, un nuovo dio. «Non siamo forse giunti al punto in cui la religione ha il dominio della violenza?» Stirner afferma.

La filosofia della collettività era racchiusa nel vecchio problema feuerbachiano: la separazione dall’essenza umana. L’essenza era posta al di sopra degli individui come qualcosa a cui aspirare, e Stirner sosteneva che sia il «comunismo che, consapevolmente l’egoismo che insulta l’umanesimo, contano ancora sull’affezione». La clausola socialista secondo cui gli individui devono lavorare per diventare veramente umani ha semplicemente riprodotto la divisione religiosa degli individui in «un sé essenziale e non essenziale». Qui, Stirner si riferisce ad un oscuro articolo di un contemporaneo – il giovane Karl Marx. Il dualismo che ha sostenuto il liberalismo sociale in tutte le diverse forme non poteva essere tollerato ed è stato bruscamente respinto da Stirner: «non voglio saperne nulla di questa divisione dualistica».

Marx fraintese l’Unico, considerando Stirner come un ideologo invischiato nel circolo ostile della diatriba critica che aveva paralizzato la filosofia hegeliana di sinistra. Stirner, tuttavia, rifiutò consapevolmente di sostenere l’egoismo come un insieme di idee o principi.

«Il proprietario comprende di per sé tutto il proprio, e porta ad onorare di nuovo ciò che la lingua cristiana ha disonorato. Ma il proprietario non ha nessuna norma aliena, in quanto non è in alcun senso un’idea di libertà, moralità, umanità e simili: è solo una descrizione di chi è proprietà. »

Stirner desiderava soprattutto liberarsi dal pantano concettuale del 1840 dove postulare la rivoluzione era una moda. La critica di Stirner alla moralità e alla società aveva scosso il giovane Marx, costringendolo ad abbandonare le nozioni di «specie», «uomo» ed «estraniamento» a cui in precedenza nel suo pensiero aveva assegnato un ruolo cruciale, ma l’attacco di Stirner all’intera schiera di ismi va ancora più in profondità. Se il ripudio di Marx di L’Unico, richiedeva di cancellare le questioni del significato etico dal suo pensiero, allora anche i problemi della realizzazione individuale e dell’autonomia – il nucleo stesso del pensiero di Stirner – avrebbero dovuto essere negati.

La libertà per Stirner era sempre la libertà da una cosa o dall’altra. La libertà umana è stata interpretata meglio come “libertà di azione”; Stirner conclude logicamente «la mia libertà si completa solo quando è in mio – potere».

Né la libertà è qualcosa da dare, ma deve essere posseduta e salvaguardata: «Se tu possedessi la forza, la libertà verrebbe da sé». Gli ideologi della libertà politica erano più pericolosi, nella mente di Stirner, persino dei pensatori religiosi o filosofici. L’idea di una società basata su un unico principio (ad esempio il comunismo) era semplicemente un obbligo che metteva l’uomo al servizio dello stato: «La libertà del popolo non è la mia libertà!».

Stirner vide che il socialismo moderno, in particolare quello sostenuto da Proudhon, interponeva un nuovo «principio» tra l’individuo e la proprietà di tutti, la nozione socialista di «giustizia sociale», un concetto altrettanto potenzialmente opprimente quanto la nozione religiosa di «grazia divina”. Sia il socialismo che il comunismo hanno lasciato la mente dell’individuo immutata; era ancora «una mente dipendente».

Il comunismo era un passo indietro, una «dipendenza dall’altro … dalla generalità o dalla collettività», uno «stato, una condizione che ostacola la mia libera circolazione, un potere sovrano su di me».

La nuova forma di «giustizia sociale» di Marx era fondata sulla nozione di lavoro, lavoro obbligatorio svolto al servizio della società. Per Stirner, la divisione del lavoro, con tutte le sue suddivisioni, era semplicemente un apparato concettuale diretto contro l’individuo. Ciò naturalmente portò al lavoro alienato, che anche Marx avrebbe poi affermato di risolvere. Stirner sosteneva che l’individuo, invece di negoziare così tante forme di alienazione nel mondo, doveva semplicemente “espropriare” la proprietà, la forza creativa e le attività, per permettergli di affidarsi di nuovo tranquillamente a se stesso.

Come Hegel, la vera individualità concreta (Einzelheit) era un ritorno dall’alienazione. La nozione di Stirner di Einzige, l ‘«Ego», tradotto in modo più utile come «L’Unico», chiarisce l’intero progetto. «L’Unico» è l’uomo nella sua irriducibile unicità, così l’egoismo è la definizione finale dell’essenza umana, non il soggetto di una categoria etica, ma un fatto esistenziale non macchinoso. Se si potesse distinguere questo, tutte le forme concepibili di alienazione, conscia o inconscia, sarebbero impossibili da attuare.

Eigentum (proprietario o proprietà) non significava la conquista di un contenuto morale, ma l’identità di un uomo con le proprie espressioni, soprattutto, con l’esistenza individuale. La nozione ha un’eredità hegeliana: in la “Filosofia del Diritto” l’immediata manifestazione del diritto (libertà) era il possesso da parte dell’uomo del corpo e delle funzioni corporee (lavoro). Stirner riprese alcune idee dal minore grado di libertà sostenuto da Hegel. Ma l’idea di libertà, come tanti concetti per Stirner, era stata impostata come un nuovo assoluto, dove l’uomo doveva essere libero. Stirner dichiarò che un simile concetto non era altro che … … un nuovo desiderio, un nuovo tormento, una nuova deviazione, una nuova divinità, un nuovo contrito … ».

L’opposizione di Stirner agli ideologi dogmatici coinvolgeva chiaramente il pensiero del giovane Marx. Tuttavia, i loro due mondi antitetici – l’esperienza diretta concreta dell’Unico e del mondo del lavoro universale delineati nell’Ideologia tedesca – non si sarebbero mai riconciliati. Marx, come sempre il discepolo piuttosto che l’usurpatore del pensiero hegeliano, aveva ancora cercato un qualche tipo di accordo. Nel tentativo di riconciliazione, Marx decide di proporre la dottrina della coscienza individuale mediata dalla coscienza sociale.

La vera domanda era fino a che punto i legami sociali determinassero necessariamente la coscienza individuale. Marx non ha potuto dare una risposta definitiva. Tale ambiguità presta sostegno a Stirner; poiché se la coscienza era completamente determinata dalla società, allora non si doveva fare nulla e non era possibile uno sconvolgimento nella mente degli uomini. Stirner permise alla coscienza individuale di mantenere una certa autonomia, sintetizzata nell’ego individuale.

Marx non poteva percepire alcuna forma di tale “coscienza oppositiva” che caratterizzasse la posizione di Stirner e sicuramente dovesse sorgere se si attribuisce credibilità a idee che intendono trasformare la realtà politica. Sia Stirner che Bauer sostenevano che il riconoscimento del dissenso o della «coscienza di opposizione» fosse essenziale per il loro progetto: l’uso spietato dei principi della critica, il principio della dialettica che avrebbe distrutto le forme vuote fondate sul dualismo.

Per Marx, la critica o il solo pensiero non erano sufficienti. Il pensiero era il servitore riconosciuto dei bisogni umani e desiderava che la filosofia (pensiero generalizzato) diventasse uno strumento per cambiare il mondo. Non c’era alcuna «coscienza di opposizione»; solo momenti di opposizione che sono stati inevitabilmente trasformati in fasi successive di sviluppo nel processo storico. La nozione di coscienza sociale di Marx gli permetteva di trascendere l’individualismo di Stirner e anche la moralità astratta del materialismo francese, e modificare le concezioni storiche con la nozione di un movimento dinamico propulsivo nella natura e nel pensiero umano – la dialettica.

Stirner vedeva l’uomo avanzare attraverso le fasi del conflitto e dell’alienazione. Comprese come Hegel, che la libertà nella società contemporanea fosse spiegabile in termini di orientamento dell’individuo a un insieme di postulati morali e pratiche sociali. Mentre si opponeva a Hegel, Stirner pose ironicamente un problema effettivamente hegeliano: la “negatività” inerente al processo di cambiamento di Hegel, la dialettica, sarebbe mai stata fermata per qualsiasi possibile motivo ideologico? Sia Stirner che Marx reclamarono la dialettica hegeliana, ed entrambi affermarono che stavano demistificando la sua natura. Tuttavia, la “difficoltà fondamentale di Marx nei confronti di Stirner” era la domanda “come sarà l’uomo una volta che sarà libero dall’alienazione?”.

Stirner si rifiutò di osservare che il processo ideologico richiedeva uno stadio intermedio; una «alienazione totale» della coscienza. Per Marx, questo stadio si trovava nelle classi proletarie e necessitava di rivoluzione. La realtà di Stirner era il mondo dell’esperienza immediata; voleva subito il potere, non dopo una remota e ipotetica «rivoluzione proletaria».

Nonostante le tattiche e le tendenze rivoluzionarie di Marx del futuro che ha visto manifestarsi nella sua epoca, il materialismo storico significava che mancava di una dottrina per il presente immediato – meno di tutto per coloro la cui esistenza era la rassegnazione ai limiti della comprensione e del processo economico del capitalismo. D’altra parte, per i membri dissidenti della società che non erano ancora diventati socialisti e non vedevano l’alba di un «nuovo ordine», l’egoismo Stirneriano forniva una contestazione alternativa: indisciplinatezza, interrogativi radicali, resistenza attiva e godimento fisico. Soprattutto, mirava alla decostruzione dei “fantasmi” linguistici, alle idee fisse che governavano il mondo reale.

Per Marx, la resistenza radicale di Stirner non coinvolse la classe operaia e fu liquidata come «essenza piccolo borghese». È ironico che Marx consideri Stirner come un fiore all’occhiello della storia, sintetizzando l’egoismo di un commerciante. Stirner si considerava oltre il dissenso, evocando un quadro di insurrezione, piuttosto che l’immagine polarizzata della società che generò un nuovo cambiamento comunista dei maestri: una nuova religione della società. Stirner considerava ingannevole il fatto che l’Illuminismo fosse semplicemente riuscito a trasferire l’equilibrio della religione all’umanesimo nelle sue varie forme fasulle. Fuori da quest’ultimo stadio divisorio dell’hegelismo, Stirner non vedeva alcun motivo per la dialettica che doveva essere riassunta nella storia. A differenza di Marx, ha rivendicato la sua forza distruttiva nella battaglia contro i concetti alienanti:

«… perché dovrei solo dissentire (pensare diversamente) su una cosa? Perché non spingere altrimenti il pensiero al suo ultimo estremo, quello di non avere più alcun riguardo per la cosa, e quindi pensare al suo nulla, schiacciandolo? Allora la concezione stessa ha una fine, perché non c’è più nulla da concepire. »

Ora è possibile capire come Stirner avrebbe visto la “dialettica storica” come la “Volontà di Dio” reiterata in termini pseudo-secolari, e che Marx, in vero stile teologico, tentò di mascherare l’efficacia causale data alle astrazioni ideologiche come forze «empiriche». La posizione di Stirner era chiaramente nichilista, ma attaccando l’idea stessa dell’Illuminismo europeo nel diciannovesimo secolo aveva messo in discussione molto più delle sue dottrine socialiste, e insisteva sul fatto così di perdere tutti i sostegni ideologici.

ROTTING CHRIST: “P’UNCHAW KACHUN – TUTA KACHUN”

Portando la spada – l’ammirazione – della legge dell’altare
Lascia che il sangue scorra – nella valle – di dolore infernale
Dai spettacoli di dolore – la tua forza – del mio mondo degli inferi
Lascia che la lama apra – il loro percorso – verso il mondo dell’oltretomba

Ombre dell’infiero- ombre del fuoco- ombre del morto
Ombre di nero- di fuoco- di un morto

Affilo la mia spada – il simbolo – del mio mondo oscuro
Lodatemi come un dio – come il sovrano – del vostro mondo terrorizzato
Guarda la corona – e dichiara – la tua parola desiderata
Lascia scorrere il sangue, lascia che fluisca- fallo espirare
Ombre dell’infiero- ombre di fuoco – ombre dei morti
Ombre di nero – di fuoco – di morto

Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai

Ombre dell’infiero- ombre dell’infiero
Dell’infiero- del morto- di fuoco
Di morto- di fuoco- dell’infiero
Di fuoco- dell’infiero- del morto
Di morto- del morto- di un morto

Supai maestro- Supai padre – Era nera- Supai maestro

Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai

Ombre dell’infiero- ombre del fuoco- ombre di un morto
Ombre di nero- di fuoco- del morto

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Bring me my sword – the awe – of the altar’s law
Let the blood flow – in the valley – of infernal woe
Leave pain shows – thy might – of my underworld
Let blade dawn – their path – to the netherworld

Sombras del infiero – sombras de fuego – sombras de muerto
Sombras de negro – de fuego – de muerto

I sharpen my sword – the symbol – of my obscure world
Praise me as a god – as the ruler – of your scared world
Look at the crown – and declare – your desired word
Let the blood flow – let it flow – let it blow
Sombras del infiero – sombras de fuego – sombras de muerto
Sombras de negro – del fuego – de muerto

Chorus
Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai

Sombras de infiero – sombras de infiero
Del infiero – de muerto – de fuego
De muerto – de fuego – del infiero
De fuego – del infiero – de muerto
De muerto – de muerto – de muerto

Supai master – Supai father – negra era – Supai master
Chorus
Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai – Supai

Sombras del infiero – sombras de fuego – sombras de muerto
Sombras de negro – de fuego – de muerto

NUOVO CONTATTO ELETTRONICO (SOLO CON TOR)

Per tutti gli affini Misantropi e Nichilisti psicopatici, attivi, estremi, per tutte le affinità Estremistiche Antipolitiche, che amano il proprio odio contro l’umanità, che vogliono la fine totale di questo mondo (meteoriti ed estinzioni, sono anch’essi i benvenuti), questo è un ulteriore contatto, del progetto Abisso Nichilista, usabile solo attraverso la rete Tor:

misantropaae@elude.in

ANTINOMISMO (ORDINE MISANTROPICO LUCIFERIANO)

Ricevo e pubblico:

“La misantropia e il disprezzo della società sono anch’essi elementi essenziali del vero Satanismo.”

Nota introduttiva: Portiamo alla luce, ancora una volta, materiale, che appartiene all’Estremistico Ordine Misantropico Luciferiano, è pensiamo, come si leggerà sottostante, che sia un testo preciso e diretto, ma “in linea”, con i progetti Terroristici e Anti-politici, che sono emersi da parecchio tempo. In linea, precisiamo, non significa nella totalità dell’attentato amorale per far sprigionare in menti pazze, il Caos che vuole affondare la società e distruggere l’esistente. L’affinità egoista, la “base” della feroce Unione degli Egoisti, in questi anni, è stata appresa e sperimentata da un numero risicato di individui, del nostro milieu e di quelli affini, ma che con parole e azioni distruttive, hanno creato qualcosa di originale, influenzando altri estremisti, direttamente/indirettamente, è che hanno agito per scatenare il Caos Terroristico e amorale. Per cui la nostra- verso queste “linee di condotta”- è affinità egoista, materiale che può essere preso, e da dove possiamo apprendere, possedendolo egoisticamente a nostro piacimento. E pur non essendo Satanisti Anti-cosmici (per abbreviare), siamo affini alle parole estremiste espresso sotto. Un altro appunto, che vogliamo fare, è che già abbiamo in parte esplicato, è che rispettiamo totalmente la metafisica satanica/esoterica dell’ Ordine Misantropico Luciferiano, come totalmente rispettiamo il Paganesimo Eco-Estremista, perché per Noi, l’uomo è un animale metafisico. Abbiamo già in breve specificato che significato gli diamo (e magari uscirà un approfondimento/testo) ma quando parliamo di questo, intendiamo l’individuo che nega e discrimina la “base materiale”, che ha appreso nella società umana (questo non può essere negato pensiamo), è che eleva e promuove lo scorrere recondito dell’agire occulto, primordiale, dell’azione, che anche se esplicata in superficie, contiene la sotto-superficie, è che tutto questo oltrepassa, e va al di là del bene e del male, in un inesplorabile attentare estremistico/metafisico.

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

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1. Sii come un lupo mannaro, un lupo assetato di sangue camuffato da pecora umana; poiché potrai cacciare liberamente tra i tuoi nemici solo quando riuscirai a nascondere il tuo vero io.

2. Un’azione forte vale più di mille parole vuote.

3. Lucifero è il nostro ideale, quindi dobbiamo essere noi stessi i portatori di rivoluzione, saggezza e liberazione.

4. Nel mondo dei sognatori i ridestati sono dei.

5. Una società si forma quando dei sufficienti umani deboli, si uniscono, creano leggi e regole per proteggersi dall’ira dei forti. Quindi, rendi il tuo obiettivo, quello di essere sempre il nemico numero uno della società.

6. La Luce brillante di Lucifero rimarrà sempre oscurità negli occhi dei ciechi.

7. La menzogna offre conforto ai deboli, mentre la triste verità libera e rende divino il forte.

8. Menti agli altri se devi, ma piuttosto che iniziare a mentire a te stesso, perdi la tua vita.

9. Lascia che la tua Volontà sia l’unica legge e punisca senza pietà ogni trasgressione.

10. L’élite non può mai degradarsi e sprofondare al livello della feccia indegna, la democrazia deve quindi essere sempre combattuta da tutti noi e con ogni mezzo necessario.

11. Solo attraverso il terrore, la minoranza d’élite può farsi capire, per il lamento della maggioranza subumana.

12. Colui che è il più illuminato forma l’ombra più oscura ed è quindi considerato dagli stolidi come il portatore di tenebre.

13. Solo i subumani sono limitati dalla moralità illusoria e dalle leggi dello status quo. Il Satanista, che ha trasceso queste illusioni, è libero ed è al di là del bene e del male.

14. Fai la guerra contro la pace e combatti per la guerra stessa. Perché solo nel fervore della battaglia i lupi saranno separati dalle pecore.

15. Impara a conoscere te stesso; solo attraverso l’identificazione dei tuoi limiti imparerai a trascendere tutte le tue imperfezioni. La conoscenza di sé è quindi l’unica chiave per la perfezione.

16. Il seme della conoscenza può crescere solo in un terreno fertile e deve essere annaffiato con l’acqua di Azoth. Solo allora la saggezza oscura spezzerà le forme e le strutture stagnanti e farà prosperare il Caos.

17. È attraverso la rappresentazione e l’agire come i nostri Dei Oscuri, che possiamo avanzare ed elevarci ai Loro troni e diventare una cosa sola con la Loro essenza.

18. Entrando senza paura nell’oscurità dell’ignoto troveremo la nostra Luce interiore di Lucifero.

19. Le difficoltà e gli ostacoli che non ci uccidono, ci temprano solamente, e il più temprato tra di noi è colui che è vicino a Satana.

20. Nulla purifica i forti così bene come il sangue versato dei loro nemici.

21. In tempo di pace prosperano solo i parassiti.

22. Sii spietato e senza clemenza, distruggi tutto e tutti quelli che ti ostacolano, perché la pietà e la compassione sono le stimmate dei più deboli.

23. L’adempimento di una vita Satanica è il modo in cui muore un satanista. Perché l’ultima vittoria del forte è morire in battaglia.

24. La nostra Volontà è la legge e la nostra legge è il Caos.

LA VERTIGINE DELL’AMOR FATI

Questo saggio cercherà di esaminare e articolare alcuni degli aspetti fondamentali del pensiero di Nietzsche da cui, crediamo, l’obiettivo finale, è ciò che li anima e come e in cui vengono posti.

Questa vocazione o ispirazione ultima è dietro ognuna delle componenti essenziali della filosofia nietzscheana, che ciò da, un significato e consente in qualche modo, la chiarificazione del significato e della necessità, poiché non risolve alcune delle contraddizioni che attraversano dato pensiero (contraddizioni lungi dall’essere solo apparenti, un ostacolo per relativizzare o da superare al più presto, una mediazione necessaria sulla via della sintesi, fanno parte della linfa che nutre il più genuino, corroborante e acuto pensiero nietzscheano).

Bene, questo respiro diffuso e primordiale, questa vocazione ultima è una volontà illimitata di amare la vita, un desiderio tragico e permanente di rendere possibile da parte dell’uomo la sua fedeltà alla terra e la sovrana affermazione della vita.
“Prima dell’alba” simboleggia, all’interno dello Zarathustra, il canto di quella desiderata affermazione, l’invocazione di quella benedizione eterna e illimitata cui Nietzsche chiamerà, come è noto, “Amor Fati”.

Questo canto che afferma, è un canto che ha come correlazione, in questo testo, il cielo puro e libero, e in altri testi il mare come simbolo o metafora della vita
In entrambi i casi, viene evocato uno spazio di libertà e purezza all’interno del quale l’accesso all’esistenza cessa di essere letto come un dovere o fatalità per irrompere come un’avventura, come un esperimento o un viaggio senza un percorso o una meta predeterminati.

Il termine “Amor Fati” incarna per Nietzsche la formula suprema di affermazione alla quale la volontà può accedere, testimonia un atteggiamento dionisiaco verso l’esistenza e rappresenta lo stato più alto a cui il filosofo in particolare, e qualsiasi uomo in generale, può aspirare.

Qual è il significato e lo scopo di questa benedizione sconfinata, di questo si eterno a tutte le cose che costituiscono il criterio di misura ultimo della grandezza e del valore della vita umana?

Benedizione significa in questo modo, innanzitutto battezzare tutte le cose nella sorgente dell’eternità, cioè proclamarle necessarie ed eterne.

La benedizione dionisiaca non esclude né seleziona né sostiene semplicemente l’irrimediabile con lo stoicismo. È un atto d’amore per il necessario che emana da una visione del tempo come Eterno Ritorno e solo da esso diventa possibile.

Questa visione eternizza il tutto sanzionandolo come necessario, immortalandolo nel ciclo del divenire. Affermazione illimitata che racchiude la totalità di ciò che esiste: nessun evento, nessuna cosa, aspetto o essere può essere isolato, eluso, sminuito o condannato. La benedizione dionisiaca “vuole il ciclo eterno – le stesse cose, la stessa logica e non la logica dei nodi”, nella certezza che “nulla deve essere rimosso da ciò che esiste, nulla è superfluo”.

E non perché ogni evento è un “frammento di fatum” che sostiene la totalità dell’esistente, cosicché è stata necessaria un’eternità per resuscitarlo, ma in esso trova la matrice, anche della propria possibilità. Se questo è il caso (vogliamo che diventi-così), diremmo con Nietzsche:

(“Trasforma la credenza:” è così e non in un altro modo “nella volontà “, questo deve accadere in questo modo e non in un altro modo “), quindi non è solamente, il non esserci il minimo diritto di volere qualcosa in un altro modo, di volere qualcosa che è diverso, né che la condanna della cosa più piccola, equivale sempre a negare la totalità (“Solo una minoranza realizza ciò che il punto di vista del desiderabile implica; tutto questo dovrebbe essere così ma non lo è “) o anche “questo avrebbe dovuto essere così”: una condanna di tutto il corso delle cose, perché non c’è nulla di isolato in esso: il più piccolo dettaglio sopporta la totalità.

Non è solo questo: è proprio in virtù della radicale trascendenza del momento in cui ogni momento del divenire, ogni momento del passato e del futuro è già lì da sempre (in ogni momento del passato, in ogni momento del futuro), tutto scorre, adesso, ed è ogni inizio è consumazione del ciclo cosmico.

O lo amiamo in blocco o lo condanniamo in blocco, dal momento che “tutte le cose sono incatenate, chiuse, innamorate”.

Negare un singolo momento, disprezzarlo, maledire la sua esistenza, implicherebbe la condanna dell’intero corso delle cose. E viceversa: lo scopo di ciò che accade diventa illimitato …

Attento, sembra dire Nietzsche, con quello che vogliamo, con quello che facciamo, con ciò che omettiamo o lasciamo – poi torneremo su di esso – perché l’eterno ritorno comporta un tale grado di responsabilità …: la massima libertà è sempre allo stesso tempo, come vedremo un impegno non trasferibile e estremo dove la posta in gioco va ben oltre il nostro modesto destino individuale.

Ma la benedizione dionisiaca, l ‘”Amor Fati” tanto desiderato da Nietzsche, non solo afferma la necessità e l’eternità di tutte le cose; allo stesso tempo e in stretta relazione con quanto sopra, esso rivendica e ripristina la sua purezza: “Ma questa è la mia benedizione”, scrive Nietzsche, “tutte le cose sono battezzate nella fonte dell’eternità e al di là del bene e del male”.

Questa pretesa di innocenza per il mondo, che è il battesimo delle cose “al di là del bene e del male”, in breve, “restituisce l’innocenza al futuro”, risorge da una decisione che affonda in quella stessa volontà di amore e di fedeltà alla terra che costituisce il desiderio più intimo.

“Restituire la purezza al divenire” significa innanzitutto liberarlo dalla categoria della finalità. Si tratta di liberarsi della credenza nel diventare un processo che trova il suo significato e la giustificazione nel raggiungimento di un obiettivo o fine totalizzante. Nessuna forma di unità mette insieme e riconcilia la molteplicità di ciò che esiste, non c’è una totalità di significato che trascende ogni momento del divenire in relazione al quale può essere giustificato e pesato, “non c’è risposta al ” perché “.

Che l’autorità teologica o sovrumana che genera imperativi, capace di ordinare compiti e di collegare e armonizzare le diverse vicissitudini della storia è stata, secondo Nietzsche, storicamente secolarizzata nell’autorità della coscienza o della ragione, in “l’istinto sociale”, nella storia o nella felicità della maggioranza. Tuttavia, sia nella forma dogmatico-teologica, sia nella forma secolare, la volontà di salvezza dell’uomo, il suo bisogno di senso, è stato così temporaneamente colmato.

È noto che Nietzsche ha definito questo momento storico in cui, avendo perso la fede nel dio cristiano, rimane intatta la necessità di ricevere un senso di “nichilismo incompleto”. Questo è quindi solo il tentativo di sfuggire al nichilismo attraverso la sostituzione dell’ideale dogmatico-teologico con un altrettanta utile natura secolare, capace di continuare a rispondere ancora una volta alla domanda capitale di “wozu”, “perché in assoluto l’uomo? ”

Ancora una volta, un modo per evitare la propria responsabilità, sottolinea Nietzsche … e con ciò che esso, in verità, scopre un aspetto nuovo e cruciale che solleva, a mio avviso, un problema essenziale nel modo di pensare, il problema di chi è / può essere responsabile e che tipo di responsabilità è.

“Restituire l’innocenza al divenire” implica anche, in secondo luogo, una stretta relazione con il primo punto, nello sradicare dal divenire la possibilità di ogni debito e ogni colpa, in modo che affermando la necessità e l’eternità di ogni cosa, concependo ogni momento come la matrice del tutto, sia l’unico anello estatico che sostiene e proietta la totalità dell’esistente; la porta che è infine chiusa a tutte le possibili “fughe”, ma anche, allo stesso tempo, a tutti i sensi di colpa.
E il modo migliore per liberare in ogni istante e ogni cosa dalla sua indigenza congenita, dal suo “debitore”, dalla sua dipendenza e subordinazione rispetto a qualsiasi “totalità di senso” che dà ordine, valore e scopo. È che si risolvono nell’istante estatico del tempo pensato come ritorno passato e futuro, che integra e libera nell’ora la totalità del divenire, ogni momento del divenire?

L”Amor Fati ” nietzschiano non assomiglia all’ottimismo leibniziano che giustifica l’intero corso delle cose basato sulla credenza metafisica dell’armonia e della bontà universale. La benedizione dionisiaca non è affatto un “onni-accontentare che sa in che modo appagare tutti”; non è una passiva riconciliazione con il passato, la rassegnazione sterile, il fatalismo.

Tuttavia, poiché la formula che esprime l’Amor Fati è “non voler che nulla sia diverso, né nel passato, né nel futuro, né per tutta l’eternità, non solo per sostenere ciò che è necessario, e ancor meno per nasconderlo – ma per amarlo “, deve necessariamente anche integrare il passato ascetico dell’uomo con il suo bagaglio di valori nichilisti in quella” sorgente dell’eternità “, in quella totalità indissociabile che Nietzsche cerca incondizionatamente essere in grado di trasformare in un oggetto d’amore.

Il “fiume del divenire” deve portare la barca della volontà della verità, scrive Nietzsche, una volontà che attraversa la storia ascetica dell’uomo. Dal momento in cui è stato configurato e messo in funzione, è integrato nell’Anello del Ritorno, sospeso ed eterno nel movimento del divenire.

Ora, questo “avere-da-portare” il fiume nel divenire, la “barca” dell’ideale ascetico, questa “formazione-parte” che è la volontà di nulla o volontà di verità della necessità inevitabile dell’anello, non implica in alcun modo che tutto questo è fissato, immobilizzato ed esaurito nell’aspetto ascetico, che è condannato a portare eternamente con se, una fisionomia o determinazione negativa. In tal caso, Nietzsche non ha potuto convertire la volontà negativa, dominante in tutta la storia dell’uomo, in un oggetto d’amore. Ma ha dovuto farlo poiché “non c’è rifugio contro il pensiero della necessità”.

L’ORIZZONTE DEI POSSIBILI ORIZZONTI

« Il pensiero filosofico contemporaneo ha luogo in modo cosciente a partire dalla propria origine, che col solo sussidio della scienza non può essere né scoperta né raggiunta ».

Tale origine è l’essere, insondabile con le categorie universalmente valide dell’intelletto, ma, allo stesso tempo, esistenzialmente presente per l’uomo che abbia anche solo un livello minimo di coscienza del proprio esserci.

La filosofia infatti non può che cominciare con la domanda: «cosa è? ». Tuttavia dal momento che il pensiero dell’essere non è in grado di giungere a una determinazione unica e assoluta dell’essere stesso ma al contrario in esso ogni unità e determinazione pare essere compresa, e dal momento che esso non si presenta mai come un oggetto visibile che sta di fronte al soggetto che io sono come un qualcosa di determinato e conoscibile mediante le categorie dell’intelletto ma appare lacerato nella frammentazione degli oggetti per cui il mio sapere è sempre rimandato nella forma di un sapere di oggetti finiti mai dell’essere stesso, dal momento infine che l’uomo che io stesso sono non è una totalità ma solo una possibilità (l’esistenza possibile) che come tale si dà unicamente insieme ad altre possibilità (le altre esistenze), per tutto questo, dice Jaspers « nessuna verità oggettiva potrà mai essere assoluta, ma ogni oggettività sarà sempre relativa ».

Del resto la Grundfrage era destinata inevitabilmente al naufragio in quanto, volendo ricondurre il non pensato all’interno della filosofia, come si è visto, non riusciva a riconoscere oggettivamente l’essere come uno e quindi a stabilire « un concetto dell’essere che fosse così comprensivo da includere tutti gli essere come sue specie o come momenti inclusi nella sua totalità » . Ma non per questo il pensiero ha abbandonato la ricerca. Al contrario, non ha lasciato nulla di intentato: « si è pensato l’essere come essere determinato nei concetti degli oggetti, lo si è appreso in modo immediato nel riferimento dell’esser-io a se stesso, lo si è colto nel suo sparire e lo si è riconosciuto come inconoscibile nei pensieri limite dell’esser-in-sé… ».

Tutti questi tentativi, sebbene non abbiano ottenuto effetti concreti – cioè non abbiano dato vita ad alcun sapere (Wissen) definito e stabile – hanno avuto comunque il pregio di porre l’uomo sulla via della ricerca dell’essere. Il filosofare, infatti, non è altro che la ricerca dell’essere, in cui l’essere stesso diviene problema per l’io che non si limita al semplice esserci, ma che si fa coscienza di sé come coscienza dell’esser-sé quale modo dell’essere stesso, e come tale si stupisce nel naufragio della comprensione e nell’imbarazzo dell’intelletto; cioè, in una parola: filosofa, ponendosi così « in cammino verso l’essere percorrendo le vie del pensiero ».

La ricerca filosofica è questo cammino dell’uomo che, sulla via, incontra solo oggetti e che, in questo incontro, si accerta di sé come non assoluto. Non l’essere, del resto, né gli oggetti, né lui stesso sono qualcosa di assoluto : « Nel mio limite temporale mi trovo costretto e condizionato da situazioni e compiti che non mi consentono di pensarmi assoluto nel tempo »). Ed è proprio la non presenza dell’assoluto nello spazio del mondo e nel tempo della storia che segna il rapporto filosofico all’essere nella ricerca. Tale non-presenza è il fallimento della ricerca stessa, che per sua natura però non può che tendere alla totalità e all’unità. Ancora una volta, fare filosofica significa farsi beffe di quella filosofia che non è più in grado di esporre un sistema della totalità dell’essere nella forma di un’unità oggettiva, per cui l’essere stesso rimane, per l’io che lo indaga, il non-chiuso che in ogni sua determinazione lo trascina verso l’illimitato.

Il cammino verso l’essere e la via verso l’illimitato vengono così a coincidere nell’accertamento esistenziale dell’irriducibilità dell’essere a oggetto e della sua esclusiva presentazione, per noi, nella scissione soggetto-oggetto che però, inevitabilmente, lo falsa. Data la disarticolazione dell’essere, dunque, « non posso pensare l’essere assoluto, né posso evitare il pensiero. Questo essere è trascendenza, perché io non lo posso comprendere, ma sono costretto a trascendere verso di esso con un pensiero che si conclude in un non-poter-pensare ».

Al filosofare rimane quindi solo la via del trascendere quell’oggettività categoriale che ha di fronte come qualcosa di imprescindibile. In questo trascendere, l’essere non solo si rivela come l’orizzonte in cui di volta in volta ciò che è si rende visibile per me, ma, ancor più, si presenta come « ciò da cui sorgono pure tutti i nuovi orizzonti» e che come tale però, sembra sempre « venir meno ». È ciò che solo si annuncia senza mai diventare oggetto. « È ciò che non presenta mai se stesso, ma in cui tuttavia il resto si manifesta ». È quindi, quello che Jaspers chiama l’Umgreifende, l’incomprensibile totalità comprensività.

Ma quale linguaggio per questo essere? si chiede Jaspers. Necessariamente una nuova “logica filosofica”: la logica dei modi dell’abbracciante che sappia cogliere nei singoli modi quel che li disdice e li rende trasparenti e quindi “segni” in direzione della trascendenza. Il pensiero di un tale essere che è svincolato da qualsiasi sistema di riferimento ma che a sua volta è l’orizzonte dei possibili orizzonti, è l’operazione filosofica fondamentale, semplice e inattuabile allo stesso tempo. Ogni proposizione che si riferisce all’essere, del resto, non può che essere espressa nel pensiero oggettivante e categoriale dell’intelletto ma, se vuole realmente dire questo essere-abbracciante, deve costantemente disdirsi e quindi esprimersi con sempre nuovi controsensi: « pensare nella forma dell’oggettività ciò che non è oggettivo » è una « equivocità inevitabile ».

Ora, l’equivocità causa per l’intelletto (Verstand o Bewusstsein überhaupt, ossia per quel modo dell’essere onnicomprensivo che io sono e che è il soggetto della coscienza oggettiva e universale) l’arenarsi del pensiero categoriale della scienza, mentre per la ragione (Vernunft, ossia la connessione dei modi dell’essere onnicomprensivo) è occasione del naufragio in cui la multivocità diviene condizione di possibilità e di una dicibilità ulteriore. Jaspers infatti vuole quasi forzare il pensiero ad arrestarsi nelle secche della contraddizione logica allo scopo di far sorgere nell’uomo quell’« imbarazzo dell’intelletto » nel quale solo sono possibili – tramite la classica categoria tragica del rovesciamento – la formazione, la chiarificazione e la trasformazione della coscienza dell’essere.

Per comprendere l’essere è necessario quindi guadagnare il « più vasto spazio del possibile » e in questo si presenterà ciò che annuncia l’essere pur non essendo l’essere. L’Umgreifende, del resto, è « ciò che fa sì che tutte le cose non siano soltanto quello che sembrano a prima vista, ma restino trasparenti ».

L’essere stesso, il mondo e l’io, quindi, nel momento in cui si sottraggono alla pensabilità divengono quasi dei punti vuoti in divenire della trascendenza. Lontani e inafferrabili al punto che sembrano irraggiungibili, tanto irraggiungibili che sembrano svanire nel nulla. Ed è veramente un’immane potenza, quella del pensiero jaspersiano, che pretende di tenere fermo lo svanire, ossia di fissare in un’istantanea quel momento unico e particolarissimo (anche se si tratta di
un’esperienza costantemente vissuta dall’esistenza) in cui il trascolorare del reale mostra, a un tempo, la sua realtà e l’oltre in cui essa pare svanire. Mentre per il Professore di Jena questa stessa potenza derivava dalla previa identificazione di essere e pensiero e ancor più dalla definitiva risoluzione del finito nell’infinito, per il filosofo di Oldenburg, una volta rotta l’unità razionale dell’Assoluto hegeliano, si apre la possibilità (ma è più una pretesa) non di mantenere insieme finito e infinito, ma di coglierli entrambi (di chiarificarli, di accertarsi di loro) nel momento – inevitabilmente tragico – in cui il primo finendo, come è sua natura, trapassa nel secondo che così, istantaneamente, si rivela.

NIENTISMI (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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In questo riservato iperconscio vediamo una prefigurazione di Raskolnikov che oscilla tra essere un sopravvissuto e un verme; è anche il prototipo da cui emergeranno Stavrogin e Ivan Karamazov. Questa idea dell’individuo iperconscio, autocosciente nell’estremo, che necessariamente va oltre l’individuo normale e non può aiutare l’umanità a deviare, fornisce a Dostoevskij la materia prima per la complessa rete di interessi che lo occuperanno nelle sue ultime opere.

In una lettera del 1869, scritta quando stava progettando “L’eterno marito”, sottolinea che le basi di quell’opera sono le stesse di “Memorie dal sottosuolo”, che chiama “il mio terreno eterno”. Questo senza dubbio stava nascendo in lui da prima di“Memorie dal sottosuolo”, ma in quel lavoro arriva prima la luce della coscienza.

Nel suo primo romanzo, “Povera gente”, la figura di Mikhail Devushkin è quella di un uomo che vive in un angolo del mondo molto simile all’uomo sotterraneo. Sebbene la sua ambizione sia quella di diventare uno scrittore, rinuncia all’idea, lamentandosi del fatto che la sua scrittura manchi di stile e si guadagni da vivere trascrivendo la scrittura di altri. Afferma:

Se tutti dovessero diventare un grande scrittore, ci sarebbero i no copisti. . . . Anche se assomiglio a un topo, non mi interessa, visto che questo topo è necessario per te e anche se io sono del tutto inutile nel mondo, posso ricevere un risarcimento senza perdere questo status. Ma che tipo di topo sono?

L’amore che lo spinge a salvare la sua amata lo porta oltre il limite dei suoi mezzi e rivela un fanatismo latente per il sacrificio di sé che viola il normale modo di essere umano, una passione che grava sul lito ” chiamata cosi in “I demoni”. Travolto dalle forze del mondo, e con il suo rapporto d’amore che per gradi si trasforma in disperazione, un certo “piacere nell’auto-umiliazione” (“Memorie dal sottosuolo”) si insinua in questo amore.

Questo non è ancora ipercoscienza o ribellione, comunque. Si percepisce sia in Dostoevskij che nei suoi protagonisti un profondo umanesimo Dickensiano in cui le lacrime di dolore escono sotto forma di umorismo. Devushkin scrive all’amante che gli sta sfuggendo di soppiatto: “Morirò – certamente morirò”. Se fosse stato in grado di trovare in sé la forza della ribellione di ritornare alla vita da questa ultima disperazione, un punto di vista come quello dell’uomo sotterraneo come “uomo inventato” sarebbe potuto venire alla ribalta. L’esclusivo iperconscio, che devia da “uomo” nel doppio senso sopra menzionato, simboleggia la rottura dall’umanesimo moderno. L’individuo normale funziona bene all’interno dell’umanità falciando la sua “ottusità di spirito”, e questo umanesimo guadagna forza per essere proiettato sull’ideale di una nuova società. Ma il genio “atmosferico” di Dostoevskij percepì rapidamente la rottura di “umano” e l’avvento del nichilismo all’interno del nuovo umanesimo. L’uomo sotterraneo rappresenta un esperimento intenzionale con questo crollo, per mostrarlo per quello che era e allo stesso modo per Dostoevskij di arrivare al suo stesso terreno eterno. Come dice Berdjaev, le opere di Dostoevskij abbracciano la crisi o la denuncia interna dell’umanesimo, così come l’umanesimo finisce con Dostoevskij e con Nietzsche.

La “psicologia sotterranea nella mente” emersa negli scritti di Dostoevskij aprì un regno distinto dalla psicologia delle persone normali. Un cambiamento avvenne in psicologia equivalente all’introduzione dei numeri irrazionali o immaginari nel sistema dei numeri razionali.

Una psicologia che contiene incommensurabilità e antinomia che non possono essere risolte dalla normale razionalità è che diventa per lui una “realtà superiore”, in cui attrazione e repulsione, amore e odio, appaiono come una cosa sola. L’uomo sotterraneo vede l’improvviso spasmo del desiderio sensuale che lo travolge come una vendetta. Le convulsioni di “il sublime e il bello” che lampeggiano come fuochi d’artificio contro il cielo scuro della dissipazione servono solo ad aumentare il contrasto. Il più sublime e il più basso si incontrano ai loro limiti esterni; gli ideali di Sodoma e Madonna si fondono insieme. Ma soprattutto, è il modo di essere del proprio “io” reso iperconscio nell’uomo fatto di repliche, che diventa un’antinomia.

Il sé desidera essere se stesso e essere libero: è un percorso verso il sublime e, infine, verso Dio; ma allo stesso tempo è un percorso lontano da Dio e verso la bassezza. È una vita che sfida l’esplorazione razionale: più si avvicina a Dio e più diverge da Dio, e più diverge più si avvicina. La libertà deve essere esercitata al limite, ma ciò significa libertà per il male e libertà per il bene. Poiché questa libertà è così elementare, che è paragonata a un tipo di attacco o “spasmo”. Il punto di vista dell ‘”inerzia contemplativa” è il punto di vista di un sé che affronta “il muro” in una simile vita.

La ragione per cui l’uomo normale che vive in superficie, l’uomo di “semplice azione”, appare noioso e superficiale dal punto di vista dell’inerzia contemplativa dell’uomo sotterraneo, è che ha delle basi su cui fare una comoda dimora, e anche che “confonde le cause immediate e secondarie per quelle primarie”. Al contrario, l’uomo del sottosuolo chiede: “Dove sono le cause primarie su cui devo costruire? Dove sono le mie basi? “E continua a indagare su cose sempre più fondamentali. È da questa postura che emerge il punto di vista dell’inerzia, che ostacola l’azione di qualsiasi tipo.

Se viene schiaffeggiato, non è in grado di rispondere immediatamente. Anche uno schiaffo sembra essere un evento necessario che si verifica secondo le leggi naturali, inevitabile come “due volte due è uguale a quattro”. Colui che viene schiaffeggiato non sa come comportarsi di fronte al muro di pietra del mondo di “due volte due è uguale a quattro”. Invece, viene gettato indietro dal muro di pietra a se stesso, dove si interroga senza fermarsi nel terreno per l’azione (in questo caso l’azione di colpire addietro). Cerca di fare qualcosa, ma tutto quello che può fare è sprofondare nella palude senza fondo dentro di lui, inerte e impotente.

Come risultato di questa “autodisciplina della cogitazione”, l’orientamento della coscienza all’inerzia inizia a considerare “l’essenza di cose come la coscienza o il pensiero”. “Ma allora”, chiede, “se questo è già legge naturale, allora quale sarà la fine di tutto? Dopotutto è la stessa cosa. “In altre parole, l’inerzia contemplativa è lo stato in cui si finisce naturalmente rafforzando la coscienza; l’uomo sotterraneo la concepisce come il risultato delle normali leggi fondamentali della coscienza elevata. Non è altro che “il risultato legittimo [nato dalla] coscienza”. Le leggi naturali controllano anche il funzionamento interno della coscienza e lo rendono inerte. Anche l’uomo sotterraneo affronta il muro all’interno dell’autocoscienza e si ribella. La sua “nientificazione” non ammette nemmeno il fanatismo di un Bazarov.

Anche in questo vediamo un approfondimento dell’autocoscienza del nientismo. Prendiamo un esempio. Per convincersi che un atto di vendetta è puro e giusto, e per eseguirlo con calma, è necessario credere che la giustizia sia la causa primaria. Ma questa giustizia non può essere stabilita con la certezza di “due volte due è uguale a quattro”. Quando la rabbia aumenta, finisce per dissolversi “come una soluzione chimica” mentre la coscienza diventa inerte. Al contrario, se ci si arrende a sentimenti ciechi, si realizza immediatamente l’autoinganno e si finisce per disprezzare se stessi. Alla fine, non si può evitare una vita di inerzia contemplativa come uno spettatore cosciente che sta a braccia conserte. Una vita così è guidata da una profonda noia, e tutto diventa uguale. Questo è un nichilismo senza fondo e tuttavia non uno stato di stagnazione in cui la coscienza è semplicemente offuscata; al contrario, una violenta tempesta infuria nell’abisso di questo nientismo.

I sentimenti e le aspirazioni, avendo perso un sentiero per liberarsi all’esterno, si rivolgono verso l’interno e si diffondono entro i confini del sé. Incapace di credere nelle ragioni per cui gli individui normali razionalizzano la loro purezza e rettitudine, e dopo essersi allontanati dalla via di mezzo dell’umanità, la coscienza si intensifica al punto che si è incapaci di autoinganno dall’individuo normale e allo stesso tempo si arriva a sentire ciò che equivale a un piacere segreto anormale nelle cose basiche. In queste difficoltà, la vita è torturata da un dolore umiliante, è alla fine anche la disperazione e l’umiliazione diventano piacevoli.

Più consapevole ero della bontà e di tutto ciò che era “sublime e bello”, più profondamente affondavo nella mia melma e più diventavo capace di sprofondare completamente in essa. Ma la cosa principale era che tutto ciò che non sembrava accadere in me per caso, era come se dovesse essere così. Come se fosse la mia condizione più normale, e non la infima malattia o depravazione, così che alla fine ho persino perso il desiderio di lottare contro questa depravazione.

In breve, il mondo sotterraneo è quello in cui l’uomo “fatto da una replica” che si è allontanato dalla normale umanità si riscopre come normale. Al contrario, i cosiddetti uomini normali che vivono in superficie, uomini di “semplice attività”, hanno in loro una sorta di solido fondamento. Accettano un qualche tipo di obiettivo nella vita, o sentono qualche valore o ideale, come una base di sostegno assolutamente coerente di cui sono prontamente convinti. Questo è il motivo per cui tali persone sono in grado di agire – e anche perché sono “stupide e superficiali”. Hanno confuso le cause secondarie più accessibili per quelle primarie. La loro intelligenza non ha i mezzi per interrogarsi e cercare le cause più fondamentali, così anche se vengono lanciati contro il muro di “due volte due è uguale a quattro”, non si lasciano andare alla disperazione. Non accade a quelli con la coscienza debole e dell’autocoscienza di opporsi a tale resistenza;semplicemente si arrendono. Preferiscono recepire
il muro come parte delle fondamenta della loro vita, e provano un senso di sollievo di fronte ad esso (proprio come un popolo conquistato prova un senso di sollievo di fronte alla dichiarazione del vincitore).

Per tali persone un muro non è un’evasione, come per esempio per noi: persone che pensano e di conseguenza non fanno nulla; non è una scusa per deviare. . . Il muro ha per loro qualcosa di tranquillizzante, moralmente rilassante, definitivo – forse anche qualcosa di misterioso..

Il muro di pietra, due volte due è uguale a quattro, le leggi della natura, le conclusioni delle scienze naturali, la matematica – queste sono per gli uomini normali una specie di “tranquillante”; contengono una sorta di “parola magica” che porta alla pace.

Non appena ti dimostrano, ad esempio, che sei discendente da una scimmia, allora è inutile accigliarsi, deve essere accettato come un fatto. Quando ti dimostrano che in realtà una goccia del tuo stesso grasso deve essere più cara a te di centomila dei tuoi simili, e che questa conclusione è la soluzione finale di tutte le cosiddette virtù e doveri e di tutto questo delirio e pregiudizi, quindi potresti anche accettarli, non puoi farci nulla, perché il due volte due è uguale a quattro è una legge della matematica. Prova a confutarlo.

IL SOLIPSISMO E LA REALTÀ DEL PASSATO

Forse l’idea generale più decisiva di Wittgenstein nel trattare del ricordo è che il verbo “ricordare”, come anche i verbi “avere l’intenzione di” o “voler dire”, non è un verbo dell’esperienza. Ciò non significa, come già detto, che quando qualcuno ricorda qualcosa di diverso, questo non accade in esso o essa (scosse elettriche, consumo di glucosio, sinapsi, ecc.).

Naturalmente, il soggetto che ricorda può avere immagini speciali, sensazioni o sentimenti. Niente potrebbe essere più lontano da Wittgenstein che negare una cosa del genere. L’unica cosa su cui insiste, comunque, è che niente di quello che accade all’interno del soggetto è rilevante per la comprensione di cosa significa “ricordare”. “Ciò che neghiamo è che l’immagine del processo interno ci dà l’idea corretta dell’uso della parola” ricordare “.”

Quando qualcuno ricorda qualcosa, non sta riportando un evento interno, ma qualcosa che ha a che fare con la comunicazione umana, cioè un pensiero espresso attraverso frasi costruite al passato.

Ma se questo è corretto, ne consegue che nessuna analisi introspettiva, non importa quanto esauriente, potrebbe rivelare qualcosa, per quanto minima, sul significato del verbo “ricordare” che, alla fine, è ciò che ci importa. Questo a sua volta ha implicazioni importanti che è essenziale rendere esplicito: il fatto che l’analisi introspettiva non funzioni in questo caso significa che nulla di quello che abbiamo potuto trovare grazie ad esso potrebbe essere di qualche utilità per noi. Ora, che cosa potrebbe rilevare l’introspezione?

Questo è esattamente ciò di cui gli empiristi come Hume e Russell parlano, vale a dire immagini e sentimenti speciali. Quindi, ciò che Wittgenstein sostiene, direttamente contro ciò che è stato affermato da pensatori in prima linea, come quelli appena menzionati, è che le immagini e le sensazioni sono meri “accompagnamenti contingenti”, semplici accessori del ricordo; possono dare se stessi e non dare se stessi e il fatto che non danno non impedisce a qualcuno di “ricordare” qualcosa correttamente. Ciò richiede esemplificazione ed espansione.

Consideriamo, in primo luogo, le immagini. A prima vista, perché io ricordi, ad esempio, un amico ucciso qualche anno fa, devo avere un’immagine di lui. Ma a che serve l’immagine? Ovviamente non per dirmi che sto ricordando il mio amico: prima di avere o di formare la sua immagine, sapevo già che stavo ricordando lui e non qualcun altro. E, d’altra parte, che utilità potrebbe avere la mia immagine, per esempio, gli spettatori di un resoconto di esperienze passate, in cui il mio amico è il personaggio centrale? In realtà, sembrerebbe che la storia sia di troppo.

L’’immagine, per definizione, è interamente privata, soggettiva, intransitabile. Nessuno ha accesso ad essa. Ma, in aggiunta, come si potrebbe sapere che l’immagine che ho, corrisponde al mio amico, che è la sua, e che non mi sono confuso, vale a dire, che sto ricordando, diciamo, Juanito, ma in realtà l’immagine che ho è del suo fratello gemello, Luisito? Chi mi assicura che nulla di tutto ciò potrebbe accadere?

È importante sottolineare, inoltre, che non è per niente scontato che se in una seconda occasione ricordassi il mio amico, avrei di nuovo la stessa immagine di lui. Non potrebbe essere il caso, ad esempio, che ogni volta che ricordo il mio amico, cambio la mia immagine? La mia ipotesi empirica è che sia così, cioè che l’immagine cambierà a seconda di ciò che sto raccontando, del contenuto della memoria. Ma poi sembrerebbe che ciò che abbiamo associato a un ricordo, non è un’immagine, ma un congiunto diffuso o aperta di immagini.

In tal caso, cosa li unisce? La risposta non può arrivare in termini di sentimenti speciali, perché lo stesso ragionamento viene applicato di nuovo: come faccio a sapere che quella sensazione che sono riuscito a rilevare in un dato momento (supponendo che non mi sbagli al riguardo) è la stessa ogni volta che ricordo di qualcosa o qualcuno? Wittgenstein mostra la natura insoddisfacente di questa idea come segue: “Questa situazione sarebbe concepibile: qualcuno si ricorda per la prima volta nella sua vita e dice: ‘Sì, ora so cosa significa’ ricordare ‘, cosa si prova a ricordare’?” – Come fa a sapere che questa sensazione è di “ricordare”? (…). Come farà a sapere di nuovo in futuro cosa sentirà di ricordare? “

Sembrerebbe che con le risposte empiriche, l’unica cosa che possiamo fare è muoverci, girando in circolo.

Quello che abbiamo detto è direttamente correlato ad alcune cose evidenziate con grande acutezza da Norman Malcolm. Esso sostiene, penso con ragione, che in condizioni normali se diciamo che qualcuno ricorda che p è perché “p” sia vero. Cioè, non ha senso dire che qualcuno ricorda, ad esempio, che ieri ha piovuto se ieri non ha piovuto!

In altre parole, c’è un senso in cui semplicemente non si può dire che chiunque ricordi qualcosa se ciò che dice di ricordare non è accaduto. Pertanto, ciò che è veramente importante nella memoria è la propria verità (o la sua veridicità), e non quella che arriva con le immagini, le sensazioni speciali e così via. Il ricorso all’immagine e ai “processi interni” non garantisce nulla sulla correzione di un ricordo: qualcuno può avere una moltitudine di immagini e, tuttavia, “ricorda male” una situazione.

Pertanto, la domanda cruciale è: come viene determinata la correzione o l’inesattezza di un ricordo? Questo è ciò che è veramente importante e ciò che stiamo iniziando a vedere, dove in domande come queste, gli empiristi (inter alia) non sono in grado di offrire risposte soddisfacenti.

La verità è che la posizione Wittgenstein si è modificata e che la critica di ciò che potremmo chiamare “ritratto proposizionale” è diventato sempre più aspro. Ma questa critica era, ovviamente, più di un’altra cosa un autocritica. Nel periodo delle Osservazioni filosofiche, per esempio, Wittgenstein mantiene una posizione alquanto ambivalente rispetto al ricordo. Da un lato (e molto probabilmente sotto l’influenza di Russell), ammette ancora che il ricordo è un ritratto o un’immagine del passato ma, dall’altro, inizia a ribellarsi a quell’idea e ad enfatizzare l’indipendenza della memoria contro di fronte all’immagine.

Che le immagini e le sensazioni da sole non bastino a determinare ciò che viene ricordato viene esposto mostrando, che potrebbe darsi il caso, che le abbiamo avute e che, comunque, esse, erano qualcosa che stava per accadere. Nel suo libro, Wittgenstein lo espone come segue: “Se il ricordo non è nessuno tipo di visione del passato, come possiamo sapere che deve essere ripresa in relazione al passato? Potremmo quindi ricordare qualche evento e dubitare se nella nostra memoria abbiamo un ritratto del passato o del futuro. “

Da quanto detto sopra risulta che per il Wittgenstein intermedio la memoria è in qualche modo una visione o una ritenzione del passato, ma anche che c’è qualcosa logicamente prima dell’immagine e del sentimento in relazione alla memoria, cioè il concetto del passato.

È perché sappiamo già che stiamo ricordando l’interpretazione delle immagini o i sentimenti, è che possiamo avere come immagini, qualcosa che è già accaduto e che abbiamo la sensazione che questa immagine sia qualcosa di “già visto”. L’immagine e il sentimento, quindi, sono parassiti sul concetto di passato. “E come si apprende cos’è il passato? Apprendi il concetto del ricordo del passato. “

Ora, ricordare non è fare un viaggio nel passato, né si tratta di portare il passato nel presente. Tutto ciò è fisicamente e logicamente assurdo. Ma poi quello che dobbiamo chiederci è: cosa è davvero da ricordare? Per rispondere a questa domanda dovremo dire alcune parole sulla questione di come l’esperienza interviene nel senso delle parole e anche sull’oscuro tema dei limiti del significato.

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