ANTEDILUVIAN: “TORRI DEL SILENZIO”

Sotto i cieli secchi
Le spirali gemelle ascendono
Percorso da vagabondi esecrabili
Su piani abissali
L’ospite dimenticato

Schiavi antecedenti
Scopo insignificante senza ricordo

Affamato di oscena spiritualità
Piangono sull’altare morboso
La balbuzie anima il brivido

Assediato dalla forma di realizzazione del vuoto
Luccicante tra massa e spirito
Lottando contro la propria forma

Vibrazione depravata
Torri del silenzio

DALL’ANARCHISMO ALL’ARCHISMO

Anche se Marsden evitò di fare un’analisi di Stirner, adottò comunque eclettiche tesi concise; tuttavia, nessuno di questi era fondamentale o specifico. Il metodo della sua appropriazione selettiva in particolare è stata vissuta nella disputa che ha combattuto con Tucker nei suoi periodici (vedi Parker, 1986, entrambi gli articoli).

Benjamin R. Tucker (1854-1939) è stato editore della rivista individualista-anarchica “Liberty” dal 1881 al 1907, che è stato pubblicato nel New England (Boston, New York). Verso la fine del 1880, il giornalista poliglotta James L. Walker introdusse Stirner, che era allora relativamente sconosciuto anche in Germania, come argomento di discussione sulla rivista. Il risultato fu una polarizzazione inconciliabile delle opinioni, sia nei lettori sia nella redazione. Gli avversari moralmente indignati di Stirner cancellarono rispettivamente i loro abbonamenti e contributi. Pertanto, nonostante Tucker e gli altri contributori, “Liberty” non divenne in alcun modo stirneriano. Al contrario, una volta suddiviso il periodico, il tema di Stirner fu brevemente e in modo sommesso discusso e rapidamente “dimenticato”. Nel 1907, dopo un ritardo di vent’anni, Tucker finalmente pubblicò la prima traduzione inglese di “L’Unico e la sua Proprietà”. «Poco dopo, a seguito dell’incendio che distrusse la sua casa editrice, pose fine alla carriera giornalistica e si trasferì in Francia con l’intenzione di trascorrere il resto della vita in solitudine.
Tuttavia, Tucker per una volta interruppe il suo tacito silenzio dopo il 1907, perché la nuova creazione di Marsden, “The Freewoman”, gli diede una ragione per essere di nuovo un po ‘ottimista. Cominciò a scrivere dal giugno 1913 in poi in “The New Freewoman”. I suoi contributi erano per lo più corrispondenza da Parigi, ma anche articoli teorici in cui lui, come prima in “Liberty”, promuoveva il mutualismo di Proudhon. Un contratto sociale era praticamente indispensabile per una vita nella società, ha detto, e un tale contratto che non vincolava il cittadino a Dio e al sovrano, ma solo alla sua coscienza “sarebbe stato accettabile anche per Max Stirner come una carta per la sua “Unione dei liberi”. Marsden rispose che una tale società sarebbe, in effetti, più repressiva di tutti quelle che venivano prima, perché lo “Stato” che era stato trasferito alla coscienza sarebbe onnipresente. Non vedeva alcuna differenza fondamentale tra l’anarchismo “individualista” di Tucker e l’anarchismo collettivista, definendola una dottrina “clerico-libertaria” – una critica con la quale avrebbe potuto citare Stirner e proclamò: I nostri anarchici sono persone pie!

Tucker era arrabbiato e alla fine interrompe il dibattito. Confutò la pretesa di Marsden di essere un anarchico, definendo invece il suo “archista e egoista”, e nel marzo del 1914 si ritirò definitivamente dal dibattito pubblico. Marsden accettò positivamente questa designazione polemica e professò il suo “archismo” in una risposta diretta (2 marzo 1914), nonché in un successivo articolo su “L’Illusione dell’Anarchismo” (15 settembre 1914). Ogni essere vivente, disse, è archista fin dalla nascita, perché cerca in tutti i modi di promuovere i propri interessi piuttosto che quelli degli altri. L’anarchismo, d’altra parte, predica – “come ogni chiesa” – il negare questo innato archismo = egoismo. Una “polizia spirituale interiore”: la coscienza, dovrebbe impedire di soddisfare il naturale bisogno di dominio e la gratificazione senza ostacoli dei suoi desideri. Alcuni anarchici erano in effetti per l’idea dell’ego come sovrano regnante, ma solo quando si era mutato per la prima volta in modo definitivo, mentre Marsden, come archista, intendeva gli individui reali, esistenti, immutati e il loro ego, i loro desideri spontanei e desideri così come la loro “volgare semplice soddisfazione in base al gusto – una vasca per Diogene; un continente per Napoleone; il controllo di una fiducia per Rockefeller. ” Riferendosi all’osservazione di Tucker, che osservava che la storia fino al presente ha preso esattamente questo corso, Marsden rispose che questo mostrava esattamente – in linea con il pragmatismo filosofico – che il concetto era corretto. Prima gli infelici disgraziati diventavano archisti, vale a dire, badavano ai loro interessi, meglio era (2 marzo 1914).

La discussione tra Marsden e Tucker ha toccato quel problema teorico oltre che pratico che è di fondamentale importanza per qualsiasi anarchismo radicalmente considerato (non solo “socialista”): il fenomeno antropologico che si può provare a nominare e circoscrivere come quello di ” servitù volontaria “/ di” coscienza “come autorità governativa interiorizzata /” inculturazione “di ogni neonato in un sistema sociale radicato in millenni / di un” super-ego “inconscio e irrazionale, che è impiantato in ogni individuo, o come concetti correlati. Caratteristica di questa discussione tra due protagonisti che sono spesso raffigurati come Stirneriani è che essi, come molti altri pensatori (vedi Laska, 1996), non hanno mai percepito la qualità della forma data da Stirner, presumibilmente o apparentemente sviluppando le idee di Stirner, ma in realtà manca, a Tucker nell’anarchismo individualista e a Marsden inizialmente in un assertivo egoismo banale, chiamato “archismo”, più tardi in un “egoismo totale” cosmico-mistico.

ALCUNI FRAMMENTI NICHILISTI

I seguenti testi sono pezzi di scrittura che per qualsiasi motivo vogliono non vedere la luce del giorno nella loro forma originaria prevista. Ho deciso di pubblicare questi frammenti, tuttavia, come contributo al dibattito amorale in corso e la guerra misantropica condotta da terroristi nichilisti, eco-estremisti e altri indomabili Ego di potere, dovunque in questo mondo possano scegliere di occultare i loro luoghi …

A

___________

Mi aggiro tra le ombre delle città come un animale braccato, rabbioso e con sete di sangue.

Guardo intorno a me e ovunque vedo la massa brulicante, trascinandosi avanti e indietro lungo la loro marcia predeterminata attraverso il circuito della necropoli urbana. Percorrendo ordinatamente il mondo sotto i piedi come ratti lobotomizzati bloccati in una ruota. Tutti stringono il loro “smartphone”, crogiolandosi nel malato splendore degli schermi con fili sporgenti dai loro teschi e dalle espressioni vacue, ubriacandosi attraverso le loro facce da idioti. Balbettano mondani nei microfoni tutto il giorno, merda senza senso,si uniscono a vicenda in coda per prendere un “selfie” accanto a questo o quel monumento o edificio sporco. Lo stordimento del loro profumo mi da la nausea. Guardo le loro forme deformate e gonfie, i loro corpi disfatti da tutti gli anni di sottomissione volenterosa, questi spettacoli grotteschi e macabri di un’entità biologica assurda e fallita, dalle cui menti deboli e addomesticate si fa lo spirito divino del “Uomo” manifesto. Questo è l’altare antropogenico su cui deve essere sacrificato tutto l’Ego, su cui poggia ogni idolo nato dalla Morale Cristiana ripugnante, oggi più che mai prominente, le putrescenti ideologie dell’umanesimo e del progressismo e della loro civilizzazione bastarda.

Sputo su tutti questi sporchi parassiti che con ogni singola azione compongono l’interezza della loro spregevole esistenza condannata solo a una nuova desolazione a tutto ciò che è selvaggio su questa Terra, che in un coro patetico alzano le loro voci gracchianti in difesa di questo misero regno decadente della degenerazione. Sputo su tutti i loro altari e idoli, le loro morali e i loro valori. La mia risata sarcastica sarà eco eternamente in tutte le sale cadenti delle loro utopie. Le pire del mio odio iconoclastico bruceranno tutto in maniera luminosa quando la luna è nascosta e regna l’oscurità.

La ripugnanza e il disprezzo riempiono il mio cuore al punto da scoppiare. Urlo dentro e tutto il mio essere mi grida in una ferocia selvaggia. La selvatichezza mi chiama da dentro, grida per me, chiede la vendetta e prendo con fervore il richiamo. La maledizione misantropica del terrorismo nichilista è la mia arma scelta nei templi dell’Uomo e del suo Progresso, è il cancro che diffonde la paura tra le ombre dei territori urbani, l’erba velenosa che diffonde le sue radici fuori cercando nutrimento nella fredda e umida terra.

L’ultimo di ognuno di questi schiavi iper-civilizzati non merita nient’altro che una morte agonizzante, questi cadaveri che camminano per il quale il mondo deve essere trasformato in uno sterile sterrato di modernità e di artificialità. Dico, dunque, che ognuno delle loro case deve bruciare e lasciare che si congelino e muoiano al freddo dell’inverno a loro volta. Lasciate che i loro corpi soffrono di dolore come un veleno. Lasciate che il loro sangue fluisca fuori per nutrire il terreno sterile, facendo sì che la loro paura sia la nostra sola intossicazione mentre cacciamo per sopravvivere nella città. Ridiamo amici miei! Rallegriamoci, balliamo con il sangue e ridiamo!

Qualcuno mi guarda, sorridono gentilmente, ma per guardarli negli occhi dovrei tradire ora il mio desiderio di porre fine alla loro vita senza valore. Mi giro e vado via. Il mio sguardo odioso, le mie passioni criminali e selvagge mi fanno avanzare, sempre in caccia, preparandomi per il prossimo attacco, alla ricerca del segno successivo, la prossima vittima, guardingo per ogni aspirante-eroe. Mentre clandestinamente prendo ciò che mi serve dal supermercato, sento Il peso della lama in tasca, le mie dita giocano attraverso i suoi viziosi bordi. Penso di conficcare la lunghezza dell’acciaio annerito nel collo della guardia di sicurezza o di qualche cassiere, desideroso del flash di paura, nei loro occhi e per ascoltare le loro patetiche grida di misericordia. Sorrido invece educatamente e proseguo sulla mia strada. “Buona giornata”.

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Qui nelle prigioni aperte del deserto della modernità, i cimiteri urbani popolati dai morti vivi, sono venuto per conoscere solo l’odio e la disperazione. Sta bene dentro di me, schiumando nella mia bocca si trasforma in una bile velenosa da sputare di fronte a tutta l’umanità.

Qui nella città, automobili, autobus e treni vanno a tutta velocità, riempiendo l’aria con smog e rumore. Brandisco questi ambienti dolorosi. Attraverso l’orizzonte, le torri e i piloni del cellulare che si ergono al cielo grigio, spezzano continuamente il miasma e la tossicità che non può essere vista e i miei occhi si stabiliscono nella loro forma volgare. Il rumore assordante del mondo delle macchine sbiadisce momentaneamente e rimango lì in un silenzio abissale. Contemplo i percorsi di fuga, la quantità minima dei materiali necessari per l’attacco, etc. etc. E continuo la mia strada.

Stanotte, il peso dell’ordigno esplosivo-incendiario nel mio zainetto mi ricorda quello che sono venuto a fare qua, il mio cuore batte più veloce per ogni passo rapido, prendo un respiro profondo e guardo da sotto il mio cappuccio, i denti di leone e plantago che eruttano dalle lastre rotte del concreto. Penso alla serenità delle foreste, alla solitudine delle montagne, calmandomi di nuovo mentre continuo verso il mio obiettivo.

Come desidero sentire l’erba e il suolo sotto le dita dei piedi, per la sensazione della freddezza del vento nei miei capelli e il profumo profumato dei ruscelli di montagna che riempiono i miei polmoni. Voglio ascoltare le canzoni degli uccelli e l’apertura delle foglie in primavera, basarsi sulle lune che guariscono, con i miei compagni al mio fianco, per ascoltare le loro voci, le loro risate e ballare attorno agli incendi dei nostri sogni più selvaggi … Ma no, questa volta, come molte volte prima, devo andare da solo. Ti aspetto dall’altro lato.

Silenziosamente salgo sui tetti. All’interno di questo complesso di appartamenti il sonno è iper-civilizzato. Cosa sognano? Non lo so. Ma stasera si sveglieranno con gli incubi. Blocco l’ordigno tra un fascio di cavi e dopo un ultimo sguardo al cielo soffocato, dico alcune parole a nessuno in particolare, accendo la miccia e scompaio ancora una volta nella notte cacofonica.

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La risata eretica riverbera per le strade.

Guardo negli occhi, lontano dall’energia ferale.

Vandalizzando tutto ciò che davanti a noi, diffondendo la criminalità.

Nessuno osa guardarci.

La vista del coltello che scintilla nella tua mano.

Il suono di vetro distrutto che cade sul pavimento.

L’odore dell’incenso si mescola con l’aria sporca.

Un torrente di adrenalina scorre attraverso i nostri corpi,e la nostra perversa e selvaggia gioia annienta le sponde di ogni razionalità come un inondazione, determinata a spazzare via tutto ciò che attraversa il suo cammino.

Mentre le strade si oscurano per annunciare la nostra presenza

Non conoscendo né paura né rimpianto,

Ridiamo e ride.

Individualisti in guerra, ululando nella notte.

Ridere quando le sirene iniziano a suonare in lontananza.

Ridendo, ci dirigiamo nell’ignoto,

Ognuno di noi vagabondi nel proprio percorso

In luoghi dove nessuno può seguirci.

ARMAGEDDA: “VISIONI DELL’ABISSO”

Devono essere maledetti

Le creazioni di luce, nella loro gamma

Il cosmo doma le persone

Devo sperimentare il pugnale nero degli urkao

Donna e uomo del cristianesimo

Ascolta la lingua dell’oracolo rivendicare il suo diritto

Ha parlato con il Diavolo in persona

Spazzato dal fiume fino alla fine..

Meglio morire nella tomba che morire per vivere

Anche nel mondo che cammina …

Non permettere mai che il santo sia calmo

Devi dare la colpa a te stesso.

La condizione per il potere del male!

E i suoi oscuri abissi.

Vedi la gloria del Mar Morto!

Sperimenta il verme spirituale.

Nell’ombra delle ali del cadavere

Incontra la morte del tuo sguardo

Quando la disgrazia è vicina

L’ultimo istante di vita

CAOS E VOLONTÀ DI POTERE

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Il pensiero di Nietzsche manifesta tutto il suo vigore critico e creativo con la “dottrina” della volontà di potere. A partire da questo, propone di costruire una nuova interpretazione di tutto quello che accade e istituire un contro-movimento rispetto alla tradizione metafisica e morale. In questo senso, i temi più importanti della sua filosofia- oltreuomo, trasvalutazione dei valori, eterno ritorno e nichilismo- raggiungono la loro profondità solamente in relazione con la volontà di potere. Un frammento postumo indica bene questa posizione prominente; Nietzsche risponde alla domanda “E sapete cosa è anche per me ‘il mondo?'”:

“Questo mondo: un’enormità di forza, senza principio, senza fine; una quantità fissa,di forza ferrea che non diventa maggiore né minore che non si consuma ma si trasforma solo, invariabilmente grande in quanto totalità; un’economia senza spese né perdite ma, ugualmente, senza crescita, senza entrate; circondato da ‘niente’ come il suo limite.

Non è qualcosa di ampio che si disperde né che si estende infinitamente, ma in quanto forza determinata, posizionata in un spazio determinato e non in un spazio che sia ‘vuoto’ in qualche punto, al contrario, come forza da tutte le parti, come gioco di forze e onde di forza, contemporaneamente uno e ‘molti’, accumulandosi qui e contemporaneamente diminuendo lì, un mare di forze burrascose annegando in loro stesse, trasformandosi eternamente, ritornando eternamente, con immensi anni di rientro, con un flusso e riflusso delle sue forme, allontanandoli da quelli più semplici a quelli più vari, da quello più quieto, rigido, freddo, al più ardente, indomito, auto-contraddittorio, e, dopo, un’altra volta, ritornando dall’abbondante al più semplice, dal gioco delle contraddizioni al piacere della consonanza, reggendosi in sé stesso nonostante questa uguaglianza delle sue rotte e dei suoi anni, benedicendosi in sé stesso come quello che deve ritornare eternamente, come un divenire che non conosce né sazietà, né disgusto, né stanchezza—: questo mondo dionisiaco del crearsi-a-se-stesso-eternamente, del distruggersi-a-se-stesso-eternamente, questo mondo-mistero di doppie delizie, questo mio al di là del bene e del male, senza meta, a meno che non ci sia nella gioia del cerchio un obiettivo, senza volontà, a meno che un anello non abbia una buona volontà per ottenere se stesso— Vuoi un nome per questo mondo? Una soluzione per tutti i tuoi enigmi? Una luce anche per te, il più nascosto, il più forte, il più impassibile, il massimo della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza — e niente di più! E anche tu sei questa volontà di potenza – e nient’altro!

Questo breve testo, nonostante il suo tono oracolare e affermativo, nasconde tensioni e ambiguità. Ha, almeno, tre comprensioni della volontà di potenza, forse incompatibili tra loro:

1. La volontà di potenza è identica alla vita, in particolare alla vita umana: “in tutti i luoghi in cui ho trovato esseri viventi ho trovato una volontà di potenza; e anche nella volontà di colui che serve, ho trovato la volontà di essere il signore “; “La vita stessa è essenzialmente appropriazione, offesa, schiavitù di ciò che è strano e più debole, (…) imposizione delle sue stesse forme, (…) perché la vita è la volontà di potenza”. Come vita, la volontà di potenza è caratterizzata come una relazione tra comando e obbedienza, tra forte e debole. Il suo segno è la molteplicità, la lotta incessante tra impulsi e forze: «la volontà di potenza si manifesta solo superando la resistenza».

2. La volontà di potenza è anche l’appetito fondamentale (Grundbegierde), l’impulso creativo, la volontà di accumulare forza, l’intensificazione del potere, la volontà di diventare più forti. In questa prospettiva, sarebbe “l’inizio della vita”, una forza modellante e dominante che muove l’intero processo organico. Il suo imperativo è: crescere, dominare, espandersi, essere sempre al servizio della vita ascendente. Tutta la crescita, l’espansione e il dominio, tuttavia, hanno sempre una prospettiva e un carattere interpretativo. In questo senso, der Wille zur Macht è un’interpretazione prospettica dal punto di vista di ogni vita. La vita, nel suo insieme, sarebbe solo l’interpretazione, la posizione delle prospettive.

3. La volontà di potenza non è solo all’inizio della vita, ma anche all’origine di ogni movimento. Come “forza di tensione” (Spannkraft) , è il principio del movimento, forza motrice (treibende Kraft); come “l’essenza più intima dell’essere”, un fatto primordiale, è un movimento di totalizzazione e organizzazione, che cerca di tenere conto di tutti i fenomeni della vita e del mondo.

È la configurazione del caos originario e la reintegrazione sempre nei sistemi di ordine, la vittoria della forma sul caos, sugli elementi in flusso disordinato. Tutto ciò che accade nel mondo è concatenato come un gioco di forze, in quanti dinamici di potere in opposizione e lotta eterne. Quindi, il mondo non è altro che una molteplicità di volontà di potere che combattono tra loro e si sopraffanno l’un l’altro.

Nietzsche non si limita alla considerazione meccanica del mondo, secondo cui “l’energia di ogni divenire rimane costante”, ma afferma che nel mondo della volontà di potenza c’è una “trasmutazione di energia nella vita, e della vita nella potenza suprema (obiettiva) ». Afferma, ma non lo dimostra sufficientemente, che esiste un movimento costitutivo che penetra nell’organico e nell’inorganico, nell’umano e nel cosmico. Intendiamo indagare questa lacuna, quel deficit di argomentazione e prova, dal rapporto tra caos e volontà (e) di potere.

L’ORDINE CRIMINALE II

Invoco desiderosa l’arrivo benvenuto del Caos, della Morte, la perpetuità dell’ordine criminale è lo scettro maledetto dell’Egoista. Il peccato della causa Unica, è la non invocazione del Tango sulle tombe della perdizione gregaria.

L’ordine criminale, con la massa della perdizione, è l’abisso dell’Ego Unico, questi ha invaso quale insetto spregevole, ha inquinato, deteriorato, macchiato, eclissato la pienezza egoista degli individui unici. La catastrofe, il caos, è la necessità Egoista che ha creato l’ordine, è l’esecuzione dello schema della civilizzazione, dei produttori, dei consumatori, degli idealisti, religiosi, ideologi, democratici, degli Uomini. L’ordine, sotto la loro stessa legalità, è peccatore, è la delinquenza personificata.

La santità dell’ordine, è l’impeto della consacrazione dell’Ego di fronte al fuoco incendiario della catastrofe, quello che ci libererà delle mostruose opere della civilizzazione imposta sotto il manto del Cristianesimo. Mi Compiace dargli il benvenuto, è inevitabile!

Il ritorno dalla Morte non sarà per produrre, consumare, ubbidire, comandare, punire, o inginocchiarsi di fronte a qualunque ideologia superata. È il ritorno del rifiuto al destino siglato dalle ideologie, il rifiuto assoluto del paradiso terreno, il paradiso si è perso, l’ho distrutto, ridotto a cenere, salutando le tombe della massa, dove giacciono le mie ceneri gregarie.

Non ho mai avuto nessun padre nel cielo, neanche lo voglio all’inferno esistenziale della quale sono oggetto, sono un’orfana. La salvazione ideologica o religiosa non ha senso, mi vedo condannata, abbraccio la mia maledizione. Il peggiore nemico è chi parla di speranza, illusione, salvazione, chi presenta un futuro di allegria, di pace, dove la miseria della vita moderna non è abbordata, ma ancora così promettono che ognuno dei miei problemi saranno risolti. Non si sono rinnovati mai i religiosi e ideologi, il loro discorso, l’hanno solo truccato, mascherato, trasformato.

Idee false e irreali che conducono alla decadenza individualista. Piegarsi, vacillare, sotto un manto oscuro di illusioni o nozioni astratte, parlando sotto l’influenza della morale o la fede, sotto lo splendore della bugia più strisciante.

Non voglio nessuna morale o fede religiosa come ideologica che mi illumini. Nego la storia, la società, la religione, le ideologie, lo nego totalmente con l’unico obiettivo di preservare la mia Unicità. Il mio delirio egoista mi spinge alla catastrofe, alla delusione, alla negazione, alla morte assistita. Non è mai stata tanto deplorevole la valutazione della vita, del mondo, dove il peso, le dimensioni e le interpretazioni sono false.

Il punto di partenza per rompere con l’ordine, è che l’egoismo si innalzi, alzandosi sulle rovine di tutto il vigente, di tutto il supremo, di tutta la morale, di ogni legalità, di ogni etica superata, di ogni umanesimo moderno. La morte è la strada che bisogna seguire, il privilegio di vivere è una farsa. La vita è una bugia, il rispetto per la vita è un vile inganno, è la deformazione grottesca del Cristianesimo materializzato. La salvazione comincia dove termina la vita.

In un’esistenza che affonda nella miseria assoluta, il desiderio, è il rispetto per la vita che si consumerà con l’arrivo della soluzione dissolvente, il suicidio di massa assistito. Così si farà la volontà incendaria, così sià la rovina.

Tutto quello che mi circonda si sgretola, si disintegra con la negazione dei pilastri strutturali del presente. Le città sono l’immagine del paradiso promesso, il mondo è ora inabitabile. Una riorganizzazione è ora impossibile. La carità reorganizzativa è un inganno,è questo me l’ha insegnato il mio nemico. In un mondo pieno di insetti cristiani, non si possono affrontare, le malattie che li decimano, la Morte è desiderabile, così non si dovranno sterminare.

VASSAFOR : “MAKUTU (CONDANNATO ALLE PROFONDITÀ PIÙ PROFONDE) “

MAKUTU

Prendi e disponi oh Morte
Prendi e disponi su questo uomo
Makutu
Rangahua, tu sei qui
inginocchiati all’interno, sdraiati disteso,

Le mosche soffiano. Le larve strisciano

Lascialo fuori
al posto dei vermi luminosi

Sciami su di lui, o spiriti dal cielo
Sciami su di lui, o spiriti della terra!

Lascialo / gettalo nelle profondità più profonde
verso l’oscurità / per l’eternità
Che la morte possa / lo raccolga
Cogli l’anima / della mia vittima
ridotto al nulla

Barcolla e oscilla, in mezzo al fuoco e al fumo.
afferrato dai demoni, poi rilasciato,
rattrappito …. impotente

Piangi i tuoi padri, implora i tuoi dei!
Lascia che le tue labbra si tirino indietro dai tuoi denti,
Un teschio ghignante di terrore

i tuoi occhi brillano selvaggiamente! Sei gettato nella notte, nella fossa … Spingilo giù, O Rangi [Cielo]! Immergilo nelle profondità, O Papa [Terra]!
Non farlo apparire di nuovo alla luce di questo mondo
L’oscurità della morte ti avvolge! Il sole della vita risplende su di me

Tukua kia mate!
Karakia whakamate
Makutu
Makutu…….

(PROPAGANDA):”KH-A-OSS-Misantropia Nichilistica”

KH-A-OSS

Indice

– Caos

– Terrorismo Criminale: Esplosione nel centro di Vasto, bomba carta distrugge l’ingresso di un negozio

-Terrorismo Criminale: Allarme bomba al centro commerciale Porta di Roma

– Il Nichilismo come svalorizzazione dei valori supremi

– Estratto intervista Altar Of Perversion ( “Bardo Methodology” Zine)

-Guerra di strada: Combattimento con lo Stiletto siciliano ( tratto da: “The Sicilian Blade- The Art of Sicilian Stiletto Fighting)

 

“LA NOSTRA È UNA GUERRA SENZA RICORSO”: INTERVISTA A NECHAYEVSHCHINA (EDIZIONI NICHILISTICHE “ÁVYSSOS”)

Ricevo e pubblico:

http://avyssos.altervista.org/la-nostra-e-una-guerra-senza-ricorso-intervista-a-nechayevshchina/

Intervista all’affine Nechayevshchina in una serie di approfondimenti e domande con contundenti risposte.

Uomo-Mostro/Edizioni Nichilistiche “Ávyssos”

[Centro di Firenze-Ultimo ideale terreno nichilistico]

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UM: Che significato ha il tuo pseudonimo?

N: Bella Capo, prima di tutto!

Lo pseudonimo “Nechayevshchina” o più semplicemente “Nicevscina”, è un termine russo,che significa “i metodi usati da Nechayev”…

Per quelli che conoscono Nechayev e quello che ha fatto, e come ha agito:Io personalmente l’ho sempre considerato un “genio”, un Individuo, oltre la normalità, inserito in un periodo fecondo, per far emergere individui di tale portata…

Dobbiamo contare il fatto, che per esempio una persona come Dostoevskij, era completamente terrorizzato dai Nichilisti in russia…infatti alcuni dei romanzi scritti sono basati sull’agire dei Nichilisti, dato che l’avevano scioccato, e uno come lui, voleva fargli la morale, ma ne era cosi immerso, che era diventato esso stesso un nichilista: naturalmente faceva le prediche, ma poi si perdeva dietro al gioco,al bere,ecc..come sempre chi “predica bene, razzola male”.

La scelta di usare tal pseudonimo, è basata dunque non solo sul metodo o i metodi usati, in senso materiale, ma nella sperimentazione di Nechayev e nel suo oltrepassare quello che è chiamato “morale,etica,umanesimo..”

Oltrepassare sperimentando con la mente il corpo, e l’Oscuro Sentire dentro di essi…

In se non mi è mai interessato il c.d. “socialismo nichilista”, ma capisco, era un epoca particolare e di un certo tipo, e in primis, relativa, quindi la critica al fatto che fossero per la distruzione dello Stato, non ha nessuna implicazione, con la scelta di questo pseudonimo..

Nechayev e i suoi affini, usavano, dunque, dei metodi amorali come mezzo per arrivare al loro fine,non guardavano in faccia a nessuno, e se dovevano colpire in mezzo agli “altri” lo facevano, se dovevano ammazzare per il loro fine, in maniera strategica, furba, fine, amorale, lo facevano,non erano dei “cazzi mosci”, agivano e oltrepassavano, quello che Noi chiamiamo “umanesimo”, erano direttamente “anti-umanisti”, e sapevano che se avessero fallito, avrebbero fatto una pessima fine,imprigionati,ammazzati, torturati e impiccati…

Nechayev arrestato, condannato a un tempo infinito nella “Fortezza Pietro e Paolo”,incomincia a “scavare” nell’ego altrui, intuendo la debolezza della persona/e che lo controllava/no, incominciò a penetrare lentamente nella “coscienza” delle guardie, convincendole ad aiutarlo a fuggire…ma questo è un resoconto minimo, di sicuro non si percepirà la sua forza demoniaca e i suoi metodi amorali..

Ci sarebbero altri esempi, da fare, ma per concludere, rispetto alla tua domanda, si ho scelto questo pseudonimo, per i metodi [amorali] usati da Necayev, per la sua genialità, ma ho fatto del suo “uso”, non una replica, o per seguire la sua idea/concetto di abbattimento dello Stato,ma un estrapolazione, una frammentazione Singola e Unica, di tali metodi..

UM: Perché usi in maniera preponderante nel titolo di un testo (completamente) o tra le righe di uno scritto, la maiuscola?

N: Buona domanda Capo, be qua il solito matematico-razionalista, concluderebbe subito dicendo che per l’uso della maiuscola ci sono “regole ortografiche”,o affermerebbe che la uso perché sono andato a scuola e allora scrivo come gli altri,quindi che c’è da dire ancora? Aahhh!

Mi diverto, quando le persone si comportano in questo modo, perché non capiscono, che nonostante l’influenza forzata della società, Uno può distruggere certi modi di scrivere, anche sapendo che si è nel limite del linguaggio: limite appunto, significa che si può oltrepassare, è come per l’ultimo testo, quando scrivo di questi “misantropi”, che non sanno se essere anti- o umanisti,il significato di una parola deve essere ben definito in maniera Singolare e Unica…

Ammettere che si è nel limite nel linguaggio, non significa che si è fermi-bloccati, ma dato che “ancora”, dobbiamo comunicare, per portare avanti un Progetto Terrorista, allora che lo si faccia, o non lo si faccia….d’altronde sono Ego-Arca, è per cui utilizzo il linguaggio come mezzo per il mio fine…basta questo?

Potrei continuare dicendo allora-come esempio tra i mille-che il significato di “semaforo verde”, non ha per me nessun senso, non vuol dire che io con la mia macchina posso Ora passare e continuare per la mia strada…

È verde quello che vediamo? È che significato ha “passare con il semaforo verde”? Il verde è verde, o noi diciamo che quel tipo particolare di colore è verde? È un colore quello che vediamo?

Continuando cosi, si andrebbe contro la Fortezza Egoistica del Solipsismo, e non conviene a voi materialisti, vi perdereste in un labirinto..

Perché allora uso “è” come essere, e “ha” come avere? Perché usarlo?

Perché nonostante si possa rimanere nel limite del linguaggio, lo faccio per il mio fine, che comporta innumerevoli varianti, che devono arrivare all’obiettivo che mi propongo di ottenere..

Come sopra, oh si comunica sapendo di poter arrivare cosi al proprio obiettivo o non lo si fa….

Quando uso la maiuscola per un preciso significato della parola, non lo faccio per “ortografia”, ma per dare un attuazione Nichilistica e Ego-Arca, per quello che voglio ottenere, per sublimare l’affermare, così spezzando in quel momento la “regola” della grammatica, aprendo la lettera maiuscola per sprofondare nel suo significato occulto e oscuro; la lettera maiuscola aperta non si divide in due in senso dualistico, ma dischiude la voragine, dove Io mi immergo e dove il Potere Oscuro mi avvolge; è una sperimentazione subliminale, che solo chi sprofonda abissalmente percepirà…

E come sopra, l’uso che faccio della parola e del linguaggio, è anche per il fine che voglio raggiungere, ed è per questo che scrivo, pur sapendo che sono in un limite che non è invalicabile, ma che in questo momento devo Usare, per espandere il Mio Ego e portare avanti un Progetto Terrorista.

Questo l’ha percepito anche l’Affine Ghen a cui ho passato il lascito di “Abisso Nichilista”, e che ha voluto proseguire-approvando e percependo che significato ha la lettera o il testo in maiuscolo.

Ergo, sono gli “altri”, che sono in un limite che li limita nel pensare che non si possa sperimentare, Tentando di andare oltre, per distruggere lo status quo delle regole della società…

UM: Perché usare il metodo del Terrorismo e non un altro metodo per colpire la società massificata?

N: Naturalmente So, che la tua domanda, non ha un significato di retorica metodica, ma forse vuole andare ad ampliare il Terrorismo, per capire e o percepire alcune differenze che a volte sono difficili superficialmente da intendere.

Per rendere chiaro a te e chi legge, il Terrorismo Nichilista, non usa il “metodo del Terrorismo”, ma questo metodo, si fonde,e non è più un “metodo separato”, non è più sistema ma sangue e carne.

Per cui, non è un metodo da usare, nel momento che un gruppo ritiene sia il modo migliore con cui poter colpire in maniera più incisiva, ma fa parte del tessuto occulto della nostra Razza, del Nostro Clan di Sangue..

Non ristagna in attesa di essere usato, ma tramite, la sperimentazione nell’Abisso dei Nichilismi, è entrato nel circolo profondo del Terrorismo Nichilista, dove emerge e si immerge, dove appare e scompare,occultamente, tramite l’Attentato, Attentato,che non ha una sola forma “provata”, anzi non ha nessuna forma misurata attraverso una serie di azioni didascaliche.

Mortalmente lo possiamo definire, una forza occulta che è presente dentro il nostro Clan di Sangue, che fa parte -ma non è “parte”- di una serie di elementi dentro un intreccio di Ego-Archia, e che fondendosi, non ha un esistenza e o una forma provata, ma essendo occulto e inesplorabile, si frammenta nel momento dell’Attentato, non colpendo blandamente la materia, ma attuando un solco che percorre il corpo mortale dell’umano, e lo scorpora, lo separa, lo smembra addentro le normali facoltà umane.

Alcune volte mi sono limitato(scelta mia), nei testi che scrivo, e questo,come sopra, è il limite nel linguaggio umano, perché alcune cose dovevano rimanere inesplorabili all’occhio regolare, primo, perché segrete e esoteriche, e secondo, per mera strategia di sopravvivenza,dato che oramai anche gli anarchici moderni cercano di fotterti tracciando linee ipotetiche, su chi sia quell’Individuo, o presumendo che questo Individuo sia solo o altro, chiarendo ai loro nemici, chi andare a cercare, nel caso dovesse avvenire un Attentato Terroristico e Indiscriminato…complimenti!

Ma questa è la decadenza della società che viviamo e stiamo vivendo, ed è per questo che si deve “parlare chiaro”, affrontare le cose in maniera diretta,senza avere paura di niente e nessuno..

Dunque la tua domanda,viene affrontata affermando che nella Grotta Occulta e Esoterica del Terrorismo Nichilista, il Terrorismo è uno dei frammenti, che non “viene usato” perché serve, ma è lo stesso Sangue del Clan, insieme ad altri Egoici Elementi.

UM: Nell’ultimo testo, da noi pubblicato, hai affermato di avere fondato la “Misantropia Attiva Estrema”…che significato ha per te la parola e termine “fondare”, è questa sezione del Terrorismo Nichilista, è aperta ad altri, e se si, a chi?

N: Bella, si, come nell’altra domanda mi sono limitato volontariamente sull’uso che ho fatto del termine “fondare” o sulla stessa specificazione che comporta “definirsi” misantropo, ma è un testo, che ha portato alla luce quella separazione Unica, che fino ad ora in ambito di dibattito amorale, non era ancora emerso…

Il termine “fondare”, usato nel testo “Misantropia Attiva Estrema”, non ha un semplice e semplificato significato di costituzione di qualcosa di ufficiale, con cui dopo si esegua un Attentato, si scrivano delle parole, si sperimentino le società morali,e incominci a girare come coagulo di questi elementi, e diventi qualcosa da seguire come prassi -quasi come abitudine..

Questo perché sono sprofondato con l’Io dentro questo significato, l’ho aperto, l’ho dissezionato, ho preso il cuore nobile che era all’interno del termine “misantropia”, e l’ho ricoperto di fango, di sporcizia, di amoralità e brutalità, di sperimentazione estrema ai limiti della conoscenza umana..

La Misantropia Attiva Estrema è un colpo alla coscienza, per farla vacillare, per attaccare il decorso della vita umana che respira, e non fa prigionieri, non vuole dare, per forza, qualcosa a qualcuno, non mette nessuno su una via precisa (seppur Estrema), per istradarlo…

Il perché è già insito nella fondazione della Misantropia Attiva Estrema, dell’anelare all’Unica Battaglia contro l’umanità da parte del Terrorista Nichilista.

Penso che l’Individuo Unico,che ricerca attraverso l’estrema sperimentazione la propria Vetta, debba fondare qualcosa che ha un Origine, che non copia, che non permette a nessun essere comune di appropriarsene, ma che non è cosi a favore di un apertura verso chi vorrebbe, seppur in modo serio, farne parte, sempre specificando che ogni progetto di tal tipo, sarebbe un distinto e indistinguibile proponimento- origine contro la vita stessa e l’umanità.

Forse ho già risposto alla seconda parte della tua domanda, ma andiamo a specificare meglio: come poter condividere (uso questo termine blando per arrivare al punto..), il Proprio Caos Abissale con qualcun altro?

Non è possibile, se no si scadrebbe in un apertura troppo diretta e poco complessa verso altri, questo in termini mortali, ma principalmente andrebbe o potrebbe toccare o scindere, regolare o valorizzare, l’Unicità di un proponimento che deve rimanere incondizionatamente Unico.

Questo significa che approcciare con la Misantropia Attiva Estrema non è una scelta facoltativa?

È relativamente una scelta libera, non “libertaria” naturalmente, ma che come sopra- dovrebbe fondare lei stessa qualcosa di Unico e Origine, non determinando cosi una costituzione ufficiale di un sentire che Occulto, non potrebbe mai aprirsi alla luce del visibile, è che sprofonda nelle viscere del mondo, nella Distruzione Solipsistica dell’universo, nell’Attacco Annientante della Misantropia Attiva ed Estrema.

Perché affidarsi a qualcosa che è già stato fondato? L’elemento decisivo dell’approccio con questo Estremo degli Estremi, come sopra, è cercare di sperimentare e oltrepassare il binomio uomo-società e originare qualcosa di Unico, non ripetibile in maniera uguale da altri.

Con questo posso naturalmente affermare, che chi approccia con questa “Origine”, deve aver attraversato il ponte del “bene e del male”, per rovesciarlo e farlo affondare dentro l’Abisso oscuro e intangibile. Per gli altri, per i normodotati, queste parole e questo testo, saranno solo “pippe mentali”…ahahh che ridere!

Naturalmente sarei in godimento se un- Misantropo diviene Attivo ed Estremo e Attenta la realtà e la razionalità!

Vorrei concludere immettendo, una domanda finale:quanto e come è criticabile la “Misantropia Attiva Estrema”?

Ora la mia fase e sperimentazione la definisco specificatamente :”Fortezza Egoistica del Solipsismo”.

Se voi aprite alcune parole di quello che ho affermato Ora, e le smembrate, potreste aver percepito e interpretato una soluzione molto vicino alla Mia, di come la “Misantropia Attiva Estrema” affonda dentro l’inesplicabile:

nel momento in cui le parole, gli atti, la risoluzione di un fatto, l’interpretare una cosa in un certo modo, il respiro, il pensare e altro, non appartengono più a un mondo docile e mansueto e lineare, in quel momento, il tutto si frammenta e si separa in pezzi Unici, non esiste la “causa ed effetto”, il regolare movimento dei corpi, l’oggetto non “è”, il tempo inesiste, e esplode la materia, diventa qualcosa di inguardabile, l’occhio e la vista sballano, il corpo [è] incorporeo, e non segue il ritmo del cuore, quello che viene determinato dal mangiare, pisciare, intuire e apprendere, viene eroso e logorato, imputridisce, senza i fattori umani della morte, perché la morte non è più uno spirare attraverso la formula “causa ed effetto”, è cosi dimoro nella Mia “ Fortezza Egoistica del Solipsismo”…

Pertanto se si vedono le cose sotto una prospettiva metodica, che è il “sistema della conoscenza”, allora non si può in nessun modo approcciare con la Misantropia Attiva Estrema, la critica può essere fatta ma su basi morali, sulla conoscenza etico-giuridica dell’uomo:perché non si è percepito il significato Occulto e Esoterico in essa, non si è sperimentato in maniera Estrema.

La Sperimentazione Solipsistica Nichilista, trascende la normalità, la causa regolare della determinazione dell’Essere, il risultato di uno o più fattori concatenanti, il ristabilire il nesso di un agire simile a un altro: questo perché fino a ora, per quello che è dato sapere, il Solipsismo in generale è stato solo studiato didatticamente da chi ha proposto la sua versione,e criticato in maniera blanda da chi lo voleva confutare…l’Affine Ghen ne è testimone con le decine di testi posti su “Abisso Nichilista”; come dire, materiale per leggere c’è ne quanto si vuole, ma tutto questo è sempre e solo stato posto su un piano di studio e non su una sperimentazione Attiva della Distruzione della realtà e dell’universo con le sue leggi scientifiche e tangibili, “vere”, mortali.

Percepisco però che in giro per questo mondo marcio, ci sono infiniti Individui Solipsisti e che stanno sperimentando, Unici tra Unici, Gelosi di Se Stessi, che a volte si uniscono, ma nella maggior parte dei casi, vogliono da Solitari Comandare su tutto quello che viene chiamato realtà!

Il Solipsista Nichilista vive irrealmente su questa società, e la dimora Egoica è all’interno della sua Fortezza.

La Sperimentazione Nichilista non è un atto che si può normalmente spiegare e personalmente,non la vedo come un modo d’essere che è la perfezione di Me come Individuo, perché avendo una perfezione, limiterei totalmente lo sperimentare, lo ridurrei a un blando “pensare”.

Nel momento in cui Sperimento, ho dall’altra- la forma consueta del vivere, che è da me definito “sistema della conoscenza”, che combatte, a volte mi preme a volte sta alla larga dalla Mia Fortezza Egoica.

È così?

Il “sistema della conoscenza”, è quella serie di regole e valori che determinano il singolo nella società, che fanno da giudice e giuria, che regolamentano il sapere delle persone, e spronano gli uni a unirsi- nella determinazione dell’Essere- agli altri, che promuovono la realtà come una seria finita di valori che le persone nella società devono seguire, senza per questo,non lasciare la presunta libertà di scegliere se una cosa può essere fatta o no, ma sempre dentro un sistema etico-giuridico. Il “sistema della conoscenza” è l’archetipo dell’esistenza stessa, è immutabile, e il singolo ne deve fare parte, e se qualcosa non funziona deve rifarsi a chi giudica in nome dei valori dell’uomo; per questo in maniera semplificata si parla di giuridismo e antigiuridismo: perché chi va contro la legge costituita, secondo il “sistema della conoscenza”, diventa un fuorilegge o appunto “antigiuridista”.

Quindi se questa costituzione di valori chiamato “sistema della conoscenza”, preme e vuole penetrare dentro la Mia Fortezza Solipsista, significa che “esiste”? È come può allora non essere confutabile il Solipsismo stesso?

Direttamente affermando che lo faccio esistere Io, perché in-esistendo nella realtà, la realtà esiste come la voglio e nel modo in cui per me deve esistere…

Per cui, nel sostrato della mia in-esistenza, quello o quel qualcosa che mi vuole colpire, ridurre al nulla, sono Io stesso -e o posso-ad averla creata.

Oh che questa materia finita esiste/in esiste in uno stato “lato” dell’uomo e l’Anniento colpendo quella parte del mio lato a “lato”, che è in termini umani, è: oh è il labirinto del nulla..? Per questo-non esiste una perfezione geometrica o un atto finalistico.

“Scrivere”-non significa esistere nel momento in cui si muove la mente e le dita, il corpo e l’intelletto. Potrebbe essere un infinito ritornare di latenti e oscuri input inesistenti, dentro la Mia Fortezza dove l’Universo implode esplode, latente e o presente, si distrugge e si ricostruisce, senza una legge comune che possa fermarlo.

Perché dico “posso”? Perché la Fortezza non è un quadrato di gioco, non ha forma, Io stesso non so perfettamente da cosa è composta, o se non esiste nessuna composizione, e tutto questo diventa un infinito errare in un mondo senza “causa ed effetto”…

Il Solipsismo Nichilista è la mia Fortezza subliminale e oscura, imperfetta, perché non c’è angolo logico dove posizionarsi, ma è anche Occulta, perché è al fondo di un Abisso inesplorabile, ed è per questo, che non c’è nessuna certezza, neanche della mia inesistenza, e ogni volta che vuole arrampicarsi finisce in un baratro, dove al “fondo senza fondo”, in-esiste una porta ermetica, che apre al Mio regno, senza per questo che sia logicamente una cosa che esiste. Esistere e in-esistere non esistono in un esplosione se-nza soglia conoscitiva.

Per questo la “Misantropia Estrema Attiva” non può essere criticabile moralmente, potete dire quello che volete, voi non esistete, potete esprimere quello che vi aggrada, le vostre parole sono decomposte da Me, potete attaccare il singolo termine che si attacca a una contraddizione, vi dirò che non esiste nessuna contraddizione, nessuna sponda del fiume dove aggrapparsi, nessun modo di affermare una cosa con lo stesso significato da dare a un altra cosa che sembra contraddittoria..

UM: Cosa pensi- argomento diciamo attuale- del problema insolubile dell’autorità da parte dei critici malsani “anti-autoritari”, rispetto all’accettazione invece specifica delle Tendenze terroriste non politiche?

N: Hai totalmente “ragione”, su questa domanda, è un problema insolubile, nel senso che loro (gli anti-autoritari), angeli caduti dal cielo, non possono in nessun modo accettare questa “forma” di vedere, l’organizzarsi di un gruppo, il posizionarsi contro il mondo caduco, di Clan,Sette, Estremisti…

Per questa domanda parlerò esclusivamente per Me, non mettendo in mezzo l’approfondimento che hanno fatto per esempio gli Amokläufe sulla Gerarchia e altro…

Come sempre, il problema è il valore Egoistico che si da a un termine, certo, si è come prima, in un limite del linguaggio, siamo quasi costretti ogni volta a esprimerci, in maniera limitativa, ma non per la formula “1+1-2”, ma in quanto- inesistenti, in un a-spazio di distruzioni e costruzioni che si distruggono, c’è il simbolo archetipico dell’esistenza stessa, che creato -ritorna effettivo e preme per rendere tangibile quello che è Increazione Schizofrenica, del Singolo Unicista.

Partendo dal presupposto che utilizzo il linguaggio come mezzo per il mio fine, passando attraverso un infinità di mutazioni Solipsistiche[*] il termine “Autorità”, non ha nulla che possa contenere un “bene o un male”, ma è un modo di vedere e agire da parte dell’Individuo, o è il modo di Organizzazione di un gruppo Terroristico.

Quello che voglio fare percepire, è che a me non me ne fotte nulla, di costituire una società ufficiale su questo mondo decadente, la Mia “forma organizzativa” è a uso e consumo dell’Individuo Egoico se forma parte di un gruppo Terroristico:il modus operandi con cui usare un mezzo per il fine, per l’obiettivo di Distruzione e Annichilimento del “sistema della conoscenza” e delle placidi leggi.

L’Autorità è in Me, perché quando agisco- subordino qualcun altro, lo porto parzialmente o totalmente dalla mia parte -all’Unico Autoritario, quando premo questo qualcuno in giro per le strade dell’umanità, per ottenere qualcosa, lo forzo, lo porto, per arrivare al mio fine, e lui è in quel momento il mezzo, che mi serve, e cosi quando esplode un ordigno davanti a una parrocchia della periferia romana, si sdoppia il “bene e il male” e la pacifica convivenza, in questo modo il fastidio o il Terrore, sono Autorità verso gli altri…

L’Autorità non è un “bene o un male”, ma un modus operandi che serve per agire, tramite la scissione non dualistica della visione del mondo, per avanzare e portare avanti un Progetto Terroristico, senza cadere dentro il contenitore del mondo veridico.

L’Autorità è -in primis la “Fortezza Egoistica del Solipsismo”, sperimentazione Ego-Arca, che preme per distruggere l’Universo, e su questo non c’è nessuna obiezione da fare, è inutile, anche quelli che volessero trasformarlo in qualcosa di blando, franerebbero in un vuoto assoluto, anche se so che questi romantici, vogliono che qualcosa di Sublime diventi cibo buono per il tutto.

Dunque l’Autorità è un complesso e infinito modus operandi, sperimentativo- a me creato, errante, nell’inesistenza – che si staglia come “Fortezza Egoistica del Solipsismo” e che avanza per mangiare e cibarsi di parti dell’Universo e delle leggi fisiche, non riconoscendole come forme veridiche, ma come punti di assioma che si stagliano attorno al Mio Mondo.

L’Autorità è dentro la Mia Grotta Egoistica (traslato di Fortezza), e vuole conquistare il circostante creato-e mangiarlo, ingollarlo, per espandersi, per prevalere, e non per costruire o costituire qualcosa di vero, duraturo, semplificato, formato e o finalistico, ma per Nientificare.

In termini mortali, attraverso la Solipsistica sperimentazione di un gruppo Terroristico, l’Autorità è sia Ego-Arca che “forma effimera” in cui un Individuo esercita il Proprio Potere, per avanzare nel Progetto Terroristico e non cadere inesorabilmente nelle mani dei normodotati, che come massa potrebbero sopprimere l’Istinto Nichilistico del Terrorista.

Esemplificando, se nella Mia Sperimentazione nell’inesistenza, Io ho la “chiave” avanzata per portare avanti un gruppo Terroristico, lo farò prevalere, e perché questo?

Perché se il Mio Istinto Egoico- percepisce la Forza Immensa del Potere Unico, ci si deve tirare indietro? Perché subordinarsi al valore umano, facendosi inglobare dentro altri ego? Perché cosi- dato che Unicamente percepisco l’Autorità come qualcosa di spontaneo che sorge tra gli Individui- il Progetto potrebbe fallire inesorabilmente, e cadrei nel vuoto del nulla morale e la Fortezza Solipsistica franerebbe e si sgretolerebbe fino a implodere e estinguersi.

L’Autorità non è solo la naturale predisposizione – secondo le circostanze della soggettività umana- di un Individuo a comandare sugli altri, ma è la Fortezza del Solipsista Nichilista, che avanzando ingloba e ingolla altri ego, se ne ciba, per espandere il Proprio Potere.

Ma se Io ho questa Naturale predisposizione a usare l’Autorità significa, che debbo agire, sempre e solo come spontanea volontà?

Si-ma volendo ingollare altri ego,avanzando alla Distruzione dell’Universo e delle leggi labili, attraverso un Progetto Terroristico, se “costituisco” un gruppo, dovrò o potrò dover- confrontarmi con altri Individui che vogliono anche loro usare l’Autorità.

Cosa conclude questo che dico? Che – anche unirsi con altri Individui è sempre un mezzo, e per cui, o lo attuo o non lo attuo, o Creo/Distruggo e Distruggo/Creo da Solitario, o Unendomi, saprò che potrei avere un limite effimero che “contiene” l’avanzamento del Mio Ego, ma questa Unione serve per il mio fine.

L’Affine di Sangue Nichilista sa questo e lo “accetta” come parte di un Progetto Terroristico.

L’Autorità, dunque, è la Fortezza Egoistica del Solipsismo, ma è anche un mezzo per un fine, facente parte dell’avanzamento di un Progetto Terrorista.

[*]Esempio formale ma utile: pensate al cambio di Ip continuo per il circuito Tor, e “capirete”…

UM: Qual’è il tuo rapporto con la rivendicazione di un attentato, rispetto gli innumerevoli atti criminali e terroristi che avvengono quotidianamente, e che non sono rivendicati (a parte la particolare rivendicazione del crimine organizzato in Messico)?

N: Domanda complessa ma molto interessante!

Se vogliamo proseguire dalla parte finale della tua domanda, si -è singolare di come i “cartelli della droga”/crimine organizzato, rivendichino i propri atti attraverso video, narcomantas, e altro, facendo percepire il loro Potenziale e il modus vivendi nei luoghi dove dimorano.

Se vogliamo fare una retrospettiva degli anni che furono, in Sicilia il “Clan dei Corleonesi”, o in Campania la “Nuova Camorra Organizzata” [*] erano al livello criminale degli attuali “cartelli della droga” in Messico, ma la differenza sostanziale era-è, che la Mafia in italia, non rivendica nulla, cioè: non c’è un video, un testo ufficiale,o altro, dove si dice noi siamo questo gruppo organizzato e vogliamo questo, e faremo questo, non c’è nessun video che rivendichi l’uccisione di un individuo di un clan nemico o altro, non si lasciano cartelli o striscioni o altro..

Per esempio in Sicilia con la scoperta degli acidi usati per la raffinazione della materia base per l’eroina, attraverso le raffinerie dislocate a Palermo, e provincia, e oltre, si incomincia a usare il metodo di dissolvere i cadaveri dei nemici per farli sparire, mentre prima si buttavano in fondo ai dirupi, si arrostivano sulle graticole, fino a estinguerli, venivano messi nei pilastri degli edifici in costruzione e fatti scomparire con il calcestruzzo,ecc; tutto questo con quello che viene chiamato il metodo della “lupara bianca”, sempre se non si lasciavano dove venivano ammazzati ma senza nessuna singolare rivendicazione..

Bene, allora tornando alla prima parte della domanda, cosa rappresenta per me la rivendicazione?

La Rivendicazione – come per il linguaggio- è usata come mezzo per il mio fine. Detto in questo modo, sembra, che tutto si appaia, ma non è cosi, “il fine con il mezzo”, ha un significato profondo e di sperimentazione.

La Rivendicazione, è alla fine, il comunicare un Attentato, o altro, e quindi ritorna a essere un mezzo per affermare il proprio obiettivo, che è quello di voler fare intendere, o far emergere una Sigla rivendicativa, che si posiziona in un specifico modo, o declama una serie di riferimenti utili per fare espandere- come esempio- una Tendenza, ma è anche il substrato dell’Individuo Egoico, che primariamente vuole godere degli effetti, di quello che legge e o viene letto,di quello che con il proprio corpo/mente ha Attentato, e questo confuta di parecchio chi vorrebbe mettere sullo stesso piano, la rivendicazione idealistica/politica con quella specificatamente Egoica.

La rivendicazione idealistica/politica in pochissimi casi ha declamato che lo fa per l’ego, anzi, molte volte ha tentato di stabilire le regole di come si deve colpire; sappiamo tutti, in tema di dibattito amorale, cosa è emerso per chi ha scelto in maniera Estremistica di colpire selettivamente e indiscriminatamente.

Per questo si deve attuare una netta separazione e distinzione tra Rivendicazione Egoica e specifica con una Sigla,e rivendicazione idealistica/politica con una sigla o no: il riduzionismo che attuano, gli idealisti, quando fanno una rivendicazione verbale, rende quello che affermano omogeneo e incolore, senza una netta differenza del loro “sentire” dal resto dei loro compagni.

Ma non è questo il nucleo fondamentale della risposta che volevo dare, dato che, perché deprimersi, con tutta sta robba idealista?

Vogliamo vivere sperimentando, dando “carne al fuoco”, ed è molto più eccitante approfondire il tema del Crimine Amorale!

Dunque, potrei rigirare la domanda a Te: la non rivendicazione del crimine organizzato/amorale può o potrebbe essere una Rivendicazione Egoica?

Naturalmente, perché la Rivendicazione Egoica, parte sempre da se stessi, e se il “mezzo con il fine” espande il Proprio Ego, allora la si può vedere sotto un ottica di attribuzione di un Crimine; potrei anche specificare che anche se formalmente non viene scritto nessun testo, esiste o esistono, anche gruppi non grossi o strutturati, che magari non fanno parte – come esempio- della Mafia[**], che agiscono in maniera rivendicativa non verbale, con particolari segni lasciati sul “campo di guerra”.

In giro per questo mondo decadente, gli Attentati del Crimine Amorale sono innumerevoli, e sono quotidiani, esaltano lo spirito della guerra e della morte, conducono all’apprendimento delle tecniche per Agire Egoicamente, danno il giusto enfasi sulla brutalità della vita, riducono al nulla la “favola del mondo vero”, sono, per dirlo in termini blandi, il 90% degli Attentati attuati e portati a compimento, per soddisfare gli Ego Assassini contro altri ego; è una Battaglia che non ha bisogno di un conflitto ufficiale, e l’esaltazione dell’Inumano che è in Noi.

Per essere chiari, rispetto alle mortali e materiali azioni idealistiche, è l’Inumano senza forma che è in Noi, che sprona ad Attentare: Estremistico, Solipsistico, Occulto, Nichilistico.

Il mio approfondimento sulla tua domanda verte, però specificatamente sulle Tendenza di cui faccio parte e della rivendicazione Egoica con la Sigla o senza.

Specificando che alcune cose devono rimanere Occulte e Clandestine, posso in maniera indiretta affermare, che ci sono Individui che formano dei gruppi Terroristi Nichilisti-che hanno scelto di non rivendicarsi tramite una Sigla, ma che tuttavia, in maniera strategica e anonima, attuano uno scambio con Me, di approfondimento dei loro Attentati, attraverso strumenti moderni come le email criptate/anonime e il programma di crittografia “PGP”, dando la possibilità di approfondire la sperimentazione della Distruzione della società decadente.

La scelta di rivendicare o no, non è, come direbbero alcuni idealisti, un metodo simile o uguale a un altro, ma una scelta specifica, rispetto anche al momento relativo, a un tipo di esperienza, a una scelta di sperimentazione, al luogo dove si vive e si prospera.

I motivi sono innumerevoli ma sono sempre Unicamente Specifici, di Godimento Egoistico, scritto o non scritto, rivendicato con una Sigla o senza.

Se nella “struttura” del Gruppo Terroristico si sceglie di restare “in sonno”, per un certo periodo, non significa che si sia deciso di non Attentare per la pace sociale, o non colpire più le strutture del “sistema della conoscenza”, come se si Agisce a discapito di tutte le formali regole di sicurezza- insite sempre in un luogo specifico e diversificato per altri luoghi- non significa che si sia “depressi,pazzi, suicidi”, sempre secondo i termini di condotta etici della società decadente; se d’altra si sceglie di guardare cosa può essere utile per avanzare Attentando le strutture etico-giuridiche della società, allora non significa che si sta “mettendo la testa sotto la sabbia”, e si agisce secondo e solo con i propri limiti, e quindi questo diventa esclusivamente un blando modo di agire riduttivo; i motivi possono essere molto più profondi di quello che sembrano, al di là della strategia e dello studio tecnico di quello che è il luogo dove si vive.

La Sigla è eminente nel momento in cui gli Individui facente parte del Gruppo Terroristico, la ritengono il nucleo profondo e più elevato del loro Agire, perché è sempre l’Ego Individuale che sceglie cosa gli aggrada di più e cosa no, siamo sempre su una scelta con una “scala” Gerarchica, e non è solo un metodo di “esistere” tra gli altri.

Tutti i Metodi Amorali Nichilisti vanno bene, per il Gruppo Terroristico, per colpire il sacro altare del bene e del male, per sperimentare la schizofrenica Fortezza Egoistica del Solipsismo, ma questi Metodi sono scelti-selettivamente e relativamente comprimendo il “luogo-stato fisico” del mondo conoscente, occultando il “tutto” e spezzandolo, frammentandolo, annientandolo.

[*]Quest’ultima venne addirittura “studiata” come organizzazione con prospettive di un certo tipo sul sottoproletariato- dalle feroci “Brigate Rosse-Partito Della Guerriglia”.

[**]Esempio: la “Stidda” in Sicilia

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NICHILISMO E TRASMUTAZIONE: IL PUNTO FOCALE

La teoria dell’uomo superiore abbraccia il libro IV di Zarathustra; e questo libro IV è l’essenziale dello Zarathustra pubblicato. I personaggi che compongono l’uomo superiore sono: l’indovino, i due re, l’uomo della sanguisuga, il mago, l’ultimo Papa, l’uomo più abominevole, il mendicante volontario e l’ombra. E attraverso questa diversità di persone, si scopre immediatamente quello che costituisce l’ambivalenza dell’uomo superiore: l’essere reagente dell’uomo, ma anche l’attività generica dell’uomo. L’uomo superiore è l’immagine nella quale l’uomo reattivo si rappresenta come “superiore” e, ancora meglio, si divinizza. Allo stesso tempo l’uomo superiore è l’immagine nella quale appare il prodotto della cultura o dell’attività generica.

L’indovino è indovino della grande estenuazione, rappresentante del nichilismo passivo, profeta dell’ultimo uomo. Cerca un mare da bere, un mare dove annegare; ma qualunque morte gli sembra ancora troppo attiva, siamo troppo stanchi per morire. Desidera la morte, ma come un’estinzione passiva. Il mago è la brutta coscienza, “il portafoglio falso”, “l’espropriatore dello spirito”, “il demonio della malinconia” che fabbrica la sua sofferenza per eccitare la pietà, per estendere il contagio. “Tu dissimuleresti fino alla tua malattia se ti mostrassi nudo davanti al tuo medico”: il mago camuffa il dolore, inventa un nuovo senso, tradisce Dioniso, si impadronisce della canzone di Arianna, egli, il falso tragico.

L’uomo più orribile rappresenta il nichilismo reattivo: l’uomo reattivo ha diretto il suo risentimento contro Dio, si è collocato al posto del Dio che ha ammazzato, ma non smette di essere reattivo, pieno di brutta coscienza e di risentimento. I due re sono le abitudini, la moralità delle abitudini, e i due estremi di questa moralità, le due estremità della cultura. Rappresentano l’attività generica captata nel principio preistorico della determinazione delle abitudini, ma anche nel prodotto post storico dove le abitudini sono soppresse. Si disperano perché assistono al trionfo della “plebaglia”: vedono incorporarsi sulle abitudini alcune forze che deviano l’attività generica che la deformano simultaneamente nel suo principio e nel suo prodotto. L’uomo della sanguisuga rappresenta il prodotto della cultura come scienza. È “il coscienzioso dello spirito”. Desiderò la certezza, e impadronirsi della scienza, della cultura: “Meglio non sapere assolutamente niente che sapere a metà molte cose”: E in questo sforzo verso la certezza, sa che la scienza non è neanche una conoscenza obiettiva della sanguisuga e delle sue cause primarie, bensì solo una conoscenza del “cervello” della sanguisuga, una conoscenza che non è, perché deve identificarsi con la sanguisuga, pensare come essa e sottomettersi. La conoscenza è la vita contro la vita, la vita che fa un’incisione nella vita, ma unicamente la sanguisuga fa un’incisione nella vita, solo lei ne è a conoscenza.

L’ultimo Papa fece della sua esistenza un lungo servizio. Rappresentando il prodotto della cultura come religione. Servì Dio fino alla fine, e lasciò in ciò un occhio. L’occhio perso è senza dubbio l’occhio che vide dei Dei attivi, affermativi. L’occhio restante seguì il dio ebreo e battezzò tutta la sua storia: vide il niente, tutto il nichilismo negativo, e la sostituzione di Dio con l’uomo. Vecchio lacchè che si dispera per avere perso il suo signore: “Sono senza padrone e neanche sono libero; allo stesso modo non sono mai felice salvo nei miei ricordi.”

Il mendicante volontario ha percorso tutta la specie umana, dai ricchi fino ai poveri. Cercava “il regno dei cieli”, “la felicità nella terra” come ricompensa, ma anche il prodotto dell’attività umana, generica e culturale. Voleva sapere a chi toccava questo regno, e che cosa rappresentava questa attività. La scienza, la moralità, la religione? O più cose ancora, la povertà, il lavoro? Ma il regno dei cieli non si trova né tra i poveri né tra i ricchi: la plebaglia dappertutto, “plebaglia sopra, plebaglia sotto!”. Il mendicante volontario trovò il regno dei cieli come l’unica ricompensa e il vero prodotto di un’attività generica: ma solo nelle vacche, unicamente nell’attività generica delle vacche.

Perché le vacche sanno ruminare, e ruminare è il prodotto della cultura come cultura. L’ombra è il proprio viaggiatore, la propria attività generica, la cultura e il suo movimento. Il senso del viaggiatore e della sua ombra consiste che l’ombra viaggi unicamente. L’ombra viaggiante è l’attività generica, mentre perde il suo prodotto, mentre perde disperatamente il suo principio e la ricerca.

I due re sono i guardiani dell’attività generica, l’uomo della sanguisuga è il prodotto di questa attività come scienza, l’ultimo Papa è il prodotto di questa attività come religione, vuole sapere quale è il prodotto adeguato di questa attività; l’ombra è questa stessa attività mentre perde la sua fine e ricerca il suo principio.

Abbiamo fatto come se l’uomo superiore si dividesse in due classi. Ma in realtà è ogni personaggio dell’uomo superiore quello che possiede i due aspetti come una proporzione variabile; rappresentante delle forze reattive e del suo trionfo, contemporaneamente rappresentante dell’attività generica e il suo prodotto. Dobbiamo tenere in conto questo doppio aspetto per comprendere perché Zarathustra tratta l’uomo superiore con due forme: a volte come il nemico che non retrocede davanti a nessuna trappola, nessuna infamia che devia Zarathustra dalla sua strada; a volte come un invitato, quasi un compagno che si lancia in un’impresa molto simile a quella proprio di Zarathustra.

Il regno del nichilismo è potente. Si esprime nei valori superiori alla vita, ma anche nei valori reattivi che occupano il suo posto, e perfino nel mondo senza valori dell’ultimo uomo. Chi regna è sempre l’elemento dello svilimento, il negativo come volontà di potere, la volontà come volontà del niente. Perfino quando le forze reattive si alzano contro il principio del suo trionfo, perfino quando sfociano in un niente di volontà più che in una volontà del niente, è sempre lo stesso elemento quello che si manifesta nel principio, e quello che, ora, si sfuma e si maschera nella conseguenza o nell’effetto.

Sotto l’impero del negativo chi è svilito è sempre l’insieme della vita, in cui trionfa la vita reattiva in questione. L’attività non può fare niente, nonostante la sua superiorità sulle forze reattive; sotto l’impero del negativo non c’è via d’uscita che andare contro sé stessa; separata da quello che può, diventa lei stessa reattiva, serve solo da alimento al divenire-reattivo delle forze. E, certamente, il divenire-reattivo delle forze è anche il negativo come qualità della volontà di potere. Sappiamo in che cosa consiste quello che Nietzsche chiama trasmutazione, svalorizzazione: non in un cambiamento di valori, bensì in un cambiamento nell’elemento da dove deriva il valore dai valori. L’apprezzamento invece dello svilimento, l’affermazione come volontà di potere, la volontà come volontà affermativa.

Mentre si rimane nell’elemento del negativo è facile cambiare i valori o perfino sopprimerli, è facile ammazzare Dio; si conserva il posto e l’attributo, si conserva il sacro e il divino, perfino se si lascia il posto vuoto e il predicato senza attribuzione. Ma quando si cambia l’elemento, allora, e solamente allora, si può dire che si sono invertiti tutti i valori conosciuti o conoscibili fino a questo momento. È stato vinto il nichilismo: l’attività recupera i suoi diritti, ma solo in relazione e in affinità con l’istanza più profonda da dove derivano.

Appare nell’universo il divenire-attivo, ma identico nell’affermazione come volontà di potere.

La domanda è: come vincere sul nichilismo? Come cambiare l’elemento proprio dei valori, come sostituire la negazione con l’affermazione?

Magari siamo più vicini alla soluzione di quello che sembra. Osservate: per Nietzsche, tutte le forme di nichilismo precedentemente analizzate, perfino la forma estrema o passiva, costituiscono un nichilismo incompiuto, incompleto. Non è la stessa cosa dire che la trasmutazione che vince sul nichilismo, è l’unica forma completa e finita del nichilismo? In effetti, il nichilismo è vinto, ma vinto per sé stesso. C’avvicineremo a una soluzione nella misura in cui riusciremo a comprendere perché la trasmutazione costituisce il nichilismo finito.

Può essere invocata una prima ragione: cambiando unicamente l’elemento dei valori si distruggono tutti quelli che dipendono dal vecchio elemento. La critica dei valori conosciuti fino a questo momento è solo una critica radicale e assoluta, che esclude qualunque compromesso, se è attuata a nome di una trasmutazione, a partire da una trasmutazione. La trasmutazione sarebbe, dunque, un nichilismo finito, perché faciliterebbe la critica dei valori, come una forma finita, “totalizzante.” Ma simile interpretazione non ci dice ancora perché la trasmutazione è nichilista, non solo per le sue conseguenze, bensì in sé stessa e per sé stessa.

I valori che dipendono da questo vecchio elemento del negativo, i valori che cadono sotto la critica radicale, sono tutti i valori conosciuti o conoscibili fino a questo momento. “Fino a questo momento” designa il momento della trasmutazione. Ma, che cosa significa: tutti i valori conoscibili? Il nichilismo della negazione come qualità della volontà di potere. Tuttavia questa definizione è insufficiente, se non si tiene in conto il ruolo e la funzione del nichilismo: la volontà di potere appare nell’uomo e si fa conoscere, in lui, come una volontà del niente. E, a dire il vero, poco possiamo sapere sulla volontà di potere se non captasse la sua manifestazione nel risentimento, nella brutta coscienza, nell’ideale ascetico, nel nichilismo che obbliga a conoscerla.

La volontà di potere è spirito, ma, che cosa sapremmo dello spirito senza lo spirito di vendetta che ci rivela strani poteri? La volontà di potere è corpo, ma, che cosa sapremmo del corpo senza la malattia che ce lo fa conoscere? Dello stesso modo, il nichilismo, la volontà del niente, non è solo una volontà di potere, una qualità di volontà di potere, bensì la ratio cognoscendi della volontà di potere in generale. Tutti i valori conosciuti e conoscibili sono, di natura, valori che derivano da questa ragione. Se il nichilismo ci fa conoscere la volontà di potere, inversamente, questa ci rivela che arriva alla nostra conoscenza sotto una sola forma, sotto la forma del negativo che costituisce solo un viso, una qualità. “Pensiamo” così la volontà di potere sotto una forma distinta da quella che conosciamo (il pensiero dell’eterno ritorno supera tutte le leggi della nostra conoscenza). Lontana sopravvivenza dai temi di Kant e di Schopenhauer: quello che conosciamo della volontà di potere è anche dolore e supplizio, ma la volontà di potere continua a essere l’allegria sconosciuta, la felicità sconosciuta, il dio sconosciuto.

Arianna canta nel suo lamento: “Mi curvo e mi ritorco, tormentata da tutti i martiri eterni, punita da te, il più crudele dei cacciatori, tu, il dio-sconosciuto… Parla finalmente, tu che ti nascondi dietro i raggi! Sconosciuto! Parla! Che cosa vuoi! Oh, girati, mio dio sconosciuto! Il mio dolore! La mia unica felicità!” . L’altro viso della volontà di potere, il viso sconosciuto, l’altra qualità della volontà di potere, la qualità sconosciuta: l’affermazione. E l’affermazione, a sua volta, non è solo una volontà di potere, una qualità della volontà di potere, è ratio essendi della volontà di potere in generale.

È ratio essendi di qualunque volontà di potere, quindi ragione che espelle il negativo di questa volontà, allo stesso modo che la negazione era ratio cognoscendi di tutta la volontà di potere (quindi ragione che non smetteva di eliminare l’affermativo della conoscenza di questa volontà). Dall’affermazione derivano i nuovi valori: valori sconosciuti fino a questo momento, cioè fino al momento in cui il legislatore occupa il posto del “saggio”, la creazione, della propria conoscenza, l’affermazione, quella di tutte le negazioni conosciute.

Osserviamo dunque, che, tra il nichilismo e la trasmutazione esiste una relazione più profonda di quella che indicavamo in precedenza. Il nichilismo esprime la qualità del negativo come ratio cognoscendi della volontà di potere; ma non termina senza tramutarsi nella qualità contraria, nell’affermazione come ratio essendi di questa stessa volontà. Trasmutazione dionisiaca del dolore in allegria che Dioniso, in risposta ad Arianna, annuncia con il calzante mistero:«Non bisogna odiarsi in primo luogo, se dobbiamo amarci?” . Cioè: non devi conoscermi come negativo se devi sperimentarmi come affermativo, ammanettarmi come affermativo, pensarmi come affermazione?.

Ma, perché la trasmutazione è il nichilismo finito, se è verità che si accontenta di sostituire un elemento per un altro? È il momento che intervenga una terza ragione che corre il rischio di passare inosservata, le distinzioni di Nietzsche si vanno facendo sottili e minuziose fino a tal punto. Ritorniamo alla storia del nichilismo e dei suoi stati successivi: negativo, reattivo, passivo. Le forze reattive devono il loro trionfo alla volontà del niente; una volta acquisito il trionfo, rompono la loro alleanza con questa volontà, vogliono fare valere i loro propri valori completamente da soli. Qua c’è il gran fatto incandescente: l’uomo reattivo invece di Dio. Conosciamo già la conclusione: l’ultimo uomo, quello che preferisce un niente di volontà, spegnersi passivamente, prima che una volontà del niente. Ma questa conclusione è una conclusione per l’uomo reattivo, e non ferma la volontà del niente. Questa prosegue con la sua azione, questa volta in silenzio, oltre l’uomo reattivo. Rompendo le forze reattive e la sua alleanza con la volontà del niente, a sua volta la volontà del niente rompe la sua alleanza con le forze reattive. Ispira all’uomo un nuovo piacere: rovinarsi, ma rovinarsi attivamente. Soprattutto non bisogna confondere quello che Nietzsche chiama la sua autodistruzione, distruzione attiva, con l’estinzione passiva dell’ultimo uomo. Non bisogna confondere nella terminologia di Nietzsche “l’ultimo uomo” con “l’uomo che vuole perire.” Uno è l’ultimo prodotto del divenire-reattivo, l’ultimo modo in cui si conserva l’uomo reattivo, essendo stanco di volere. L’altro è il prodotto di una selezione che senza dubbio passa attraverso gli ultimi uomini, ma che non rimane lì. Zarathustra canta all’uomo della distruzione attiva: vuole essere superato, va oltre l’umano, è già verso l’oltreuomo, “sgomberando il ponte”, padre e antenato del sovraumano. “Amo chi vive per conoscere e chi vuole conoscere, affinché un giorno viva l’oltreuomo. Per questo motivo lui vuole il proprio tramonto” . Zarathustra vuole dire: amo quello che si serve del nichilismo come della ratio cognoscendi della volontà di potere, ma che trova nella volontà di potere una ratio essendi nella quale l’uomo è superato, e quindi il nichilismo vinto.

La distruzione attiva significa: il punto, il momento di trasmutazione nella volontà del niente. La distruzione diventa attiva nel momento che, l’essere rompe l’alleanza con le forze reattive ,e la volontà del niente, si converte e passa a lato all’affermazione, si riferisce a un potere di affermazione che distrugge le forze reattive. La distruzione diventa attiva nella misura in cui il negativo è tramutato, convertito in potere affermativo: “eterna allegria del divenire” che si dichiara in un istante, “allegria” dell’annichilazione, “affermazione dell’annichilimento e della distruzione.” Questo è il “punto decisivo” della filosofia dionisiaca: il punto nel quale la negazione esprime un’affermazione della vita, distrugge le forze reattive e restaura l’attivo in tutti i suoi diritti.

Il negativo si trasforma nel tuono e il raggio di un potere affermativo. Punto supremo, focale o trascendente, Mezzanotte, che non si definisce con un equilibrio in Nietzsche o una riconciliazione dei contrari, bensì per la conversione. Conversione del negativo nel suo contrario, conversione della ratio cognoscendi nella ratio essendi della volontà di potere. Domandavamo: Perché la trasmutazione è il nichilismo finito? Perché, la trasmutazione, non è una semplice sostituzione, bensì una conversione. Passando attraverso l’ultimo uomo, ma andando più in là che il nichilismo trova la sua fine: nell’uomo che vuole perire.

Nell’uomo che vuole perire che vuole essere superato, la negazione ha rotto tutto quello che ancora la manteneva, si è vinto a sé stesso, si è trasformato in potere di affermare, ora è già potere del sovraumano, potere che annuncia e prepara il superuomo. Potreste trasformarvi in genitori e antenati dell’Oltreruomo: che sia questa la vostra opera migliore! .” La negazione, sacrificando tutte le forze reattive, trasformandosi in “spietata distruzione di tutto quello che presenta caratteri degenerati e parassitari”, passando al servizio di un’eccedenza della vita: può trovare solo così la sua fine.

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