PLUMBEO SOLUS IPSE

PLUMBEO

“Tutti gli umani colori muoiono in venti vescicolari Quando tutti i giorni saranno terminati, Il mio mondo inizierà, solo, senza vita, senza luce”
Xasthur “Slaughtered Useless Beings In A Nihilistic Dream”

Limite del mondo[A], il disfacimento di un’implosione eradicata, è dentro il sostrato immanente e la non pre-senza.
Destrutturattivo che attira e respinge, nel contempo e rovina, si decompone e ricompone e ripone, nello stesso tempo, inseguendo, a se stante, nel tempo che diluisce il limite, e lo deturpa nel declino e nell’ascesa del declino a-temporale.

Il tempo è l’identico casuale, preciso, nel declino?

Contrazione e crepuscolo della forma, dello spettro e dell’immagine del tempo, che assottiglia l’istante, che è fermo e movente, in un immoto-incastro come esito, scomparso nell’attimo.
Il defunto residuo, dissolto e assenza, attimo non esi-stente, estingue e eccede disintegrandosi in una corro-sione di spazio e tempo a conforme, amorfo , nascita e o-rigine, composizione e rovina.
Attimo, sospeso nel vuoto, al momento dell’istante, rile-vanza nel secondo assente, diviene davanti, in nessun luogo riconosciuto compreso e appreso “alcuno”.
Istante ricercato, che persegue e prefigge, il corso dell’evento, scomparso, diluito al margine in un soffio dentro a un limite.
Ricercando il bagliore tempestato, non [è], intrinseco o diviene, è istante davanti, posteriore, induzione in un si-stema e soluzioni, sdoppiamento, illusione “nell’esserlo”.
Artigli del tempo, destabilizzati nelle rovine del pensie-ro, frammenti che espandono e ritornano, rendono in-stabile, il momento.
Anatomia in contorto e tortuoso a-tempo, non riviene o diventa transitorio, inesistenza, deviazione effimera e momentuale, inabissarsi e sprofondare, affondare e a-percepiente.
Transuente- sprofondo in un plumbeo e tetro, dissociati-vo, in uno scindere di irrefrenabile Volontà di Penetra-zione.
Deformazione entro § dentro all’intorno, all’estremo del sentiero del confine che finisce, dove il “diviene”, inalte-rato non apre e ridiviene, l’estremo appiglio all’apparenza. [B]
L’alterazione muta e trasforma l’attesa, al confine del mondo, fino all’erigere dell’occhio al centro dell’Ego, a-morfo e discorde, nelle rovine del tempo in disfacimen-to.

Margine al mondo confinato-contraddizione- arcano in un’ordinaria inflizione di assenso, nel tendere al porre in un limite aformato.
Plumbeo e orribile, nella noia nel latente limbo, che è presente e volubile in determinato sostanziale dell’acuto sibilo oscuro e celato.

Tenebre distese e cupe nella caverna dell’Egocentrica vanità.

Ambizione all’Elevarsi e imprimere il proprio speme, entro un afflato di disperazione.
La gravità del pensiero che emerge come nebuloso all’interno, di un Fondo senza fondo, pone e predice il nesso come unione tra la parte, che è limite inespresso dentro a un legame.
Rescisso e relativo, l’introspezione e riflessione distinguono non in non un oggetto distinguibile.
Agonico compulsare, l’ignoto, nel mondo sensibile e ponibile, attraverso un impenetrabile dissolvimento delle capacità, dell’idea, del modello dell’esistenza formata e sincronica, andante e disturbante, l’agonia modella den-tro il divisibile e il separabile per Unire nell’unità non determinata.
Scissione che permea, attraverso [non] il muovere dell’effetto e impulso movente in un perenne fissare e ri-produrre, scomposizione continua e definitivamente separata.

Plumbeo Solus Ipse:

Oltremondo e Oltrespazio , spezza la lucida coscienza, all’interno di un corpo ammaestrato, lentezza liquida in iperbole di dissacrazione, all’eccesso in una ricerca Oltre in oltre all’estremo del punto focale.
Amplifica e Distruggi, il perpetuo anelare della giuntura della vita, espressa e mordace, compressa dentro lo spazio scelto addentro e rilucente.
Spastico e informe, il consumo della sfera della vita, e-legge nel profondo del rifugio nella profondità-Abissale, lo strato della percezione e della coscienza percepita, dove [non in non], senza essere parte di una forma, nel segmento dell’influsso del cosciente.
Conoscente come esistenza, nel reale del co-esistere, nella forma, in non [non]- essere fondamento e contenuto. [C]
Concrezione nel fondamento del “non” fondato, dentro, dove in dentro, reale o illusione, immagine e distorsione, sequenza in sequenza, prevalente all’interno e dentro in “non”, concatenazione e fulcro in una sommità al-la superficie della vita intravista.
La scansione nel profondo del recesso come materia esistente, consuma istanti, nel riesumare, e presupporre di essere nel sé, tra lo strato e il percepito.

“Maledetti da un dolore e da un portale Nascosto nella foresta giacciono macellati esseri inutili che non appartengono a questa foresta Ritorno dalla disfatta di tutti i tempi, per nulla ossessionato per ciò che ha significato per me”
Xasthur “Slaughtered Useless Beings In A Nihilistic Dream”

Plumbeo Solus Ipse:

Esistere ente, reperire il vivente come inesistente nell’essere essendo e il perdurare della cosa impenetra-bile e realtà soggettivata al senso dato espresso- elemen-to di prevaricazione.
La traccia occultata e latente, il limite del mondo, in un’introiezione sferica e un movimento in fondo al bara-tro senza fondo, alcuno e rimanente, nel denso assoluto, e a-senso slegato.
Dilatazione e implosione della traccia che non segna, occultata come limite della conoscenza, luogo comune in un livello esplorativo.
Esplorare l’intorno che nel riflesso non nota e rileva il concludere della penetrazione in un fondo Abissale senza Attorno “Alcuno”.

Aporia Nichilistica:

La traccia occultata e nascosta, nel recesso della conoscenza e del cosciente, in una sperimentazione del tracciato, distinguibile nel “dove” dell’ognuno in un complesso e il residuo dell’imploso.
Distinguere il residuo come elemento eccedente, nel muovere all’interno della traccia latente e occultata, implodere emergendo nel “non”, come ente che regola l’influsso di vita.
L’Influsso di vita, il primato della verità, e della cono-scenza, “esiste”?

Plumbeo Solus Ipse:

Annientativo penetrare fino in Fondo senza un fondo, dentro il perno esistentivo, senza un punto, dentro al relativo, senza sé e l’occulto perdurare, avverso al proces-so di simbiosi, spastico e deformato- esplodere infinito.
Pensare in esistere, desiderando l’esistenza, che riversa e trasborda la sua assenza, come essere informe e assente.
Attendere in esistendo, vivo nel riflesso, al profondo senza fondo, del recesso e delle gamme, valore ed esistenza.
Essendo stato e non pensare senza esistere.
Inesorabile esecuzione della debole fibra dell’incedere ordinario, L’OcchioEgoico- ridiscende il precipizio dell’Abisso, infrangendo il creato residuo nel pensiero nato e vissuto morto.
Crudele penetrazione avida di depravazione, rimozione e distruzione del mortale soffio morale coagulato e in-terposto in una vita assentita:
L’OcchioEgoico espande e ingloba, espelle influssi di materia viva perpendicolare al rispetto del qualunque attiguo al valore eguale.
Inglobare sbavando per il Potere del Potere Stritolante, il confine e il circostante della visione dall’effetto veridi-co, nello strato del margine sensibile e adotto nel mo-mento Alcuno.
Il fango della coscienza sedotta[D], remora e pulsione rilevativa, estrinsecazione e desiderio dissimulato, vizioso come bava che ridiscende, strati nel sepolcro di un or-dinario speculare.
Stimolo e impeto rivelativo, nel sensibile e modulabile impulso in una derivazione della conoscenza e il possi-bile del sedotto, nel senso dato dalla vita “viva”.
Abissale nel profondo e il recondito, disunito e irrazio-nale, il perno dell’idea, posposta e rimossa, Eccentrica e alluci nativa, che non distingue la separazione, il dividente compreso nel nesso metrico nel mordace esistere.
Illimitato nel profondo del recesso, immenso e abbando-nato al vivere all’estremo come allusivo insensibile.
Imprevedibile, senza forma alcuna “Senza”, al sorgere della “cosa” ricercata, in un’esplorazione prossima, al prossimo percorso rivelato.
Prominente strato del mutevole e sedimentato rifugio del cosciente mondo, apparenze riprodotte al manifestarsi in un imminente diluito in subordine di una figura percepiente.
Interiore nella separazione inesistente, nel porre un li-mite che abbandona la visione esistente, ma non posta, diviene non essendo, erige e si amplifica.
Profondo OcchioEgoico, Sublime e Attrattivo, Solus Ipse in un margine e una decodificazione irrilevante, dimensionale in un inscindibile implodere dello spazio e del tempo.
Artificio e immagine, in una rappresentazione, deformando e plasmando l’elemento della vita sfiorata, all’estremo dell’Abisso inesplorabile.
Profondo OcchioEgoico, in una caverna del recesso mor-tale, aspro masticare un corpo caldo e rosso, come tor-mento ricercato, calcato dal cadavere della coscienza, sospinto e sopito, da un suono armonico e deamplifica-to.
Confine e demarcazione nelle rovine del mondo, implosione dell’apparente, entro il sostrato immanente e la non presenza.
Conseguente che attira e respinge in un istante di desolazione, decompone e ricompone, perseguendo nel tempo che diluisce il limite, e lo deturpa nel declino e nell’ascesa del declino a-temporale.
Passaggio e analogo annesso, esitante all’istante, scoprimento- il passo che trasforma e capovolge l’arido luogo nel cimitero del vivente, indotto dal rimargine.
Essendo stato e non pensare senza esistere.

Plumbeo Solus Ipse:

Organico corpo come traccia assente, presente nell’esistere del modo espressivo, essendo stato in un infondato come appartenente, scoria di un legame in ordine e sintesi.
Plumbeo e orribile, celato limbo, che è presente e muta-bile in determinato percettibile dell’acuto sibilo oscuro e celato.
Tenebre distese e cupe nella caverna dell’Egocentrica vanità.

NOTA EGOTISTA

[A] Si può affermare con esattezza se esiste un limite al mondo “conosciuto”? Se non esiste un limite non esiste l’esatto come non esiste “l’esistere”, ma fino a dove, e se c’è il “come”?
[B] L’apparente determina la sostanza della vita, ma non la vita che appare a chi la vive. Aggrapparsi all’apparente, è muoversi dentro il sistema di valutazio-ne di cosa appare e cosa [è].
[C] Il fondamento del contenuto dell’esistenza, può esiste-re, sussistendo l’esistere, e si compromette con il [non] della non esistenza?
[D] La coscienza è sedotta, all’istante vissuto, come in-terporsi del desiderio di Nientificazione, e ritorna a esse-re sedotta nella vita delle leggi normative e fondate su schemi della vita promossa a valore morale.
Seduzione come rimozione che non differisce tra il senso mosso e provato, e l’Affermato senso di sradicamento del-la normalità.
La percezione tra l’Affermazione e il senso provato a ve-ridicità si può situare in un canale parallelo quantun-que?

 

 

 

 

 

 

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