SOLO IO ESISTO

KH-A-OSS VIII

Nota introduttiva: “Solo Io Esisto”, come poter non ammirare queste parole altezzose e sublimi, che arrivano al fondo della nostra esistenza, il nostro abisso personale? Chi ha il coraggio di espandersi su tutto il mondo circostante e inglobarlo, per farlo suo, non solo è da ammirare, ma è da temere, perché andrà fino alla fine- la propria fine, avanti e non si fermerà, fino a quando non si estinguerà. Sappiamo, da come già espresso dall’affine Nicevscina, che le parole non contengono alcun significato di veridicità, ma servono per sopravvivere, in questa società che invece di espandersi, si restringe, si assomma, per “esistere allo stesso modo”. Ma come la parola è un mezzo, anche il fine ultimo del nostro affine autore del testo, è quello di conquistare tutto quello che lui stesso, afferma di creare. Per alcune persone, per chi avrà la “fortuna o la sfortuna”, di leggere queste righe, ci sarà il dubbio, ci sarà sempre un punto interrogativo, alla fine del loro pensiero. Cosa sta scrivendo nella realtà? Proprio questo manca al fine di questo testo, la realtà, come tutti pensiamo di vederla. Ma queste parole sono totalmente accostabili all’usare il Terrorismo Estremista, a spandere il Terrore. Mentre gli avventori di questo testo, laddove si chiederanno il “perché” di ogni cosa, sentiranno pungolare la spina dorsale, un fastidio al collo, il prurito sulle mani o sul corpo, la voglia di smettere subito- o durante, di leggere, perché questo testo, queste righe altezzose, non stanno solo creando dei dubbi, ma stanno anche creando fastidio, irritazione, o li stanno influenzando, a tal punto, in quel dato momento, che si sta formando qualcosa di anormale dentro di essi. Elegge Terrore, come se esplodesse un ordigno esplosivo in faccia a qualcuno, questo qualcuno, che loro vedono, cadere, e le parti della faccia disintegrarsi. Ma possono anche creare un nuovo modo di arrivare a un “perché”: distruggendolo completamente! Portiamo brevemente ad esempio quello che dice un mediocre giornalista in un articolo dove parla dell’O9A-Ordine dei Nove Angoli, che sembra stia attirando parecchi individui nell’ambito della musica underground (dal black metal al folk), dove tal persona si chiede “Non sapremo mai, quanti reati di odio irrisolti in Europa e negli Stati Uniti sono “opfers” o iniziazioni di stile O9A…”

Come non sapremo mai, quanti individui possono essere influenzati da un testo di Estremismo Solipsista. Quanti possono tramutarsi in Possessori di tutto quello che viene chiamato “circostante”, espandersi, e influenzarne altri. Secondo l’affine nel suo peregrinare, nei suoi contatti, diversi individui si sono detti e affermati come Estremisti Solipsisti, pronti a distruggere l’universo. Ne leggi ne compensazioni morali possono chiudere quello che affermiamo nella stupida parola “perché”.

Il Solipsismo “creato” da Nicevscina, è Estremismo Terrorista, perché anche se lui stesso crea il mondo, lui stesso crea i suoi “nemici”, questi nemici, li può individuare nel circostante, che sia una pietra da spaccare e sbriciolare, o un individuo da accoltellare, come se crea un nemico che odia, può colpire le strutture morali della società, usando degli ordigni esplosivi. Questi nemici (che ricorrono sopratutto nel testo “Il Distruttore dell’Universo”) lui sente che fanno parte del suo mondo, li definisce “punti di assioma”, ed è perfettamente percepibile, che il nemico può essere lo stesso mondo che vede…ed è quello che è fuori, ma che è dentro di esso, solo che lui non vede una realtà con una serie di valori, ma vede il suo mondo con alcuni “punti fissi” (“idee fisse” potrebbe direbbe Stirner), che deve distruggere. Il mondo esterno che lui considera totalmente interno, è una sua proiezione.

Se proietta significa che ha davanti a se un mondo, sempre suo, ma che vede perfettamente. Lo vive internamente distruggendo quello che esiste, e muovendosi e peregrinando alla ricerca di questi “punti fissi”, li distrugge, li vuole mangiare e inglobare.

Per questo che un Solipsista Estremista, in quello che gli altri definiscono “delirio di negazione”, può primariamente colpire e attentare, creando Terrore, senza per questo riconoscere in maniera veridica l’oggetto del contendere, come qualcosa che esiste (cioè, l’umano è umano, la pietra è una pietra). Le persone che lui nega esistere, potranno riconoscerlo come un “pazzo”*, mentre lui, l’attentatore solipsista, sta creando e distruggendo i suoi nemici interni, all’interno del suo Regno Egotista.

Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

* I Solipsisti Estremisti, possono tranquillamente essere quelli che si vedono per le strade, è che sono apostrofatati come pazzi o deliranti, dall’individuo che parla con il proprio demone, o come dicono gli umanoidi rincoglioniti, che parla “da solo”, come quello che a caso, in un attimo, senza nessuna cognizione di causa, spacca una vetrina, piscia addosso a un passante, prende a pugni un albero, uccide una persona con un coltello, fa esplodere un ordigno davanti a un qualunque posto di utilità pubblica. Specifichiamo che qua non si tratta della solita presa di posizione sulla “malattia mentale” da parte degli idealisti, ma di un idea singolare e specifica -estremistica della distruzione del mondo come lo conosciamo. Infine: questi “pazzi”, saranno stati influenzati da un testo- o altri testi sulla falsariga- come “Solo Io Esisto ”?

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“Il mio io è un dado dalle infinite facce, che conserva infiniti volti, il mio io non è un identità, una singolarità, è semplicemente un selezionatore di infinite identità, e non si ferma su una precisa faccia, ma su tutte simultaneamente.”

L’EGO-ARCA INGURGITA L’ALLOCENTRICO

Solo Io Esisto, Esisto Solo Io, Io Esisto Solo Io, infinite volte immensamente liberandomi del corpo a Me esistente. Non-esisto nel quanto dell’oggetto, diversificazione del modulare di appartenenza a una logica subiettiva, che retrocede e intercede, spostandosi in un coacervo di obblighi e misurazioni di un modello nominale.

L’Ego-Arca-Io- ingurgita e mangia, consuma, divora, la copia che implode dentro-entro la Fortezza a me data, questa copia è l’allocentrico insinuarsi di deduzioni e prevaricazione del senso dato a un oggetto, periferia della mia spasmodica voglia di espandermi, implodendo in una deflagrazione, al momento, che non esiste, nel momento in cui Mi vedo esistere, dove quando esisto, sto già disponendo la Mia fine, che vive e si muove, entra e esce, supponendo che la fine possa realizzare la sua fine esistenziale.

Solo Io Esisto, sto proiettando questo pungolo dell’esistenza non-vera, dentro un codice fatto di appurazioni, disegno che cresce e declina, dove la copia che vuole copiare la mia originalità, si posiziona in una fila ordinata di vacui ricordi, vuoti ribaltamenti di quello che era prima, in una non-esistenza che ordina la sua morte.

Prima e dopo, oltre e davanti, diramandosi e potenziandosi, pungolano, vogliono disporre, qualcosa che è un limite, entro il Mio Regno, dando un confine e una demarcazione a quella cosa, che non è, non-esiste, sono spettri di un passato confinato nel suo lugubre errare di fisicità.

Materia e errore- errano in una disposizione che dirama e prende e perde peso senza essere per questo l’oggetto che si impone in un stato di esistenza.

Io Esisto Solo Io, e combatto una guerra a morte, con lo spettro del passato e del presente passato, che vuole e spinge per farmi diventare un futuro, lo sento è addosso Me, lo avverto è attorno a Me, lo apprendo è dentro Me.

L’oggetto dell’esistenza, che preme per farmi diventare vero, si vuole insinuare e farsi posizionare, è il posizionare che è fastidio, bruciare nel costato chiamato cosi per “coscienza”, il situarsi di questo oggetto verità, cade e si riprende, si muove con insistenza, per espandere la mia verità dentro il suo io, questo è quello che sto pensando, dice/afferma, è il prolegomena del mio futuro. Questo è quello che sento, parla, dentro la Mia Grotta Ermetica, è un sottofondo di proposizioni, insinuazioni, vuote domande-risposte, risposte-domande, innalzata al vero che echeggia come una freccia che si abbatte sul muro della Mia Grotta Ermetica.

Lo spettro dell’allocentrico, è, mi sta, dichiarando una guerra-a-morte, vuole posizionarsi, espandere il senso delle cose, oggettivate, rendere il nulla, qualcosa che appartiene alla sfera di un vero sentimento, non un astrazione, ma un sentimento vero..perché sento questo? Perché sento quello? Perché sento questo qualcosa che in-esiste?

È una falsità che diventa vera, nell’errare della Mia Grotta che riflette e si manifesta apertamente, su una delle pareti che si stagliano, e si muovono ruotando e capovolgendosi in un infinito degli infiniti e sconfinati Mio Ego.

Il Mio Ego è una esplosione di disegni invertiti, che vagabondando nella (M)ia Grotta, è sono –una ripetizione voluta, nel non volere, l’esistenza, che non-esiste, nel trasportare una prospettiva infinita, che si contrae ad ogni incontro nella verità di quello che viene definito esistenza: Io.

Sono il Distruttore dell’Universo!

Voglio, agogno, ambisco, alla distruzione dell’essere, dell’ente che si aggira nella Mia Grotta Ermetica, è un dolore e Mio piacere, che si fonde, tra le grotte che sono dentro il Mio Io. Io infinitamente volte Io.

Il contrasto delle sensazioni apparenti, si contraggono all’apparire del Mio Ego, che mangia e consuma quello che è il presupposto dell’istante, allucinante bordo esistenziale, permeato dal passato e dal futuro, che sono miei nemici ipotetici. L’esistente non-esiste, è il Mio Ego distrugge in un incalcolabile esplosione di invocazione dell’estinguersi degli altri, del resto, bramando e lottando nel non-esistere acuto della Mia Grotta Ermetica: Io.

Ego contro tutti gli ego- mie rappresentazioni sterminate, che aggirano l’ostacolo, dell’imporre a Me qualcosa che è subordinato a Me, che è Io dove Io sono sempre Me. Il non-essere è la distruzione del non-ente, che si richiama all’errare e al capovolgersi della Mia Grotta Ermetica. Ripetersi e reiterarsi, disporsi su una delle pareti, insinuarsi nel ricordo che ha preceduto il ricordo di ieri, che diviene il niente dell’oggi, dove viene distrutto, il sintomo del disporsi di quello che esisteva. Quello che esisteva è lo spettro tangibile dell’esistenza non-esistente, che trasmette e considera input occulti in un riverbero di specchi.

La Mia Guerra a morte, combatte l’esistenza, il separasi di sensazioni, che coagulano come sangue rappreso, e divengono niente, al contatto con la Mia non-esistenza, il credere al valore “esistere”, è l’intimo obbligo a qualcosa che si ritiene sia vero, ma che solidificato attorno alle pareti si espande fino a estinguersi: è un enorme ricomparire di spettri, che muoiono mentre vivono già morenti, accettano il Mio ingurgitarli, perché li ho disposti Io, li ho presi e portati dall’esistenza alla non-esistenza, dal vero al falso, dal limite all’illimitato. Erano spettri, errabondi, volevano il ricordo, il valore del riconsiderare, qualcosa dell’appartenenza a qualcos’altro: erano-ora sono, prima erano il niente reale che è diventato il niente del non-esserci, in un mutazione sublime e egocentrica del Mio Apparire.

La Mia Guerra a morte, vuole ingurgitare questi spettri, dietro l’esistenza, l’apparenza del ricordo, può solo forzare, l’apparire, lo deve rendere vuoto, come vuoto è la rappresentazione del mondo, che apre al Mio Egotismo erratico. Il vuoto si insinua dentro il Mio Ermetismo Schizofrenico, e attraversa, posa, distende e disgiunge tutto quello che è l’assoluto del mondo che io possa pensare, penso che possa esistere. Innumerevoli input latenti giungono e si predispongono per lottare, per arginarmi, per intralciare la Distruzione dell’Universo.

La Distruzione dell’Universo il Più Altezzoso e sublime prevaricare di Egoicità, Assoluto contro l’assoluto e relativo delle pareti che si stagliano attorno al Mio Me, coazione a ripetere, iterazione sistematica, lo spettro si snoda e vuole comporre qualcosa che non ha definizione alcuna, insegue sollecitando il primitivo errare di non-esistenza, la definizione di un limite che non ha nessun limite, perché il “nessuno” non-esiste. Il vuoto risucchia la circostanza, non c’è più distanza o separazione, ma il vuoto dell’abisso più oscuro dell’oscurità. Cupo dissolversi e
dissiparsi di definizione, annientamento che risucchia la vita, che diviene non-ente, e ritorna al dissolvimento, perché Io infinitamente Affermo.

Esperimento che si effonde dentro la Mia Grotta Ermetica, dispongo perché Solo Io Esisto, la morte dell’esistenza propaga il Mio Godimento, Io Esisto Solo Io, moltiplicandomi distruggo e il tempo dei Nichilismi Appartiene Unicamente a Me. Nessuna esistenza, nessun vivere, nessun volere, il niente Mi Appartiene, sono il Distruttore dell’Universo!

ARCA NULLA ANNICHILENTE

“Le categorie di pensiero sono inganni necessari per la vita…”

Arca nel vuoto Annichilente, disintegrazione del nemico, nemico a me se stante, entro dentro, in un involucro definito “soggetto”, serie in una sequenza di numeri afoni e categorizzazioni, impulso che non esiste, nel non-ente, riduzione, nessuna opzione, estraendo il porre di fattore in una concatenazione di alienazione che riduce l’oggetto nel suo stanziale predisporsi di verifiche. Riscontro che conduce al presupposto del vuoto annichilente, in un concetto oltre, in alto e in basso, orientamento di cui Io non conosco nessuna esistenza. Esserci ed essere, sostanza e materia, adulazione del concetto e dell’elemento, tipologia, innumerevole unione e dispersione di un nome fittizio, ad uso e consumo di un oggetto che non esiste, che non c’è, che non erode, che non suppone, cosa- dunque- come e perché.

Arca nel vuoto che Annichilisce, giudizio in un immagine all’interno di un criterio, parametro a valore, scempio e dissoluzione, criterio legame e rapporto che conduce una parte entro la parte.

Si spinge e erode il domandare, spinta impulsiva, verso il dove, entro questo, il presente che diventa presente, e sprona per il passato che è dissolto nel nulla dell’arca creativo, che ingoia e espelle il prodotto che ha deglutito, immagine stagliata, in un in-azione, e contenimento, del “cosa”, e del “per come”. Apparenza, acclusione di uno spettro che vuole ridefinire il suo oggetto, e divenendo nulla, cade in un afonia conclusiva. Astrazione o giudizio? Il legame che lega la causa sul predisporsi di inferenza, induce il muoversi del suddetto, verso una visione anticipata del mondo che creo.

Il mondo che creo è la dissoluzione dell’immagine del mondo, la consequenzialità non ha nesso, non esiste il nodo, che unisce la parte su una altra parte, il diaframma è un unione di una non-esistenza, con la presupposizione del concatenamento di spettri. Il mondo che creo distrugge l’immagine derivativa della parola e del pensiero, è il Primordiale Terrorismo Solipsistico annientatore, che riduce lo spettro a somiglianza di un altro, inglobo quello che creo, vedo quello che induco, carpisco perché tutto è Mio, apparenza e seppur verità, in-esistono, nella Mia Fortezza Ermetica, destabilizzazione del vertice del mondo in-esistente.

Arca nel nulla che Distrugge, sopraffazione e predominio, esclusione e
riverbero del fosso dell’umanità, arbitrio e brutalità, dove Sono Io, Solo Esisto Io, lugubre in un deserto delle non-emozioni. Entro, penetro, Mi introduco nella creazione a Me fondata, perché sono sempre e solo Io, mi staglio alle pareti e spingo l’infinitesimale della Mia non-esistenza all’annientamento. Il muoversi e il produrre qualcosa, è illusione costruita, che decade, perché sono Io, a elevare un input a concetto, che si disintegra a contatto con il Mio Primitivo e Terroristico Solipsismo! Voglio distruggermi contro il muro della compensazione, input calcolatore, che vede quello che Io vedo, e sente quello che Io sento, dove mi costringo a separami particella dopo particella nell’infinito della Mia Grotta Ermetica.

Infinito-Primordiale Terrorismo Solipsistico- annientatore, che rigurgita e rimargina, ingoiando pezzi di nulla attraverso il tutto annullato, sperimentazione di spettri, in spettro, che rende e da, un oblio che induce il ridurre di

vuo-to

nul-la

nien-te

nul-la

nien-te

vuo-to

Apparizioni dello spettro e della visione, ombra di qualcosa che si vede, ma non si intuisce, eradicazione e posposizione di un susseguirsi di vacuità, senza il conseguimento del susseguimento. Continuo dividersi e realizzare, imposizione del fenomeno e dell’oggetto, incastro reale in un irrealtà spasmodica, schizzi di materia, che vagheggiano, e progettano, una scappatoia, dal Mio Regno Sublime.

Vuo-to vuo-to

Il Mio Regno è il Primordiale e Terrorista annientare quello che è l’altro, se fosse l’opposizione al mio opposto, dove il riconsiderare, non è l’oggetto della verificazione, che insinua, la domanda “chi sono?”

Arca nulla distruggente, che imprime e espande il proprio primario proprio Io, nella non-esistenza, ripete senza riciclare il sintomo della ripetizione, occlude quello che è la verità in fondo a un baratro oscuro di margini e complessità fenomeniche. In fondo a un baratro, nell’oscurità più profonda, in una profondità senza fondo, cadono pezzi e brandelli di quello che si possa dire, essere la verità, spogliati di un involucro della certezza e del concreto, sono senza colore, si vedono gli infinitesimali della loro essenza, diluiscono il loro ergersi, perché cadono, e cadono, immensamente, senza limite alcuno, e non c’è appiglio o equilibrio, perché sono annientati, riflessi di una copia della copia dello spettro entro me.

STERMINIO DEL MIO TUTTO

“Tu sei parte del mio dadus infinitus, ma rimani sempre me, tu sei una mia proprietà, ho il diritto sul tuo corpo, sul tuo pensiero, tanto sei me, non un frammento d’esistenza emarginato dal mio io.”

Distruggo, accresco, distruggo, mi uccido estirpo, inglobo, interno esteso, non esistenza, avanzo, mi pongo al centro del tutto, del mio niente in tutto, e vedo l’instaurarsi della cosa-oggetto, che non è, insinua, si muove, esprime, deduzione e inferenza in un esplodere di immagini.

Immagini spettrali, infinito mondo, il tutto della creazione, e dello sradicamento del tutto ingloba il niente e il tutto ancora.

Sono la carneficina del Mio Terrorismo Primordiale, mangio e ingurgito, avanzo e indietreggio, nell’in-esistere dell’esserci assente.

Infinito, universo, distruttore, definito, universo, annichilimento.

Illusione che preme, apparenza, che comprime, distorsione e compulsione, determinare di immagini eloquenti, il significato che si tramuta nell’insignificanza, dell’assenza vorace in una caduta di un vuoto intenso.

Creazione infinita attraverso lo sterminio delle immagini, che imprimono un catalogo di conclusioni collocanti nell’attrarsi e nel perdersi del vortice distruttore.

Vortice che risucchia e respinge in un a-tempo, inglobando l’ambito, dedotto, in un margine che conclude, si estrae e si moltiplica, in un separazione di ipotesi, realizzazione del come essere e del consunto coalizzarsi di assenze. Carattere inconcludente, al fondo nello spazio tra il Me e me.

Dove sei, chi sei, sei cosa sei?

Sei la desolazione dell’esistenza, dentro il Mio Regno, che esiste, perché è tutto mio, il permettere si muove artefatto.

Te sei, non sei, un artefatto della mia esistenza, vanifico il concludere di possibilità, sono la presupposizione nell’essere sempre Io, e ricreo, con i non-oggetti, della sperimentazione solitaria, che vuole porre fine e annientare il pulviscolo dell’esistenza, della presunzione che sia un “altrui”.

Sei qualcosa, sei un esser-ci, in che modo esisti?

L’implacabile e crudele mondo, a Me stante, che creo, e ricreo, giocando nel distruggere il caso e la possibilità dell’arguire di qualcosa che non-esiste, che esiste, dove voglio Io che sia assente, in presenza di un portale infinito di distruzione e creazione vanificante il baratro del genocidio dell’universo.

Esplorazione in assenza di gravitazione, perdersi e riprendersi, nella caduta di un vuoto terribile e abissale, vincolante quello che è mia creazione, distruggendo la pienezza di un nulla.

Vedo il mondo, e lo distruggo, vedo l’immagine e la distruggo, vedo la persona è la inglobo, tutto questo non è che l’illusione che creo, annichilendo l’artefatto della vita, l’universo che va verso un luogo all’altro dell’esistenza, che infine è infinito, nella non-esistenza, è che creo perché sono Io e il tutto, lo Sterminio del Mio tutto.

Il Distruttore dell’universo, odio l’umano, specie nella specie, in un mostrarsi di comprensione, ugu-ale, e ridotto a uno spettro, che mangia i margini del mio mondo, Regno che non conosce, nell’esistenza che crea, sto creando la sua non-esistenza: te sei, la Mia creazione, dispongo il tuo produrre di suoni chiamati e definiti cosi: linguaggio, Un rigurgito di incastri inutili all’inesistenza, che non riconosce, non riconosco, te spettro, il tuo rigurgitare di suoni nella comprensione e nell’aprirsi di qualcosa che non esiste: l’uomo.

Sono lo Sterminio del Mio tutto, sono lo Sterminio del tutto tuo, che è Mio, che è presenza fittizia del Mio Regno, e te esisti, perché ti faccio esistere Io, te ti muovi e respiri, perché sto producendo respiro e falsifico la realtà falsata.

Sono lo Spietato Distruttore dell’universo!

E te, sei dentro me, ti penetro infinitamente volte, per espellerti, in fondo al vacuo esser-ci di supposizioni, sei Mio, Io sono Io, e te sei Io, non esisti, se non attraverso l’accentrare del presupposto della non-esistenza. Estrapolazione di un diretto e asserito penetrare di falsificazioni vere, in un profondo e fitto precipizio a Me creato, presenza, il presentire di specchi che mi attorniano, creando quella congettura che il qualcosa sia vero.

Non sei vero, perché Io sono Io, non sei te, perché te sei Io, anniento, crudele, il desiderio di plasmarti, fino a estinguerti, e inglobarti, perché sei parte, di un infinito nodo della mia non-esistenza.

Non esisti, se non esisto Io, esisti perché Io esisto, e ti plasmo e riduco allo spettro della copia di una copia, che entra e esce, dal falsifico vivere al veridico in-esistere. Non esisti, la tua vita è mia, in fondo, sei la Mia stessa cosa, perché Io sono Te, e te non sei, sei un pulviscolo dell’attorno del Regno a Me creato, abiti il respiro del mio copulare con il tutto e il niente, sono senza cuore, perché non riconosco il mondo vero dal mondo falso, il mondo è un assenza pietrificata, sono senza pietà, perché non riconosco l’approssimarsi di una sola verità, che mi indichi, qualcosa che te sia, o che sia te.

Te, non esisti, perché sono Io a crearti ogni volta, e la volta che si riproduce in un altro momento in-esistente, e l’universo esplode infinito, Io divento te, essendo Te Io.

Permani in vita, o artefatto della Mia esistenza, perché Io ti sto creando, e spostando in un luogo intorno a me, sei dentro, e sei fuori, perché non sei, la rovina del sussistere, ti fa perdere quel prezioso ci-, dove il fondamento unico della essere, perde e si volatilizza, inesprime e si getta nelle fauci di un mostro, del Distruttore dell’universo!

Sono lo Sterminio del Mio tutto, particella e espressione di dominio, nell’assieme totale di un assenza di emozioni, lo schizofrenico margine che si crea di possesso autoritario, perché il Mio Regno, è quello che ingloba l’attraversare di qualcosa di congetturale e immaginato.

Sono Immagine, sono il deturpare dell’esistenza, figura dopo figura, si estende il Mio Regno,che non teme confini, se non nell’apparire di specchi, che riproducono l’immagine, dove il dominio, si contamina, di ipotesi, di insignificanti riduzioni di un fondamento non fondante.

Sono lo Sterminio del Mio tutto, e te sei servo della mia esistenza, schiavo perché non sei niente, sei in nulla, che non esiste, se non nel mio crearti infinitamente, nell’approntare la vastità illimitata dell’imperativo: Io.

CAOS ERRATICO PRIMORDIALE

“l’intelletto è un mezzo per vivere…”

Il Terrore Primordiale Solipsistico si espande implodendo entro espandendosi. Coagula nell’errare del Caos del Mio Io-Me, riduzione verso lo zero, inesistente numerologica di spinose questioni, che rimbalzano e esplodono entro. Me Io eradicazione dopo sradicamento compulsione che mangia ed implode in-entro.

È il Terrore Primordiale che ho creato, è che non ha un continuo tempo-rale, ma che si dispiega nelle infinite pieghe del volgersi del mio sguardo sprezzante, supremo imporre ai residui densi e artefatti del limbo in un angolo astruso della Mia Grotta.

Il fittizio si sposa con l’asettico, si spinge entro nell’errare e nel predisporre di un unico viaggio verso l’infinito dell’altro, che sono Io, che sono Me, è che livella il resto, il restante, che sporca la distesa e l’immenso di Egolatria.

Sono lo sterminio del caduco e dell’effimero che preme il mio costato. Amnesia e spirare codificata che si staglia in un orizzonte verticale, stella dispregiativa che discende il percorso del mio percorrere, è che attornia questo limbo, il pulviscolo e la defezione dell’emulazione.

Il Terrore Primordiale che regna nella Mia Grotta, è il primigenio soffio arca, indifferente al pulsare del cuore, passo dopo passo, nell’inesistenza, cadendo nell’abisso senza fondo, l’altro, gli altri, sono divenuti mie creazioni, spastici movimenti senza articolare il segno vocale del muoversi incessante, della vita che si spegne nella sua vitalità fittizia.

Imperturbabile passione senza riconoscere il segno dell’esteriorità, coazione di versi inespressi, alieno al lento logorio del tempo, che cade e cade, nel fosso della Mia astrazione, sub-posta, e sottratta all’eclissi della categoria e delle sue perifrasi:

Nugolo di nervi falsificati da un movimento che sembra possa essere intelletto.

Introduzione a un soliloquio, che termina con l’instaurare del respiro, dove si è aperto un orifizio.

Quello che Io vedo, è quello che dobbiamo vedere, se non vedo quello che gli altri vedono, non sto vedendo il vero della verità.

Il primigenio Terrore imposto dal regno a Me stante, che falsifica la verità, che sacrifica gli altri, alla mia vanità, che non riconosce il luogo dove arriva il richiamo di un surrettizio umano.

Non esisti, perché esisto Io, Io creo e dispongo l’accentrarsi di probabili allocuzioni.

Muori, quando muoio Io, vivi e respiri, perché Io respiro, allargo le circostanze e mi nutro di false induzioni, di suppellettili posti dalla mia vanità.

Ti sto sacrificando sull’altare del mio violento trascinarti per farti implodere, per conquistarti, per inclinare l’amore, questo vago e vuoto assommarsi di falsa verità.

Sono anodino e vedo l’impersonale, mi dirigo verso gli anfratti sconosciuti e occulti, della Mia vanità, dove dimora il Terrore atavico e primordiale della mia non-esistenza, nascondo il volto, della verità, lo porto a perire lentamente, spirale infinita che si dispiega infinite volte, che cade, in luogo dove non esiste che il nulla e la fine, che ingloba e deturpa l’universo supposto:

Non ho cuore, non ho anima, non ho apparenza, non ho appartenenza, non suppongo, non capisco, non mi limito, non ho un limite, non ho essenze, non divengo ma sono Io!

L’arido appiglio di vita, che si distende nel Mio Regno, mostra segni, sembra essere qualcosa di vero, sembra poter dimostrare di esser-ci, sembra avvicinarsi a qualcosa di sostanziale, ma erode, perché l’esistente di questo supposto tale, l’ho creato Io, e lo dispongo in un immensamente perire, e rivivere, perpetuarsi e decadere, eternare al fondo della mia eccentricità.

Oh eterna eccentricità, non hai fine alcuna, Io Possiedo Te mi Possiedi, dominio del Mio Io, che devasta il fatto e le istanze, il movimento in un circolo di attrazione e repulsione, l’esibizione di un impassibile, la conquista furiosa dell’inerte cosa chiamata uomo. Penetro senza carne offertami, l’altro, Te sei Mio, perché io Sono Io.

Sei inerte, sei la Mia sostanza, non sei nulla che il niente, sei il frigido e apatico, incunearsi di diversificato e assenza, inasprisci la tua lotta, vieni, pensi di arrivare a un dunque, ma sei Mio perché Io sono Io.

Il Primigenio Terrore che si espande nella Mia Grotta Ermetica, non si ferma, in-esiste, sprofonda e acuisce il desiderio delle mie vittime, di mangiarmi, di cibarsi dell’origine di questo Terrore, ma non riesce, non arriva, perché Io ho creato il mondo, e l’universo esplode, siete vittime del mio desiderio di specchiarmi infinitamente, deflagrando in un implosione che spazza via il tutto, nel ritornare e nello sprofondare nel limbo dove si staglia, l’immagine che viene chiamata uomo, che mi vede, e si vede, Io vedo, e essa vede Me, disperdendosi in vaghi ritorni di ricordi, della falsa verità.

Sono il Caos erratico, alla ricerca dell’immagine di quello che viene chiamato uomo, errore e sbaglio della Mia Grotta, pulviscolo che si vuole stendere, per dimorare, per arrivare al fine espresso, per farmi diventare, per farmi esistere, per farmi abitare nella verità del falso mondo.

Io in-esisto, e creo e distruggo, domino il fuoco del Mio Terrore, che incrementa e si propaga, annientando il connaturare di specchi che ritornano latenti, nella loro convulsione di implicita verità.

Sono l’esploratore del più profondo mondo, il Mio Regno, senza confini alcuni, anelo all’incendio della mia non-esistenza, il rituale che sprofonda l’esistenza, alterazione, invasione di spettri, che mi devono possedere, schizofrenia strappa brandelli di realtà, nella supposizione della sua esistenza, mi immergo ed emergo, contingenza in un frangente del nulla, che mi possiede, e che Io avaro ed eccentrico ingoio fino all’ultimo pezzo.

Sono il Caos erratico, del Terrore primigenio, in Me, esiste, un mondo innato e senza norma, Io Creo e gli altri esistono, Io dispongo e gli altri sussistono, Io dispiego e l’altro è mio, perché Io sono lui. Mi inerpico e sottraggo spazio al Mio regno, perché voglio impregnarmi dell’origine della mia non-esistenza. Non sono nato, non sono mai apparso, scompaio a ogni istante, che si dica vissuto, non sono mai esistito, non sono un ente, ma l’Io che domina l’universo, da me creato, e che esplode nell’immenso e oscuro e occulto, nulla di un fondo senza fondo.

Sono l’universo e i suoi satelliti, voi siete me, vaganti spettri che volete distendervi sotto al Mio Regno, nella più profonda e celata grotta iniziatica, che confonde, confonde il ritornare di spettri che rispecchiano sempre Me Stesso.

IO NECHAYEVSHCHINA!

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