MANUALE DEI VOLONTARI DELL’IRA

https://elcombate.noblogs.org/handbook-for-volunteers-of-the-irish-republican-army-ira/

https://elcombate.noblogs.org/files/2016/08/Handbook-for-volunteers-of-the-Irish-Repub-IRA.pdf

Come per la Banda della Magliana, è stato recuperato questo manuale dell’organizzazione Terroristica IRA. È come sotto, viene pubblicato, sempre in maniera egoista, prendendone dei pezzi, dei frammenti, che servono, come sperimentazione e strategia, per i gruppuscoli della Misantropia Terrorista e come sempre, in maniera esclusivamente Anti-politica.

Con sorpresa c’è stata la scoperta, che non solo un manuale di questo tipo, è stato divulgato sul progetto libertario “El Combate”, ma che in questa pubblicazione/blog, vengono vergati, studi di guerriglia urbana, manuali di auto-difesa e tecniche di combattimento, di sabotaggio o terroristico, oppure di medicina e auto-medicamento, sulla difesa elettronica, e/o sulla storia e gli attacchi di vari gruppi armati nella storia e nelle guerre che si sono succedute nel tempo. Cosa ha di particolare questo progetto elettronico, rispetto ad altri progetti anarchici o libertari?

Che è anti-conformista, perché non pubblica solo le YPG come le CCF, il manuale di guerriglia urbana di Marighella, o anche il manuale di sabotaggio di eco-difesa del Monkeywrenching, ma anche alcuni manuali della “resistenza bianca”, materiale specificatamente “suprematista bianco”, cosi come il manuale delle SS-Werwolf.

Gli idealisti saranno stupiti? Partirà la censura obbligatoria in questo caso? Se si andrà leggere il motivo per cui è stato pubblicato, detto materiale considerato “eretico”, antagonista e nemico del pensiero anarchico/libertario, sicuro essi, storceranno la bocca, mentre per Noi, non c’è nulla di strano, perché non seguiamo nessuna linea continua, ne eticamente praticabile da tutti.

Per cui editiamo il manuale della formazione Terroristica IRA, con un alto interesse di approfondimento, senza dare un assoluto, senza approvarne totalmente il materiale, ma il fatto di non approvarlo totalmente, non significa che quello che leggiamo lo posizioniamo su una linea retta-etica…

E ricordiamo che: “Parlare in maniera sciolta, costa delle vite…

Ghen

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CONTENTS

1 Our Tradition
2 What Is Guerrilla Warfare?
3 Guerrilla Strategy
4 Tactics of Guerrillas
5 Organisation and Arms
6 With the People
7 Guerrilla Bases
8 Guerrilla Attack
9 Enemy Tactics
10 Guerrilla Defence
11 General Techniques
12 Battle Notes

CONTENUTI

1 La nostra tradizione
2 Cos’è la guerra di guerriglia?
3 Strategia di guerriglia
4 Tattica delle guerriglie
5 Organizzazione e armi
6 Con il popolo
7 Basi della guerriglia
8 Attacco della guerriglia
9 Tattiche nemiche
10 Difesa della guerriglia
11 Tecniche generali
12 Note di battaglia

PROSPETTIVE CRITICHE DI STIRNER E L’UNICO E LA SUA PROPRIETÀ- STIRNER E GLI ANARCHICI

Nota introduttiva: Non siamo anarchici, manco siamo anarchici individualisti, non siamo Stirneriani, ma abbiamo approfondito, e approfondiamo, quello che è stato per molti la summa dell’anarchia più estrema. “L’Unico e la sua Proprietà”, ha distrutto molti dei miti e delle idee fisse su quella che è-era-sarà, la società, ed è ancora un libro attuale. Più che un libro (qualcuno l’ha letto anche dall’ultima alla prima pagina), è sperimentazione egoista, attraverso vari strumenti, come l’azione, la parola, lo scritto, il combattimento di strada, o anche il cosiddetto “dibattito amorale”. In questa Era robotizzata, non più ideologica o idealistica, l’Unico- per Noi, può essere usato come compendio Terroristico, come applicazione della sperimentazione verso la distruzione dell’umanità, è anche se non ha formule esplosive al suo interno, ha una sperimentazione attiva e distruttiva, che può essere annessa e applicata al Terrorismo Anti-politico, alla Misantropia Estremistica e Attiva.

Siamo convinti che “L’Unico”, non sia anarchico, se per anarchico si intende, quella serie di valori etici che sono idee fisse, fantasmi, prediche, dato che Stirner- pensiamo, riderebbe di questa dicitura datagli:“individualista anarchico”. D’altra parte, proprio perché Unico, questo tomo fondamentale nella distruzione delle leggi e i valori della società, è stato preso, utilizzato, scarnificato e dibattuto, da tanti e tutti, come gli anarchici, i comunisti, i fascisti, e altre branchie idealiste/ideologiche. In se non ci interessa se qualche anarchico individualista- come esempio- dice che Stirner è anarchico, o il suo pensiero è anarchico. Anche se poi leggiamo di come c’è chi critica in maniera distinta l’accostamento di Stirner e L’Unico con l’anarchismo individualista.* È naturalmente e come sempre, a differenza Nostra, gli anarchici affermano che un fascista non potrebbe mai dire di essere Stirneriano o usare Stirner, o portare apporti al proprio pensiero citando L’Unico. Perché? Stirner disse per caso di essere anarchico? Quello che ci distacca e separa dagli anarchici, è che essi pontificano e valorizzano, molte volte, eticamente, l’Unico. Noi, prendiamo, e approfondiamo, ci appropriamo, esclusivamente delle parti del suo pensiero che ci interessano. A parte quegli anarchici individualisti -o egoisti- che non hanno a che fare con la realtà di internet ( o che la rifiutano in toto, o parzialmente), leggiamo di come c’è parecchia confusione sulla rete, è che anche svariati anarchici di più progetti, a volte prendono dei “granchi”, su Stirner. Questo sotto, è un piccolo testo, su l’ampio e complesso, argomento dell’Egoismo Stirneriano, ma saremo curiosi di leggere cosa dicono questi anarchici individualisti in rete; Siete ad uso al dibattito amorale tra di voi? Perché questi individualisti, alcuni di questi, in luoghi e idiomi diversi, a volte “prendono enormi granchi” ** sull’Egoismo Stirneriano ?

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

*https://abissonichilista.altervista.org/max-stirner-e-gli-anarchici-individualisti/

 ** Letteralmente: Commettere un errore grossolano, sbagliarsi, ingannarsi.

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Gran parte della discussione analitica su Stirner appare nell’analisi sulla storia del pensiero anarchico e dei movimenti sociali. A partire dall’interessante discussione e tipologia di Paul Eltzbacher, “I grandi anarchici: idee e insegnamenti di sette grandi pensatori”, originariamente apparso nel 1894, diversi studiosi e intellettuali tentarono di soffermarsi sul dibattito, sulle idee di Stirner sotto elenco dell’anarchismo.

Particolarmente, queste analisi hanno trattato Stirner come se fosse semplicemente l’esempio più estremo dell’anarchismo individualista e, quindi, facente parte di una tradizione intellettuale che è meglio definita dal desiderio comune di eliminare lo stato come istituzione sociale.

Queste analisi sul pensiero anarchico collegano Stirner con pensatori così diversi come William Godwin, Pierre-Joseph Proudhon, Mikhail Bakunin, Peter Kropotkin Benjamin Tucker, ma hanno anche difficoltà a ridurre Stirner a un compatriota degli anarchici collettivisti. La riduzione di Stirner a un anarchico di solito avviene attraverso la noncuranza dello studio della critica dell’alienazione di Stirner attraverso il concetto di “proprietà” e l’analisi delle strutture sociali e politiche nei macro aspetti della modernità.

In questo caso, viene discusso se il pensiero di Stirner sia in sintonia con la tradizione anarchica. In queste indagini sul pensiero anarchico, Stirner viene invitato alla festa, ma non è un ospite gradito.

Il libro di Eltzbacher è stato pubblicato per la prima volta in inglese da Benjamin Tucker, tradotto dal tedesco da Stephen T. Byington, le stesse persone che hanno tradotto “L’Unico e la sua Proprietà”, il primo disponibile in inglese.

Eltzbacher era un giurista tedesco che, in parte a causa del suo studio sull’anarchismo, divenne professore di diritto commerciale alla Handelshochschule di Berlino nel 1906.

Alla fine fu eletto al Reichstag e divenne un sostenitore del bolscevismo dopo la prima guerra mondiale. Nei grandi anarchici, Eltzbacher cercò la conoscenza “scientifica” dell’anarchismo attraverso una revisione delle idee di Godwin, Stirner, Proudhon, Bakunin, Kropotkin, Tolstoj, e Tucker. Per ciascuno di questi teorici, Eltzbacher esamina (a) l’argomento fondamentale per l’anarchismo, (b) la concezione del diritto nella società, (c) la natura e il ruolo dello stato, (d) la legittimità della distribuzione della proprietà, e (e) come apparirà e sarà la nuova società apolide e in che modo.

Eltzbacher mira alla costruzione di un’elaborata tassonomia del pensiero anarchico intesa a dimostrare punti di accordo e disaccordo.

Per Eltzbacher, Stirner è l’individualista supremo il cui interesse personale o “auto-benessere” deve essere perseguito indipendentemente dalle specifiche del tempo o dello spazio. Le istituzioni che inibiscono il perseguimento da parte dell’egoista della sua convenienza, come la legge e lo stato, non hanno alcuna legittimità. In realtà, la legge e lo stato esistono in virtù di credenze generalizzate che sono sacre, e non perché gli individui riconoscano di essere favorevoli all ‘”auto-benessere”.

Nelle parole di Eltzbacher, Stirner è un anarchico perché il suo egoismo porta all’idea che “il benessere di ogni uomo richiede che una vita sociale umana, esclusivamente sulla base dei suoi ricevimenti, abbia luogo nello Stato.”

A suo merito, Eltzbacher riconosce che Stirner cerca alcune cose sulla ricostruzione della vita sociale attraverso la nozione dell”unione degli egoisti” e che gran parte del pensiero di Stirner è fondato sull’idea di “proprietà” o sull’individuo che possiede la sua vita. Eltzbacher distorce Stirner cercando di adattarlo a una categoria, equiparando la critica egoista alla proprietà con il sequestro socialista della proprietà privata da un movimento organizzato favorevole alle classi del governo.

Eltzbacher non discute o sviluppa la critica di Stirner all’alienazione e alla reificazione. Il problema fondamentale con la discussione di Eltzbacher è che il presunto anarchismo di Stirner diventa il concetto principale o la lente attraverso cui viene interpretata l’interezza del suo pensiero.

Una volta che Stirner viene definito prima di tutto come anarchico, gli altri elementi del suo pensiero, come l’enfasi sulla proprietà, sono relegati a ruoli di supporto.

Il classico studio dell’anarchismo di George Woodcock rivela un problema simile.
Woodcock era canadese di nascita, ma ha vissuto gran parte della sua vita in Gran Bretagna. Divenne un anarchico sinistrorso all’inizio dell’età adulta.

Era un pacifista per convinzione e un obiettore di coscienza in atto durante la prima guerra mondiale. Dopo la guerra, tornò in Canada e insegnò all’Università della British Columbia fino agli anni ’70. Fu uno scrittore prolifico e pubblicò studi di grande considerazione su Proudhon, Godwin, Kropotkin, Oscar Wilde e George Orwell, oltre all’Anarchismo: “Una storia di idee e movimenti libertari”, che apparve nel 1962. Woodcock dedica un breve capitolo di undici pagine a Stirner nel suo libro, che è notevole nella profondità sulla analisi degli anarchici comunisti, ed è breve e superficiale nella dibattito sugli anarchici individualisti.

Oltre allo scarso trattamento che dà a Stirner, Woodcock dispensa l’intera tradizione dell’anarchismo individualista in America, in due pagine che sfidano completamente le idee di Tucker e Lysander Spooner. Il libro di Woodcock considera l’anarchismo comunista come il corso principale; le varianti individualiste sono meno interessanti e molto meno importanti.

Stirner non è molto più bravo di Tucker o Spooner per Woodcock. La maggior parte del capitolo dedicato a Stirner nell’anarchismo di Woodcock non discute le sue idee, ma si concentra sui fatti noti della vita di Stirner, facendo uscire nomi e relativi aneddoti su Stirner e i giovani hegeliani a Berlino.

Di fatto, il libro, non spende più di cinque pagine a discutere del contenuto di “L’Ego e la sua Proprietà”, molte delle quali sono espressa caratterizzazione di Woodcock, piuttosto che un’esposizione delle idee di Stirner. Woodcock non discute la relazione di Stirner con Hegel. Non menziona la dialettica né l’approfondimento di Stirner della modernità. Crede erroneamente a Marx, per aver pubblicato il saggio di Stirner “Il falso principio della nostra educazione”, e sembra certo che Nietzsche fosse uno dei discepoli di Stirner.

Per merito di Woodcock, riconosce che la “proprietà” è la categoria centrale dell’egoismo dialettico di Stirner, ma trova ripugnante il fatto che Stirner attribuisca più importanza alla proprietà che alla libertà. Riconosce che l’egoista di Stirner e gli anarchici condividono lo stato come un nemico comune, ma gli anarchici, ovviamente, hanno obiettivi più nobili e una logica valida.

Dice che il trattato di Stirner è “appassionatamente anti-intellettuale”, “elogia il crimine e l’omicidio” e anticipa “i criminali spericolati la cui presenza hanno oscurato il movimento anarchico” durante gli anni 1880 e 1890.

Forse il più grande affronto di Stirner verso l’istituzione anarchica, è che ha prodotto “un saggio brillante” avvolto dal “tedio” e dalla “terribile verbosità”, che è presumibilmente assente dai tomi anarchici scritti da Godwin e Proudhon. Woodcock non si degna di esaminare gli scritti di Stirner come un corpo di idee.

“L’Unico e la sua Proprietà”, è semplicemente Stirner “che grida nel selvaggio”, infierendo contro la sua sfortunata, avversa, inconsistente vita isolata, come insegnante che passava gran parte del tempo a eludere numerosi creditori e prendersi cura di una madre disturbata.

Woodcock è simpatetico con l’anarchismo, ma non con l’individualismo, il tipo assertivo proposto da Stirner e dalla sua progenie. Woodcock non sa davvero cosa fare con Stirner. Non si concentra sulle idee di Stirner perché differiscono in modo così marcato dal pantheon dei sinistrorsi anti-stato, che considera i rappresentanti reali o legittimi del pensiero e della pratica anarchica.

Stirner non è un buon compagno dei suoi simili più civilizzati come Godwin, Kropotkin e Proudhon, anti statisti che non contestano il ruolo subordinato dell’individuo alla collettività. L’antipatia di Woodcock per Stirner e la sua mancata discussione dell’egoismo di Stirner nel contesto degli approdi dialettici è emblematico della totalità delle critiche collettiviste o comuniste di Stirner.

John Clark sull’Egoismo di Max Stirner dipinge un simile ritratto, da un punto di vista anarchico comunista, o come lo definisce un “anarchismo sociale” che non è simpatico all’individualismo a causa della sua “inadeguatezza”.

Lo studio di Clark è stato pubblicato nel 1976 dalla Freedom Press di Londra, un’organizzazione anarchica comunista che è stata anche responsabile della pubblicazione del giornale anarchico di lungo corso chiamato “Libertà”.

Il libro di Clark, sebbene miri a un trattamento equo e ragionato delle idee di Stirner, intende tuttavia esaminare le “dimensioni metafisiche ed etiche del pensiero di Stirner”, concetti che Stirner ha avuto grande cura di confutare in “L’Unico e la sua Proprietà”. L’interesse di Clark è nel trattare con l ‘”egoismo metafisico ed etico” di Stirner. Il problema immediato è che Clark crea un’analisi di Stirner usando categorie che sono rifiutate in “L’Unico e la sua Proprietà”.

Nonostante i problemi inerenti al suo proposito, Clark inizia il libro in modo promettente affermando che l’influenza di Hegel sul pensiero di Stirner è inevitabile e “è modellata dall’inizio alla fine dal suo rapporto di opposizione al sistema hegeliano”. Eppure, l’unica cosa che Clark dice della relazione Hegel-Stirner è che Stirner si oppose alla nozione hegeliana di Spirito come un “assorbimento dell’individuo nella totalità” e propone invece un “totale riassorbimento dell’Assoluto (o Spirito in qualsiasi forma) nel ego individuale, il suo creatore originale. “

Nonostante la svolta positiva nella frase di sopra, offre poca sostanza sulla relazione Hegel-Stirner. Non dice nulla sulla dialettica o sulla natura della critica che Hegel e Stirner hanno entrambi adoperato. È evidente, che nella discussione, Clark è interessato soprattutto a sostenere l’anarchismo sociale come l’ideologia politica più appropriata per affrontare i problemi della fine del ventesimo secolo.

Egli afferma:

L’anarchismo è l’unica grande teoria politica che ha tentato di sintetizzare i valori della libertà negativa e positiva in una visione unica e più completa della libertà umana. Nella sua enfasi sulla comunità e l’uguaglianza, riconosce l’importanza dell’auto-realizzazione attraverso la partecipazione e la capacità di tutti di condividere i benefici del lavoro nella società.

Stirner in modo appropriato ridicolizza le reificazioni collettiviste come “il lavoro della società” e la confusione di concetti collettivisti come la “comunità” e “l’uguaglianza” con l”autorealizzazione”. Per Clark, il problema più grande nello studio dell’egoismo di Stirner è se Stirner può essere chiamato legittimamente anarchico.

Clark non può conciliare la questione perché sa che Stirner è allo stesso tempo un nemico dello stato e dell’utopia collettivista che “gli anarchici sociali” vogliono imporre agli individui e alla società. Stirner critica la modernità.

Clark pensa che il grosso problema sia il conflitto tra capitalismo liberale e comunismo. Più significativamente, forse, Clark si rifiuta di impegnarsi in un dibattito, sulla nozione di proprietà di Stirner. Clark capisce che Stirner distingue la libertà e la proprietà, ma non sviluppa la nozione di proprietà. Senza spiegazione, sostiene che:

Stirner non è chiaro riguardo al rapporto tra libertà e proprietà.

Discute a lungo sulla distinzione tra libertà positiva e negativa di Isaiah Berlin, ma non discute su come il concetto di identità di Stirner si rapporta o si distingua da entrambi i tipi di libertà. Clark tenta di delineare ciò che per Stirner potrebbe significare la “libertà”. Ma, che cosa è la proprietà negli scritti di Stirner? Perché Stirner è interessato a questo? Perché è più importante nel lavoro di Stirner rispetto alla libertà negativa o positiva? Come mai la base della critica di Stirner è alla modernità, allo stato e al capitalismo? .

Il dibatito di Clark su Stirner soffre (a) dell’imposizione di un’agenda politica intollerante all’individualismo e (b) un fallimento nell’esaminare i concetti chiave nella filosofia di Stirner. Clark mette in piedi e attacca un uomo di paglia, uno pseudo-Stirner.

Il problema di fondo che appare nel ritratto anarchico comunista, è che Stirner sia un anarchico. La conclusione consistente è che Stirner, il nemico dello stato, non è un anarchico in buona fede perché non condivide l’entusiasmo collettivista per la comunità e l’uguaglianza. Gli anarchici orientati a sinistra semplicemente non riescono a riconciliare la nozione di proprietà di Stirner e l’appropriazione della vita dell’individuo con il loro ideale di una società senza stato, in cui la proprietà è posseduta in comune, e la folla impone l’agenda morale.

COSPIRARE

Ricevo e pubblico uno scritto da parte di “K” un individualista egoista (ex anarco-nichilista), dimorante ad Atene. Lo scritto in questione parla della “vendetta”, come modo di porsi rispetto a chi tradisce. (ma non come tradimento etico) Vendetta che non segue il codice penale, e vuole “andare ai resti”. “Andare ai resti”, è un modo di dire nel giro delle batterie dei rapinatori e della malavita, che significa “agire senza pensare alle conseguenze penali”…

Ghen

[Tradotto da Mortui Mundi]

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“Lassù, sulla collina, dove la città appare in una distesa bianca…”

Avevamo cospirato.

Avevamo attesto l’attimo, per agire, ma poi tutto è stato perso.

Ricorda, tutto è stato perso, per colpa di un infame.

Quel giorno, lui era sceso dalla propria dimora esistenziale, e sapevo, che cosa voleva dirci: scappate, è troppo tardi. Lui, infame, era già scappato, era andato per la sua strada, e se non combaciava con la nostra, allora doveva per questo sabotarci.

Ricordi, quando ci definivano “nechayevisti”? Solo in un luogo come Atene, può esistere una definizione simile, per quelli come noi, quelli che avevano il nichilismo anarchico nel sangue.

Giusto qualche mese prima le “Forze rivoluzionarie popolari combattenti” avevano ucciso due scarti di “Alba Dorata”, i loro muscoli che un attimo prima, erano attaccati ai loro corpi, ora stavano diventando viola.. *

All’epoca avevo goduto di un azione, contro due scorie fasciste, ora posso dire che sono solo due umani in meno sulla faccia della terra.

Ricordi Kirillova, che ne parlavamo?

Ecco che fine deve fare un infame, morire, senza che ci sia di mezzo l’uso della giustizia, la pratica della vendetta, va servita come un piatto freddo.

Lo cercavo, dopo che ci aveva fatto uno “sgarro”, dov’è che si nascondeva come un ratto?, mi chiedevo dove potesse essere, tra le decine di vie di Atene.

Intuiva che lo stavo cercando, ero passato da Piazza Amerikis, di sfuggita, avevo solo notato due tipi che si scambiavano delle “palline di eroina”, dandosi la mano, ho percorso in lungo e largo le vie intricate, che si dipanano in quella zona ma nulla, non era da quelle parti; i giorni successivi, ho attraversato il grosso parco Pedion Areos, che costeggia Exarcheia, anche questo, in lungo e largo, scandagliando ogni singola panchina, e dopo ho percorso la strada in salita verso Zografou, verso l’università e il dormitorio, sapevo che poteva trattenersi da quelle parti…dissolto come il vento…

Ad Atene, la criminalità è forte , con un codice, che dice, che gli infami, devono essere uccisi..ma non mi è mai balenata, l’idea, di fare domande, in giro, perché ero completamente contrario, ma in qualche modo lo dovevo trovare..

Ora, rispetto a prima, penso che si possa usare una forma di amoralità individuale, che non accetta tutto, ma che comunque, non giudica tutto in maniera eticamente comprensibile. Io personalmente sono contrario a usare la polizia, o altri tramite, personaggi che gravitano nel mondo della malavita, che poi sono le cosiddette spie, per me deve essere cosi…

Ricordi Kirillova, quando avevamo pianificato l’assassinio di questo ratto? Ricordi quando avevamo acquisito una pistola negli antri oscuri di Omonoia?

Si deve leggere attentamente questa metafora: “Le fiamme che hanno estinto i nostri pensieri hanno alzato barricate nel vento, le fiamme che hanno eroso i nostri propositi, si sono smorzate un poco alla volta, le fiamme che ardevano nella nostra coscienza, ora appartengono al regno dei morti…”

Non c’è nulla, che possa trattenere la forza, che vuole affondare un lama dentro il corpo di un infame, e non c’è nulla che può fermare una pallottola diretta alla testa di chi è un traditore. Non c’è giustizia che tenga, non c’è onore che non possa portare a una vendetta personale. Questa è la vita, queste sono le regole del mondo criminale nella città di Atene…

K

GIOVANI PSICOTICI E IL DELIRIO TERRORISTICO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/03/KH-A-OSS-VIII.pdf

Nota introduttiva: Si, la vita è fatta di nulla, non vale niente, non ha valore, ma non come in maniera pragmatica, e sociologica, ne scrive l’autore- con taglio giornalistico- per e sul tema del Terrorismo che abbraccia la Misantropia e il Nichilismo. Non volendo in nessun modo definire un età in base alla quale si vive meglio o peggio, si è più violenti o no- almeno che l’individuo stesso non si adatti e si associ a questi valori-abbiamo recuperato questo articolo, e l’abbiamo posto, perché ci è sembrato di interesse notevole, vedere, e leggere, di come gli altri, la massa, il giornalista, o il sociologo, vedono i Terroristi Amorali, di come ne hanno paura e li vogliono recuperare in maniera totale. Chi è incontrollabile, per queste persone, è il nemico, è qualcosa da cui ci si deve allontanare o arrivare a fermare. Ci ricordiamo di come qualche annetto fa, in quel della “ridente” metropoli di Barcellona, in Spagna, alcuni anarchici, o gruppi di anarchici, incominciarono a fare circolare delle voci nei barrios- che consideravano esclusivamente loro-, del fatto che c’erano, o esistevano, dei gruppi clandestini anarco-nichilisti, che con i loro attentati, stavano disturbando, non semplicemente la “pace sociale”, ma
direttamente questi moralisti dell’anarchia. E si chiedevano del perché i gruppi anarco-nichilisti, non comunicassero prima, a loro, questi attentati…ahahah! Il risultato, da come abbiamo poi notato, fu la sparizione completa di questi attentatori…avevano scelto la altezzosa indifferenza non verbale? -Potrebbero avere continuato a usare ordigni esplosivi ma anche a uccidere impunemente, senza comunicare più nulla- Furono influenzati a tal modo dal smettere di rompere le palle ai moralisti dell’anarchia? Non lo sapremo mai, ma anche poco ci interessa,
questa parte del discorso del testo in questione, era per ritornare al tema, che pubblichiamo qua sotto. Questi moralisti dell’anarchia- che ora hanno attecchito e si sono espansi cosi tanto da non distinguersi più tra di loro-volevano “recuperare” gli anarco-nichilisti. Quindi quello che affermiamo, si ricollega bene al testo, perché non sono solo i giornalisti o i sociologi a voler recuperare o fare le prediche, ma anche a quelli che si oppongono a queste categorie. Questo dimostra- che questa è l’Era per Attentare e Provocare in maniera Misantropica, colpire terroristicamente, queste figure, che se non sono la massa, sono quelli che promulgano il recupero o la repressione totale di Noi Amoralisti Misantropici. Per questo la Misantropia Attiva Estrema, spinge per colpire con tutti i mezzi, queste categorie, ucciderli o bloccarli, renderli stitici idealisticamente o storpiarli amoralisticamente. I “Giovani Psicotici” da come li definisce il giornalista, vedono davanti a se il desiderio estremo di attentare e anche di morire come hanno vissuto, senza tener conto dei valori morali imposti moralmente, colpendo dove vogliono e quando vogliono, in maniera irrazionale e irriverenti verso il valore -detto veritiero- della vita. Vivere come pecore non significa vivere, e morire come si ha vissuto, non significa morire passivamente perché non si vuole vivere. Pisciamo sopra ogni sorta di categorizzazione che delimiti l’Ego dell’Individuo, che Misantropicamente distruggerà la categorie esistenti!

Gli ultimi atti terroristici ci obbligano a guardare in un nuovo abisso. Siamo franchi: la crudeltà dell’assassino del Tir o del ragazzo diciassettenne con l’ascia poco hanno a che fare con l’identificazione fanatica alla Causa che ispira l’adesione al radicalismo islamico. L’abisso dentro il quale dobbiamo guardare è quello della violenza come manifestazione dell’odio puro verso la vita che indubbiamente il terrorismo islamico ha contribuito decisamente a diffondere. Si tratta di una violenza che non conosce più argini etici e che, di conseguenza, è al servizio della morte. Sono soprattutto i giovani, i giovanissimi che si armano per colpire non i loro nemici ma altri esseri umani senza differenza di razza, sesso, età, ceto sociale, religione. Perché? La giovinezza non dovrebbe essere il tempo dell’apertura della vita, del suo fiorire? Non sarebbe più predisposta della vita adulta alla contaminazione, al contatto, al confronto, al rispetto della libertà? Sappiamo che la giovinezza è il tempo della vita più esposto alla crisi: non è l’infanzia protetta dalla figura del genitore; non è ancora la vita adulta segnata e rafforzata dalle spine dell’esperienza. La giovinezza è il tempo dove lo scarto tra il pensiero e l’azione rischia di farsi troppo esile, dove l’onnipotenza del pensiero può giungere a negare l’esistenza stessa della realtà.

Gettarsi a valanga contro una massa di esseri umani in festa non è uccidere nel nome di Dio, ma uccidere nel nome della propria illusione di onnipotenza. L’odio per la vita in questo caso si manifesta come la forma più estrema del culto disperato del proprio Io. Il contrario della violenza animata dall’ideologia che vorrebbe invece cancellare l’Io.

Ho sempre pensato che i sintomi della concezione cinica e narcisistica dell’esistenza che domina l’Occidente siano il rovescio speculare di quelli del fondamentalismo islamico come se si trattasse di due facce della stessa medaglia. Da una parte il crollo dei valori, dall’altra la loro furiosa restaurazione; da una parte il libertinismo della perversione, dall’altra il cemento armato della paranoia; da una parte una libertà senza ideali, dall’altra l’Ideale come bussola infallibile; da una parte il pragmatismo disincantato dall’altra il fanatismo più folle; da un parte l’esibizionismo senza veli dei corpi, dall’altra la repressione più austera.

I più recenti episodi di terrorismo mi obbligano a ripensare questa opposizione: la violenza feroce di soggetti isolati non può essere fatta rientrare nello schema del fanatismo paranoico della Causa che si rivolta contro la concezione immorale e pagana della vita dell’Occidente. Il passaggio all’atto dei giovani del Tir e dell’ascia non credo siano ispirati da nessuna vocazione martirizzante, né tantomeno da una volontà, seppur delirante, di redenzione. Né credo possano essere considerati il risultato di una cospirazione politico-militare come invece è avvenuto
chiaramente a Parigi lo scorso novembre. Sembrano piuttosto scaturire dai fantasmi più oscuri della mente psicotica. Le scene stesse degli attentati assomigliano sempre più a vere e proprie allucinazioni. Ma cos’è un’allucinazione? Per Freud è un modo estremo per evitare la frustrazione imposta dalla realtà negandola furiosamente. Allucinare significa spazzare via d’un sol colpo una realtà che risulta insopportabile e priva di senso.

La violenza dell’allucinazione evita il cammino necessariamente lungo della lotta e del lavoro per trasformare la realtà. Semplicemente, come in un sogno ad occhi aperti, la cancella. In questo senso questa nuova forma della violenza non si inserisce in nessuna strategia militare. È il nuovo abisso dentro il quale siamo costretti a guardare: sono giovani, probabilmente psicotici, che agiscono allucinatoriamente trascinando nel loro delirio vittime innocenti. Non si tratta di una violenza ideologica ma erratica, una violenza che sfugge al governo di ogni esercito compreso quello del terrore.

Essa non agisce più in nome dell’Ideale, ma è senza meta, senza legge, senza senso. Non risponde a processi di indottrinamento (radicalizzazione islamista “rapida” o “autoradicalizzazione”) ma sembra indicare un rovesciamento perturbante di prospettiva: la sua volontà di morte non ha nessuna altra meta se non se stessa. Non è Dio l’interlocutore di questi atti — nemmeno il Dio folle che semina odio e incita alla morte degli infedeli — perché sono atti senza interlocutore. L’operazione tentata dall’Is consiste nel reclamarli a sé in un travestimento ideologico di tipo illusionistico.

Al contrario questa violenza è davvero senza meta, senza legge, senza senso che può trovare nell’esistenza dell’Is non la sua Causa, ma una sorta di giustificazione e di incentivazione. È violenza allucinata che trasforma la vita in morte, violenza puramente nichilistica se il nichilismo è quell’esperienza, non solo individuale ma collettiva, del venire meno di tutti valori, dunque del valore della vita stessa. In questo senso questa violenza ci riguarda profondamente, ovvero riguarda il senso stesso della vita. Lo schema, di natura ancora paranoica, del gesto terrorista dove è l’Ideale a nutrire la mano di chi spara contro il nemico — , deve essere corretto: l’ideologia non è la Causa ma solo una giustificazione a posteriori dello scatenamento della violenza come puro odio verso l’insensatezza della vita. Il fatto che i suoi protagonisti siano giovani o giovanissimi mette ancora una volta al centro il grande problema del rapporto tra le generazioni e quello dell’eredità. Non si diventa assassini perché Dio lo vuole, ma perché la vita, questa vita, la nostra vita, la vita che lasciamo ai nostri figli, è fatta di nulla, è senza valore, non vale niente.

SULLA NECESSITÀ DELL’INDIVIDUALISMO

https://exnihilodistribuidora.blogspot.com/2015/02/sobre-la-necesidad-del-individualismo.html

In questa inarrestabile era moderna in cui il declino dell’umanità è una realtà sempre più tangibile, l’assunzione di una postura individualista di fronte al crescente supporto socialdemocratico moderno è un’esigenza essenziale per preservare l’unico pezzetto di libertà che resiste nella miseria della modernità.

Di fronte all’incessante scelta da parte dei sudditi del civismo borghese e dei carnefici che difendono la nuova tradizione divina che deve essere rispettata, la posizione o la legge della maggioranza: in questo modo, dobbiamo come misura di difesa individuale e anche sociale, prendere una postura radicalmente individualista che salvaguarda la libertà e gli interessi di ogni individuo contro la sovrapposizione della posizione collettiva.

Parliamo di una misura della difesa individuale e sociale, poiché la preservazione della libertà degli individui di fronte agli interessi vaghi e grigi della maggioranza che costituisce la moderna società civilizzata, genera o rende una società basata sulla libertà, dove i valori della società moderna verrebbe annullata e quindi questa legge della maggioranza-che si colloca nel dirigismo o nella rappresentatività della massa gregaria comune contro gli interessi degli individui consapevoli della schiavitù capitalista democratica di cui sono soggetti, sarebbe necessariamente annullata.

Una postura terrorista e un atteggiamento rivoluzionario che tenterà di sfidare il vecchio mondo conosciuto, portando con sé il pilastro di base necessario per qualsiasi società, che sia oggetto di costruzione dalle ceneri dell’antica moralità borghese, la vera libertà, che non è altro che quella individualista.

VISCERALE

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2018/10/KH-A-OSS-IV.pdf

Io appartengo alla razza più estrema dei vagabondi dello spirito: alla razza “maledetta” dell’inassimilabile e degli insofferenti. Non amo nulla di ciò che è conosciuto, ed anche gli amici sono quelli ignoti. Sono un vero ateo della solitudine: un solitario senza testimoni! E canto! Canto le mie canzoni intessute d’ombra e di mistero…

Mi sono liberato dalla schiavitù dell’amore per sentirmi libero nell’odio e nel disprezzo…perché io non sento con l’anima della folla. Io non peno le pene del popolo. Io non credo ad una possibile armonia sociale. Io sento coll’anima mia, peno le mie terribili pene, e credo soltanto in me stesso: nel mio profondo dolore. Quel dolore che nessuno comprende e ch’io amo […]

– I canti del meriggio

Contrariamente all’anarchismo sociale di matrice umanitaria, l’individualismo anarchico di Novatore non persegue alcun ideale di giustizia sociale, solidarietà o emancipazione collettiva. Egli fa sue, piuttosto, le tesi dell’Unico stirneriano, elevando a unico principio etico l’egoismo e la forza del singolo. Essere anarchici non significa lottare per un’umanità nuova o per un’utopia, essere anarchici significa ribellarsi contro ogni forma di oppressione per arrogare a sé tutto il potere di cui si necessita.

Non c’è nessun radioso domani su cui confidare, nessun sol dell’avvenire. Chi ripone fiducia nella collettività, sperando di vedere realizzato presto o tardi un mondo migliore, mostra di essere un debole, un impotente. Perché delegare a un partito, a un movimento, la propria emancipazione non è che uno stratagemma per fuggire da sé stessi, un delegare altrove la responsabilità di realizzare il proprio destino.

Se i deboli sognano l’Anarchia come un fine sociale, i forti praticano l’Anarchia come un mezzo d’individuazione. I deboli hanno creato la società, e dalla società è nato lo spirito della legge. Ma colui che pratica l’Anarchia è nemico della legge e vive contro la società […]

– I canti del meriggio

L’uomo è libero solo nella misura in cui è in grado di difendere la propria autonomia, costi quel che costi. La ribellione è quindi necessaria, necessaria e impellente, perché il conflitto è endemico al mondo: esistono e sempre esisteranno solo i forti e i deboli, gli oppressi e gli oppressori.

Novatore però rifiuta di stare sia con gli uni che con gli altri; refrattario ad ogni forma di obbedienza, preferisce collocarsi “ai margini della società”, tra i delinquenti,i pazzi e gli sbandati. Non rinuncia al potere, lo rivendica per sé.

[…]Il mio individualismo è l’espressione sintetica del mio temperamento indisciplinato e guerriero ed il mio spirito è spirito di ribellione. Io derido e schernisco gli schiavi quando questi accettano passivamente la loro schiavitù, ma quando essi si ribellano io presto loro il mio braccio. Il mio braccio e il mio pensiero…

– Risposta pubblica a lettere private

Ora, prima di continuare scrivere di questo pensatore “strano e maledetto”, credo sia necessario aprire una parentesi. Altrimenti tutto ciò che si può dire dell’individualismo, e in particolar modo dell’individualismo anarchico, rischia di essere travisato. E la premessa è questa: ancorché essere una particolare teoria politica, morale o metafisica, l’individualismo anarchico rappresenta innanzitutto un’istanza epistemologica.

Non è il mero frutto di un atteggiamento romantico o velleitario insomma, ma la logica e spietata conseguenza di una precisa teoria del significato, la quale muove da un nominalismo radicale.

Questo nominalismo vale in particolare per tutte quelle idee che, pur astratte, orientano il nostro comportamento e il nostro essere al mondo: Dio, l’Umanità, l’Ideale ecc. Principi che, pur avendo il merito di dare un significato alle nostre vite, per il nominalista non rappresentano che etichette prive di contenuto, segni linguistici che appiccichiamo alla nostra esperienza ordinaria nel mondo per dare un nome, un senso, a ciò che viviamo.

Parole – a ben vedere – giustificate da altre parole: l’Ideale, l’Arte, l’Anarchia. Parole ereditate, significati storicamente sedimentati, negoziati, eppure ancora parole. Fantasmi di carta, insomma, gusci vuoti. Alchimia del verbo: da una parola, un segno, il fedele alla causa ne trae qualcosa a sé stante – puro, giusto e vero in sé.

Dio, patria, società, popolo, umanità? Avvenire ideale? Ma io sono una realtà e vivo oggi!La realtà della vita è guerra? E sia!

Ma io non sono una bestia sacrificale. Non voglio che il mio corpo sia sacrificato sopra nessun altare […] gridate pure il vostro anatema o sacerdoti del popolo, o servi della patria, o apostoli dell’umanità. Gridate pure il vostro crocifige contro di me. Gridate al feroce egoista, ma io non mi commuovo.

Io canto le mie iconoclastiche canzoni di negazione e di rivolta. Io canto il mio poema meridiano – il poema solleonico della mia calda estate!”

I canti del meriggio

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(PROPAGANDA):”KH-A-OSS-Misantropia Nichilistica” II

KH-A-OSS II

Indice

-Desolazione (Schizo-degli Amokläufe)

-Terrorismo Criminale: Incendio a Montesacro (Roma): officina meccanica in fiamme via Valsolda

-Terrorismo Criminale: Colosseo, falso allarme bomba vicino alla metro per una valigia sospetta

-Nientismi (tratto dal testo “NIHILITY”)

-Intervista ai Devouring Star (“Bardo Methodology” Zine)

-Cospirazione delle Cellule di Fuoco-Comunizzazione: il decadimento senile dell’anarchia (tratto dal sito anti-conformista anarchico “The Anarchist Library”)