INVOCAZIONE ALLA CAOSÓFIA

Ricevo e pubblico:

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Urlando, OH! Mia madre senza nome, con la sua voce silenziosa dove si formò una barriera e un drago con le ali invisibili, alzando il mio spirito imprigionato.
Abbracciami con le tue fiamme, divorami e rendimi un tutt’uno con te.
Il mio desiderio è una semplice forma, il mio odio, un’illusione e il mio amore solo un sogno.
Tu e solo tu sei l’essenza dell’essere, che hai realizzato la fiamma divina che porto dentro.
Ti chiedo, con il mio silenzio e le mie lacrime, di mettere da parte le tue catene e i pensieri, e con gli occhi chiusi, per ammirare la mia bellezza.
Tutte le parole sono state affermate a scapito del tuo potere, tutti i sentimenti mi portano lontano dal tuo percorso e tutti i pensieri negano la tua verità!
Perciò, mi lancio senza paura nell’oscurità sconosciuta, lasciando che la fiamma senza forma, che brucia dentro di me, esploda e mi porti nell’aldilà, dove c’è il tuo regno immortale!
Tu sei tutto ciò che non è, dunque, questo è tutto ciò che voglio essere!
Il suo silenzio sembra un tuono, e porta la fiamma oscura del mio spirito,
La tua assenza mi ha aperto gli occhi, dato che la vita è solo un’agonia senza senso.
Tu sei uno, questo è tutto, sei il nulla e solo in te posso trovare la pace eterna!
Tu sei tutto ciò che non è, ebbene, sono tutto ciò che voglio essere!
Tu sei il caos che è al di là di tutto!
Sei il caos che sarà in tutti!
Sono innamorato del caos, è l’intelligenza e la saggezza per liberare lo spirito!
Tu sei quello che era, ed è, e continuerà ad essere per sempre!

Preso da “LiberAzerate”

LA MIA PROPRIA PROPRIETÀ PARTICOLARE

Dove Bauer presenta il problema nella critica del 1845 a Feuerbach e Stirner, l’eredità hegeliana si divide lungo due assi, la Fichteana e la Spinozista, che lo stesso Hegel aveva tentato di fondere.

La critica si dipana come segue:

Hegel ha unito la sostanza di Spinoza e l’Ich Fichteano. L’unità di entrambi, il legare insieme di queste sfere opposte, l’oscillazione tra due lati, che non permettono sostegno e tuttavia nella loro repulsione, non possono che essere chiari l’uno all’altro, dove la rottura è prevalente dell’uno sull’altro e dell’altro al primo, costituisce l’interesse particolare, l’epocale e l’essenziale, ma anche la debolezza, la finitudine e la nullità della filosofia hegeliana. Mentre per Spinoza, tutta la realtà è sostanza, “ciò che è pensato o compreso in se stesso e per se stesso, cioè, il cui concetto non richiede il concetto di un’altra cosa dalla quale può essere costruito”; mentre Fichte postula il sé assoluto, che sviluppa da sé tutte le attività dello spirito e il molteplice dell’universo; per Hegel il punto è “concepire ed esprimere il vero non come sostanza, ma anche come soggetto”.

Da un lato, prende sul serio la sublimazione del finito…Egli richiede soprattutto che il sé nella sua finitudine “rinunci a se stesso in azione e nella realtà [Wirklichkeit]”, “come il particolare contro l’universale, come l’imprimere di questa sostanza, come un momento o una distinzione, che non è per se stesso ma che ha rinunciato a se stesso e si conosce come finito. “D’altra parte, però, lo spirito assoluto non è altro che il concetto di spirito, che si coglie e si sviluppa nell’unico regno spirituale che esiste, quel lungo treno di spiriti nella storia. “La religione, la storia politica, le costituzioni degli Stati, delle arti, delle scienze e della filosofia” non sono altro che “opere di pensiero”; il lavoro della storia precedente non ha altro scopo se non quello di “riconoscere l’autocoscienza come l’unico potere nel mondo e nella storia”, “gli sforzi dello spirito attraverso quasi 2500 anni della più strenua attività” non hanno altro scopo che [per lo spirito] di “diventare oggettivi a se stessi, nel riconoscere se stesso: tantae molis erat, se ipsam cognoscere mentem”.

Questa contraddizione, dove l’assoluto è il migliore e il più alto, il tutto, la verità per l’uomo, la misura, l’essenza, la sostanza, la fine dell’uomo, ma che ancora una volta l’uomo è la sostanza, è l’autocoscienza, è il risultato della sua stessa attività e deve la sua esistenza all’azione, alle lotte storiche, quindi necessariamente trasforma l’assoluto in qualcosa di limitato [beschränkt], – questa contraddizione, in cui il sistema hegeliano si sposta avanti e indietro, ma da cui non può sfuggire, deve e doveva essere sciolto e annullato.

Questo potrebbe accadere solo se l’atteggiamento della domanda su come l’autocoscienza si rapporta allo spirito assoluto e lo spirito assoluto all’autocoscienza, non siano stati messi a tacere con mezze misure e fantasie, e resi per sempre impossibili. Questo potrebbe essere posto in due modi. O l’autocoscienza deve essere nuovamente consumata nel fuoco della sostanza, cioè solo la pura relazione di sostanzialità può persistere ed esistere; oppure si deve dimostrare che la personalità è il creatore dei propri attributi e dell’essenza, che si trova nel concetto di personalità in generale nel porsi come limitata, e nel ricollegare di nuovo questa limitazione, che si pone attraverso questa essenza universale, poiché questa stessa essenza è solo il risultato della auto-differenziazione interiore, della propria attività.

Questa analisi consente a Bauer di tracciare la topografia della Scuola hegeliana e di situare i componenti di essa, nella loro posizione appropriata. Coloro che perseguono la via Fichteana, in particolare (e secondo i suoi calcoli quasi in modo univoco) Bauer stesso, sottolineano i principi di singolarità e autonomia, sviluppando la dialettica della volontà, che Hegel presenta nella Filosofia del Diritto, richiedendo la coscienza, dell’individuo nell’emanazione di interessi universali. Questa è la dottrina dell’autoregolamentazione razionale, in contrasto con la volontà arbitraria o il comando divino.

Per Bauer, l’universalità non è una proprietà semplicemente assegnata o condivisa inconsciamente tra i molti portatori particolari, ma deve essere considerata dagli individui come uno status normativo: è presa o posta da essi, ed è una direttiva di azione. L’autonomia è il principio di spontaneità o scelta, che si disciplina secondo regole universali. Una delle alternative, le rotte spinoziste di Hegel, seguite da D.F. Strauss e Ludwig Feuerbach, porta all’affermazione dell’universalità come comunità o interessi condivisi, mentre pone meno enfasi sul lato formale, l’elemento della volontà individuale. Nell’applicazione politica che Feuerbach dà di questa idea (insieme a Karl Marx, e molto più esplicitamente di Strauss), porta alla nozione di una sostanza collettiva o di un essere-specie, danneggiato da attività particolaristiche ed egoistiche, ma potenzialmente recuperabile attraverso i cambiamenti nei rapporti sociali.

Sia le letture Spinoziste di Feuerbach da parte di Bauer che quelle di Feuerbach di Hegel sottolineano l’importanza dell’universalità, una volontà generale che trascende gli interessi e i desideri immediati. Entrambe le tendenze rappresentano modi distinti di determinare l’universale, e quindi le fratture appaiono nelle trame dell’Hegelianesimo di Vormärz, mentre i componenti della sintesi hegeliana si sfaldano. Mentre ammettono un’universalità immanente, non trascendente o altro-mondana, Strauss e Feuerbach rimangono fissi in quella che Bauer chiama una relazione di sub-sostanzialità. A questo proposito, l’interpretazione di Strauss dei vangeli come un prodotto della coscienza mitologica della prima comunità cristiana riproduce la sostanza panteistica metafisica di Spinoza, come una sorta collettiva di (in) coscienza.

In correlazione, il materialismo di Feuerbach, proclamando il primato dell’essere sopra il pensiero, immerge gli individui (come esseri sensibili) nella natura o nella comunità, dai quali traggono i loro valori attraverso una specie di osmosi. Per questi hegeliani spinozisti, l’universale è sostanza, non soggetto: più precisamente, si verifica nell’elemento dell’estensione, nella diffusione di universalità o interesse collettivo per abbracciare il diverso, il particolare. Concepiscono l’universale, o essere-specie, come semplicemente generico: una proprietà data, condivisa, e non un’acquisizione spontanea, personale. In questo modo, gli individui sono solo incidenti o momenti insignificanti del tutto, esibendo le proprietà senza averli interiorizzati criticamente.

Bauer insiste piuttosto sul fatto che noi concepiamo gli individui come esseri razionali spontanei in grado di relazionarsi e di adottare interessi generali attraverso la propria coscienza e gli atti, a modo loro. Lasciando da parte l’idea di un ente individuale arcaico, Strauss e Feuerbach perdono così le implicazioni della svolta kantiano-fichtiana nel pensiero di Hegel.

Bauer descrive questo approccio come misterioso, perché invoca un universale che è immediatamente efficace, senza mostrare come funziona, come viene assorbito e interiorizzato dall’autocoscienza individuale. Mancando il momento decisivo dell’individualità, della forma, che, sostiene Bauer, solo l’autocoscienza può fornire, questo hegelismo alternativo, dissolve gli individui in un tutto amorfo, una massa indifferenziata. L’universalità come estensione (spinozista) rimane muta, passiva e non trasparente.

La sostanza di Spinoza, sebbene la dissoluzione della rappresentazione religiosa, è ancora l’assoluto nella forma di una cosa. Solo nell’autocoscienza le relazioni separate, tutte le opposizioni e le contraddizioni, entrano nella loro unità, cioè si riconoscono come una cosa sola, poiché ognuna conosce l’altro come se stessa. L’autocoscienza non proclama se stessa come l’assoluto, ma come movimento infinito attraverso tutte le forme e le opposizioni delle sue creazioni, [è] solo lo sviluppo di se stessa.

Contro questa visione spinozistica, sembrerebbe che la posizione di Max Stirner offra alcune analogie, almeno, a quella di Bauer: il logorio sull’individuale, sul formativo e sull’attività, piuttosto che sul generico e sul collettivo, sembra mostrare Stirner sul lato Fichteano della divisione all’interno della Scuola hegeliana. In effetti, Stirner sembra affermare altrettanto, confrontando la propria idea di sé con quella di Fichte. Stirner afferma semplicemente di aver naturalizzato il sé trascendentale Fichteano, trasformando l’io assoluto nel finito:

Quando Fichte dice “l’ego è tutto”, questo sembra armonizzarsi perfettamente con la mia tesi. Ma non è che l’ego sia tutto, ma l’ego distrugge tutto, e solo l’ego auto-dissolto, l’ego senza-essere, l’ego-finito è veramente io. Fichte parla dell’ego “assoluto”, ma io parlo di me, l’ego transitorio.

Se accettiamo l’auto-caratterizzazione di Stirner, le differenze tra lui e Bauer, benché significative, si situerebbero principalmente a livello normativo, perché avrebbero tracciato per se stesse un terreno meta-etico fondamentalmente simile a quello Fichtiano. Normalmente, è chiaro che Stirner rappresenta il particolarismo, non l’universalismo, vedendo qualsiasi putativo universale come necessariamente potere trascendente che tiene il sé (particolare) in schiavitù; mentre Bauer distingue gli universali veri e falsi, definendo il primo come l’immanente sforzo della ragione per realizzare se stesso nel mondo, e quindi per promuovere la causa dell’emancipazione, mentre il secondo si limita a fingere l’universalità, o trattarla come un privilegio esclusivo. Bauer vede così la libertà come auto-trasformazione alla luce dei propositi universali, non come immediata gratificazione o autoaffermazione. Politicamente, questo si traduce in una differenza tra l’archismo di Stirner, e il rigore repubblicano di Bruno Bauer.

Tuttavia, sebbene queste divergenze siano già profonde, le loro fonti sono molto più profonde. Nella sua risposta a Stirner, Bauer sottolinea meno queste ovvie differenze normative rispetto alle dimensioni meta-etiche della disputa. Legge Stirner non come un Fichteano, forse non ortodosso, ma come uno Spinozista, diverso da Feuerbach, ma come quest’ultimo che riduce la soggettività alla sostanza. Questa è la sostanza in un altro senso da quella dell’universalità dei legami etici, la cosa come fissità, la dedizione e l’impermeabilità alla critica; entrambi i sensi, tuttavia, sono l’eredità di Spinoza.

L’affermazione è che né Feuerbach né Stirner hanno una concezione adeguata della soggettività, e che questo difetto può essere ricondotto a diversi aspetti del sistema di Spinoza, come sostenuto da Hegel. L’argomentazione di Bauer in “Charakteristik Ludwig Feuerbachs”, il suo più ampio impegno rispetto alle idee di Stirner, è polemica e allusiva. Esercito una certa libertà interpretativa nel ricostruirlo, ma spero di chiarire il nucleo filosofico essenziale in un modo coerente con le indicazioni fornite nel testo. Come spiega Bauer, la sostanza spinozista possiede non solo l’attributo di estensione (ripreso di nuovo da Feuerbach e Strauss), ma anche il pensiero. È quest’ultimo, l’attributo spinozista del pensiero, che Stirner rappresenta. Questo è ciò che contraddistingue la sua unicità. Parlando dell”Einziger” di Stirner, Bauer elabora:

L’Unico [Der Einzige] è sostanza, spinto fino alla più grande astrazione. Questo Io indelebile, dove i nomi non sono nominati e le proprietà [Eigenschaften] non esprimono, che ha il suo contenuto, né nel mondo fisico, né nel mondo psichico, e ancor meno in entrambi; [questo io] che non dimora né in cielo né in terra, ma aleggia e ondeggia, Dio sa dove-nell’aria; questo Io, l’egoismo più elevato, più potente e forte del vecchio mondo, ma anche l’impotenza stessa, l’egoismo che mostra quanto il nulla e l’effimero, svigorito e senza vita, l’egoismo del vecchio mondo fosse e doveva essere; questo Io, non auto-sostenitore e autocoscienza che dirige il mondo, non la personalità autosufficiente, non l’uomo che si lega e perde con le proprie forze e governa il mondo, perché ha il potere nelle proprie mani, ma piuttosto l’Io che ha bisogno dell’ipocrisia, dell’inganno, della forza esterna, della persuasione meschina per sostenere esso stesso – questo Io è la sostanza più dura, “lo spettro di tutti gli spettri”, il vertice e l’apice di un periodo storico passato.

“L’Unico è sostanza”. Questa è l’idea che deve essere esposta, se vogliamo comprendere la critica di Bauer su Stirner e le differenze meta-etiche tra di essi. Esaminiamo prima l’argomentazione esplicita di Bauer e poi cerchiamo i motivi filosofici più profondi che rimangono taciti nel suo testo. Bauer descrive Stirner come il capo della crociata condotta dal vecchio mondo dell’egoismo contro il nuovo principio emergente dell’autocoscienza e dell’autonomia universale, cui Bauer si posiziona come il principale sostenitore. Mentre Stirner attacca efficacemente il liberalismo politico e sociale per il suo vacillare insignificante, è impotente contro la forza del liberalismo critico di Bauer; poiché il vecchio mondo è storicamente trasceso, l’egoismo su cui è basato, che Stirner mantiene acriticamente, è impotente di fronte al nuovo.

Cosa ne fa l’Unico di esso? [il critico Bauer]” No”, grida, “nulla verrà da qua. Sono la possessione e appartengo a me stesso. Questo sono; non riuscirai a portami via questo, critico. “Allunga le sue membra e si sdraia. “Evviva! Ora sono pronto. Sbarazzarsi di tutto, libero da tutto. Tutte le cose non sono niente per me. “- L’Unico è l’ultima risorsa del vecchio mondo, l’ultimo nascondiglio da cui lanciare degli attacchi contro una edificazione completamente diversa, e quindi irriconoscibile per esso.

Contrapponendo la propria idea della “personalità che si auto-posiziona” alla “dura critica per dominare” di Stirner, Bauer accusa l’inclinazione di Stirner nel ricorrere all ‘”ipocrisia, l’inganno, la forza esterna”, alla ricerca di soddisfazioni egoistiche, e conclude che mentre lo spinozismo di Feuerbach si evolve (in modo problematico) in varie scuole di socialismo, il principio stesso di Stirner è sterile e incapace di ulteriore sviluppo. Il principio della proprietà mira a esentare dalla critica una area privilegiata di individualità; è l’affermazione della pura particolarità. “La mia proprietà appartiene a me. Così sono; non riuscirai a portami via questo, critico. “Stirner sostiene un auto-rapporto privo di contenuto, astratto come immune da critiche, come un diritto esclusivo e un privilegio, per non essere contestato o legittimare le sue affermazioni attraverso criteri razionali; questo è il nucleo duro, rigido e sostanziale che Bauer identifica nella concezione del proprietario di Stirner. Bauer descrive un’affermazione così fissa e pervicace del sé come la sostanza di Spinoza nella sua veste più astratta, il nudo pensiero dell’egoismo. Qui si applica la caratterizzazione di Spinoza da parte di Hegel a Stirner.

Ma tali sè, afferma Bauer, non sono ancora soggetti. Questa è l’idea chiave. Dietro l’illusione della fissità e del distacco, Bauer rivela una vasta configurazione storica in cui lo Stirneriano “Einziger” è inconsapevolmente modellato. Descrive Stirner come partigiano del vecchio ordine (pre-rivoluzionario) della particolarità; questo ordine, come sappiamo, in altri testi baueriani, è stato costituito (in entrambe le forme religiose e secolari) dalla spaccatura tra l’universale e il particolare, in cui l’universale era appropriato da una singola istanza. Questa arrogazione è, per Bauer, la caratteristica comune sia dell’ortodossia religiosa che dell’assolutismo politico. Quando l’Uno rivendica l’assoluto come suo esclusivo privilegio, i Molti si riducono a meschinità, insignificanza e malvagità.

La generazione di un assoluto trascendente o di un’ipostasi, separata dalle attività concrete degli individui, lascia i Molti, preda dell’egoismo, conseguenza della proiezione dell’universalità in un oltre. Stirner semplicemente decapita questa struttura ma lascia intatte le sue basi, i particolari non trasformati. Le tendenze egoistiche non sono semplicemente naturali o semplicemente date, ma sono un risultato storico della rinuncia all’universalità nella religione e nella politica. Per Bauer la soluzione è reintegrare l’universale, non semplicemente negarlo; questo permette ai particolari di trasformarsi, di acquisire il punto di vista dell’autocoscienza universale, e non semplicemente di rimanere immutati, impantanati in particolarità. In questo modo, l’egoismo è inteso come l’incapacità di elevarsi all’universalità o di diventare soggetto. Mentre Feuerbach riconosce la necessità di un immanente universale (anche se mal concepito fondamentalmente), Stirner sostiene il particolarismo puro. Nonostante la sua postura ultra-radicale, è un difensore del vecchio ordine, non un sostenitore del nuovo principio (post-kantiano) dell’autodeterminazione razionale.

Questo argomento, tuttavia, non stabilisce ancora lo spinozismo di Stirner. Ci sono due sensi ovvi in cui la teoria di Stirner sembra lontana da quella di Spinoza. Quest’ultima sostiene che esiste una sola sostanza, “ciò che è pensato o compreso in se stesso e per se stesso, cioè il cui concetto non richiede il concetto di un’altra cosa dalla quale può essere costruito.” I corpi finiti e le menti di Spinoza sono modi o esemplari di questa sostanza unica, rispettivamente negli attributi di estensione e pensiero. Stirner, tuttavia, prende questi modi o sé finiti come sostanze in se stessi, come centri di pensiero e azioni auto-generanti. Il “Proprietario” cattura la definizione di sostanza: essere la causa sufficiente delle proprie rappresentazioni e azioni. Ma in questo modo, ci sono tante sostanze quanti sono gli egoisti. Ogni sé finito per Stirner è potenzialmente sostanzialità. Il presunto spinozismo di Stirner non può quindi alterare chiaramente in alcun monismo o panteismo; si dovrebbe dimostrare che le molteplici sostanze continuano ad agire in modo spinozistico, circostanza che non è stata ancora definita. In secondo luogo, concependo i modi di Spinoza come sostanze, Stirner, con questo, costruisce i pensieri e le azioni momentanee di queste sostanze come le proprie modalità; ma cambia la relazione che Spinoza aveva posto tra i vari livelli metafisici.

Spinoza insiste sulla continuità, la presenza della sostanza nei suoi attributi e modi. Anche se su ulteriori analisi la differenza, si rivelerà più sottile, questa espressività di Spinoza scompare nella versione di Stirner. Forse riflettendo le influenze romantiche, Stirner descrive l’Einziger come ineffabile nelle sue azioni, mantenendo un atteggiamento di distacco ironico verso di esse, e semplicemente appropriandosi e scartando oggetti esterni, piuttosto che cercando espressione attraverso di essi.

Le modalità non sono espressive delle sostanze, ma sono semplicemente disponibili per un consumo momentaneo e il successivo annientamento. Non bisogna essere legati o troppo impegnati nei propri modi, o diventare feticci, “spettri”, possedere il sé e limitarne la libertà. Di nuovo, il presunto spinozismo di Stirner sembra elusivo da questo punto di vista. Come può quindi essere giustificata la dichiarazione di Bauer secondo cui l’Einziger di Stirner è una sostanza, ma non un soggetto?

Possiamo distinguere due elementi nella critica di Bauer: la concezione della sostanza come mera auto-relazione astratta, poiché non soddisfa i requisiti della soggettività razionale; e la relazione problematica di una tale sostanza con i suoi modi. Tale sé non riesce a raggiungere l’autonomia razionale ed è determinato eteronomicamente. È qui, nel ricostruire il resoconto compresso di Bauer, che è necessaria la latitudine interpretativa, attingendo all’esposizione di Spinoza fatta da Hegel per fornire gli argomenti mancanti di Bauer e cercando paralleli con le affermazioni di Stirner. In primo luogo, esaminiamo la concezione della sostanza come immediata auto-relazione. Sembrerebbe che nell’analisi di Bauer, coerente con quella di Hegel, la rappresentazione della sostanza differisca essenzialmente in ciascuno dei suoi due attributi, di estensione e pensiero.

In estensione, la sostanza significa universalità diffusa o condivisa tra i suoi modi; qui il principio di un’universalità positiva (vale a dire, un’universalità con un contenuto, inclusi i particolari all’interno di essa) può essere mantenuto, come nell’essere delle specie feuerbachiane, anche se, come sostiene Bauer, è formalmente inadeguato. Nell’attributo del pensiero, tuttavia, la sostanza appare come contratta o concentrata, non distribuita; è la mera idea astratta di un auto-relazione senza contenuto. In questo attributo, l’universalità viene abbandonata come qualsiasi tipo di proprietà condivisa o collettiva, o come qualcosa di oggettivo. Come dice Hegel di Spinoza, è una “semplice uguaglianza con se stessa”. Come un disadorno pensiero di sé, o auto-relazione, si oppone a tutto il contenuto, che è esterno o indifferenza ad esso. Questa è un’altra versione dell’essenziale soggettività di cui Bauer parla in modo critico nel suo primo testo, De pulchri principiis del 1829; contrasta con l’autentica soggettività che si realizza nei suoi atti, che si trova concretamente presente nelle azioni, la ragione manifestata e duplicata nel mondo dei sensi. L’astratta auto-relazione è inoltre immediata, perché presuppone che il sé, come semplicemente dato, sia vero e valido, così com’è. Poiché non si espone al fuoco della critica, è nella sua essenza statica e immobile, anche quando indulge in una folata attività esterna. Questa immediatezza, questa mancanza di una relazione critica con se stessa e con i suoi possibili oggetti, la contraddistinguono come “l’assoluto nella forma di una cosa”. Come il sè spinoziano, l’ Einziger di Stirner è una relazione astratta, senza contenuto. Il pensiero, e non l’estensione, è fondamentale qui: l’essenza della libertà, o “proprietà”, è la semplice affermazione del sé nella sua immediatezza immotivata. Nelle parole di Stirner:

Nessun concetto mi esprime, nulla di ciò che si fa passare per la mia essenza mi esaurisce; sono unicamente nomi. Di Dio si dice pure che è perfetto e che non ha il compito di aspirare alla perfezione. Anche questo vale solo se detto di me stesso. Proprietario del mio potere sono io stesso, e lo sono nel momento in cui di essere unico. Nell’unico il proprietario stesso rientra nel suo nulla creatore, dal quale è nato. Ogni essere superiore a me stesso, sia Dio o l’uomo, indebolisce il sentimento della mia unicità e impallidisce appena risplende il sole di questa mia consapevolezza. Se io fondo la mia causa su di me, l’unico, essa poggia sull’effimero, mortale creatore di sé che se stesso consuma, e io posso dire: Io ho fondato la mia causa su nulla.

C’è una sorta di universalità, ma si basa sulla ripugnanza di sé per qualsiasi contenuto, l’auto-relazione puramente negativa o esclusiva. Nel resoconto della dialettica della volontà e della complessa struttura interiore, Hegel aveva fatto riferimento a questo processo come alla capacità astratta della volontà, alla capacità, come un momento nella autodeterminazione, di ritirarsi da ogni specifica particolarità o contenuto; ma sebbene debba compiere questo atto di astrazione, la volontà non deve rimanere isolata, ma deve relazionarsi selettivamente ai desideri interni e agli oggetti esterni, assumendoli nell’elemento del pensiero, raggiungendo la concretezza attraverso questa relazione. Un atteggiamento unilateralmente astratto genera il fanatismo e la distruzione nichilistica che Hegel declina nel giacobinismo. Ma trova anche questa essenziale concezione di sé, priva di contenuto, l’essenza dell’attributo spinozista del pensiero; e Bauer da parte sua identifica lo stesso atteggiamento in Stirner. Il sé è qui sostanziale, in una realtà simil-cosa e nella immediatezza, nella mancanza di auto-differenziazione interiore tra i suoi aspetti universali e particolari. Questa conclusione è rafforzata quando consideriamo come agisce questa sostanza, come stabilisce relazioni transitorie con i suoi modi. In questo modo, incontriamo il concetto di conatus, centrale in Spinoza, e, se l’analisi è corretta, in Stirner.

Essere una sostanza per Spinoza è essere la causa di se stessi. Questa causalità è esercitata attraverso il conatus o l’impegno di conservazione nell’essere. L’attività per Spinoza significa che “siamo la causa adeguata” di un evento interno o esterno; la passività significa che “siamo solo una causa parziale” di un effetto. Questa attività è concepita da Spinoza, prendendo a prestito dalla fisica meccanicistica del suo tempo, come una sorta di movimento inerziale. L’azione non è spinta da fini razionalmente selezionati, ma da tendenze interne, che si manifestano simultaneamente come spostamento nello spazio (estensione) e come appetito (pensiero). Per Spinoza, come dice un annotatore, “i fini non modellano le tendenze motorie. Piuttosto, un “fine” è semplicemente quello verso cui la “costellazione inerziale” di una cosa lo “orienta”. . . . Finché un corpo continua a muoversi secondo la tendenza inerziale, agisce; e quando è distinto dal suo percorso inerziale, subisce o viene agito.

L’applicazione di questa idea a Stirner, come un resoconto del suo concetto di “proprietà”, è altamente illuminante, e suppongo che questo sia ciò che Bauer vuole proporre. Il conatus di Spinoza è il segreto della “proprietà” Stirneriana. L’Einziger agisce in modo spinozistico. Questo risulta da tre caratteristiche, in particolare, che caratterizzano la “proprietà”: movimento costante (inerziale); la giustapposizione di potere e libertà; e la sostituzione delle tendenze inerziali ai fini razionali come fonti di azione.

CONTRAPPOSIZIONE TRA L’UOMO INTUITIVO E L’UOMO RAZIONALE

Ci sono momenti in cui l’uomo razionale e l’uomo intuitivo si uniscono, colui che teme l’intuizione è il primo, l’astrazione beffarda; il secondo, l’irrazionale quanto il primo anti-artista. Uno e l’altro pretendono di governare la vita: quello, sapendo come affrontare, attraverso la lungimiranza, la prudenza e la regolarità, i principali vincoli; questo, trascurando, come “eroe pieno e allegro”, quei vincoli e assumendo come reale solo la vita condizionata nella finzione e nella bellezza.

Quando, come nei tempi primitivi della Grecia, l’uomo intuitivo manipolava le sue armi in un modo più potente e vittorioso del suo avversario, se le circostanze erano favorevoli, una cultura poteva svilupparsi e la signoria dell’arte sulla vita poteva essere stabilita. Quindi, quella negazione dell’indigenza, quello splendore delle concezioni metaforiche e, in generale, quell’immediatezza dell’inganno accompagnano tutte le manifestazioni della vita. Quindi, né la casa né l’uscire, i vestiti o l’anfora rivelano che sono un prodotto della necessità; sembra che in tutto questo ci sia da esprimere una felicità sublime e una radiosa serenità olimpica e, per così dire, un gioco serio.

Mentre l’uomo guidato da concetti e astrazioni impedisce semplicemente la calamità attraverso di essi, senza estrarre la felicità dalle astrazioni, aspirando, nient’altro, a liberarsi il più possibile dal dolore; mentre l’uomo intuitivo, che si sviluppa nel mezzo di una cultura , deriva dalle proprie intuizioni, a parte la difesa dal dolore, un flusso costante di chiarezza, di cielo limpido e redenzione.

Chiaro, quando soffre, la sua sofferenza è più intensa; soffre anche più
frequentemente, perché non sa come imparare dalle lezioni dell’esperienza e rientra sempre in una brutta situazione in cui a volte viene coinvolto. e nella sofferenza egli adotta lo stesso atteggiamento irrazionale della felicità; emette acute grida e non trova consolazione.

Molto diverso nelle avversità è il comportamento dell’uomo stoico, educato dall’esperienza e fortemente sostenuto dai concetti! Esso, che di solito cerca solo la sincerità, la verità, uno sviluppo privo di inganno e di protezione contro l’assalto di seduzione, nelle avversità mostra pienamente la sua capacità di fingere, proprio come l’altro nella felicità; non presenta un volto umano mutevole e tremante, ma, in un certo modo, una maschera dignitosa e immutabile; non grida, nemmeno la sua voce è alterata; quando una cupa nube tempestosa cade su di esso, si avvolge nel suo mantello e si allontana con passo lento.

DELL’IRRIPETIBILE ALIENAZIONE

Qualsiasi disamina su una possibile incoerenza nell’idea di Stirner dell’Unico, seguendo un’esposizione di questa idea, deve essere preclusa con l’esibizione nell’esposizione di Stirner delle forme di alienazione che derivano da un tipo di falsa coscienza riguardante la propria natura Unica. In ordine per comprendere le prove testuali fornite a sostegno dell’interpretazione di Stirner che sembra suggerire questa incoerenza nel suo pensiero. Ciò che rende così insolitamente strano il racconto di Stirner sulla natura dell’individuo è che l’essere, è qualcosa che semplicemente vede il mondo come una sua proprietà da consumare per fare ciò che più gli piace, e questo sembra essere qualcosa di completamente estraneo a come ci vediamo noi e come vediamo gli altri.

La stragrande maggioranza delle persone non vede la maggior parte delle cose come propria proprietà. Al contrario, spesso vediamo le cose nel mondo come cose di cui non abbiamo alcuna pretesa, piuttosto, hanno un credito nei nostri confronti. Prendi ad esempio la morale. Come giustamente osserva Korsgaard, la moralità è qualcosa che fa delle affermazioni su di noi, esige che ci sottomettiamo alle sue richieste e facciamo ciò che richiede, cioè ciò che dovremmo fare.

Un altro esempio potrebbe essere nelle religioni monoteistiche come il cristianesimo, dove il credente si sottomette all’autorità di un potere divino. Infine, le persone si sottomettono generalmente alle leggi e ai vincoli della società e dello stato, accettando di riconoscere la proprietà altrui come appartenente all’altro e non a se stessi; così come è possibile sacrificarsi in nome della società, è allo stesso modo sacrificarsi come militare per il proprio paese. Questi esempi dimostrano una differenza significativa tra gli atteggiamenti e le azioni verso il mondo degli individui come comunemente inteso, e l’onnisciente individuo unico della descrizione di Stirner.

Stirner riconosce questa tensione tra ciò che l’individuo è (sotto la propria relazione) e quante azioni degli individui che comunemente osserviamo sembrano essere contrarie alla natura degli individui come Uniche; in ogni caso tali azioni individuali sembrano contraddire la natura egoistica dell’Unico. Stirner analizza questi, come casi di alienazione; dove qualcosa che è, dal punto di vista dell’Unico, la sua proprietà, diventa qualcosa a cui l’individuo si sottomette, cioè qualcosa che viene a ritenere l’Unico come sua proprietà, e quindi l’individuo stesso diventa “posseduto” da esso.

Quello che sta facendo il “possedere” in questi casi è ciò che Stirner denota come una “idea fissa” come la società, la morale o la religione. Questa idea fissa è ritenuta dall’individuo come qualcosa che va al di là di essi o sopra di essi, cioè non per il loro uso e consumo, o come meglio credono. Stirner si riferisce alle idee siffatto-fisse come a dei “fantasmi” o “spettri” per suggerire la mancanza di realtà, e per sottolineare che la sottomissione a queste idee è una fissazione.

La fissazione, o falsa coscienza, in ciascuno dei nostri casi (Stirner usa tre casi simili di persone che si sottopongono a moralità, religione e stato / società), dove il credente religioso non pensa di poter “rinunciare” ai comandi divini più di quanto il rappresentante morale pensi di poter avere la clausola del sistema morale o che il cittadino rispettoso della legge dello stato pensi possano essere clausole cui obbedire alle leggi.

Questo è ciò che credono, dove tali idee fisse hanno pretese su di essi e sono al di sopra della loro stessa autorità. Come dice il gallese, l’individuo, rinuncia alla proprietà degli “obiettivi, dei valori e delle aspirazioni che strutturano il suo comportamento” e li proscrive come idee religiose, morali o ideologiche, piuttosto che affermarle a se stesso, con la stessa autorità e come Unico. La falsa coscienza fissativa per Stirner, è che queste idee hanno sottomesso l’individuo, come se l’individuo fosse la proprietà di queste idee. Mentre per Stirner tali idee sono, e sono sempre state, proprietà dell’Unico.

Nella caratterizzazione di Stirner, di questi individui “posseduti”, c’è un dibattito interpretativo sul fatto che esso asserisca che le azioni dei “posseduti” e quelli di qualcuno conscio della loro identità Unica, siano simili, nel senso che entrambi i tipi sono fondamentalmente egoistici. Sosterrò che Stirner fa questa affermazione e che Stirner è impegnato in una sorta di egoismo universale o egoismo psicologico, che deve essere esaminato e inserito nel contesto del suo pensiero e sull’individuo.

L’UNICO DELL’UNICO

Der Einzige, o l’Unico, è introdotto nella più grande e famosa opera di Stirner, Der Einzige und Sein Eigentum (L’Unico e la sua Proprietà). Appare per la prima volta nella parte introduttiva del lavoro, “Ho basato la mia causa sul nulla” come punto di vista oppositivo a quelli centrati sull’umanesimo o sulla religione; e riappare come tema filosofico in tutto il libro. Apparendo durante l’analisi di Stirner nello sviluppo storico della coscienza verso l’egoismo, nonché nelle numerose negazioni e critiche delle concezioni filosofiche contemporanee e degli ideali sociopolitici / religiosi del tempo. Ogni evento gradualmente (anche se non necessariamente in modo sistematico) fornisce ulteriori informazioni sulla natura dell’Unico, sulla sua relazione con l’individuo e sulle cose nel mondo.

Questa esposizione culmina nella sezione finale del libro, semplicemente chiamata “L’Unico”, che agisce come una sorta di riaffermazione e rafforzamento delle osservazioni introduttive e della dichiarazione di lavoro dell’opera come promozione del punto di vista di Stirner sull’Unico, chiudendo il lavoro con la stessa frase usata come titolo dell’introduzione. In seguito a questo lavoro, Stirner ha scritto Recensenten Stirners (Le critiche di Stirner), al fine di rispondere alle critiche dell’ex lavoro di Hess, Szeliga e Feuerbach, in cui fornisce ulteriori chiarimenti riguardo l’Unico. Ai fini di questo saggio, questi testi saranno considerati nella misura in cui forniscono una base testuale per la comprensione dell’Unico di Stitner.

L’Unico è l’esposizione di Stirner dell’individuo. In genere, questo mira a descrivere la natura dell’individuo, e ha come obiettivo quello di fornire un resoconto del sé determinato. Tuttavia, Stirner nega che questo sé determinato e questo atteggiamento possa catturare l’intera natura dell’individuo. Stirner crede che questo senso di essere un io determinato con un’identità personale fissa, “me stesso”, non sia nient’altro che un prodotto transitorio di ciò che è in realtà la natura fondamentale dell’individuo, “come io, io sviluppo-me stesso”, e per esso, questo è l’Unico. Ciò che si intende qui è che io, inteso come identico all’Unico, sono ciò che fonda o genera il mio senso di sé determinato, il mio senso di me stesso. Ai fini dell’esposizione, quando si fa riferimento all ‘”io”, indicheremo l’ “io” inteso come Unico dell’Unico, e indicherò l'”Io” inteso come un determinato senso di individualità come il “sé determinato”. ”.

Stirner sostiene che l’Unico è la natura fondamentale dell’individuo, è l’Unico, e quindi il racconto di Stirner dell’individuo è quindi l’analisi stessa di ciò; il contenuto dell’Unico è il contenuto della natura fondamentale dell’individuo. Per la durata di questo saggio, userò termini come “l’Unico” e / o “l’individuo Unico” per specificare quando sto parlando, dell’individuo nella visione di Stirner relativa alla mia interpretazione di esso. Lo faccio per evitare confusione quando si discute di un comune senso pre-teorico dell’individuo che può essere utilizzato per elaborare ulteriori punti.

Questa identificazione dell’individuo con una radicale indeterminatezza è enunciata in uno degli ultimi paragrafi dell’introduzione a Der Einzige und Sein Eigentum: “Non sono nulla nel senso di vuoto, ma sono il nulla creativo” che produce determinatezza nel forma del sé. Ciò non significa che Stirner crede che l’Unico acquisisca proprietà nel senso affermativo, acquisendo la proprietà di essere biondo o grande, attraverso il sé determinato. Se fosse così, allora la natura dell’Unico sarebbe la somma delle proprietà determinate che sono state rappresentare dal sé definito nella durata della sua esistenza. Piuttosto, l’Unico usa il sé determinato come un mezzo con il quale si impegna con delimitate cose nel mondo come sua proprietà, cioè come cose su cui ha proprietà, proprio come una persona può possedere la terra o beni personali, come cose che esistono per l’Unico, e questo include anche quel sé altamente determinato.

Il sé determinato è un’esternalizzazione della natura Unica fondamentale dell’individuo attraverso il quale l’Unico consuma la sua proprietà, il mondo determinato. L’asserzione radicale di Stirner qui, è che la proprietà nel suo senso più vera è il “controllo illimitato” del mondo da parte dell’Unico con nessuna restrizione oltre se stesso che possa determinare l’interazione con le cose nel mondo. Quindi Stirner sostiene che le relazioni risultanti tra l’Unico e la sua Proprietà sono solo relazioni basate sulla massimizzazione del godimento personale dell’Unico.

Stirner afferma esplicitamente che il sé determinato dall’Unico, “mi serve solo [l’Unico] per goderne e consumarlo. Io [l’Unico] non consumo nient’altro che la mia presunzione, ed esiste solo consumandola “, rendendo il sé determinato una sorta di presupposto che l’individuo Unico fa puramente ai fini dell’interazione con altre cose determinate. Qui sembra utile pensare all’Unico come a una specie di pescatore, che modella la propria rete del sé determinato in modo da gettarla nel mare del mondo circoscritto, rivendicando per consumare il catturato del sé determinato. Inoltre, data l’osservazione di Stirner in cui l’Unico consuma anche la sua “assunzione”, il sé determinato, possiamo affermare, anche che il nostro Pescatore Unico consuma la rete.

Per evitare l’interpretazione confusa di Stirner come attribuzione di un determinato desiderio all’Unico, la chiave è nel termine “auto-godimento”, che suggerisce una sorta di mediazione del consumo attraverso il sé determinato che non è identico a quello dell’Unico e della sua possessione; che si manifesta sotto forma di godimento consapevole. Quindi il sé di Stirner agisce come una specie di mezzo consapevole attraverso il quale determinati oggetti vengono consumati dal vuoto dell’ Unico.

Questo atto di consumazione da parte dell’Unico della sua proprietà non è un atto che sublima la proprietà all’interno dell’Unico, portandolo in una sorta di unità superiore con l’essere dell’Unico, ma è piuttosto un atto di dissoluzione di questa proprietà nell’indeterminazione fondamentale dell’individuo; come esplicitato dalla proclamazione di Stirner che ” poiché io l’anniento come anniento me stesso “. Ciò rafforza l’affermazione che le proprietà dell ‘”Io” determinato non diventano qualità determinate dell’ Unico. Ciò che afferma come proprio non costituisce la sua natura e lo determina, ma semplicemente esiste come proprietà posseduta dall’Unico per il suo consumo e la sua utilità. Poiché il sé determinato è anche posseduto dall’Unico, e come detto sopra può essere dissolto da esso, come sua proprietà; l’individuo è per Stirner un essere che semplicemente non può essere legato a un sé determinato e fissato.

Quindi abbiamo quello che ho presentato come l’esposizione di Stirner dell’Unico, l’essere fondamentale dell’individuo, una indeterminazione radicale che produce o “assume” l’Io determinato, la sensazione di avere un sé determinato, come mezzo attraverso il quale può consumare determinate cose (inclusa la propria individualità) nel vuoto della propria indeterminatezza.

INTERVISTA AGLI HOMSELVAREG

Ricevo e pubblico:

Intervista agli Homselvareg (black metal, Italia)

Grazie a un affine anonimo che ci ha inviato per email questa intervista, e visto il nostro interesse egoistico, abbiamo deciso di pubblicarla…è una valida intervista a un gruppo che affronta temi presenti su Abisso Nichilista, come: l’uomo animale in conflitto con l’umano-razionale, e il rapporto con la natura selvaggia, l’estinzionismo, il conflitto amoralità-moralità, l’anti-umanesimo estremista, il Black metal e l’impoliticità, e altro…

Ghen/Abisso Nichilista

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Cosa significa Homselvareg? Che sentimenti dovrebbe provare un ascoltatore di black metal quando vi sente nominare? In più parti ho letto che il nome è scritto HomSelvareg, tra l’altro.

[Bazzy, chitarrista] Il nome Homselvareg è una distorsione della forma dialettale Homo Salvadego, che si riferisce ad una leggenda alpina che narra di una figura a metà fra l’umano e l’animale. Nella nostra interpretazione, l’Uomo Selvaggio è metafora della contrapposizione tra la modernità e le primordiali e primigenie forze naturali. Essendo il nome l’unione di due parole, Homo e Salvadego, la forma corretta è Homselvareg.

Che successe in quel lontano 2003, quando decideste di darvi al metal? Della prima demo non c’è traccia da nessuna parte o devo cercare meglio? Lend Your Heart To The Night è la seconda demo: è stata scritta e registrata come la prima oppure avevate cambiato già qualcosa?

[Plague, cantante] Nel 2003 ci siamo conosciuti io (Plague, cantante) e Selvan (primo chitarrista), e, condividendo la passione e l’interesse per il genere, decidemmo di creare il progetto. Della prima demo (quando il progetto si chiamava ancora Inferi) incidemmo pochissime copie in cassetta, ma non fu mai prodotto né distribuito, quindi non ce n’è traccia online. Della demo Lend your Heart to the Night, la prima sotto il nome Homselvareg, ne facemmo un estratto di tre pezzi che sono presenti anche nel primo full length, le altre sono reperibili online sul nostro link soundcloud ufficiale. Tra la prima demo e la seconda, il principale elemento di cambiamento fu l’inizio dello sviluppo del concetto dell’Uomo Selvaggio: se nella prima (Inferi), le sonorità e le tematiche si rifacevano ad un black metal ancora legato a canoni più tradizionali, nella seconda iniziammo a lavorare sulle tematiche nell’ottica dei concetti che vennero poi sviluppati nel primo full.

Perché a un certo punto avete deciso di cantare in italiano?

[Plague] La scelta dell’utilizzo dell’Italiano nei testi è motivata da una questione di efficacia espressiva: semplicemente, esprimere quei concetti in italiano ci sembrò da subito più facile ed efficace, più d’impatto. Inoltre, cantare in italiano manteneva una linea di coerenza con le zone di provenienza della leggenda dell’Homo Salvadego.

Ottusamente molti pensano che il cantato in italiano sia sintomo di black metal politicamente schierato a destra. Voi che ideali avete nella vostra vita musicale?

[Bazzy] La politica è qualcosa che esula completamente dal concetto e dalle tematiche degli Homselvareg, per questo non ne abbiamo mai trattato nei testi, né ci interessa troppo nella vita di ogni giorno. In ultimo, la politica così intesa non è che un prodotto dell’essere umano, che ripudiamo come tutto ciò che è “uomo” e che da esso deriva.

Homselvareg è uscito nel 2006. Dice bene Metal Archives quando quantifica una tiratura di 500 copie autoprodotte di questo album? Se è vero, col senno di poi, lo giudicate un numero adeguato? Se non è vero, perché Metal Archives dice queste baggianate?

[Bazzy] Le informazioni contenute su Metal Archives sono corrette, abbiamo prodotto 500 copie a cavallo fra dicembre 2005 e il 2006. Riteniamo che sia stato un numero adeguato.

Quali porte vi ha aperto il vostro debutto? Sicuramente qualcosa ha fatto, visto che siete arrivati alla ristampa del 2008 per De Tenebrarum Principio. A proposito, quale delle due versioni mi consigliate di comprare, se dovessi trovarla in giro?

[Plague]Il debutto ci ha portato a condividere il palco con realtà più grandi (Shining, Impaled Nazarene ecc) e con numerose band del panorama nazionale. Ti consigliamo di comprare la ristampa del 2008, che contiene anche tre tracce di Lend you Heart to the Night.

E invece dopo poco tempo decideste di farla finita. Cosa è successo? Problemi di relazione tra di voi o semplicemente la vita vi ha divisi?

[Bazzy] Divergenze personali fra i membri non ce ne furono mai. Semplicemente cambiarono gli obiettivi individuali di ognuno, così decidemmo di fermare il progetto.

Cosa avete fatto, singolarmente, dopo lo scioglimento?

[Plague] L’unico che portò avanti dei progetti esterni agli Homselvareg in quegli anni fu Selvan, che tutt’ora milita come batterista negli Unctoris e come chitarrista e cantante nei Necro.

Fino al 2015 il fuoco degli Homselvareg covava sotto la cenere oppure si è spento ed è stata riacceso grazie a eventi inattesi? Cosa vi ha fatti tornare insieme? Un faccia a faccia in solitaria sulle Alpi?

[Nioin, batterista] Il progetto si era definitivamente spento nel 2009. Nel 2015 Bazzy diede il via ad un nuovo progetto Black Metal con NioiN alla batteria e Gerion al basso. Quando chiese a Plague di prendere il posto dietro al microfono questi propose di riaccendere quelle braci, e così rinacquero gli Homselvareg.

Di cosa Catastrofe parla il vostro secondo album? Era pronto già da un po’? Cosa avete cambiato rispetto all’omonimo? Io sento il cantato molto più protagonista.

[Plague] Catastrofe non è dedicato ad un evento in particolare, è un inno alle forze della natura e alla distruzione dell’uomo per sua mano. L’album era pronto dal 2009, ma non era mai stato prodotto. Rispetto all’omonimo, il concept subì una variazione: il focus non era più propriamente sull’Uomo Selvaggio, ma incentrato sulla natura e sulla rivalsa dei quattro elementi sull’uomo. Inoltre, buona parte del lavoro di composizione venne eseguito da Bazzy.

Un gruppo come voi su Sliptrick Records non me lo sarei aspettato. Come è andata quell’esperienza? Lo rifareste?

[Bazzy] La scelta di Sliptrick Records fu necessaria: Catastrofe era già presente online dal 2009, e trovare un’etichetta che volesse produrlo non era cosa facile. Purtroppo non ci siamo affatto trovati bene, quindi non lo rifaremmo.

Tre anni dopo la catastrofe è arrivata la Rinascita. Perché questo titolo? Si può riferire anche a voi Homselvareg? E come si ricollega alla curiosa e maestosa copertina?

[Nioin, Plague] La scelta del titolo Rinascita ha un duplice significato: in primo luogo si riferisce alla rinascita del gruppo. Ma, prima di tutto, Rinascita, piuttosto che a Catastrofe, si ricollega in modo più diretto al primo album, volendo essere il capitolo conclusivo del ciclo dell’Uomo Selvaggio. Il protagonista torna ad essere, appunto, l’Homo Salvadego, ucciso dall’uomo nel primo disco, e rinato in quest’ultimo per portare l’essere umano all’estinzione.

Un gruppo alpino che va ad accasarsi presso una label messicana: allora il metal di oggi ancora ha senso di esistere! Cosa vi sta dando Throats Productions rispetto alle altre etichette con cui avete lavorato in passato?

[Bazzy] La collocazione geografica dell’etichetta è un fattore che ci interessa in modo relativo. Throats Productions sta dimostrando impegno, passione e professionalità nel seguire l’uscita di Rinascita e nel soddisfare le nostre richieste, fatto ormai non più scontato. Tutti questi fattori ci stanno facendo vivere l’esperienza con Throats Productions in modo positivo.

Rinascita è il vostro disco migliore? Dal punto di vista emotivo ed esecutivo siete arrivati davvero in alto!

[Bazzy] A livello compositivo, Rinascita è certamente il disco che riteniamo più “maturo”. Dalla nostra parte abbiamo la fortuna di una nuova formazione ben coesa, con cui riusciamo ad amalgamare le diverse influenze dei singoli in fase di composizione.

Un commento sotto lo streaming Youtube di Parassiti recita “like Tsjuder but worse”. Come rispondete?

[Plague] È un commento che non ci tange. Le band che ascoltiamo e a cui ci rifacciamo sono altre.

A voi fa bene che un tizio faccia queste cose]? Siete più orientati sul versante ottimista (“è tutta pubblicità” e “basta che si diffonda la musica”) oppure pensate che sia una condotta da non prendere ad esempio?

[Nioin] E’ un fenomeno che succede ed è sempre successo. Dalla nostra parte, ci fa piacere che, a suo modo, abbia ascoltato e apprezzato il disco. Per il resto, non crediamo che il fatto ci leda in alcun modo.

Perché certe fazioni di metallari ce l’hanno coi Behemoth?

[Bazzy] Quando una band ottiene il successo dei Behemoth è normale che ci sia chi apprezza e chi odia, soprattutto in un genere musicale come il Black Metal, piuttosto legato al concetto che “se è underground è vero e autentico” (fenomeno che in Italia accade forse troppo spesso). I gusti musicali sono qualcosa di soggettivo, quindi ci saranno sempre i detrattori.

Vi sentite parte di una qualche scena o di un filone di black metal alpino? Chi sono i gruppi che sentite più vicini al vostro modo di suonare e intendere la musica?

[Bazzy, Plague] Non ci sentiamo parte di alcuna “cerchia” o “scena”. Ci sentiamo vicini ai gruppi con cui abbiamo condiviso il palco, a quelli che provengono dalle nostre stesse zone e a quelli di cui conosciamo i membri anche al di fuori dell’ambito musicale (Tumulus Anmatus, Grendel, Kult ecc).

Siete troppo discreti e schivi in questi tempi turbolenti e social. Come intendete promuovere la vostra musica?

[Bazzy] Di certo tramite il lavoro di promozione che che sta facendo Throats Productions, che ci aiuta. Poi tramite recensioni e interviste e, si spera quanto prima, tramite l’attività live.

Andiamo in particolare su Facebook. Nella vostra biografia scrivere di essere un “gruppo storico” e che “gli Homselvareg con il loro stile rimarranno sempre una pietra miliare del Black Metal italico”. Non temete che alcuni possano fraintendere queste parole, reputandovi poco umili?

[Bazzy] Quell’estratto della bio sulla nostra pagina Facebook deriva da una recensione di molti anni fa, che semplicemente copiammo in modo molto disinteressato sulla nostra pagina, e mai modificammo (questo dovrebbe dare un’idea del nostro interesse nella nostra presenza sui social).

Un gruppo che, in giro dagli anni Novanta, ha solo una manciata di canzoni registrate, può dettare legge e prevaricare gruppi più giovani, con una discografia anche più nutrita, solo per una questione di anzianità?

[Nioin] In questi casi il discriminante non è l’anzianità o l’estensione della discografia, ma solo ed unicamente la qualità.

Cosa pensate guardando a questo live?

[Plague] Fu l’ultimo live con la vecchia formazione. E’ una delle tappe del nostro percorso.

Qual è il commento su di voi che vi fa più piacere sentire?

[Plague] Ci fa piacere che si apprezzi con sincerità la musica che proponiamo e il messaggio di cui ci facciamo portatori.

Quali invece sono le parole o situazioni che vi hanno ferito o potrebbero farlo?

[Nioin] Considerata la qualità delle critiche che vengono avanzate normalmente, ci viene difficile sentirci “toccati”.

In cosa gli Homselvareg di oggi sono cambiati, migliorati, evoluti rispetto a quelli pre-reunion?

[Nioin] La differenza sostanziale è la formazione, di cui gli unici membri originali sono Plague e Bazzy. Cambiano ovviamente le influenze che i nuovi membri portano in composizione.

Dove sarebbero gli Homselvareg se non ci fossero le Alpi?

[Plague] Probabilmente non esisterebbero, o si chiamerebbero in modo diverso.

L’uomo sta distruggendo la natura o è tutto nell’ordine delle cose poiché l’uomo stesso è natura?

[Plague, Nioin] L’uomo è natura poiché da essa è stato creato. Tuttavia, l’essere umano vacilla su un precario equilibrio fra completa natura e qualcos’altro. La linea di separazione è la coscienza. La coscienza di sé, la percezione del sé, è la più grande arma e la più grande tragedia dell’essere umano. Fra le altre cose, la coscienza (e la sua unicità sulla Terra) convince l’uomo di dover essere qualcosa di più d’un mero animale, pur mosso, troppo spesso, da istinti primigeni nell’agire, seppure spesso inconsapevolmente. Non è forse l’istinto ciò che porta alla infrazione di quelle regole morali che con tanto impegno ci imponiamo? La ricerca del soddisfacimento di questi istinti o bisogni porta spesso l’uomo ad agire in un modo che viene considerato “sbagliato” quando non “malvagio”. Quando ciò accade, poco si preoccupa di chi o che cosa calpesta per raggiungere l’appagamento di quel bisogno. Talvolta, ciò che viene calpestato è il prossimo, più debole. Talvolta l’ambiente circostante. Estendendo il discorso, in questo troviamo l’origine della distruzione della natura da parte dell’uomo, che, in questo suo agire, non si comporta in modo diverso da un parassita.

Chiudiamo con un esperimento sociale. Come fareste per cercate di convincere il metallino impazzito per l’ultimo album degli Immortal che forse è il caso di investire anche su Rinascita?

[Plague] Non è nostra prassi o interesse cercare di convincere altre persone ad ascoltarci o ad acquistare i nostri dischi.

DECADENZA

Decay

 

Intrappolato nel ventre decadente della civilizzazione

Il sole non si vede mai

I nostri corpi si immergono nella luce soffusa dell’ideologia

Nessuna speranza, nessun futuro, nessuna uscita

CACOTOPIA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate,      vederle annerite, diverse..”

Cacotopia
Vuoto, vortice, un vessillo che brucia senza più speranza
Sanguina, la razza umana, sangue e disgrazia
Precipitando, nella decadenza, in rivoli nel tramonto
Crepuscolo, sul declino della pace
Obscurum- ombre, scheggia nascosta, nel nulla assoluto, del codice di un mondo cupo
                                                                                                                                                   Freddo crescente, dell’oscurità manifesta del non-essere

Cacotopia
Per Dominare il mondo, spargendo Terrore, destabilizzare il cardine dell’esistenza
Sul Promontorio, orrore che mi prega, che si fonde, che è reale
In Dissoluzione, combattere per il decadere, per l’emergere di un ombra manifesta
Irritante permanenza, in un attesa spastica, grumo nel sangue caduto attorno a me
La razza umana si riversa e si sparge, svuotando l’energia di corpi scomodi 

Cacotopia
Per strascinare il Caos, verso il Terrore!
Il massacro, l’affondo, che rende l’attesa tramutandola in esacerbazione
Nella perdizione, per la rovina e l’angoscia insofferente, in uno spasmo
Per il culto di Abaddon:
Il fuoco che brucia fino alla distruzione
Chiamami-il Distruttore!
Malvagio, rovina e ancora rovina, in fondo dell’abbandono
L’incendio che arde in uno sprofondo Infernale

Cacotopia
Predatore di tutti i valori
Erga omnes- etica della reciprocità
L’errore è l’umano, l’errore e la debolezza, l’umano che sanguina
Abominio e ribrezzo, il fuoco annientatore, per il vacillare, per l’abbattere
Chiamami-il Distruttore:
Alla guerra! Per la guerra!
Ricercando la raffigurazione di un essere libero, ricalca la certezza più sommersa, nel sentiero di un Inferno manifesto

Sovra-umano, nel sangue, con il sangue, per la nostra razza…

Consumato, nella fine di un ciclo, periodo eo sequenza
Deiezione di un nuovo idolo- feticcio-immagine
Oltre il nulla, voglio inabissarmi, in un desideri marginis

Cacotopia
La fine, la società, nuove esplosioni di decadenza, di degrado e imbarbarimento
Frammenti rotti in immagini abbandonate per mutare la breccia
Universo nero, pece disgustosa che distende il ciglio alterato dell’esistenza
Distesa sterminata di ferite, nessun rimargina-mento, cadaveri che fluttuano in strati di cemento
Rituale remoto, il mito della moralità, che precipita dentro un fosso, più profondo del cielo

Cacotopia
Il fuoco indistruttibile scorre alto e vasto sugli scheletri dei retti
Impeto, l’ultimo uomo, che percorre selciati divelti, da distruzioni ossessive
L’oscurità dell’abisso, il vuoto e l’isolamento, l’oscurità del flagello e della disgrazia
Niente e nessuno sarà destato, niente e nessuno verrà liberato, in una dimora angusta
Il nero del negativo assoluto, il buio del non-essere
Blasfemia che riecheggia, in una costellazione di fenditure demoniache

Chiamami-il Distruttore!

Schizo

Verano, Quartiere San Lorenzo, Caput mundi

“FARE UNA BOMBA NELLA CUCINA DI TUA MADRE”: LA COMUNICAZIONE TECNICA-TATTICA JIHADISTA E LA PRATICA QUOTIDIANA DEL CUCINARE/FARE ESPLOSIVI

Ricevo e pubblico:

http://terrorismoegoarca.torpress2sarn7xw.onion/2019/06/14/fare-una-bomba-nella-cucina-di-tua-madre-la-comunicazione-tecnica-tattica-jihadista-e-la-pratica-quotidiana-del-cucinare-fare-esplosivi/

Nota introduttiva al testo: “Sorprendi il nemico, non seguire un particolare protocollo”. Con questa parte presa dal testo sotto, recuperato, tradotto e pubblicato dai compas di “Terrorismo Egoarca”, ci interponiamo brevemente, per pubblicare una nota sul testo, che, come si legge, ha per Noi le stesse caratteristiche, che portiamo avanti da un po’ di tempo: i compas hanno “inteso”, il significato di egoismo, del prendere un testo, per farlo proprio, per i propri scopi e obiettivi egoici e pubblicarlo (infatti sono state prese solo le parti di interesse). D’altronde si è visto questo, nel testo sull’Anarchist Cookbook, come sulle granate a mano dell’IRA o della pandilla di strada Werewolf Legion, come quello sulla sigla eco-terrorista dell’ELF. Siamo sorpresi ogni volta di leggere come dei sociologi, universitari, e feccia varia, si interessano delle forme Terroristiche, non consuete: cioè quello del Terrorista- Lupo Solitario. Vogliamo soffermarci su questo: per Noi, il Lupo Solitario, il Terrorista “senza capi”, è la forma moderna più estremista e specifica, che esista. Questo tipo di Terrorista, non ha solo dalla sua parte, il fattore sorpresa, cosa che lo rende praticamente invisibile, ai controlli totalizzanti della tecnologia moderna, ma anche un istinto ferale e individuale di prima grandezza. Il riduzionismo investigativo-scientifico, creato dall’autore del testo sotto, non denota (per “fortuna” del Lupo Solitario), questa intrinseca particolarità di questo specifico Terrorista: la lama che ha in tasca, l’ordigno esplosivo, portato in un semplice contenitore, la pistola che non si vede, sono in connaturazione con l’attitudine specifica e particolaristica, ed è questo che fa la differenza. Non si vede, non si nota, non fa parte di una rete organizzativa come militante, e quando colpisce, esplode la sua arma personale, per uccidere, e abbattere il sentimento umano. In fine vogliamo specificare- che il cosiddetto termine usato “Lupo Solitario”, non è stato inventato dallo jihadismo, ma è portato avanti da innumerevoli individui, che sono totalmente e radicalmente distanti tra di loro. Amen

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

Il terrorismo come un problema sfaccettato

In un articolo del 2014, Marc Sageman chiede: “Cosa porta una persona a convertirsi alla violenza politica?”. Questa domanda guida molti studi di terrorismo, un campo “in continua espansione” che coinvolge la ricerca accademica, la ricerca sponsorizzata dal governo e le innovazioni del settore privato.

In definitiva, l’interazione di fattori individuali e di gruppo che portano al terrorismo, combinato, con le prospettive di diversi esperti, rende improbabile una “risposta di consenso”. E c’è bisogno urgente di una maggiore diversità nel campo. Consideriamo il jihadismo, una forma di terrorismo che ha lasciato perplessi gli studiosi e i responsabili politici dagli attacchi dell’11 settembre. Come sostiene il sociologo iraniano Farhad Khosrokhavar, gran parte della ricerca esistente sul jihadismo è stata creata da ricercatori occidentali che lavorano principalmente su fonti testuali. Pertanto, gli studi sul terrorismo sono limitati da “una mancanza di comprensione della cultura islamica”. Ad esempio, il termine Jihad è ricco di significati culturali che possono non essere evidenti agli accademici occidentali.

Jihad significa “lotta” in arabo; i suoi molteplici significati si sono evoluti attraverso i continenti e nel corso dei secoli. Gli studiosi occidentali che non riescono a comprendere queste sfumature rischiano di elidere le differenze chiave tra i movimenti locali, regionali e globali “jihadisti”. Sono necessarie ulteriori ricerche sul terrorismo dagli studiosi “all’interno dell’Islam”, che leggono testi originali, che trascorrono del tempo nel mondo musulmano e che possono interagire con i circoli fondamentalisti. Inoltre, le organizzazioni jihadiste impiegano diverse strategie di reclutamento, portando gli individui interessati a una serie di ruoli all’interno delle organizzazioni. Di particolare interesse è la cosiddetta “Jihad senza leader” descritta da Sageman e sostenuta dal leader di al-Qaeda Abu Musab al-Suri. La Jihad senza leader è composta da piccoli gruppi di individui auto-radicalizzati, o “gruppi di ragazzi”, che pianificano e attuano attacchi terroristi- spesso senza legami con le organizzazioni terroristiche.

Sebbene la Jihad senza leader stia guadagnando popolarità, gli studiosi continuano a dibattere sulla minaccia da parte di singoli individui auto-radicalizzati, gruppi ristretti senza leader con una leadership terroristica centralizzata. Inoltre, organizzazioni concorrenti e / o affiliate come al-Qaeda, l’organizzazione ISIS, Boko Haram e Jabhat al-Nusraadd rappresentano un ulteriore livello di complessità. Anche i fattori demografici giocano un ruolo; ad esempio, giovani disaffezionati, individui disoccupati e gente in carcere potrebbero essere più vulnerabili alla radicalizzazione. In breve, è difficile definire cosa “porta” le persone alla violenza politica, anche rispetto al jihadismo. Una tendenza emergente tra i gruppi terroristici è l’uso sofisticato delle piattaforme online per la diffusione della violenza politica. Le piattaforme online offrono ai gruppi terroristici “un santuario virtuale per compensare la perdita di santuari fisici”.

Il numero di siti Web terroristici monitorati e di account di social media è in aumento, da circa 2.600 siti Web nel 2003 a più di 8.000 siti Web nel 2012. Molti di questi siti sono dedicati a organizzazioni jihadiste liberamente affiliate e / o concorrenziali. L’organizzazione ISIS sfrutta notoriamente Twitter per promuovere la sua visione del mondo apocalittica e reclutare potenziali sostenitori. Una volta che un individuo interessato segue un account affiliato all’ISIS, l’algoritmo di Twitter, guida l’utente verso contenuti simili in un processo di “scoperta mediata”.

La rivista online di AQAP (ndt “Al-Qaeda nella Penisola Arabica”), Inspire, è progettata allo stesso modo per guidare gli individui non affiliati attraverso il processo di auto-radicalizzazione e incoraggiare gli attacchi da “lupo solitario”. È importante notare che i siti Web dei terroristi si sono evoluti parallelamente ai gruppi fisici e le reti; per esempio, la migrazione di al-Qaeda online ha reso la sua appartenenza di base, ancora più importante per l’immagine del marchio dell’organizzazione. Utilizzando una combinazione di risorse fisiche e online, i gruppi terroristici hanno ampliato le opportunità di pianificazione e attuazione della violenza politica. Particolarmente preoccupante è l’attitudine delle organizzazioni terroristiche nella formazione online.

La radicalizzazione non è sufficiente a causare violenza politica; alcuni individui radicalizzati si accontentano di rimanere spettatori “da passatempo della jihad” rispetto alle attività terroristiche. Per eseguire attacchi, il pubblico richiede istruzioni “specifiche per la missione”; tale addestramento “consente a un individuo di diventare un terrorista in buona fede”.

Forse nessuna piattaforma ha questa funzione in modo più efficace della rivista Inspire di AQAP. La sezione “Jihad Open Source” della rivista fornisce istruzioni dettagliate, per la fabbricazione di esplosivi fatti in casa e altre forme di terrorismo fai-da-te. Le istruzioni di Inspire servono a istigare la violenza politica “aumentando la motivazione” dei lettori interessati, mentre “abbassano la barriera basata sull’abilità”.

Gli studiosi hanno collegato la serie di numeri di Inspire sulla creazione di ordigni esplosivi agli attacchi terroristici negli Stati Uniti e nel Regno Unito, nonché a “un insieme più ampio di complotti malfatti e violenze casuali” che rappresentano una continua sfida per le forze dell’ordine. Tuttavia, mentre le istruzioni di Inspire vengono collegate a trame e attacchi, c’è stata poca analisi su come queste istruzioni preparano e convincono i lettori a compiere atti di violenza politica. Per esempio, in che modo le istruzioni di Inspire superano la scarsa conoscenza dei lettori su argomenti come gli esplosivi, e in che modo le istruzioni motivano almeno alcuni individui a compiere attacchi pericolosi?

Tattiche e identificazione

Sebbene le organizzazioni jihadiste mantengano vari obiettivi religiosi, politici e ideologici, lo scopo della comunicazione tecnica-tattica jihadista è il motivare atti di terrorismo solitario e di diffondere tattiche terroristiche “dentro l’America” e l’Occidente. Invece di impegnarsi in una guerra convenzionale, le organizzazioni jihadiste si affidano a metodi terroristici come attacchi esplosivi, sparatorie e altri attacchi a sorpresa progettati per indurre la paura nella popolazione-obbiettivo;

Le strategie rappresentano le operazioni calcolate e basate sul luogo delle istituzioni stabilite. Per esempio, il monitoraggio da parte della NSA dei metadati negli Stati Uniti offre un esempio contemporaneo di una strategia anti-terrorismo. Innumerevoli strategie istituzionali strutturano e influenzano la vita di tutti i giorni delle persone; le tattiche si propagano all’interno di questo ambiente. A differenza delle strategie, che operano da una postazione fissa, le tattiche “affondano” creativamente sulle strutture esistenti: i prodotti disponibili, i momenti opportuni e le operazioni delle istituzioni consolidate offrono un fertilizzante per la propagazione delle tattiche.

La pratica quotidiana nella costruzione di ordigni esplosivi, costituisce una esercizio tattico, perché implica l’uso creativo di prodotti di uso quotidiano per soddisfare le esigenze di diversi acquirenti, occasioni e situazioni. Le attività illecite come il terrorismo sono di carattere alquanto pratico. Poiché le tattiche “affondano” le strutture esistenti, una comunicazione tattica di successo non persuade semplicemente i lettori a seguire una serie di istruzioni. Fornisce anche alle persone la flessibilità di adattare pratiche e procedure di “invito all’uso” e ai dati di un dato momento. Pertanto, non sorprende che le tattiche terroristiche continuino a evolversi in risposta alle strategie istituzionali sviluppate dalla NSA, dal DHS e da altre potenti organizzazioni.

Per motivare con successo gli attacchi, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve persuadere almeno alcune persone a seguire le istruzioni per pianificare e attuare attacchi, come le istruzioni nella fabbricazione di ordigni esplosivi, presentate in Inspire 1, utile struttura per comprendere come gli autori convincano i lettori. Secondo Burke, l’identificazione è radicata nella condizione universale della condivisione; se le persone “non fossero separate l’una dall’altra, non sarebbe necessario per l’oratore, proclamare la loro unità”. I contorni specifici della divisione variano ampiamente nelle situazioni trasversali. Le strategie istituzionali producono intenzionalmente molte delle divisioni che separano gli autori jihadisti e il pubblico non affiliato, come discusso nell’introduzione a questo articolo.

A non è identico al suo complice B. Ma nella misura in cui i loro interessi sono uniti, A è identificato con B. Oppure può identificarsi con B anche quando i loro interessi non sono uniti, se accetta che lo siano, o è persuaso che sia così.

Gli oratori producono l’identificazione dimostrando “consustanzialità”; gli oratori di successo convincono il pubblico che gli interessi, le credenze, i valori, le attitudini o i legami di entrambe le parti “sono uniti”. I termini identificazione, persuasione e consustanzialità sono sinonimi: “Persuadi un uomo solo nella misura in cui puoi parlare il suo linguaggio attraverso la parola, il gesto, la tonalità, l’ordine, l’immagine, l’attitudine, l’idea, identificando i tuoi modi con i suoi “. Quindi, il concetto di identificazione offre un quadro utile per concettualizzare il modo in cui le tattiche jihadiste proliferano: La comunicazione tattica jihadista è persuasiva nella misura in cui collega le divisioni preesistenti e dimostra la consustanzialità con il pubblico obiettivo non affiliato.

Panoramica delle istruzioni del Cuoco di AQ

Per analizzare su come la comunicazione tecnica-tattica jihadista convince e motiva i lettori, questo articolo esamina una serie di sette articoli sulla fabbricazione di ordigni esplosivi, presentati nella rivista Inspire di AQAP. Scritto da un’entità pseudonima chiamata ” il cuoco di AQ “, è indirizzato ai lettori sotto il segno del mujahid solitario (combattente). Questi articoli forniscono istruzioni per preparare e far detonare vari IED (ordigno esplosivo improvvisato) ” all’interno dell’America “.

Pertanto, le istruzioni del cuoco di AQ costituiscono una comunicazione tecnica -tattica jihadista. Le istruzioni del Cuoco di AQ appaiono pressappoco in ogni altra numero di Inspire; nel numero in cui compaiono queste istruzioni, il sommario richiama l’attenzione su questa caratteristica di successo.

Il primo articolo della serie è intitolato “Come fare una bomba nella cucina di tua madre”; questo articolo fornisce un esempio della struttura e dello stile delle istruzioni del cuoco di AQ. Come gli altri articoli della serie, questo articolo gioca sul tema della cucina. L’autore è un “Cuoco”; gli articoli costituiscono “ricette” per la preparazione di IED, usando ingredienti e materiali usati nella costruzione di ordigni. Dopo una breve introduzione che spiega lo scopo del progetto (cioè, realizzare una bomba auto-costruita), l’articolo descrive gli “ingredienti” o i materiali usati per costruire il dispositivo. Successivamente, l’articolo fornisce istruzioni dettagliate sulla “preparazione” dell’ordigno esplosivo, la parte elettrica, le schegge e il meccanismo di temporizzazione. Ogni passaggio consiste in un’immagine chiara, in primo piano e una semplice frase esplicativa.

Pertanto, i passaggi di “preparazione” sono coerenti con le istruzioni tecniche tradizionali o “semplificate”. Sebbene il focus dell’articolo sia sul tubo-bomba, le fasi di “preparazione” includono anche variazioni come ordigni con una pentola a pressione.

L’articolo si conclude con le istruzioni per “impostare l’orologio”, per controllare i tempi di un attacco che si “estingue” quando fa esplodere il dispositivo in un’area affollata. Sebbene le istruzioni del Cuoco di AQ coprano una varietà di dispositivi (autobomba, bombe incendiarie, ecc.), Tutte e sette le istruzioni aderiscono liberamente a questa struttura “simile a una ricetta”.

Termine chiave: ingredienti

La conoscenza tattica comprende la comprensione delle modalità di utilizzo o consumo; gli organizzatori devono “arrangiarsi” con prodotti “imposti da un ordine dominante”. Per fare una bomba efficace, il mujahid solitario deve trovare materiali e componenti adatti. Il fruitore nel mondo occidentale non può acquistare prontamente esplosivi; tali acquisti “suscitano sospetti” nell’America post 9/11. Per questo motivo, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve dotarsi di capacità di “arrangiamento” con i materiali disponibili. Le istruzioni del Cuoco di AQ soddisfano questo requisito dotando i lettori di tecniche che possono utilizzare per “fabbricare una bomba efficace … dagli ingredienti disponibili in ogni cucina del mondo”.

Il termine chiave-ingredienti- aiuta i lettori a localizzare detti materiali associando il processo familiare di raccolta di materiali per la fabbricazione di ordigni esplosivi, con la pratica più familiare di scegliere e sostituire gli ingredienti per cucinare. Anche se il termine-ingredienti, appare solo sei volte nelle istruzioni del cuoco di AQ, viene messo in primo piano con particolare enfasi. Il termine è introdotto per la prima volta nell’idea di “Come fare una bomba nella cucina di tua madre”; ogni articolo successivo inizia con una lista di ingredienti che il lettore deve acquisire per completare le istruzioni. Dove appare, il termine-ingredienti, prepara i lettori a “fottere … la proprietà altrui”, facendo vedere come degli articoli domestici comuni possono essere usati come esplosivi e componenti di un ordigno.

Le parole e le frasi si raggruppano attorno al termine chiave-ingrediente, che aiuta il lettore a identificare e localizzare i materiali adatti per la fabbricazione di ordigni esplosivi. Due parole-cucina e garage-identificano le zone abitative della casa in cui i mujahid solitari possono trovare gli ingredienti. La cucina, o “cucina di tua madre”, è una stanza che il lettore può “visitare” per prendere in prestito zucchero, olio per cucinare, e altri ingredienti comuni. Questi ingredienti della cucina possono essere utilizzati per produrre o accelerare l’esplosione, ma “non sono di natura esplosiva” e “non destano sospetti”. Il garage, o “garage di papà”, ospita “sostanze infiammabili” come fiammiferi, batterie, fuochi d’artificio, propano e luci natalizie: questi materiali possono accelerare gli inneschi per produrre un’esplosione.

Nessuna delle due stanze è il territorio del lettore; visitando la cucina della madre o il garage di papà, i mujahid solitari “fottono” la proprietà altrui. Tuttavia, il termine “ingrediente”, connota anche familiarità; il Cuoco di AQ promette che lavorare con fuoco, acido ed esplosivi è “assolutamente semplice e lo renderemo più semplice per te”. Quindi, nominando gli ingredienti e i loro luoghi, il Cuoco di AQ consente ai lettori di raccogliere facilmente componenti per la fabbricazione di bombe – mentre disinnesca l’ansia del lettore per il lavoro che si appresta a fare, con sostanze pericolose.

Associando il processo di fabbricazione delle bombe alla pratica quotidiana della cucina, il Cuoco di AQ, offre ai lettori la capacità di raccogliere materiali adatti. Oltre a identificare i materiali adatti, il termine-ingrediente, evoca la creatività quotidiana associata al cucinare. Le istruzioni del Cuoco di AQ esplicitamente promuovono la creatività; il mujahid solitario dovrebbe “pensare fuori dagli schemi” e “essere creativo”.

“Questo è Open Source Jihad”, esorta un articolo “Sorprendi il nemico, non seguire un particolare protocollo”. L’esortazione a “essere creativi” invita il lettore a partecipare alla pianificazione del proprio attacco personale; quindi, fornisce al lettore la motivazione per agire. Il Cuoco di AQ assiste i lettori in questo senso, sottolineando le opportunità di sostituire un ingrediente con un altro. Ad esempio, “Auto-bombe dentro l’America” fornisce istruzioni dettagliate per costruire un’autobomba. Il dispositivo è composto da sei o più serbatoi di propano posizionati nel bagagliaio di un’auto. I serbatoi si collegano a un semplice circuito elettrico, che produce una scintilla per far detonare il gas. Oltre a comprendere gli ingredienti per la fabbricazione dell’autobomba, la ricetta rileva più di quattordici diverse opportunità per delle sostituzioni e dei miglioramenti. Per esempio:

È possibile utilizzare l’ossigeno da cilindri medici o di saldatura. È inoltre possibile utilizzare altri carburanti al posto del propano, ad esempio l’idrogeno, il metano o l’acetilene. Questi carburanti danno risultati migliori, se le misure di sicurezza consentono di acquistarli. È possibile raccogliere il gas in un cilindro di gas di cottura anziché in sei cilindri, purché la pressione non sia inferiore a 12 bars. Più alta è la pressione del gas più forte è l’esplosione.

Pertanto, le sostituzioni creative non consentono semplicemente al lettore di “arrangiarsi” con i materiali disponibili; possono anche produrre “risultati migliori” e un’esplosione “più forte”. Semplicemente applicando la creatività quotidiana associata al “cucinare” e alla creazione di bombe, il lettore non solo partecipa alle tattiche jihadiste, ma diventa anche un affine creativo nella ricerca di miglioramento e innovazione.

Termine chiave: Preparazione

La conoscenza tattica implica la padronanza di una serie di “gesti e passi” infinitesimali; queste “sequenze di gesti” infinitesimali costituiscono le “procedure della creatività quotidiana”. Avendo raccolto gli ingredienti necessari, il mujahid solitario affronta la sfida di assemblare in modo sicuro ed efficace un ordigno esplosivo. Fare un ordigno esplosivo è un lavoro difficile e pericoloso, i passi falsi possono produrre un dispositivo inefficace, o una detonazione prematura. Di conseguenza, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve trovare le parole giuste per descrivere i passi procedurali per assemblare un ordigno esplosivo efficace riducendo anche il potenziale margine di errore. Le ricette del Cuoco di AQ contrassegnano questi passaggi procedurali con la preparazione dei termini chiave.

Come ingredienti, il termine-preparazione, associa tattiche di fabbricazione di ordigni esplosivi jihadisti con la pratica quotidiana del cucinare.

La preparazione appare più di 15 volte nelle sette ricette del Cuoco di AQ; descrive la sequenza di passaggi coinvolti nella creazione di un ordigno, il modo in cui i passaggi devono essere completati (cioè, delicatamente, con cautela o rapidamente) e i concetti scientifici chiave dietro le istruzioni. Questo termine identifica anche le azioni di abitudine associate al cuocere (o “sequenze di gesti”) che possono essere associate alla fabbricazione di ordigni esplosivi e spiega concetti scientifici che i lettori possono usare per innovare e improvvisare i propri esplosivi. In ognuna delle sette ricette del Cuoco di AQ, il termine-preparazione, è più strettamente associato alla fase del termine, una parola che cattura le procedure in dettagli sensoriali concreti.

Ad esempio, la preparazione di un ordigno incendiario coinvolge due procedure dettagliate correlate: “Preparazione della lampada di accensione”, “Preparazione del timer della lavatrice”. Pertanto, il termine-preparazione, funziona come un organizzatore; aiuta il lettore a identificare i passaggi necessari per produrre un determinato risultato. Come la preparazione del termine, questi passaggi si basano su “il linguaggio usato parlando di come quando si cucina”: versare, mescolare, estrarre, riscaldare, raffreddare, macinare, prendere, misurare e rompere. Molti passaggi includono anche note sul modo in cui il “passo” deve essere completato: rapidamente, delicatamente, con cautela, o mentre si monitorano attentamente alcuni dettagli. Ad esempio, ” Come fare una bomba nella cucina di tua madre” descrive i passaggi di preparazione per realizzare un ordigno esplosivo. Istruendo il lettore a versare una sostanza infiammabile dentro il tubo, il Cuoco di AQ avverte:

Versalo delicatamente per non strappare il filamento, che è molto sensibile. Il dispositivo non esploderà se il filo è strappato … Riempi il tubo con la sostanza infiammabile. Evita di versare qualsiasi sostanza sui fili del tubo in modo che non si incendi quando viene chiuso.

Questi avverbi (cioè, delicatamente) e gli avvertimenti (cioè, evitare) descrivono il modo in cui il liquido deve essere versato. Tali avverbi e avvertimenti si ripresentano durante tutte le fasi di preparazione del Cuoco di AQ. Ad esempio, le istruzioni successive per impostare un interruttore di accensione consigliano al lettore di “rompere delicatamente” la sorgente di elettricità (una luce natalizia o “lampada”), “immergerla immediatamente” in acqua e “cautamente” rompere la testa della lampada. Queste parole trasmettono informazioni importanti: completare le fasi di preparazione con noncuranza, approssimativamente o troppo lentamente comporterà un dispositivo inefficace o una detonazione accidentale. Tuttavia, le osservazioni della preparazione del Cuoco di AQ sulla preparazione non si limitano alle istruzioni dettagliate.

L’autore spiega anche i concetti scientifici alla base delle procedure descritte nelle ricette: combustione, esplosione chimica, esplosione meccanica, attrito, forza centrifuga (FC) e il concetto di circuito elettrico. Questi concetti spiegano come e perché gli esplosivi funzionano; dotato di questa conoscenza, il lettore può ” sperimentare l’esplosione “.

I concetti di esplosione chimica, esplosione meccanica e combustione sono particolarmente importanti per le ricette del Cuoco di AQ. Questi tre concetti compaiono in tutti e sette gli articoli, dove forniscono conoscenze di base rilevanti per comprendere le fasi di preparazione. Ad esempio, nell’articolo “Distruggere gli edifici”, il Cuoco di AQ definisce l’esplosione meccanica per descrivere le condizioni ambientali necessarie per la detonazione:

Perché un gas bruci nell’aria, deve raggiungere un certo rapporto proporzionale all’aria. Un rapporto di 1 parte di gas in 9 parti di aria è sufficiente per avviare la combustione del propano. La combustione può trasformarsi in un’esplosione se i gas sono confinati e questa è definita un’esplosione meccanica. La combustione provoca la formazione di gas insieme al calore e quando questi gas non trovano una via d’uscita, la pressione aumenta e l’esplosione avviene liberando tutti i gas e il calore.

Una volta che il lettore coglie il concetto di esplosione meccanica, il Cuoco di AQ spiega come questo concetto possa servire da linea guida per la creatività e l’innovazione. Ad esempio, “Questa idea potrebbe essere implementata in diverse aree come automobili, treni, centri commerciali, fabbriche e vari edifici”. Oppure, il lettore può basarsi sul principio delle esplosioni meccaniche per costruire un “ordigno più grande e più letale”. Mentre le fasi di preparazione semplicemente limitano la realizzazione di una dato ordigno, la conoscenza dei concetti scientifici libera i lettori dall’aderire a specifici passaggi e consente loro di introdurre un certo grado di “pluralità e creatività” nel processo.

Termine chiave: Tempismo

Le tattiche dipendono da un “uso intelligente del tempo”: riconoscere “l’istante preciso” per intervenire, rispondere alla “rapidità dei movimenti” in una situazione di dispiegamento e riconoscere potenziali “intersezioni” di movimenti e schemi delle persone. Una volta che il mujahid solitario ha un ordigno esplosivo, deve trovare il momento giusto per farlo esplodere in un attacco terroristico. Questo passaggio implica molte considerazioni: osservare le “condizioni generali”, riconoscere opportunità per produrre “causalità”, ma “non attirare l’attenzione” delle forze dell’ordine, prima che la bomba esploda. Per dotare gli individui non affiliati, della capacità di attuare attacchi terroristici, la comunicazione tecnica-tattica jihadista deve affrontare il problema del tempismo.

Le ricette del Cuoco di AQ coltivano questa consapevolezza tattica del tempo fornendo suggerimenti su come scegliere “il momento giusto e le circostanze appropriate” per far esplodere una bomba. Il termine chiave-tempismo, ricorre nelle sei ricette del Cuoco di AQ; dove appaiono, in evidenzia i fattori chiave relativi alla tempistica. Pertanto, il termine-tempismo, funziona come uno “schermo terminologico” che aiuta il lettore a identificare i momenti opportuni, adattare le tattiche alle condizioni sul terreno e ad immaginare le conseguenze a lungo termine di queste azioni. Nelle ricette del Cuoco di AQ, i tempi si riferiscono sempre ai tempi di un’esplosione o detonazione. Proprio come un tattico è “sempre in guardia per le opportunità che devono essere conquistate sulle quinte “; i mujahid solitari cercano opportunità per trasformare un evento ordinario – una sfilata, una competizione sportiva, un incontro pubblico, e così via – nel scena di un attacco terroristico.

Il termine tempismo- è particolarmente associato a tre fattori importanti che i mujahid solitari devono considerare: il tempo, le folle e gli eventi. Ad esempio, le istruzioni della bomba incendiaria del Cuoco di AQ richiedono un attento allettante vantaggio di “condizioni atmosferiche” favorevoli come secchezza e vento. Queste condizioni sono particolarmente “adatte … per la conflagrazione”. L’articolo “La tua libertà di innescare una bomba incendiaria” fornisce un elenco di indizi che il lettore dovrebbe consultare quando pianifica i tempi di un attacco:

(1) Guardare la trasmissione di notizie sulle aspettative di rete.

(2) Restare aggiornati con le notizie dei quotidiani. Ci sono anche riviste scientifiche che studiano il clima di ogni paese.

(3) Internet include una grande quantità di informazioni relative al clima.

Sempre nell’articolo “Auto-bombe: Campo dati”, il Cuoco di AQ consiglia ai lettori di osservare le scene della vita quotidiana nel loro paese d’origine: “Conosci il nemico in maniera migliore, se vivi all’interno del tuo paese”. Alcuni eventi ricorrenti creano condizioni particolarmente favorevoli per il tempismo. Ad esempio, nel Regno Unito:

Hai gli stadi di calcio, specialmente durante le partite di Premier League e FA Cup. Hanno copertura mediatica in tutto il mondo. Il momento migliore è dopo il fischio finale, quando enormi folle lasciano lo stadio e festeggiano attorno agli ingressi.

Evidenziando i fattori rilevanti per i tempi di un attacco (ad esempio, meteo, eventi e folle), il Cuoco di AQ consente ai lettori di identificare “il momento e il luogo giusto” per un attacco terroristico. Il lettore “fotte” sugli schemi temporali della vita quotidiana per cogliere un momento opportuno per la detonazione. Oltre ad affrontare i fattori contestuali relativi ai tempi, il Cuoco di AQ specula anche sulle ripercussioni a lungo raggio di un attacco. La domanda “Perché?” Segna un passaggio da considerazioni di intervallo immediato:

Ma prima di chiedere come, chiediamo perché? È perché Allah dice: Se combatti per la causa di Allah, non sei ritenuto responsabile tranne che per te stesso. E se ispirerai i credenti a unirsi a te, forse Allah reprimerà la potenza militare di coloro che non credono. E Allah è più potente e più forte nella punizione esemplare [an-Nisa: 84].

Qui, la partecipazione del lettore è fondamentale per ottenere conseguenze a lungo raggio per i nemici di AQAP: le tattiche jihadiste prendono slancio ispirando gli altri a “unirsi”. Sempre nell’articolo ” Causando incidenti stradali”, il Cuoco di AQ delinea le ripercussioni a lungo termine di un attacco:

Perché gli incidenti stradali? L’obiettivo è, Inshallah, che se un numero sufficiente di musulmani adempie all’obbligo della jihad, le compagnie assicurative Kuffar saranno così stanche del terrore causato e del denaro sprecato da queste semplici operazioni che faranno pressione sul loro governo per fermare la tirannia contro i musulmani. Queste operazioni rientrano nell’ambito delle operazioni di deterrenza.

Sebbene le tattiche terroristiche abbiano il potenziale per influenzare le operazioni strategiche del “governo”, questo potenziale può essere adempiuto solo se il lettore segue le istruzioni e ispira gli altri a farlo. Se un numero sufficiente di lettori partecipa alle tattiche jihadiste, le persone colpite da queste tattiche “spingerà il governo” a cambiare le politiche governative (cioè le strategie) che riguardano i “musulmani”. Naturalmente, queste osservazioni implicano che gli individui colpiti possiedono i mezzi per “premere” sui loro governi, su questioni importanti (vale a dire, votazioni, lobbismo, attivismo sociale, ecc.). Quindi, a lungo termine, le istruzioni del Cuoco di AQ indeboliscono le strutture democratiche occidentali.

Insieme, i termini chiave-ingredienti, -preparazione e -tempismo, sono stati presi a prestito dal “linguaggio che si usa per parlare di cucina”. Come illustrato sopra, questi termini non sono semplici metafore superficiali. Le istruzioni del Cuoco di AQ mobilitano ingredienti relativi alla cucina, attrezzature, spazi, passi e tattiche per insegnare il processo di creazione di uno IED. Nella visione retorica del mondo del Cuoco di AQ, la cottura e la fabbricazione di ordigni esplosivi, diventano processi consustanziali. Per gli aspiranti mujahid, questa associazione tra cottura e fabbricazione di ordigni esplosivi funge da catalizzatore; colma le divisioni create dalle strategie istituzionali, trasmette la conoscenza tattica in termini accessibili e motiva la partecipazione del lettore. Per il lettore alienato che rifiuta il messaggio di Inspire, l’associazione stessa produce una reazione di paura. In un mondo in cui costruire ordigni è facile come cucinare, le tattiche terroristiche minacciano di interferire con la vita di tutti i giorni. Nella visione del Cuoco di AQ, questa paura spinge le persone a “premere il loro governo” per cambiare le politiche che riguardano i “musulmani”. Quindi, nella visione del mondo del Cuoco di AQ, le tattiche jihadiste vincono sempre, indipendentemente dal fatto che un lettore segua le istruzioni e agisca.

BOMBA IN UNA SCUOLA A DIAMANTE (ESEMPIO DI LUPI SOLITARI TERRORISTI)

Un lettore affine, in maniera solerte, visto l’articolo pubblicato da “Terrorismo Egoarca: “Fare una bomba nella cucina di tua madre”: La comunicazione tecnica-tattica jihadista e la pratica quotidiana del cucinare/fare esplosivi– ci ha mandato un tipico attentato da lupi solitari Terroristi, che come si legge, non ha che fare per nulla, o solo, con l’estremismo islamico, ma che più che altro con una diretta Misantropia. L’attentato in questione, eseguito in quel della “ridente” cittadina di Diamante (Calabria), con materiali semplici, avrebbe potuto far crollare una parte dell’edificio…ed è tutto dire.

Ghen/Abisso Nichilista

Hanno piazzato un ordigno rudimentale “micidiale” all’interno del bar della scuola che avevano frequentato dopo che il gestore aveva denunciato il furto di un portafogli avvenuto nel 2014. I presunti autori, due ventenni ex studenti dell’istituto, sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Scalea.

L’esplosione, avvenuta il 10 dicembre scorso nel bar dell’istituto tecnico per geometri e ragionieri Giovanni Paolo II di Diamante, ha provocato l’incendio del locale, ma secondo gli artificieri avrebbe potuto provocare il crollo di una parte della palazzina. L’ordigno era stato realizzato collegando un congegno di innesco artigianale con una bombola del gas.

La deflagrazione, però, è avvenuta prima che l’ambiente fosse saturo di gas provocando, quindi, “solo” l’incendio del locale. Altrimenti, è stata la conclusione degli artificieri, la palazzina sarebbe crollata. I due ventenni sono stati posti ai domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Paola con l’accusa di fabbricazione e porto di ordigno esplosivo micidiale e disastro doloso in concorso. All’origine del gesto, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Scalea e di quelli della caserma di Diamante, la denuncia contro ignoti presentata dal gestore del bar per un furto di cui, secondo gli investigatori, i due giovani sarebbero stati, “verosimilmente”, gli autori.

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