CREPA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

Distacco

Spiraglio senza luce

Antro desideroso e tenebroso

Abiura, abbandono, ripudio delle tenebre

Il mistero attanaglia gli abissi irrilevanti

Trascegliere – cavità senza speranza o alveolo di una prigione senza fine

Trasognante, demoni che rapiscono, strappano il sonno confortante

Una breccia rompe l’isolamento

Riposo e respiro, affanno e distanza

In fondo, andando a fondo, denso e intricato, pulviscolo di ossa non-umane

Tornando al primigenio, l’origine del vuoto, lacerazione e strazio

Una promessa, un progetto, scavare fino in fondo, in fondo a un buco

Abissi infondati dell’esistenza, fenditura che cola sangue, vano, vanitoso, inutile, utile, inefficace, senza speranza alcuna

Aegri Somnia, trasposizione, allucinazioni, perdita di delirio, delìquio

Cammino, avanti e indietro, alveolo di una prigione intima, chiusa all’esterno

Arcano e incomprensibile, non lo vedi, non si vede, incavo profondo, sbarrato da occhi infuocati

Distacco

Freddezza e impassibilità, no-vita, no-stalgia, presenza sacrificale, immolazione del riflesso, di ossa non-umane.

Vetta oscura, intrisa di arcani segreti, suoni oscuri, non sensibili alla presenza umana

Sommità, caduta nel tempo, disumanizzazione, assioma decomposto

Il momento declina, la distanza si avvicina a uno spettro, crepa, crepa e si apre, gorgoglio, declino, fondamento della negazione

Homo homini lupus

I volti della decadenza, spirale avvolta, intrecciata e legata da un indissolubile sogno mortale

Crepa, si apre, emerge, lacuna riempita dalla forza, frenetica, strage di desideri

Inno solitario estirpato alla guerra del caos, l’essenza di ciò che è

Nulla, nessuna cosa, antitesi tra essere e non-essere

Nihil negativum -oggetto vuoto, svanire della manifestazione del mondo

Orrore nel nulla, annientamento

Oscurità primordiale, risalendo gli abissi irrilevanti, per discendere nel pieno dell’orrore

Freddezza, il distacco inumano dall’umano

Crepa, breccia, scissa tra la vita e la morte

Schizo

PDF: “IL TERRIBILE AUTORITARIO E LA FEROCE UNIONE DEGLI EGOISTI” (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

https://avyssos.altervista.org/pdf-il-terribile-autoritario-e-la-feroce-unione-degli-egoisti/

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“Il Terribile Autoritario e la Feroce Unione degli Egoisti”: mai titolo è stato più azzeccato. Il motivo che ci ha fatto pubblicare questo nuovo opuscolo, è stato l’intrinseco e profondo erigersi di un tagliente testo, che va all’attacco di quella che i stirneriani anti-autoritari dicono essere la “libertà”.

Naturalmente essendo un testo Unico noi non potremo fare di meglio. L’Affine Arca centra il punto di debolezza fondamentale degli stirneriani anti-autoritari: il pensare che esiste una libertà per tutti, che tutti lo possiamo essere, ma non vedono che nei rapporti, anche quelli quotidiani, anche nel superarsi, mentre
uno va più lento, emerge prima latente e poi preponderante l’autorità in tutte le forme e i metodi.

Le normali forme di scontro, come la gelosia, o quello di pestarsi in strada per un semaforo perso, non sono Autorità?

Perché non affrontare il tema in questione, in maniera molto più profonda…

Per questo Noi delle Edizioni Nichilistiche “Avyssos”, non riteniamo che nell’Autorità ci sia alcunché di cattivo, che piangersi addosso non serve, perché piangendo si esprime quello che alla fine si vorrebbe: prevalere sull’altro, sul tutto.

Abbiamo un profondo ed estremistico rispetto per gli Affini, quelli dispiegati in varie cellule clandestine, in giro per “l’Italia”, ma questo non ci fa minimamente cambiare idea su quello che Arca, con il suo tagliente testo ha affermato: esiste nell’Individuo singolo, l’Autorità, e questo singolo, la vuole produrre, sfogare,
portare avanti, goderne. In un modo sottile o diretto, o in altro modo, abbiamo anche Noi vissuto questa autorità, nel nostro gruppo e ne abbiamo apprezzato una sola direzione: a Noi serve per sopravvivere, senza, si scadrebbe nel “non dire”, che può anche portare alla fine di un progetto estremistico. Ma siamo totalmente Affini, in quello che Arca dice, quando sente che c’è una contrapposizione, uno scontro in atto, tra Misantropi Attivi Estremi Autoritari e stirneriani anti-autoritari, cosa che distrugge le menti e le persone, che fa ribaltare il cemento e le arterie del vivente.

Togliendo il rivestimento morale al termine “Autorità”, si toglie quel senso di malessere e fastidio che alcuni anti-autoritari sentono dentro di se. Anche se questo, non ha importanza per essi, impegnati a cercare fintamente di non calpestarsi i piedi, per Noi ha un enorme peso: provare a spezzare quel
rivestimento, quella corazza morale, che nei rapporti, esiste, come “posa”, per sentirsi apposto con la coscienza.

Il testo in fine, comunque ribadisce che non si parla esclusivamente di Unicismo Stirneriano, ma in primis dell’Egoismo Unico/Egoarca, promosso dai vari progetti Nichilistici Terroristi e Misantropici Estremi.

Uomo-Mostro

ATTACCHI TERRORISTICI-MISANTROPICI E ANTI-POLITICI ANTICRISTIANI – 9/11 FRANCESE?

Ricevo e pubblico:

La Francia è un buon terreno di sperimentazione Criminale, Terroristica, Misantropica. Noi, come i lettori di Abisso nichilista sanno, non vediamo troppo e troppe volte il nesso di un certo tipo di attentati, con la politica, l’ideale, e il solito e consuto verbo di giustizia sociale, attacchi sociali, guerra sociale. Ma non portiamo tutto questo, ad esempio per mero pensiero rivoluzionario esotico, anzi, apprendiamo varie “lezioni”, in luoghi distanti, che servono per rinforzare le esperienze criminali che i Misantropi Attivi Estremi attuano. Siamo attratti, godiamo egoisticamente e vogliamo essere sazi di esperienze, ed è per questo che apprendiamo e facciamo nostre un certo tipo di crimine. Qua nel luogo dove viviamo, ci sono molte esperienze, a cui ci possiamo riferire ma in un passato, che difficilmente tornerà. Dalla fine della seconda guerra mondiale, dal 45 e fino alla fine dei 90, l’Italia è stata attraversata da innumerevoli conflitti, sconvolgimenti, strategie di guerra fredda e non, conflitti di guerriglia, attacchi terroristici di tutti i tipi, decine di clan mafiosi e malavitosi in guerra tra di loro, assassini seriali, dove la passione bruciava e il sangue colava sui marciapiedi delle città. Detto questo, abbiamo recuperato il testo in questione, di taglio giornalistico ma molto interessante, dove viene indicato che in Francia, solo nel 2018, ci sono state migliaia di azioni distruttive contro le chiese cristiane/cattoliche, in maniera totalmente anti-politica, cosa che ha la nostra affinità, è che comunque permette di sprigionare quel Caos e quel Terrore, a cui aneliamo, e a cui facciamo spesso riferimento. Come sempre gli atti di Caos Terroristico vengono messi sotto la lente della religione ufficiale e della politica, dagli organi ufficiali dello stato, dei media, e dei vari dubbiosi, perchè fa più comodo pensare che ci sia un nemico preciso. Ogni Attentato anti-cristiano messo a segno, sembra che sia sempre riconducible allo Stato Islamico, “fascista” naturalmente.  Noi non attendiamo nessun domani, nessuna promessa di nessun tipo, e manco stiamo a sentire le prediche che cadono ogni volta nella politica, ma vogliamo godere primariamente, vedere come si sgretola la sicurezza della società, e vedere inclinare il rapporto uomo-morale…

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

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Negli ultimi mesi, atti di vandalismo, incendi dolosi e profanazione di reliquie nelle chiese cattoliche sono diventati frequenti in Francia . L’ultimo grande incidente prima della tragedia di Notre-Dame de Paris è avvenuto a Parigi a marzo, quando scoppiò un incendio nella chiesa di Saint-Sulpice. Un totale di 1.063 attacchi alle chiese sono stati commessi in Francia l’anno scorso, con centinaia di attacchi “inosservati”, scrive Swiss Le Temps .

La pubblicazione dei cattolici Herald Herald, citando fonti francesi, riferisce che da febbraio in Francia sono stati registrati almeno 10 casi di vandalismo e di profanazione di chiese cattoliche. Tuttavia, secondo il deputato del Bundestag tedesco, Alice Vader (“Alternativa per la Germania”), a febbraio [in realtà] ci sono stati 47 attacchi del genere.

A marzo, quattro chiese in Francia hanno sofferto in una settimana. Il 4 febbraio, il terzo attacco in dieci giorni è stato eseguito contro la Chiesa di San Nicola a Huye, Dipartimento di Ivelines; Il 5 febbraio, Saint-Alain-de-Lavor è stata profanata, e il 6 febbraio la cattedrale di Notre-Dame-des-Enfants a Nimes, il 9 febbraio, la cattedrale di Notre-Dame a Digione.

La stampa spagnola ha reagito molto bruscamente alla diffusione del vandalismo in Francia. La profanazione delle chiese in Francia è “l’obiettivo più ovvio del vandalismo anticristiano”, scrive il giornale monarchico conservatore ABC. “Ubriachi di crudele odio, i vandali hanno dissacrato la chiesa di Notre-Dame-des-Enfants a Nimes in modo particolarmente disgustoso: hanno disegnato una croce con escrementi umani, saccheggiato l’altare maggiore e il tabernacolo e rubato i sacri doni che furono poi ritrovati tra mucchi di rifiuti“.

Ma con poche eccezioni, la stampa francese evita di dare valutazioni dure. Commenti trattenuti sulla profanazione di chiese e atti violenti contro preti cattolici francesi. “La gerarchia religiosa preferisce mantenere un silenzio modesto. La Conferenza Episcopale e alcuni individui hanno semplicemente sottolineato questa minaccia anticristiana, sperando che le autorità politiche e di polizia avrebbero fatto il loro lavoro “, osserva la ABC.

La consegna del silenzio è stata in parte violata dal rettore della cattedrale di Saint-Alain a Lavore, padre Joseph Détic. Due anziani di 17 anni della scuola locale che hanno dato fuoco alla cattedrale e hanno torto le mani della statua di Cristo in un gesto offensivo, sono stati trovati grazie alle registrazioni video del tempio. “Non sono cristiani”, ha detto padre Giuseppe dei due vandali, aggiungendo che condanna l’atto, non il popolo. E solo il portale israeliano di lingua francese Infos-israele.new ha detto che hanno profanato il tempio di St. Alain “due adolescenti musulmani” . L’edizione israeliana ha riportato anche che la chiesa di San Nicola a Hayy è stata profanata da un musulmano di 35 anni, che poi arrestato dalla polizia ha confessato il crimine.

Per quanto riguarda l’incendio nella cattedrale di Notre Dame, la polizia è incline alla versione a corto circuito. Tuttavia, Benjamin Mouton, che ha lavorato per 13 anni come capo architetto della cattedrale, è dubbioso di questa versione. In un’intervista con Agora Vox, ha detto di essere rimasto sbalordito da quello che era successo, dal momento che “è incredibilmente difficile incendiare le travi di quercia di 800 anni: ci sarebbero voluti molti piccoli pezzi di legno perché il legno si induriva come pietra”.Inoltre, secondo Mouton, nel 2010, l’intero cablaggio della cattedrale è stato aggiornato con molta attenzione, la probabilità di un cortocircuito è praticamente esclusa. Installato come sensori e protezione antincendio della cattedrale.

Particolarmente degno di nota è il messaggio del capo architetto Notre Dame che “due persone 24 ore al giorno hanno seguito i più piccoli segnali di allarme per chiamare immediatamente i vigili del fuoco se qualcosa fosse accaduto; le misure di controllo non avevano precedenti “.

[Inoltre,], sui social network francesi, molti testimoni che hanno assistito all’incendio hanno notato il colore giallo del fuoco il che indica un dispositivo incendiario e che c’erano due fonti di accensione – nel campanile e sul tetto.

Il consulente Philippe Karsenty, in un’intervista con il canale televisivo statunitense Fox News ha detto che il fuoco a Notre Dame, nonostante il fatto che nessuno è stato ucciso – [indica] una “French 11 settembre”. “Certo, la correttezza politica ci obbliga a credere che si tratti di un incidente. Questo è estremamente scioccante. Dovremmo sapere che le chiese in Francia sono vandalizzate ogni settimana “, ha aggiunto.

Sullo sfondo di tali dichiarazioni il quotidiano parigino Le Figaro ha dedicato un ampio articolo per confutare le “teorie del complotto fiorite intorno al fuoco a Notre Dame.” L’Edizione incolpa “l’estrema destra” per ciò che scrivono sui social network circa la possibilità di un attacco terroristico, senza attendere il completamento delle indagini, quando né il pubblico ministero né la polizia non credevano questa versione del nucleo.

I politici francesi, tra cui Marine Le Pen, si astengono da ogni speculazione sulle cause dell’incendio. Marine Le Pen si è limitata ad esprimere “dolore infinito e senso di perdita vertiginoso”. “Siamo tutti sbalorditi”, ha detto il leader del Partito degli imbattibili in Francia, Jean-Luc Melenchon, esprimendo “compassione per tutti coloro che sono angosciati da questo terribile spettacolo”.

Il segno islamista nel fuoco di Notre Dame de Paris era indicato solo dalla pubblicazione conservatrice di destra della Resistenza Republicaine. “I musulmani chiedono che Notre Dame sia bruciata per rappresaglia per l’attacco terroristico nell’Australian Chryscherch”, scrive il fondatore della pubblicazione, un noto avversario dell’islamizzazione dell’Occidente, Christine Tasen. Dà screenshot di tweet fatti dai musulmani che vivono in Francia e lodando l’incendio della cattedrale: “[Mettiamo una] Moschea al posto di Notre Dame. Inshallah “,” Vedo l’effetto del karma … Notre Dame muore nel fuoco “,” Questa è la risposta dell’Onnipotente con tutto questo #JesoutiensHugo “…

Esiste un’alternativa all’islamizzazione strisciante della Francia, dato che il governo Macron ha deciso di consegnare ai musulmani 50 (!) Chiese francesi?

Un analista franco-russo, Alesya Miloradovich, ha dichiarato in un’intervista alla Fondazione per la cultura strategica: “L’incendio nella principale chiesa cattolica in Francia ha evidenziato una tendenza notevole che è stata nascosta nell’ombra del guscio politico. In Francia, una generazione di cattolici, veri e credenti. Questo si riferisce principalmente alla classe media medio-alta del francese. Questi sono benestanti, famiglie numerose, i bambini frequentano scuole e masse cattoliche. Non hanno televisori in casa, leggono molto, celebrano il Natale e la Pasqua, formano il gregge di molte chiese alla periferia della città. Furono loro e i loro genitori a costituire la spina dorsale delle manifestazioni contro i matrimoni omosessuali, quando più di due milioni di persone scesero in piazza. Sappi che la Francia è viva … “

Tale previsione, tuttavia, non è ancora confermata da nulla, e le migliaia di dimostrazioni di “giubbotti gialli” si svolgono esclusivamente sotto slogan sociali e politici. Nella stampa francese non ci sono rapporti sui risultati delle azioni investigative sui numerosi fatti di profanazione dei templi. Non è chiaro se tali azioni investigative siano condotte in generale, o lo stato francese, come il sacerdote di Lavore, condanna solo le azioni, ma non le persone che le hanno commesse.

[Comunque] È improbabile che gli attacchi contro i resti del patrimonio cristiano in Francia si fermino da soli. E i politici francesi dovranno ancora decidere da che parte stare.

IL TERRIBILE AUTORITARIO E LA FEROCE UNIONE DEGLI EGOISTI (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Tutto è insignificante, fluttuante, illusorio e fallace, come un miraggio. Puoi essere orgoglioso, saggio, e bello, ma la morte ti strapperà via dalla faccia della terra esattamente come se tu fossi stato un topo nascosto sotto il pavimento, e i tuoi posteri, la tua storia, i tuoi geni immortali bruceranno o geleranno insieme con il globo terrestre…”

Mi è stato sempre sul cazzo il pensiero di Ayn Rand, la tipica individualista con la figa nel cervello..(si diceva “cazzo per cervello”, per i poveri maschi).

Chi è Ayn Rand? Una che è ha mischiato merda e oro, oro e merda, non si capisce che cazzo volesse dalla vita…

leggete un attimo:

“Ogni grande orrore nella storia è stato commesso in nome di motivi altruistici.”

Ogni grande orrore, come la tipa in questione la definisce, è stato commesso per predominio, per godere del proprio potere, per imporre una verità, che definisse, qualcosa che non esiste…una verità assoluta.

“I grandi uomini non possono essere comandati.”

I grandi uomini, non possono essere comandati, perché vogliono comandare, e vogliono sottoporre gli altri, al loro comandamento..

E ancora:

“La diffusione del male è il sintomo di un vuoto. Ovunque vinca il male, è solo per incapacità, per il fallimento morale di coloro che evadono il fatto che non possono esistere compromessi sui principi fondamentali.”

Brava, finalmente l’hai capito, e siccome la frase di prima, sembra essere l’incontrario di quest’ultima, allora che cazzo sta a dire? I principi, i compromessi…

“Non si tratta di scegliere tra il sacrificio di sé e il dominio sugli altri, ma tra indipendenza e dipendenza [… ] L’egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia…”

Si, certo, invece l’egoista, quello che lotta per la vita e la morte, per conquistare e dominare l’altro, gli altri, per fare prevalere il proprio progetto Unico, sugli altri, ha rinunciato “solo” a esistere come essere umano, come costrutto idealista, fantasma-idea fissa, e invece si serve, eccome, degli altri, li ha posizionati, li ha resi sue proprietà, e ne vuole succhiare l’energia..li svuota e li usa, e poi li butta, quando e come vuole..

Qual’è la materia del contendere?

Ho preso spunto dalla tipa sopra, e approfitto degli affini, che hanno posto un testo, sulla confusione in ambito idealista rispetto a Stirner. Come “giustamente” hanno espresso, dire che Stirner è anarchico, è fare una forzatura ideologica. Ma anche su questo, posso dire, che in effetti, l’Unico di Stirner, è facilmente prendibile, perché è un libro specifico, pregno di particolarità non identificabili e di difficile ripetizione…manco l’autore in questione avrebbe potuto farne una replica, per cui, personalmente, non lo considero anarchico, ma poi me ne fotto di chi dice che lo è….

Da questo, vado avanti, e prendo occasione per polemizzare con una pagina facebook, chiamata “Anarchia senza aggettivi”.

Già in passato, se non ricordo male, ci furono, alcuni di questi idealisti, che scrissero che essi, si definivano “senza aggettivi”.

Ma l’oggetto del contendere non ha che fare esclusivamente con l’espressione generica “senza aggettivi”, ma sul fatto che la pagina in questione, suggerisce, parlando di Egoismo Unico, insistendo sul fatto che se un Individuo si definisce distintamente, diviene particolarmente specifico, e dunque, Unico; ma secondo tal esseri, essere specifici, sembra abbia a che fare con l’espressione “senza aggettivi”.

Metto subito le mani avanti, e affermo, che per me, ogni individuo nella società è un egoista, ma non è potenzialmente Unico. Quello che voglio dire, è che, il mischiare una cosa, la parola, l’aspetto di un termine rispetto a un altro, non è una cosa strana, perché come dice il miglior detto che ho mai conosciuto: “ognuno porta acqua al proprio mulino”.

Dire, che questi idealisti senza aggettivi, sono confusi, e promuovono la loro genericità con l’Egoismo Unico, non è per forza, il risultato coerente e razionale della definizione delle cose e del loro significato posto nella società.

Cioè, non mi sto buttando sulla definizione precisa e etimologica del termine “senza aggettivi”, annessa e/o contraddittoria all’Egoismo Unico.

Ma non per questo anelo, al rispetto delle parti, perché ripeto, se no cadrei in una sorta di identificazione con l’eguaglianza.

So, sappiamo, l’abbiamo affermato innumerevoli volte, che il linguaggio, è espressamente usato, per sopravvivere nella società, ma anche per prevalere egotisticamente.

Quindi, buttarsi su un dibattito amorale, per criticare aspramente il mischiare le cose, non è, e non ha, una definizione precisa, che ricade con il prodursi di linguaggio, ma è solo, e soltanto, per prevalere su l’altro o il resto dell’umanità.

Allora- sicuro- con questo, le persone, come leggeranno, questo mio esprimere il dibattito amorale? Vuoi prevalere, per cui, l’altro sta dicendo una verità, vuoi vincere sull’altro, per cui riconosci che l’espressione “senza aggettivi” è contraddittoria rispetto a “Egoismo” o “Unico”.

Non è così, riconosco che le parole, come mia crescita personale, hanno un determinato e preciso significato, ora, come lo avevano in maniera diversa, in altri contesti storici. Nel riconoscere il significato e l’espressione delle parole che determinano una frase che completa un testo, appuro esclusivamente che mi servono per arrivare a un punto focale, a un obiettivo, e non che queste determinano, che allora, se hanno un significato, hanno anche una verità oggettiva.

Se a me servono, per arrivare a un obiettivo, che è quello di prevalere, per questo, sarò in contraddizione, rispetto al fatto che affermo, che non esiste una verità oggettiva?

Per nulla, le uso, perché so che cosa significano, ma non le riconosco come verità che appura, che quello che sto dicendo, è indubbiamente qualcosa che esiste veramente.

Mi servono, le parole, il linguaggio serve, e lo uso egoisticamente, per arrivare a prevalere su un altro, o su altri, sul resto dell’umanità. Pensare o credere, che non sia così, è allora come dire che esiste una linea retta dove si pensa di poter discutere e argomentare, dove se io uso un espressione ci sia per forza di cose, il suo contrario, il famoso dualismo di base.

Come poter distruggere tutto questo? Anche qua, posso dire, che cerco di oltrepassare tale aspetto, affermando, che posso distruggere il significato di un concetto, ma se voglio distruggere il prossimo, non entro in contraddizione con la distruzione, perché porto a compimento, con le parole, e il linguaggio, la distruzione dell’altro.

A me le parole, il discorrere, il fare uscire dalla bocca un suono che in maniera articolata viene chiamato linguaggio, serve esclusivamente per vincere su, non solo chi mi si oppone, ma anche su chi voglio conquistare. Potrei andare dritto come un treno, e incominciare a produrre suoni verbali che altri non capiscono, lo farei con godimento, ma Ora, uso l’opportunità di espressioni verbali, che non riconosco come vere, ma lo faccio esclusivamente, per dominare sul resto dell’umanità.

Chi tra i vari Egoisti, Egocentrici, Egoarca, Egolatra, non ha mai pensato di dominare sul resto dell’umanità?

Io vivo in questa società, so che strategicamente usare un espressione, rispetto a un altra, mi può fare avanzare, ed è per questo che la uso, ma dire “grazie e buongiorno”, per me non significano un bel cazzo. Quante volte abbiamo sentito la locuzione “non so perché l’ho detto!” ? Questo dimostra che non esiste né verità né realtà, come sappiamo essere, ma per questo, per conquistare e godere, si deve usare il linguaggio.

Il linguaggio è solo esclusivamente un produrre di suoni, che so essere posti e posizionati in un certo modo, so che hanno un significato che porta a un risultato, che è quello che a me serve, ma dire “ho detto la verità”, riporta a come prima, dove Io sto solo affermando una verità/non verità. Per questo se sto affermando una non verità, allora esiste l’opposto che si chiama “verità”? Per nulla, perché affermare “io sto dicendo la verità”, significa che Io sto affermano qualcosa che per me è vero, ma per qualcun altro potrebbe essere totalmente falso. Non è però un sistema di appurazione della contraddizione.

Per cui la contraddizione non esiste, ma esiste il dire, che possa esistere, che ci sia un lato A e un lato B, un dritto e rovescio, un si e no, un bene e male, solo perché a Me serve, e serve perché la Mia verità prevalga su un altro.

Voglio fare una critica breve, su qualche affine, (che so accetterà), e sull’idea del relativo. Come prima esprimo la mia critica non portandola su un bene e male dualistico, ma sapendo che posso arrivare a un obiettivo egocentrico. Dire che le cose che si vedono, odono, sentono sono relative, a volte è un espressione che non fa emergere l’Unicità, non perché non si possa usare, per arrivare a centrare una vittoria, ma perché l’Unico riconosce solo se stesso, e affermare che esiste un relativo, che sia anche il Mio relativo, fa depotenziare l’Unico. L’Unico per Me non può ammettere il relativo, perché ammetterebbe che esiste qualcosa che è differente da un altro, dividendo l’unico in più parti. So che gli affini, lo usano esclusivamente come espressione diretta per prevalere, ma volevo fare questo breve assunto.

Ritorniamo a come io riconosca l’uso del linguaggio, ma non ne approvi il nucleo totale dell’espressione argomentata, che è sostanzialmente la verità enunciata in espressioni verbali. Io uso, come sopra, la parola, che forma una frase, è che finisce per totalizzare un testo, ma la prendo come un pezzo di carta che dopo posso essenzialmente bruciare. Bruciando la totalità delle espressioni che uso, mi muovo, e origino un continuo cambiamento di prospettiva. Uso un espressione verbale, solo perché so che mi serve in un contesto di un certo tipo, ma nego che sia la totalità della mia Unicità. La Mia Unicità è composta da una serie di unioni e disunioni, che per essere totalmente Mie, devono essere possedute, triturate nel profondo del mio Io.

Misantropia, Nichilismo, Terrorismo, Pessimismo, Distruzione, Egoismo, fanno parte del Mio “DNA”, sono parte integrante della mia in/esistenza, ma come li considero rispetto a sopra? Servono solo per comunicare? Oh sono qualcosa di più?

Di nuovo, si deve arrivare a questo assunto: se Io voglio dominare il resto dell’umanità, se Io voglio che la mia specificità prevalga sull’esistenza di un altro, degli altri, se questo viene “inteso”, si capisce che “giusto e sbagliato”, non valgono nulla, in confronto al mio agire.

Io esprimo il tutto e all’incontrario il tutto.

Tutto esiste e niente esiste, il contenuto di una parola è vuota ma riempito da Me, dall’agire rispetto alla società.

Misantropia, Nichilismo, Terrorismo, Pessimismo, Distruzione, Egoismo, sono parte di me stesso, perché il riconoscere la loro esistenza come definizioni, me li fa approvare, come massime espressioni, dell’agire, del vivere, del distruggere.

So che significato hanno, perché l’ho appreso nella mia crescita personale, e dato che quello che producono/distruggono, mi fa godere ampiamente, allora appartengono, a quelle che tra le definizioni, preferisco.

Sono definizioni, e hanno un significato, che io da Unico, approvo, e sopratutto, sono si, espressioni verbali, ma dato che considero l’ignoto, l’oscuro come parte integrante, di me stesso, potrei dire che ne disconosco la loro esistenza verbale, e disconoscendole, sono qualcosa che si disintegrano dentro la corazza di Me, dell’Io appartenente. Sono parte Oscura, che non è tangibile, ma che sento crescere ogni volta che i significati di queste espressioni, mi colpiscono profondamente. Disconoscere come il rifiuto di riconoscerle e rappresentarle nella realtà.

Le riconosco disconoscendole, come espressioni verbali, ma sono occultamente sperimentate dentro di me, che significa, che ho avuto sempre uno strano sentore di averle profondamente dentro la mia in/esistenza.

Qui non si tratta di razionalizzare, ma di un anagramma che percorre il profondo del mio Io, questo anagramma si unisce e disunisce dell’esistere dell’essenza distruttiva della Misantropia come il Nichilismo, il Terrorismo come il Pessimismo.

Sono dentro Me, e se nel mio percorso, sento che sono e vengono usate come espressioni essenzialmente verbali, inserite come tramite per un linguaggio convenzionale, ritorno a dire, che sono come gusci vuoti, che posso usare, come sempre, come sopra, senza passare attraverso la cosiddetta contraddizione.

Ma arriviamo al contendere del Mio dibattito amorale (uno scontro feroce senza nessuna regola):

Leggete cosa diceva Don Errico Malatesta sull’anarchismo/idealismo senza aggettivi:

«Per conto mio non vi è differenza sostanziale, differenza di principi tra “individualisti” e “comunisti anarchici”, tra “organizzatori” e “antiorganizzatori”; e si tratta più che altro di questioni di parole e di malintesi, inaspriti ed ingigantiti da questioni personali. (…) Ed in quanto all’organizzazione o alle organizzazioni nel senso del partito, vi è forse chi vorrebbe che gli anarchici restassero isolati gli uni dagli altri? Certamente che no. (…) Io dissi che “nei loro moventi morali e nei loro fini ultimi anarchismo individualista e anarchismo comunista sono la stessa cosa o quasi”. La questione, secondo me, non è dunque tra “comunisti” e “individualisti”, ma tra anarchici e non anarchici.»

È bravo il prete anarchico Malatesta…cosa direbbe il Terrorista Anarchico Émile Henry, che finì per avere un intenso dibattito con il succitato?

E gli Anarco-Terroristi Mariani, Boldrini, Aguggini, che con la strage del Diana, involontariamente lo salvarono da uno sciopero della fame, che sarebbe finito con la sua dipartita?

Dite che sono cose dimenticate, che appartengono al passato? E invece no, stiamo vedendo che sono tornate d’attualità, solo che hanno elementi in parte diversi.

Ma il mio testo, non vuole dibattere amoralmente, delle tendenze attuali nel giro anarchico, ma prendere spunto, dagli affini, per agire e declamare: fino a quando si tratta del prete-politico Malatesta, in un periodo, affermiamolo, in cui gli anarchici erano qualche milione in più di quello attuale, allora va bene, l’ha detto un personaggio, che si è salvato il culo, grazie a dei Terroristi -e ricordiamolo- Individualisti Anarchici.

Ma ora si legge, che l’anarchia senza aggettivi, viene inserita in un contesto di Egoismo Unico, ed è qua che arriva l’inghippo: perché, per come?

Non ripetendomi rispetto a sopra, mi viene il dubbio che qualcuno di questi Egoisti che si definiscono anche Unici, abbiano preso una strada sicura, portandosi dietro semplicemente il libro di Stirner.

In essi si ravvede la sicurezza dell’espressione: “Unico”.

Quindi facciamo un rapido calcolo, un Unico, per tal persone, è uno che non ha aggettivi, perché aggettivo, viene considerato l’Individuo Proprietario..se uso troppi aggettivi, esalto troppo me stesso, riconduco tutto a me stesso, posso inoltre definirmi l’Unico che davanti a se, non ha pari, ne regole, ne leggi, ne un cazzo di nulla che lo possa fermare…

Siete per caso diventati totalmente Egoisti, o state confondendo l’anarchia e l’eguaglianza con l’Egoismo Unico?

Quando ho letto, su questa pagina facebook, l’accostamento improprio di Unico e senza aggettivi, mi è sembrato di leggere il prete-politico di sopra, mi è sembrato di leggere l’aspetto politico dell’esprimersi, perché si, esiste anche il linguaggio politico, che questi “anarchia senza aggettivi”, usano a tal proposito.

Dunque, se l’Egoismo Unico, non ha aggettivi, sembra debba avere un esistenza non propria, che annulla l’Individuo Proprietario e le proprie conquiste. Debbono sapere gli affini di altri luoghi che non sia l“Italia”, che qua, ci sono innumerevoli fautori della teoria: Unicità-libertà.

Si pensa che Unicismo sia un espressione direttamente proporzionale a quello di libertà. Io non ho leggi, o stato, ne dio, ne altro..dunque questa Unicità si trasforma in una totale libertà.

Per questi transfughi dell’anarchia, la libertà personale (termine talmente impersonale, da essere usato da “cani e porci”), sembra possa essere appaiata, accostata a quella dell’Egoista Unico, o tutt’al più a Stirner.

Per cui questo Unico senza aggettivi, non anela alla conquista di nulla, se non quello di rispettare gli altri, come quello che ti arriva davanti in strada, e nel mentre che questo sconosciuto va a cena, il senza aggettivi, lo saluta, e pensa, che questa si che è libertà, non ha calpestato, non i suoi diritti come cittadino, ma come umano, con la sua esistenza di leggi e valori. Il senza aggettivo produce la sua unicità, semplicemente non facendosi incasellare- così dice di affermare- in sterili categorie, perché essendo unico e libero, che senso avrebbe definirsi specificatamente?

L’Unicità, che presuppone la conquista di qualcos’altro, si divide in più parti e in più pezzi, perché la libertà offerta all’altro, diviene una propria divisione, che diventa la divisione dell’altro, con l’altro che si divide per un altro e cosi via…

L’Unicità deve essere per forza di cose senza aggettivi, perché se no come potremo esprime una sostanziale libertà? Libertà significa essere libero o lasciare gli altri liberi di esserlo?

La libertà del presunto unico senza aggettivi, è il fatto che tutti siamo- o potremo essere-unici, non ci devono essere troppe differenze, perché la libertà ha un unico fine…qual’è? Quello di essere libero. Per essere libero, gli altri devono essere lasciati liberi di esserlo, devono poterlo scegliere, nelle condizioni adatte per farlo, e se non lo fanno, è perché forse hanno qualche idea temibile e terribile di Autorità?

L’Unicità in questo caso, diventa la libertà anti-autoritaria, di potersi esprimere, e anche se l’altro ha un idea divergente, non deve intaccare, quella che Io definisco “comunità”.

Non l’Affinità e l’Unione degli Egoisti, ma una comunità libera, con mille e più che mille clausole di chiusura nella totale predisposizione alla libertà.

Io sono Unicista, te sei unicista, noi siamo unicisti, perché usare degli aggettivi, troppo specifici, troppo personalistici?

Qua si scade, o si scadrebbe, in quella temibile e terribile Autorità, che nessuno di questi senza aggettivi vuole…

L’individuo senza aggettivi, non personalizza il proprio agire, ma rende l’Egoismo Unicista, qualcosa di così comune, da poter essere usato, da qualunque persona, si affacci all’uscio della più vicina biblioteca anarchica.

Hanno o no questi senza aggettivi, la libertà di definirsi Egoisti Unici?

Secondo la loro predisposizione a lasciare libera la libertà, certo, chi si libera può saltare sul carro dei vincitori….esiste o no in questo caso, una comunità di individui liberi, che si contrappone alla feroce e terribile Unione degli Egoisti?

Il senza aggettivo, semplifica: sei vuoi diventare libero, devi unirti con altri esseri liberi, e se non lasci libero l’altro, divieni, per forza di cose Autoritario.

Libertà e Autoritario, non possono essere posti, in nulla e in comune (da qua “comunità”), per cui chi vuole o crede che le relazioni personali e interpersonali, in giro, per strada, a casa, o da altra parte, siano autoritarie: che Io possa unirmi solo per quanto voglio, che possa sfruttare gli agi degli altri, che possa essere amico e poi ammazzare questo mio amico perché a me conviene, è da combattere.

Quindi la lotta è tra la comunità libera dei liberi unici e i feroci Autoritari che si uniscono in un amorale Unione degli Egoisti.

E tra l’Archista che persegue esclusivamente il proprio appagamento personale, e non guarda in faccia a nessuno, se non per mera strategia, e l’unico per la libertà personale, che vuole essere libero, ma lasciando la libertà agli altri di scegliere di esserlo. Certo, quando si vede cos’è l’attuale società odierna, viene qualche dubbio, che questi senza aggettivi, non siano gli ennesimi intrallazzatori politico-ideologici, che promulgano una speciale idea di morale.

Perché dunque, senza aggettivi? Proprio perché questo idealista che si unisce a una sorta di egoismo, è alla fine un semplice anti-autoritario, travestito sotto la veste di un estremista Unico. Vuole far intendere che essere liberi, significa essere Unici, ed essendo unici e liberi, si finisce per essere anti-autoritari.

Anti-autoritario significa specificatamente, non perseguo un idea, che oltrepassi il rapporto-binomio, bene/male, riconosco l’esistenza di altri unici, non come Individui da conquistare o assoggettare, o usare, o (anche) facendosi usare, ma come soggetti liberi di scegliere cosa poter fare della propria vita…anche se qua, il senza aggettivi, cade nella sua stessa trappola, perché quando c’è da fare i conti, con la censura, la morale, l’etica, e svariati e innumerevoli regole, che cadono sempre a rappresentare, quello che alla fine fa la stessa società cosi fortemente odiata, mette dei paletti degli steccati, non scelte egocentriche e specificatamente uniche, ma prese di posizioni che partono fortemente influenzate alla fine, da quelle portate avanti dalla società stessa.

In questo modo, Stirner diventa anarchico, e come qualche affine ha già espresso, il fascista o il non-anarchista, non può definirsi in nessun modo Stirneriano, o non può prendere parte a un progetto- che ne so- che si chiami “i Stirneriani fascisti”, o “Autorità Stirneriana”.

Specifichiamo che l’Egoismo Unico/Ego-arca non è per forza Stirneriano, ma è particolarmente autoritario.

Autoritario non piace? Pazienza, Stirner, non sembra comunque fosse tipicamente anti-autoritario.

Questa “libertà”, parola tanto semplice come vuota, è l’aspetto che piace così tanto a questi senza aggettivi, li sprona a far si, che anch’essi, usino una buona dose di Autoritarismo, o Archismo, facendo diventare Stirner e l’Unico, per forza anarchico.

Anti-autoritario, perché l’Unicità, presenta, per i senza aggettivi, la più grande forma di libertà, e se libertà significa, essere liberi di vivere, ci chiediamo allora dare la morte, che significa per essi? Dare la morte, significa essere autoritari, almeno che non ci sia un idealistico contenzioso, fatto di prove certe, che il morto sia, un aggressore, un soggetto che con le proprie azioni, si muove su un terreno di autoritario contro anti-autoritario.

Che succederrebbe se Io dessi la morte a qualcuno di questi senza aggettivi?! Sarei un Autoritario non più Unico, ma asservito al dominio di Uno sull’altro.

Dominio, come termine, non può avere a che fare con l’immensa trasposizione dell’Unico che diviene libero totalmente. Libertà per essere tutti liberi.

L’Autoritario è quel terribile individuo, che essendo preminente, non sorride, non è felice, non ha serenità d’animo…è un bruto senza anima, una bestia inumana.

La contrapposizione, dunque va a cadere nella semplice ma partecipe proposta di guerra all’Autorità, perché se la più grande forma di Unicità, è la libertà, la non-libertà è l’Autorità, e per essere più specifici- l’Autoritario.

L’Autoritario, l’individuo che crede nell’Autorità, quello che non ha problemi a dire “Io sono il Capo”, è allora, il soggetto che si spinge oltre, ma non perché crede a un sistema di valori che debba essere autoritaristicamente generalista, come un azienda con il proprio organico a forma piramidale, ma perché afferma, che l’autorità fa parte naturalmente dell’Individuo Egocentrico, che l’Egoismo Unico è autoritario, perché nel peregrinare, nell’incontrare altri individui, e sapendo che tutti gli individui sono egoisti, incapperà per forza di cose, in un incontro/scontro. Non c’è bisogno esclusivamente di odiare il nemico, il Misantropo Egocentrico, odia tutti, e ama se stesso, per cui, come non può incontrare o incappare in un altro individuo, e non volerlo “fare”, sopraffare, subordinare, ferire, ammazzare, renderlo schiavo o docile?

Può un Misantropo Egoarca “amare” l’altro, se ama altezzosamente se stesso?

Non si tratta del buono e del malvagio, si tratta di un Odio che è specificatamente autoritario, che è primariamente altezzoso, il Misantropo Egocentrico si considera il centro del mondo, come non può approcciare in maniera autoritaria verso l’altro, e/o non volerlo conquistare?

Non è la guerra dei poveri contro i ricchi, dei comunisti contro i fascisti, degli anti-autoritari contro gli autoritari, ma è una guerra totale- tutti contro tutti!

È dato che il Misantropo, il Nichilista, il Pessimista, il Terrorista, fanno parte del mio “DNA”, dunque riconosco l’Autorità come presupposto per vivere, ma la Mia Autorità è qualcosa di particolare, specifico, delle “giacche e le cravatte” e dei manager, posso farne solo carne morta, e non per un’idea classista, o di antagonismo politico, sia chiaro.

A che punto siamo del contendere?

Abbiamo, siamo arrivati, ad approfondire, che esistono due parti e dunque una contrapposizione: Egoista Unico temibile e terribile per una feroce Unione degli Egoisti contro egoisti anti-autoritari che pretendono che tutti si possa essere liberi.

Con questo, siamo a un buon punto, ci vuole una sana contrapposizione, perché non se ne può più di vedere, leggere, questi filippiche di gente che mischia l’Egoismo Unico, e la libertà con l’anti-autoritarismo.

Il senza aggettivi, dunque, è un anti-autoritario travestito da Egoista Unico, a volte da Stirneriano, che ha letto Stirner quando poteva, ma ne ha fatto una specie di bibbia/sermone: l’Unico ha inventato la più grande forma di Egoismo: la libertà totale.

Quando c’è da tirare fuori, la consueta omelia, questi personaggi, approfittando del vuoto, che si è creato nel loro giro, approcciano superficialmente con Stirner e con l’Unico, a volte si fanno avanti e declamano il loro amore per l’Egoismo Unico, o l’Egotismo, poche volte dicono siamo “egocentrici”…perché questo? Perché al primo approccio, seguendo le linee di condotta della morale della società che odiano, non è bello dire, “Io sono egocentrico”…egoista si, ma egocentrico risulta brutto.

Ritorniamo alle prime righe di questo dibattito amorale: quindi se affermo che il senza aggettivi è travestito da Egoista Unico, sto riconoscendo che esiste una certa categoria, che comunque sto confutando che degli individui possano definirsi Stirneriani o Egoisti Unici, quindi mi pongo su un piano simil morale?

No, invece rifiuto di posizionarmi dalla parte di chi è per la libertà, termine che comunque riconduce anche a chi dibatte con un altro o altri individui sulle influenze che l’Unico può aver dato a innumerevoli soggetti. Ma questo, questo dibattere rimane su un piano di libertà, orizzontale, o come lo si voglia definire.

Invece, pur riconoscendo che esiste un pensiero che viene definito Stirneriano, mi pongo non da un lato ne dibatto come se ci si posizionasse da una parte all’altra di un palco, ma essendo Unico, mi è impossibile dividere, e per cui impongo il mio agire.

La differenza tra chi ha scelto una presunta libertà stirneriana e che si unisce egoisticamente solo per i propri fini, è che il primo crede che esista una verità che porta a pensare di poter comunicare in maniera opposta ma orizzontale, e invece Io agisco per portare a me tutto quello che serve per prevalere. Per questo dire “Io riconosco”, non significa posizionarsi in un lato A-bene, contro il lato B-male, ma usare un frasario e una grammatica, un certo tipo di termini, la parola o una frase, esclusivamente per prevalere.

Dunque posso affermare che c’è una contrapposizione, ma come?

Perché uso tutto quello che voglio per raggiungere un obiettivo, che è quello di conquistare l’altro, la persona, che rendo oggetto, pur non riconoscendo veridicamente l’oggettività.

Se affermo una cosa, la posso s-posizionare a mio piacimento, se mi posiziono a lato, lo sto facendo esclusivamente per un interesse primario: vincere sull’altro/altri, ma non credo per nulla, di essere nel Lato A contro il Lato B.

La difformità tra queste definite così “parti” è: l’Ego-arca/Egoista Unico, non crede a nulla, se non nell’usare tutto quello che vuole, e usa il Tutto è permesso per avere la meglio su qualunque cosa voglia possedere. Mentre il senza aggettivi egoista, che cita Stirner, che legge e scrive, che si dice unico, crede nella libertà per se e per gli altri, cioè comunistizza il pensiero che partendo dall’unico, diviene un unico per tutti. Quello che è comune è il pensiero, che viene definito libero, quindi essendo libero, non può essere incasellato, ma perché questo? Perché se no darebbe un aggettivo troppo specifico, ridurrebbe tutto, non a una vera libertà, ma alla totale conquista dell’Egoista Unico, senza che ci sia un limite approvato.

E mentre questo anti-autoritario travestito da unico, si dice libero, e pensa che gli altri debbano esserlo, pone, chi invece vuole sfondare le barriere compensative dell’oggettificazione della vita, e se ne frega dei limiti, come qualcosa di Autoritario.

Io sono libero, te sei libero, tutti possiamo esserlo, ma se l’Egocentrico Unico, è Autoritario, come può dispiegarsi questa libertà? In che modo Stirner può essere “applicato” in maniera libera, se l’Autoritario non crede alla libertà?

Non crede alla libertà, perché sa, che è una realtà descritta, che nella realtà non esiste, ma che viene promossa a giudizio definitivo, perché se uno è libero, significa che anche gli altri possono esserlo. L’Egoista Unico Autoritario, pensa che tutti gli individui siano soggetti all’autorità, è che siano basicamente egoisti, ed è per questo, che previene quello che gli altri potrebbero fare a lui o che lui nella sua distruttiva volontà di potenza vuole attuare: deve conquistarli, deve prenderne l’esistenza, che sia con un sorriso, o con un coltello; quello di cui si discute è molto più sottile di quello che la superficie delle convenzioni sociali promuove. Un sorriso può essere una conquista molto più sottomessa che un coltello puntato alla gola.

Andiamo al dunque: l’Autoritario, sa che gli altri vogliono esserlo, apprende che l’altro, è un egoista, ed è per questo che quando Io dichiaro, che i senza aggettivi, alla fine sono anti-autoritari, sto affermando, che alla fine vogliono sempre imporre qualcosa a Me, ed è una sfida, una battaglia, che impone o vuole imporre una verità definitiva: i senza aggettivi, sono implicitamente autoritari nel definire la loro anti-autorità, anelano alla libertà quella vera, quella piena, di quella che loro definiscono con delle qualità maggiori, rispetto a un terribile Autoritario e la sua feroce Unione degli Egoisti.

Volendola specificare e affermarla, significa che la vogliono imporre a quello che per essi, è il nemico, ed è per questo che dicono che Stirner alla fine promuove la totale libertà.

Dicendo che l’Unico afferma la totale libertà, promuovono non una specificità per l’individuo che attacca un altro individuo, che sia alla sua altezza o no, ma che essendo liberi, per forza di cose, non ci possono essere aggettivi troppo personalistici, troppo specifici, troppo Unici. Usare troppi aggettivi, significa essere Autoritari, perché essere troppo particolari, significa voler portare a compimento una conquista, ma la totale libertà, lascia gli altri liberi di decidere, che cosa possono o vogliono avere dalla vita; possono in questo modo essere individui, che se non seguono pedissequamente lo Stato, sono particolaristici, è che ognuno di essi in potenza lo può essere.

Sono in pratica, una democrazia egualitaria di molteplici io, che dividono se stessi, per dare la giusta libertà, a quelli che loro credono, avere in sé, una specificità, una particolarità, ed è per questo, che se esiste, questa libertà come possono essere Autoritari? Si definiscono unici ma sono moltitudine, questo grazie alla parola “libertà”.

Arca

PDF: “MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA VOL.3”

Ricevo e pubblico:

https://avyssos.altervista.org/pdf-misantropia-attiva-estrema-vol-3/

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Con il 3° volume della Misantropia Attiva Estrema, continuiamo a proporre attentati, “colpi di testa”, che sembrano possano avere a che fare, minimamente con le varie dottrine che si identificano con l’anarchia, l’autonomia, l’antagonismo, ma non è così, in maniera assoluta.

Noi li consideriamo atti misantropici e nichilistici, azioni prodotte dall’odio egoistico per l’altro, per l’oggetto, per la società, azioni che hanno solo un obiettivo: la distruzione e il godimento prodotta da essa.

Anche il progetto nichilista “avyssos” vuole, come i progetti affini, che si sprigioni il caos e il terrore, per approfittarne e colpire, quello che odiamo e quello che ci preclude un pieno godimento. L’amoralismo deve prevalere, è che Noi si possa “regolare i conti”, con infami e delatori, ma anche per il piacere, che non deve avere nessun nesso con la conquista di qualcosa di definitivo.

Alcuni lettori affezionati al sanguinare dei morti e dei feriti, alle esplosioni e agli incendi, della Misantropia Attiva Estrema, ci hanno chiesto foto e immagini più dirette…diciamo a essi, che in una realtà come quella morale dell’occidente, non è facile recuperare frammenti di pezzi di cervello per terra, o arti mutilati, come della pelle bruciata, crani perforati o altro…ma garantiamo di fare meglio la prossima volta…

E con questo affermiamo, che non è solo la ricerca dell’immagine che ci deve interessare- che pur sempre ci fa godere– ma anche dell’approfondire quello che si legge e ampliare l’ottica con cui si leggono notizie che possono sembrare cose normali, cose quotidiane…provate a immedesimarvi con chi ha colpito e godere di quello che entra e esce dentro di voi, provate a colpire e attentare, per sentire come le fibre esistenziali, esplodano al contatto con l’esistente, come se la persona morta davanti a voi, ancora respiri, e voi la vogliate assolutamente morta.

Per noi ogni attentato messo a segno, è crescita in potenza misantropica e nichilistica, godimento che solo l’attimo può dare, esperienza e sperimentazione che aggiunge un tassello di crescita, ma è anche propaganda anti-umanista, specificatamente egoistica, che vede nell’atto, nell’attentato, un unione di egoisti, che vogliono solo una cosa…la caduta della società in un inferno senza legge ne morale.

Uomo-Mostro

INDIVIDUO NARCISISTA E INDIVIDUALITÀ EMPATICA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

http://orode.altervista.org/nechayevshchina-guerra-occulta/

https://web.archive.org/web/20170914205511/http://orode.altervista.org/nechayevshchina-guerra-occulta/

Spronati da Uomo-Mostro, della Casa Editrice Nichilistica “Avyssos”, riproponiamo un testo che separa nettamente, non in maniera dualistica, L’Individuo Egocentrico che persegue esclusivamente il proprio “obiettivo egoico” e Unico, non divide ne condivide, e l’empatico, che crede di essere un singolo, ma poi con-divide, si divide ponendo, e facendo intendere, che ogni individuo può essere un Unicista, con le proprie peculiarità, con le proprie specificità, cose che ci sembra un enorme cazzata…in un periodo fecondo per la caccia al Misantropo Terrorista e Egoista* questo testo, ci sembra di fondamentale importanza, per distinguere e separarci, per continuare una guerra occulta, che faccia emergere- ad ogni testo, attentato, nota musicale, il Kaos Distruttivo e incontrollabile, che passa e distrugge tutto quello che gli viene incontro, mangiando e cagando nel fosso dell’umanità, i valori e le categorie morali!

Ghen

* In un chiacchiericcio costante, che passa dallo xenofemminismo a come fermare i “fascisti” dello Stato Islamico, sembra ci siano innumerevoli “dibattiti” in corso per decidere che cosa fare, con i Misantropi Terroristi e Anti-politici, che rovinano il buon nome degli idealismi. Attendiamo smaniosi, delle risposte, in tal senso…

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“Io non sono un io accanto ad altri io, bensì l’io esclusivo: io sono unico”

La coscienza, nella realtà veridica, ingloba l’esterno “reale”, e interiorizza il modo di pensare o percepire l’oggetto nella contesa in soggetto.

Contesa che confronta esternamente il motivo per cui si deduce il fattore della questione che interroga la disputa dell’oggetto e che valuta la circo-stanza attraverso il porre l’oggetto nell’eventuale soluzione e finale del problema.

La coscienza è un senso interno che sviluppa il suo valore, attraverso la visuale che disciplina il nostro modo di pensare “esterno”?

Oh è un imposizione attraverso secoli di dominio morale?

Per me- è una”abitudine”-come scritto su un testo- una forzatura insita dentro il “me stesso”- è che si sviluppa e rende fecondo il nesso del senso dato alle cose.
Il senso che io annetto attraverso la relazione tra quello che “vedo” e quello che percepisco nel vedere l’oggetto della questione, mi rivolge il suo morboso artigliare di “colpa”, se e nel caso, agissi contro un valore universale, che è dentro a una catena di consequenziale “verità”.

Il concernere quello che è conseguente districa e svolge la sua domanda, volta al distinguere la rivelazione e l’esplorazione del modo di porre il “senso” dato al produrre di emozioni e sensazioni, ordinate in uno schema all’interno del contesto concettuale.

Annetto e unisco il relazionarmi in una ridda di supposizioni, che comporta e permette al “senso dato alle cose”, di subordinarmi al valore datomi dalla manifestazione di definita e inconfutabile verità, datami.

Voglio con questo affrontare- in maniera insoluta- la battaglia a morte tra l’Individuo narcisista e l’individualità empatica, non evirando di affermare, che la mia visione egoistica, da anche all’empatia il suo tornaconto egoistico.

Come nell’Individuo narcisista, esistono -ancorati – pezzi di “coscienza”, che a volte fermano, la distruzione e l’attacco a quello-che Egoisticamente- è visto come nemico da annientare.

Evitare di dire questo,sarebbe come dare una definitiva “dottrina” codificata in quello che sto affermando. Oltremodo, non è neanche una giustificazione, per sentirsi meglio e apposto-appunto-con la “coscienza”.

Ritornando a sopra, come esistono i Nichilismi, che diversi tra loro, combattono una lotta egemonica, per affermarsi, esiste anche l’Egoismo in mille e mille sfaccettature, che altresì- come sopra- si combatte in una guerra di affermazioni e negazioni, vittorie e sconfitte, verità che si impongono e verità che vengono soffocate dalla stessa imposizione, che regola- attraverso un predominio relativo- chi è stato “sconfitto”.

È una guerra diseguale, dove non esiste l’accettazione come riconoscimento di e della “verità”, ma come sconfitta dove il nemico- in quel momento, per quel momento- ha vinto, e ha reso un’altra “verità, qualcosa che non è vero, perché fallimento del contesto oggettuale, fattivo, dinamico, che rende inerte e schiaccia il resto dei concorrenti, a loro modo partecipanti.

Questo testo -come altri testi-tocca temi sensibili all’umanità intera, come il Terrorismo Nichilista Indiscriminato, l’Estremismo, la negazione del mondo materiale, la distruzione dell’etica umana e giuridica,ecc.

Il testo in questione- passa attraverso questi importanti “temi”- e non esula, o ci finisce vicino..no.

INDIVIDUO NARCISISTA

Nel definire l’Individuo narcisista, voglio specificare, che quello che descrivo, è la “Mia” idea di quello che voglio definire, e non l’idea- come esempio- che finisce direttamente nel concetto psicanalitico dello stesso.

Se poi, io ne sia influenzato (dall’idea psicoanalitica) poco importa, vedo e ingurgito pezzi di materia, di frasi o parole, di significati, segnali e visioni, solipstizzandoli, per renderli Miei. Il partire da un’idea, e apprenderla, per me non ha alcunsignificato – nel momento in cui non esiste più il momento concettuale, di induzione al riprodurre quel significato con il concetto interno a esso.

Esso- il concetto che si propaga e propugna questa verità- o la tal verità, rimane attaccato al “me stesso”, come una ventosa che risucchia alcuni istanti e momenti, nel produrre la logica deduzione, che la “tal cosa”, sia dovuta a immagine della catena di giudizio e idea, principio nel significato in un’ armonica corrispondenza e attinenza.

Il sistema di relazione tra “esso” e il principio, si dipana e trasforma l’ipotesi in un messaggio ottundente, che conduce al corrispondere in concentrici similari, del porre la diversità e l’equità in un contenitore assiomatico.

Perché l’Individuo Narcisista anela a distruggere il sistema di relazioni tra le parti?

Il “Mio” Individuo Narcisista si muove e respira la realtà, in cui vive, e la relativa situazione, in quel momento e nella data situazione “relativa”, agendo, attraverso il mondo a se creato, centro e appartenenza, al primato verso il prossimo, non sdoppiando il proprio Io, avvicendandosi al fatto-re “umano” che si muove attorno a esso.

La situazione relativa, pone davanti alla ricerca di frammenti di Possessione, il suo incedere, l’apparire si fonde nel mutare dell’agire, annientandosi contro il muro del momento vissuto.

Il momento vissuto è il relativo apporsi di distruzione iconoclastica dell’istante presente precedente, che è annullata e inglobato dall’immanente.

Parlando esclusivamente di un contesto di Terrorismo Nichilista e Indiscriminato, relazionato al Narcisismo Egoico, approfondendo la sperimentazione mossa e portata come flusso nel sangue, che cresce,e smuove il muro della compensazione- su questo- innumerevoli esempi possono portare a connettere, quello che una visione superficiale, non sembra possa “pensare”.

Quante volte questi idioti chiamati “umani”, ti hanno additato di “Narcisista”? o “Egoista, che non pensa agli altri”?

A prima vista- prospettiva offuscata da categorie predeterminate e valori artificiali- sembra che il lemma in questione non debba essere contestualizzato e collegato al Terrorismo Nichilista Indiscriminato.

E invece c’entra-eccome- e fondendosi Nientifica la catena di comando della società eguale e moralmente subordinata alla società industriale.

Il valore che si da alle cose che si vedono e pensa-no,vengono inserite nel processo di assimilazione dentro un ambiente artificiale e addentellato alla società tecno-morale.

Non è facile sfuggire a un ambiente dove “comanda” la generalizzazione dell’ambiente fattuale e i principi guida con cui si “vede” una cosa, non da un lato visualmente Individuale, ma da quello metodologicamente annesso e connesso con il valore dei “valori”, che diviene “valore per tutto/i”.

Il valore che penetra dentro il simil/contesto, che è omogeneo in una precisa memorizzazione dell’evento che si è visto -e o vissuto, all’interno di una lente ottica conforme al ruolo relativo e assoluto (assolutamente vero), datosi, in similitudine all’apparire di una prospettiva analoga standardizzata.

In questo ambito, emerge la predisposizione al valutare una cosa, attraverso la lente ottica con-formata all’espressione dualistica delle connessioni artificiali e morali della società eguale.

L’espressione “termine di paragone”, per fare un esempio, contiene -in esso e a se stante- un altra delle artificialità presenti nell’idea “assolutamente vera” della vita e della visione delle cose, perché porta al generalizzare l’esperienza vissuta, in un’ottica di ottimizzazione e su un piano orizzontale.

Paragonare una cosa a un’altra, è convergere l’esperienza di un certo tipo in un sistema generale dell’essere che vive e respira su questo mondo morto.
Anche dire, “non è paragonabile”, afferma il paragone.

Attenzione, rispetto a chi pensa di fare del relativo un assoluto di una verità, la mia esperienza è vita e morte- della contraddizione.

L’ho già affermato altrove, la contraddizione,vive di vita propria, solo se gli si da la catena per essere promossa a valore, che insinua un esperienza vissuta da un Individuo.

Non solo per me non esiste una “verità” come si intende,ma in/esiste la contraddizione, che torna a essere un convergere un idea in uno sfondo di asserzione che assicura al fattore agente- la “parola”-un assoluta “tranquillità” e una predisposizione a rendere ottimale, un rapporto di in-contro – e eventuale scontro- tra due Individui.

L’Individuo narcisista ammazza e sprona nello spezzare la catena di comando, insita nella pro-posizione esclamativa “siamo simili!”.

Il Narcisista e Nichilista, e specificatamente Terrorista, non valuta nulla che sia il valore dettagliato da un esclamazione, più che un enunciazione di similitudine.
Il simile in un Attentato, rimane appeso a un gerundio temporale, che in/esiste, nel momento che le fibre della Volontà Nichilistica, spezzano definitivamente le catene della consequenzialità del-la società eguale, all’attimo dell’esplosione dell’ordigno.

Pensate, come ha scritto l’Affine di Sangue Mictlantepetli che gli ordigni delle Terroristiche ITS (Individualisti Tendenti al Selvaggio) esplodano solo in base a una reazione esotermica?

L’Attentato prodotto che esplode, l’ordigno che e-spande il suo alito di morte, il “tutto” che si e-spande e si disintegra in mille pezzi di Volontà Nichilistica, ha il suo Potere, nelle fibre e il sangue di chi Attenta, e non per una reazione stu-diata scientificamente.

Perché l’Individuo Narcisista, attanaglia e soffoca, il principio derivativo della coscienza, sprona se stesso, a oltrepassarlo, suda e freme, perde attimi e bagliori di lucidità compromessa dalla società in maniera materiale, e colpisce con Potenza Demoniaca il proprio Obiettivo Egoico, comprimendo e volendolo fare implodere, il prisma di valori inoculati nella crescita e con il tempo.

INDIVIDUALITÀ EMPATICA

L’individualità empatica, questo [E]ssere “altruista”, e tanto fottutamente egoista, sorridente in maniera languida. Naturalmente, come sopra, qua parliamo e affermo, l’idea empatica dell’attacco, o comunque dell’idea dell’attentato, o della relazione del tanto vituperato “indiscriminato”, rispetto a questi “gioielli” di semplicità, di solidarietà spicciola, di promiscuità canonica, che fanno le cose, senza voler godere degli effetti del loro attacco, senza dire “IO!”

Nel relazionarsi, in un contesto, di supposizione, di chi sia o possa essere “l’altro”, emerge, ne viene ricondotto, il modulare, il pensiero, che si muove attorno alle cose, come un qualcosa, da sottopor-re a esami, ricondurre il pensiero, a chi è accanto, anche se o forse senza, sentirne il valore, che la società da a un tipo di soggetti in particolare.

Non conoscendo, non avendolo mai visto, prima, o vedendolo all’improvviso per la prima volta, e dandogli l’impresso valore, conduce – porta l’individualità empatica, a rinchiudersi in un re-cinto, fatto di “certe” certezze, di immobilizzazione della visione primaria del proprio Ego, che ca-de nell’oblio del dimenticatoio, quando c’è da fa-re i “conti con la coscienza”. È qua che emerge l’individualità empatica, che non sente ragioni, anzi, ragiona e razionalizza a favore di un dato valorizzato, di una certezza costruita su un utopica legge della compensazione di se stessi, rispetto al “prossimo”.

E qua centrando il termine in questione, nell’attacco, questo empatico, cade nell’illusione, primaria di non volere colpire nessuno..

“Le persone che non c’entrano”, queste moltitudine che l’individualità empatica, farà fatica a riconoscere per strada, ma che secondo un valore promosso, a certezza, deve essere in Assoluto mo-do attuato, pena la caduta e l’esclusione dal proprio “milieu”.

Un attacco, la forza che si da a esso, un muoversi, non può essere -un pensare o avere un attitudine affettiva, verso qualcosa che non si conosce, che non si sa manco che faccia abbia, o che voglia e promuova nella sua misera esistenza.

L’attacco dell’individualità empatica, è un attacco che disistima l’affinità di sangue, che mette dietro di se, la Volontà Iconoclastica, e anche se distrugge, ricostruisce, il rapporto dell’Ente materiale della storia, e della vita, con il presupposto, che “l’altro”, possa avere le sue stesse sensazioni,o idee, o addirittura che si possa fare a meno di tutto questo, e abbracciarsi nell’idea che tutto sia l’uguale degli eguali.

L’individualità empatica, non valuta attraverso le innumerevoli percezioni e sensazioni, esperienze, ma su quello che è l’altro, il prossimo, anche se quest’ultimo, dovesse essere totalmente in disaccordo con un attentato.

Perciò un attentato, diventa lo svuotare di empatia, all’atto dell’agire, e si incarta pecora, attraverso i meandri dell’utopia, basata sulla sensazione che chi non “c’entra”, non c’entri vera-mente, secondo verità giusta e conformante alla regole di base che si sono date, ma: senza aver capito, che queste regole, sono solo la continuazione e la prevaricazione di chi, l’individuo empatico, combatte.

IO NICEVSCINA!

DALLE «BATTERIE» AI SICARI POLITICI: QUEL CANE SCIOLTO* DI ABBRUCIATI

La storia della Banda della Magliana, qualunque cosa se ne dica, affascina e ha affascinato centinaia di persone non solo a Roma, ma anche in altri luoghi. A Roma dopo l’uscita del libro-romanzo “Romanzo criminale”, (pensate scritto da un giudice che pero, nelle righe vergate, in quel momento, assomigliava più ai criminali della Banda che a uno che pensa in maniera giuridica), ci furono innumerevoli negozi che stamparono magliette con i volti dei componenti del gruppo criminale-mafioso. Questo per dire, che la società civile e le regole morali, non valgono una ceppa di cazzo di niente, dato che è molto più affascinante il crimine amorale. Noi, oltrepassiamo tutto questo, al di là del bene e del male, è come abbiamo già scritto, per Stirner, utilizziamo a nostro piacimento, pezzi dell’attività criminale di suddetta Banda. Noi siamo Criminali e Terroristi Amorali, e cosi sia; riteniamo che progetti malavitosi come quelli della Banda della Magliana, siano validissimi, anche se molto in grande (come numero di affiliati), rispetto ai gruppuscoli Terroristici Misantropici, di cui facciamo orgogliosamente parte. Lo spaccio di droga non ci interessa, ma perché se siamo amorali e estremisti, “dovremo fare le pulci” ad altri malavitosi e criminali, che come noi, si staccano dal mondo dei normaloidi e vogliono continuare a delinquere? Occhio, i componenti della Banda, non erano degli spacciatori “sine qua non”, ma anche assassini e terroristi, che hanno usato l’esplosivo plastico come l’incendio indiscriminato, come l’assassinio diretto ma anche trasversale (contro alcuni parenti dei pentiti). D’altra parte ci interessa anche il passato dei componenti della Banda, quello più informale, come le “batterie dei rapinatori”, ma questa non è una scusa, sappiatelo. Qua sotto riportiamo un frammento di uno dei componenti della Banda, uno dei Capi riconosciuti, vissuto e morto come criminale. Per chi dovesse riprovarsi di tutto questo, immaginiamo alcuni idealisti, siamo a conoscenza, che non è bello, che in certi cortei, si faccia esclamare a quelli che si considerano dei fratelli, “Allahu Akbar “, per poi dire di odiare lo “stato islamico”, o affermare di essere atei. È lo si faccia fare, perché senno “non tutte le ciambelle vengono con il buco”.

Dunque, ad ognuno il suo…

Ex Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

* per cane sciolto, si intende, un individuo inserito in un giro criminale, anche organizzato, ma senza nessun vincolo organico preciso.

Nato nel 1944 a Roma, nel quartiere Trionfale, Danilo Abbruciati cresce a Primavalle, dove s’è trasferita l’intera famiglia. Sulle orme del padre Otello detto «er Moro» per la sua carnagione scura, campione italiano dei pesi piuma e leggeri, si cimenta nell’arte del pugilato. Ma, per mancanza vuoi di rigore vuoi di perfezione nella pratica, abbandona ben presto la disciplina, per intraprendere la carriera criminale. Appena maggiorenne, infatti, comincia a frequentare un gruppo di ragazzi della Roma bene coi quali dà vita ad una vera e propria «batteria», denominata dalla stampa «Gang dei Camaleonti», specializzatasi, a metà degli Anni ’60, in furti nelle abitazioni dei quartieri ricchi. È così che rimediò la prima condanna a quattro anni.

Denunciato, l’anno precedente, dalla moglie, Claudia De Cristofaris, per lesioni, maltrattamenti e sequestro di persona, nel 1972 è già un rapinatore di successo: alla fine di quell’anno, a riprova dell’avvenuto salto di qualità, ne viene segnalata la presenza a Pescara, in compagnia di Maurizio Massaria, Ernesto Diotallevi e Carlo Faiella. Disgrazia vuole, però, che quest’ultimo, alcuni giorni dopo, venga ucciso a Roma, proprio dopo un incontro con lui e con Ernesto Diotallevi, al bar «Catene» della Garbatella. Questo incidente, però, non ne interrompe l’ascesa: conosciuto in carcere il boss della malavita meneghina Francis Turatello, mette a frutto la solida amicizia con lui per entrare in contatto con la gang di Maffeo Bellicini, Albert Bergamelli e Jacques Berenguer. Abbandonate allora le rapine, è attivissimo, in particolare, ma non solo, nel settore dei sequestri di persona. Ma la sua vita non è tutta rose e fiori, a causa del suo diretto coinvolgimento in talune di quelle «guerre» che sovente squassano, senza apparente motivo, il corpaccione della mala capitolina. Banali le ragioni del dissidio che, nel ’76, lo contrappone a Roberto Belardinelli, detto «Bebo», ma cruenti gli esiti: come ha spiegato Fabiola Moretti, una fra le molte «pupe» di Abbruciati, «due (… ) le bombe, una al ristorante Sabatini e una al locale notturno La Prugna»: la prima viene disinnescata; la seconda, invece, esplode. «Bebo Belardinelli», ha raccontato ancora la donna, «sparò raffiche di mitra contro le auto parcheggiate in via dei Ponziani; sequestrò, quindi, Oscaretto Meschino, per farsi dire, a suon di botte, dove potesse trovare Danilo»; e finalmente, «una mattina che Danilo doveva incontrare Umbertino Cappellari sulla via del Mare, Belardinelli si trovò sul posto e lo uccise, sotto gli occhi del figlio Pino, tossicodipendente», ma, conclude il suo racconto la Moretti, «per sua fortuna Danilo era arrivato in ritardo all’appuntamento».

Contemporaneamente a questa «guerra», nella quale Fernando Garofalo detto «Ciambellone» e Nando il Pirata, due compari, ha spiegato sempre l’informatissima Moretti, che «steccavano con lui, ma non partecipavano alle rapine, accampando dei pretesti: ogni volta avevano la febbre o il raffreddore», Danilo Abbruciati ebbe uno «scontro» anche con Massimo Barbieri, il quale, mancandogli di «rispetto», ha organizzato un’orgia con la madre di sua figlia Danila e con la sorella: «er Baffo» lo convoca e, mentre sono in macchina, il Barbieri alla guida, tenta di ucciderlo sparandogli; l’arma, però, s’inceppa e deve ripiegare su un pestaggio selvaggio col calcio della pistola. A causa delle lesioni riportate, particolarmente gravi per essersi l’auto schiantata contro un albero, Massimo Barbieri, se ne resta rintanato in casa per un mese a leccarsi le ferite, mentre gli lievitano dentro rancore e frustrazione per l’affronto patito. Così, una sera che er Baffo si sta recando a Campo di Mare, dov’è in vacanza la figlia Danila, la sua auto viene affiancata da una moto, condotta proprio da Massimo Barbieri e con a bordo Gianfranco Casilino, il quale gli esplode contro alcuni colpi d’arma da fuoco; un proiettile, trattenuto dalle ossa craniche, all’altezza della tempia sinistra, lo attinge alla testa. Intenzionato a farlo soltanto dopo che avrà trovato Barbieri e regolato i conti con lui, Danilo Abbruciati ne rinvia la rimozione; a causa, tuttavia, prima dell’omicidio di Ettore Tabarrani e quindi del suo arresto, avvenuto nel 1978, a seguito delle dichiarazioni di Roberto Cavaniglia detto «Canarino», per i sequestri di persona, la pallottola resterà dov’è.

Tornato libero nel luglio del 1979, Danilo Abbruciati trova una situazione di gran fermento: la Banda della Magliana sta, mano a mano, acquisendo il controllo dei traffici illeciti della capitale e, per dirla con Maurizio Abbatino, il boss Abbruciati è ormai un «cane sciolto», senza legami con alcun gruppo in particolare e senza problemi economici di alcun genere; è soltanto per restare nel giro che conta che, insieme al suo «tirapiedi» Paolo Frau, gravita nell’orbita di Enrico «Renatino» De Pedis. All’inizio si dedica di tanto in tanto a qualche colpo, limitandosi magari a fornire delle «dritte»; ma, quando Renatino, Raffaele Pernasetti detto «er Palletta» ed Ettore Maragnoli entrano a far parte, grazie a Franco Giuseppucci, del sodalizio, anche lui viene cooptato nella Banda e vi inocula il seme della dissoluzione. A ragione dei suoi trascorsi malavitosi, avvalendosi anche delle numerose conoscenze fatte in carcere tra i comuni, i mafiosi e i politici, una volta entrato a far parte della Banda della Magliana, Abbruciati la strumentalizza ai suoi personali vantaggi: tiene sostanzialmente per sé le proprie «conoscenze», si interessa di edilizia, commercio di auto, finanza, rispetto ai quali i traffici criminali rappresentano la principale, se non unica, fonte di finanziamento, e di questi traffici fa partecipi soltanto i «testaccini», appartenenti alla cerchia di Renatino, i quali, ben presto, acquisiscono un consistente patrimonio mobiliare, societario e immobiliare, che si cumula ai proventi della precedente attività di «strozzinaggio». A causa di questa asimmetrica opulenza, i «testaccini» diventano insofferenti alle regole solidaristiche della Banda, e questo provoca una certa diffidenza nei loro confronti, destinata ad acuirsi e a sfociare in veri e propri propositi di vendetta, specie dopo l’uccisione di Franco Giuseppucci detto «er negro», ad opera dei Proietti.

A causa della «guerra» contro costoro, a cui tutti i sodali si sentono parimenti obbligati, passa in secondo piano la resa dei conti interna, che è rimandata sino a che un altro evento traumatico non la innescherà di nuovo.

Milano, via Oldofredi 2, ore 8.05 del 27 aprile 1982. Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano esce di casa. «Stia attento ragioniere», l’avverte la portinaia, «ci sono due tipi strani, fermi qua davanti da mezz’ora». Una veloce occhiata scioglie ogni preoccupazione: i due «tipi» sembra siano spariti e, come tutte le mattine, l’Alfetta 2000 blu della banca con i vetri blindati è parcheggiata all’angolo con via Pola; l’autista Giovanni Fattorello, come al solito, mentre attende scambia qualche battuta con la guardia giurata di servizio alla porta dell’agenzia numero 18 del Banco, situata nella stessa palazzina dove egli abita con la famiglia.

Passano, però, pochi secondi e sbuca da via Pola una moto di grossa cilindrata, con in sella due uomini. Il passeggero, cappotto color cammello, completo di grisaglia inglese e camicia di seta azzurra, scende e si fa davanti a Rosone, con in pugno una Beretta calibro 7,65. Preme una prima volta il grilletto, ma l’arma s’inceppa e Rosone ne approfitta per scappare; al secondo tentativo ferisce la vittima ad una gamba e si dà alla fuga sulla moto condotta dal complice. La guardia giurata spara in rapida cinque colpi con la sua 357 Magnum.

Due proiettili centrano il sicario al collo e alla testa. Il ferito cerca di aggrapparsi al conducente della moto, gli mancano le forze e scivola esanime sull’asfalto. In apertura del telegiornale dell’ora di pranzo, mentre scorrono le immagini di un cadavere a terra coperto da un lenzuolo insanguinato, la voce del giornalista spiega che quella mattina è finita la corsa di Danilo Abbruciati. Agli investigatori non sfugge la singolarità del fatto che ad eseguire un «lavoro» solitamente affidato ad un gregario, sia stato chiamato un uomo come «er Baffo», ormai arricchito dal traffico di droga, «un giro calcolato, al lordo, da un miliardo al giorno» e che aveva raggiunto quei simboli di prestigio che ne facevano un boss del crimine organizzato. Non minori le perplessità dei sodali della Banda: ignorando tutto dell’operazione in cui è morto er Baffo, Maurizio Abbatino chiede «spiegazioni» a Enrico De Pedis e a Raffaele Pernasetti i quali gli riferiscono «di aver a loro volta appreso da Ernesto Diotallevi che, per suo tramite, l’Abbruciati aveva ricevuto 50 milioni per eseguire l’attentato». I due non gli forniscono «ulteriori particolari», dicendo che Abbruciati ha agito anche «a loro insaputa». La risposta al perché Danilo sia salito dietro quella moto, Abbatino la rinviene nell’inconfessata esigenza dei «testaccini» di «accontentare un committente di riguardo», tenendo gli altri all’oscuro della relativa operazione, che comunque li compromette tutti: ce n’è abbastanza, insomma, perché sia considerato ormai definitivamente dissolto il rapporto di fiducia che ha sin qui cementato l’organizzazione e si proceda, finalmente, al sanguinoso regolamento dei conti, per troppo tempo rimandato.

LA RAZZA UMANA CHE SANGUINA..(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Caos il vuoto primordiale
una specie di gorgo buio che risucchia
ogni cosa in un abisso senza fine
paragonabile a una nera gola spalancata”

Discendo nell’abisso dove le virtù e la lealtà non esistono

Discendo, sapendo di poter scalare solo su rocce acuminate

Lo voglio? Voglio sentire il dolore, voglio strisciare con il mio corpo e ferirmi

Voglio ferirmi, facendo sanguinare la razza umana

Nella caverna dei miei desideri, la razza umana deve perire

Perisci, dentro il vuoto, in fondo a un buco indistinguibile

Perisci, cadi dentro una fossa, riempi il buco, dove è nascosto un segreto

Io lo conosco, noi lo sappiamo, siamo a conoscenza di questo segreto nascosto

Il rifugio della coscienza, ora è rivelato, la tana in fondo all’esistenza, ora si vede chiaramente, il nascondiglio, che si pretende essere sicuro, è aperto come il vaso di pandora

Ho fatto breccia, sono dentro un varco, tutto è un vortice, implode ed esplodono stelle decadenti, si è formato un cratere, dove punte acuminate, vogliono ferirmi

Io voglio essere ferito? Si voglio essere ferito, penetrato da una lama misantropica, voglio sentire il pungolare della fine della magnificenza

Io voglio ferire? Si, voglio ferire, la coscienza, voglio conquistare e penetrare dentro una fenditura, che si riempie di vanagloria, di speranze ferme e artefatte, voglio colpire al cuore dell’umanità

La razza umana deve sanguinare, deve essere colpita al fondo della propria esistenza, voglio la caduta della società, il fragore delle esplosioni, la passività che penetra mostruosi e prominenti desideri di distruzione

Agognare, alla distruzione della razza umana, sentire, lo sentiamo, siamo pronti, deve cadere, deve emergere un distopico estendersi di fiamme e fumo

Incendi devastanti, corrono, e corroborano la caduta in vuoto vacuo, oscuro e inesplorato

Terrore sconvolgente che divide, e fende, artiglia l’aria che respira l’uomo

Nubi che incubano mostri, che vogliono voracemente, nutrirsi di una chimera

Cataclisma che spinge il catalettico e la condizione di afflizione, verso l’eccitarsi di azioni eversive, che non hanno nessuna sponda idealistica

Dove siete, vi nascondete, dove vi situate, lo sapete, in che modo, volete affrontare, una magnifica cacotopia?

Un futuro senza futuro, schizzi di lucidità, che esplodono al contatto con il rimbombo delle armi, lampi che si estinguono al contatto con l’esistenza, che ora è un rifugio mal riposto.

Una crepa, una esaltante crepa dell’esistente, si sta aprendo, lentamente, non c’è più un nascondiglio, l’orizzonte scruta una marea dalle vastità abissali, e questa crepa si apre, si estende, sta erodendo, sta rompendo, sta aprendo uno spiraglio, dove il male penetra il bene, e tutto è oltrepassato

L’incrinarsi, che nessuno crede essere qualcosa di così significativo, affonda dentro il rivestimento dell’uomo, e dell’umanità, un colpo e una fiamma, fanno esplodere un odio anti-umano, la misantopica avanzata della distruzione

La razza umana deve sanguinare, l’uroboro in un ciclo infinito da infiniti volti, si sta mangiando la coda, siamo pronti, il buco che si è aperto, ha un destino in fondo a esso: la fine, la caduta, un tonfo sordo e straziante

Il negativo penetra, e fonde speranze e attese, nessuno augurio per la pace, la guerra macina e muove, strascica i piedi, di chi ha accettato, di combattere e morire per il proprio progetto egotistico

Cacòs e topos tra l’esistere e l’inesistere, siamo pronti, volgiamo, e ci muoviamo, lo vogliamo, percorriamo una strada fatta di margini e distacco, rifiutiamo il limbo dell’idealismo, continuiamo a propagare il caos e il terrore

Cacòs e topos dentro il vivere e il sussistere, tutto è finito, per voi è finita, incubi che chiariscono un attesa, stiamo percorrendo il sentiero che non è più margine, ma potenza e intensità, la pazzia misantropica

Schizo

(MESSICO) SETTIMA INTERVISTA ALLE ITS

Ricevo e pubblico:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/mexico-septima-entrevista-a-its/

I compas affini della “Uroboro Silvestre”, ci hanno, inaspettatamente, mandato la traduzione della settima intervista, al gruppo Terroristico Eco-estremista delle ITS-Messico. In anteprima rispetto al laborioso lavoro di traduzione dei comunicati dello stesso gruppo. Un intervista, che è di profondo interesse, perché, specifica, temi e attentati, scomodi ed estremisti, che danno parecchio fastidio e irritazione, alla nuova scena idealista. Noi, sempre in linea con quello che è affine, con quello che sprigiona potere distruttivo, con quello che non ha paura di “rompere le uova nel paniere”, lo pubblichiamo, e lo dichiariamo apertamente: abbiamo le palle, e l’attitudine, per pubblicare tale materiale, non ci nascondiamo “dietro un dito”, ma lo pubblichiamo anche con passione Terrorista, sappiamo, che tutti quanti Noi, aneliamo alla caduta della società morale, alla sua distruzione, e allo scatenamento del Kaos Distruttivo, che porrà un conflitto dalle immense proporzioni, senza compensazione di leggi morali, che possano fermare un “prossimo” bagno di sangue amorale e anti-politico…il nemico è il nemico della mia Unicità e il “Tutto è permesso”, è sangue che cola sulle nostre Armi personali..

Ghen

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Questa intervista ha avuto risposta nel 2017 alla giornalista Laura Castellanos e in parte pubblicata nel suo libro “Cronaca di un paese furtivo” nell’ottobre 2018.
Ora viene pubblicato integralmente.
Inviato alla mail.

1) Quando ho fatto l’intervista nel 2011, il vostro obiettivo era agire con sabotaggi contro gli scienziati delle nanotecnologie, perché erano gli innovatori dello sviluppo Tecno-industriale, Ora perché avete iniziato ad attaccare anche i cittadini comuni? Perché non i potenti che prendono le decisioni che hanno creato il caos e la distruzione in questa civilizzazione? La gente comune viene attaccata perché è più facile farlo, e ci sono meno rischi?

Per iniziare, su questa intervista, vogliamo sottolineare che non ci hai mai intervistato, chi hai intervistato era un impostore, che si è coperto con il nostro “lavoro” più recente in quel momento (l’attentato Tec de Monterrey dell’agosto 2011), per ottenere la fama di altri; questo per essere chiari.

Chiarito questo, andiamo a rispondere. Come dici tu, dal 2011 ad oggi i nostri obiettivi si sono ampliati, siamo passati dall’attaccare centri di innovazione tecnologica, ad avere come obiettivo la popolazione e i civili.

Questo per una ragione specifica: perché la nostra guerra contro la civilizzazione è TOTALE; è molto riduzionista dire che “i potenti prendono le decisioni che hanno originato il caos e la distruzione in questa civilizzazione”; come hai scritto nella domanda 1. Ricordiamo che i “potenti” non sono la stessa civilizzazione, non rappresentano pienamente i valori civilizzati, sono anche rappresentati dalla società in generale, dall’umile lavoratore alle grandi società di innovazione scientifica.

La civilizzazione in quanto tale non è solo l’accumulo di grandi aziende che devastano la Terra, ma è anche l’infrastruttura che mantiene le città vive e l’urbanizzazione invasiva. La civilizzazione non sono le centinaia di scienziati che abbiamo in Messico, è che si dedicano alla nanotecnologia, ma sono anche le persone che camminano come automi apatici e senz’anima, è che alimentano il massiccio consumo e la moralità che sostiene la civilizzazione.

Proprio come nell’antica Roma la civilizzazione non era solo Cesare, nell’antica Grecia la civilizzazione non era solo il colosseo e le grandi costruzioni, nella Grande Tenochtitlan la civilizzazione, non erano solo i tlatoani che guidavano i cittadini, cosa che accade attualmente; chiunque affermi che i “potenti” sono da biasimare per tutto il caos della civilizzazione, sta commettendo un grosso errore, e dovrebbe considerare più seriamente la realtà che impera in questa era.

Per molto tempo il discorso “anti-civilizzazione” e “anarco-primitivista” ha dichiarato guerra alla civilizzazione, ma questi gruppi si sono limitati solo blandamente, all’attacco della proprietà privata. ITS non si limita a tutto questo, vogliamo scatenare una guerra contro la civilizzazione, è questa deve essere totale, attentare contro le grandi imprese, che distruggono la Terra e attaccare la società, che fa parte di tutto questo, perché nessuno è innocente, siamo tutti colpevoli.

Noi odiamo immensamente la civilizzazione, amiamo il selvaggio e, proprio perché amiamo questo, attacchiamo la civilizzazione senza alcuna compassione.

Come avrete letto, ci consideriamo anti-classisti, cioè non prendiamo in considerazione le classi sociali per attaccare i nostri obiettivi, non abbiamo nemmeno linee guida politiche, siamo anti-politici apertamente scorretti, quindi attacchiamo sia i “potenti” che quelli che sono i lavoratori.

Apparentemente si pensa, che ci dedichiamo esclusivamente ad attaccare i civili, ma no, è chiaro, come quest’anno, dove a gennaio uno dei gruppi delle ITS in Cile ha attaccato con successo uno dei capi più importanti di Codelco, la compagnia mineraria più importante al mondo, per quanto riguarda il saccheggio del rame; d’altra parte, a luglio, un lavoratore è stato gravemente ferito dopo aver aperto, un pacco-bomba, trovato in una chiesa a Lindavista, e anche se il lavoratore non era l’obiettivo iniziale, ma i religiosi che si nascondono nei templi cattolici della bruttura, le ITS non hanno mostrato alcun rimorso per questo atto.

Ciò che vogliamo chiarire, rispetto a sopra, è che tutto ciò che rappresenta la civilizzazione, il progresso umano, l’artificialità, ecc., è e sarà attaccato con ferocia, indipendentemente dalle condizioni sociali, il genere, i confini, gli idiomi, ecc.

E sì, è abbastanza facile attaccare i civili ma anche, in realtà, è abbastanza facile mandare una bomba diretta a un bersaglio abbiente; quindi non ci affidiamo alla facilità degli obiettivi da attaccare ma al ruolo che svolgono all’interno della civilizzazione stessa. Vogliamo vedere bruciare tutto completamente, vogliamo essere parte del caos che prende il sopravvento sulla civilizzazione, in attimi gloriosi, vogliamo godere del dolore umano, e osservarli agonizzare.

Molti certamente non lo capiscono, specialmente quelli che non si liberano della “coscienza sociale”, sembra inaccettabile che esistiamo, parliamo in questo modo e che facciamo le cose che diciamo, per quelle persone rimaste con il discorso classista di due secoli fa, i giustizieri di sinistra di un tempo; non si rendono conto che questa era è finita, è che, con i mutamenti estremisti, il contesto attuale chiede a gran voce risposte estremiste.

2) Dite che avete ucciso Lesvy Berlin Osorio ma l’ufficio del Procuratore della capitale, assicura che è stato il fidanzato, mostrando immagini video in cui il fidanzato la colpisce con la catena del cane. Il ragazzo è affine a voi? O ha supposto che lo ha fatto in maniera affine, e poi si è resto conto dell’errore?

Chiunque abbia un po’ di cervello, e vive in Messico, arriva alla conclusione, che la Procura è uno dei maggiori produttori di prove in questo paese (insieme a PGR, Cisen, ecc.); molti sanno che è così. Il video in cui si suppone che la donna in questione sia stata uccisa non è completo (come hai detto tu), manca un po’ di luce e chiarezza, per dire con certezza che il ragazzo ha agito, quindi non si può terminare affermando che il fidanzato è stato responsabile e che le ITS hanno mentito. In questo video si vede che il fidanzato discute e combatte con essa, e dopo la lascia da SOLA, e no, il fidanzato non è affine o fa parte delle ITS.

Suppongo che per essere un giornalista e avere accesso a diverse fonti di informazione (come nel caso dell’avvocato in questo caso e dei suoi conoscenti), tu abbia, già visto i video della CU; quel materiale è “esclusivo” anche se alcuni corrispondenti della Revista Proceso hanno pubblicato, quello che segue nella versione stampata numero 2125:

“Con il materiale audiovisivo fornito dall’UNAM, l’ufficio della procura della capitale è stato in grado di ricostruire quello che è successo quando la coppia e il loro cane, sono andati via, apparentemente calmi, verso casa. Qualche minuto dopo verso le ore 04:00, prima di passare attraverso l’Istituto di Ingegneria, entrambi si sono fermati, e hanno iniziato ad agitarsi, come se stessero discutendo.

Jorge Luis alza la catena del cane e nell’immagine non si riesce a distinguere, se in modo certo colpisce la sua compagna, anche se risulta dalla necroscopia, il comparire di due recenti ferite alla testa. [Non è possibile concludere che siano state fatte dalla catena].

Poi Jorge Luis afferra Lesvy con le braccia all’altezza del collo [Ma non la strangola]. La ragazza riesce a scappare, e invece di allontanarsi, lo abbraccia e mette la testa all’altezza del petto, ma che esso, spinge via. Pochi secondi dopo Jorge Luis si allontana a passo spedito e Lesvy lo segue. Alle ore 04:18 entrambi si fermano di nuovo vicino a una cabina telefonica, a 30 metri dall’Istituto di Ingegneria. Ma quando si vede Lesvy avvicinarsi a Jorge, la telecamera di videosorveglianza che ha focalizzato la scena, si sposta inspiegabilmente in un’altra direzione.

È proprio il momento in cui Lesvy viene strangolata, dal cavo della cabina telefonica Telmex.

Dopo questo incidente, alle ore 04:20, Lesvy non appare più nelle registrazioni video. Ma solo Jorge Luis e il suo cane. L’ex studente universitario cammina verso l’uscita di CU con la testa bassa e le mani in tasca. In un attimo, torna indietro, fissa con lo sguardo il luogo in cui ha lasciato la sua ragazza e poi prende a calci il suo cane. “

“Il corpo di Lesvy viene trovato alle ore 5:50 di mercoledì 3 maggio dalla lavoratrice dell’università, Esperanza Sánchez Hernández, che immediatamente informa il suo compagno Juan Andrés Sánchez Andrade. Entrambi vanno verso la cabina telefonica dove si trova il cadavere e quando capiscono, che ha la cornetta attaccata al collo e che non respira, riferiscono dell’incidente al Pronto Soccorso Centrale dell’UNAM. ”

In questa parte del rapporto riprodotto c’è un aspetto curioso, i giornalisti suggeriscono che alle 4:18, nell’istante in cui la telecamera gira su un altro lato, quello è il momento preciso in cui la donna viene strangolata, e muore, ma come si sa questo? Le prove forensi post mortem conoscono l’ora e i minuti esatti in cui una persona muore?

Non è vero? Cosa è successo nel lasso di tempo dalle 4:18 (quando la telecamera si muove) alle 5:50 (quando la lavoratrice trova il corpo)? Non è possibile che in 1 ora e 32 minuti qualcuno l’abbia uccisa? Tuttavia, tutti possono pensare ciò che vogliono in questo caso, sappiamo cosa abbiamo fatto, se la maggioranza pensa che il fidanzato l’ha uccisa e che mentiamo, che continuino a pensarlo, a noi non importa, basta che non strepitino, quando agiremo di nuovo e allo stesso modo.

Quello che possiamo dire è che quel giorno, uno dei nostri membri ha osservato la donna nella CU da sola e applicandogli una chiave di sottomissione l’ha soffocata fino alla morte, lasciandola legata al telefono, con la catena che l’uccisa portava quel giorno, un lavoro facile quando il bersaglio è una drogata. Dopo averlo espresso, chiederesti, ma perché proprio lei?

Bene, ricordiamo il contesto, nel giugno 2016 un altro membro delle ITS, ha ucciso con una pugnalata diretta, il capo degli uffici della Facoltà di Chimica dell’UNAM, ancora nella Città Universitaria. In quell’occasione il comunicato disse che il terrore si sarebbe manifestato nella stessa università, e che non avremmo permesso a nessuno all’interno della culla del progresso di camminare sicuro o protetto, e che infine non stavamo scherzando.

L’UNAM come altre università (pubbliche o private) è una delle più grandi culle del progresso in America Latina, dove si coordinano le menti che tendono al progresso umano civilizzato e alla conseguente devastazione del Selvaggio e l’avanzamento della artificialità. Questo è il motivo, del perché è stata attaccata, la sua storia è stata macchiata di sangue, è stata tinta di nero quando abbiamo compiuto questi due omicidi, non importa tanto che le nostre vittime, erano un lavoratore e un’ex-universitaria, l’importante è generare il Caos, che il Terrore prenda il sopravvento su questi tipi di luoghi in cui tutto ciò che odiamo è presente.

Quindi, se dobbiamo uccidere studenti, lavoratori, semplici impiegati, insegnanti e rinomati ricercatori in UC, lo faremo, in modo che una delle più grandi culle del progresso e dei suoi membri sia immersa nell’insicurezza e nella paranoia.

Ricordiamo che prima di questo, nel 2011, abbiamo assassinato un rinomato ricercatore di biotecnologie, che ha lavorato proprio in uno degli istituti dell’UNAM a Morelos; nel maggio 2016 abbiamo ucciso uno studente di informatica dell’IPN a Iztacalco e nel febbraio di quest’anno, il 2017, abbiamo assassinato il vicerettore del Tec di Monterrey a Chihuahua. Vale a dire, che persiste la campagna delle ITS contro le università più importanti.

Tornando al caso della donna morta in CU, vogliamo sottolineare l’ipocrisia sociale che si è verificata intorno a questo caso così controverso, se è vero che la sua morte ha avuto un impatto mediatico di proporzioni considerevoli, questo non sarebbe stato possibile se questa stessa donna non fosse stata una ex-universitaria e non sarebbe nata morta in una delle culle del progresso, ma poiché il contesto si è sviluppato in situazioni specifiche, la sua morte è stata la causa scatenante per fare scendere in piazza i progressisti, come protesta contro i cosiddetti “femminicidi”.

Questo è il momento in cui è entrata in gioco la doppia morale e i complessi di inferiorità dei progressisti (ci riferiamo alle femministe) e della società stessa. Per caso il numero di uomini morti non è più alto delle donne in questo paese? Perché non hanno protestato, anche contro l’omicidio, del capo degli uffici della Facoltà di Chimica nel 2016? Forse perché era un semplice “uomo”?

La morte di una donna ha più valore di quella di un uomo ? Tutte queste domande sono lasciate come risposta, per quelle che contestano con irritanti grida dai peli colorati, che strillano così tanto per l’uguaglianza dei sessi, non notando che con le loro proteste per la morte di una donna, si rendono inferiori solo perché sono donne e, allo stesso tempo, tutto questo contribuisce alla vittimizzazione sociale a causa di problemi di genere; pensate un po ‘, è uno scherzo del cazzo!

Tutta questa fregatura del genere è spazzatura, noi vediamo l’umano non per il suo genere, o per il suo colore della pelle, o per i suoi costumi, ecc., Ma per la maledetta razza che rende e mantiene il Selvaggio soggiogato.

Per la morte di questa ragazza, abbiamo ricevuto molte critiche, critiche sterili che ci hanno fatto solo ridere rispetto al nostro fiero atteggiamento. L’ipocrisia di tutti quelli che ci hanno criticato è stata più evidente quando ci hanno condannato solo per la morte di questa donna in UC e non per la morte della coppia uccisa, all’inizio del Monte Tlaloc a Texcoco, pochi giorni prima dello strangolamento della tossica in questione. Abbiamo bucato la testa di un uomo e una donna, perché ci hanno condannati solo per la morte in CU e non per la morte di un’altra donna sul Monte Tlaloc? Solo perché l’omicidio non era in CU? I progressisti non hanno vergogna allora.

3) Ogni vita umana merita disprezzo? Se è così, la vita dei membri della tua famiglia merita il disprezzo? Li uccideresti? La vita dei tuoi affini merita il disprezzo? Li uccideresti? La vostra vita merita il disprezzo? Vi suicidereste?

TUTTA la vita umana merita il nostro disprezzo, e sì, uccideremmo la nostra famiglia se necessario. Da tempo ci siamo distaccati completamente dalla famiglia, da quel gruppo di estranei incontrati per “caso” (come diceva Nietzsche), perché anche i tuoi parenti sono capaci di consegnarti alla giustizia quando si rendono conto che sei un “mostro”.

Non vogliamo alcun nesso psico-affettivo che ci leghi a impegnarci in relazioni malsane, che si basano solo sull’ipocrisia consanguinea, è che ci causa una tremenda repulsione. Per quanto riguarda i nostri affini, per la loro condizione di esseri umani moderni come noi, meritano anch’essi il disprezzo, anche se siccome condividiamo lo stesso sentire, lo stesso odio, lo stesso amore, e per la loro unica essenza, in tal senso, meritano il nostro apprezzamento; vediamo in maniera separata “l’ essenza “e” l’umano “, e diamo più valore alla prima, in riferimento ai nostri complici.

In questo modo, il suicidio è una delle opzioni da prendere in considerazione per ogni membro delle ITS, cioè, preferiamo morire con le nostre stesse mani piuttosto che essere catturati da coloro che vogliono vederci in una cella o in condizioni aberranti.

Non vediamo la morte come qualcosa di “cattivo”, ma nemmeno come qualcosa di “buono”, è semplicemente un percorso che dobbiamo percorrere alla fine di un ciclo; abbracciare la morte come facevano i nostri antenati, è uno dei nostri più grandi desideri, sebbene, la nostra condizione di umani moderni non ha rimosso quella sensazione di voler morire per una causa più grande, per l’Ignoto, per l’Inumano, e non per avere una sorte da”martiri”, ma per incontrare i nostri antenati nell’inframondo, e per questo sappiamo che saranno felici del nostro giungere ad essi.

In ogni caso, sappiamo che dopo la nostra caduta, ci fonderemo con la Terra, con il Vento, con l’Acqua e con il Fuoco; quando la nostra schifosa umanità sarà trasformata in qualcosa di Indicibile, saremo parte del tutto e del nulla e continueremo dando Guerra con le forze incommensurabili della Natura Selvaggia; e così sia.

4) Sull’ultimo scambio epistolare con i vecchi insurrezionalisti. È una dichiarazione di guerra reciproca? Attenterete contro di essi? Avere paura di essi? Pensi che vi attaccheranno?

Sappiamo che il tuo lavoro di giornalista è quello di polemizzare certe situazioni, e di più quando si tratta di gruppi clandestini, ma anche così rispondiamo alla tua domanda: Pensiamo che la persona che ha scritto quel comunicato volesse solo scaricare la propria frustrazione e il suo disappunto, per prendere la nostra strada e lasciare il gregge anarchico, poiché non crediamo che lui possa fare qualcosa contro di noi.

Il nostro comunicato in risposta alla merda versata da “questi” vecchi gruppi insurrezionali non è una dichiarazione di guerra, né tanto meno, li stiamo cercando, né ci preoccupano le loro sterili chiacchiere, sebbene se dovessimo scoprire che ci stanno dando la caccia, non staremmo a braccia conserte ne porgeremo l’altra guancia, questo deve essere chiaro.

Tutti possono dire quello che vogliono degli altri, tutti possono riversare la loro bile scrivendo cose contro l’eco-estremismo, ognuno farà ciò che gli conviene, anche se dobbiamo dire che sia alla persona che ha scritto quel comunicato, sia a noi, non conviene “sterminarci” l’un l’altro, questo è da capire…

In realtà, quel comunicato infamante di presunti ex membri dei gruppi insurrezionali è servito molto perché la campagna contro di noi continuasse, ora il signor Scott Campbell (che è solo uno pseudonimo di una donna, dato che sappiamo dove vive) ha pubblicato qualche altro testo dove ci condanna ancora; in verità se i progressisti non hanno oculatezza, e seguono lo stesso modo di fare, che si attengano alle stesse conseguenze.

A questo proposito, sappiamo che ci sono alcune persone che ci cercano negli ambienti anarchici come se fossimo ancora lì presenti, e se un giorno ci troveranno speriamo che abbiano abbastanza palle / ovaie per ucciderci, perché non siamo quelli che in uno scontro feriscono e basta. Siate sempre preparati, ragazzi, dato che i membri delle ITS non girano disarmati o con la guardia bassa!

5) Nel 2011 ho intervistato uno dei vostri fondatori. Poi lui, senza menzionare me e il giornale in cui ho pubblicato l’informazione, ha negato di aver concesso un’intervista alla stampa borghese. Ora avete rilasciato interviste alla rivista Siempre e a Ciro Gómez Leyva di Radio Fórmula, cosa vi ha spinti a cambiare improvvisamente la vostra posizione?

Ripetiamo ancora, quel languido personaggio che hai intervistato nel 2011 non era un membro delle ITS, era un membro del Fronte di Liberazione della Terra (FLT o ELF), ma non è mai stato o è stato un membro del nostro gruppo e non sappiamo dove ha saputo di essere “uno dei nostri fondatori”, anche se alla fine tutto questo ci ha alquanto divertito.

Attenzione, occhio a questo, ci sono molte persone che dicono di conoscerci, o che dicono di essere membri del nostro gruppo ermetico, per ottenere fama in certi circoli sociali: questo è una cosa completamente falsa; pensi che qualcuno dei nostri membri rischierebbe di dire di far parte delle ITS ai parenti o agli estranei, e quindi mettere in pericolo anni investiti in questo progetto criminale?

Ora, vale la pena notare che dal 2011 fino ad oggi, MOLTE delle nostre posizioni sono cambiate radicalmente, e di questo vi siete resi conto; compreso quello di rispondere alle domande dei mass media. A questo proposito, usiamo qualsiasi mezzo di comunicazione per generare propaganda, perché questo agisce in affinità alle nostre strategie egoiche come gruppo. A differenza dei gruppi di sinistra o di destra che rifiutano categoricamente di comunicare con la maggior parte dei giornalisti dei media tradizionali, ITS non si preoccupa di questa moralità sinistrorsa e usa ogni mezzo per propagare il proprio discorso scomodo.

Come hai visto, ci consideriamo amorali, è per questo che molte cose per noi vanno bene: va bene allo stesso modo, attaccare proprietari o lavoratori, donne o uomini, dare interviste a media alternativi o massivi, ecc., spero che tu possa capirlo, se non è così, beh, non c’è altro modo, continua a mantenere la tua posizione di sinistrorso, necessaria per il 2018, anno in cui i progressisti brandiranno tutto ciò che non sembra “fascista”, difendendo con i denti e le unghie, la loro candidata indigena e il loro leader dell’opposizione protagonista, con un ritorno di risultati pari allo zero, come l’APPO nel 2007.

Chikomoztoc, Mexhico

29 di agosto 2017

Individualisti Tendenti al Selvaggio-Messico

RICORDANDO: (SONDRIO) ATTACCO INCENDIARIO ALLA CHIESA SI TEMONO I SATANISTI

A proposito di Pasqua…(ricordiamo che in questa zona, Sondrio/Varese, anni prima fu scoperta una cellula terrorista satanista e di assassini seriali chiamata giornalisticamente “Bestie di Satana”)

Gordona, 7 aprile 2012 – Un attentato incendiario ha colpito la chiesa di Santa Caterina al Castello, causando mediante delle bottiglie molotov la combustione di alcuni arredi presenti al suo interno, nel diabolico tentativo di provocare un incendio che raggiungesse la copertura in legno e cagionarne così la sua distruzione. Sulla notizia la comunità di Gordona e i Carabinieri della Stazione di Chiavenna hanno mantenuto sinora il più stretto riserbo considerata la gravità dell’atto doloso e nella speranza di acciuffare in tempi rapidi gli ignoti autori. Ad accorgersi per primo di questo scempio, che fortunatamente ha registrato danni contenuti, il sacerdote della parrocchia di San Martino don Enea Svanella che, dopo il rogo appiccato alla nona stazione della Via Crucis, segnalato da un passante, ha controllato la chiesa, trovandosi di fronte il triste scenario.

Da un’apertura presente sulla parete laterale di sinistra i malviventi hanno introdotto quattro bottiglie incendiarie, riempite con del cherosene, realizzando così degli ordigni rudimentale, in grado di esplodere e incendiare la chiesa. Il crimine messo in atto ai danni dell’antichissima chiesa (metà XIV secolo), posizionata sull’omonimo colle di Santa Caterina, al culmine del percorso della Via Crucis in un luogo lontano dal centro abitato, ha provocato la combustione di un tavolino in legno e alcuni banchi, annerendo i pavimenti e le pareti.

Sul luogo è intervenuto anche il Nucleo investigativo scientifico che ha provveduto agli accertamenti del caso e non sono state rinvenute tracce di scritte o simboli di rivendicazione. «Auspico che siano trovati al più presto i responsabili di questo vile gesto che offende la nostra comunità», ha affermato il parroco di Gordona, ancora visibilmente scosso per l’accaduto. E’ facile pensare che i due atti incendiari alla cappella e alla chiesa siano stati eseguiti nella stessa notte, tra lunedì e martedì, proprio all’inizio della Settimana Santa di Pasqua, approfittando della presenza di un cantiere, promosso dal Comune, per la realizzazione di un parapetto all’inizio della Via Crucis.

Solo pochi anni fa la chiesa di Santa Caterina aveva conosciuto il furto di una statua della Madonna e dell’antica campana, entrambe poi ritrovate in luoghi diversi della Valchiavenna. Nella giornata di ieri – venerdì Santo – alcuni volontari hanno effettuato una prima pulitura della Cappella incendiata e hanno provveduto a riparare la finestra e sistemare della segatura sulla pavimentazione della chiesa per facilitare una sua migliore pulizia. Nonostante il pomeriggio nuvoloso in molti hanno percorso la Via Crucis, condannando unanimemente gli episodi, per i quali si chiede ora di individuare e punire i colpevoli.

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