ESECUZIONI “SINTATTICHE” DI ÉLENCHOS

ELENCHOS

 

 

 

 

 

In questa serie di confutazioni si afferma l’impossibilità che la contraddizione sia posta come sintassi del discorso.

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ESECUZIONI “SEMANTICHE” DI ÉLENCHOS II

ELENCHOS SEM

 

 

 

 

 

*) Una seconda esecuzione del metodo elenctico, collegata con le conclusioni fin qui guadagnate, riguarda la coincidenza che, al rifiuto di accettare la determinatezza della parola, verrebbe a interessare essenza e accidente: il negatore del principio saldissimo, sarebbe costretto a sopprimere l’essenza, riducendola a puro accidente, e sopprimendo così la possibilità di ogni predicazione.

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ESECUZIONI “SEMANTICHE” DI ÉLENCHOS

 ELENCHOS SEM

 

Aristotele, dunque, mette all’opera il movimento elenctico per difendere il principio più saldo di tutti, quello che, con termini moderni, nominiamo “principio di non contraddizione”. Quello del principio saldissimo è un caso notevole, uno dei principi primi dell’ontologia aristotelica.

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INTER-DIMENSIONALITÀ DELLA CONTRADDIZIONE

INTERDIMENSIONALITÀ DELLA CONTRADDIZIONE

 

 

 

 

 

La contraddizione performativa si configura come una violazione che abbiamo nominato inter-dimensionale: non è una contraddizione inter-proposizionale, comepotrebbe essere un errato procedimento sul piano apodittico; non è una contraddizione intra-proposizionale, ovvero interna alla dimensione locutoria di una stessa proposizione.

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ILLOCUTORIAMENTE

ILLOCUTORI

 

 

 

 

 

 

È, infatti, solo coinvolgendo la concretezza della comunicazione, nella sua struttura locutorio-illocutorio, che la contraddizione performativa può emergere. Come si diceva, al livello proposizionale, una tale contraddizione non è rilevabile; solo nella dimensione della asserzione essa si fa valere: essa, infatti, non dipende solo dalle parole che vengono enunciate o scritte, ma dipende anche da chi le enuncia o scrive e dal senso in cui l’autore del messaggio si riferisce a se stesso.

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LA PAROLA DEL DIVENIRE

ZARATHUSTRA

 

 

 

 

 

 

 

Nietzsche rileva come il problema fondamentale che assilla la grecità arcaica sia invece quello di riuscire a spiegare cause e modalità del divenire, dell’instabilità del movimento cosmico che tanto preoccupa gli uomini per la sua imprevedibilità, le trasformazioni che apporta alla vita, al mondo, alle persone, nella enigmatica alternanza di vita e morte, crescita e diminuzione, alternanza di giorno e notte, stagioni, fenomeni atmosferici e esistenziali. L’ansia di spiegazione accomuna in questo senso, come già rilevava Aristotele nel libro A della Metafisica, filosofia e mito, appaiati nell’esigenza di dar conto di come le cose avvengano, da dove traggano origine e, eventualmente, in quale direzione vadano.

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