LA (IR)REALTÀ ULTIMA DELL’ESISTENZA

L’aspetto nodale che allaccia tra loro il nichilismo – inteso come meontologia più che come logica storico-culturale della decadenza – e lo gnosticismo antico è il problema del male, nel suo nesso con la questione del nulla. Quello del male è all’origine un problema metafisico-teologico, ereditato secolarmente dalla Modernità filosofica.

Che cos’è il male dopotutto? Che cosa intendiamo quando ci avvaliamo di un tale termine? Più che definirlo, optiamo per la raccomandazione di Susan Neiman: se non è possibile definire teoreticamente una proprietà intrinseca del male, è tuttavia possibile rilevare «ciò che il male produce in noi. Se designare qualcosa come male significa indicare il modo in cui distrugge la nostra fiducia nel mondo, è questo effetto, più che la causa» che dovrà essere esaminato.

Dio è morto da tempo ormai e la teologia è stata superata dalla scienza moderna; ciononostante, l’umana sofferenza, fisica e psicologica, è ancora attuale, forse ancora più accentuata che in passato, visto che, in un mondo disincantato e assurdo, non è più possibile fare ricorso a quel sistema di valori tradizionali con i quali l’uomo aveva tentato di spiegare e persino di giustificare l’orrore della sofferenza indiscriminata – soprattutto quella dei bambini e di altri esseri senza colpa, se non totalmente innocenti. Senza Dio, la teodicea non ha più alcuna ragion d’essere. Per di più, se è insensato dire ormai (a meno che uno sia credente) che gli tsunami e i terremoti sono punizioni divine per i nostri supposti peccati e nefandezze, ciononostante ci troviamo ancora a fare i conti con il perdurare del male come effetto delle azioni dell’uomo. I genocidi e gli altri crimini contro l’umanità hanno agenti umani responsabili che possono essere identificati e puniti; le catastrofi naturali, no. Il mistero dell’iniquità, del quale parla San Paolo, non sembra essere meno perturbante dopo il fallimento della teodicea; al contrario, messa al bando questa, si mette al bando, in effetti, tutta l’antropodicea. Così, la moderna distinzione tra mali naturali e mali morali, sembra darsi solo per essere nuovamente sollevata, questa volta, in una maniera del tutto scandalosa: il male umano diventa un caso specifico e ineludibile del male naturale, visto che l’uomo sembra incapace di possedere quanto necessario per sradicare definitivamente il male dalla sua esistenza terrena, che sia una questione di volere o d’intelligenza, o entrambe le cose insieme. L’uomo si rivelerebbe dunque un “virus”, un inestirpabile “cancro” della natura, «il punto nero della creazione».

Dunque, che tipo di relazione si potrebbe stabilire tra il nulla e il male? Il nulla è di per sé un male e viceversa? Sarebbe precipitoso, se non ingenuo, abbordare la questione in questa maniera. Innanzitutto, entrambi i termini hanno in comune il fatto di essere indefinibili e, sostanzialmente, incomprensibili alla luce della ragion sufficiente. Il nulla non è e non può essere, come affermò Parmenide. Al massimo, si potrebbe dire che il non-essere è pensabile solo in relazione all’essere, vale a dire, come una negazione relativa di ciò che è, essendo impossibile che non ci sia. Però il nulla assoluto è, strettamente parlando, impensabile, sprovvisto di qualsiasi realtà e senso. Tuttavia, trattandosi di Cioran, di nichilismo e di gnosticismo, non ci troviamo sul terreno parmenideo, anzi, ci troviamo nell’ambito paradossale della meontologia, del pensare-dire il nulla come assoluto non-essere nonostante la logica dell’identità, della necessità e della non-contraddizione.

Per Cioran, il nulla costituisce la (ir)realtà ultima dell’esistenza, il fondamento infondato di tutto ciò che “è” (virgolette necessarie, dal momento che per lui nulla è nel senso ontologico pieno; le cose e gli esseri esistono, e non conviene pensare che ci sia un Essere in quanto Essere, immutabile e necessario). Tra Bergson e Schopenhauer, due filosofi che esercitarono una profonda influenza sulla sua formazione intellettuale, il Nostro si avvicina al secondo, a discapito dell’autore de L’evoluzione creatrice. Come il Solitario di Francoforte, Cioran contempla la possibilità di afferrare il nulla non solo come nihil privativum ma anche come nihil negativum, e questo in funzione di un’inversione del punto di vista e di un cambio di segnali mediante i quali sarà possibile concepire l’essere come nulla e il nulla come essere: è la stazione finale della visione mistica che squarcia il “velo di Maya” del mondo come rappresentazione e permette di contemplarlo nella sua “essenza”, al di là dell’opposizione complementare tra soggetto e oggetto e delle determinazioni naturali dell’individuazione.

E ancora, pur non potendo stabilire una relazione immediata e univoca tra il nulla e il male, si deve segnalare tuttavia il legame inespugnabile tra le due nozioni e il fatto che laddove si solleva l’una, si solleva solitamente anche l’altra. Questo è vero specialmente per quanto riguarda lo gnosticismo, il cui corpus dottrinale implica tanto una meonto-teologia quanto un’etiologia del male. A causa della sua infinita trascendenza, dal punto di vista gnostico, il Dio supremo sarà identificato con il Nulla. E, se questo Dio, l’unico al quale si possa vincolare inequivocabilmente il principio del bene, non mantiene alcuna relazione attiva con il mondo creato, allora si dovranno fare necessariamente i conti con l’ipotesi di un mondo siffatto, che è cioè macchiato del male con il quale il funesto demiurgo maldestramente lo fabbricò. Da un certo punto di vista, Dio coincide con il puro nulla, un’irrealtà, una chimera – donde l’ambiguo a-teismo che si potrebbe predicare in Cioran. Dal punto di vista opposto (quello della visione mistica, che va oltre la rappresentazione del binomio soggetto-oggetto), si potrebbe dire che Dio è quello che è, l’Essere supremo, mentre la sua Creazione e la creatura adamitica sarebbero quello che non sono: il nulla.

La correlazione tra Dio e il Nulla, comune agli gnostici e persino ad alcuni mistici cattolici (per esempio Meister Eckhart, i cui sermoni gli causarono problemi con la Chiesa), compare già in Lacrime e santi: «Tutti i nichilisti hanno avuto a che dire con Dio. Prova supplementare della sua vicinanza al niente. Dopo aver calpestato tutto, altro non vi resta da distruggere se non quest’ultima riserva del nulla» [43]. E, più tardi, ne I sillogismi dell’amarezza, quindi nel periodo francese, la stessa idea ricompare in una critica all’immanentismo, al secolarismo e alla tendenza razionalizzante della modernità:

Non conoscendo ormai, in fatto di esperienza religiosa, se non le inquietudini dell’erudizione, i moderni pesano l’Assoluto, ne studiano le varietà e riservano i loro brividi ai miti – queste vertigini per coscienze storiche. Avendo smesso di pregare, si disquisisce sulla preghiera. Niente più esclamazioni; soltanto teorie. La religione boicotta la fede. Un tempo, con amore o con odio, ci si avventurava in Dio, il quale, dal Nulla inesauribile che era, è diventato ora – con grande disperazione di mistici e atei – soltanto un problema.

In Cioran s’incontrano, in modo a-sistematico, tanto una teoria del nulla (una meontologia che sfocia in una teoria su Dio e il Nulla, una meonto-teologia e in una meonto-antropologia, vale a dire una storia dell’uomo in quanto “nullitudine”) quanto una filosofia (una etiologia) del male, il che corrobora il rapporto inscindibile tra le due questioni, che diventano congiuntamente un meonto-teologia diteistica. Perpetuando «la tradizione del funesto demiurgo», il romeno affermerà sia la sovranità del male sia la realtà del nulla nell’economia dell’esistenza. Nella diatriba contro il cattolico reazionario Joseph de Maistre, che egli ammirava tuttavia per lo stile virulento, Cioran affermerà che:

altrettanto costitutivo dell’essere quanto il bene e altrettanto reale, esso [il male] è natura, ingrediente essenziale dell’esistenza e per nulla affatto fenomeno accessorio, e che i problemi che solleva divengono insolubili dal momento in cui ci si rifiuta di introdurlo, di situarlo nella composizione della sostanza divina. Come la malattia non è un’assenza di salute, ma una realtà positiva e durevole quanto la salute, così il male vale il bene, anzi lo supera in indistruttibilità e pienezza. Un principio buono e un principio cattivo coesistono e si mescolano in Dio, come coesistono e si mescolano nel mondo. L’idea della colpevolezza di Dio non è un’idea gratuita ma necessaria e perfettamente compatibile con quella della sua onnipotenza: essa sola conferisce una certa intelligibilità allo svolgimento storico, a tutto ciò che esso contiene di mostruoso, di insensato e di derisorio. Attribuire all’autore del divenire la purezza e la bontà significa rinunciare a comprendere la maggior parte degli eventi e in particolare il più importante: la Creazione.

Non dovremmo essere naïve e credere che l’autoproclamata lucidità di Cioran nasconda qualche fede inconfessata, un anelito alla provvidenza sopranaturale che possa operare un miracolo e rettificare la stortura della creazione. «Soltanto l’impurità è segno di realtà» e tale condizione coesiste con lo stesso principio dal quale questo mondo emana. Cioran è un pensatore metafisico poiché ritiene che il pensare metafisico sia essenziale per dare una parvenza di senso a un mondo e a una condizione umana così assurdi come ritiene che siano i nostri. A essere in questione qui è davvero un’antropologia metafisica (o piuttosto teologica). Riflettere su Dio e ammettere l’ipotesi della sua assoluta impurità, non è che una maniera essenziale di riflettere sul nostro mondo e sulla nostra condizione umana. Per questo motivo, il demiurgo degli gnostici è per Cioran «il più utile che sia mai esistito».

Ora, la questione del nulla è più complessa di quella del male e il discorso con il quale la si affronta più equivoco, poiché il nulla contemplato da Cioran non ha necessariamente la connotazione sinistra che gli viene solitamente attribuita nel contesto del nichilismo europeo. Con questo termine, l’autore non concepisce più la negatività assoluta dell’esperienza nichilistica europea ma l’esperienza positiva e luminosa del vuoto o, più precisamente, della vacuità (Śūnyatā) buddhista come la intendono i buddhisti, soprattutto la scuola Madhyamika di Nagarjuna. Mentre il nulla nichilistico «esteriormente assomiglia alla noia [ennui]», essendo un fattore di disturbo per lo spirito, il vuoto o la vacuità saranno, viceversa, «qualcosa di positivo», «pienezza attraverso l’assenza», come spiega Cioran a Léo Gillet .

RES EXTENSA

Secondo Hans Jonas, l’antico gnosticismo – un universo di pensiero eclettico e di spiritualità eterodossa al quale Cioran guardava con grande ammirazione – possiede un’affinità elettiva esistenziale con il moderno nichilismo, il che non equivale a dire che sono la stessa cosa. Ne Lo gnosticismo, Jonas abbozza un parallelo ermeneutico tra queste due mentalità o attitudini esistenziali tanto distanti nel tempo e nello spazio. Innanzitutto, ciò che consente di stabilire un parallelo sincronico tra i due fenomeni è la comune nozione, nei loro rispettivi contesti storici, di una profonda crisi culturale e soprattutto spirituale, il clima di angustia e di ansietà che caratterizzò tanto l’epoca ellenistica quanto la tarda modernità. Tuttavia, se questo stato di cose fosse ridotto a nient’altro che il risultato di fattori storici contingenti, non sarebbe possibile identificare negli scritti di Pascal, come fa Jonas, le prime avvisaglie di quel sentimento di derelizione e di disorientamento che caratterizzerà il moderno spirito nichilista e che segnò anche l’età ellenistica nella quale la religione gnostica fiorì.

Secondo Jonas, l’originalità di Pascal, che anticipò l’odierno nichilismo, è stata quella di aver esposto «la solitudine dell’uomo nell’universo fisico della moderna cosmologia. “Gettato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che non mi conoscono, ne sono spaventato”». Ciò che è in gioco è il crollo della visione cosmologica cristiana dell’universo creato da un Dio benevolo e provvidenziale il cui disegno cosmico contemplava una finalità ultima alla quale anche gli esseri erano chiamati a partecipare (nonostante le loro tribolazioni e sofferenze, o proprio in virtù di esse) e l’avvento di un nuovo paradigma cosmologico, copernicano e meccanicista, nel quale il suddetto disegno e la suddetta finalità provvidenziale restano assenti. Ne consegue la percezione dell’insignificanza dell’uomo in mezzo allo spazio infinito, nella vastità di un universo indifferente, se non addirittura ostile alla sua presenza e alle sue aspirazioni, della finitezza umana inserita in un’esistenza temporale assurda e priva di scopo, della solitudine esistenziale in uno spazio e in un tempo che appaiono vuoti e carenti di significato.

Ciò che scompare da questa cosmovisione è l’evidenza di una necessità universale che manterrebbe uniti il tutto e le sue parti, il cosmo e l’essere umano in quanto microcosmo. Tutto risulta contingente, nulla è necessario, e lo è ancora di meno l’animale cosciente, angustiato dalla sua fragile e insignificante condizione cosmica.

«La totale contingenza della nostra esistenza nello schema priva quello schema di ogni senso umano, che possa farlo vedere come una struttura cui riferirsi per la comprensione di noi stessi».

L’uomo non si sente più naturalmente a casa sua in un mondo che è diventato estraneo e persino ostile alla sua fin troppo umana, fin troppo cosciente, fin troppo insignificante presenza. Questa è la prefigurazione pascaliana del nichilismo che Nietzsche avrebbe diagnosticato secoli dopo. Il nichilismo era già alle porte. Ora, la conseguenza più grave di questo cambiamento di paradigma ha a che fare con la sfera dei valori dai quali l’uomo, nella sua qualità di animale metafisico in cerca di senso, non sembra poter prescindere. La percezione di questo nuovo stato di cose implica che l’universo fisico, privo ormai di ogni riferimento ai limiti e ridotto quindi a mera geometria, res extensa, risulti sprovvisto anche di una gerarchia intrinseca e, di conseguenza, di un sistema naturale di valori oggettivamente dati sul quale l’uomo possa fare affidamento. L’uomo “scopre” allora che non ci sono verità oggettive, né valori naturalmente dati in sé: la verità ultima è una chimera, o una questione di flatus vocis, tutti i valori sono relativi e, in fondo, fittizi; inoltre, se necessario, tutto questo deve essere fabbricato artificialmente dall’uomo, consapevolmente inventati dal nulla, poiché non c’è nulla che abbia un fondamento ontologico al di là di quanto viene pensato, desiderato e prodotto dall’uomo stesso.

Per di più, l’analisi comparativa tra gnosticismo e nichilismo intrapresa da Jonas ci permette di comprendere la pertinenza della questione dell’ateismo nell’ambito della spiritualità gnostica, il cui atteggiamento esistenziale è interpretato dal filosofo tedesco come un atteggiamento “nichilista” avant la lettre. Come sottolineato dall’autore, l’universo di Pascal, nonostante tutto, era ancora un universo creato da Dio e se l’uomo si sentiva già «privo di ogni umano sostegno, poteva pur sempre sollevare il cuore verso il Dio transmondano». Ma quel Dio sarà sempre più transmondano, vale a dire, ancora più trascendente, fino a diventare completamente alieno e irraggiungibile, praticamente inesistente: the alien God, il Dio sconosciuto, secondo Jonas.

Dio si ritira dal cosmo, diventando un ágnostos theós la cui qualità divina non è per niente riconoscibile nell’evidenza visibile della sua creazione. Di tutti gli attributi solitamente assegnatigli – bontà, giustizia, provvidenza, onniscienza, onnipotenza – solo l’ultima sarà constatabile: una dimostrazione di forza oppressiva e assurda.

«Perché l’estensione, o la quantità, è l’unico attributo essenziale lasciato al mondo, e quindi se il mondo ha qualche cosa da dire del divino, lo fa per mezzo di questa proprietà; e ciò di cui la grandezza può parlare è il potere».

Questo Dio sarà allora visto come un tiranno, come un despota infinitamente remoto.

In che modo dunque si potrà affermare che lo gnosticismo è un ateismo? Nel senso in cui gli gnostici postulano, a grandi linee, un dualismo teologico più o meno radicale – un diteismo – che opera una distinzione tra un Dio creatore (il Dio di Pascal, il “funesto demiurgo” per Cioran), sotto divinità ignorante e prepotente, essa stessa generata e degenerata, e il vero Dio al di là o al di sopra del demiurgo: il “Padre”, il Dio ingenerato, buono ma inefficace, impotente, senza alcuna complicità con la Creazione. Così, se appare ragionevole parlare di un ateismo gnostico, si deve precisare che non si tratta dell’ateismo moderno (darwinista, scientista, materialista), né di un ateismo dell’immanenza, ma piuttosto di un ateismo spiritualistico, anarchicamente mistico, diteistico, postulante la trascendenza radicale di un Dio totalmente estraneo, distinto dal demiurgo decaduto. È solo in quest’accezione che ci sembra si possa parlare di ateismo in Cioran.

In che modo si può affermare che lo gnosticismo è un nichilismo avant la lettre? Nel senso che, in assenza di un qualsiasi riferimento evidente e oggettivo a un bene supremo e a una finalità ultima del divenire, l’universo concepito come una creazione demiurgica di scarsa qualità porta all’impraticabilità di ogni valutazione ontologica.

Per Nietzsche, il nichilismo europeo sta a significare che tutti i valori supremi sono devalorizzati; d’altra parte, per gli gnostici, il nichilismo consiste nel fatto che l’intero cosmo è privo di valore nella misura in cui è la creazione accidentale e funesta di un dio frettoloso e incompetente. Nietzsche afferma il nichilismo per superarlo attraverso uno sforzo della volontà di potenza e dunque, per riportare tutti i valori superiori dall’altro mondo a questo mondo terreno e all’esistenza nella sua immanenza; gli gnostici – così come Schopenhauer, Mainländer, Cioran incluso, anche se quest’ultimo dichiara una sorta di passione contrariata per il mondo e un’ingiustificabile «tentazione d’esistere» ─ considerano il mondo intaccato dal male alla radice e privo di ogni valore di per sé positivo, la vita stessa essendo un dono avvelenato.

Così com’è stato “fatto” ed essendo così com’è, il mondo nel quale viviamo – e alla cui struttura demoniaca siamo assoggettati fisicamente e psicologicamente – è affogato nel male, e persino i reami celesti – il sistema planetario, governato dagli Arconti – hanno come scopo (secondo gli antichi gnostici ma non secondo Cioran, che si presenta come un agnostico in merito a questo tipo di speculazione) quello di assicurare l’incarceramento dell’uomo, anima e corpo, in questa misera esistenza mondana e di impedire il ritorno del suo spirito (la “scintilla divina” che dimora profondamente dentro di sé) al regno divino della luce conosciuto come il Pleroma.

Gli antichi gnostici dimostrano non solo un feroce atteggiamento anti-cosmico, ma anche un’attitudine ostile nei confronti del divenire e dell’esistenza del tempo, concepito come la stessa durata del male.

Di conseguenza, lo gnosticismo antico può essere considerato “acosmico” e “acronico”, visto che gli gnostici rifiutano sia l’adeguatezza di questo mondo sia la realtà del divenire, quest’ultima essendo effettiva (wirklich in Tedesco, un altro modo per dire “reale”) solo in relazione all’ordine fisico (che gli Gnostici non riconoscono come la loro vera natura), ma non rispetto all’ordine spirituale o pneumatico (che non appartiene assolutamente al mondo). Secondo Henri-Charles Puech (i cui corsi al Collège de France furono seguiti da Cioran), laddove i pagani hanno una concezione ciclica del tempo e i cristiani ne hanno una lineare, gli gnostici si allontanano da entrambe queste visioni del mondo e sostengono una concezione temporale come durata “spezzata” o “guastata”.

La somiglianza tra questa concezione e la visione personale di Cioran sul tempo è davvero rimarchevole. Il problema del tempo è così cruciale nell’autore de La caduta nel tempo che difficilmente si potrebbe separare dal suo pensiero sull’esistenza stessa. Basti ricordare qui il sentimento di estraniamento dal mondo che egli ribadisce con insistenza, l’auto-caratterizzazione di «esiliato metafisico» e, ancora più importante, il racconto (alla fine de La caduta nel tempo) della sua personale esperienza di caduta dal tempo in una sorta di eternità negativa, corrotta.

LA LUCE PRECIPITA SILENZIOSA- INTERVISTA CON I DSKNT (BLACK METAL DAILY WEBZINE)

Light Fell Silent – An Interview with DSKNT

 

il tempo cambia e si distende in un conduttore di tensori

radiazione isotropica di residui e rumori bianchi

trasforma e scompone

~

In questa epoca di immediatezza,è un aspetto affascinante un artista che riesce ancora a rimanere ammantato da un’aura di mistero; e l’enigmatico atto DSKNT è rimasto completamente e agilmente avvolto in esso. Originariamente formatosi nel 2013 ma apparentemente inattivo da allora, negli ultimi sei mesi sono iniziate a muoversi striscianti e complicate tracce che suonavano come inesorabili, trituranti cospirazioni di una macchina né organica né priva di vita, ma funzionante febbrilmente per decostruire la realtà in un soffocante orrore; tuttavia le informazioni disponibili su queste creazioni sono state alcune asserzioni criptiche, una località in Svizzera e alcune voci personali. Anche un comunicato stampa dell’etichetta affermava che non erano “in grado di confermare alcun altro dettaglio riguardante la natura e l’identità del progetto”.

Cioè, fino ad ora.

Mi sono mosso per contattarli,dopo aver seguito il progetto con interesse e divorato ogni composizione che mi piegava la mente, scivolando come una lava nera senza nome è che giungeva tremolante e cristallina dal vuoto; per fortuna l’uomo dietro a tutto questo ha accettato di sollevare il velo anche se in maniera lieve.

Così con l’album di debutto ‘PhSPHR Entropy’ finalmente pubblicato su Sentient Ruin Laboratories, Clavis Secretorvm, Babylon Doom Cult Records,facilmente una delle uscite più intriganti e distruttive-sinaptiche dell’anno; sottomettiamoci alla sua irresistibile attrazione attraverso il flusso completo del video qua sotto per continuate a leggere mentre parliamo con il maestro ASKNT.

Saluti, e sinceri ringraziamenti per aver dedicato del tempo a rispondere a queste domande, per permetterci di dare una breve occhiata nel mondo dei DSKNT. Non si sa molto su di te, quindi tutto questo è da apprezzare. Primo: cos’è esattamente DSKNT e da dove proviene?

– DSKNT è la suddivisione auditiva di DSKNT Industry un progetto che collega la percezione e l’ispirazione che ho per creare musica / rumore. La terminologia DSKNT è stata estratta poco dopo aver creato DSKNT Industry, che è l’entità utilizzata come mezzo per trasformare le idee in musica. In effetti, e per essere concisi, DSKNT è il progetto e DSKNT Industry è la sua fonte, l’incubatore e il suo rivestimento globale.

La tua creazione/debutto, PhSPHR Entropy, sta per essere pubblicata. Qual è l’intento per questo album e il significato / concetto di PhospHR Entropy come titolo?

– Lo scopo principale della pubblicazione, come idea, è quello di creare e realizzare un ermetico incrocio concettuale tra l’implicazione fattuale e l’apice più visibile di certi aspetti specifici della fisica con l’ineluttabile, completo annullamento del tutto. Questo fatto è solo nascosto sotto le espressioni in termini di formula matematica. Il compito iniziale dei testi sono stati designati in questo modo.

Generare un luogo auditivo insicuro, un muro di distorsioni dei sensi, una specie di rumore inaccettabile. La copertina di PhSPHR Entropy ha lo scopo di estendere il significato dell’intero concetto della pubblicazione. Qualcosa di molto sobrio e statico in parallelo alla musica. Musicalmente, ci sono due epoche di composizione mescolate insieme, ma non distinguibili. In termini di testi: «Nulla è importante». Niente è. È solo un problema umano apprendere le scale.

PhSPHR Entropy come titolo e marchio dell’album ha un doppio significato. Facendo riferimento chiaramente ai concetti fisici e intrinseci naturali, in primo luogo, l’entropia può essere usata come una sorta di misura del disordine o della casualità di un sistema isolato. Principalmente, non conosciamo abbastanza parametri per comprendere il sistema a livello globale. D’altra parte, l’uniformità dell’entropia era il principio. Questa misura indicherà anche la fine.

Perché PhSPHR? Bene, PhSPHR risplende nel buio in determinate condizioni. Gli ioni del PhSPHR sono altamente reattivi e hanno un alto livello di possibile ossidazione, portando a un potenziale molto elevato di entropia oltre ad essere essenziale per l’essere umano come per il DNA. I due termini insieme specificano la metastabilità interna e l’instabilità esterna del Tutto. PhSPHR Entropy parla in termini di disordine e caos, direttamente opposti all’equilibrio. È il caos, non il “caos”. Caos sottostante.

Da dove hai tratto ispirazione per il caos sonoro e i temi raffigurati nell’album?

– L’ispirazione dei DSKNT viene da molte parti. Ma è principalmente guidato dalla mia apprensione del vuoto o più semplice del tempo. Poiché il disordine è l’unico principio guida e il fondo del tutto, il caos sonoro, come lo chiami tu, deriva da questa sensibilità ad esso o probabilmente dagli interessi interni dei DSKNT nel disordine, una sorta di vortice di distruzione. D’altra parte, arriverà il vero caos. Lascia che arrivi con il tempo e le sue distorsioni, curve. Tutto questo è solo una questione cosmologica per l’estinzione globale e il vuoto prevalente.

I DSKNT sembrano mirare a sfidare tutte le normali convenzioni musicali e sonore. Ci sono tecniche o strumenti insoliti coinvolti nell’assemblaggio di PhSPHR Entropy?

– Non so esattamente cosa intendi per tecniche inusuali dato che ciascuna fase di registrazione potrebbe essere molto diversa dalle altre e molto variabile tra i gruppi. Posso dire che l’obiettivo specifico e intrinseco dei DSKNT è esercitarsi per ottenere un suono così strano. Il processo di registrazione per una cosiddetta one-man band è relativamente diverso da una band formata da più persone, come alcuni possono intendere.

Il Vantaggio per i DSKNT, è che il processo di creazione musicale non implica l’inconveniente di scendere a compromessi sulle idee o la musica, il che potrebbe portare alla diluizione dell’obiettivo da raggiungere. Ma il processo è probabilmente più iterativo e incrementale, ci vuole tempo. Ogni traccia di PhSPHR Entropy ha molte sotto-versioni ed è sempre un vero dilemma quando si deve impostare una versione finale.

D’altra parte, sto attualmente sviluppando altre tecniche per i prossimi brani e le pubblicazioni, al fine di ampliare questo stile abrasivo, vertiginoso, distruttivo e disassemblato più globalmente. Con tecniche intendo, creare i propri effetti disto / fuzz dell’hardware DSKNT e riverberi e altre cose che potrebbero portare a un suono più unico, o solo agli esperimenti dei DSKNT.

Come descritto in PhSPHR Entropy, Kr. Vy. Rites, direi che qualsiasi mezzo potrebbe essere usato in futuro per creare questo luogo soffocante insicuro nella musica. Così come elementi di rumore puro. Dal mio punto di vista retrospettivo, il riffing della chitarra è responsabile della maggior parte di questa entropia, disordine e / o suono ipnotico non convenzionale. Ma per me, è un primo passo, mi aspetto di più.

Ti allinei con qualsiasi movimento, stile o genere, o i DSKNT sono qualcosa che è destinato a restare isolato?

– Questa è una domanda problematica poiché, come hai notato, il mezzo usato per esprimere questa Entropia è ciò che è principalmente caratterizzato come Black Metal. I temi dei DSKNT e il modo d’essere non hanno nulla a che fare con i temi tradizionali del Black Metal, specialmente con la nuova ondata di testi e gruppi occulti e l’immaginario malvagio abbinato. Essere sotto questa influenza, è abbastanza ovvio (le persone ingenue non lo ritengono probabile, ad essere onesti), “Stare da solo” può essere solo un’idea di fondo, ma rimane una visione della mente.

La parte di composizione non era e non è allineata su uno stile specifico e non lo sarà mai. Posso prendere “Resurgence of Primordial Void Aperture” contro “Kr. Vy. Riti “e il suo prossimo” Kr. Vy. Portali “come esempi. Non c’è una soluzione o una formula specifica nella musica dei DSKNT.

Tutto è soggetto a cambiamenti o evoluzioni, così come il mezzo musicale dei DSKNT. Ma devo dire che c’è una certa quantità di progetti che stanno creando uno stile, un’atmosfera molto particolari, un marchio molto specifico nella loro musica.

Parlo di atti come PORTAL o l’approccio dei CHAOS ECHOES  e i lavori di suoni grezzi dei HAUS ARAFNA . DSKNT non può essere categorizzato direttamente come Black Metal né Death Metal, è entrambi e nessuno. E forse puoi trovare molto probabilmente un assemblaggio di elementi di stili particolari.

Ho sentito sussurrare che questa follia è il prodotto di un uomo, asknt. È vero? Quanti anime hanno preso parte alla sua creazione e quali ruoli hanno interpretato?

– Hai ragione. La strumentazione completa e i testi sono parte del lavoro di asknt. Inoltre, il vocalist dei ANTIVERSUM  (su Invictus Productions ) ha eseguito tutte le parti vocali / rumorose su PhSPHR Entropy. Le sue abilità sono molto preziose per trasmettere gli intenti dei DSKNT dal momento che intuisce completamente il concetto e partecipa alla sua sublimazione. Per i prossimi lavori, i DSKNT utilizzeranno sicuramente la stessa “configurazione”.

Non riesco a concludere questa domanda senza parlare della partecipazione molto importante di Antïgraphics per la copertina e l’impaginazione, che ha dato l’interazione visiva con l’ubiquità di fondo della variazione dell’Entropia che questo disco intende trasmettere.

L’album è stato prodotto e registrato presso il DSKNT Industry, di cui i DSKNT sono indicati come una suddivisione in forma di rumore. Cos’è la DSKNT Industry ed è DSKNT la sua unica creazione?

– DSKNT Industry è allo stesso tempo uno studio di registrazione, un laboratorio sperimentale e una sala prove. DSKNT Industry ha registrato e progettato alcuni altri atti come AB OCCULTO l’EP dei NECROSEMEN e l’album dei AION “Verses of Perdition”e alcuni altri progetti, esperimenti interni o esterni. Le strumentazioni dei DSKNT vengono e sono state registrate in questo posto tranne le parti vocali che sono state registrate presso l’OSA Crypt di Zurigo. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora.

PhSPHR Entropy si sta istigando in collaborazione con la Clavis Secretorvm, Sentient Ruin Industries negli Stati Uniti e Babylon Doom Cult Records per l’Europa. Sei soddisfatto dell’assistenza ricevuta da queste fonti?

– L’assistenza durante l’intero processo è stata perfetta. Le diverse proposte erano totalmente nell’approccio dei DSKNT. Tutte le persone coinvolte nel background per la pubblicazione sono state molto collaborative e pro-attive. D’altra parte, sono rimasto sorpreso da questo supporto delle etichette, dato che non è stato cosi per i lavori più vecchi che ho provato a pubblicare qualche anno fa.

L’impronta dei DSKNT e la copertina dell’album sono stati creati da Antï Graphic Art.Come hanno collaborato? Erano improntati dalla interpretazione del tuo lavoro o erano sotto la vostra direzione? 

– Ancora una volta, devo dire che i DSKNT non ha nulla a che fare con considerazioni umane come concetti occulti o esoterici, né altre apprensioni o interessi centrali sull’uomo. Direi che “impronta” non è la terminologia appropriata e adeguata. Per quanto riguarda la copertina, Antïgraphics ha immediatamente compreso l’intero concetto. Gli ho dato alcune linee guida globali e il testo completo e finito ma, in effetti e fino alla fine, era completamente libero. Per quanto mi ricordo, le sue creazioni sono molto ispirate e portano a opere d’arte di alta qualità con una firma molto personale.

Ci sono piani per i DSKNT di diventare un’entità dal vivo in futuro, o è per sua natura qualcosa che dovrebbe essere ascoltato ma non visto?

– Come hai già notato, c’erano solo poche informazioni sul progetto, su chi fa le cose nel progetto ecc, è completamente antitetico trattare temi astratti, principalmente temi umani non in scala e diventare un atto dal vivo. Inoltre,l’aspetto live degraderebbe totalmente l’intenzione dietro questo progetto. Secondo le mie convinzioni, la musica dei DSKNT non è adatta per le esibizioni dal vivo.

Ci sono altre emanazioni future apparenti da parte dei DSKNT ?

– i DSKNT stanno ora lavorando su una nuova base che comporterà il materiale del prossimo album e un prossimo EP split in qualche momento durante il prossimo anno. Un nuovo tentativo di aggiungere atmosfere opache e opprimenti.

All’inizio del prossimo anno, Sentient Ruin pubblicherà PhSPHR Entropy su vinile.

Un sincero ringraziamento per aver inspirato un po ‘di luce nel vuoto che sono i DSKNT. Hai qualche messaggio finale?

– Grazie per le domande.
La luce precipita silenziosa, pochi secondi prima dell’Eternità.

DSKNT – 04XII17

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DSKNT : “ESPIRANDO LA POLVERE”

Dispiegati nella dimensione primordiale dell’oscurità e del Tempo, respira.
Coloro porteranno le nostre morti sul Portale dell’eternità e del nulla.
Polvere e Vuoto che ricordano l’Universo iniziale nella loro mente.
Strisciando nelle origini della materia e del Tempo, muoiono.

Inalando questa Polvere! Ho abbandonato il presente percorso.
Attraverso il Nulla, dopo gli ultimi Echi del Tutto
Per il Nulla, Respingi
Nel nulla, Respingendo la mia anima
Espirando! Polvere Divorante. Materializzo il tempo

Dovrei tracciare un percorso opposto nell’ultima astrazione della Luce.
Irragionevole. Irrequieto. Cenere.
Oltre, ascendente cosciente addietro
La miseria del Tutto. Estinguere il tempo.
Mi alzo. Invocano attraverso il tempo.

Cado al suolo di nuovo,
Mangiando ceneri e polvere.
Abortendo le mie ombre residue.
Strisciano in giro per anni, vomitando.

Espirando! Tempo sospeso, Polvere Espiata
Attraverso tutti, prima degli Echi del Tutto
Il Niente, la polvere stessa si disintegra
Dentro Nulla, Estinguendo la Polvere.
L’inalazione! In attesa della fredda Fiamma del Vuoto

Io semino la mia anima con loro.
Glorificando verso il fondo. Dissenso dell’essenza.
Queste sfumature impure, sono le mie visioni non sicure.
Nefasti fumi mi penetrano nelle vene, irrequieti.
Stendono le loro mille ferite.

Dispiegati nella dimensione primordiale dell’oscurità e del Tempo, respira.
Coloro porteranno le nostre morti sul Portale dell’eternità e del nulla.
Polvere e Vuoto che ricordano l’Universo iniziale nella loro mente.
Strisciando nelle origini della materia e del Tempo, muoiono.

L’inalazione! Distingue la mia carne marcia.
Scava e consumami in Polvere
Attraverso l’ultima astrazione di Luce.
Per tutto, Confusione del Tempo
Nel nulla, vedono.
Espirando! Ingoiando l’ultima fiamma