SANGUE E CARNE (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

http://amoklaufe.altervista.org/sangue-e-carne/

Sangue e carne, nessuna ambizione al futuro..

Sentiamo i nostri corpi caldi e freddi, pervaderci di questa feroce essenza.

Siamo i Nichilisti e Terroristi, siamo la passione di carne e sangue.

Anneghiamo il diffondersi di tregua, e affondiamo nella nostra oscura cava, dopo aver colpito.

Sangue e carne, empietà, e devozione alle forze oscure.

Ci uniamo nella nostra passione, per rabbrividire nel vedere tanti uomini che deambulano in maniera spersa.

Abbattere il desiderio lascivo dell’armonia senza caos.

Sei perduto, annullato, il processo di addomesticamento è la tua scelta, che è penetrata, nelle nostre mani, che sanguinano…

Sei sotterrato uomo comune, sotto un pesante drappo di vicissitudini note.
Siamo dietro di te, vicino a te, al margine della tua vista.
Siamo seduti accanto a te, in un luogo comune, e non ti sei ancora accorto di nulla..

Sangue e carne, eccitabile e impetuoso, cruento verso questa fottuta umanità..
Un aspro odore di acredine, ci muove, sentiamo i passi accanto a noi, sempre didascalici, noiosi, e ci irrita questo.

Il benessere è un’illusione pia dell’umano errare, le illusioni attraversano la società delle pecore, in un’integra e illesa voglia di vivere.

Lo senti quanto è clemente per te Oggi il desiderio di tornare a casa?
Un passo dopo l’altro, sempre uguale, senza cambiare percorso..questo è il tuo errore.

Un genuino e sterilizzato prato è attraversato dal tuo corpo e le tue membra, che si sente pingue, nel diritto a respirare e trarne il maggior beneficio.
La tua illusione è che possa esserci un continuo equilibrio, costante, immutabile, che ti porti a casa, tra la tua famiglia.

Sangue e carne, che distruggono con un alito di vento, il valore del “credere a qualche cosa”, annichilimento che dissolve, ogni pezzo di cemento, che porta in maniera regolare a vivere.

L’atroce desiderio della “non esistenza” ci permea e ci accompagna, oscura e in latente attesa. Vogliamo e sentiamo il segnale, le forze oscure, esplodono attorno a noi, immergendoci in una magnifica e viscerale forza di annientamento verso il mondo reale!

Progetto Amokläufe- dal profondo e oscuro culto nichilistico

PDF: “MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA VOL.2” (EDIZIONI NICHILISTICHE “ÁVYSSOS”)

Ricevo e pubblico:

https://avyssos.altervista.org/pdf-misantropia-attiva-estrema-vol-2/

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La Misantropia Attiva Estrema ha, contiene, al suo interno, l’atto criminale, come impulso alla caduta della stabile pace sociale, ma senza che questo sia un azione politica-ideale, volta a cambiare le sorti della società di massa. Non vogliamo cambiare nulla, non chiediamo alcunché, non vogliamo ascoltare nessuna ragione, quello che affermano gli idealisti, ci disgusta, e ci pisciamo sopra, noi vogliamo il Caos Terroristico, che avvengano e succedano azioni che azzerano la visione attitudinale della persona normale, ma anche dei vari idealisti, che sussultano, innoridiscono, di fronte a tal atti di deviazione criminale.

Frangĕre! Rompere, eradicare, deviare, annichilire i valori della società, per conquistare il cuore febbricitante della felicità promiscua. L’amore per il prossimo, è un tema importante per il Misantropo Attivo Estremo, perché rappresenta l’humus per attaccare violentemente il diritto e la giustizia, il senso civico delle cose e delle persone.

Distruggere “l’amore per il prossimo”, è colpire l’anima, la base della società, significa attaccare il sistema fondato sull’universalità del pensiero, e porta l’odio, come codice dualistico, a elevazione dell’Individuo Misantropo, che diviene Attivo ed Estremo: sradicare il codice morale, buttarlo nel fosso dello spettro dell’umanità. Strappare il cuore e l’anima del prossimo, qualunque prossimo, per godere di quello che si ama.

Amare noi stessi colpendo “l’amore per il prossimo”!

In questo 2° volume, facciamo nostro, possediamo, e godiamo misantropicamente, degli spari omicidiari, delle bombe, degli incendi, criminali, clan contro clan, degli individui singoli o insieme informalmente con altri, contro l’umanità, strategia e azioni di destabilizzazione di questa società universale, dove il terreno di scontro è Mio, perché agisco, libero dagli orpelli della morale, per conquistare l’anima del prossimo, o quello di un mio nemico, di un clan rivale. Se agisco senza nessun rispetto di un “terreno politico”, non ho regole comuni e idealiste da seguire, possiedo tutto quello che ho attorno, che diventa Mio, ed è per questo che sono indiscriminato. Conquisto con il Mio Odio Misantropico, quello che è il mio obiettivo, non trasformando la storia della società, o il momento che sto vivendo, ed è per questo che l’attentato che promuovo, annienta il terreno pacifico della stabile società, capovolgendo di fatto, il valore morale dato fino a quel momento.

Per la Misantropia Attiva Estrema e il Terrorismo Estremo Antipolitico!

Uomo-Mostro/Edizioni Nichilistiche “Ávyssos”

L’ILLUSIONE DELL’ANARCHISMO

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2018/09/KH-A-OSS-III.pdf

Gli ANARCHICI sono un gruppo interessante di persone che i governi prendono troppo sul serio è che, sfortunatamente, non si prendono sul serio. I governi temono che siano ostili, pieni di cattiveria: mentre sono innocui, al di là la dello sconcertante metodo inoffensivo da infanti che usano. Per il Popolo, infatti: per l’Umanità, si concepiscono pieni di un’ardente passione: ma verso il modo di fare degli umani – quando, come uomini, emergono dalla massa composita sfocata di “Umanità” – sono avversi con tutto l’atteggiamento implacabile e possibile solo alle persone che fin dall’inizio gli sono antipatiche. Senza dubbio, se dovessimo cercare in tutto il mondo gli avversari del più aspro scandaglio della teoria che siamo tutti “nati nel peccato” con la nostra naturale inclinazione intrinseca al “male”, ci si fisserebbe sugli anarchici: ma questa è la loro idiosincrasia: un ostacolo in contrasto con i loro principi basilari. La loro opposizione non penetra più in profondità di una avversione per questa frase, forse perché le persone più comuni di loro hanno già accettato tutto questo. In sostanza questo forma il corpo dell’anarchismo, e gli anarchici non sono separati in ogni caso dal parentado con il credente. Appartengono alla Chiesa dei cristiani e dovrebbero essere riconosciuti come i figli scelti dal cristianesimo. Solo la qualità li distingue dagli ortodossi: una distinzione di cui il vantaggio è loro. Non sarebbero destinati tra i sacerdoti che amministrano i sacramenti.

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Alla nascita di ogni nucleo di vita, viene inaugurata l’esistenza – un Archista. Un Archista che cerca di stabilire, mantenere e proteggere con le armi più potenti a sua disposizione, la legge dei propri interessi; mentre lo scopo di ogni chiesa – tutte le istituzioni che insegnano l’anarchismo come lo spirito corretto nella condotta – è di rendere gli uomini disposti ad affermare, che sebbene siano nati in maniera inclina Archisti, devono essere anarchici. Questo è il vero significato dello spirito di rinuncia – la roccia su cui è costruita la Chiesa. Il “DOVERE” rappresenta l’installazione della Coscienza, quella polizia spirituale interiore imposta dall’autorità della volontà e dall’abilità del predicatore. Il suo compito è quello di legare i desideri dell’Archista che manterrebbero e spingerebbero oltre i loro scopi in favore degli scopi che non piaceranno mai al predicatore: Dio: o Diritto: o il Popolo: o il Consacrato: o quelli stabiliti dalla Funzione. Se il predicatore o i desideri dell’individuo falliscono, ruoterà attorno alla forza la vitalità individuale dell’uomo. Se l’uomo è vivo, i suoi interessi sono vivi, e la sua importanza gli sta accanto con un’intensificarsi assertivo che corrisponde al livello della sua stessa vitalità, di cui solo la forza dei suoi interessi può fornire un indice sicuro. Essendo vivi, il primo istinto vivente intensifica la coscienza della vita, e incalzare un interesse è proprio questo processo di intensificazione della coscienza. Tutte le forme di vita in crescita sono aggressive: “aggressivo” è ciò che significa crescente. Ogni lotta per la propria posizione, per ingrandirla e accrescerla deve crescere. E poiché le forme di vita sono gregarie ci sono miriadi di pretese per mantenere una stretta esclusiva su qualsiasi posizione. I pretendenti sono una miriade: uccello, bestia, pianta, insetto, parassita; asseriranno ognuno la propria pretesa su qualsiasi posizione finché è permesso: nella astuzia la combattività del moscerino, la gramigna e la pulce: la scarsa cerimonia della scopa della casalinga , l’ascia che spiana, la falce, la rete del pescatore, il randello del mattatoio: tutte le asserzioni di interessi aggressivi vengono prontamente neutralizzate da interessi più potenti!

Il mondo ricade su l’individuo che può appropriarsene, se l’azione istintiva può propalare qualcosa.

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È in questo colossale incontro di interessi, cioè di esistenze, che l’anarchico irrompe con tale “Così lontano e non più lontano”. Gli interessi più bassi possono essere posti con un veto senza domande, o con un sospiro sincero, ma l’UOMO deve essere immune. L’UOMO come l’UOMO deve essere protetto: la sua vitalità è il suo scudo: per l’immunità la vitalità crea e conferisce il suo diritto. La creazione del livello inferiore si innalza e cade con la sua forza o mancanza: ma la vitalità conferisce la protezione. Chi garantisce la protezione? “La coscienza di colui che la infrange, se ciò fallisce, allora la coscienza oltraggiata da altri uomini, è gelosia della dignità dell” Uomo “. Colui che non tiene in soggezione i Diritti dell’uomo, che non si inchina al valore dell’Uomo come Uomo, e non semplicemente come un essere vivente, o lo considera Sacro e Santo, si ritiene che non faccia parte della comunità dell’Uomo, ma un mostro che predica la sottomissione dell’umano, adatto solo per essere usato, e per riunire i suoi familiari – lupi e strani mostri. “Questo è il credo di un anarchico, che ha come altro nome ” umanitario “. Il suo credo spiega perché ama l’umanità, ma disapprova gli uomini che con le loro maniere non lo fanno, perché gli uomini non agiscono secondo la moda anarchica verso il prossimo. Questi uomini che sono animali amichevoli e affettuosi nel complesso: ma gli interessi sono imperativi per loro come con la tigre e la scimmia, e li portano avanti, scoraggiati solo dal calcolo dell’ostilità che possono suscitare disturbando gli interessi che attraversano. Dacché il loro metodo di crescita è estendere i tentacoli, gli interessi devono essere superati. Se tutto questo è così, sarebbe più semplice vedere se gli uomini hanno interessi singoli (e quindi è abbastanza chiaro che alcuni uomini li hanno). Ma gli uomini ne hanno molti, e quello che ci si potrebbe aspettare da un percorso rettilineo è una linea a zigzag. E gli interessi non vengono portati avanti solo attraverso le opposizioni: lottando per i beni: in amore, per esempio, portano a una apparente commistione di interesse. Sembra solo che l’interesse amoroso sia Archistico come tutti gli altri. In questo stimolante scontro di poteri l’anarchico introduce la “legge” dell ‘”inviolabilità della libertà individuale”. “È possibile spingere”, dicono, “la linea di soddisfazione dei desideri degli uomini – non ci rinunceranno interamente dal momento che sono nati nella vita e nel peccato- ma solo fino alla fine dove può essere raddoppiata con i desideri di tutti gli altri. Tali desideri si risolveranno forse, e probabilmente semplicemente con la soddisfazione di alcuni bisogni elementari: la terra, con il sostentamento e il vestiario: un titolo a cui ci sono i diritti indefettibili dell’uomo. Solo quando questi sono stati estesi a tutti possono essere spinti oltre gli interessi di qualsiasi altro. “Per ricchezza, secondo le necessità, ognuno ha un diritto; in cambio ognuno deve adoperarsi come può “. Si deve riconoscere che si tratta di un credo che si presta ben oltre l’eloquenza del corretto anello nobile; fa accrescere i convertiti sempre di più; e quando indossa un abito si riabilita prontamente in abiti modificati; come il cristianesimo, come l’umanitarismo, l’anarchismo di successo seduce continuamente l’Opinione Pubblica.

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Poiché non dovrebbe avere alcuna difficoltà nel far apparire al suo fianco l’Opinione Pubblica, la natura dell’Opinione Pubblica lo rende evidente. L’Opinione Pubblica è intrinsecamente – un lamentarsi. È il Guardiano dello Status quo: il suo scopo è quello di spaventare qualsiasi invasore che possa turbare interessi legittimi: è sempre, nella sua prima fase, dalla parte della buona fede, per il mantenimento dei contratti e degli accordi fissi: è come un orologio -Il cane abbaia a tutti i nemici, sii amichevole o ostile. L’abbagliare è peggiore del suo morso, tuttavia, ignorata o disprezzata, arriverà sempre ad una sosta temporanea. Questo fermarsi è per guadagnare tempo è per misurare a sufficienza la potenza che ha la forza di disturbo. L’Opinione Pubblica, cosa da notare, è quella dei non-combattenti, e si suppone, quindi, anche che siano Opinioni Disinteressate. Cosa che non è cosi in alcun modo. L’Opinione Pubblica è in realtà il calcolo dell’interesse personale dei non combattenti. La primaria e involontaria funzione di lamento è il primario istinto con l’intento di mettere in guardia i disturbatori: ma se l’aggressore persiste impassibile e si rivela più potente del membro dell’ordine stabile che sta attaccando, l’Opinione Pubblica, cioè gli interessi dei non- combattenti, si prepara a venire a patti. Si prepara a vivere a proprio agio con una forza che apparentemente è arrivata per restare. Ha bilanciato i pregi dei due pretendenti: e la pace – il mantenimento dello Status quo ha prima misurato la parte dei difensori: ma se l’aggressore ha vinto in quello che è accaduto, questo diventa la sua difesa e dimostra un adeguato peso. Ecco perché la buona riuscita ha successo. Difficile difendere la parte difensiva: tenerlo “nel diritto” all’inizio: la difensiva è il difendibile: sarebbe stato difficile fare i giudiziosi: poiché difendere l’aggressore è un’anomalia in termini: l’aggressore può essere solo “giustificato”: solo il successo può giustificarlo. Ma lascia fallire l’aggressore, e per l’Opinione Pubblica sembra subito diabolico. Per forza di cose, se la Germania ora avrà successo, l’Imperatore Tedesco dominerà e otterrà l’adorazione del mondo. Se la Germania dovesse perdere, non ci sarebbero 80 poveri per pagargli la riverenza. La reputazione, per quanto riguarda l’Opinione Pubblica ora, giace nel ventre del tempo: una questione di forze accidentali più o meno. L’odioso reato per cui il mondo lo riterrà un mostro demoniaco è – un giudizio errato; ciò che lo renderà l’Eroe della sua Età – il suo Maestro – sarà solo – un giudizio verificato. Che spiega perché una buona lotta giustificherà qualsiasi causa: una buona lotta è un fatto di aggressione e VINCE. Pertanto, le forze, con qualsiasi pretesto, sono state radunate per una prova, la questione dell’onorabilità dipenderà da una buona stima della potenza di quelle forze. L’esecrazione non è assegnata ai depredatori di tesori artistici in quanto tali – ma solo se il depredatore mostra anche segni della vittoria. Louvain sarà un po ‘deplorevole, ma necessario, se i padroni di casa Tedeschi sono vittoriosi. Quindi contrariamente a quanto segue: uno scolaro può avere la reputazione di Napoleone come “Diritto” per il suo capriccio, a causa di Waterloo. È Waterloo che separa Napoleone da Alessandro e Giulio Cesare: non le pianure insanguinate d’Europa; come lo sono Naseby e Marston Moor, che si adattano al ricordo di Wexford e Drogheda, e fanno di Cromwell un eroe regale al posto di un malvagio delinquente e assassino omicida. Anche in questo caso, George Washington era un eroe e “giusto”, mentre il presidente Kruger era un sedizioso intrigante e “ingiusto”.

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L’Opinione Pubblica, quindi, non è altro che una forma di alleanza libera fondata tra i non-principi, basata su una comunità di interessi momentaneamente posizionata sulla difensiva. Lo shock iniziale dell’invasione è stato eluso.

Il passare del tempo, e soprattutto il corso degli eventi, cominceranno a chiarire in che misura questa prima apparente comunità di interesse, era in difensiva rispetto a un semplice allarme, e fino a che punto questo rappresentava qualcosa di più permanente. Inoltre, nel motivo dello sviluppo dell’Opinione Pubblica, si riconosce che la stessa, audace e pittoresca aggressività potrebbe in qualche modo dare alla luce un interesse in cui i non-combattenti si troveranno coinvolti dal puro fascino: ampliandosi fino a tal punto che potrebbero essere anche autorizzati a condividere il rischio generale della lotta, che sembrerà un grande privilegio. Un grande aggressore saprà che può sempre contare su questo. I conquistatori sono stati i beneamati. Napoleone aveva l’adorazione degli uomini le cui vite stava “sprecando”. L’avrebbero chiamata un’opportunità molto ambiziosa che consentiva loro di spendere generosamente con un altrettanto abbondante ritorno di piacere. È davvero un errore ridicolo accettare che gli interessi siano tutti “materiali”.

Ci sono interessi che sono di piacere, interessi di espansione spirituale, interessi di alto livello, altrettanto avvincenti come quelli del profitto materiale; in effetti è davvero dubbio, anche nella maniera più meschina, che gli interessi “materiali” abbiano la stessa forza degli altri. Inoltre, i tipi di interessi sono molto instabili e si sviluppano da una forma all’altra con estrema rapidità sotto l’influenza di minacce o sfide. Così, alla comparsa di una grande personalità che può dare corpo a interessi più ampi, anche gli interessi più intimi – quelli di nazionalità e parentela – subiranno un cambiamento epocale:

“Se i miei figli vogliono, lascia che implorino il pane, Mio Imperatore, il mio Imperatore è interessato.”

Vi è l’influenza di un Imperatore: il secondo ha uno spirito saldo, geloso e antagonista – persino le giovani generazioni delle province sottomesse in una unità omogenea sotto l’influenza di un sogno avventuroso e tuttavia vivente. Per interessi di altro tipo, l’Inghilterra consolò la Scozia all’unanimità mentre si dedicava a lenire gli olandesi in Sudafrica. Altri interessi – quelli di ceto e di prestigio – sono le forze che hanno vinto per l’Inghilterra in questo momento, le garanzie che sono sottintese in un’amichevole Opinione Americana. Che gli Americani condividano un linguaggio comune e in misura tutto il prestigio della tradizione Inglese, letteraria e militare, implica lo status degli Americani con il mantenimento dello status Britannico: avrebbero odiato l’Inghilterra abbastanza facilmente se avesse dato indicazioni solo ora che era sul punto di ridurre tutto questo.

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Al momento attuale, è vero, l’Inghilterra sta arrossendo per l’imbarazzo di questo sconosciuto, permettendo a un pappagallo come la stampa e il suo pulpito di persuadere il mondo che ora è un combattente disinteressato in una grande e santa Causa. Sembra che stia cominciando a sentirsi infettata dalle proprie emozioni liquide del predicatore mentre ascolta come sta andando avanti – non per il suo bene ma – IL DIRITTO HA SBAGLIATO, a vendicare i deboli, a sostenere la civilizzazione, a sopprimere il Vandalo e l’Unno, un Bayard, un Galahad, il Messaggero dell’Armata della Pace che conduce una guerra spirituale. C’è una sola consolazione – i “Tommies” sono troppo lontani e troppo occupati per sentirne parlare.

E c’è questa scusa per i predicatori: che hanno guardato attentamente intorno e non hanno ancora messo gli occhi su nessuno di quei probabili e allettanti pezzetti di territorio che fino ad ora sono sempre stati impiccati quando l’Inghilterra è andata in guerra: non è venuto in mente loro che questa guerra, lungi dal richiedere scuse in balbettanti poetiche, era necessaria per salvare l’anima dell’Inghilterra dalla sfiducia incontrollata allevata in questi anni di pace. Per compiacere la loro anima lascia che chiamino una guerra spirituale: almeno risponde a un’esigenza spirituale, e al momento giusto: il bisogno dell’Inglese, non quello del Belgio, della cultura, della civilizzazione, della democrazia e del resto. Tra vent’anni il conflitto probabilmente sarebbe stato troppo tardi; come venti anni ora sembra verosimilmente essere dimostrato troppo presto per la Germania. La causa della guerra è la denigrazione Tedesca dello spirito Inglese: sia sul fuoco che sulla intelligenza. I Tedeschi credevano che, mediamente nella media, fossero di qualità migliore: quel prestigio Inglese era un anacronismo, un’eredità già affondata ad una reliquia ereditata da un passato spirituale, dalla cui forza l’Inghilterra moderna è caduta: che la nazione era devitalizzata, e poiché gli interessi possono essere mantenuti solo in proporzione alla vitalità di coloro che li fanno proseguire, potrebbero essere strappati via se seriamente messi in discussione dal loro successore naturalmente costituito. E avevano un sacco di prove per sostenerli. Il fuoco spirituale risplende non solo in una sola direzione: è onnipervadente: è filosofia tedesca, scienza tedesca, inventiva tedesca, energia. Audacia e spavalderia fornivano prove che tutto il mondo poteva vedere e confrontare. Con questo paragone, i Tedeschi si erano convinti e stavano convincendo il mondo e noi. Stavano minando la fiducia degli Inglesi, non per le loro vanterie ma per le loro azioni: e naturalmente, se eccellevano nelle arti della pace, perché no, anche nell’arte della guerra, dove il prestigio registra un livello preciso. Stavano logorando la nostra capacità di recupero spirituale: l’aspetto sottile dello spirito che, una volta perso, non viene mai riconquistato. Un popolo che si sente allontanato da questa aspetto sottile attaccherà immediatamente per la sua conservazione, o si vedrà perso prima che un colpo sia stato sparato. Sembrava un enigma, e niente di più che per l’Inghilterra stessa, perché si è improvvisamente trovata in un odore così anormalmente buono. È una situazione insolita per essa- in questi ultimi giorni. La spiegazione è la prontezza – quasi la fretta – con cui è entrata in guerra. Si era immediatamente alzata in piedi, perché aveva afferrato il primo suggerimento di un’opportunità per vendicarsi – giustificata, riabilitata con il rispetto che gli era stato dato negli ultimi giorni con un rancore interrogativo. Se avesse esitato, sarebbe stato il segno sufficiente della debolezza, della insensibile mancanza di orgoglio che più della metà del mondo si aspettava, mondo che sarebbe stato più che scioccato nel non trovarla. La “cordialità” di cui è stata la destinataria da allora è il risultato. La deduzione si applica tanto al sentirsi nei limiti dell’Impero e i malcontenti a casa, come nel mondo esterno. È il risultato immediato da seguire- di cui ci si può tranquillamente fidare- sarà ugualmente a suo favore: vale a dire, la brillante rivendicazione dello spirito Britannico nei mari e sui campi di battaglia avrà rapidamente una controparte nei laboratori Britannici: nella rinnovata e fiduciosa forza dello spirito nella filosofia, nella letteratura e nell’arte Inglese (dove è necessario, grazie a Dio!). La fiducia, che osa guardare al semplice fatto senza la paura indebolente, la fiducia e le emozioni profondamente agitate sono i materiali che ispirano un nuovo spirito nelle arti. Dopo la guerra, a causa della guerra – il Rinascimento!

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Quindi, per tornare ai nostri anarchici, embargoisti, umanitaristi, cultura-isti, cristiani e ogni altra firma di verbalisti: il mondo è degli Archisti: è un fascio di interessi, e ricade su chi può spingersi più lontano. L’ampiezza di ogni interesse è l’indice vitale di colui che lo usa. Gli interessi hanno questo in comune: la ricchezza del frutto che portano cresce mentre spingono verso l’esterno: le passioni che eccitano sono le più forti; le immagini richiamate – il pulsare, il colore, la vividezza – più intense. Per questo, un uomo ha il tentativo dei suoi simili da aggiungere al peso del proprio: gli uomini abbandoneranno persino i loro stessi interessi più grigi: più grigi perché meno maturi: quando attirati dall’affascinante vivacità di altri interessi lontani: il grande signore può sempre contare sull’avere in abbondanza dei custodi dei portoni. Mantenere la porta è diventato il loro principale interesse: perché così, vivono nelle vicinanze di una forza luminosa. Trascurare nell’analizzare il significato dell’Opinione Pubblica amichevole ha ingannato gli anarchici sulla sua vera natura e su quali atteggiamenti nei confronti dei loro compagni, gli uomini possono essere persuasi ad adottare. L’associazione di interessi contro un potente interesse aggressivo, che è la prima fase dell’Opinione Pubblica, è un affare momentaneo, destinato a parare l’attacco di una forza che si teme perché la sua forza è sconosciuta. Il rovescio di questa temporanea ostilità di Opinione Pubblica verso l’aggressore è l’accettazione favorevole della dottrina della non-esortazione: propria dell’anarchismo. Ma la cordialità è tanto breve quanto l’ostilità: poiché la paura dell’ignoto non è una caratteristica permanente del temperamento pubblico: è piuttosto un adattamento accomodante: alle forti forze che emergono dall’ignoto, alla sua caratteristica permanente. Amicizia e ammirazione per i forti interessi è l’attitudine permanente dei figli di questo mondo: varia solo da qualche diretto antagonismo nato dall’opposizione al proprio interesse personale e privato. Di qui la ragione per cui l’anarchismo – l’embargo in tutte le sue molteplici forme – non penetra più profondamente nella pelle. È sempre incoraggiato dalla grande promessa degli adepti: si trova sempre abbandonato da seri uomini con il potere su di loro: il mondo è sempre per gli Archisti, che respingono e stabiliscono “Stati” secondo i loro poteri consentiti.

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PDF: “MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA VOL.1” (EDIZIONI NICHILISTICHE “ÁVYSSOS”)

Ricevo e pubblico:

http://avyssos.altervista.org/pdf-misantropia-attiva-estrema-vol-1/

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“Il nichilista sta male se vede gente soddisfatta, contenta, in pace. Adora il conflitto, la guerra, la distruzione…”

Diretto, grezzo, essenziale: questo è il primo volume, pubblicato con la dicitura- “Misantropia Attiva Estrema”, direttamente preso dall’Affine e Capo della Nechayevshchinaed- Nicevscina, che lo ha originato per distinguersi dalle prese di posizioni politiche sulla misantropia, ma anche da quegli individui che lo portano avanti per “moda”.

Noi come Edizioni Nichilistiche “Ávyssos” la facciamo nostra, la vogliamo possedere-la Misantropia Attiva Estrema- e proponiamo in questo primo volume, una serie di attentati non rivendicati, che sono avvenuti in passato; per noi la “non rivendicazione”, ha una forte valenza distruttiva, specifica e occulta, ma dall’altra rispettiamo totalmente, chi gruppo estremista anti-politico, si rivendica attraverso sigle e testi rivendicativi.

Specifico, individualista, egocentrico: gli attentati- esplosivi, incendiari, omicidiari- contenuti nell’opuscolo, detonano l’attacco in varie forme, l’attuarsi di strategia e azione, ma soprattutto, l’odio misantropico che scaturisce da essi. Odio Misantropico, lo specifichiamo anche noi, che è completamente assente, in ogni trama politica, perché rappresenta quello che supera il solito gioco degli specchi: il Misantropo Attivo Estremo, quando agisce, serioso, strategico ma anche pazzo e suicida-istintivo, vede solo se stesso, e rompe le logiche limitanti, della morale, ed è per questo che “salta”, il criterio che vuole che un azione debba avere un piano preciso, una serie di dettagli inseriti in un contesto che accerchiano l’individuo:

posso fino a quando posso, esiste un limite non relativo ma assoluto,
devo colpire l’obiettivo ma non devo assolutamente colpire chi gli passa accanto o vicino,
devo agire senza godere, o senza usare il mio istinto egoista per colpire
l’unica mia azione deve essere l’obiettivo e non il fatto che io possa utilizzare un qualunque sconosciuto/a per arrivare a esso,
devo cronometrare i minuti per un eventuale esplosione e misurare il raggio di azione per evitare eventuali danni a terzi, che sono assolutamente innocenti
chi è l’obiettivo è colpevole, chi non lo è, è innocente,
esistono dei parametri precisi e assoluti su chi è colpevole o innocente,
si devono dare dati precisi e assoluti, sull’attentato eseguito, con riferimenti determinati-esempio-dai media, che possono indicare la sicurezza di un azione,la sua autenticità,esempio: se un bancomat esplode o viene bruciato e i media lo filmano, è certo che sia sicuramente azione di chi lo rivendicherà e non quello di un bruto criminale misantropo, che voleva prendersi esclusivamente i soldi,
l’attentato attuato, deve avere precise e assolute regole di discriminazione, per esempio applicando la regola etica, che non si colpisce mai un soggetto che fa parte di minoranze religiose, classi sociali, o minoranze di genere ed etniche,
colpire enti o soggetti politici, è azione idealista, ed è il bene, colpire chi si odia per un motivo proprio o egoistico, è azione misantropica, per cui è il male (e a volte è fascista),
etc…

Concludiamo questa nota introduttiva, chiarendo che la nostra intenzione è far prevalere l’ego dell’individuo, sia nel tema che corre nella pubblicazione, sia negli attentati portati dentro l’opuscolo, ed è per questo, che non è, assolutamente nelle nostre corde, il desiderio di costruire qualcosa di duraturo, aspetto che non significa assolutamente che la nostra proposta fa parte di un generalismo diffuso- tipo quello dove l’idealista afferma che un azione può essere replicata perché tutti la possono fare, e dunque tutti sono uguali in tal senso, e tutti sono possono diventare individui, scogliere le catene, e liberarsi dell’oppressione quotidiana…noi siamo anti-utopici!

Il nostro contributo vuole essere un tassello per la caduta della stabile pace della società, e lo sprigionare del Caos Terroristico, dove l’odio di un individuo o di un gruppo affine ed egoista, abbatta i muri morali ed agisca, rispetto a tutto il circostante ed anche a tutta l’umanità, che approvino o no, la nostra anti-utopia!

Uomo-Mostro/Edizioni Nichilistiche “Ávyssos”

TUTTO E NIENTE

Il sé come egoista era presente in tutto l’insieme come l’oggetto delle negazioni più fondamentali del Dio della religione o della persona etica. Il sé è stato ripudiato come “peccatore” e “sventurato disumano”. Ma nulla potrebbe cancellare il sé nell’essere l’auto sé corporeo, con la sua intrinseca Egoicità, il proprietario (Eigenheit). Buttato giù Dio, lo stato, la società e l’umanità, tuttavia questi hanno lentamente cominciato a sollevare la testa di nuovo. Possono farlo perché i fanatici che brandiscono le Bibbie o la ragione o gli ideali dell’umanità “inconsciamente e involontariamente perseguono l’egoicità”.

In primo luogo, è stato rivelato che “il vero corpo di Dio” era “l’uomo,” che ha rappresentato un punto verso la scoperta del se-stesso egoista.

La ricerca del sé è rimasto inconscio come l’ego si è perso nel fanatismo sulla ragione o l’idea di umanità.

Nelle denunce dell’umanesimo all’egoismo dell’ego come disumano ed egocentrico, per quest’ultimo più il suo impegno è diventato vigoroso è più diventa chiaro che l’ego non è qualcosa da accantonare. Fu solo dalle profondità del nientismo a cui l’ego era stato bandito che poteva, nel gesto di negare ogni negazione, sorgere per rivendicarsi.

Nella prima metà del suo lavoro, Stirner sviluppa questa dialettica ironica; in un secondo momento, si occupa del punto di vista positivo dell’egoismo, mostrando come l’ego rivendica la propria unicità e proprietà, e abbraccia in sé tutte le altre cose e le idee, le assimila, impadronendosene come proprietario (Eigner), e quindi raggiunge la consapevolezza di quell’unico (einzige) che ha appropriato tutto all’interno del proprio Egocentrismo, rendendo il mondo il contenuto della propria vita.

Stirner capisce che la propria essenza del sé è come la consumazione della “libertà”. La “Libertà” è in origine una dottrina cristiana che ha a che fare con la liberazione di sé da questo mondo, nella rinuncia a tutte le cose che livellano verso il basso. Questo insegnamento ha portato alla fine all’abbandono del cristianesimo e la moralità a favore di un punto di vista dell’ego “senza peccato, senza Dio, senza moralità, e così via”. Questa “libertà”, tuttavia, è semplicemente negativa e passiva. L’ego doveva ancora prendere il controllo delle cose da cui è stato liberato e renderle proprie; diventando propria proprietà (Eigner). Questo è il punto di vista del proprietario (Eigenheit).

Che differenza c’è tra la libertà e Egoicità….

Sono libero da cose cui mi sono sbarazzato ma io sono il proprietario

(Eigner) delle cose che ho in mio potere (macht) e

che io controllo (miichtig).

Eigenheit è il punto di vista del Eigene; in questo punto di vista la libertà stessa diventa la mia proprietà per la prima volta. Una volta che l’ego controlla tutto e la possiede come sua proprietà, esso possiede veramente la libertà. In altre parole, quando si arriva a questa “forma di libertà”, la libertà diventa la propria proprietà. Stirner dice che “l’individuo (der Eigene) è il solo che è nato libero; ma il liberale è colui che cerca la libertà, come sognatore e fanatico “.

E ancora:

“Essere Proprietario ha creato una nuova libertà, nella misura in cui è il creatore di tutto”. Questo proprietario sono Io stesso, e “tutta la mia essenza e l’esistenza.” Stirner chiama l’essere essenziale di questo tipo di proprietario “innominabile”, “concettualmente impensabile” e “indicibile”. L’ego pensa ed è il controllore e proprietario di tutti i pensieri, ma non può essere acquisito attraverso il pensiero. In questo senso si può dire che sia “uno stato di spensieratezza (Gedankenlosigkeit)”. Contrariamente a Feuerbach, che considera l'”umanità” come l’essenza dell’essere umano e l’egoista che viola l’umanità come “uno sventurato disumano”, Stirner sostiene che non c’è modo di separare la nozione di un essere umano dalla sua esistenza. Semmai, l’esistenzialismo di Stirner dissolve l’essenza dell’essere umano nella sua innominabile esistenza.

Per tutto ciò che è stato affermato, la profonda affinità di Stirner con Nietzsche dovrebbe essere chiara. Il suo punto di vista del “potere” di assimilare tutto nel mondo in sé ricorda l’idea di Nietzsche di volontà al potere. In Nietzsche è follia come il culmine della conoscenza, e in Stirner è “spensieratezza” che rende tutto la mia proprietà. L’ego in Nietzsche è anche in ultima analisi, senza nome, o al più simbolicamente chiamato Dioniso. Nel caso di Stirner troviamo anche l’elemento del “nulla creativo”, un nichilismo creativo. Quest’ultimo punto merita un esame più attento.

In un passaggio importante, Stirner affronta la “fede nella verità”, proprio come Nietzsche, sottolinea “la fede nel sé stesso” come il punto di vista del nichilismo.

Finché credete nella verità, non credete in voi stessi

e siete un servo, una persona religiosa. Tu solo sei la

verità, o meglio, tu sei più della verità, che non è nulla

prima di voi tutto.

Naturalmente anche voi analizzate dopo la verità,

anche voi la “criticate”, ma non c’è il domandarsi dopo una

“superiore verità”, che sarebbe superiore a te, e

non si può criticare secondo il criterio di una tale verità. Ti impegni

in pensieri e idee, come le cose appaiono,

solo allo scopo di credere… è tuo, lo vuoi

solo per controllarli e diventare loro proprietario, vuoi orientare

te stesso e essere nella loro casa, e li trovi veramente

o li vedi nella loro vera luce… quando hanno ragione per te,

quando sono la tua proprietà. Se dovessero in seguito diventare

più forti, se dovessero disimpegnarsi di nuovo da

il tuo potere, che è poi proprio la loro falsità-vale a dire, la tua

impotenza. La tua impotenza [Ohnmacht] è il loro potere

[Macht], la tua umiltà la loro grandezza. La loro verità, dunque,

sei tu, o è il nulla che tu sei per loro, in cui

si dissolvono, dove la loro verità è la loro nullità (Nichtigkeit).

L’affermazione di Stirner che la verità del pensiero è il proprio nientismo, e il potere della verità la propria impotenza, arriva allo stesso punto come l’affermazione di Nietzsche che “la volontà di verità” è l’impotenza della volontà, che la “verità” è un’illusione con la quale la volontà inganna se stessa, e che dietro una filosofia che cerca la verità fluisce la corrente del nichilismo. Inoltre, l’idea di Stirner che quando il pensiero diventa una proprietà diventa vero per la prima volta, è un parallelismo che dice che l’illusione è riaffermata come utile per la vita dal punto di vista della volontà di potere. Nei termini di Stirner, il nientismo come impotenza si trasforma in nulla creativo. Questo “auto-superamento del nichilismo” e “la fede nel sé” costituiscono il proprio egoismo.

Continua:

“Tutta la verità in sé è morta, un cadavere; è viva solo nel modo in cui i miei polmoni sono vivi-vale a dire, in proporzione alla mia vitalità propria “. Ogni verità stabilita sopra l’Ego uccide l’ego; e fintanto che uccide l’ego, è di per sé morta, e semplicemente appare come un “fantasma” o un idea fissa.

Ogni verità di un era è l’idea fissa di quell’era… uno vuole, dopo tutto, essere ‘ ispirato ‘ (begeistert) da una tale ‘ idea.’ L’individuo ha desiderato essere regolato da un pensiero-e posseduto da esso.

È dunque possibile discernere un chiaro spiraglio del nichilismo che percorre i 50 anni che separano Nietzsche da Stirner, ognuno dei quali riconosce il proprio nichilismo come espressione di una grande rivoluzione nella storia del mondo europeo. Come Stirner dice: “Siamo ai piedi di un limite.” Entrambi sono stati veri pensatori delle crisi nel senso più radicale.

Abbiamo visto come Feuerbach ha criticato lo spirito assoluto di Hegel, come “astrazione” ed ha offerto una postura di esistenza realmente reale al posto di esso. Secondo Stirner, questa “esistenza” di Feuerbach non è che un’astrazione.

Ma io non sono solo astrazione, io sono tutto in tutto e di conseguenza

Io sono astrazione o niente. Io sono tutto e niente;

[Io non sono un semplice pensiero, ma sono allo stesso tempo pieno di

pensieri, un mondo di pensieri. ] Hegel condanna l’Egoicità, ciò che

è il mio (meinige)-che è, “parere” (Meinung). Tuttavia, “il pensiero

assoluto “… ha dimenticato che è il mio pensiero, e

che sono io che penso (Ich denke), che esso stesso esiste attraverso

me… è solo la mia idea.

Lo stesso può dirsi dell’enfasi di Feuerbach sulla sensazione [Sinnlichkeit] nell’opposizione a Hegel:

Ma al fine di pensare e anche di sentire, è così per l’astratto

per quanto riguarda il sensibile, ho bisogno sopra tutte le cose di me stesso,

e in effetti io come questo assolutamente definito io, questo individuo unico.

L’ego, che è tutto e niente, che posso chiamare anche il pensiero assoluto del mio pensiero, è l’ego che espelle da sé tutte le cose e le idee, rivela il nientismo del sé, e allo stesso tempo annulla questa “verità”. È lo stesso ego che rende tutto questo, carne e sangue, possedendo e “godendo” (geniessen) nell’usarla. L’ego introduce il nientismo dietro l'”essenza” di tutto ciò che è “essenza”, dietro la “verità” di tutte le idee, e dietro “Dio” che è la loro terra.

All’interno di questo nientismo, gli aspetti sacri che hanno regnato sopra l’ego sono spogliati dai loro rivestimenti esterni per rivelare la loro vera natura. L’ego prende il loro posto e rende tutte le cose e le idee proprie, diventando unico con il mondo nel punto di vista del nientismo. In altre parole, l’egoismo di Stirner si basa su qualcosa di simile a quello che Kierkegaard chiamò “l’abisso del nientismo panteistico” o quello che Nietzsche chiamò per l’ eterno ritorno,”fede panteistica “.

Questo è il motivo perché Stirner chiama “proprietario” il creatore di tutte le cose, il nato libero. Da questo punto di vista può affermare che, per l’individuo, il pensiero stesso diventa un mero “passatempo” (Kurzweile) o “l’equazione dello sconsiderato e il premuroso Io”. Ho già affrontato il modo in cui l’abisso del nientismo rivela il vero volto della vita come noia (Langweile) in connessione con Schopenhauer e Kierkegaard. Il nichilismo creativo che ha superato questo tipo di nichilismo appare come “gioco” in Nietzsche e come “divertimento” in Stirner.

COME FABBRICARE UN TUBO BOMBA FATTO IN CASA…(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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Ghen

Tubo Bomba:

Antecedente e Uso:

I tubi bomba sono veri e propri dispositivi di guerra e la loro esplosione e le schegge possono causare ferite molto atroci e debilitanti per gli umani. I tubi possono essere utilizzati per contenere sostanze chimiche da auto-combustione veloce, fino a quando non raggiungono una pressione utile per la distruzione materiale che se non viene contenuta in un tubo, si brucia rapidamente.

Usati, per esempio – nella Seconda Guerra Mondiale, i Tubi Bomba, venivano spesso impiegati per aprire un buco attraverso il filo spinato in modo che le truppe potessero facilmente passare.

I combattenti della resistenza spesso usavano tubi bomba per uccidere occupanti delle forze nemiche, perché i tubi bomba potevano essere fatti con prodotti chimici domestici.

Storia dell’originale TUBO-BOMBA

Forse le bombe a impatto fatte in casa e più usate sono quelle costituite di tubi. Perfezionate da George Metesky, il celebre Attentatore Pazzo di New York, sono micidiali, relativamente sicure, facili da assemblare e abbastanza piccole da poter essere trasportate in tasca. Prendiamo un tubo standard in acciaio (il diametro di cinque centimetri è di buone dimensioni) che è filettato su entrambe le estremità in modo da poterlo tappare. La lunghezza che usiamo dipende da quanto grande è l’esplosione desiderata.

Le dimensioni tra 7-25 centimetri circa di lunghezza sono quelle adottate con successo. L’idea di base da ricordare è che una bomba è semplicemente fuoco caldo che brucia molto rapidamente in uno spazio strettamente limitato. I gas in rapida espansione scoppiano contro le pareti della bomba. Se sono intrappolati in un tubo di ferro ben sigillato, quando finalmente detonano, lo fanno con una forza incredibile. Se la bomba stessa viene collocata in un’area alquanto chiusa come un condotto di ventilazione, una porta o un vicolo, a sua volta convertirà questa area più grande in una “bomba” e aumenterà immensamente l’esplosione complessiva.

Efficacia:

Una cosa che un qualsiasi Attentatore avrebbe dovuto apprendere dalle bombe di Unabomber (Ted Kaczynski) è aggiungere delle schegge.

Questi possono essere chiodi,viti ecc.

Per una maggiore velocità, utilizzare cuscinetti a sfera o proiettili da fucile da caccia.

Le schegge (chiodi o altri oggetti appuntiti) possono far parte della bomba in due modi diversi

(1) Miscela le schegge con l’esplosivo all’interno del tubo bomba.

(2) Fissa con nastro adesivo le schegge all’esterno (parete esterna) del tubo bomba.
Usare le schegge aumenterà notevolmente il danno procurato, mentre si usa questo tipo di ordigno esplosivo.

Tipi di Tubo Bomba:

Esistono diversi modi per fabbricare tubi bomba. Ho scelto quello che mi sembra più logico. Ho incluso un altro metodo, ma sembra più pericoloso da portare avanti.

Preparazione, Tubo Bomba 1°Tipo:

Acquistare il Tubo, i materiali e le attrezzature.

– È necessario approssimativamente un tubo di 5 centimetri di diametro e di 15 centimetri di lunghezza con due estremità filettate e due tappi al lati filettati.

-Nastro Teflon per Tubo.
-Sacchetti da congelatore con chiusura ermetica.
-Alcool.
-Scatola di fiammiferi.
-Candela.
-Trapano elettrica a punta.
-Colla liquida mille chiodi.
-Sacchetto con batuffoli di cotone.
-Fusibile (vedi sotto).
-Manico di scopa.
-Detonatore (vedi sotto).
-Materiale Esplosivo (vedi sotto).
-Polvere Nera.
-Righello da 30cm.
-Marker/Pennarello a punta fine.
-Miccia (quella da petardo funziona meglio).

Ingredienti Facoltativi: Schegge

Le migliori schegge sono i cuscinetti a sfera, perché non bucano il sacchetto di plastica e si espandono in maniera migliore quando si usano verso l’obiettivo.

Importante consiglio di sicurezza: preparare sempre il tubo in anticipo e mettere l’esplosivo o la polvere nera, riempendolo in un sacchetto di plastica sigillato, Questo riduce la possibilità di un’esplosione per attrito. Non coprire mai il batuffolo di cotone con sostanze chimiche liquide come carburante diesel, alcool, benzina, ecc…questi tipi di sostanze chimiche si espandono nel tempo e potrebbero causare prematuramente l’esplosione del tubo bomba.

Assemblaggio:

Preparare il Tubo

Per prima cosa, usando il righello e il marker, segna una linea di 2 centimetri e mezzo all’esterno del tubo come finalità di misurazione.

Capovolgilo in giù quando lo usi.

Usando uno dei tappi del tubo, fai con il trapano un buco al centro. Deve essere leggermente più grande della miccia o del detonatore.

Inserisci la miccia, deve essere abbastanza lunga per entrare nel tubo, circa 5 centimetri.

Fai cadere delicatamente un po’ di cera di candela su entrambi i lati del buco del tappo, per garantirne la chiusura.

Applicare il nastro teflon sulla parte superiore del tubo.

Pulire con l’alcool entrambi i tappi del tubo, lasciare asciugare.

Avvitare il tappo saldamente sul tubo.

Ora taglia le estremità dei fiammiferi.

Metti le capocchie del fiammifero dentro il tubo.

Ora immetti circa 2,5cm di cotone compresso nel tubo. Fai attenzione a non danneggiare la miccia e assicurati che si estenda oltre il cotone. Utilizza un manico di scopa per compattare il cotone, ma ricorda che ci sono le capocchie dei fiammiferi, in modo da non schiacciarle o frantumarle. Inserisci il cotone non in maniera stretta.

Ora fai un piccolo foro nella parte inferiore del sacchetto di plastica, inserisci delicatamente la borsa nel tubo facendo in modo che la miccia vada all’interno del sacchetto.

Trascina il sacchetto verso l’estremità aperta del tubo.

Ora riempi il sacchetto con la polvere da sparo. Ricorda che devi chiudere ancora il sacchetto e inserirlo completamente dentro il tubo in modo che la parte finale si chiuda.

Una volta che si pensa di avere la giusta quantità di polvere, sigillare il sacchetto e infilarlo dentro il tubo.

Nota: se si sta usando scheggia da proiettile si può immetterla alternandola con la polvere da sparo.

Una volta che il sacchetto è all’interno e sai che il tappo non comprime il sacchetto, riempi le aree vuote.

Pulisci le parti interne ed esterne del tubo con un asciugamano umido (non gettare acqua all’interno del tubo).

Per essere sicuri, pulisci l’esterno delle parti del tubo con alcol e lascia asciugare completamente.

Ora applica il nastro teflon ai fili del tubo.

Avvita delicatamente il tappo inferiore.

Infine, utilizzando la colla liquida “mille chiodi”,mettine una goccia intorno ai tappi del tubo su entrambe le estremità. Questo impedisce che i tappi del tubo si stacchino.

Se sei ancora vivo e hai tutte le tue parti del corpo, congratulazioni, hai appena costruito il tuo Tubo Bomba.

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Altro materiale sul Tubo Bomba:

Dispositivi facoltativi per la detonazione

Timer elettronici

Un rettificatore o tiristore del controllore di silicio della porta di commutazione a bassa tensione (uno qualsiasi di più dispositivi semiconduttori che agiscono come interruttori, rettificatori o regolatori di tensione) può prendere la bassa tensione da un timer da cucina, o un cellulare con la vibrazione suoneria o una suoneria o un interruttore con grande capacità di alimentazione utilizzabile da una batteria o da corrente alternata. Se il circuito audio è basso, e il il cancello SCR non vibra, aggiungere un transistor amplificatore. Questo è perfetto per l’accensione di gas lacrimogeni durante una manifestazione, o di un telefono o di un cerca-persone fumogeno controllato per coprire una fuga.

Interruttore di quota

Un interruttore di quota può essere fatto facilmente con una lattina, nastro, un sacchetto di plastica, filo, e due strisce di metallo. Chiudilo in modo sicuro e sigilla il sacchetto di plastica nella lattina con la metà dell’aria che deve uscire fuori. Metti del nastro come un ponte sulla parte superiore della lattina, e un altra parte di nastro come una leva che espande il sacchetto che viene spinto e tocca il nastro di ponte. Quando l’altitudine diventa abbastanza alta (poche migliaia di metri) il circuito si chiuderà e la corrente può fluire. Una cosa divertente da fare e ‘metterla su un camion di tronchi diretto in montagna che accendera’ una serie di petardi.

Temporizzatore per legumi

L’espansione dei legumi secchi in acqua può anche essere usata come temporizzatore. Avete bisogno di un disco metallico pulito e non verniciato come un coperchio di latta, smalto/brillantina per unghie, e un contenitore di plastica. Come i legumi, espandendosi il disco metallico sarà spinto verso l’alto contro lo smalto che completa il circuito. Sigillare il contenitore con nastro adesivo a meno che non sia previsto il trasporto aereo.

Testare

Tutti i timer devono essere testati con la batteria funzionante e un cicalino, oppure con la lampadina al posto dell’innesco o del detonatore: questo più volte. Testare sempre il circuito per accertarsi che sia spento prima di collegare l’attivazione elettrica del timer. Un doppio circuito di attivazione se c’è spazio raddoppia le possibilità di successo.

Preparazione, Tubo Bomba Tipo 2:

Un altro metodo di assemblaggio del Tubo Bomba, è usare la polvere da sparo e un petardo:
Quando hai il tubo giusto ed entrambi i tappi selezionati, fai un foro sul lato del tubo (prima che la polvere sia inserita) abbastanza grande da inserire il petardo. Metti il petardo nel buco e incollalo saldamente.

Tappare in maniera stretta un’estremità.
Versare la polvere dentro.
Pulire le parti esterne con alcol denaturato.
Ora chiudi l’altra estremità, avvitala molto lentamente e delicatamente.
Sei pronto per partire.

Nota: Questo tipo di tubo bomba da lancio, è veramente pericolosa, sia da fare che da usare.

Si può fare questo utilizzando un fusibile invece di un petardo. Così può essere posizionato verso dove lo volete gettare.

Un buon metodo è quella di sbriciolare metà del tubo prima di inserire la polvere. Questo rende le pareti di un’estremità più sottili delle pareti dell’altra estremità. Quando posizioni la bomba, l’esplosione segue la linea di minor resistenza e si dirigerà in quella direzione. È possibile farlo con gli strumenti di rettifica ordinari disponibili in qualsiasi hardware o officina meccanica. Assicuratevi di non avere la polvere intorno quando state frantumando il tubo, poiché si producono scintille.

Materiali esplosivi del Tubo Bomba:

Il primo passo per improvvisare un tubo bomba è scegliere un materiale esplosivo appropriato come riempitivo. Per scopi più semplici, è possibile utilizzare capocchie di fiammiferi o polvere da sparo anche se bruciano piuttosto lentamente e creano una minore velocità di rottura del tubo rispetto ad altri materiali adatti. Permanganato con metà parte di zucchero o clorato allo stesso modo con zucchero sono materiali facilmente disponibili con il clorato che ha un effetto esplosivo maggiore rispetto al permanganato

L’alluminio (in forma di polvere) è un combustibile potente e quando viene annesso con tetracloruro di carbonio o il permanganato può produrre un esplosivo riempito più pericoloso del tubo. Questi sono gli esplosivi meno conosciuti, tuttavia, sono più facili da acquisire. Uno scenario più complicato comporterebbe l’uso di TNT o di esplosivi plastici come riempitivo che aumenta anche i fattori di rischio implicati. Le polveri meno conosciute sono di solito macinate molto bene per accelerare la velocità di combustione.

Scegliere la miccia:

Un cavo di detonazione militare è il meglio da usare come miccia, altrimenti possono essere utilizzati,quelli da cannone o da fuochi d’artificio o se disponibili miccia con dinamite.

Per fare un completo fusibile improvvisato, possiamo usare un adesivo, che può essere posizionato su una superficie e cosparso di polvere da sparo, la polvere si attaccherà al nastro. È una miccia, anche se meno affidabile di altri.

Opzione 1: Comprare petardi o fuoco d’artificio. Leggi attentamente, i migliori e più utili contengono il magnesio.

Opzione 2: Costruisci da te la tua miccia con un fuoco d’artificio.

Opzione 3: Questo è più pericolosa: un altro metodo è usare uno spago o una stringa. Sciogliere semplicemente un po’ di cera di candela, immergere la corda nella cera, poi spargere leggermente delle polvere nera sulla cera prima che si raffredda.

(PROPAGANDA): ”KH-A-OSS-Misantropia Nichilistica” VI

Ricevo e pubblico

KH-A-OSS VI

INDICE:

– Rovina (Schizo)

– Come fabbricare un tubo bomba fatto in casa…(Misantropia Attiva Estrema)

-Terrorismo Criminale/Tecniche Esplosive: “Fanno esplodere un bancomat in via Romeo e lo “ripuliscono”” (Milano)

– “Una grotta di sangue” (sull’assassino seriale Richard Kuklinski )

– (Cile) “Spero che esplodano infinite bombe sulla cittadinanza” (Maldición Eco-extremista)

– “Il PCC Pianificava un Mega Attacco Terrorista Indiscriminato Con Auto-Bomba Sulle Cinque Più Grandi Capitali del Paese” (Maldição Ancestral)

– “Nell’orizzonte dell’infinito” (su Nietzsche)

– “Trasmutando l’oscurità”- Intervista con i Theurgia (Black Metal Daily Webzine)

LUPUS EST HOMO HOMINI…(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2018/11/KH-A-OSS-V.pdf

“L’apparenza inganna”

A volte l’uso dei proverbi (in Italia particolarmente), serve a dirimere questioni di poco conto, o, inversamente, a fare intendere qualcosa di più profondo anche se qualcuno non pensa sia così..

Qua parlerò dell’Egoista, e dello scontro contro altri Egoisti, rispetto all’enorme cerchio di sensazioni e percezioni che abbiamo mentre viviamo e respiriamo:

“Lupus est homo homini, non homo, non quom qualis sit novit..”

Il fatto che ci sentiamo parte di qualcosa di più unito e duraturo, non toglie, che quando guardiamo il mondo con il nostro prisma personale (o auto-indotto), vediamo l’altra persona, come quella che ci passa accanto nelle mille e mille facce del tutto simili, come un lupo, piuttosto, che un “umano” come noi, è anche se non lo conosciamo, pensiamo possa succedere qualcosa di animalesco, un aggressione che supera il normale vivere quotidiano.
Da questo se ne deduce che tutta la costruzione ideale di una società, è fuffa, una serie di sinonimi che si ricorrono, tra di loro, che pero perdurano, è che rendono quello che ci viene incontro, quello che vediamo, come qualcosa di simile a quello che sono io.

È allora perché pensiamo che questa persona, possa essere un lupo?

Perché alla fine penso possa esserci ancora in noi, un qualcosa, un sospiro, un branchia, un frammento di animalità.

Scavando affondo su questo argomento, qualcuno potrebbe obiettare, che un uomo pensa che l’altro voglia “farselo”, perché è solo auto-indotto dalla società meccanizzata, diciamo non è più l’istinto animale che fuoriesce, ma che il sistema automatizzato della società, ci auto-induce a reagire in questo modo. Tipo: vengono date una serie di informazioni su una serie di fatti successi a Milano, come esempio, tipo: in Stazione Centrale, c’è violenza diffusa, un sacco di gente- questo ci dicono gli organi di stampa ufficiali, quindi la verità su carta- viene aggredita, non passa settimana, che qualcuno non aggredisca qualcun’altro, omicidi per un portafoglio, accoltellamenti per una tipa o un tipo, aggressioni per rubare un bellissimo smartphone, i famosi assassini seriali di bengalesi, e cosi via…
Ma la Stazione Centrale non è Quarto Oggiaro, no decisamente..

La notizia gira, anche per le persone che non abitano in questa bella città grigia e economicamente avanzata, è gli viene di dubbio se andarci o no, a fare una visita, una gita, diciamo a fare una passeggiata tra gli scintillanti palazzi, a ridosso di questa stazione..

Quindi si crea un circolo vizioso, dove tra le migliaia di persone, che passano ogni giorno dalla Stazione Centrale, alcune vengono aggredite, ma la notizia è girata, per cui diventa una verità ufficiale: Milano e la Stazione Centrale sono pericolose, dovete farvene una ragione, serve più sicurezza, mettiamo dei sensori per annusare l’odore dei pericolosi borseggiatori, per recuperare le lame insanguinate degli assassini seriali di bengalesi, telecamere come se piovessero, e cosi via e cosi via…

Ma chi sta affermando questo, Io per caso? No, lo sta dicendo l’idealista, che per prevenire un moto di intolleranza naturalmente razzista, salva “capra e cavoli”, e rinnega tutto quello che ha letto, è afferma che tutto questo è solo l’azione infangante dei prezzolati della stampa in combutta con l’odiato stato, che mente sempre…( vedere l’intervista a Nicevscina..)

Io invece verto sull’inesistenza di una verità ufficiale, che non si può conoscere manco se si fosse davanti all’evento vissuto, e della guerra egoista di tutti contro tutti, dove una notizia, per diventare vera, deve essere accettata, nell’insieme della società, che però non significa che tutti l’accettino come forma provata del fatto successo, ma si adeguano a questo, e vengono indotti a auto-indursi nel canalizzarla dentro di essi.

È anche qua, la mia non è soluzione alternativa, al bene e male, tipo: il giornalista prezzolato dice sicuramente una cazzata, perché rispetto al sociologo succhiacazzi, ne sa molto meno, e sopratutto è più cattivo e asservito al potere dello stato, mentre c’è chi ribatte, che il sociologo dice idiozie, perché è solo un fottuto studioso metodico della mente umana in una versione di recupero, mentre l’autonomo di sinistra che conosce la strada, ne sa molto di più, esso non ragiona a “conti fatti”, ma facendo i fatti, si pone come conoscitore delle dinamiche umane, senza passare attraverso il recupero repressivo di nessuno dei borseggiatori caotici e/o degli assassini seriali di bengalesi…e vuoi che qua non ci sia l’idealista umanista che dice la sua? Certo, lui sbeffeggia tutti, e dall’alto della sua quintessenza, afferma anche che: l’autonomo si è il conoscitore della strada, me ne perviene che ha ancora dentro di esso, una dottrina troppo marcatamente classista.

L’umanista non distingue tra il bene e il male della società, ne prende dei pezzi e li trasforma a suo piacimento, rende ridondante l’affermazione “superiamo la dicotomia bene-male dello stato”, ma quando? Quando il bene è il suo, un bene idealista, è che deve diventare espressamente suo, oltrepassato questo limite, tutto diventa sinonimo di “male”.
Per cui l’umanista non vuole fare diventare il borseggiatore come dicono gli autonomi “ un soggetto cosciente di classe”, per una futura rivoluzione, ma lo vuole introdurre nella propria “bolla di sapone”, trasformandolo a suo piacimento, in un essere che ha fatto una serie di cose, perché è partito svantaggiato rispetto a tal dei tali, e ha (di solito), un colore diverso da quello cadaverico degli abitanti meneghini, ecc..

Lo supporterà fin quando non tocca uno dei suoi (dell’umanista)..e anche la stringerà i denti, e dirà, “lui ha fatto un percorso di un certo tipo, per cui ha reagito in questo modo, noi siamo bianchi cadaverici, e ci sentiamo in colpa…”

“Per questo rispetto al sociologo non lo studiamo per recuperarlo, e rispetto all’autonomo non lo vediamo esclusivamente come un essere che recupera coscienza e distrugge i parametri capitalisti della società, per diventare un nuovo nuovo uomo…”. Insomma rispetto a questi, l’umanista non tocca nessuno, perché pensa che tutti siano in fondo liberi, ma se questi toccano uno dei loro, trova esagerate scuse, per affermare che l’ha fatto perché è stato auto-indotto (per es: dal fatto che viene continuamente disprezzato dai meneghini, ma più che altro perché vorrebbe essere come loro e non può…).

Quindi tutto questo, voglio buttarlo nella spazzatura, e affermare, che invece tutte queste sofisticate alchimie, sono un auto induzione a pensare che un pensiero sia corrispondente all’altro, e un altro ne sia l’opposto o l’opponente.

Auto-induzione, come approvazione di un avvenimento, di cui non si conosce la verità, ma che diventa vero, se è stabilito che deve essere cosi.

Per me dunque, la guerra egoista, è di tutti contro tutti, ed è la più eccitante presa di posizione contro qualunque essere, possa vivere o respirare. Non è auto-indotta da una serie di elementi che si dirigono verso una centralizzazione del pensiero dell’uomo, ma è decentralizzata, perché nel momento in cui prende “coscienza” di un fatto, si predispone per agire attraverso i propri dettami unici e particolari.

Quando si afferma l’Unico, si potrebbe anche affermare il nientismo, perché l’Unico è quello che si dissolve ogni qualvolta nel suo peregrinare attraverso esperienze di incontri e scontri, di assalti, e pace fittizia, arriva a un obiettivo, e/o procrastina la vittoria nel momento in cui non può chiudere il cerchio della disputa. Dissolve se stesso e rinasce per una nuova disputa, ri-dissolvendosi senza seguire il precedente declino…

Ma a differenza di quello che dice Parker (che è un buon mestierante alla fine rispetto all’immensità della Marsden), Io non vedo l’egoista contro l’altruista, o altro, ma deduco che l’egoista sia anche l’altruista, è che per questo non c’è una classificazione di genere tra gli ego, ma solo la presa di posizione personale, anche dedotta dall’indursi delle regole della società.

“L’apparenza inganna”, così, io che giro e vedo decine di volti, posso dedurre che questi siano gli stessi e nelle stesse modalità di vita vissuta, vedo che si muovono in un certo modo, per modalità di apparenza o appartenenza, quelli che portano, per esempio, gli occhiali, si vestono in un certo modo e hanno uno stesso taglio di capelli, per cui deduco che c’è un addizione dove una tipologia si deve assommare al restante del proprio prototipo, per non risultare, troppo diverso, ma se quello che affermo fosse verità totale, allora, potrei essere fottuto, nel momento in cui voglio attaccare uno di questi prototipi per sfondargli il cranio, per la mia predisposizione egoista della guerra di tutti contro tutti.

L’apparenza inganna.

Non perché dietro un individuo diciamo normale, o un prototipo, si possa nascondere un assassinio seriale o un terrorista (che scelgono primariamente di additarsi agli altri, per colpire in maniera ferale…), ma perché se la mia passione egoista, per cibarsi di un altro ego, vuole agire, deve estendere la propria ragnatela, additandosi e disunendosi, per provare cosa significa essere un prototipo. Se Io, sono in un certo modo, o con un certo tipo di carattere, ma da egoista unico,che vuole la guerra, per assaporare il sangue dell’umanità, devo uscire e entrare da un idea fissa, centralizzarmi in un prototipo e decentralizzarmi nel mio profondo, per colpire con più piacere e per vincere.

Vincere o morire, anche se siamo in una società, con più possibilità di rimanere integri per quasi tutta la vita, ma questo non importa, non è questo il mio obiettivo, come egoista unico, il mio obiettivo è agire per desacralizzare l’uomo e la società, per estinguerlo nel nientismo, per godere della vittoria e del piacere di vincere su un altro individuo, annullando il sistema binario della morale.

Ma per fare questo, serve appellarsi al proverbio “l’apparenza inganna”,e appropriarsi di quello che può significare anche disgusto, vedere gli altri, il prototipo e assumerne le sembianze, tentare di essere simili agli altri, per passare inosservati, ma per questo, ci si deve fissare su un obiettivo, centralizzarsi per apparire, essere per ingannare, studiare i comportamenti degli altri, e muoversi allo stesso modo, e affermare che l’apparenza inganna.

D’altronde come disse un terrorista del GIA algerino:

“ quando facevamo un attentato, quando ammazzavamo un nemico, in mezzo a una strada di Algeri o Orano, allontanandoci, se la gente correva noi correvamo, se la gente camminava lentamente, noi camminavamo lentamente…dovevamo assumere le sembianze della gente, per essere come loro…”

Qualcuno potrebbe dire che a Milano, non c’è una guerra civile come all’epoca del GIA, non importa, tutto è relativo, e se Io vivo in un certo contesto, potrò subire, se preso o scoperto, quello che sto vivendo in quel momento, e di sicuro non saranno “rose e fiori”. Vivere in un contesto di un certo tipo, significa aver assimilato nella crescita personale, il vissuto e i modi di fare e d’essere di un luogo specifico e con differenze distinte da altri luoghi, ed è per questo che tutto è relativo, e non si può affermare con sicurezza “una cosa non si può fare, perché a Milano, non c’è una guerra civile…”

Ma per l’egoista unico, tutto questo viene superato, perché per lui, un avversario, può non avere le sembianze di esso, in un contesto comune, e se sente che vuole godere e vincere agirà senza una guerra in corso ufficiale, perché la sua guerra è prettamente personale, è solo sua, solo lui sa, perché ferisce o uccide, perché deruba o rapina, perché conquista una persona e la usa per i suoi interessi personali. Ma sa che dall’altra parte, c’è un altro egoista, pronto a godere dei propri interessi, ed è per questo che ci deve essere uno studio meticoloso, degli altri, perché anche se li disprezziamo, ne possiamo possedere il carattere, il modo di fare, il vestirsi, il muoversi e parlare in un certo modo…

Dunque l’apparenza inganna- volendo estendere questo pensiero- perché io posso sapere solo perché odio un individuo o un prototipo, ma non posso sapere esattamente se quest’ultimo non è un assassinio seriale, ed è per questo, che anche il giudizio deve essere ben approfondito, non in uno schema logico, ma vivendo quello che ci ha portato ad approcciare con gli altri. Vivere significa assimilarsi al nostro obiettivo, condurlo in una strada di certezza, per capire, cosa c’è dietro di esso, e usarlo, nel momento, che le sue esigenze centrali, falsamente diventano le nostre. Se un individuo può portarci al nostro obiettivo, lo farà se avremo conquistato non la sua mera fiducia, ma avendo stabilito l’assommarsi ad esso.

Qua, naturale, sto parlando in maniera indiretta di un mio progetto, ma la guerra egoista di tutti contro tutti, può anche non avere questi sofismi, può essere brutalmente istantanea. Non solo istintiva, anche il mio progetto lo è, ma veloce e diretta.

La mia guerra di tutti contro di tutti, vuole desacralizzare, quello che rientra nel doppio binario morale, dove affermo, che ovunque ci si trovi, al nord o al sud del mondo, esistono innumerevoli forme di conquista, ed è un mio punto di interesse, perché serve a sfatare il mito della società morale- ma anche a incitare a espandere questa guerra, attaccare quello che si odia egoisticamente, e fare proprio il possesso di quello che si è conquistato.
Ma voglio anche specificare che se l’apparenza inganna, ogni sintomo o stimolo che l’uomo riceve quando incontra un altra persona, potrebbe essere un azione, per convincere l’altro/a, che uno ha vinto definitivamente mentre l’altro/a ha perso inesorabilmente. Non è così: perché se l’uomo usa i dettami della società, li usa per sopravvivere, anche se si crede solo a quello che si vede. Se una persona piange davanti a un altra, significa per forza, che la prima abbia perso rispetto alla seconda? È se fossero “lacrime di coccodrillo”? È se fosse una tattica per poi prevalere successivamente? O per non morire e godere del prossimo attacco? Se una persona afferma una cosa, che risulta blanda o passiva, deve per forza avere detto una verità? E se l’avesse fatto per prevalere successivamente, cosa succede dunque? Se uno usa un tono mellifluo per poi dopo ammazzare gridando per il proprio godimento, cosa succede dopo, dunque?

“La gente che sorride, poi dopo, ti accoltella…”

Affermo questo, perché mi sento coinvolto in una guerra egoista di tutti contro tutti, so che una persona che si comporta in un modo, metodo che normalmente è considerato come aspetto passivo, potrebbe farlo solo essenzialmente per sopravvivere, ma anche per approfittarne e ferirmi o farmi fuori una volta che ho “girato le spalle..”

Anche la frase “girare le spalle”, per me non rientra nel doppio binario morale, ma a che fare con la mia vita o la tua…

Per questo, come sopra, centralizzare il proprio comportamento e assommarsi agli altri, significa, provare a “comprendere” un altro egoista, vincere su di esso, e portarlo -se serve- al proprio obiettivo, sempre se esso stesso non è l’obiettivo.

Arca

VINCERE O SOCCOMBERE

Stirner ha mostrato che quando si parla di diritto, di Stato, di diritti in generale, bisogna sempre avere a che fare con la religione. E’ noto che nell’analisi strineriana la religione tende ad affermarsi quando un oggetto, un idea, come appunto possono essere il diritto o lo Stato, tende a sottrarsi al dominio di chi lo ha creato, al punto tale che, elevandosi, o meglio, sfuggendo al suo creatore, acquista una potente sacralità sino a sottomettere colui che quell’oggetto ha provveduto a creare. Questo risultato ha per effetto di far sì che – sia nella religione cristiana che in quella umana (o laica) elaborata in particolare da Feuerbach, e dunque in qualsiasi tipo di religione – il singolo individuo, nella sua concretezza più autentica e genuina, non riesca mai ad appropriarsi delle sue creazioni,e,conseguentemente, neppure di se stesso:

“perché non posso dire: dio non è altro che un inganno? Perché mi si bolla a fuoco se nego dio? Perché si pone la creatura al di sopra del creatore (…) e si ha bisogno di un oggetto dominante, affinché il soggetto sia un servo sottomesso. Io devo piegare me stesso sotto l’assoluto”.

Si spiega così il radicalismo fondamento posto a sostegno di ogni religione, consistente nel promuovere un permanente principio di stabilità, mai da scardinare o mettere in discussione, il cui unico obiettivo è quello di sovrapporsi all’individuo e di comandarlo, fornendogli l’illusione di essere in armonia con l’ordine umano e con l’ordine dell’universo, costruendo a sua volta in forme sempre più raffinate «santità intangibili», «verità eterne», in una parola qualcosa di «santo», [e tutto questo] sottraendo a te ciò che è tuo». Ecco perché Stirner, tra le molteplici osservazioni che sviluppa sull’argomento, è costretto a puntualizzare:

«Chi può, se non si pone anche da un punto di vista religioso, porsi delle questioni sul «diritto»? Il «diritto» non è forse un concetto religioso, cioè qualcosa di santo?»

E’ risaputo che tale dimensione è per taluni versi presente pure in Hegel e Marx. Hegel nei Lineamenti di Filosofia del diritto afferma che è con lo Stato che Dio fa il suo ingresso solenne nel mondo, mentre Marx, dal canto suo, nella Critica della filosofia del diritto di Hegel, sottolinea che il governo rappresenta una sorta di concreto Gesù Cristo che si interpone tra il sovrano e la società civile, e che in particolare lo Stato, dopo la Comune di Parigi, gli diviene un «aborto sovrannaturale della società», ovvero quel Dio destinato alla sua più totale dissoluzione. Ora questa rudimentale premessa può forse illustrare un punto nodale per Stirner, e cioè che alla base di ogni discorso c’è sempre mediazione di un potere, per cui la dimensione della libertà non può mai fare a meno di un antagonismo, di una contrapposizione di cui il potere si presenta sempre come rimedio, e che, ad ogni buon conto, qualsiasi apparato di pensiero, laico o religioso, è per definizione sovra-dividuale, apparendo in particolare preposto a congegnarci degli oggetti – quelli che regolamentano in generale la convivenza sociale e quelli segnatamente religiosi-divini che, tuttavia, sono perfettamente identici dal momento che tendono tutti a presupporre un religioso rapportarsi ad essi – e che piuttosto che costituire delle nostre semplici creazioni, da utilizzare e ri-discutere incessantemente a nostro piacimento, giungono invece a dominarci sino a legarci a loro indissolubilmente, e ciò peraltro senza poterne in alcun modo contestare il fondamento.

La questione che inevitabilmente affiora sulla scia di questa rappresentazione, è quella dunque del legame che intercorre tra l’individuo e questi oggetti, in special modo, e per quanto qui ci ha occupato, tra l’individuo e quanto connota l’impalcatura giuridica volta a governarlo. In questa prospettiva, un primo elemento che balza evidente è di certo quello che vede sia la legge che la religione porsi tra loro in un rapporto di complementarietà, e ciò al di là delle loro radici semantiche che rinviano entrambe al significato comune di legare, tenere assieme, obbligare, e non tacendo che l’atto del legiferare, nel quale è intrinseca la nozione di ubbidienza ad un precetto, ad una norma, oltre a culminare nella disciplina e nel controllo, è specifica caratteristica di ogni religione.

Stirner, non a caso, sottolinea proprio questo rilievo con riferimento al cristianesimo, e cioè la tendenza di ogni individuo a rapportarsi con la Bibbia, ovvero con quel complesso di precetti idonei a regolamentare l’esistenza di ogni cristiano, con un atto di sacrale ubbidienza, di totale sottomissione a fronte delle verità assolute da essa promulgate, non prima tuttavia di evidenziare la strutturale relatività di tale relazionarsi:

“Ognuno ha con gli oggetti un rapporto che varia da oggetto ad oggetto. Prendiamo ad esempio quel libro con il quale ebbero un rapporto milioni di uomini per due millenni, la Bibbia. Cos’è, cos’era per ciascuno? Semplicemente solo ciò che ognuno di essa fece! Per chi non ne fa nulla non è nulla; per chi ne fa un amuleto ha solo il valore, il significato di un elemento magico; per chi gioca con essa, ad esempio per il bambino, è solo un giocattolo, ecc.”

Ora, però, “assieme alla libertà di poter fare della Bibbia ciò che voglio, viene ridimensionata la libertà del fare in genere, e al suo posto viene imposto un certo modo di vedere o di giudicare”. Difatti, “chi espresse il giudizio che la Bibbia era un errore millenario dell’umanità, giudicò – in modo delittuoso”. Ed allora, se “il bambino che riduce in brandelli o ne fa un giocattolo si comporta correttamente rispetto alla Bibbia”, deve ritenersi che “il nostro modo di trattare le cose dipende dal nostro piacere, dal nostro arbitrio: noi le usiamo a nostro piacimento o, meglio, le usiamo come possiamo” . Questo commento ci pare interessante se si prova a sostituire l’oggetto Bibbia, come complesso di norme e precetti, con l’oggetto diritto, viene sì preso di mira da Stirner come momento inautentico dell’io in quanto posto da una autorità superiore (Dio, Stato), ma non per negarlo, bensì come creazione, come attività da ricondurre alla volontà del singolo individuo, e ciò solo dopo aver provveduto a distruggerne la sua dimensione dogmatica o santa:

“Io cerco il diritto del sultano, non il mio diritto, io cerco un diritto – estraneo. Finché questo diritto estraneo non concorderà con il mio, non troverò mai, in queste corti, il mio diritto (…) Io solo decido se il diritto è in me; fuori di me non esiste alcun diritto (…) Proprietario e creatore del mio diritto, io non riconosco altra fonte del diritto che me stesso, né dio, né lo stato, né la natura, né l’uomo stesso con i suoi «eterni diritti umani», cioè né diritto divino né diritto umano”.

E difatti, questa modalità che Stirner registra di relazionarsi rispetto agli oggetti – cioè rispetto alle proprie creazioni di cui l’individuo viene immediatamente espropriato – in modo libero, secondo il proprio punto di vista, denuncia che ciascuno è in grado di poter decidere la realtà e la direzione di questi oggetti, derivandone che essi non vanno valutati in forza di un sistema contenente verità assolute, come tale già confezionato ed imposto all’individuo, bensì sulla base di quanto gli è utile o conveniente:

“Le cose sono per l’uomo ciò che egli è; «come tu vedi il mondo, il mondo vede te».

Ed ecco che subito si fa sentire il saggio consiglio: devi vederlo in modo «giusto, naturale», ecc. Come se il bambino non vedesse la Bibbia in modo «giusto e naturale» quando ne fa un suo giocattolo. Quel saggio consiglio ci viene dato, ad esempio, da Feuerbach. Le cose si guardano nel modo giusto quando di loro si fa ciò che si vuole (con il termine cose qui s’intendono oggetti in genere, dio, il prossimo, una persona amata, un libro, un animale, ecc.). E perciò non sono gli oggetti e il modo di vederli la cosa prima, ma io stesso, la mia volontà”.

Se dunque non esiste alcuna limitazione al proprio modo di concepire ed interpretare la realtà di questi oggetti, i quali di per sé non possiedono alcun valore intrinseco ed alcuna razionalità, essendo soltanto un prodotto della volontà dell’individuo, di una attività pratica che li costituisce, modifica o annulla, si può anche dire, seguendo questo andamento, che gli oggetti non verrebbero consegnati agli individui in maniera intuitiva, ma essi, in quanto oggetti umani, costituirebbero il risultato di un processo di appropriazione umana pratico-sensibile. Ne discende che l’oggetto deve connettersi ad un soggetto che senza di esso non sarebbe affatto tale, sicché ciascun individuo non giungerebbe semplicemente a percepire oggetti, in quanto per poterli percepire deve prima di tutto impadronirsene: “non quest’albero, ma è la mia forza o la mia disposizione sopra di lui che costituisce ciò che è veramente mio” , per cui “ogni giudizio che io esprimo su un oggetto è sempre creatura della mia volontà (…) io non disperdo me stesso in quella creatura, in quel giudizio, ma rimango il suo creatore, colui che giudica, che crea sempre di nuovo”. In questa autonomia, dunque, la libertà dell’individuo si manifesta come attività creatrice, non limitandosi a conferire un nuovo statuto ordinativo, ma ponendosi come costitutiva dell’oggetto. Ciò che, forse, in tale contesto può dirsi preponderante per Stirner è proprio il profilo intimo di questa libertà, a prescindere dal grado effettivo di sua realizzabilità, che non può non scontrarsi e/o confrontarsi con il senso del limite dato dall’oggetto: “la limitazione della libertà è inevitabile (…) non è possibile che l’uomo sia libero da ogni cosa”.

Ritornando al diritto, come cosa, oggetto, e seguendo il nucleo di fondo del discorso stirneriano, essenzialmente mirato a valorizzare il rapporto tra soggetto e oggetto, si scorge che esso deve pur sempre essere posto da un atto di volontà dell’individuo, per cui in un’ottica prettamente giusfilosofica, tecnicamente estranea a Stirner, il diritto «deve essere prodotto, formato». Si è visto che per Stirner non vi è alcun diritto naturale, sia perché la realtà è pervasa da un indistruttibile inquinamento ideologico (ed anche etico-politico), e dunque da un uso abusivo e surrettizio del termine naturale, che deve essere ogni volta smascherato e denunciato, sia perché il diritto acquista, se vogliamo, riflessività, esclusivamente mediante interpretazioni e valutazioni individuali. Come avanza Schmitt, esso non potrebbe mai «applicarsi, attuarsi o eseguirsi» da solo, poiché la sua esistenza richiede pur sempre l’atto volontario e “decisivo” di un soggetto, il quale, ri-costituendolo ogni volta di nuovo, ne concretizza il momento di regolazione. D’altronde, se così non fosse, “la mia creatura, cioè una determinata espressione della mia volontà, sarebbe diventata il mio padrone”. In altri termini, si può dire, mantenendo sempre ferme le distinzioni e le premesse di Stirner sul punto, che la scelta tra il soddisfare o meno l’esigenza sottostante la norma è in ultima istanza ri-messa sempre all’arbitrio del singolo: “Scelgo ciò che è conforme ai miei desideri e scegliendo mi dimostro – arbitrario”.

Il jus nel divenire directum implica l’attività ermeneutica, non potendo conseguire il suo obiettivo senza l’intervento conoscitivo di “colui che giudica, che crea sempre di nuovo”.

Si è detto che Stirner esamina la questione della legge, del diritto e dello Stato che incorpora un determinato diritto non nella sua dimensione oggettiva, cioè nel suo momento contenutistico, ma soltanto nel suo momento formale. E’ noto che nella realtà giuridica esiste una contrapposizione di fondo tra la norma in senso statico (o jus) e la norma in senso dinamico (il directum). La prima individua il momento giuridico squisitamente formale, che, cioè, funge da modello di azione e al quale è riconducibile la sua originaria connotazione precettiva. La seconda, invece, è riconducibile al concreto disposto che emerge da una attività positiva, creativa, nel corso della quale tra il soggetto (che valuta, giudica) e l’oggetto (jus) si instaura un meccanismo tale per cui ciascuno partecipa dell’altro e contribuisce a definirlo e a comporlo, come se in questa connessione, soggetto e oggetto avessero materialmente «a che vedere l’uno con l’altro». Questo percorso tra soggetto e oggetto sembra tracciare un rilievo non del tutto estraneo all’analisi di Stirner, dal momento che in esso persiste una attività nella quale il soggetto elabora e produce sé medesimo attraverso l’elaborazione dell’oggetto e del mondo materiale, così realizzando nell’oggetto le proprie infinite possibilità: «Possibilità e realtà coincidono sempre. Nulla si può che non si faccia, così come nulla che non si possa fare».

All’insegna di quella condizione originaria che ci vede preliminarmente soggetti in quanto costituiti da oggetti, Stirner, si è visto, respinge ogni possibile configurarsi della realtà secondo asimmetrie e polarità dominanti, criticando ad esempio l’io di Fichte che pone il suo essere solo mediante un’astrazione, cioè come qualcosa che esiste prima di se stesso e delle sue relazioni con il mondo, e dunque come nucleo a se stante, irreale, assoluto. Vale a dire che soggetto e oggetto possono essere compresi solo a partire da quell’essere che, diversamente, non è ma diviene, e che grazie al processo di appropriazione dell’individuo proprietario, cioè di colui che si ri-appropria finalmente del suo stesso essere depurato dal sacro e dall’ideologia – quest’ultima idonea a far credere all’individuo di potersi muovere nel mondo come soggetto autonomo, senza accorgersi di essere il mero prodotto di spazi simbolici già ampiamente anticipati e previsti – giunge ad una effettiva liberazione materiale:

«Dal primo istante – scrive Stirner – in cui l’uomo apre gli occhi alla luce del mondo, nel quale si trova gettato come un dado, cerca nella confusione che lo circonda di ritrovare e conquistare se stesso. Tuttavia ogni cosa con la quale il bambino entra in contatto non si lascia afferrare affermando in questo modo la sua indipendenza. E dal fatto che ognuno pretende di affermare se stesso, scontrandosi con il resto, ne consegue la necessità della lotta per l’autoaffermazione. Vincere o soccombere – questi sono i poli della lotta. Il vincitore diviene il padrone, il vinto lo schiavo: il primo eserciterà la sovranità e i «diritti sovrani», il secondo adempirà, con timore e rispetto, al suo «dovere di subalterno.»

La condizione che vede quell’uomo, come ci dice Stirner, che «gettato come un dado» nel mondo, cerca «di ritrovare e conquistare se stesso»; quelle cose con le quali «il bambino entra in contatto» e che tuttavia non riesce ad afferrare; quella necessità di riuscire ad «affermare se stesso», così come quel «vincere o soccombere» – non è proprio quella di un oggetto? Tutto ciò non vuole forse significare che l’uomo inizia la sua esistenza proprio come oggetto, come una sorta di macchina che risponde a impulsi producendo reazioni automatiche, dominato dal dolore e dal piacere, e quindi venendo al mondo prima come «creatura» e solo successivamente, incidendo sulla realtà che lo circonda, come «creatore»? Avere a che fare con il mondo, come ha colto acutamente Sartre, significa trattare con esso come se si avesse a che fare con un insieme di utensili mediante i quali ci proiettiamo nel mondo – da [pro] avanti [jacere] gettare; di qui quell’essere gettato fuori e in avanti: «il progetto unifica il campo utile intorno a sé, per farne una totalità che serva da sfondo agli oggetti particolari».

Il mondo è inizialmente iners, senza ars, inerte, morto, inattivo, incapace di qualsiasi partecipazione attiva, per cui può venire assorbito e dominato solo attraverso una successiva attività pratica. Quando Stirner afferma che “Fichte parla di un io «assoluto», io parlo di me, dell’io fugace”, significa fare riferimento non a un individuo che si autodetermina direttamente, che dunque esiste a priori, come dimensione isolata, meramente ripiegata su stessa, bensì ad un individuo che per potersi autodeterminare deve prima sperimentare il suo stesso farsi attraverso una attività di trasformazione, di ricerca, di creazione di sé e di tutto quanto lo circonda: “l’unico è l’atto di potere che esercita il suo potere – che si espande, delineando un mondo”, o ancora, un incessante “fare, un crearsi, un prodursi”. Come ha notato Roberto Escobar, l’io stirneriano vive nella continua dinamicità, non in forma statica o meramente ripetitiva, perché in ogni momento consuma se stesso e le proprie creazioni; non è un io assoluto, bensì caduco e mortale: “Contro il progetto e l’illusione di sopravvivenza, l’io dell’istante recupera pienamente il senso della caducità e della morte, argomenti che dissolvono non solo i fantasmi sovra-personali, ma anche il biografico fantasma personale. Immerso nello scorrere della caducità naturale, nel quale tutto conosce la fine, l’io dell’istante è un endliches Ich: un io finito o un io che ha fine”.

Il soggetto stirneriano, dunque, porta necessariamente impressa la determinazione del proprio oggetto, vale a dire di ciò che l’ha fatto inizialmente essere ciò che è, un semplice «dado» gettato nel mondo, sicché come l’interazione tra soggetto ed oggetto modifica l’oggetto, che non resta mai uguale a se stesso, così l’interazione tra oggetto e soggetto modifica il soggetto che, come ricorda Stirner, «cerca nella confusione che lo circonda di ritrovare e conquistare se stesso», quel «se stesso» che tuttavia non riuscirà mai a ritrovare immediatamente, né, tanto meno, nelle medesime forme e maniere. Tutta la critica che Stirner muove ad Hegel, d’altronde, precisandosi «come lotta per recuperare l’esistenzialità dell’io che era andata smarrita nel corso della metafisica occidentale», mira proprio ad una ri-valutazione del mondo oggettivo, per cui ri-appropriarsi di esso, ri-appropriarsi degli oggetti che ci dominano e con i quali abbiamo quotidianamente a che fare, la ri-conduzione dei concetti alla loro fonte, vale a dire l’Io, e dunque il possesso e la possibilità d’uso degli stessi, non può che implicare nel discorso stirneriano il far sì che il soggetto possa costituirsi come dominatore di un determinato oggetto solo a condizione di sviluppare un rapporto attivo con esso:

«Pensare egoisticamente non significa attribuire a cose qualsiasi un valore proprio o «assoluto», ma significa invece cercare il loro valore in me»

Se dunque l’oggetto è nella prassi umana e la prassi umana crea questo oggetto; se, come si è detto, il soggetto stirneriano non è un concetto astratto, non è un a priori che universalmente si contrappone al mondo come suo oggetto, salvo poi perdere questa universalità per alienazione; se esso non è lo spirito che si auto impone comprendendo se stesso; se invece esso è un soggetto particolare, singolare, finito e mortale, che sa di non essere absolutum, cioè privo di rapporti, di relazioni, che sa di essere determinato in forza di un peculiare rapporto reciprocamente collegato alle condizioni della sua esistenza, da intendersi non solo (ed esclusivamente) quale espressione di ineluttabili rapporti sociali, ma anche di relazioni con la propria vita direttamente corporea ed emozionale – solo così, forse, è possibile immaginare un soggetto capace di riconoscere nell’oggetto la propria negatività, cioè un soggetto capace di porsi al di sopra di questa vicenda di oggettivazione, perché una soggettività che si pone senza alcun tipo di implicazione con l’oggetto, non è «soggetto di nulla», neanche di se stesso.

In questo senso, come reclama Stirner, porsi contestualmente come creatore e come creatura, non può che delineare la loro ineludibile «co-implicazione», con ciò rivelandosi essenziale al costituirsi della soggettività, il cui prerequisito sottende «proprio quella distinzione e alterità tra soggetto e oggetto».

NECROPOLI IN UN LEZZO DI ASFALTO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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Avevo il pomeriggio, rubato l’auto, con l’aiuto del “mio” jammer, il proprietario, non aveva manco percepito, che il clic della chiusura della sua auto, che io avevo intercettato, aveva preso possesso del suo mezzo. Il mio provare e riprovare, davanti ai centri commerciali- che sensazione di vuoto umano attorno a questi!- era la buona riuscita dei miei esperimenti, con la sensazione di un caldo attorno al mio cappello di lana, tanto da farmi, rabbrividire, come in preda alla febbre.
Ora l’avevo posizionata in un posto che più sicuro, non si può, in mezzo a un enorme corso, strapieno di macchine, chi più chi meno, simile alla “mia” sottratta in maniera criminale a uno della moltitudine.

Ecco, ora ero apposto, almeno per il tragitto che volevo fare, da qua, punto base del mio antro segreto- attenzione! Senza partire con la macchina dalla mia dimora (sti cazzi! Aahah), ma almeno avendo la possibilità, di arrivare al mio punto finale, con un tragitto e un percorso molto veloce.

D’altronde Noi amoralisti criminali, non guardiamo in faccia a nessuno e a nessun limite, ci appropriamo di quello che serve per il fine attraverso il mezzo.

Attenzione! (di nuovo), non nel senso che ogni cosa e aspetto, che sia criminale, deve per forza essere usato, ma solo per buttare nel cesso, e pisciarci sopra, al valore comune, che vuole, che…”se io dico questo, non possa fare altro, e se io dico in questo modo, il modo che uso non ha un fine esatto, un etica esatta..” e a me che me ne fotte!? Io uso a mio favore, quello che mi serve nel momento, con cui il mezzo deve arrivare al fine.

Ero partito, la macchina non aveva bisogno della sporca benzina, “benzina+ polistirolo+ cherosene“, che avevo abbondantemente, usato per riempire 2-3 molotov, che serviva al mio fine.

Due giorni prima, avevo litigato con un tipo che sostava davanti a un’officina di macchine, io passavo la accanto, nel mio “viaggiare” attraverso questa necropoli dal lezzo di asfalto, e lui mi guardava insistentemente, tanto da pensare- nella mia ottica individuale- criminale, di essere stato riconosciuto da lui, per qualcosa che avevo fatto..ecc.

Chi non è abituato al fetore delle strade, al riconoscere e percepire come animale istintivo, un pericolo che può essere presunto o no (lo deve stabilire, l’egoista individuale), non sa di cosa posso aver percepito, che ho sentito, che possa aver mosso il mio cervello, e le mie membra, istinto che permette di valutare in un ottica istantanea, quello che può essere pericolo..pericolo in che modo?

Il pericolo che un soggetto criminale sente, è il suo dare una valutazione singola, a quello che ha attorno, come un animale a caccia, in una ricerca fatta da segnali visivi, e olfattivi, anche se con i piedi che calpestano un abulico terreno fatto di cemento.

Allora mi ero deciso, diamogli un avviso, una cosa “leggera”, cosi per fargli capire, che io posso aver intuito, quello che lui ha pensato di me.

E se non fosse così? Il criminale della specie egoista, pensa e agisce, in quel momento, anche facendo fuori il litigante, perché gli va, perché tiene a continuare a derubare e saccheggiare il santo e cristiano mondo, perché sente che “ o la mia vita o la tua!”.

D’altronde non è un atto “puramente”(ahaha) idealistico.

È cosi, non c’è nulla, che l’egoista possa poter valutare in maniera migliore , per la continuazione del suo disegno e progetto criminale.

Arrivo al luogo, parcheggio a un paio d’isolati distanti, ho anche sostituito la targa della macchina rubata,con un’altra rubata, tanto per essere più sicuri, non si mai, con tutti questi soggetti vogliosi di fare gli eroi.

Percorro qualche centinaio di metri, e mi accorgo di essere in mezzo a una necropoli, sono certo che qua deambulano centinaia di morti che pensano di respirare, ma che sono già “morti”, e hanno il forte odore dell’asfalto.

Mentre cammino e percorro, il percorso che mi porterà all’atto criminale e illegale, l’asfalto, mi riempie di potere e inquietudine, ho sempre pensato al rapporto ambiguo tra individuo e metropoli, e a volte ho pensato, che ci possa essere una connessione, fatta di molecole, in una ridda di defecazione e vaneggiamento, sole putrido e lucente schizzi di bagliore, che permette di far cambiare aspetto, a quello che è attorno.

Sento di poter apprendere qualcosa dall’asfalto, che smorto, a volte sembra aver le sembianze di un essere attaccato alla terra, che sotto, cerca di uscire con le parti del corpo, che servono per risalire dal vuoto di un’esistenza sotterranea, a quella della superficie.

Penso, e ripenso, approfondisco, il rapporto personale che ho con la puzza di asfalto, e una metropoli, che conosco, ma che ritiene di potermi consigliare il migliore percorso da affrontare, anche se individualmente ho sperimentato, per capire questa subliminale connessione tra me e la metropoli, in una ridda di sensazioni e ipotesi, strutture che scambiano articolazioni nel senso che si da quello che si respira e si osserva.

Preferisco osservare il corpo moltitudine, la notte, perché la metropoli si trasforma, la strada puzza in maniera pregnante, di quello che la giornata trascorsa, ha appena lasciato, per terra, di segni innocui, che la notte, lasciano il “segno”, e circoscrivano un muoversi dell’animale umano, che appiattiscono gli orizzonti, che inseguono il confine dualistico, essendo assoggettati attorno, da una predisposizione precisa e giuridica di cosa è vissuto, dell’evento che è passato, e che rimane sull’asfalto.

Non si dice “ è rimasto sull’asfalto”?

Ho sempre percepito questa frase, come qualcosa di possessivo e proprietario, che rovescia e sottomette, il pensiero, a un aulico vaneggiamento del proprio pensiero, in mezzo al ridondare di buchi nello stomaco, per quello che è successo.
Continuo a camminare, e prendo possesso del respiro, che affannoso, sta conducendo il mio Ego, attraverso il prominente e succulento delirio dell’azione, e un orgasmo esclusivo. L’Ego attraversa le gambe, che pretendono dall’Ego di essere pronunciate, e si staglia in un luogo di possessione e di delirio.

Gli occhi li guardo ai vetri delle macchine che mi passano accanto, e sono occhi lucenti, che ardono dal desiderio di agire, ma sono anche vigili.

Attorno a me cade la notte, e la necropoli si estende attraverso il sepolcro dato dai nomi delle vie, che intricate, mi porteranno verso l’obiettivo voluto.

L’asfalto e la sua merdosa magnificenza, attrae i miei piedi e li disturba, nel tocco che percepiscono le scarpe, che sembrano voler affondare in un precipizio dentro il vuoto del mondo e di un incubo attraente.

Percorro, e avanzo, sono arrivato, e in uno schizzo di delirio nichilista, affermo e urlo” sto arrivando, sto arrivando, il mio fuoco criminale è per te..infame essere di questa putrescente terra!”.

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