GIOVANI PSICOTICI E IL DELIRIO TERRORISTICO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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Nota introduttiva: Si, la vita è fatta di nulla, non vale niente, non ha valore, ma non come in maniera pragmatica, e sociologica, ne scrive l’autore- con taglio giornalistico- per e sul tema del Terrorismo che abbraccia la Misantropia e il Nichilismo. Non volendo in nessun modo definire un età in base alla quale si vive meglio o peggio, si è più violenti o no- almeno che l’individuo stesso non si adatti e si associ a questi valori-abbiamo recuperato questo articolo, e l’abbiamo posto, perché ci è sembrato di interesse notevole, vedere, e leggere, di come gli altri, la massa, il giornalista, o il sociologo, vedono i Terroristi Amorali, di come ne hanno paura e li vogliono recuperare in maniera totale. Chi è incontrollabile, per queste persone, è il nemico, è qualcosa da cui ci si deve allontanare o arrivare a fermare. Ci ricordiamo di come qualche annetto fa, in quel della “ridente” metropoli di Barcellona, in Spagna, alcuni anarchici, o gruppi di anarchici, incominciarono a fare circolare delle voci nei barrios- che consideravano esclusivamente loro-, del fatto che c’erano, o esistevano, dei gruppi clandestini anarco-nichilisti, che con i loro attentati, stavano disturbando, non semplicemente la “pace sociale”, ma
direttamente questi moralisti dell’anarchia. E si chiedevano del perché i gruppi anarco-nichilisti, non comunicassero prima, a loro, questi attentati…ahahah! Il risultato, da come abbiamo poi notato, fu la sparizione completa di questi attentatori…avevano scelto la altezzosa indifferenza non verbale? -Potrebbero avere continuato a usare ordigni esplosivi ma anche a uccidere impunemente, senza comunicare più nulla- Furono influenzati a tal modo dal smettere di rompere le palle ai moralisti dell’anarchia? Non lo sapremo mai, ma anche poco ci interessa,
questa parte del discorso del testo in questione, era per ritornare al tema, che pubblichiamo qua sotto. Questi moralisti dell’anarchia- che ora hanno attecchito e si sono espansi cosi tanto da non distinguersi più tra di loro-volevano “recuperare” gli anarco-nichilisti. Quindi quello che affermiamo, si ricollega bene al testo, perché non sono solo i giornalisti o i sociologi a voler recuperare o fare le prediche, ma anche a quelli che si oppongono a queste categorie. Questo dimostra- che questa è l’Era per Attentare e Provocare in maniera Misantropica, colpire terroristicamente, queste figure, che se non sono la massa, sono quelli che promulgano il recupero o la repressione totale di Noi Amoralisti Misantropici. Per questo la Misantropia Attiva Estrema, spinge per colpire con tutti i mezzi, queste categorie, ucciderli o bloccarli, renderli stitici idealisticamente o storpiarli amoralisticamente. I “Giovani Psicotici” da come li definisce il giornalista, vedono davanti a se il desiderio estremo di attentare e anche di morire come hanno vissuto, senza tener conto dei valori morali imposti moralmente, colpendo dove vogliono e quando vogliono, in maniera irrazionale e irriverenti verso il valore -detto veritiero- della vita. Vivere come pecore non significa vivere, e morire come si ha vissuto, non significa morire passivamente perché non si vuole vivere. Pisciamo sopra ogni sorta di categorizzazione che delimiti l’Ego dell’Individuo, che Misantropicamente distruggerà la categorie esistenti!

Gli ultimi atti terroristici ci obbligano a guardare in un nuovo abisso. Siamo franchi: la crudeltà dell’assassino del Tir o del ragazzo diciassettenne con l’ascia poco hanno a che fare con l’identificazione fanatica alla Causa che ispira l’adesione al radicalismo islamico. L’abisso dentro il quale dobbiamo guardare è quello della violenza come manifestazione dell’odio puro verso la vita che indubbiamente il terrorismo islamico ha contribuito decisamente a diffondere. Si tratta di una violenza che non conosce più argini etici e che, di conseguenza, è al servizio della morte. Sono soprattutto i giovani, i giovanissimi che si armano per colpire non i loro nemici ma altri esseri umani senza differenza di razza, sesso, età, ceto sociale, religione. Perché? La giovinezza non dovrebbe essere il tempo dell’apertura della vita, del suo fiorire? Non sarebbe più predisposta della vita adulta alla contaminazione, al contatto, al confronto, al rispetto della libertà? Sappiamo che la giovinezza è il tempo della vita più esposto alla crisi: non è l’infanzia protetta dalla figura del genitore; non è ancora la vita adulta segnata e rafforzata dalle spine dell’esperienza. La giovinezza è il tempo dove lo scarto tra il pensiero e l’azione rischia di farsi troppo esile, dove l’onnipotenza del pensiero può giungere a negare l’esistenza stessa della realtà.

Gettarsi a valanga contro una massa di esseri umani in festa non è uccidere nel nome di Dio, ma uccidere nel nome della propria illusione di onnipotenza. L’odio per la vita in questo caso si manifesta come la forma più estrema del culto disperato del proprio Io. Il contrario della violenza animata dall’ideologia che vorrebbe invece cancellare l’Io.

Ho sempre pensato che i sintomi della concezione cinica e narcisistica dell’esistenza che domina l’Occidente siano il rovescio speculare di quelli del fondamentalismo islamico come se si trattasse di due facce della stessa medaglia. Da una parte il crollo dei valori, dall’altra la loro furiosa restaurazione; da una parte il libertinismo della perversione, dall’altra il cemento armato della paranoia; da una parte una libertà senza ideali, dall’altra l’Ideale come bussola infallibile; da una parte il pragmatismo disincantato dall’altra il fanatismo più folle; da un parte l’esibizionismo senza veli dei corpi, dall’altra la repressione più austera.

I più recenti episodi di terrorismo mi obbligano a ripensare questa opposizione: la violenza feroce di soggetti isolati non può essere fatta rientrare nello schema del fanatismo paranoico della Causa che si rivolta contro la concezione immorale e pagana della vita dell’Occidente. Il passaggio all’atto dei giovani del Tir e dell’ascia non credo siano ispirati da nessuna vocazione martirizzante, né tantomeno da una volontà, seppur delirante, di redenzione. Né credo possano essere considerati il risultato di una cospirazione politico-militare come invece è avvenuto
chiaramente a Parigi lo scorso novembre. Sembrano piuttosto scaturire dai fantasmi più oscuri della mente psicotica. Le scene stesse degli attentati assomigliano sempre più a vere e proprie allucinazioni. Ma cos’è un’allucinazione? Per Freud è un modo estremo per evitare la frustrazione imposta dalla realtà negandola furiosamente. Allucinare significa spazzare via d’un sol colpo una realtà che risulta insopportabile e priva di senso.

La violenza dell’allucinazione evita il cammino necessariamente lungo della lotta e del lavoro per trasformare la realtà. Semplicemente, come in un sogno ad occhi aperti, la cancella. In questo senso questa nuova forma della violenza non si inserisce in nessuna strategia militare. È il nuovo abisso dentro il quale siamo costretti a guardare: sono giovani, probabilmente psicotici, che agiscono allucinatoriamente trascinando nel loro delirio vittime innocenti. Non si tratta di una violenza ideologica ma erratica, una violenza che sfugge al governo di ogni esercito compreso quello del terrore.

Essa non agisce più in nome dell’Ideale, ma è senza meta, senza legge, senza senso. Non risponde a processi di indottrinamento (radicalizzazione islamista “rapida” o “autoradicalizzazione”) ma sembra indicare un rovesciamento perturbante di prospettiva: la sua volontà di morte non ha nessuna altra meta se non se stessa. Non è Dio l’interlocutore di questi atti — nemmeno il Dio folle che semina odio e incita alla morte degli infedeli — perché sono atti senza interlocutore. L’operazione tentata dall’Is consiste nel reclamarli a sé in un travestimento ideologico di tipo illusionistico.

Al contrario questa violenza è davvero senza meta, senza legge, senza senso che può trovare nell’esistenza dell’Is non la sua Causa, ma una sorta di giustificazione e di incentivazione. È violenza allucinata che trasforma la vita in morte, violenza puramente nichilistica se il nichilismo è quell’esperienza, non solo individuale ma collettiva, del venire meno di tutti valori, dunque del valore della vita stessa. In questo senso questa violenza ci riguarda profondamente, ovvero riguarda il senso stesso della vita. Lo schema, di natura ancora paranoica, del gesto terrorista dove è l’Ideale a nutrire la mano di chi spara contro il nemico — , deve essere corretto: l’ideologia non è la Causa ma solo una giustificazione a posteriori dello scatenamento della violenza come puro odio verso l’insensatezza della vita. Il fatto che i suoi protagonisti siano giovani o giovanissimi mette ancora una volta al centro il grande problema del rapporto tra le generazioni e quello dell’eredità. Non si diventa assassini perché Dio lo vuole, ma perché la vita, questa vita, la nostra vita, la vita che lasciamo ai nostri figli, è fatta di nulla, è senza valore, non vale niente.

SEMDÓ: “SONO STATO IO PERCHÉ SENTIVO LA VOLONTÀ DI UCCIDERE QUALCUNO”

Sono già pazzo nello stato caotico, se ti investo non rispondo di me stesso
Se inizio quello che voglio fare, potrò fermarmi solo quando sarà finita
In un “gioco rap” sono il demone e le mie mani sono crudeli
Questo è il gioco del momento e noi siamo Postal

Genocidio è la mia fottuta festa, devi chiedigli di fermarsi prima che si liberi
Sparo subito, figlio del diavolo, non mi piace cristo
Conto gli stronzi, che si vogliono imporre dietro uno schermo
Ma se sono fuori da un Pc, ne terrò contro, anche se questo è impossibile

Io abito nell’oscurità, nel fumo di sumo, saturo di tutto ciò che vive nel mondo.
Un oscura esplosione, sento sussurri, i giorni passano e divento più sporco
Sono a corto di soldi, non lo nego, voglio persino i soldi, lo confesso
Ma preferisco il caos instaurato, il cuore che è più freddo dell’inverno

Dicono che sono il diavolo, di questo sono certo
Voi volete essere il “meglio” mentre io guadagno l’inferno
Quindi non cercare di fermare le mie mani, senno vedrai cosa ti succederà
Cerca di fermare i demoni del DSM e vedrai cosa ti succederà

Ti tiriamo la gamba mentre dormi.
Trasciniamo il limbo, tutti sono d’accordo
Se cazzo, nessuno ti aiuta.
Vuoi rimanere vivo? allora supplica

SONO IL DEMONE E L’INCARNAZIONE

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“Se qualcuno afferma la tua verità uccidilo, se qualcuno dice che possiede la tua verità uccidilo, se qualcuno dice che esiste una verità unica, uccidilo, la verità è solo la tua, la verità sono io, devi uccidere le altre verità…”

Ero davanti alla bocca dell’Orco, dio degli Inferi, in quel del Parco dei Mostri, in provincia di Viterbo, è nell’assoluto silenzio, spezzato dal rumore sinistro di qualche animale, stavo contemplando tale statua..in quel momento ricevo una visione, e sento le parole del Mio Demone, che mi richiamano alla battaglia, continua, contro chi vuole ammaestrarmi. Quella sera dovevo scendere nella maledetta e eterna metropoli di Roma, per dare battaglia, per attentare, ma avevo voluto passare, prima a contemplare, queste statue che anche se inanimate, emanavano un occulto sentore….

Il Mio Demone, mi indicava, ancora una volta, che non esiste nessun percorso, di pacificazione, per me Estremista e Terrorista, che si deve sempre scavalcare il corpo ancora caldo del tuo nemico morto, e avanzare, non girarsi a guardarlo, per non provare sentimento, non finire mai di sperimentare, e praticare, quel superamento che esso definisce la “battaglia di sangue infinita”.

Le visioni, ogni qual volta succedevano, mi inducevano a uno stordimento forte, e non avevo dopo, più una netta visione d’insieme…io quella bocca dell’Orco, l’avevo vista muoversi, e parlarmi, indicarmi, che io e solo io, sono la verità, che non devo credere a chi dice che esiste qualcosa di vero, ma che devo agire per tacitare il resto dell’umanità…

Il Mio Demone senza forma, si fondeva sempre, in questi miei percorsi e sperimentazioni ritualistiche, nelle figure che contemplavo, e mi parlava, mi parla
continuamente….spronandomi a ferire i sentimenti umani, e a uccidere quello che si considera umanità.

La bocca dell’Orco, ora era ferma, sembrava essere ridiventata nuda roccia, fredda, ed è per questo, che dovevo proseguire, ancora camminare ed esplorare, tutto quello attorno a me, dove figure si stagliavano, demoniache e soavi, affascinanti, ma allo stesso modo sporcate dal lezzo dell’uomo…

Sono Il Demone e l’Incarnazione: sono la rappresentazione del Demone, che mi accompagna, sono caduto e mi sono rialzato, sono stato ferito e curato, dalle sue fauci, che mi tenevano come a volermi mangiare, ma no, lui voleva che continuassi a battagliare, a vivere e morire, per rivivere quello che avevo consumato prima.

Attorno a me la gente muore, attorno a me la gente va in rovina, ogni volta, che mi spingo in avanti, e spezzo la temporalità, il Demone torna, e qualcosa di irreparabile succede..quanti ne ho visti cadere in questi ultimi anni?

Nel momento, che le mie fibre esistenziali si muovevano per sperimentare e agire, qualcosa cadeva, qualche persona cedeva e franava negli abissi del nichilismo…

Nel momento, nell’attimo, di forte eccitazione, qualcosa di irreparabile succedeva…
Per questo sono l’Incarnazione del Demone, per questo devo prendere l’esistenza dell’altro, per questo quello attorno a me cede, si spezza, entra nell’antro dell’inferno..

Mentre camminavo per uscire dal parco, avevo approfondito, questo aspetto, della mia esistenza, e rabbrividivo, per tutto quello che mi era successo, in questi anni, di come se io conquistavo, qualcuno falliva, come se fossimo in una simbiosi mortale, io conquistavo, esso/a cedeva e moriva, finendo seppellito in fondo a un baratro.

In passato ho affermato di non seguire nessun andazzo che a che fare con l’ateismo moderno darwiniano, e non riconoscendo una verità assoluta, sono sempre stato attratto dalle mie visioni demoniache, informali e improvvise, che si contrapponevano, sempre alla luce del bene divino, o del male dualistico.

Per questo nel mio percorso di sperimentazione, ho sempre tratto l’energia vitale dagli altri, e quando lo facevo, quando nei miei incubi, arrivava il Mio Demone, qualcosa di inaspettato succedeva, qualcosa che mi dava l’energia, il potere di distruggere e attentare, e quel qualcosa si disintegrava.

Io sono l’Incarnazione del Demone, esso si fonde con Me, esso si imprime in un immagine di un quadro, visto in giro, come quello di una statua delle sporche metropoli, che si muove, come nell’ombra in una sera, dove la luce artificiale è troppo tenue per fermare il fuoco che ho dentro…

Scendo a Termini, pullula ancora di migliaia di persone, che si muovono alla ricerca di qualcosa da mangiare, o di qualcuno in cerca di compagnia femminile o maschile, o semplicemente di chi vuole prendere della droga. So che questa parte della metropoli, è promiscua, puoi trovare l’ambasciatore e la sua macchina con la scorta, come quello che ruba il portafoglio, unirsi. Per questo si, è una zona che devo lasciare presto, per evitare eventuali fermi, ma anche che rappresenta quello che è il luogo dove vivo: le cose fatte bene vengono sempre fatte a metà.

Per questo non mi preoccupo delle telecamere, o della presenza dell’orrorifica statua di papa Giovanni Paolo II, proprio a ridosso delle fermate dell’autobus…

Sento il volgersi della sera, e con essa, la discesa della luce del sole, domani mattina dobbiamo agire, per questo, mi muovo nel mio occulto luogo, dove riposare.

“Fai attenzione a cosa cerchi, perché sarà quel qualcosa a cercare te…”

Queste è la frase che mi rimane in mente, nel mio dormiveglia, ed è qualcosa che mi rimane impresso, perché per me, ha un significato profondo, una metafora che appartiene al segreto che il Terrorista deve sempre mantenere con se stesso..mai aprirsi alla luce dualistica del bene e del male, mai confondere la propria verità con quella degli altri, mai apparire per quello che si è, per accontentare, mai disperare da solo, anche in mezzo a una strada, tenere a mente, che cercare qualcosa che non ti appartiene, può risultare fatale, farti cadere definitivamente, e per cadere,
intendo essere arrestato, se non sparato.

La ricerca del particolare e della specificità, che vuole oltrepassare le vicissitudini del normale vivere, mi hanno sempre portato a spezzare il nesso fatale. Tra lo svegliarsi e l’andare a dormire, senza che questa successione, possa portare a rivoltare il proprio percorso. Per questo ho sempre ricercato il particolare unico, per questo ho affrontato delle sfide, per questo, stamane, sto depositando un pacco bomba in mezzo a una strada, ed è per questo che a un certo punto il Mio Demone è apparso, esso, senza forma, ma prendendo le forme che gli umani conoscono, e spronandomi, ha affermato la non concezione giuridica del mondo, come la negazione dei parametri del pensiero, dove la distruzione della bontà d’animo e dell’amore per l’altro, mi hanno elevato.

Se dunque, la bocca dell’Orco, mi ha parlato, mi ha indicato che devo distruggere, per non essere distrutto, e se quello che parlava è stato il Mio Demone, allora, per questo, devo, e dovrò, affrontare altre prove e peripezie, e prendere l’energia di un altro…

Orkelesh

COME FABBRICARE UNA GRANATA A MANO (PROVISIONAL IRA)

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https://archive.org/details/IRA_Hand_Grenades

BOMBA CON CHIODI

Una tipica bomba con chiodi – composta da circa mezzo chilo di esplosivo (di solito di tipo commerciale) attorno al quale è avvolta la carta ondulata. I chiodi vengono inseriti nella carta e l’accensione avviene mediante un semplice detonatore e una miccia di sicurezza a cui vengono attaccati i fiammiferi.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 7

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 7

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva – 10 centimetri e mezzo- senza miccia

b. Diametro esterno – 5 centimetri

c. Sistema di accensione – micce di sicurezza con semplice detonatore

d. Riempimento principale – Esplosivo commerciale (100 g)

e. Peso riempito – 450 grammi

3. Azione

a. La miccia è accesa e la granata è lanciata.

b. La miccia brucia per circa 10 secondi prima che si verifichi la detonazione.

4. Informazioni generali

a. L’effetto di frammentazione è buono.

b. Miccia e materiale esplosivi sono suscettibili all’umidità.

c. L’impermeabilizzazione del materiale esplosivo è influenzato dal nastro di plastica avvolto intorno alla miccia nel rete di supporto della stessa.

d. La lunghezza della miccia è di circa 10 centimetri e mezzo.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 8

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 8

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva-11 centimetri e mezzo

b. Diametro esterno-6 centimetro e mezzo

c. Sistema di accensione-Percussore caricato a molla, miccia sicura e detonatore semplice

d. Riempimento principale-Esplosivo commerciale (113,40 grammi).

e. Peso riempito 0.91kg massimo (il peso può variare)

3. Azione

a. La spoletta viene tirata via e la granata viene lanciata.

b. Il percussore è spinto in avanti sotto la tensione della molla e colpisce la cartuccia RE 0,22

c. La cartuccia .22 si accende, accende la miccia di sicurezza che brucia per circa 5 secondi prima di accendere il detonatore semplice e il materiale esplosivo principale.

4. Informazioni generali

a. L’effetto delle schegge è valido.

b. Tutti i componenti provengono da impianti di tubi idraulici.

c. Le falle possono verificarsi se il tubo principale corrode il percussore, per l’umidità della miccia, la cartuccia che non funziona.

d. Le dimensioni della granata possono variare leggermente a seconda di ciò che è disponibile in quel momento al terrorista.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 10

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 10

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva— 12 centimetri e 70 (appros.).

b. Diametro esterno – 7 centimetri e 62 (appros.)

c. Sistema di accensione- la leva schizza fuori, in maniera simile alla granata 36m Britannica.

d. Riempimento principale- Esplosivo commerciale o nitrato di ammonio / alluminio (120 g).

e. Peso riempito — Attorno ai 0,45kg

3. Azione

a. La leva della spoletta è tenuta saldamente contro il “corpo” della granata e il perno di sicurezza è rimosso.

b. La granata viene lanciata e la leva della spoletta, schizza via sotto la tensione della molla del percussore.

c. Il percussore avanza sotto la tensione della molla, colpendo e sparando
una cartuccia 0,22 RF.

d. La cartuccia accende la miccia di sicurezza che brucia per circa 5 secondi prima di accendere il detonatore semplice, la base del cordtex e il materiale esplosivo.

4. Informazioni generali

a. L’effetto di frammentazione è buono.

b. Tre estensioni di cordtex sono attaccate al detonatore e al corpo del percussore
agendo come richiamo.

c. Giunti diversi dal tipo a vite, sono attaccati da un nastro adesivo di tipo “Araldite”.

d. Tutti i componenti del materiale esplosivo sono ottenuti commercialmente.

e. Questa granata può essere trovata con una base piatta.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 11

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 11

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva

(1) 16 centimetri e mezzo

(2) 20 centimetri e 32

b. Diametro esterno

(1) 48mm

(2) 60mm

vedere l’articolo 4b di seguito

c. Sistema di accensione- La spoletta è simile alla Granata a Mano No 36M.

d. Riempimento principale – Esplosivo fatto in casa (250 g).

e. Peso riempito — 0,91kg approssimativamente (può variare).

3. Azione

a. La spoletta è tenuta saldamente contro il corpo della granata e il perno di sicurezza è rimosso.

b. La granata viene lanciata e la spoletta viene espulsa sotto la tensione della
molla del percussore

c. Il percussore avanza sotto la tensione della molla, colpendo e sparando
una cartuccia 0,22 cartuccia RF.

d. La cartuccia accende la miccia di sicurezza che brucia per circa 5 secondi prima di accendere il detonatore semplice, la base del cordtex e il materiale esplosivo.

4. Informazioni generali

a. Si pensa che le granate originali fossero abbattute a colpi di mortai Mk 3.

b. In seguito i “corpi” delle granate sono state composte da tubi di diametro 48 mm rispetto a 60 mm.

c. Il tipo di scanalatura della granata varia così come il numero di scanalature.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 12

I. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 12

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva — 25 cm

b. Diametro esterno— 7 cm

c. Sistema di accensione-La spoletta è simile alla Granata a Mano No 36M

d. Riempimento principale- Esplosivo fatto in casa (100 g)

e. Peso riempito- 2.5 kg

3. Azione

a. La spoletta è tenuta saldamente contro il corpo della granata e il perno di sicurezza viene rimosso.

b. La granata viene lanciata e la spoletta viene espulsa sotto la tensione della
molla del percussore

c. Il percussore avanza sotto la tensione della molla, colpendo e sparando
una cartuccia 0,22 cartuccia RF.

d. La cartuccia accende la miccia di sicurezza che brucia per circa 5 secondi prima di accendere il detonatore semplice, la base del cordtex e il materiale esplosivo.

4. Informazioni generali

a. Fino ad ora sono state trovate solo di questo tipo due granate.

PERNO DI SICUREZZA E ANELLO

SPOLETTA

VITE DI SICUREZZA

PERCUSSORE

TAPPO

MICCIA DI SICUREZZA

DETONATORE SEMPLICE

MANICO IN PLASTICA

APERTURA INTERRUTTORE

APERTURA INTERRUTTORE

GUARNIZIONE EPOSSIDICA

SFERE D’ACCIAIO

RIEMPIMENTO PRINCIPALE

CORDA DETONATORE

CONTENITORE INTERNO

CONTENITORE ESTERNO

STRATO SIGILLANTE ISOPON

FORO DI RIEMPIMENTO

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 13

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 13

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva— 13 cm

b. Diametro esterno— 5.5 cm

c. Sistema di accensione- Elettrico con microinterruttore, batterie e leva di armamento

d. Riempimento principale — Esplosivo fatto in casa (ANAL-Nitrato di ammonio/Polvere di alluminio –60 g)

e. Peso riempito

3. Azione

a. La leva di armamento è trattenuta contro il corpo della granata e il perno di sicurezza è rimosso.

b. La granata viene lanciata e la leva di armamento viene liberata, cosicché ruota sotto la pressione della molla, dove preme la leva del microinterruttore.

c. Il circuito è ora completo e l’alimentazione dalle batterie riscalda il flash della lampadina o l’innesco dell’accendigas che accende il fusibile di sicurezza e, dopo un breve ritardo, il detonatore.

4. Informazioni generali

a. Viene utilizzato un “corpo” della granata a frammentazione americana Mk 2.

b. La sezione della scatola di metallo è tenuta nella parte superiore del “corpo” della granata con un tubo di metallo e quindi sigillato con Isopon.

c. Le granate trovate erano con una o due batterie.

d. Se viene utilizzato un innesco accendigas, può essere riempito sia con zucchero clorato o capocchie di fiammiferi rossi.

ISOPON O TAPPO DI GOMMA

MICROINTERRUTTORE

PERNO DI SICUREZZA E ANELLO

½ V BATTERIA

COMPONENTE ACCENDIGAS

MICCIA DI SICUREZZA

MOLLA

DETONATORE SEMPLICE

ANAL-NITRATO DI AMMONIO/POLVERE DI ALLUMINIO

PRESA ISOPON

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 13B

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 13B

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva- 18 cm

b. Diametro esterno — 4.8 cm

c. Sistema di accensione – elettrico

d. Riempimento principale – Esplosivo fatto in casa (ANAL-Nitrato di ammonio/ Polvere di alluminio- 60 g)

e. Peso riempito

3. Azione

Vedere la Mk 13 Grenade

4. Informazioni generali

a. Questa è una granata Mk 13 con un “corpo” improvvisato

b. Ci sono state diverse varianti nel espediente interno come segue:

(1) Una o due batterie utilizzate.

(2) Il flash della lampadina o l’accendigas può essere posto nella scatola o nel tubo centrale. Quando è nella scatola, con una lunghezza di PIC può essere usata per trasportare il flash al fusibile di sicurezza.

(3) I cuscinetti a sfera sono stati trovati in alcuni “corpi”.

(4) Quando viene utilizzato un accendigas, esso può essere riempito con clorato
o capocchie di fiammiferi rossi.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 13C

1. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 13C

2. Identificazione

a. Lunghezza complessiva— 1.8 cm

b. Diametro esterno- 4.8 cm

c. Sistema di accensione- elettrico

d. Riempimento principale- Esplosivo fatto in casa (ANAL-Nitrato di ammonio/Polvere di alluminio -60 g)

e. Peso riempito

3. Azione

Vedere la Mk 13 Grenade

4. Informazioni generali

Il Mk 13C differisce dal Mk 13B nei seguenti modi:

a. Viene utilizzata una batteria di un calcolatore da 9 volt, attaccata all’esterno del meccanismo della miccia.

b. Il “corpo” è in lamiera d’acciaio a due sezioni; un rivestimento interno contenente l’esplosivo e un corpo esterno pieno di grandi chiodi.

c. Il “corpo” è sigillato in alto e in basso con il riempitivo di Isopon.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 14

I. Tipo

PIRA GRANATA CARATTERISTICA 14

2. Identificazione

a. Diametro esterno— 14.3cm

b. Diametro esterno — 5.0cm

c. Sistema di accensione— Spoletta simile alla Granata a mano No 36M

d. Riempimento principale— SEMTEX(l20g)

e. Peso riempito— 765g

3. Azione

a. La spoletta è tenuta saldamente contro il “corpo” della granata e il
perno di sicurezza è rimosso.

b. La granata viene lanciata e la spoletta viene espulsa sotto la tensione della
molla del percussore

c. Il percussore si sposta in avanti sotto la tensione della molla e colpisce
la parte superiore dell’accensione.

d. Il perno accende la miccia di sicurezza che brucia per circa 3 secondi prima di accendere il detonatore semplice e il materiale esplosivo principale.

4. Informazioni generali

a. L’effetto della frammentazione è buono.

b. All’interno del “corpo” in acciaio liscio ci sono 19 anelli in acciaio zincato modificati (vedi tavola 10). Questi sono stati modificati tagliando le scanalature a intervalli nelle loro superfici interne per fornire una frammentazione più efficiente.

PROVISIONAL IRA GRANATA CARATTERISTICA 15

‘BOMBA CONTENITORE DI CAFFÈ’

Un idea semplice ed estremamente efficace, l’MK-15 utilizza un barattolo di vetro per ospitare il circuito di accensione elettrica, 500 g di esplosivo Semtex (contenuto in una sezione di tubo) e schegge, solitamente sotto forma di monete o chiodi.

Il dispositivo di solito contiene un interruttore montato sul coperchio.

Al suo interno è installato un microinterruttore in modo che la leva operativa sia tenuta in posizione chiusa dalla parete interna del vaso. Quando viene lanciato, il barattolo di vetro si frantuma permettendo la liberazione della leva che completa il flusso elettrico verso il detonatore.

L’MK-15 e dispositivi simili sono stati usati, una cosa come settantatré volte in attacchi dal 1991 e continuano a rimanere una delle granate a mano improvvisate più comuni sequestrate.

GLI ASSASSINI PAZZI DEL BRABANTE (PRIMA PARTE)

Ricevo e pubblico

Nota introduttiva: Pubblichiamo la traduzione della prima parte (delle cinque), di quella che fu definito uno dei gruppi più estremisti e terroristici, mai esistiti in Belgio: “Gli Assassini Pazzi del Brabante”. C’è da dire che il vero occidente europeo, quello dei valori e dei diritti e doveri, esiste in particolare al Nord Europa, di qui il Belgio fa parte. E ricordiamo anche che, se in Svezia i fighetti/fighette, si fanno inoculare il microchip che li porterà in nuova dimensione onirica, il resto dell’opulento e occidentale Nord Europa, contiene quella malattia dell’umano moderno chiamato: umanesimo. Gli umanisti appestano oramai, le strade, c’è un odore veramente disgustoso, che per Noi Misantropi Attivi e Estremi, fa il paio con le loro facce di cazzo..come non poter scatenare il Kaos e il Terrore in questi luoghi? Come scritto e portato avanti attraverso atti occulti e terroristici, nel testo sulle tribù sinistre e criminali dei Drecc, Noi Misantropi Estremi aneliamo che il Kaos Terroristico colpisca la massa, attraverso tutto quello che ci pare utile, e amorale, provocatore e fastidioso. Come non voler fare fuori- silenziosamente- questa feccia? Come non voler spargere un abbondante Odio Misantropico, contro questi idioti e facce di merda? Storpiamoli, ammazziamoli, terrorizziamoli…c’è ne dobbiamo fregare delle prediche e delle minacce sterili degli umanisti….che se ne andassero a fanculo loro e le loro “x”, e i loro aneliti, su chi si deve rispettare e chi no, sulla loro mania congenita per gli sfigati, che non li separa in nessun modo, dal mondo della normalità. Fanculo voi e la vostra uguaglianza! Ci sarà il giorno in cui questa Europa assopita dalla nuova eroina (vedesi-robotizzazione completa dell’umano oramai non più animale), cadrà nella fiamme e nelle esplosioni, e vedremo voi “senza genere” che farete..

I pazzi e assassini della Banda del Brabante, nonostante siano stati definiti in vario modo, per etichettarli, non sono stati mai arrestati e manco si sa chi possano essere gli elementi che hanno agito, chi siano nella realtà, o se ci sia un motivo ben definito. Quando c’è un gruppo- anche di soli tre individui- che terrorizza l’opulento occidente, si scatenano le frasi di circostanza, sempre uguali: “sono di estrema destra, sono paramilitari, sono fascisti, sono sto cazzo…” come sempre si cerca di normalizzare un anomalia estremistica, per riportarla sul piano della politica e dell’ideologia, dove potranno essere inglobati. D’altronde la violenza è fascista, no?

I Terroristi della Banda del Brabante, negli anni in cui furono attivi secondo la verità dei media- portarono morte e terrore, senza discrimine, senza guardare in faccia a nessuno, e Noi pubblichiamo questa prima parte, come Propaganda Amorale contro l’umanità!

Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

Più video:

https://www.thepsychopath.org/the-brabant-killers/

Prima parte: 1982

Attraverso tutto il 1980, un’ombra incombeva sulla contea del Belgio. In nessun luogo questa paura maligna si è sentita più che nella zona intorno alla capitale del paese, Bruxelles. Questa ombra è passata attraverso una varietà di nomi. Inizialmente viene conosciuta come “La banda di Brabante”, chiamata “De Bende Van Nijvel” dalla gente del posto; entrambi i nomi riflettevano l’area dove essa portava terrore. Questa banda, composta da tre soggetti sconosciuti, ha un inizio in piccolo: ruba merci da negozi di alimentari e ristoranti, ma successivamente l’intensità dei colpi aumenta.

Nel giro di pochi anni, la loro reputazione cresce. Come d’altronde la loro brutalità. Diventano temuti in Belgio così come figure tipo Zodiac o Jack lo Squartatore, ma i loro obiettivi non esistevano in “tasche isolate”. Le loro vittime non erano persone all’interno di uno spazio ristretto, o in un vicolo sonnolento di un amante nei boschi. Non erano di una fascia d’età o di una fascia sociale particolare. I loro obiettivi erano tutti: persone come te e Io, diretti al negozio per comprare una confezione da sei di birra o ingredienti per la cena della sera.

Le loro vittime erano nell’unico punto in cui si sentivano al sicuro: in pubblico, e occasionalmente, anche in pieno giorno.

Quello che aveva avuto inizio come un gruppo di ladri apparentemente innocuo, dove e in cui la loro attività criminale nel 1982, era stata portata avanti con una singola arma da fuoco, era ora cresciuta in proporzioni epiche; questo solo un paio di anni dopo. Alla fine questa banda guadagnò un nuovo soprannome, “Gli assassini pazzi del Belgio”, e le teorie sulla loro identità infettarono la cultura belga. Fino ad oggi, non puoi chiedere a qualcuno in Belgio di questo caso, senza che si sappia chi è il responsabile.

Nel podcast “Random History of Belgium”, il conduttore riflette su questo caso, definendolo “la versione belga di JFK”. E lo trovo appropriato: non solo a causa di quanto ha colpito la provincia – crescente sfiducia pubblica e risentimento nei confronti del proprio governo – ma perché ha iniettato lo zeitgeist di un’intera nazione con teorie cospirazioniste, voci e pettegolezzi.

Mentre sono passati più di trenta anni da quando gli assassini hanno agito per l’ultima volta, la loro memoria perdura nei sopravvissuti, gli investigatori che non hanno ancora trovato alcuna risposta e la nube oscura che ancora deve sollevarsi dal Belgio stesso.

Questa è la storia degli assassini pazzi del Brabante

Marzo del 1982

In una piccola città belga sonnolenta di nome Dinant, sta iniziando una nuova era.
Il giorno è il 13 marzo, un sabato sfortunato. L’ambientazione è un piccolo negozio di armi, dove i guai sono all’uscio.

Due uomini, che indossano abiti scuri, irrompono nell’armeria. Raggiungono rapidamente il loro obiettivo: trovare un’arma da rubare.

È un FAUL- che si pronuncia F-A-U-L, calibro .10, un piccolo fucile a mano a doppia canna. Sembra una reliquia, ma può fare abbastanza facilmente il proprio lavoro.
L’arma viene recuperata pochi anni dopo, nel novembre del 1986, ma le persone responsabili del furto non verranno mai identificate.

Il proprietario del negozio vede bene i due colpevoli mentre scappano in fuga come dei dilettanti.

Un sospetto, quello percepito come capo dell’operazione, viene descritto tra i venti e i trent’anni, molto alto e snello – circa due metri – con capelli castano chiaro o biondo.

L’altro uomo sembra più vecchio del primo: circa 50 anni, con un portamento brizzolato che lo fa sembrare duro come le unghie. Fisicamente in buona forma e abbastanza alto – circa un metro e ottanta – ma notevolmente più basso dell’altro.

Questo è solo uno degli avvistamenti, ma essi, letteralmente avevano dato l’inizio ad azioni per quella che sarà la più grande follia criminale nella storia belga.
Circa due mesi dopo, lunedì 10 maggio, un uomo parcheggia la sua Austin Allegro lungo una strada a Ixelles, un’area a sud di Bruxelles.

L’uomo viene improvvisamente avvicinato da due estranei con accenti francesi. Uno molto alto, con sottili capelli neri e baffi, che indossava un berretto per oscurare in qualche modo i suoi lineamenti. L’altro è più piccolo, con un paio di baffi; i suoi capelli vengono descritti come molto ondulati e ingrigiti.
I due uomini, armati di revolver a canna lunga, rubano la macchina all’uomo. Non sapendo che l’Austin Allegro – che sembrava essere un’auto sportiva in buone condizioni – era in realtà a corto di gas e funzionava piuttosto male.

La macchina viene scoperta il mattino dopo, nella zona di Lembeek, circa venti chilometri a sud-ovest.

Apparentemente, dopo aver scoperto che l’Austin Allegro non era adatta per i loro piani futuri, i criminali l’abbandonano dopo aver scoperto una Volkswagen Santana blu che era più di loro gradimento. La Santana viene rubata dal parco macchine di uno VW, è questo dimostra, che questi criminali non hanno paura di essere audaci nelle loro attività.

Corrono via nella notte, per continuare e per prepararsi in quello che sarebbe arrivato.

Il 14 agosto, un sabato, la banda inizia a far conoscere la propria presenza in Belgio.

Due uomini armati, si presentano in un negozio a tarda notte.

Il primo degli uomini, descritto come alto con una corporatura pesante, indossa un passamontagna con una piccola visiera. È armato con un fucile – o quella che poteva essere una carabina tagliata – e tiene d’occhio la parte anteriore del negozio.

Il secondo uomo rompe la porta a vetri e entra nel negozio di alimentari, che è chiuso.

I ladri incominciano a rovistare il negozio in quello che sembra contenere merce casuale. Rubano vino, champagne e apparentemente anche altri generi alimentari come il caffè.

Una telefonata anonima allarma la polizia per la presenza di ladri, molto probabilmente chiamata da un vicino disturbato che sente dei vetri rompersi.

Tre agenti di polizia rispondono alla chiamata, è uno scontro a fuoco scoppia immediatamente tra le due parti.

I dettagli su quello che succede durante questa schermaglia non è noto, ma il risultato finale è un poliziotto ferito. Gli altri due escono illesi dalla sparatoria, mentre i due banditi fuggono nella Volkswagen Santana blu rubata tre mesi prima.

Nelle settimane successive, la polizia locale si domanda cosa possa rappresentare il conflitto del 14 agosto.

Per quello che si sa, i banditi erano solo un paio di gangster interessati a rubare generi alimentari e alcolici. Ma il mese successivo avrebbero dimostrato di essere tutto fuorché un paio di semplici criminali; avevano piani più grandi e avevano bisogno della potenza di fuoco per fare che ciò avvenisse.

Il 30 settembre, tre uomini armati sconosciuti si presentano in un altro negozio di armi, chiamato Dekaise Armory, questa volta in una città chiamata Wavre, appena fuori Bruxelles.

I testimoni ricordano i tre sospetti in quanto tali:

Il perpetratore numero uno: il Capo del gruppo, alto quasi due metri, con una corporatura media, capelli castani e baffi.

Il perpetratore numero due: descritto come intorno ai trentacinque anni, con una corporatura media, capelli neri, sopracciglia folte e baffi.

Il perpetratore numero tre: sorprendentemente, viene descritto come una persona fisicamente grossa – un ragazzo grande, forse, molto muscolo – con i capelli castano chiaro.

I tre uomini armati derubano il negozio in mattinata poco prima di mezzogiorno, costringendo il proprietario del negozio e i due clienti sul pavimento dell’armeria. Quest’ultimi, che secondo il desiderio degli uomini armati andavano troppo lenti, vengono picchiati.

Gli uomini armati sanno già cosa cercare, tra cui le quindici armi da fuoco in totale. La maggior parte sono pistole – di marche e modelli diversi – ma prendono anche cinque fucili, tutti fucili mitragliatori.

Gli investigatori avrebbero in seguito affermato che gli uomini armati non stavano semplicemente afferrando armi, volenti o nolenti; erano già preparati, e non solo sapevano cosa volevano, ma dov’era il tutto, insieme alle munizioni adatte.

Un agente di polizia, che pattuglia la zona vicina, risponde alla chiamata che arriva, aspettandosi di incontrare piccoli criminali da quattro soldi. Sfortunatamente, diventa la prima vittima del trio, dopo che questi hanno iniziato a fuggire con la Volkswagen Santana blu.

Dirigendosi verso Brussel, ai poliziotti arriva improvvisamente una telefonata: un ufficiale era in difficoltà, fatalmente ferito, la polizia avrebbe poi appreso che era morto sul luogo del crimine. Tuttavia, un gruppo di poliziotti della gendarmeria stava preparando una risposta e aveva pianificato di intercettare i banditi.
Una squadra di gendarmi si stava preparando ad intercettare i banditi in fuga, e – usando un loro veicolo – bloccando una delle vie di fuga che dovevano essere usate indubbiamente dai criminali.

Sfortunatamente, questo labile blocco non dissuade i tre criminali. Lanciano la VW Santana sul veicolo della gendarmeria parcheggiato, e usano lo schianto come slancio per uscire dal veicolo e iniziare a sparare.

Questi uomini chiaramente non erano pronti a farsi prendere sia subito che dopo. Utilizzano tattiche militari contro la polizia militare, sparando con i loro fucili mitragliatori. E nonostante i gendarmi, siano addestrati, sono sotto equipaggiati e sconfitti alla grande da tre uomini armati.

Due poliziotti della gendarmeria vengono colpiti e feriti durante la sparatoria, ma sopravvivono. I tre criminali fuggono con la loro Santana blu, che fuma per gli spari che colpiscono il motore e ad altri componenti meccanici. La polizia dopo, avrebbe trovato la Santana, cosparsa di benzina e bruciata, nei boschi vicini, aspetto che aveva distrutto quasi tutte le prove che potevano essere usate in futuro.

A questo punto, la polizia è assolutamente perplessa.

Questi crimini, fatti a caso, coinvolgevano almeno due diverse descrizioni dell’autore principale; l’uomo che credevano essere il capo del gruppo. In un caso, viene descritto con capelli biondi. Nel successivo reato, viene descritto con capelli scuri e con i baffi. Alla fine, viene descritto con capelli castani, avente ancora i baffi.

Tuttavia, la notorietà criminale era per la sua altezza. Era il segno distintivo della sua descrizione e avrebbe continuato a esserla. Nel corso degli anni, questo gli valse il soprannome di “Il Gigante”, un nome che sarebbe diventato temuto nella cultura belga.

Durante i primi crimini, il secondo criminale sembra saltare avanti e indietro tra due uomini diversi: almeno, questo è ciò che le descrizioni indicano. Il primo era più giovane, tra i venticinque e i trentacinque anni, ed era alto, ma piuttosto medio a tale riguardo. Era in buona forma, con lineamenti scuri che erano spesso oscurati dai suoi vestiti o dalle maschere.

A volte, questo secondo criminale era descritto come più vecchio: sui Cinquanta, con i capelli brizzolati, ondulati e rudi che lo facevano sembrare un duro.
Ovviamente, molto diverso da qualcuno che ha circa venticinque anni.
La polizia cerca di conciliare queste diverse descrizioni, supponendo che i crimini fossero opera di molteplici bande o gruppi. Ma nell’ultimo attacco, il furto di armi da un armeria, ha una sua risposta: c’erano tre uomini armati, che lavoravano tutti insieme. Sembra che il terzo uomo, che aveva iniziato a farsi conoscere con il soprannome di “Il Vecchio”, potesse essere l’autista del gruppo in più di un’occasione. Ciò dava agli altri due – il già citato “Gigante” e l’altro sparatore – l’incarico delle rapine e degli stessi assalti.

Sfortunatamente, il secondo uomo armato – il più giovane presente nella maggior parte dei crimini – si guadagnerà un soprannome.

Era “L’Assassino”.

La mattina di mercoledì 23 dicembre 1982, un uomo di nome Marc Vanden Eynde sta aspettando suo padre. Suo padre, un uomo di settantadue anni che aveva prestato servizio nella guerra civile spagnola anni prima, ora era il custode del castello di Beersel. Suo figlio, Marc, gli aveva fatto ottenere il lavoro, dato che lavorava come cuoco nel ristorante del castello.

Almeno questo lavoro, per suo padre, era meglio di quello di una volta, quello del tassista – un aneddoto che sarebbe diventato rilevante in seguito.

Marc guida fino ai terreni del castello, con sua moglie e i bambini in macchina con lui. Stavano progettando di andare al vicino mercato di Halle per gli acquisti natalizi; qualcosa che in anticipo rispetto alle prossime vacanze, riempiva le giornate dell’intera famiglia.

Marc Vanden Eynde citofona un paio di volte, ma suo padre, normalmente puntuale, non si trovava da nessuna parte. In occasioni come questa, Jose era solito essere seduto sulla veranda, sveglio e pronto a partire.

Temendo il peggio, Marc decide di entrare e controllare cosa sta succedendo. Dato che lavorava come cuoco, aveva le chiavi per entrare. La grande struttura in pietra era eccessivamente silenziosa. Marc comincia a salire i gradini verso la stanza di suo padre. Bussa un paio di volte ed è sorpreso di non ricevere risposta. Quando Marc entra nella camera da letto al piano superiore del padre, rimane scioccato da quello che vede.

Jose Vanden Eynde era legato, spogliato, e giaceva alla destra del suo letto. I polsi erano legati dietro la schiena con una sciarpa appartenente all’FC Bruges – una squadra supportata da Vanden Eynde.

Quando viene scoperto da suo figlio, era già morto da parecchie ore. La causa della morte erano più colpi sparati alla testa: sette, infatti. Cinque dei fori erano raggruppati verso l’orecchio, ma due erano leggermente rivolti verso l’alto di un paio di centimetri.

Jose Vanden Eynde, l’anziano custode del castello, era un uomo con legami con diversi gruppi di attivisti. In particolare, si dice da tempo che era stato coinvolto con gruppi di attivisti di estrema destra attivi in quel periodo, che potevano o meno avere ideali di suprematismo bianco. Tuttavia, si può dire che si trattava solo di voci; voci che hanno fatto parte delle teorie e dei pettegolezzi negli anni successivi. Tuttavia, queste voci emergono quando viene fuori che Jose Vanden Eynde aveva combattuto dalla parte di Francisco Franco nella guerra civile spagnola; un dittatore militare che aveva ottenuto il sostegno di Adolf Hitler e Benito Mussolini durante il conflitto … che era, di per sé, un colpo di stato militare. Vanden Eynde aveva mantenuto forti simpatie per questo partito nazionalista e apparentemente era ancora un attivista per la causa.

La scientifica avrebbe poi collegato questo omicidio apparentemente casuale ai crimini degli Assassini del Brabante. In quel periodo, però, la polizia non aveva idea di cosa stesse succedendo.

Vanden Eynde era un uomo con molti potenziali nemici – dopotutto, aveva avuto scontri brutali e sanguinosi anni prima e aveva potenziali legami con molte persone sgradevoli.

Naturalmente, tutto questo non include le teorie emerse negli anni seguenti: che Vanden Eynde era stato brutalmente torturato, crocifisso, picchiato fino a alla fine prima della morte, ecc. Per fortuna, la maggior parte di queste cose erano solo voci. .. una seconda autopsia, basata su foto e note dell’originale, è stata pubblicata nel 2007 e non includeva dettagli di mutilazioni o offerte sacrificali.
Tuttavia, Marc Vanden Eynde, il figlio, ha ricordato nelle interviste di aver visto ferite terribili sul corpo di suo padre: quelli che sembravano lividi da impatti sulla sua testa e bruciature di sigarette sul suo petto.

L’unico motivo per cui la polizia era inizialmente sospettosa di questo crimine, era che i perpetratori – chiunque fossero – avrebbero rubato alcuni beni casuali dal ristorante durante l’esecuzione di Jose Vanden Eynde. Questi beni includevano vino, champagne e caffè.

Tuttavia, nonostante questo indizio, la polizia non era in nessun modo più vicina a risolvere questo omicidio nel 2017 di quanto non lo fosse alla fine del 1982.
Marc Vanden Eynde, il figlio della vittima, ha testimoniato per esprimere il suo scontento con le autorità locali e le loro indagini. Molte delle prove raccolte, che comprendevano oggetti della vittima – di suo padre, Jose – non sono ancora stati restituiti e / o sono scomparsi.

Nessuna delle voci relative al caso sarebbe confermata: quelle dei legami di Vanden Eynde con i gruppi terroristici di destra, le voci di torture e mutilazioni, ecc. Ma quando la polizia scoprirà armi appartenenti agli Assassini del Brabante nella seconda metà degli anni ’80 , tutto questo potrebbe essere la conferma che sono stati usate per sparare e uccidere Jose Vanden Eynde.

Perché gli hanno sparato, però, è ancora il più grande mistero riguardo a questo caso.

Mentre il 1982 si chiudeva, la leggenda degli assassini pazzi del Brabante era ancora in crescita. Ma a questo punto, avevano accumulato una manciata di vittime: due erano morti – l’ufficiale di polizia a Wavre e ora Jose Vanden Eynde – ma una manciata di altre avevano subito lesioni legate a sparatorie e aggressioni.
Purtroppo, i criminali che sarebbero diventati noti come i Gli assassini pazzi del Brabante, erano appena all’inizio. Mentre in un anno si erano evoluti, si può notare come questi tre uomini stavano diventando più sicuri nel loro ruolo di criminali violenti, e diventavano sempre più sfacciati in ogni attacco. Molti teorizzano che i loro primi assalti furono semplicemente ostacolati dalla mancanza di potenza di fuoco, ma dopo la rapina a settembre dell’armeria, erano pronti a fare la guerra a un’intera popolazione.

Continua…nella seconda parte di Gli assassini pazzi del Brabante, ripercorrerò tutta la campagna di terrore del 1983 e i vari crimini commessi.

SOLO IO ESISTO

KH-A-OSS VIII

Nota introduttiva: “Solo Io Esisto”, come poter non ammirare queste parole altezzose e sublimi, che arrivano al fondo della nostra esistenza, il nostro abisso personale? Chi ha il coraggio di espandersi su tutto il mondo circostante e inglobarlo, per farlo suo, non solo è da ammirare, ma è da temere, perché andrà fino alla fine- la propria fine, avanti e non si fermerà, fino a quando non si estinguerà. Sappiamo, da come già espresso dall’affine Nicevscina, che le parole non contengono alcun significato di veridicità, ma servono per sopravvivere, in questa società che invece di espandersi, si restringe, si assomma, per “esistere allo stesso modo”. Ma come la parola è un mezzo, anche il fine ultimo del nostro affine autore del testo, è quello di conquistare tutto quello che lui stesso, afferma di creare. Per alcune persone, per chi avrà la “fortuna o la sfortuna”, di leggere queste righe, ci sarà il dubbio, ci sarà sempre un punto interrogativo, alla fine del loro pensiero. Cosa sta scrivendo nella realtà? Proprio questo manca al fine di questo testo, la realtà, come tutti pensiamo di vederla. Ma queste parole sono totalmente accostabili all’usare il Terrorismo Estremista, a spandere il Terrore. Mentre gli avventori di questo testo, laddove si chiederanno il “perché” di ogni cosa, sentiranno pungolare la spina dorsale, un fastidio al collo, il prurito sulle mani o sul corpo, la voglia di smettere subito- o durante, di leggere, perché questo testo, queste righe altezzose, non stanno solo creando dei dubbi, ma stanno anche creando fastidio, irritazione, o li stanno influenzando, a tal punto, in quel dato momento, che si sta formando qualcosa di anormale dentro di essi. Elegge Terrore, come se esplodesse un ordigno esplosivo in faccia a qualcuno, questo qualcuno, che loro vedono, cadere, e le parti della faccia disintegrarsi. Ma possono anche creare un nuovo modo di arrivare a un “perché”: distruggendolo completamente! Portiamo brevemente ad esempio quello che dice un mediocre giornalista in un articolo dove parla dell’O9A-Ordine dei Nove Angoli, che sembra stia attirando parecchi individui nell’ambito della musica underground (dal black metal al folk), dove tal persona si chiede “Non sapremo mai, quanti reati di odio irrisolti in Europa e negli Stati Uniti sono “opfers” o iniziazioni di stile O9A…”

Come non sapremo mai, quanti individui possono essere influenzati da un testo di Estremismo Solipsista. Quanti possono tramutarsi in Possessori di tutto quello che viene chiamato “circostante”, espandersi, e influenzarne altri. Secondo l’affine nel suo peregrinare, nei suoi contatti, diversi individui si sono detti e affermati come Estremisti Solipsisti, pronti a distruggere l’universo. Ne leggi ne compensazioni morali possono chiudere quello che affermiamo nella stupida parola “perché”.

Il Solipsismo “creato” da Nicevscina, è Estremismo Terrorista, perché anche se lui stesso crea il mondo, lui stesso crea i suoi “nemici”, questi nemici, li può individuare nel circostante, che sia una pietra da spaccare e sbriciolare, o un individuo da accoltellare, come se crea un nemico che odia, può colpire le strutture morali della società, usando degli ordigni esplosivi. Questi nemici (che ricorrono sopratutto nel testo “Il Distruttore dell’Universo”) lui sente che fanno parte del suo mondo, li definisce “punti di assioma”, ed è perfettamente percepibile, che il nemico può essere lo stesso mondo che vede…ed è quello che è fuori, ma che è dentro di esso, solo che lui non vede una realtà con una serie di valori, ma vede il suo mondo con alcuni “punti fissi” (“idee fisse” potrebbe direbbe Stirner), che deve distruggere. Il mondo esterno che lui considera totalmente interno, è una sua proiezione.

Se proietta significa che ha davanti a se un mondo, sempre suo, ma che vede perfettamente. Lo vive internamente distruggendo quello che esiste, e muovendosi e peregrinando alla ricerca di questi “punti fissi”, li distrugge, li vuole mangiare e inglobare.

Per questo che un Solipsista Estremista, in quello che gli altri definiscono “delirio di negazione”, può primariamente colpire e attentare, creando Terrore, senza per questo riconoscere in maniera veridica l’oggetto del contendere, come qualcosa che esiste (cioè, l’umano è umano, la pietra è una pietra). Le persone che lui nega esistere, potranno riconoscerlo come un “pazzo”*, mentre lui, l’attentatore solipsista, sta creando e distruggendo i suoi nemici interni, all’interno del suo Regno Egotista.

Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

* I Solipsisti Estremisti, possono tranquillamente essere quelli che si vedono per le strade, è che sono apostrofatati come pazzi o deliranti, dall’individuo che parla con il proprio demone, o come dicono gli umanoidi rincoglioniti, che parla “da solo”, come quello che a caso, in un attimo, senza nessuna cognizione di causa, spacca una vetrina, piscia addosso a un passante, prende a pugni un albero, uccide una persona con un coltello, fa esplodere un ordigno davanti a un qualunque posto di utilità pubblica. Specifichiamo che qua non si tratta della solita presa di posizione sulla “malattia mentale” da parte degli idealisti, ma di un idea singolare e specifica -estremistica della distruzione del mondo come lo conosciamo. Infine: questi “pazzi”, saranno stati influenzati da un testo- o altri testi sulla falsariga- come “Solo Io Esisto ”?

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“Il mio io è un dado dalle infinite facce, che conserva infiniti volti, il mio io non è un identità, una singolarità, è semplicemente un selezionatore di infinite identità, e non si ferma su una precisa faccia, ma su tutte simultaneamente.”

L’EGO-ARCA INGURGITA L’ALLOCENTRICO

Solo Io Esisto, Esisto Solo Io, Io Esisto Solo Io, infinite volte immensamente liberandomi del corpo a Me esistente. Non-esisto nel quanto dell’oggetto, diversificazione del modulare di appartenenza a una logica subiettiva, che retrocede e intercede, spostandosi in un coacervo di obblighi e misurazioni di un modello nominale.

L’Ego-Arca-Io- ingurgita e mangia, consuma, divora, la copia che implode dentro-entro la Fortezza a me data, questa copia è l’allocentrico insinuarsi di deduzioni e prevaricazione del senso dato a un oggetto, periferia della mia spasmodica voglia di espandermi, implodendo in una deflagrazione, al momento, che non esiste, nel momento in cui Mi vedo esistere, dove quando esisto, sto già disponendo la Mia fine, che vive e si muove, entra e esce, supponendo che la fine possa realizzare la sua fine esistenziale.

Solo Io Esisto, sto proiettando questo pungolo dell’esistenza non-vera, dentro un codice fatto di appurazioni, disegno che cresce e declina, dove la copia che vuole copiare la mia originalità, si posiziona in una fila ordinata di vacui ricordi, vuoti ribaltamenti di quello che era prima, in una non-esistenza che ordina la sua morte.

Prima e dopo, oltre e davanti, diramandosi e potenziandosi, pungolano, vogliono disporre, qualcosa che è un limite, entro il Mio Regno, dando un confine e una demarcazione a quella cosa, che non è, non-esiste, sono spettri di un passato confinato nel suo lugubre errare di fisicità.

Materia e errore- errano in una disposizione che dirama e prende e perde peso senza essere per questo l’oggetto che si impone in un stato di esistenza.

Io Esisto Solo Io, e combatto una guerra a morte, con lo spettro del passato e del presente passato, che vuole e spinge per farmi diventare un futuro, lo sento è addosso Me, lo avverto è attorno a Me, lo apprendo è dentro Me.

L’oggetto dell’esistenza, che preme per farmi diventare vero, si vuole insinuare e farsi posizionare, è il posizionare che è fastidio, bruciare nel costato chiamato cosi per “coscienza”, il situarsi di questo oggetto verità, cade e si riprende, si muove con insistenza, per espandere la mia verità dentro il suo io, questo è quello che sto pensando, dice/afferma, è il prolegomena del mio futuro. Questo è quello che sento, parla, dentro la Mia Grotta Ermetica, è un sottofondo di proposizioni, insinuazioni, vuote domande-risposte, risposte-domande, innalzata al vero che echeggia come una freccia che si abbatte sul muro della Mia Grotta Ermetica.

Lo spettro dell’allocentrico, è, mi sta, dichiarando una guerra-a-morte, vuole posizionarsi, espandere il senso delle cose, oggettivate, rendere il nulla, qualcosa che appartiene alla sfera di un vero sentimento, non un astrazione, ma un sentimento vero..perché sento questo? Perché sento quello? Perché sento questo qualcosa che in-esiste?

È una falsità che diventa vera, nell’errare della Mia Grotta che riflette e si manifesta apertamente, su una delle pareti che si stagliano, e si muovono ruotando e capovolgendosi in un infinito degli infiniti e sconfinati Mio Ego.

Il Mio Ego è una esplosione di disegni invertiti, che vagabondando nella (M)ia Grotta, è sono –una ripetizione voluta, nel non volere, l’esistenza, che non-esiste, nel trasportare una prospettiva infinita, che si contrae ad ogni incontro nella verità di quello che viene definito esistenza: Io.

Sono il Distruttore dell’Universo!

Voglio, agogno, ambisco, alla distruzione dell’essere, dell’ente che si aggira nella Mia Grotta Ermetica, è un dolore e Mio piacere, che si fonde, tra le grotte che sono dentro il Mio Io. Io infinitamente volte Io.

Il contrasto delle sensazioni apparenti, si contraggono all’apparire del Mio Ego, che mangia e consuma quello che è il presupposto dell’istante, allucinante bordo esistenziale, permeato dal passato e dal futuro, che sono miei nemici ipotetici. L’esistente non-esiste, è il Mio Ego distrugge in un incalcolabile esplosione di invocazione dell’estinguersi degli altri, del resto, bramando e lottando nel non-esistere acuto della Mia Grotta Ermetica: Io.

Ego contro tutti gli ego- mie rappresentazioni sterminate, che aggirano l’ostacolo, dell’imporre a Me qualcosa che è subordinato a Me, che è Io dove Io sono sempre Me. Il non-essere è la distruzione del non-ente, che si richiama all’errare e al capovolgersi della Mia Grotta Ermetica. Ripetersi e reiterarsi, disporsi su una delle pareti, insinuarsi nel ricordo che ha preceduto il ricordo di ieri, che diviene il niente dell’oggi, dove viene distrutto, il sintomo del disporsi di quello che esisteva. Quello che esisteva è lo spettro tangibile dell’esistenza non-esistente, che trasmette e considera input occulti in un riverbero di specchi.

La Mia Guerra a morte, combatte l’esistenza, il separasi di sensazioni, che coagulano come sangue rappreso, e divengono niente, al contatto con la Mia non-esistenza, il credere al valore “esistere”, è l’intimo obbligo a qualcosa che si ritiene sia vero, ma che solidificato attorno alle pareti si espande fino a estinguersi: è un enorme ricomparire di spettri, che muoiono mentre vivono già morenti, accettano il Mio ingurgitarli, perché li ho disposti Io, li ho presi e portati dall’esistenza alla non-esistenza, dal vero al falso, dal limite all’illimitato. Erano spettri, errabondi, volevano il ricordo, il valore del riconsiderare, qualcosa dell’appartenenza a qualcos’altro: erano-ora sono, prima erano il niente reale che è diventato il niente del non-esserci, in un mutazione sublime e egocentrica del Mio Apparire.

La Mia Guerra a morte, vuole ingurgitare questi spettri, dietro l’esistenza, l’apparenza del ricordo, può solo forzare, l’apparire, lo deve rendere vuoto, come vuoto è la rappresentazione del mondo, che apre al Mio Egotismo erratico. Il vuoto si insinua dentro il Mio Ermetismo Schizofrenico, e attraversa, posa, distende e disgiunge tutto quello che è l’assoluto del mondo che io possa pensare, penso che possa esistere. Innumerevoli input latenti giungono e si predispongono per lottare, per arginarmi, per intralciare la Distruzione dell’Universo.

La Distruzione dell’Universo il Più Altezzoso e sublime prevaricare di Egoicità, Assoluto contro l’assoluto e relativo delle pareti che si stagliano attorno al Mio Me, coazione a ripetere, iterazione sistematica, lo spettro si snoda e vuole comporre qualcosa che non ha definizione alcuna, insegue sollecitando il primitivo errare di non-esistenza, la definizione di un limite che non ha nessun limite, perché il “nessuno” non-esiste. Il vuoto risucchia la circostanza, non c’è più distanza o separazione, ma il vuoto dell’abisso più oscuro dell’oscurità. Cupo dissolversi e
dissiparsi di definizione, annientamento che risucchia la vita, che diviene non-ente, e ritorna al dissolvimento, perché Io infinitamente Affermo.

Esperimento che si effonde dentro la Mia Grotta Ermetica, dispongo perché Solo Io Esisto, la morte dell’esistenza propaga il Mio Godimento, Io Esisto Solo Io, moltiplicandomi distruggo e il tempo dei Nichilismi Appartiene Unicamente a Me. Nessuna esistenza, nessun vivere, nessun volere, il niente Mi Appartiene, sono il Distruttore dell’Universo!

ARCA NULLA ANNICHILENTE

“Le categorie di pensiero sono inganni necessari per la vita…”

Arca nel vuoto Annichilente, disintegrazione del nemico, nemico a me se stante, entro dentro, in un involucro definito “soggetto”, serie in una sequenza di numeri afoni e categorizzazioni, impulso che non esiste, nel non-ente, riduzione, nessuna opzione, estraendo il porre di fattore in una concatenazione di alienazione che riduce l’oggetto nel suo stanziale predisporsi di verifiche. Riscontro che conduce al presupposto del vuoto annichilente, in un concetto oltre, in alto e in basso, orientamento di cui Io non conosco nessuna esistenza. Esserci ed essere, sostanza e materia, adulazione del concetto e dell’elemento, tipologia, innumerevole unione e dispersione di un nome fittizio, ad uso e consumo di un oggetto che non esiste, che non c’è, che non erode, che non suppone, cosa- dunque- come e perché.

Arca nel vuoto che Annichilisce, giudizio in un immagine all’interno di un criterio, parametro a valore, scempio e dissoluzione, criterio legame e rapporto che conduce una parte entro la parte.

Si spinge e erode il domandare, spinta impulsiva, verso il dove, entro questo, il presente che diventa presente, e sprona per il passato che è dissolto nel nulla dell’arca creativo, che ingoia e espelle il prodotto che ha deglutito, immagine stagliata, in un in-azione, e contenimento, del “cosa”, e del “per come”. Apparenza, acclusione di uno spettro che vuole ridefinire il suo oggetto, e divenendo nulla, cade in un afonia conclusiva. Astrazione o giudizio? Il legame che lega la causa sul predisporsi di inferenza, induce il muoversi del suddetto, verso una visione anticipata del mondo che creo.

Il mondo che creo è la dissoluzione dell’immagine del mondo, la consequenzialità non ha nesso, non esiste il nodo, che unisce la parte su una altra parte, il diaframma è un unione di una non-esistenza, con la presupposizione del concatenamento di spettri. Il mondo che creo distrugge l’immagine derivativa della parola e del pensiero, è il Primordiale Terrorismo Solipsistico annientatore, che riduce lo spettro a somiglianza di un altro, inglobo quello che creo, vedo quello che induco, carpisco perché tutto è Mio, apparenza e seppur verità, in-esistono, nella Mia Fortezza Ermetica, destabilizzazione del vertice del mondo in-esistente.

Arca nel nulla che Distrugge, sopraffazione e predominio, esclusione e
riverbero del fosso dell’umanità, arbitrio e brutalità, dove Sono Io, Solo Esisto Io, lugubre in un deserto delle non-emozioni. Entro, penetro, Mi introduco nella creazione a Me fondata, perché sono sempre e solo Io, mi staglio alle pareti e spingo l’infinitesimale della Mia non-esistenza all’annientamento. Il muoversi e il produrre qualcosa, è illusione costruita, che decade, perché sono Io, a elevare un input a concetto, che si disintegra a contatto con il Mio Primitivo e Terroristico Solipsismo! Voglio distruggermi contro il muro della compensazione, input calcolatore, che vede quello che Io vedo, e sente quello che Io sento, dove mi costringo a separami particella dopo particella nell’infinito della Mia Grotta Ermetica.

Infinito-Primordiale Terrorismo Solipsistico- annientatore, che rigurgita e rimargina, ingoiando pezzi di nulla attraverso il tutto annullato, sperimentazione di spettri, in spettro, che rende e da, un oblio che induce il ridurre di

vuo-to

nul-la

nien-te

nul-la

nien-te

vuo-to

Apparizioni dello spettro e della visione, ombra di qualcosa che si vede, ma non si intuisce, eradicazione e posposizione di un susseguirsi di vacuità, senza il conseguimento del susseguimento. Continuo dividersi e realizzare, imposizione del fenomeno e dell’oggetto, incastro reale in un irrealtà spasmodica, schizzi di materia, che vagheggiano, e progettano, una scappatoia, dal Mio Regno Sublime.

Vuo-to vuo-to

Il Mio Regno è il Primordiale e Terrorista annientare quello che è l’altro, se fosse l’opposizione al mio opposto, dove il riconsiderare, non è l’oggetto della verificazione, che insinua, la domanda “chi sono?”

Arca nulla distruggente, che imprime e espande il proprio primario proprio Io, nella non-esistenza, ripete senza riciclare il sintomo della ripetizione, occlude quello che è la verità in fondo a un baratro oscuro di margini e complessità fenomeniche. In fondo a un baratro, nell’oscurità più profonda, in una profondità senza fondo, cadono pezzi e brandelli di quello che si possa dire, essere la verità, spogliati di un involucro della certezza e del concreto, sono senza colore, si vedono gli infinitesimali della loro essenza, diluiscono il loro ergersi, perché cadono, e cadono, immensamente, senza limite alcuno, e non c’è appiglio o equilibrio, perché sono annientati, riflessi di una copia della copia dello spettro entro me.

STERMINIO DEL MIO TUTTO

“Tu sei parte del mio dadus infinitus, ma rimani sempre me, tu sei una mia proprietà, ho il diritto sul tuo corpo, sul tuo pensiero, tanto sei me, non un frammento d’esistenza emarginato dal mio io.”

Distruggo, accresco, distruggo, mi uccido estirpo, inglobo, interno esteso, non esistenza, avanzo, mi pongo al centro del tutto, del mio niente in tutto, e vedo l’instaurarsi della cosa-oggetto, che non è, insinua, si muove, esprime, deduzione e inferenza in un esplodere di immagini.

Immagini spettrali, infinito mondo, il tutto della creazione, e dello sradicamento del tutto ingloba il niente e il tutto ancora.

Sono la carneficina del Mio Terrorismo Primordiale, mangio e ingurgito, avanzo e indietreggio, nell’in-esistere dell’esserci assente.

Infinito, universo, distruttore, definito, universo, annichilimento.

Illusione che preme, apparenza, che comprime, distorsione e compulsione, determinare di immagini eloquenti, il significato che si tramuta nell’insignificanza, dell’assenza vorace in una caduta di un vuoto intenso.

Creazione infinita attraverso lo sterminio delle immagini, che imprimono un catalogo di conclusioni collocanti nell’attrarsi e nel perdersi del vortice distruttore.

Vortice che risucchia e respinge in un a-tempo, inglobando l’ambito, dedotto, in un margine che conclude, si estrae e si moltiplica, in un separazione di ipotesi, realizzazione del come essere e del consunto coalizzarsi di assenze. Carattere inconcludente, al fondo nello spazio tra il Me e me.

Dove sei, chi sei, sei cosa sei?

Sei la desolazione dell’esistenza, dentro il Mio Regno, che esiste, perché è tutto mio, il permettere si muove artefatto.

Te sei, non sei, un artefatto della mia esistenza, vanifico il concludere di possibilità, sono la presupposizione nell’essere sempre Io, e ricreo, con i non-oggetti, della sperimentazione solitaria, che vuole porre fine e annientare il pulviscolo dell’esistenza, della presunzione che sia un “altrui”.

Sei qualcosa, sei un esser-ci, in che modo esisti?

L’implacabile e crudele mondo, a Me stante, che creo, e ricreo, giocando nel distruggere il caso e la possibilità dell’arguire di qualcosa che non-esiste, che esiste, dove voglio Io che sia assente, in presenza di un portale infinito di distruzione e creazione vanificante il baratro del genocidio dell’universo.

Esplorazione in assenza di gravitazione, perdersi e riprendersi, nella caduta di un vuoto terribile e abissale, vincolante quello che è mia creazione, distruggendo la pienezza di un nulla.

Vedo il mondo, e lo distruggo, vedo l’immagine e la distruggo, vedo la persona è la inglobo, tutto questo non è che l’illusione che creo, annichilendo l’artefatto della vita, l’universo che va verso un luogo all’altro dell’esistenza, che infine è infinito, nella non-esistenza, è che creo perché sono Io e il tutto, lo Sterminio del Mio tutto.

Il Distruttore dell’universo, odio l’umano, specie nella specie, in un mostrarsi di comprensione, ugu-ale, e ridotto a uno spettro, che mangia i margini del mio mondo, Regno che non conosce, nell’esistenza che crea, sto creando la sua non-esistenza: te sei, la Mia creazione, dispongo il tuo produrre di suoni chiamati e definiti cosi: linguaggio, Un rigurgito di incastri inutili all’inesistenza, che non riconosce, non riconosco, te spettro, il tuo rigurgitare di suoni nella comprensione e nell’aprirsi di qualcosa che non esiste: l’uomo.

Sono lo Sterminio del Mio tutto, sono lo Sterminio del tutto tuo, che è Mio, che è presenza fittizia del Mio Regno, e te esisti, perché ti faccio esistere Io, te ti muovi e respiri, perché sto producendo respiro e falsifico la realtà falsata.

Sono lo Spietato Distruttore dell’universo!

E te, sei dentro me, ti penetro infinitamente volte, per espellerti, in fondo al vacuo esser-ci di supposizioni, sei Mio, Io sono Io, e te sei Io, non esisti, se non attraverso l’accentrare del presupposto della non-esistenza. Estrapolazione di un diretto e asserito penetrare di falsificazioni vere, in un profondo e fitto precipizio a Me creato, presenza, il presentire di specchi che mi attorniano, creando quella congettura che il qualcosa sia vero.

Non sei vero, perché Io sono Io, non sei te, perché te sei Io, anniento, crudele, il desiderio di plasmarti, fino a estinguerti, e inglobarti, perché sei parte, di un infinito nodo della mia non-esistenza.

Non esisti, se non esisto Io, esisti perché Io esisto, e ti plasmo e riduco allo spettro della copia di una copia, che entra e esce, dal falsifico vivere al veridico in-esistere. Non esisti, la tua vita è mia, in fondo, sei la Mia stessa cosa, perché Io sono Te, e te non sei, sei un pulviscolo dell’attorno del Regno a Me creato, abiti il respiro del mio copulare con il tutto e il niente, sono senza cuore, perché non riconosco il mondo vero dal mondo falso, il mondo è un assenza pietrificata, sono senza pietà, perché non riconosco l’approssimarsi di una sola verità, che mi indichi, qualcosa che te sia, o che sia te.

Te, non esisti, perché sono Io a crearti ogni volta, e la volta che si riproduce in un altro momento in-esistente, e l’universo esplode infinito, Io divento te, essendo Te Io.

Permani in vita, o artefatto della Mia esistenza, perché Io ti sto creando, e spostando in un luogo intorno a me, sei dentro, e sei fuori, perché non sei, la rovina del sussistere, ti fa perdere quel prezioso ci-, dove il fondamento unico della essere, perde e si volatilizza, inesprime e si getta nelle fauci di un mostro, del Distruttore dell’universo!

Sono lo Sterminio del Mio tutto, particella e espressione di dominio, nell’assieme totale di un assenza di emozioni, lo schizofrenico margine che si crea di possesso autoritario, perché il Mio Regno, è quello che ingloba l’attraversare di qualcosa di congetturale e immaginato.

Sono Immagine, sono il deturpare dell’esistenza, figura dopo figura, si estende il Mio Regno,che non teme confini, se non nell’apparire di specchi, che riproducono l’immagine, dove il dominio, si contamina, di ipotesi, di insignificanti riduzioni di un fondamento non fondante.

Sono lo Sterminio del Mio tutto, e te sei servo della mia esistenza, schiavo perché non sei niente, sei in nulla, che non esiste, se non nel mio crearti infinitamente, nell’approntare la vastità illimitata dell’imperativo: Io.

CAOS ERRATICO PRIMORDIALE

“l’intelletto è un mezzo per vivere…”

Il Terrore Primordiale Solipsistico si espande implodendo entro espandendosi. Coagula nell’errare del Caos del Mio Io-Me, riduzione verso lo zero, inesistente numerologica di spinose questioni, che rimbalzano e esplodono entro. Me Io eradicazione dopo sradicamento compulsione che mangia ed implode in-entro.

È il Terrore Primordiale che ho creato, è che non ha un continuo tempo-rale, ma che si dispiega nelle infinite pieghe del volgersi del mio sguardo sprezzante, supremo imporre ai residui densi e artefatti del limbo in un angolo astruso della Mia Grotta.

Il fittizio si sposa con l’asettico, si spinge entro nell’errare e nel predisporre di un unico viaggio verso l’infinito dell’altro, che sono Io, che sono Me, è che livella il resto, il restante, che sporca la distesa e l’immenso di Egolatria.

Sono lo sterminio del caduco e dell’effimero che preme il mio costato. Amnesia e spirare codificata che si staglia in un orizzonte verticale, stella dispregiativa che discende il percorso del mio percorrere, è che attornia questo limbo, il pulviscolo e la defezione dell’emulazione.

Il Terrore Primordiale che regna nella Mia Grotta, è il primigenio soffio arca, indifferente al pulsare del cuore, passo dopo passo, nell’inesistenza, cadendo nell’abisso senza fondo, l’altro, gli altri, sono divenuti mie creazioni, spastici movimenti senza articolare il segno vocale del muoversi incessante, della vita che si spegne nella sua vitalità fittizia.

Imperturbabile passione senza riconoscere il segno dell’esteriorità, coazione di versi inespressi, alieno al lento logorio del tempo, che cade e cade, nel fosso della Mia astrazione, sub-posta, e sottratta all’eclissi della categoria e delle sue perifrasi:

Nugolo di nervi falsificati da un movimento che sembra possa essere intelletto.

Introduzione a un soliloquio, che termina con l’instaurare del respiro, dove si è aperto un orifizio.

Quello che Io vedo, è quello che dobbiamo vedere, se non vedo quello che gli altri vedono, non sto vedendo il vero della verità.

Il primigenio Terrore imposto dal regno a Me stante, che falsifica la verità, che sacrifica gli altri, alla mia vanità, che non riconosce il luogo dove arriva il richiamo di un surrettizio umano.

Non esisti, perché esisto Io, Io creo e dispongo l’accentrarsi di probabili allocuzioni.

Muori, quando muoio Io, vivi e respiri, perché Io respiro, allargo le circostanze e mi nutro di false induzioni, di suppellettili posti dalla mia vanità.

Ti sto sacrificando sull’altare del mio violento trascinarti per farti implodere, per conquistarti, per inclinare l’amore, questo vago e vuoto assommarsi di falsa verità.

Sono anodino e vedo l’impersonale, mi dirigo verso gli anfratti sconosciuti e occulti, della Mia vanità, dove dimora il Terrore atavico e primordiale della mia non-esistenza, nascondo il volto, della verità, lo porto a perire lentamente, spirale infinita che si dispiega infinite volte, che cade, in luogo dove non esiste che il nulla e la fine, che ingloba e deturpa l’universo supposto:

Non ho cuore, non ho anima, non ho apparenza, non ho appartenenza, non suppongo, non capisco, non mi limito, non ho un limite, non ho essenze, non divengo ma sono Io!

L’arido appiglio di vita, che si distende nel Mio Regno, mostra segni, sembra essere qualcosa di vero, sembra poter dimostrare di esser-ci, sembra avvicinarsi a qualcosa di sostanziale, ma erode, perché l’esistente di questo supposto tale, l’ho creato Io, e lo dispongo in un immensamente perire, e rivivere, perpetuarsi e decadere, eternare al fondo della mia eccentricità.

Oh eterna eccentricità, non hai fine alcuna, Io Possiedo Te mi Possiedi, dominio del Mio Io, che devasta il fatto e le istanze, il movimento in un circolo di attrazione e repulsione, l’esibizione di un impassibile, la conquista furiosa dell’inerte cosa chiamata uomo. Penetro senza carne offertami, l’altro, Te sei Mio, perché io Sono Io.

Sei inerte, sei la Mia sostanza, non sei nulla che il niente, sei il frigido e apatico, incunearsi di diversificato e assenza, inasprisci la tua lotta, vieni, pensi di arrivare a un dunque, ma sei Mio perché Io sono Io.

Il Primigenio Terrore che si espande nella Mia Grotta Ermetica, non si ferma, in-esiste, sprofonda e acuisce il desiderio delle mie vittime, di mangiarmi, di cibarsi dell’origine di questo Terrore, ma non riesce, non arriva, perché Io ho creato il mondo, e l’universo esplode, siete vittime del mio desiderio di specchiarmi infinitamente, deflagrando in un implosione che spazza via il tutto, nel ritornare e nello sprofondare nel limbo dove si staglia, l’immagine che viene chiamata uomo, che mi vede, e si vede, Io vedo, e essa vede Me, disperdendosi in vaghi ritorni di ricordi, della falsa verità.

Sono il Caos erratico, alla ricerca dell’immagine di quello che viene chiamato uomo, errore e sbaglio della Mia Grotta, pulviscolo che si vuole stendere, per dimorare, per arrivare al fine espresso, per farmi diventare, per farmi esistere, per farmi abitare nella verità del falso mondo.

Io in-esisto, e creo e distruggo, domino il fuoco del Mio Terrore, che incrementa e si propaga, annientando il connaturare di specchi che ritornano latenti, nella loro convulsione di implicita verità.

Sono l’esploratore del più profondo mondo, il Mio Regno, senza confini alcuni, anelo all’incendio della mia non-esistenza, il rituale che sprofonda l’esistenza, alterazione, invasione di spettri, che mi devono possedere, schizofrenia strappa brandelli di realtà, nella supposizione della sua esistenza, mi immergo ed emergo, contingenza in un frangente del nulla, che mi possiede, e che Io avaro ed eccentrico ingoio fino all’ultimo pezzo.

Sono il Caos erratico, del Terrore primigenio, in Me, esiste, un mondo innato e senza norma, Io Creo e gli altri esistono, Io dispongo e gli altri sussistono, Io dispiego e l’altro è mio, perché Io sono lui. Mi inerpico e sottraggo spazio al Mio regno, perché voglio impregnarmi dell’origine della mia non-esistenza. Non sono nato, non sono mai apparso, scompaio a ogni istante, che si dica vissuto, non sono mai esistito, non sono un ente, ma l’Io che domina l’universo, da me creato, e che esplode nell’immenso e oscuro e occulto, nulla di un fondo senza fondo.

Sono l’universo e i suoi satelliti, voi siete me, vaganti spettri che volete distendervi sotto al Mio Regno, nella più profonda e celata grotta iniziatica, che confonde, confonde il ritornare di spettri che rispecchiano sempre Me Stesso.

IO NECHAYEVSHCHINA!

LIMITI DELLA RIDUZIONE PRIMORDIALE E INTERSOGGETTIVITÀ APERTA (PRIMA PARTE)

Nella V Meditazione cartesiana, che tuttora rappresenta un accesso privilegiato alla conoscenza della fenomenologia husserliana dell’intersoggettività, il concetto della «riduzione primordiale» è forse quello più delicato e nevralgico, proprio per l’essenziale funzione strategica che svolge nel processo argomentativo. Se, infatti, Husserl dedica uno sforzo notevole all’individuazione di una sfera solipsistico-trascendentale, è per illustrare in modo sistematico le strutture noetico-noematiche dell’esperienza dell’estraneo, le funzioni intenzionali che si mettono in moto nella mia coscienza trascendentale non appena un «alter ego» (o, meglio, ciò che si dirà poi l’«altro io») vi faccia, in qualche maniera, il suo ingresso. In questa ottica, come abbiamo già notato, la questione dell’intersoggettività parrebbe coincidere con quella della Fremderfahrung, intesa come problema parziale (sebbene importante) all’interno del più vasto orizzonte della fenomenologia trascendentale; senonché Husserl, fin dall’inizio, ha tenuto a sottolineare fortemente il nesso della Fremderfahrung con la costruzione di una teoria dell’«oggettività», poiché l’essere propriamente oggettivo è l’«essere-per-tutti».

Di fatto, la forma originaria della Fremderfahrung è per Husserl l’Einfühlung, che nel suo nucleo più elementare corrisponde ad un’apprensione della corporeità organica estranea: l’altro vi è colto come «alter ego»; analogon della mia soggettività incarnata; titolare di una «seconda» sfera primordiale, analogamente strutturata, ma autonoma e separata dalla mia. La costituzione dell’alter ego si è realizzata, innanzitutto, come una sorta di «trasferimento» del mio sistema di riferimento percettivo e cognitivo all’«altro», sulla base della somiglianza con il mio corpo; ovviamente, non si tratta di un trasferimento immediato e diretto (in quel caso non potrei comprendere l’altro come tale), bensì di una «presentificazione» di vissuti che rimangono, per il loro stesso senso, originalmente irraggiungibili. In termini diversi, e forse un po’più chiari, l’alter ego costituito tramite l’Einfühlung, è un «ego» in quanto possiede le mie stesse strutture cognitive, è aperto alla stessa realtà (il «mondo») di cui ho esperienza diretta, ma è anche irriducibilmente «alter» in quanto la prospettiva di approccio al mondo è assolutamente singolare e inconfondibile («monadica», in questo senso preciso). Ora, il punto che occorre discutere qui, con maggiore approfondimento, non è tanto l’impressione di «circolarità» cui non è agevole sottrarsi seguendo l’analisi husserliana della Fremderfahrung nelle Meditazioni cartesiane, quanto ciò che, presumibilmente, sta alla radice di tale impressione, ovvero la patente difficoltà di tener fermo fino in fondo al concetto di «riduzione primordiale» e a quello, strettamente connesso, di «costituzione solipsistica» del reale.

Ma se una «riduzione primordiale», così come Husserl la concepisce, risultasse ineseguibile per interne ragioni fenomenologiche, non ne deriverebbe automaticamente il crollo delle tesi più significative di Husserl sull’intersoggettività trascendentale (come talvolta si è ritenuto), e ciò sostanzialmente per due motivi: 1) Non sempre Husserl ha considerato indispensabile il ricorso preliminare alla «riduzione primordiale» per tematizzare l’intersoggettività (tra gli «inediti» husserliani raccolti in Hu XIII-XIV-XV, vi sono numerose, importanti linee di ricerca che prescindono del tutto dall’ipotesi solipsistica ed affrontano le tematiche intersoggettive entrando, per così dire, in medias res); 2) Il fatto che Husserl abbia in certi casi sopravvalutato, in sede metodologica, le possibilità effettive di attingere una sfera di radicale «proprietà» del soggetto, non vuol dire che questa schematizzazione sia inservibile, semmai si tratterà di precisarne più attentamente i limiti (anche sotto questo riguardo, è dallo stesso Husserl, e non solo dai fenomenologi post-husserliani, che ci vengono preziose indicazioni per una qualche correzione della linea teorica sviluppata nelle Meditazioni).

Come abbiamo visto, l’obiettivo della riduzione primordiale è l’individuazione di una sfera di esperienza fenomenologica così «privata», così radicalmente «propria» da escludere, per il suo costituirsi, ogni rimando, esplicito o implicito, ad altri soggetti, reali o possibili. Il «solus ipse trascendentale» è il soggetto di questa sfera, un soggetto che non risulta più immerso in alcuna atmosfera intersoggettiva e tuttavia continua a fare esperienza di un «mondo» e di «cose», nel proprio flusso di coscienza, senza che questa messa fuori causa del concetto dell’alterità abbia provocato il cortocircuito dell’attività intenzionale e, con ciò, reso impossibile ogni donazione di senso. Ciò che Husserl, nella V Meditazione, chiama «mondo primordiale» corrisponde a quello strato di «esperienza pura» (reine Erfahrung) che dovrebbe precedere — certo non nel tempo, ma nella connessione dei fondamenti — l’«esperienza fenomenologico-trascendentale» nel senso più ampio e concreto, che include necessariamente l’intersoggettività. In un testo del 1930, dove si prende in esame l’interna stratificazione del campo trascendentale, si afferma chiaramente questa corrispondenza di piani: «In quanto ora si mostra che il mondo ha un nucleo di senso (Sinneskern) che è «esperienza pura», cioè non presuppone alcuna esperienza dell’estraneo (nämlich keine Fremderfahrung voraussetzt), abbiamo perciò operato la riduzione alla primordialità trascendentale» (Hu XV, 110).

L’«esperienza pura», per Husserl, è dunque un’esperienza non ancora intersoggettiva, in nessun senso pensabile, proprio perché la categoria dell’«intersoggettività» non vi ha ancora impresso, per così dire, le sue pieghe, non vi ha fatto valere la sua opera costitutiva: un’esperienza che, beninteso, non è nulla di «naturale», di «reale», e tuttavia rappresenta una sorta di «nucleo profondo» del trascendentale fenomenologico, che è possibile afferrare astrattivamente, separandolo dai nessi funzionali superiori. Nella Logica formale e trascendentale, questo «mondo dell’esperienza pura» diventa il correlato di un’«estetica trascendentale», intesa kantianamente, ma in senso radicalmente nuovo, come primo grado di una teoria della conoscenza; «al grado superiore si situa il Logos dell’essere mondano obbiettivo e della scienza nel senso «superiore», della scienza che indaga secondo le idee dell’essere «rigoroso» e della rigorosa verità e che configurano corrispondentemente teorie «esatte»» (LFT, 356). Il concetto dell’«esperienza pura» può prestarsi ad equivoci di ogni genere, ma la «purezza» qui non è in alcun modo assimilabile ad un contesto omogeneo, indifferenziato, oppure strutturato sì, ma nello stesso senso limitativo per cui, nell’Estetica kantiana, si dà un mero inquadramento spazio-temporale delle sensazioni; il «mondo primordiale» di Husserl rimane, nonostante tutto, una realtà nettamente articolata, un mondo di cose, di oggetti percepiti, e non di «dati sensibili». Nella «trascendenza immanente» come residuo della riduzione primordiale vi sono «oggetti», sebbene non ancora una vera e propria «oggettività», poiché essa presuppone la costituzione della Fremderfahrung e dunque l’esperienza di altri soggetti nell’Einfühlung.

Ma, dobbiamo ora chiederci, è davvero possibile un riferimento ad «oggetti» senza che sia posta, correlativamente, una qualunque dimensione «intersoggettiva» del loro darsi? L’oggetto non è, come tale, il polo di referenza di una soggettività strutturalmente plurale e comunitaria, di una totalità di monadi? È stato proprio Husserl a scorgere questo nesso di implicazione trascendentale in tutta chiarezza, ad esempio nel passaggio seguente, che problematizza senza esitazioni la stessa possibilità di definire «soggettiva» un’esperienza solipsistica della cosa: «È problematico (fraglich), più che problematico, se io qui, al livello di una costituzione cosale pensata solipsisticamente (auf der Stufe einer solipsistisch gedachten Dingkonstitution) posso designare le manifestazioni come soggettive. Le manifestazioni, e quindi le sensazioni, non sono miei stati (meine Zustände) come può esserlo una gioia, che non ho [di fronte a me] come un dato di rosso (Rotdatum), ma nella quale vivo, o come possono esserlo un apprendere, un porre, ecc., un pensare, in cui «mi» attivo e mi colgo in questa attività. L’introiezione delle sensazioni e manifestazioni in un soggetto o la loro comprensione come meramente soggettive deriva dall’intersoggettività» (Hu XIII, 388-389). Questa conclusione, per certi versi sconcertante in un filosofo che ha dovuto a lungo difendersi dall’accusa di solipsismo e al quale si obietta tuttora di aver sottovalutato l’importanza dell’intersoggettività, appare, argomentativamente, ineludibile: se le categorie di «oggettività», trascendenza e realtà sono costituite intersoggettivamente, altrettanto si deve dire delle correlative categorie di «soggettività», immanenza e manifestazione.

L’intersoggettività si rivela una struttura pervasiva che in multiformi profili coopera alla stessa autocostituzione ed autocomprensione dell’io. Dire infatti che la mia esperienza del mondo è «soggettiva», è un modo di apparire di qualcosa «in sé» (come tale irriducibile alla manifestazione che ne ho o posso averne) equivale a sostenere che il mondo è esperibile da altri (e, in linea generale, da tutti): la «soggettività» delle manifestazioni sembra presupporre, qui, l’«intersoggettività» del sistema di riferimento. Se dobbiamo prendere sul serio il passo precedente, così come le altre asserzioni husserliane circa il carattere non semplicemente «costituito», bensì costituente (e, in un certo senso, «assoluto») dell’intersoggettività, tutto il complicato iter metodologico che abbiamo visto all’opera nella V Meditazione cartesiana non può che destare il sospetto di una petizione di principio: il compito di una costituzione dell’intersoggettività, a partire dalla «sfera primordiale», risulterebbe impossibile, in quanto i «fenomeni» di questa sfera non sono nulla di originario, non possono neppure definirsi «soggettivi» senza presupporre, ad un qualche livello semantico, ciò che si trattava di costituire.

È, questo, un singolare effetto di «ristrutturazione» del campo fenomenologico-trascendentale, che occorre valutare nelle sue dimensioni e conseguenze, per dare adeguatamente conto degli equilibri sottili e, talora, ambigui della teoria husserliana della costituzione: man mano che ci si addentra nella problematica dell’intersoggettività, quest’ultima sembra assumere un ruolo sempre più marcato e inglobante, al punto che è solo dalla considerazione dell’io in quanto «intersoggettivo» che si può comprendere, in concreto, ciò che la «soggettività trascendentale fenomenologica» realmente significa, la sua configurazione effettiva. Il «solipsismo trascendentale» manifesta sempre più chiaramente i tratti di una mera «ipotesi», di una proiezione fatta al fine di semplificare il contesto dell’esperienza dell’io, e tuttavia, come ampiamente rilevato, Husserl vi annette una «funzione di fondamento» per i gradi fenomenologici successivi e più complessi. La convinzione sottesa ai passaggi cruciali della V Meditazione, è che senza empatia, senza esperienza di una soggettività estranea reale, corporeamente presente nel mio campo di percezione, non si dà alcun accesso pensabile all’intersoggettività: il soggetto rimarrebbe chiuso in un ambiente cognitivo indubbiamente articolato e ricco di contenuti, ma esclusivamente «proprio», senza alcuna traccia di alterità, di «differenza».

Questa posizione è bene espressa anche nelle Lezioni sulla Filosofia prima del 1923-24: «Facciamo ora l’ipotesi che nel mio mondo circostante non si siano mai presentati corpi organici (Leiber), in modo tale da non aver alcun indizio di una soggettività estranea. Allora per me di fatto ogni realtà oggettiva, il mondo intero […] sarebbe nient’altro che una molteplicità unificata di poli intenzionali, come unità correlative per sistemi di mie possibili e reali esperienze» (Hu VIII, 186). Volgendo la questione in senso positivo, che è quello che interessa maggiormente Husserl, è solo dopo aver esperito «una seconda vita trascendentale» (Hu VIII, 181), un analogon della mia soggettività, che il mondo, da «primordiale» e strettamente «soggettivo», diventa per me «intersoggettivo»: in termini diversi, l’esperienza di un’altra monade, come centro autonomo di vita soggettiva, rende «oggettivo» il mondo decentrando la mia prospettiva di approccio ad esso e rivelandola appunto come «prospettiva», come ciò che solo per me è inevitabile e vincolante. Da questo nucleo tematico deriva una serie di importanti conseguenze sul piano della fenomenologia, dell’epistemologia ed anche dell’ontologia, la cui analisi richiederebbe un lavoro specifico e un confronto approfondito con i testi più significativi in proposito, peraltro numerosi; sarebbero quindi da esaminare le nozioni di «normalità», di «esperienza normale», e le loro variazioni (le «anomalie»), che in realtà Husserl non relega allo status di fenomeni secondari, trascendentalmente irrilevanti, ma include a pieno titolo tra i problemi fondamentali di una filosofia trascendentale concreta.

In Husserl troviamo non pochi elementi che, elaborati, concorrono a porre in crisi il concetto della «riduzione primordiale», almeno nella sua pretesa più estrema, di delineare una sfera di esperienza totalmente priva di strutturazione e di semantica intersoggettive. Per rendersene conto, non è necessaria un’astratta disamina del «metodo fenomenologico», basta riferirsi alle penetranti analisi husserliane della percezione esterna e della struttura di orizzonte che caratterizza ogni datità percettiva determinata.

SPECIFICO, PARTICOLARE, UNICO

KH-A-OSS VIII

Specific, Particular, Unique

Siamo tutti nati e cresciamo in ambienti specifici, particolari e unici. La nostra esperienza diretta con i nostri ambienti immediati è unica solo per noi. Quello che provo ogni giorno è completamente diverso da quello che tu, mio caro lettore, sperimenti. Ciò che ho sperimentato in passato è particolare anche solo per me, ed è completamente diverso da quello che hanno vissuto gli altri.

Sono il centro del mio mondo e tu sei il centro del tuo mondo. Il mondo è ciò che non sono, ma ciò che mi appartiene, è in relazione con me, esiste per me. Io resto sempre io e tu rimani sempre te. Ognuno di noi ha le proprie prospettive separate perché occupiamo uno spazio separato e abitiamo e ci muoviamo attraverso questo spazio come fenomeni divisi. Sperimentiamo ambienti immediati come noi stessi e attraverso noi stessi.

Ciò che vivo nel mio ambiente immediato, è dipeso da dove mi trovo. Interagisco con ciò che mi circonda e lo vivo attraverso il mio potere e le mie capacità. Ciò che vedo, sento, percepisco, assaporo e odoro, sono solo categorie e classificazioni astratte per una vasta gamma di sensazioni e sentimenti che provo. Le mie esperienze immanentemente vissute eclissano enormemente e oscurano ogni semplice parola per descrivere queste esperienze uniche.

Poiché ogni individuo è un fenomeno distinto, ed esiste singolarmente e separato dagli altri fenomeni individuali, ogni singolo fenomeno che io vivo è come un unico nesso – una vasta gamma di forze, interazioni, processi, cicli e relazioni – nessun vissuto universale o esperienza prospettiva potrebbe esistere in questo flusso.

La mia esperienza personale non è semplicemente un’esperienza ideale o concettuale, ma un’esperienza immanentemente vissuta che è mia proprietà. Qualunque descrizione o espressione linguistica o simbolica della mia esperienza rimane una creazione concettuale astratta – una rappresentazione – che può solo tentare di trasmettere o comunicare, ciò che io, direttamente e immanentemente, esperisco.

Sebbene molte delle nostre vite siano ordinate e strutturate in modo simile – nascita, crescita, morte – le nostre esperienze differiscono enormemente. Questa differenza di esperienza ha molto a che fare con la nostra posizione, che cambia da momento a momento, da situazione a situazione, da giorno a giorno, ecc., A seconda dei movimenti nel nostro ambiente.

Nasciamo tutti nell’ utero della madre, la fusione di uno spermatozoo distinto e un elemento particolare, che si combinano per creare un nuovo individuo distinto, che consuma ciò che lo circonda e cresce. L’ambiente uterino, delle nostre madri ci modella, mentre noi in cambio modelliamo reciprocamente nostra madre. Poiché le nostre stesse madri sono individui distinti, unici e particolari, ognuno dei quali è un nesso selvaggio, indomito e caotico di forze, interazioni e relazioni, noi tutti cresciamo e sviluppiamo i nostri particolari ambienti uterini, con cui interagiamo reciprocamente, e di cui le nostre forme gestanti sperimentano in un modo che il linguaggio o la coscienza non potrebbero mai esprimere o codificare.

Cresciamo e nel tempo lasciamo i confini dell’utero di nostra madre e nasciamo in un nuovo ambiente. Qui continuiamo a crescere e svilupparci, ad acquisire nuovi poteri e capacità – per tutto il tempo interagendo e relazionandoci con nuovi individui, oggetti e luoghi. Questo reciproco nesso di forze, interazioni e relazioni è il tutto specifico, particolare e unico per me e lo sperimento solo attraverso e come me stesso.

Tu, mio lettore, hai sperimentato un insieme completamente diverso di forze, interazioni e relazioni particolari uniche. Hai vissuto nel tuo ambiente specifico, incontrando particolari individui, oggetti e idee – questo ti rende separato da me e completamente diverso da me. I nostri mondi immanentemente vissuti ed esperienziali sono unici e particolari solo per noi, nessun concetto o parola potrebbe esprimere questa immanenza.

Non si può esprimere concettualmente ciò che non è un concetto. È un flusso caotico, un nesso di flussi, processi, forze, interazioni, cicli e relazioni: non posso determinare ciò che è indeterminato in ogni momento. Posso solo sperimentare e vivere questa vita indicibile, particolare, non quantificabile, indescrivibile e incomparabile che è mia, che attraverso di me acquista contenuto e determinazione.

Come si compara l’incomparabile? Come si quantifica ciò che non è quantificabile, non ha una quantità definita? Con quale misura possiamo misurare quello senza misura e valorizzare l’inestimabile? Per confrontarmi con qualsiasi altro individuo che incontro, è necessaria una determinata misura simbolica per ciò che è indeterminato e non simbolico. Posso essere semplicemente determinato da un simbolo? Non sono un simbolo, nessuna quantità; nessun tentativo di concettualizzarmi pienamente, o quantificarmi, fallisce, in quanto tali determinazioni simboliche sono separate e non sono me. Tutti i nomi sono solo nomi, tutti termini che come un giocattolo sono da scartare quando non servono più.

Puoi rappresentarmi solo simbolicamente o linguisticamente, e tali rappresentazioni rimangono fermamente espressioni che tentano di nominare l’innominabile. Posso esistere solo una volta, non esiste una seconda volta, io sono io, niente di più e niente di meno, non posso esistere separato da me stesso, non sono da nessuna parte tranne che in me stesso, appaio solo come me stesso e non posso essere pienamente rappresentato. Non posso essere conosciuto! Devo essere sperimentato, consumato, posseduto, fatto tuo, usato, preso, sentito!

Non lo vedi, né lo senti nelle tue ossa? Ossa che sono specifiche solo per te, le tue stesse ossa, completamente diverse dalle ossa che mi sostengono mentre scrivo questa frase? Non è tutto ciò che vivi e sperimenti, particolarmente solo in te, l’inconcepibile e indicibile che sei? Qualsiasi parola che ti assegnerei sarebbe solo una tua rappresentazione. Rimarresti indipendente anche dalla parola, e solo un pazzo potrebbe pensare che la parola ti determini.

La falsità dell’eguaglianza

Parlando in maniera approfondita, dello specifico, del particolare e dell’unico, come possiamo mai considerarci uguali gli uni agli altri in qualsiasi cosa che non siano parole? Sono uguale a me stesso, uguale a nessun altro, e tu sei uguale a te stesso. Non siamo uguali, un tale discorso sull’uguaglianza è solo un’eguaglianza simbolica, una condizione immaginaria imposta a tutti noi, che ci riduce tutti a un uguale simbolico prima di essere un potere più elevato.

Si dice che siamo tutti uguali agli occhi degli dei, o a Dio, o siamo tutti uguali sotto lo stato, le sue leggi, la sua giustizia. In entrambi i casi siamo tutti uguali l’uno all’altro attraverso gli occhi di un terzo qualcosa (una prospettiva esterna), cui è sempre visto come sopra o superiore a noi “uguali”. Uguali tra essi, ma non al più alto potere.

Inoltre tale eguaglianza funziona solo se siamo tutti uguali a qualche concetto simbolico. Fatto o determinato in un essere un umano, un cittadino, il gregge di pecore di dio, ecc., Ma come ho affermato, non sono uguale a nessun simbolo o concetto, sono più che un concetto. Tutte queste idee, queste parole, arrivano con un’intera litania di contenuti. Se ti definisco un umano, la definizione non è una parola vuota, ma una parola piena di contenuto concettuale. Devo determinare che cos’è un umano, deve determinare che cosa fa un umano, deve determinare tutti i concetti che danno questa determinazione simbolica, “umano”, significato e sostanza.

Se poi conferisco questo “umano” a te, ti chiamo come “un umano”, allora cerco di determinare te, cosa che è indeterminabile, con un concetto simbolico, un concetto che non ti ugualizza. Per quanto innocuo possa sembrare, questa relazione tra me e le determinazioni simboliche usate per nominarmi, sono uno strumento di potere, uno strumento per coloro che cercano di controllare, ordinare e strutturare me e la mia vita.

Le idee sono alcuni dei migliori strumenti per il controllo degli individui e delle loro interazioni e relazioni. Quale politico non trabocca di ogni sorta di idee e attività derivate da queste idee con cui può occuparsi di noi? Quale padrone di casa non esalta le virtù del pagamento dell’affitto ideale? Quale banchiere non fa proselitismo sul ripagare il debito simbolico e il valore del denaro? Quale capo non predica il sacrificio di sé ai propri dipendenti, e il valore di giorni miserabili, e tutto questo funziona? Quale capo non ricorda ai loro schiavi di essere sotto controllo, è che sarebbe immorale e sbagliato ribellarsi al padrone? Sembra che il mio intero mondo sia riempito da ogni sorta di idee e pensieri; concetti e creazioni astratte di ogni tipo, create e utilizzate da una moltitudine di individui diversi che incontro nel mio mondo.

Le idee sono mortali, sono alcune delle cose più pericolose delle nostre creazioni. Eppure la maggior parte non si rende nemmeno conto del potere delle idee e dei concetti, di come vengono usati come strumento di controllo. Le nostre idee e i simboli sono in qualche modo diventati più importanti dei nostri desideri e dei nostri tentativi di determinare noi stessi e le nostre vite. Lavoriamo in modo servile per le nostre idee, ci pieghiamo prostrati a esse e ci sacrifichiamo allegramente per “realizzare le nostre idee”, per rendere l’idea una realtà nei nostri mondi.

Ma non tutte le idee sono le stesse, alcune idee sono sacre, non devono essere messe in discussione, essere criticate, analizzate o attaccate. L’uguaglianza è solo uno dei tanti simboli e concetti sacri di cui ci occupiamo e verso cui ci spingiamo. Sono il nemico di tutte le idee sacre, tutte le cose sono degne di critica, di profanazione e distruzione ai miei occhi. Perché dovrei sacrificare me stesso a queste idee? Non ho creato questi concetti, perché dovrei inchinarmi a un simbolo o un’idea? Riesco a vedere attraverso le giustificazioni superficiali e vuote offerte da tutti coloro che interagiscono e si relazionano tra loro per sfruttarmi e dominarmi. Quanto velocemente le parole danno via alla violenza.

Se rifiuto i simboli, le idee e le teorie degli altri, posso in quanto creare le mie idee, posso creare la mia teoria. Le mie idee non esistono indipendentemente da me, se non espresse o trasmesse in qualche modo simbolico o linguistico. Le idee che manipolo sono le mie idee, specifiche, particolari e uniche per me. Riempio e determino queste idee, le mie parole e i miei concetti con il mio contenuto. Tu, mio lettore, mantieni le tue idee e le tue idee sono molto specifiche e particolari per te e piene di contenuti. Il modo in cui siamo arrivati con queste idee specifiche che chiamiamo nostre, è questione delle interazioni e delle relazioni particolari e uniche che abbiamo sperimentato e incontrato nelle nostre vite specifiche.

Ho il potere di usare le parole e le riempirò con il mio contenuto specifico, le mie determinazioni particolari, i miei valori diversi e i miei significati unici. Le parole che ora leggi sono le mie stesse parole, scritte per esprimere e rappresentare ciò che ho vissuto e incontrato nel mio mondo. Queste parole sono solo simboli, utili per me, e giocattoli da usare e scartare, ma non sono certamente un simbolo. Non offro alcuna “verità”, al di là della mia teoria mutevole e variabile, che creo attraverso le mie interazioni con i fenomeni che incontro.

Castanea Dentata

MOVIMIENTO Y MUERTE N° 0

https://mega.nz/#!uNYwBCgB!Pryn3Fu4AE_y2bQgwc-rBjsnfa06R66TyNkq5txymXo

Ricevo e pubblico Egoisticamente Affine “Movimiento y Muerte” una rivista di Tendenza Egoista Anti-umanista, conscio che vari individui sparsi per il globo, conducono- con le loro specificità peculiari- una guerra a morte contro la società della massa-morale, alienata, artificiale, subordinata ai dettami dei valori imposti, è che questa guerra- Anti-politica- vuole portarsi e si porterà fino alle ultime conseguenze…

Ghen

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Editoriale

“Il tipo di criminale: è il tipo di uomo forte in condizioni sfavorevoli, un uomo forte che era sofferente.”

F. Nietzsche

Il presente progetto editoriale delle “Anónimas Ediciones” e della rivista “Movimiento y Muerte”, considera la creazione di un mezzo per l’analisi, la critica e il dibattito sulla tendenza egoistica e anti-umanista; quindi il proposito è di portare avanti la propaganda contro la civilizzazione moderna.

In questo senso, lo sforzo che viene fatto è allo scopo di approfondire il pensiero e l’agire contro la modernità; che comprendiamo come totalmente violento nell’aspetto dove l’individuo è addomesticato; la tecnologia, la società, lo stato, ecc., possono essere intesi solo come entità che possiedono l’animale umano, il cui scopo è domarlo e proseguire con l’egemonia della civilizzazione modernista tecnoindustriale.

Di conseguenza, l’egoista dissacra questi concetti astratti rimettendoli a semplici domande metafisiche, che egli stesso oltrepassa, poiché l’unico scopo dell’individuo egoistico è essere stesso in se stesso, e non ciò che è su se stesso, cioè le entità che possiedono l’animale umano -società, tecnologia, stato, morale, umanità e altri argomenti che rendono impercettibili e vanificano le critiche dell’individualista-.

L’egoista è prima di tutto un animale, le cui passioni egli mette in pratica per soddisfare il proprio lato animale non addomesticato; la violenza con cui mette in pratica la soddisfazione dei propri desideri, si trasforma in una forma amoralistica, il metodo, e non solo il fine; il limite di tutto questo può essere l’Io, più che tutte le domande tecniche e metafisiche.

Si potrebbe dire che la violenza dell’egoista è una domanda implicita, fino al punto focale per sopravvivere; in questo si tende ad avere un’analogia con l’animale, dal momento che non c’è sopravvivenza senza violenza.

Come esempio, se per un individuo è necessario ottenere la propria soddisfazione, che sia essa biologica o egoista, l’atto di andare a defecare è un esempio di cosa significa essere, o può essere, istintivo. Tuttavia, l’istinto del dominio su una certa materialità – intendiamo la materialità come soggetto – lo rende egoistico quando esercita violenza o forza per garantirsi la sopravvivenza in ambienti avversi.

In effetti, quando un criminale assassina per sopravvivere, qualunque sia la condizione moralistica, esso sa ed è consapevole, che ha esercitato la sua forza su un altro individuo, che è morto per sopravvivere a questo. Per questo che il criminale è lucido nell’istinto del dominio, all’opposto del cittadino medio che penserebbe in un atto simile di essere punito. Quest’ultimo tipo di criminale è ancora tendenzialmente moralista o si sente in colpa per il suo agire istintuale, tanto quanto il cittadino nega che il criminale possa godere e accetti il suo bisogno istintuale. In questo caso il criminale si assume la responsabilità della sopravvivenza, a costo di recuperare alcuni di questi istinti per farsi valere. Ciò che è fastidioso e canceroso per i limiti socioculturali è la difficoltà del progresso civilizzatorio umanistico. Ecco perché l’autore del reato al di fuori di ogni dissertazione, è visto come una minaccia sia per l’emancipazione dell’umanità che per il suo progresso.

In conclusione, l’egoista deve essere inteso non come un soggetto emancipatore, che sia un giustiziere o come un salvatore, ma piuttosto come una forza profonda di negazione della civilizzazione moderna; da questo principio, l’individuo egoista è pura forza della negazione e non si trasforma in controparte delle ideologie della salvezza:- il marxismo, l’anarchismo, il socialismo, il fascismo, ecc .; il cui scopo utopico è di salvare la verità umana, con la premessa di negare gli istinti della vita; principalmente quello del dominio sulla materialità e ampliare l’idea di riformismo che il progresso ha bisogno in maniera ampliata per continuare con il proprio percorso inarrestabile.

Se nell’egoista c’è un senso di giustizia, questo è il caos contro l’Umanità; dove la giustizia non significa qualche norma morale, ma il caos inteso come vitalità dell’egoico.

KH-A-OSS VIII-Misantropia Attiva Estrema

Ricevo e pubblico:

KH-A-OSS VIII

Indice:

– “Sono Il Demone e l’Incarnazione “ Misantropia Attiva Estrema (Orkelesh)

– “Solo Io Esisto” Solipsismo Estremista/Misantropia Attiva Estrema (Nechayevshchina)

– Terrorismo Criminale: “Incendio, auto vanno a fuoco nella notte a Novate Milanese” (Area metropolitana Milano)

-Terrorismo Criminale: “Incendio in un deposito di materiale edile, un uomo intossicato. Ipotesi dolosa” (Roma)

– “Come fabbricare una granata a mano” (Provisional IRA)

– “Tempio della Luce Nera/TDLN” (Current 218)

– “La gang di strada Werewolf Legion” (Vari)

– “Elenco degli attacchi criminali con granate in Svezia” (Crimine Organizzato/Anti-politico)+Annesso: “Sparatoria Indiscriminata al Pub Vår Krog & Bar a Göteborg”

– “Nientismi III” (da Abisso Nichilista)

– “Giovani Psicotici e il Delirio Terroristico” (Vari)

– “Specifico, Particolare, Unico” (Castanea Dentata)

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Intro

Presentiamo fieramente un nuovo numero della Rivista di Misantropia Attiva Estrema, KH-A-OSS, che numero dopo numero, si sta istradando nell’approfondire sempre di più, l’attacco Terroristico Misantropico, con esempi dal tutto il mondo creato, ed è per questo, che passo dopo passo, ci stiamo allontanando dal Nichilismo, ma non perché in un testo o un Attentato di Misantropia Estrema, il Nichilismo, non ne possa fare parte, anzi, ma perché abbiamo visto come negli ultimi anni, gli studiosi di internet di tale “ismo”, si siano appropriati di cose che non gli competono, è dato, che per Noi, lottare, significa buttarsi in un feroce dibattito amorale, è dato che è difficile (anche se non impossibile), fermare questi pezzenti da studio universitario, sul web, allora abbiamo voluto abbandonare tale “ismo”…cioè, specifichiamo meglio, il Nichilismo come è stato portato avanti dai progetti editoriali e dalle Sette Egoarche, è confluito, nella Misantropia Attiva Estrema, per distinguersi. Nessuno di Noi, ha abbandonato il Nichilismo, perché c’è l’ha imposto qualcuno..sti cazzi! Ne abbiamo i coglioni pieni, di questi idioti studenti, che sanno a memoria le dialettiche egoiste di Stirner, o la volontà di potenza in relazione alla volontà del dovere (il loro) di Nietzsche. Per Noi il Nichilismo era un rituale che sprigionava forza e distruzione, annichilimento, attraverso la parola e l’atto. Questa parte dell’intro, che verte, sul Nichilismo, lo dobbiamo sempre specificare, è il Nostro esclusivo “oltrepassare”, ci sono affini che sono e rimangono ancorati al Nichilismo Egoarca e li rispettiamo per questo.

Presentiamo un numero più corposo, rispetto ai precedenti, ma il tema principale rimane lo stesso, ed è quello della distruzione della fottuta verità, la distruzione dell’umanitarismo, che fa parte dei valori di questa verità, vogliamo annientarlo, vogliamo pisciarci sopra…la verità per il Misantropo Attivo Estremo, è quella che viene chiamata l’amore per il prossimo, e dell’umanità, e noi vogliamo annientarla!

Il Terrorismo Criminale e Misantropico che si sprigiona nelle pagine seguenti, fa parte di esperienze che trascendono il piano della realtà, per spingersi al limite della pazzia e spezzare la tavola dei valori umani…pazzia come elevazione dell’individuo, ne sono esempi il testo ritualistico di Orkelesh o quello di schizofrenia estremistica di Nicevscina, entrambi sperimentati, e goduti, elevati, sprigionati….

Tra gli altri articoli:
nel proseguimento del nostro lavoro editoriale, abbiamo voluto approfondire luoghi, che sembrano essere espressione vuota di ogni atto criminale, e ci siamo catapultati in Svezia (grazie a testi passati da affini di quelle parti…), dove abbiamo scoperto, che invece ci sono stati centinaia di Attentati criminali, con granate a mano.

Dove ci sono e si formano Bande di strada, come la Werewolf Legion, che Attentano la verità degli altri, del gregge, dell’umano normaloide, promuovendo una visione estremistica e gerarchica, una visione originale…inserito come testo di presentazione c’è anche la presenza del “Tempio della Luce Nera”, con membri dell’Ordine Misantropico Luciferiano.

Granate a mano, di cui, si è fatta una traduzione specifica, di un manuale, sulla loro costruzione, da parte del feroce gruppo Terroristico PIRA (Provisional IRA), di cui ricordiamo con godimento il terroristico attentato al Grand Hotel di Brighton con morti e feriti…

L’uomo del sottosuolo, figura che da simbolica (sopratutto nei romanzi del moralista Dostoevsky), per Noi, diventa ritualistica e Terroristica, perché rappresenta quell’individuo, che negando la verità, nega che esso debba perseguire quello che fanno gli altri, è che se patisce, lo fa, perché sente che è disgustato da quello che vede, e vuole colpire, non per liberare alcunché, ma per vivere oltre le apparenze, vuole vivere per vedere cosa significa sperimentare, cosa si sente quando si uccide un essere umano….è un progetto lento e di approfondimento, non è uno scatto di rabbia improvvisa…nell’uomo del sottosuolo, vediamo, tutti quei Estremisti, che attaccano, perché rifiutano il mondo e le società, da un punto di vista personalistico, egocentrico, specifico, e non per arrivare a vedere una nuova società del cazzo idealistica…

E allora sperimentiamo e Attentiamo con le nostre specificità, vogliamo che il Kaos Terroristico, uccida e ferisca ancora, che la normalità, sia trasformata in un incubo di morte, pisciamo sopra la verità offertaci da chicchessia, è che “Tutto sia permesso”!

Ghen

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