COSPIRARE

Ricevo e pubblico uno scritto da parte di “K” un individualista egoista (ex anarco-nichilista), dimorante ad Atene. Lo scritto in questione parla della “vendetta”, come modo di porsi rispetto a chi tradisce. (ma non come tradimento etico) Vendetta che non segue il codice penale, e vuole “andare ai resti”. “Andare ai resti”, è un modo di dire nel giro delle batterie dei rapinatori e della malavita, che significa “agire senza pensare alle conseguenze penali”…

Ghen

[Tradotto da Mortui Mundi]

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“Lassù, sulla collina, dove la città appare in una distesa bianca…”

Avevamo cospirato.

Avevamo attesto l’attimo, per agire, ma poi tutto è stato perso.

Ricorda, tutto è stato perso, per colpa di un infame.

Quel giorno, lui era sceso dalla propria dimora esistenziale, e sapevo, che cosa voleva dirci: scappate, è troppo tardi. Lui, infame, era già scappato, era andato per la sua strada, e se non combaciava con la nostra, allora doveva per questo sabotarci.

Ricordi, quando ci definivano “nechayevisti”? Solo in un luogo come Atene, può esistere una definizione simile, per quelli come noi, quelli che avevano il nichilismo anarchico nel sangue.

Giusto qualche mese prima le “Forze rivoluzionarie popolari combattenti” avevano ucciso due scarti di “Alba Dorata”, i loro muscoli che un attimo prima, erano attaccati ai loro corpi, ora stavano diventando viola.. *

All’epoca avevo goduto di un azione, contro due scorie fasciste, ora posso dire che sono solo due umani in meno sulla faccia della terra.

Ricordi Kirillova, che ne parlavamo?

Ecco che fine deve fare un infame, morire, senza che ci sia di mezzo l’uso della giustizia, la pratica della vendetta, va servita come un piatto freddo.

Lo cercavo, dopo che ci aveva fatto uno “sgarro”, dov’è che si nascondeva come un ratto?, mi chiedevo dove potesse essere, tra le decine di vie di Atene.

Intuiva che lo stavo cercando, ero passato da Piazza Amerikis, di sfuggita, avevo solo notato due tipi che si scambiavano delle “palline di eroina”, dandosi la mano, ho percorso in lungo e largo le vie intricate, che si dipanano in quella zona ma nulla, non era da quelle parti; i giorni successivi, ho attraversato il grosso parco Pedion Areos, che costeggia Exarcheia, anche questo, in lungo e largo, scandagliando ogni singola panchina, e dopo ho percorso la strada in salita verso Zografou, verso l’università e il dormitorio, sapevo che poteva trattenersi da quelle parti…dissolto come il vento…

Ad Atene, la criminalità è forte , con un codice, che dice, che gli infami, devono essere uccisi..ma non mi è mai balenata, l’idea, di fare domande, in giro, perché ero completamente contrario, ma in qualche modo lo dovevo trovare..

Ora, rispetto a prima, penso che si possa usare una forma di amoralità individuale, che non accetta tutto, ma che comunque, non giudica tutto in maniera eticamente comprensibile. Io personalmente sono contrario a usare la polizia, o altri tramite, personaggi che gravitano nel mondo della malavita, che poi sono le cosiddette spie, per me deve essere cosi…

Ricordi Kirillova, quando avevamo pianificato l’assassinio di questo ratto? Ricordi quando avevamo acquisito una pistola negli antri oscuri di Omonoia?

Si deve leggere attentamente questa metafora: “Le fiamme che hanno estinto i nostri pensieri hanno alzato barricate nel vento, le fiamme che hanno eroso i nostri propositi, si sono smorzate un poco alla volta, le fiamme che ardevano nella nostra coscienza, ora appartengono al regno dei morti…”

Non c’è nulla, che possa trattenere la forza, che vuole affondare un lama dentro il corpo di un infame, e non c’è nulla che può fermare una pallottola diretta alla testa di chi è un traditore. Non c’è giustizia che tenga, non c’è onore che non possa portare a una vendetta personale. Questa è la vita, queste sono le regole del mondo criminale nella città di Atene…

K

VISCERALE

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2018/10/KH-A-OSS-IV.pdf

Io appartengo alla razza più estrema dei vagabondi dello spirito: alla razza “maledetta” dell’inassimilabile e degli insofferenti. Non amo nulla di ciò che è conosciuto, ed anche gli amici sono quelli ignoti. Sono un vero ateo della solitudine: un solitario senza testimoni! E canto! Canto le mie canzoni intessute d’ombra e di mistero…

Mi sono liberato dalla schiavitù dell’amore per sentirmi libero nell’odio e nel disprezzo…perché io non sento con l’anima della folla. Io non peno le pene del popolo. Io non credo ad una possibile armonia sociale. Io sento coll’anima mia, peno le mie terribili pene, e credo soltanto in me stesso: nel mio profondo dolore. Quel dolore che nessuno comprende e ch’io amo […]

– I canti del meriggio

Contrariamente all’anarchismo sociale di matrice umanitaria, l’individualismo anarchico di Novatore non persegue alcun ideale di giustizia sociale, solidarietà o emancipazione collettiva. Egli fa sue, piuttosto, le tesi dell’Unico stirneriano, elevando a unico principio etico l’egoismo e la forza del singolo. Essere anarchici non significa lottare per un’umanità nuova o per un’utopia, essere anarchici significa ribellarsi contro ogni forma di oppressione per arrogare a sé tutto il potere di cui si necessita.

Non c’è nessun radioso domani su cui confidare, nessun sol dell’avvenire. Chi ripone fiducia nella collettività, sperando di vedere realizzato presto o tardi un mondo migliore, mostra di essere un debole, un impotente. Perché delegare a un partito, a un movimento, la propria emancipazione non è che uno stratagemma per fuggire da sé stessi, un delegare altrove la responsabilità di realizzare il proprio destino.

Se i deboli sognano l’Anarchia come un fine sociale, i forti praticano l’Anarchia come un mezzo d’individuazione. I deboli hanno creato la società, e dalla società è nato lo spirito della legge. Ma colui che pratica l’Anarchia è nemico della legge e vive contro la società […]

– I canti del meriggio

L’uomo è libero solo nella misura in cui è in grado di difendere la propria autonomia, costi quel che costi. La ribellione è quindi necessaria, necessaria e impellente, perché il conflitto è endemico al mondo: esistono e sempre esisteranno solo i forti e i deboli, gli oppressi e gli oppressori.

Novatore però rifiuta di stare sia con gli uni che con gli altri; refrattario ad ogni forma di obbedienza, preferisce collocarsi “ai margini della società”, tra i delinquenti,i pazzi e gli sbandati. Non rinuncia al potere, lo rivendica per sé.

[…]Il mio individualismo è l’espressione sintetica del mio temperamento indisciplinato e guerriero ed il mio spirito è spirito di ribellione. Io derido e schernisco gli schiavi quando questi accettano passivamente la loro schiavitù, ma quando essi si ribellano io presto loro il mio braccio. Il mio braccio e il mio pensiero…

– Risposta pubblica a lettere private

Ora, prima di continuare scrivere di questo pensatore “strano e maledetto”, credo sia necessario aprire una parentesi. Altrimenti tutto ciò che si può dire dell’individualismo, e in particolar modo dell’individualismo anarchico, rischia di essere travisato. E la premessa è questa: ancorché essere una particolare teoria politica, morale o metafisica, l’individualismo anarchico rappresenta innanzitutto un’istanza epistemologica.

Non è il mero frutto di un atteggiamento romantico o velleitario insomma, ma la logica e spietata conseguenza di una precisa teoria del significato, la quale muove da un nominalismo radicale.

Questo nominalismo vale in particolare per tutte quelle idee che, pur astratte, orientano il nostro comportamento e il nostro essere al mondo: Dio, l’Umanità, l’Ideale ecc. Principi che, pur avendo il merito di dare un significato alle nostre vite, per il nominalista non rappresentano che etichette prive di contenuto, segni linguistici che appiccichiamo alla nostra esperienza ordinaria nel mondo per dare un nome, un senso, a ciò che viviamo.

Parole – a ben vedere – giustificate da altre parole: l’Ideale, l’Arte, l’Anarchia. Parole ereditate, significati storicamente sedimentati, negoziati, eppure ancora parole. Fantasmi di carta, insomma, gusci vuoti. Alchimia del verbo: da una parola, un segno, il fedele alla causa ne trae qualcosa a sé stante – puro, giusto e vero in sé.

Dio, patria, società, popolo, umanità? Avvenire ideale? Ma io sono una realtà e vivo oggi!La realtà della vita è guerra? E sia!

Ma io non sono una bestia sacrificale. Non voglio che il mio corpo sia sacrificato sopra nessun altare […] gridate pure il vostro anatema o sacerdoti del popolo, o servi della patria, o apostoli dell’umanità. Gridate pure il vostro crocifige contro di me. Gridate al feroce egoista, ma io non mi commuovo.

Io canto le mie iconoclastiche canzoni di negazione e di rivolta. Io canto il mio poema meridiano – il poema solleonico della mia calda estate!”

I canti del meriggio

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ANTIKRIST XII

ANTIKRIST

38. – Nepotlačím na tomto místě povzdech. Jsou dny, kdy na mne přijde cit černější než nejčernější melancholie – pohrdání lidmi. Abych pak neponechal pochybnost, čím pohrdám, kým pohrdám: je to člověk dneška, člověk, jehož jsem z dopuštění osudu současníkem.

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JSEM TAKÉ NIHILISTA

NOVATORE

I.
Jsem individualista, protože jsem anarchista, a anarchista jsem proto, že jsem nihilista. Nihilismu však rozumím také ve svém vlastním pojetí. Je mi jedno, zdali je Nordický, či Orientální nebo jestli je, či není historický, politický, prakticky tradiční nebo teoretický, filosofický, spirituální či intelektuální. Nazývám se nihilistou, protože vím, že nihilismus znamená negaci. Negaci každé společnosti, každého kultu, každého pravidla a každého náboženství. Netoužím ale po Nirváně o nic míň, než po Schopenhauerově zoufalství a bezmocném pesimismu, který je ještě horší než násilné vzdání se samotného života. Můj pesimismus je entuziastický a dionýzovský jako plamen, který zažehl můj živý a nespoutaný oheň, který zesměšňuje jakékoliv teoretické, vědecké nebo morální vězení. A pokud se nazývám individualistickým anarchistou, ikonoklastou a nihilistou, je to zejména proto, že věřím, že v těchto adjektivech je nejvyšší a nejúplnější vyjádření mé svéhlavé a lehkomyslné individuality, která se chce rozšiřovat jako rozbouřená řeka, která smetává hráze a ploty, dokud nenarazí do žulového kamene, který ji roztříští a rozhrne stranou. Nezříkám se života. Já jej velebím a opěvuji.

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NIETZSCHE – ANTICHRIST?

MALE

“There have been many great attacks upon Christianity, strong and effective in their different ways, and one hesitates to distiguish any one of them by the superlative ‘greatest’, but if I were to use this superlative – especially with respect to sheer blasting force of inspired denunciation – I should apply it to The Antichrist of Friedrich Nietzsche….0ne is not only impressed intellectually, but one is thrilled and moved to the depths by the splendid, sweeping fervour of his attack.”

It is with these words that the renowned American freethinker and publisher, E. Haldeman-Julius, begins the introduction to his 1930 edition of The Antichrist. That Nietzsche is anti-Christian – that is, anti÷the Christian Church – is apparent to anyone who has read him. The question I want to ask, however, is he really anti- Christ as he claimed to be? Before giving my answer it may be useful to briefly outline the way in which Nietzsche viewed Christianity.

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HACIA LA NADA CREADORA XII

NOVATORE

 

Nuestro nihilismo no es nihilismo cristiano.
Nosotros no negamos la vida. ¡No! Nosotros somos los grandes iconoclastas de la
mentira.

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Ku Twórczej Nicości VII

NOVATORU

Wojna!
Pamiętasz ją?
Co stworzyła ta wojna?
Oto co stworzyła:Kobieta sprzedała swe ciało i nadała prostytucji miano „wolnej miłości”.
Człowiek, który „lawirował” między fabrycznymi pociskami i głosił wzniosłe piękno wojny, swoje tchórzostwo okraszał mianem:”delikatnej przebiegłości i heroicznego sprytu”

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Ku Twórczej Nicości XVII

NOVATORU

Zabiliśmy „obowiązek”, tak by nasze gorące pragnienie wolnego braterstwa stało się w naszym życiu czymś heroicznym.
Zabiliśmy „miłosierdzie”, ponieważ jesteśmy zdolnymi do wielkiej miłości barbarzyńcami.
Zabiliśmy „altruizm”, ponieważ jesteśmy wielkodusznymi egoistami.
Zabiliśmy „filantropijną solidarność”, tak by człowiek odkrył swoje najskrytsze „Ja” i odnalazłsiłę w „Wyjątkowości”.

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LAS MALAS PASIONES

KERBERO

EL DERECHO DEL SER
SOBRE EL ANTI-CRISTIANISMO

“¡Es suficiente! Quien habla así es un enemigo del pueblo! “
UN HOMBRE (desde la muchedumbre)
de Un enemigo del Pueblo de H. Ibsen

Premisa
Sería conveniente hacer un análisis detallado del pensamiento anti-jurídico en la obra de Stirner El único y su propiedad, que es rico en contenido sobre el tema, me atrevería a decir fundamental para un estudio-teórico y práctico individualista en el campo del Derecho.

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Η πτήση

NOVAT

 

«Πρέπει κάποιος να φύγει; Ή να μείνει;… Αν μπορείς, μείνε: 
Αποχώρησε, όταν αυτό πρέπει»

-Σάρλ Μπωντλαίρ

Το βέλος μου είναι έτοιμο, η βούληση μου ανανεωμένη, η δύναμή μου αποδεδειγμένη. Πως θα μπορούσα να περιμένω περισσότερο;

Ναι, πρέπει να αποχωρήσω. Ήρθε η ώρα, ήρθε η στιγμή!

Τίποτα, τίποτα!

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