NIHILUM:”THE DOOR TO EMPTINESS”

NNI

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  3. At the End… 09:50    

MUZIK UNDERGROUND NICHILISTA

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CONTRO-CREAZIONE

COSMIC PESSIMISM

 

 

 

 

 

 

Il lucido non sarà mai più come gli altri, un’inezia lo separerà per sempre da loro: “Possiamo vivere come vivono gli altri e tuttavia nascondere un no più grande del mondo: è l’infinito della malinconia…”, scrive Cioran in un altro luogo. Barare diventerà la sua legge. Egli compirà i medesimi atti degli altri, sacrificherà a quella volgarità necessaria alla vita, ma senza alcuna convinzione, anzi rinnegando ogni atto che compie.

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LA COSCIENZA AUTOFAGA

AUTOFAGO

 

 

 

 

 

 

 

Giungiamo quindi all’estremo limite della nostra riflessione sulla coscienza, a quel fondo della notte, a quell’infernale ultimatum che la mente lancia a se medesima. In un altro luogo abbiamo qualificato questo limite come una sorta di intenzionalità riflessa: ora possiamo aggiungere la qualificazione autofaga, come recita il nostro titolo, in quanto la coscienza, nel vuoto del mondo e del senso, riconosce solo se stessa come realtà e quindi come oggetto, autofagocitandosi.

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LA FINE DEL TEMPO

TEMPO DELLA FINE

 

 

 

 

 

 

 

 

La nostra sostanza subisce un’erosione: sappiamo che ne risulta un vuoto; facciamo notare come queste parole siano esattamente le stesse che Cioran ha usato per descrivere l’avvento della coscienza. In quel vuoto, che quindi postuliamo essere la coscienza, si installa gradualmente l’idea della nostra distruzione: un’idea vaga, leggera, come se quel vuoto si pensasse da sé, come se la coscienza pensasse a se stessa vagheggiando la sua morte.

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LA MORTE ESSENZIALE

MORTE ESSENZIALE

 

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò che non è la morte è maschera, è occultamento: possiamo spingerci oltre e dire che è simulazione. La morte è essenziale, è ciò che esiste di più profondo in noi, la nostra dimensione più intima: per cautela, per sopravvivenza lo spirito la dissimula, apponendole una maschera, un travestimento; lo spirito, cioè, attribuisce realtà ultima all’idea di «destino», lo qualifica come limite per impedirci ogni ricerca ulteriore.

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IL TEMPO DELLA FINE

TEMPO DELLA FINE

 

 

 

 

 

 

 

“La morte è ciò che fino a ora la vita ha inventato di più solido”.

Il tema della morte è a dir poco centrale nella riflessione cioraniana: abbiamo già accennato a come egli, a soli ventidue anni, si reputasse uno specialista in questo campo. La morte, in effetti, è uno dei demoni personali di Cioran.

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LA VEGLIA NELLA TENEBRA

LOCURA

 

 

 

 

 

 

L’uomo totalmente solo, credente o meno, nell’abisso di ogni notte, sarebbe quindi tentato dal pensiero di Dio. Per il non credente questo Dio corrisponderebbe in primis alla sopravvivenza del dialogo: Egli fungerebbe cioè da interlocutore quando tutto scompare.

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INVOCAZIONE

CADUTI DAL TEMPO

 

 

 

 

 

 

Nuovi spunti di riflessione ci vengono offerti da queste parole cioraniane. Innanzitutto la risposta al nostro quesito: l’assenza di oblio è criminale in quanto non permette la vita, dato che la vita “è possibile solo grazie alla discontinuità”. Infatti non si dorme tanto per riposare quanto per dimenticare. L’uomo, secondo Cioran, non è in grado di sopportare un continuum ininterrotto di esistenza e neppure una memoria senza intervalli, una memoria a cui tutto è sempre presente (alla Funes, per dirla con il racconto di Borges).

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DISPERAZIONE AL CULMINE

NEGATIVE

 

 

 

 

 

Il nuovo abisso da cui Cioran ci parla è ciò che egli stesso definisce “il fenomeno capitale, il disastro per eccellenza” cioè “la veglia ininterrotta, questo nulla senza tregua”. Non possiamo pertanto esimerci dall’affrontarlo, seppur sommariamente.

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INFERNO E IRREALTÀ

CADUTA NEL TEMPO

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Cioran, l’acedia è il sentimento di abbandono che il credente sperimenterebbe in seguito alla beatitudine dell’estasi: è come se Dio respingesse il mistico che, quasi inevitabilmente, sprofonda nell’acedia, nell’assenza di spiritualità, nel vuoto. È il vuoto che tenta il mistico, non il diavolo, non la negazione.

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