CHAOS INVOCATION: “INVOCAZIONE DEL CAOS”

Con le mani nel signore
E le ginocchia a terra
Un corpo si muove nel ritmo
Di parole che sono state cantate o pronunciate ad alta voce
Per suonare tra gli piani che si trovano in attrito

Inizia come un fuoco
Il fuoco si illumina presto
Dentro e intorno a te
Un dito che punta verso direzioni sconosciute
In percorsi che portano via dalla palude stagnante

Emerge!
Presto conoscerai la voce che sta chiamando!

Campi non seminati che abbiamo seminato
E i suoi frutti abbiamo raccolto
E assaggiato e apprezzato
Digerito e capito
Soli!

Un regno senza importanza
Una corona invisibile
Per lo spirito assoluto
Esistente dentro di sé …

Passando attraverso le mortificazioni
I Marths si tengono per mano
Verso i pensieri più alti
Allo stato incontaminato

Il seme del caos si impregna
I campi dei nostri pensieri e paesaggi
Altare e magia, sacro trono
Invocando il caos per noi …

La pioggia nera sta cadendo
E ci lava pulendoci
Per un desiderio fisico
E lo sporco che abbiamo visto

La pioggia nera sta cadendo
E inonda la nostra mente
Il nero sono lacrime
Occhi vecchi, ma mai ciechi

Emergono dalle ossa ai mari del sangue
Ed emergono dalla pelle all’ombra
Emerge dall’ombra e divora
Non hai bisogno di nessuno sul tuo trono
Luogo separato dal mondo

Il seme del caos si impregna
I campi dei nostri pensieri e paesaggi
Altare e magia, sacro trono
Invocando il caos per noi …

Campi non seminati che abbiamo seminato
E i suoi frutti abbiamo raccolto
E assaggiato e apprezzato
Digerito e capito
Soli!

E così incorpora il cuore nell’oscurità pura
Lascia che cresca e pulsa in una bellezza orribile
La tua stessa ombra impallidisce
Dal momento che il fattore umano sta svanendo
I cancelli si aprono più ampiamente, e sono sempre più larghi
Sai quale voce sta chiamando
La tua!

NOI, IL DRECC- FUORILEGGE ERETICI DEL SINISTRO

http://www.o9a.org/wp-content/uploads/texts/the-drecc.pdf

“Qualcuno che vive una vita sinistra di natura pratica, e quindi chi vive secondo la Legge del Sinistro- Nume (qv) e chi quindi Presenzia l’Oscuro in modo pratico tramite azioni sinistre. Una tribù o banda sinistra/O9A e un gruppo territoriale e indipendente di Drecc (spesso tra drecc – cioè, i figli dei Drecc) che si uniscono per il loro reciproco vantaggio e che governano o cercano di governare una particolare area, quartiere o territorio. Una tribù sinistra quindi e una manifestazione pratica del modo di vivere Drecciano.

I Drecc e la tribù a cui sono associati, raramente si impegnano in una palese stregoneria pratica e la maggior parte non si descrivono come Satanisti e neanche come seguaci della Via della Mano Sinistra. Invece, si descrivono e si riferiscono a se stessi semplicemente come Drecc.”

“Satanica Eresia –una Guida al Satanismo” Secuntra Nexion (ONA, O9A) Pag 579

Presentiamo il testo “Noi, Il Drecc- Fuorilegge Eretici Del Sinistro”, con grande godimento egocentrico, perché anche se abbiamo approfondito con interesse “Satanica Eresia…”, non avevamo ancora scoperto quest’ultimo testo. È con sorpresa che rileviamo non solo di essere profondamente e egoisticamente Affini a tale materiale, ma che ci riconosciamo su molti punti, con i Drecc e le tribù sinistre. Perché? Perché riconosciamo in questo scritto, l’odio verso l’umano (o Homo Hubris), e le sue leggi giuridiche, l’utilizzo in senso amorale del terrore, del caos, della propaganda, della destabilizzazione, della provocazione scritta o fisica. Perché le tribù sinistre, l’onore, l’affinità, la sperimentazione terroristica, l’abbattimento, il superamento della soglia della normalità, con prove fisiche e mentali, fanno parte dell’armamentario del Misantropo Attivo Estremo.

In un mondo dove l’alienazione sociale per l’altro, in maniera oramai sempre più internauta, per l’assommarsi, tutti uguali e conformi , sta facendo crescere una nuova forma, non solo di umanità, ma una nuova forma di massa, che persegue il desiderio di inoculare dentro di sé, il microchip sublime che li introdurrà in nuove sensazioni, nuove emozioni, nuovi categorie, e nuovi valori..in un mondo sottratto dal contatto con l’Odio vero, ci siamo Noi, i Misantropi Attivi Estremi, che insieme ad altri Terroristi Anti-politici, vogliono che il Caos prevalga, per fare espandere la caduta delle società, che si sparga l’Odio Inumano, è che il fuoco annientatore, possa portarci a spargere morte, e terrore, sangue, e ferite, senza che per questo, Io debba per forza perseguire l’Odio di un altro, rispetto al mio egocentrismo. Il nostro interesse, è il Terrore Caotico, dove il nostro Ordine vada alla ricerca sia dei propri nemici, ma anche, che soddisfi ogni desiderio amorale, è che con le nostre azioni, prevalga la caduta del valore umano…in definitiva, sangue e carne, sangue contro altro sangue..

Ci sentiamo Affini Egoisticamente ai Drecc, perché ci riconosciamo, nell’Individuo, che con il proprio Clan di sangue, si aggira indisturbato, nelle città, e nelle metropoli, che nasconde il proprio volto, ma che ha nascosta, la propria arma personale, e non si fà- o cerca- riconoscere, agisce, silenzioso, ma con grande godimento, sperimenta, usando come – valvola di sfogo, suppellettile, sottomesso, subumano, idiota qualunque, oggetto utile- l’altro, l’umanoide, facente parte della composita massa. Agisce, e continua ad agire, scegliendo un preciso percorso personale, vedendo allagarsi la macchia di sangue per terra, e silenzioso, ma esultante, va via, per un nuovo incontro, che mostrerà il vero Terrore agli umanoidi.

Il Drecc, come il Misantropo Estremista e Attivo, è l’uomo del sottosuolo, che vive esclusivamente per se, nascosto in un anfratto occulto, non è conosciuto, se non come “maschera”, e non vuole essere conosciuto, esalta il lato oscuro del vivere, ma non per questo non approfitta, di tutto quello che può, o riesce a conquistare, per raggiungere il suo fine, l’annichilimento della razza umana “…Sostenendo il terrore, la guerra, la distruzione, il disordine, il “crimine” e il caos; abbattendoli ogni volta che si presenta l’opportunità individuale di farlo, senza essere individuati.”

Come emerge in questo scritto- è come abbiamo ripetuto innumerevoli volte- ora è il momento, per far si, che l’attacco annientante e Terroristico, faccia emergere l’istinto brutale e primitivo dell’uomo, con attacchi contro la massa, per quello che si odia, al far scoppiare guerre informali o non, che ci possa portare, disinibiti, a poter distruggere quello che ci darà un godimento sfrenato…

Ghen

______

Noi siamo il Drecc

Le lune Drecciane di Baphomet

Noi siamo Il Drecc – coloro che appartengono, a quello che è l’affinità di sangue sinistra, nel Vecchio Eone che rivela, era- ed è exotericamente conosciuto come ” L’Ordine dei Nove Angoli”, articolato come la nostra affinità di sangue sinistra, ora tribù sinistra, e del più tradizionale Nexion, diffuso in tutto il pianeta che chiamiamo Terra.

Noi siamo i Drecc – quelli che portano il conflitto; che irritano gli altri; che tentano gli altri; che cercano di sfidare i limiti e le leggi stabilite e imposte dai mondani. Siamo l’eresia, il caos, la distruzione, il conflitto, il terrore, il combattimento, una tentazione, e anche i piaceri proibiti e la gioia proibita.

Così abbiamo come uno dei nostri segni “Le Lune Drecciane di Baphomet”: Lei che è simbolo, immagine, archetipo, presenza acausale, il nostro Abbattimento dei Mondani, la nostra oscurità, il sinistro, il terrore e la prossima restaurazione del femminile sinistro.

Noi – come dice la nostra missiva: siamo i Guerrieri Oscuri della Via Sinistra – apparteniamo alle azioni pratiche, sinistre, amorali. Perché siamo sinistri. Siamo amorali. Siamo eresia, fuorilegge e spesso ci nascondiamo ai margini della società, nell’ombra, in esso, tra la luce e l’oscurità.

Noi, Il Drecc, cerchiamo di radunarci nelle tribù, proprio come viviamo, e ci sforziamo di morire, secondo le nostre stesse regole, con le nostre stesse leggi, perché abbiamo disprezzo e derisione per tutte le leggi e tutte le società, forme e istituzioni, dei Mondani.

Nota per i principianti:

Drecc è pronunciato drek e Drecciano come Drek-ee-an.

Drecce è una parola antica, quasi dimenticata, e uno dei suoi molti significati è evidente dalla seguente citazione, tratta da un manoscritto molto antico: “Drecth se deofel mancynn mid mislicum costnungum …”

Guerrieri Oscuri della Via Sinistra

La verità semplice ma esoterica è che siamo, o aspiriamo ad essere, guerrieri pratici della oscura Via Sinistra, ed è questa semplice verità che ci distingue da tutti gli altri percorsi, modi, gruppi o persone, che affermano di essere, o chi illuso, crede di essere, “satanista” e / o praticante delle Arti Oscure.

Apparteniamo alle azione pratiche, sinistre, amorali.

Perché noi apparteniamo a quella gioiosa esultanza estatica nella vita che sorge quando – come individui, o come parte del nostro collettivo sinistro, la nostra tribù o gruppo locale sinistro – andiamo non solo verso e oltre i nostri limiti, fisici e altro, ma anche e ben oltre i limiti (morali e non) stabiliti dai mondani e che li limita, è che loro stessi hanno prescritto o ordinato in qualche “legge” o cose simili.

Poiché a noi appartiene quella conoscenza – quella sensazione – che è l’acausale che anima il causale, è che è l’essenza della vita, del Cambiamento, dello stesso sinistro.

Così sappiamo – così sentiamo – che la morte stessa è irrilevante, un’illusione, un semplice fine di una semplice esistenza causale, dove ciò che facciamo, è un opportunità, che la nostra vita causale offre, o che può offrirci, questo è importante. Quindi non temiamo la morte, ma la sfidiamo, proprio mentre cerchiamo di sfidare noi stessi – ciò che siamo, ora – e proprio mentre cerchiamo di sfidare i mondani e tutte quelle restrizioni causali, quelle forme causali, che hanno creato per sentirsi al sicuro, sicuri e contenti del loro banale guerriero come un’esistenza puramente causale e quindi non numinosa.

Cosi – a causa della nostra sfida alla morte stessa – agiamo, e conseguentemente vogliamo terrorizzare i mondani, e così i mondani ci temono, e così facciamo noi, con le nostre azioni pratiche amorali, sinistre, dove riveliamo gli altri sentieri, modi , gruppi, per i deboli, i millantatori che pretendono, i ciarlatani, i reclamanti, che sono: mondani che cercano di mascherarsi con il nostro fascino sinistro.

Perché noi siamo quelli che abbattono, nella vita reale: come una sfida, come una gioia; come mezzo per Presenziare l’Oscuro, di implementare la nostra dialettica personale e il nostro Eone: di Cambiamento, Caos ed Evoluzione.

Noi siamo quelli che, data la nostra pratica e del nostro addestramento esoterico, si auto-controllano, nei sentimenti, come nelle emozioni; addestrati, preparati e capaci di dirigere la passione oscura, la vitalità, la sfida, il terrore e la gioia, tuttavia e ogni volta che lo desideriamo.

Noi siamo quelli che cercano di mettersi alla prova; per cambiare noi stessi; per evolvere; per trasformarci in un nuovo tipo di essere umano. Quindi noi come il nostro genere sinistro, apparteniamo ai grandi sogni; alle grandi visioni; all’immaginazione, il desiderio, l’esplorazione; il carattere ferale del vero guerriero; la rabbia primordiale del berserker; e la passione sensibile di un amante.

Così noi – come affinità sinistre, come un collettivo sinistro, come tribù sinistre – cerchiamo di trasgredire tutti i limiti stabiliti dai mondani e dalle loro società, e così ridiamo di loro, portiamo avanti i nostri giochi sinistri con essi, e li consideriamo come la nostra risorsa, quelli lesti, disponibili e capaci, come lo siamo noi, nel trovare quei pochi tra i mondani che potrebbero possedere qualche potenziale, qualcosa della nostra stessa natura sinistra. Così vogliamo reclutare, addestrare e guidare, quei pochi che come noi, osano sfidare e che vedono o sentono le società dei mondani come la tirannia impersonale di cui essa è.

Così siamo – come guerrieri della oscura Via Sinistra – rispettosi con quelli della nostra stessa specie: rispettosi con i nostri fratelli e le nostre sorelle, e con coloro che ci sostengono e non ci tradiscono; cosi come siamo aspri e spietati con i nostri nemici.

La nostra Via, la Via del Guerriero Oscuro, è il modo pratico di essere estremisti; di essere armati, addestrati e preparati a combattere, uccidere, difendere noi stessi e difendere quelli della nostra stessa tribù, il nostro stesso affine sinistro. La nostra Via è il modo pratico di essere fedeli, fino alla morte, alla nostra stessa specie, di avere rispetto per la nostra specie, e disdegno e odio per i nostri nemici. La nostra Via è il modo pratico, del guerriero, che mai e poi mai, tradisce uno dei nostri affini, con i mondani e con le loro cosiddette forze di “legge e ordine”: e uccide, senza esitazione e senza rimorso, chi tra noi o tra i nostri sostenitori dei nostri luoghi, ci tradisce.

La nostra Via, la Via del Guerriero Oscuro, è la Via di coloro che preferiscono la morte al disonore e che preferiscono morire combattendo piuttosto che dover arrendersi a qualsiasi mondano o alle cosiddette forze della “legge e dell’ordine” del mondani.

La nostra Via, la Via del Guerriero Oscuro, è ottenere ciò che ci serve – con qualsiasi mezzo – dai mondani, e non perdere il sonno per ottenere ciò che è necessario per sopravvivere, per vivere, per prosperare come vorremmo.

Così facciamo, così dovremmo e così vogliamo, ridistribuire la ricchezza, i beni, dei nostri nemici, i mondani, nei luoghi in cui viviamo, agli affini che ci sostengono e che non ci tradiscono.

Così siamo – con le nostre azioni pratiche, con il nostro ethos, con il nostro modo di vivere molto tribale – distinti da tutti gli altri percorsi, modi, gruppi o persone, che pretendono di essere, o che nella frustrazione, credono di essere ” satanisti “e / o praticanti delle Arti Oscure.

Chi girerà per la città stanotte?

Chi girerà per la città stanotte? La risposta è breve: siamo, tempo al tempo, per indebolire con qualsiasi mezzo le società dei mondani e sostituire il loro stato di diritto, e le loro forze di polizia, con la nostra legge di onore personale e le nostre forze armate tribali.

Questa è l’essenza della nostra strategia sinistra: costruire un nuovo stile di vita tribale nelle città, nelle piccole città, ovunque; per abbattere, per sostituire, ciò che esiste ora; ed esultare in questo crollo, questa sostituzione; godere del brivido del caos, il disordine, che possiamo e dovremmo e causeremo. Perché, facendo cose in tal modo sinistre, viviamo la vita a un livello superiore rispetto ai mondani; ci evolviamo; estendiamo e superiamo i nostri limiti e certamente sorpassiamo, scartiamo e ignoriamo i limiti posti dai mondani, custoditi dalle loro leggi tiranniche.

Cerchiamo di essere abbastanza chiari (di nuovo); facciamoci capire (di nuovo): siamo sinistri, nella vita reale. Siamo amorali. Siamo ferali. Non stiamo giocando a una partita sinistra o indulgiamo in qualche gioco esoterico. Siamo o aspiriamo a essere dei fuorilegge nella vita reale. Noi possiamo e vogliamo e dobbiamo usare ogni mezzo, tuttavia tali mezzi sono esposti dall ‘”etica” e dalle leggi dei mondani – al fine di raggiungere i nostri obiettivi personali, sinistri, e i nostri sinistri obiettivi Eonici. Nulla del mondo dei mondani è proibito a noi; nulla del mondo dei mondani dovrebbe limitarci.

In breve, siamo una nuova specie sinistra. Un nuovo tipo di essere umano. Il tipo che spaventa i mondani; il tipo di essere che temono e di cui hanno paura, che può fare fare ai loro figli incubi, o invocare in quei giovani il sinistro desiderio di essere uno di noi, di essere come noi, di aspirare ad essere come noi. Per noi e loro: noi e i mondani. Il loro mondo, o il nostro nuovo, sinistro, mondo.

Desideriamo, abbiamo bisogno, del reale, del pratico, del potere: per le strade; nelle città, nei paesi, nei villaggi, nelle aree in cui risediamo. Desideriamo governare, controllare, i nostri quartieri, la nostra zona; per stabilire in essa, la nostra nuova cultura tribale sinistra, e useremo qualunque mezzo che abbiamo e qualunque mezzo che desideriamo, i quali sono necessari per stabilire le nostre tribù selvagge. Desideriamo che in questi luoghi si sia fatto il nostro nome; per guadagnare rispetto ed essere rispettati.

Abbiamo dichiarato guerra ai mondani, perché loro e tutto ciò che hanno sono la nostra risorsa; e tutto ciò che li supporta e il loro sistema – le leggi, come i cosiddetti tribunali, le forze di polizia, i loro governi locali e nazionali – lo detestiamo e aborriamo, e lo consideriamo il nostro nemico. Siamo armati e pericolosi; e se alcuni di noi non sono ancora armati e così pericolosi, allora è quello che aspirano ad essere, o e ciò che dovrebbero e dobbiamo essere. Poiché consideriamo l’armarsi come un diritto naturale -come membri di una specie ferale sinistra- preferiamo morire, combattendo, ridere ed esultare, piuttosto che sottometterci o arrenderci a qualsiasi mondano o alle cosiddette forze di “ordine e legge”.

La politica dei mondani – il loro intero sistema di governo, le loro ideologie, le loro religioni, le loro istituzioni – sono irrilevanti per noi. Queste cose appartengono al passato; ai mondani. La nostra via è la via della conoscenza personale; di guadagnare, di conservare, il rispetto personale; della lealtà personale verso i membri della nostra tribù locale.

Ognuna delle nostre tribù sinistre è legge, un regno, in se stesso, dove si stabiliscono dei limiti. Ogni tribù sinistra, fa le proprie regole; elabora i propri codici di comportamento. Ha i propri obiettivi individuali, tribali. Ha tutti i mezzi propri, i propri modi, di lasciare un segno; di acquisire ciò di cui ha bisogno; di guadagnare rispetto e ricchezza. Ma tutti loro – ognuno di loro – sono come noi, parte di noi, in virtù del fatto che siamo una famiglia: una nuova specie che cresce, rigogliosa, in espansione; una famiglia sinistra allargata e vincolata dalla lealtà alla nostra stessa specie; legata nel condividere lo stesso ethos sinistro, la stessa natura sinistra e ferale: lo stesso desiderio di eccellere; esultare; crescere, acquisire con qualsiasi mezzo qualsiasi cosa di cui abbiamo bisogno per sopravvivere, per prosperare, per vivere la vita come dovrebbe essere vissuta. Siamo una famiglia che apprende dalla nostra stessa specie; che sa chi sono i nostri nemici e chi sono i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Quindi, siamo più di tutti, il più oscuro, il più sinistro, maleficio; La Presenza dell’Oscurità nelle nostre stesse vite.

Drecc Tribale

L’appartenenza alle nostre tribù viene sempre conquistata; è un privilegio; raggiunto mostrando o sviluppando quel carattere personale – quella natura – che ci contraddistingue e ci distingue dai mondani e da coloro che si dilettano, ma che non conoscono, e che non osano sperimentare se stessi, l’oscurità sinistra, che noi celebriamo e desideriamo.

Ciò che ci distingue – noi delle tribù del Drecc – è il fiero ethos sinistro, manifestato in modo molto importante nella Legge del Nuovo Eone. Questa Legge, la nostra Legge, la base per il cambiamento che cerchiamo di compiere in questo mondo – e nei luoghi extra-terrestri dove vivremo nel futuro con le nostre sinistre visioni, sogni e desideri – è la legge dell’onore personale.

In termini pratici, questa legge dell’onore personale significa che assumiamo una responsabilità personale; e che non accettiamo né cerchiamo di rispettare le “leggi” fatte dai mondani e dalle loro società. Quindi, per noi, la giustizia è la naturale giustizia dell’onore personale – non la cosiddetta “giustizia” di qualche “tribunale” stabilito da qualche stato o da un’autorità sovra-personale.

Quindi, le controversie sono personalizzate, le risolviamo tra di noi, e non vengono interpretate o risolte da un cosiddetto “tribunale”. La legge naturale e la vera giustizia risiedono – e possono risiedere solo in – negli individui onorevoli, ed essere estratte da tali individui (da quello-che-le vive) e situarle in qualche astrazione, è questo l’inizio e la realizzazione pratica della tirannia impersonale (il controllo e l’evirazione degli individui). Tuttavia molte parole da un suono depurato possono essere usate per giustificare una tale astrazione e per cercare di oscurare la vera natura dell’onore.

Si deve comprendere che per gli individui d’onore – spesso istintivamente – l’onore è vivere mentre le parole non lo sono; quell’onore vive negli individui indipendenti dal carattere forte, mentre le parole prosperano nei e attraverso i mondani: negli individui asserviti alle proprie emozioni e ai propri desideri o in schiavitù in un’astrazione, o in schiavitù ad alcuni ideolog – o ad alcuni -ismi. Quindi, le leggi e la cosiddetta “giustizia” di tutti gli Stati e delle nazioni moderne, sono senza vita e de-evoluzionarie; un mezzo per assicurare la sopravvivenza dei mondani e delle loro società; mentre la legge dell’onore personale è la legge degli esseri umani indipendenti evoluti e in evoluzione libera.

La Legge del Nuovo Eone è la legge delle tribù del Drecc – e la legge di quelle tribù e di quelle comunità tribali che verranno create in un futuro attraverso l’impegno dei nostri affini, che probabilmente avranno rinunciato a un appellativo come ” il Drecc “e che potranno quindi descriversi con una moltitudine di appellativi e termini ma che saranno tuttavia la nostra progenie vivente, mutevole, in evoluzione, poiché tale è la natura dell’essere sinistro, che è ora, ed è stato per qualche tempo, il vero, esoterico e senza nome, “Drecc”.

Questa Legge del Nuovo Eone – la nostra nuova legge tribale – significa che siamo tra noi un clan affine; che distinguiamo la nostra razza tribale e ferale, e il nostro sinistro affine, dai mondani (da tutti quelli che non sono parte di noi), è che nei nostri rapporti – tra i nostri fratelli e le nostre sorelle – ci atteniamo a un codice di condotta personale irrefutabile, e per lo più non scritto. Parte di questo codice di condotta, è lo sforzarsi nel trattare i nostri fratelli e le nostre sorelle, della nostra tribù del luogo dove dimoriamo, e delle nostre altre tribù, con rispetto e onore, e ci aspettiamo che essi facciano lo stesso e allo stesso modo.

Cioè, che accettiamo e ci sforziamo di rispettare sono le nostre differenze personali – del carattere personale e dei metodi tribali e dei “modi” e degli stili di vita – accettando di essere affini, nonostante ci siano queste differenze spesso minori, ma sempre genuine. Un altro aspetto del nostro clan di sangue, è che vogliamo riservare le nostre sinistre manipolazioni, il nostro giocare, le nostre sinistre macchinazioni, per i mondani: per coloro che non fanno parte di noi; coloro che ostacolano il raggiungimento dei nostri obiettivi, è che possono essere utilizzati per conseguire i nostri obiettivi.

In essenza, le sinistre tribù del Drecc – quelle di adesso; in cosa stanno diventando; e quello che saranno-sono l’altezzosa energia acausale che cambierà radicalmente e irrimediabilmente il nostro mondo, e che manifesterà e porterà dentro l’essere un tipo di individuo umano completamente nuovo, più evoluto e interamente nuovi tipi di comunità umane. Preludi come questi, sono infine per lasciare questo pianeta, che è stato per così tanto tempo la nostra casa d’infanzia, e diffonderci tra le stelle delle Galassie del Cosmo.

L’infestazione dell’Homo Hubris

Siamo onesti: l’Homo Hubris è un’infestazione sul pianeta Terra; una specie subumana adatta all’abbattimento individuale e su larga scala. In essenza l’Homo Hubris è fondamentalmente una scoria; il prodotto di quelle forze de-evoluzionarie e quell’ethos de-evolutivo, cui noi – abili esoterici aderenti alla Via Sinistra – ci rivoltiamo e che desideriamo decimare e distruggere e sostituire con il nostro sinistro ethos evolutivo e il nostro nuovo élite tribale.

Ora è il momento propizio per affrontare l’infestazione, il flagello, cioè l’Homo Hubris: questo abitante insignificante, volgare, rozzo che infesta le nostre città, le nostre terre. Ma come possiamo trattare efficacemente questo idiota prodigioso e inferiore in tutto ciò che detestiamo e insultiamo?

Sostenendo il terrore, la guerra, la distruzione, il disordine, il “crimine” e il caos; abbattendoli ogni volta che si presenta l’opportunità individuale di farlo, senza essere individuati. Perché sono scorie come queste, quelle che ci trattengono dal desiderio di essere, di vivere, tra le stelle della nostra e di altre Galassie; le scorie che per mancanza di gusto, mancanza di buone maniere, mancanza di eccellenza, mancanza di carattere individuale, minano e distruggono ciò che è eccellenza e sinistro-nume. Essi – e coloro che li incoraggiano e ne hanno bisogno come base, come fondamento, per i loro sogni distorti, i Magiani, i messianici – non sono solo dannosi per la nostra evoluzione ma anche un potenziale distruttore di quella vita che è la nostra vita e che attualmente dimora su questa Terra e in quegli spazi oscuri, vasti, senza forma, acausali che noi affini sinistri sentiamo o conosciamo o desideriamo.

La realtà sinistra è che essi – questi Homo Hubris – ci forniscono, ora, una moltitudine di opportunità – perché possiamo e dobbiamo formare, modellare, usare, manipolare e selezionare, per il nostro, individuale, vantaggio, per il vantaggio dei nostri sinistri affini, e per promuovere la Presenza dell’Oscuro; usandoli come Nexion sacrificabili e utilizzabili, come fonti, come foraggio, per la presenza di quelle sinistre energie acausali che conosciamo, sentiamo e possiamo usare e controllare per portare in essere il nostro Imperium Oscuro e in che cosa porterà questa forma.

Quelli che comprendono – che avvertono- queste cose capiscono e sentono, l’essenza della nostra Via oscura e sinistra. Quelli che non comprendono, che non sentono come noi che l’abbattimento, la manipolazione, di tali scorie sono sia accettabili che necessarie, non sono parte di noi: non di quell’Oscurità che infonde e che cerchiamo e che lotta in maniera continua in nostra presenza, negli altri, in e sopra questo pianeta che è attualmente è la nostra dimora e la nostra casa temporanea.

Noi disprezziamo, detestiamo, i mondani – quelli che non sono di noi; coloro a cui mancano le nostre visioni, i nostri sogni, il nostro oscuro sinistro e infine super-personale desiderio Cosmico; questo desiderio ci porta a sforzarci di essere più di quanto siamo, e che ci rende ribelli individuali contro ogni autorità e tutte quelle forme causali che tengono prigionieri i mondani e i loro regolatori Magiani. E il peggiore dei mondani è l’Homo Hubris, che in sostanza è una de-evoluzione detestabile di quella specie chiamata Homo Sapiens Sapiens; il peggio del peggio: così alla pari con i loro regolatori magiani: quelli che li hanno progettati e che hanno un interesse acquisito nella loro continua de-evoluzione.

Così invochiamo Baphomet: la Signora Oscura e nostra Madre, di Sangue, La Prima Oscura: il nostro simbolo di un massacro sanguinante, rinnovamento, rinascita e gioia. Quindi invochiamo Vindex, il Vendicatore oscuro e il distruttore del Vecchio Ordine; il nostro simbolo di punizione e di un nuovo magnifico wyrd. Quindi invochiamo Satana, Padre e Maestro del Caos, del Disordine, del Riso e dei Delitti; il nostro simbolo di ribellione e il nostro fuorilegge per antonomasia, di natura audace.

Così invochiamo la stessa Oscurità Primordiale, al di là di tutte le nostre forme causali limitate su questa Terra: portatore, genesi, di tutto ciò che ci rende più che umani e che ci ispira, può ispirarci nel rendere reali tali visioni che possono trasformarsi e farci evolvere e portaci oltre nel vivere tra le stelle e le Galassie del Cosmo.

Copyleft The Drecc, 120 Year of Fayen

ASCENSION: “BRACE NERA”

Sempre più profondo
mentre la luna si alza
come soffia il vento
mentre scorre il sangue

In fiamme e assente/ascende
nel sonno febbrile
dentro di te si nasconde il fuoco
desidero ardentemente essere bruciato da questo

col tuo respiro di zolfo
Braci Ardenti
dal tuo nome maledetto
nel cuore della notte
Braci Ardenti
Le fiamme
Le fiamme
tutto questo mi fa impazzire

dalle montagne e dalle valli
nel suono delle onde
Sento le voci cantare
dalla terra benedetta di una nuova tomba
dai patiboli che ridono
Sento la canzone di un re

Oscuro del più oscuro
come il cuore ha scelto
come soffia il vento
mentre il sole gela

Avvelenato e bramosia
nel sonno febbrile
vagabondo irrequieto sulla soglia
per sempre teso verso di te
dentro di te in te
E dentro di te si nasconde l’acqua
desidero annegare

La pioggia può lavare via il sangue e il tanfo                                                                    ma il mio cuore non può mai essere purificato                                                                   c’è una scheggia nel suo nucleo più profondo                                                                 ed è più fredda di una lama

col tuo respiro di zolfo
Braci Ardenti
dal tuo nome maledetto
nel cuore della notte
Braci Ardenti
Le fiamme
Le fiamme
tutto questo mi fa impazzire

È il dolore, la febbre e la libertà
Le tue scintille mi accecano
eppure vedo più chiaro che mai prima d’ora
i desideri fluiscono in rosso
In questa benedetta oscurità
Portami a valle
dove la vita è solo un’ombra
Liberato per ingannare chiunque
La mia tomba è il mio castello
e non voglio mai andarmene

Mentre l’oscurità pone la sua presa
intorno al cuore del mondo
e le paure entrano nei sogni degli infanti
con il fuoco del drago nel mio cuore
inizio il mio percorso
nella notte

LA (IR)REALTÀ ULTIMA DELL’ESISTENZA

L’aspetto nodale che allaccia tra loro il nichilismo – inteso come meontologia più che come logica storico-culturale della decadenza – e lo gnosticismo antico è il problema del male, nel suo nesso con la questione del nulla. Quello del male è all’origine un problema metafisico-teologico, ereditato secolarmente dalla Modernità filosofica.

Che cos’è il male dopotutto? Che cosa intendiamo quando ci avvaliamo di un tale termine? Più che definirlo, optiamo per la raccomandazione di Susan Neiman: se non è possibile definire teoreticamente una proprietà intrinseca del male, è tuttavia possibile rilevare «ciò che il male produce in noi. Se designare qualcosa come male significa indicare il modo in cui distrugge la nostra fiducia nel mondo, è questo effetto, più che la causa» che dovrà essere esaminato.

Dio è morto da tempo ormai e la teologia è stata superata dalla scienza moderna; ciononostante, l’umana sofferenza, fisica e psicologica, è ancora attuale, forse ancora più accentuata che in passato, visto che, in un mondo disincantato e assurdo, non è più possibile fare ricorso a quel sistema di valori tradizionali con i quali l’uomo aveva tentato di spiegare e persino di giustificare l’orrore della sofferenza indiscriminata – soprattutto quella dei bambini e di altri esseri senza colpa, se non totalmente innocenti. Senza Dio, la teodicea non ha più alcuna ragion d’essere. Per di più, se è insensato dire ormai (a meno che uno sia credente) che gli tsunami e i terremoti sono punizioni divine per i nostri supposti peccati e nefandezze, ciononostante ci troviamo ancora a fare i conti con il perdurare del male come effetto delle azioni dell’uomo. I genocidi e gli altri crimini contro l’umanità hanno agenti umani responsabili che possono essere identificati e puniti; le catastrofi naturali, no. Il mistero dell’iniquità, del quale parla San Paolo, non sembra essere meno perturbante dopo il fallimento della teodicea; al contrario, messa al bando questa, si mette al bando, in effetti, tutta l’antropodicea. Così, la moderna distinzione tra mali naturali e mali morali, sembra darsi solo per essere nuovamente sollevata, questa volta, in una maniera del tutto scandalosa: il male umano diventa un caso specifico e ineludibile del male naturale, visto che l’uomo sembra incapace di possedere quanto necessario per sradicare definitivamente il male dalla sua esistenza terrena, che sia una questione di volere o d’intelligenza, o entrambe le cose insieme. L’uomo si rivelerebbe dunque un “virus”, un inestirpabile “cancro” della natura, «il punto nero della creazione».

Dunque, che tipo di relazione si potrebbe stabilire tra il nulla e il male? Il nulla è di per sé un male e viceversa? Sarebbe precipitoso, se non ingenuo, abbordare la questione in questa maniera. Innanzitutto, entrambi i termini hanno in comune il fatto di essere indefinibili e, sostanzialmente, incomprensibili alla luce della ragion sufficiente. Il nulla non è e non può essere, come affermò Parmenide. Al massimo, si potrebbe dire che il non-essere è pensabile solo in relazione all’essere, vale a dire, come una negazione relativa di ciò che è, essendo impossibile che non ci sia. Però il nulla assoluto è, strettamente parlando, impensabile, sprovvisto di qualsiasi realtà e senso. Tuttavia, trattandosi di Cioran, di nichilismo e di gnosticismo, non ci troviamo sul terreno parmenideo, anzi, ci troviamo nell’ambito paradossale della meontologia, del pensare-dire il nulla come assoluto non-essere nonostante la logica dell’identità, della necessità e della non-contraddizione.

Per Cioran, il nulla costituisce la (ir)realtà ultima dell’esistenza, il fondamento infondato di tutto ciò che “è” (virgolette necessarie, dal momento che per lui nulla è nel senso ontologico pieno; le cose e gli esseri esistono, e non conviene pensare che ci sia un Essere in quanto Essere, immutabile e necessario). Tra Bergson e Schopenhauer, due filosofi che esercitarono una profonda influenza sulla sua formazione intellettuale, il Nostro si avvicina al secondo, a discapito dell’autore de L’evoluzione creatrice. Come il Solitario di Francoforte, Cioran contempla la possibilità di afferrare il nulla non solo come nihil privativum ma anche come nihil negativum, e questo in funzione di un’inversione del punto di vista e di un cambio di segnali mediante i quali sarà possibile concepire l’essere come nulla e il nulla come essere: è la stazione finale della visione mistica che squarcia il “velo di Maya” del mondo come rappresentazione e permette di contemplarlo nella sua “essenza”, al di là dell’opposizione complementare tra soggetto e oggetto e delle determinazioni naturali dell’individuazione.

E ancora, pur non potendo stabilire una relazione immediata e univoca tra il nulla e il male, si deve segnalare tuttavia il legame inespugnabile tra le due nozioni e il fatto che laddove si solleva l’una, si solleva solitamente anche l’altra. Questo è vero specialmente per quanto riguarda lo gnosticismo, il cui corpus dottrinale implica tanto una meonto-teologia quanto un’etiologia del male. A causa della sua infinita trascendenza, dal punto di vista gnostico, il Dio supremo sarà identificato con il Nulla. E, se questo Dio, l’unico al quale si possa vincolare inequivocabilmente il principio del bene, non mantiene alcuna relazione attiva con il mondo creato, allora si dovranno fare necessariamente i conti con l’ipotesi di un mondo siffatto, che è cioè macchiato del male con il quale il funesto demiurgo maldestramente lo fabbricò. Da un certo punto di vista, Dio coincide con il puro nulla, un’irrealtà, una chimera – donde l’ambiguo a-teismo che si potrebbe predicare in Cioran. Dal punto di vista opposto (quello della visione mistica, che va oltre la rappresentazione del binomio soggetto-oggetto), si potrebbe dire che Dio è quello che è, l’Essere supremo, mentre la sua Creazione e la creatura adamitica sarebbero quello che non sono: il nulla.

La correlazione tra Dio e il Nulla, comune agli gnostici e persino ad alcuni mistici cattolici (per esempio Meister Eckhart, i cui sermoni gli causarono problemi con la Chiesa), compare già in Lacrime e santi: «Tutti i nichilisti hanno avuto a che dire con Dio. Prova supplementare della sua vicinanza al niente. Dopo aver calpestato tutto, altro non vi resta da distruggere se non quest’ultima riserva del nulla» [43]. E, più tardi, ne I sillogismi dell’amarezza, quindi nel periodo francese, la stessa idea ricompare in una critica all’immanentismo, al secolarismo e alla tendenza razionalizzante della modernità:

Non conoscendo ormai, in fatto di esperienza religiosa, se non le inquietudini dell’erudizione, i moderni pesano l’Assoluto, ne studiano le varietà e riservano i loro brividi ai miti – queste vertigini per coscienze storiche. Avendo smesso di pregare, si disquisisce sulla preghiera. Niente più esclamazioni; soltanto teorie. La religione boicotta la fede. Un tempo, con amore o con odio, ci si avventurava in Dio, il quale, dal Nulla inesauribile che era, è diventato ora – con grande disperazione di mistici e atei – soltanto un problema.

In Cioran s’incontrano, in modo a-sistematico, tanto una teoria del nulla (una meontologia che sfocia in una teoria su Dio e il Nulla, una meonto-teologia e in una meonto-antropologia, vale a dire una storia dell’uomo in quanto “nullitudine”) quanto una filosofia (una etiologia) del male, il che corrobora il rapporto inscindibile tra le due questioni, che diventano congiuntamente un meonto-teologia diteistica. Perpetuando «la tradizione del funesto demiurgo», il romeno affermerà sia la sovranità del male sia la realtà del nulla nell’economia dell’esistenza. Nella diatriba contro il cattolico reazionario Joseph de Maistre, che egli ammirava tuttavia per lo stile virulento, Cioran affermerà che:

altrettanto costitutivo dell’essere quanto il bene e altrettanto reale, esso [il male] è natura, ingrediente essenziale dell’esistenza e per nulla affatto fenomeno accessorio, e che i problemi che solleva divengono insolubili dal momento in cui ci si rifiuta di introdurlo, di situarlo nella composizione della sostanza divina. Come la malattia non è un’assenza di salute, ma una realtà positiva e durevole quanto la salute, così il male vale il bene, anzi lo supera in indistruttibilità e pienezza. Un principio buono e un principio cattivo coesistono e si mescolano in Dio, come coesistono e si mescolano nel mondo. L’idea della colpevolezza di Dio non è un’idea gratuita ma necessaria e perfettamente compatibile con quella della sua onnipotenza: essa sola conferisce una certa intelligibilità allo svolgimento storico, a tutto ciò che esso contiene di mostruoso, di insensato e di derisorio. Attribuire all’autore del divenire la purezza e la bontà significa rinunciare a comprendere la maggior parte degli eventi e in particolare il più importante: la Creazione.

Non dovremmo essere naïve e credere che l’autoproclamata lucidità di Cioran nasconda qualche fede inconfessata, un anelito alla provvidenza sopranaturale che possa operare un miracolo e rettificare la stortura della creazione. «Soltanto l’impurità è segno di realtà» e tale condizione coesiste con lo stesso principio dal quale questo mondo emana. Cioran è un pensatore metafisico poiché ritiene che il pensare metafisico sia essenziale per dare una parvenza di senso a un mondo e a una condizione umana così assurdi come ritiene che siano i nostri. A essere in questione qui è davvero un’antropologia metafisica (o piuttosto teologica). Riflettere su Dio e ammettere l’ipotesi della sua assoluta impurità, non è che una maniera essenziale di riflettere sul nostro mondo e sulla nostra condizione umana. Per questo motivo, il demiurgo degli gnostici è per Cioran «il più utile che sia mai esistito».

Ora, la questione del nulla è più complessa di quella del male e il discorso con il quale la si affronta più equivoco, poiché il nulla contemplato da Cioran non ha necessariamente la connotazione sinistra che gli viene solitamente attribuita nel contesto del nichilismo europeo. Con questo termine, l’autore non concepisce più la negatività assoluta dell’esperienza nichilistica europea ma l’esperienza positiva e luminosa del vuoto o, più precisamente, della vacuità (Śūnyatā) buddhista come la intendono i buddhisti, soprattutto la scuola Madhyamika di Nagarjuna. Mentre il nulla nichilistico «esteriormente assomiglia alla noia [ennui]», essendo un fattore di disturbo per lo spirito, il vuoto o la vacuità saranno, viceversa, «qualcosa di positivo», «pienezza attraverso l’assenza», come spiega Cioran a Léo Gillet .

REVENGE: “MASSA DI MORTE IN MASSA”

Massa di morte in massa
Lo vogliamo e avremo successo
sei morto e finito
ma anch’essi agiranno allo stesso modo

HORROCIOUS: “PREDOMINIO OSCURO DEL NULLA”

La liberazione è occultata nell’algoritmo del vuoto nero
Codificato dal potere assoluto dell’oscurità
Allora l’odio di Lucifero deve essere liberato per l’eternità
Così cancellerà l’universo immaginario

Processo ricorrente delle contraddizioni
Deve essere fermato dalla dominazione diabolica
Abbattiamo il controllo della macchina cosmica
Le fiamme empie sono i nostri più grandi desideri

L’oscurità ha protetto gli spiriti oltre il tempo
Come i ribelli lanciano una guerra senza fine
Perché non ci sarà il fottuto divino
L’energia ascendente possiede le menti

Tutte le particelle si disperdono in una cavità
Il vuoto nero astratto abbraccia la sovranità
Il termine indefinito indica la risoluzione
Distrugge la struttura della sacra devozione

AVSKY: “FANCULO I TUOI VALORI FANCULO LE TUE CREDENZE”

Fanculo i tuoi valori
Fanculo le tue credenze
Sei solo il riflesso in uno specchio,
Ombre sul muro
Nient’altro che armento
Ma mi rifiuto di camminare tra le pecore
Mi rifiuto di servire tra gli schiavi

WAVELENGTH:SATAN: “JIHAD DEL CAOS”

Brandisci il giuramento, crediamo nel caos onnipotente

Madre della materia e dell’etere, il sigillo è bruciato nella carne rabbiosa della mente

Un eone senza nome sta invocando, la forma è emozione, il sacrificio è il trionfo

Serpente dell’immutato

Jihad del caos

Bevi il solfuro liquefatto e immergiti nell’esperienza ermetica della spirale dissociativa

In quale vaga estetica i tuoi occhi si muovono?

Qui, in assenza del tutto

Serpente dell’immutabile, Jihad del caos, sacrificio è il trionfo, prestando giuramento

Madre della materia e dell’etere,

Il sigillo è bruciato nella carne rabbiosa della mente

ÖKOMISANTHROP:”I DENY”

01. Black Roots
02. May I Rot In The Woods
03. Poison The Heavens
04. Ökomisanthrop

RES EXTENSA

Secondo Hans Jonas, l’antico gnosticismo – un universo di pensiero eclettico e di spiritualità eterodossa al quale Cioran guardava con grande ammirazione – possiede un’affinità elettiva esistenziale con il moderno nichilismo, il che non equivale a dire che sono la stessa cosa. Ne Lo gnosticismo, Jonas abbozza un parallelo ermeneutico tra queste due mentalità o attitudini esistenziali tanto distanti nel tempo e nello spazio. Innanzitutto, ciò che consente di stabilire un parallelo sincronico tra i due fenomeni è la comune nozione, nei loro rispettivi contesti storici, di una profonda crisi culturale e soprattutto spirituale, il clima di angustia e di ansietà che caratterizzò tanto l’epoca ellenistica quanto la tarda modernità. Tuttavia, se questo stato di cose fosse ridotto a nient’altro che il risultato di fattori storici contingenti, non sarebbe possibile identificare negli scritti di Pascal, come fa Jonas, le prime avvisaglie di quel sentimento di derelizione e di disorientamento che caratterizzerà il moderno spirito nichilista e che segnò anche l’età ellenistica nella quale la religione gnostica fiorì.

Secondo Jonas, l’originalità di Pascal, che anticipò l’odierno nichilismo, è stata quella di aver esposto «la solitudine dell’uomo nell’universo fisico della moderna cosmologia. “Gettato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che non mi conoscono, ne sono spaventato”». Ciò che è in gioco è il crollo della visione cosmologica cristiana dell’universo creato da un Dio benevolo e provvidenziale il cui disegno cosmico contemplava una finalità ultima alla quale anche gli esseri erano chiamati a partecipare (nonostante le loro tribolazioni e sofferenze, o proprio in virtù di esse) e l’avvento di un nuovo paradigma cosmologico, copernicano e meccanicista, nel quale il suddetto disegno e la suddetta finalità provvidenziale restano assenti. Ne consegue la percezione dell’insignificanza dell’uomo in mezzo allo spazio infinito, nella vastità di un universo indifferente, se non addirittura ostile alla sua presenza e alle sue aspirazioni, della finitezza umana inserita in un’esistenza temporale assurda e priva di scopo, della solitudine esistenziale in uno spazio e in un tempo che appaiono vuoti e carenti di significato.

Ciò che scompare da questa cosmovisione è l’evidenza di una necessità universale che manterrebbe uniti il tutto e le sue parti, il cosmo e l’essere umano in quanto microcosmo. Tutto risulta contingente, nulla è necessario, e lo è ancora di meno l’animale cosciente, angustiato dalla sua fragile e insignificante condizione cosmica.

«La totale contingenza della nostra esistenza nello schema priva quello schema di ogni senso umano, che possa farlo vedere come una struttura cui riferirsi per la comprensione di noi stessi».

L’uomo non si sente più naturalmente a casa sua in un mondo che è diventato estraneo e persino ostile alla sua fin troppo umana, fin troppo cosciente, fin troppo insignificante presenza. Questa è la prefigurazione pascaliana del nichilismo che Nietzsche avrebbe diagnosticato secoli dopo. Il nichilismo era già alle porte. Ora, la conseguenza più grave di questo cambiamento di paradigma ha a che fare con la sfera dei valori dai quali l’uomo, nella sua qualità di animale metafisico in cerca di senso, non sembra poter prescindere. La percezione di questo nuovo stato di cose implica che l’universo fisico, privo ormai di ogni riferimento ai limiti e ridotto quindi a mera geometria, res extensa, risulti sprovvisto anche di una gerarchia intrinseca e, di conseguenza, di un sistema naturale di valori oggettivamente dati sul quale l’uomo possa fare affidamento. L’uomo “scopre” allora che non ci sono verità oggettive, né valori naturalmente dati in sé: la verità ultima è una chimera, o una questione di flatus vocis, tutti i valori sono relativi e, in fondo, fittizi; inoltre, se necessario, tutto questo deve essere fabbricato artificialmente dall’uomo, consapevolmente inventati dal nulla, poiché non c’è nulla che abbia un fondamento ontologico al di là di quanto viene pensato, desiderato e prodotto dall’uomo stesso.

Per di più, l’analisi comparativa tra gnosticismo e nichilismo intrapresa da Jonas ci permette di comprendere la pertinenza della questione dell’ateismo nell’ambito della spiritualità gnostica, il cui atteggiamento esistenziale è interpretato dal filosofo tedesco come un atteggiamento “nichilista” avant la lettre. Come sottolineato dall’autore, l’universo di Pascal, nonostante tutto, era ancora un universo creato da Dio e se l’uomo si sentiva già «privo di ogni umano sostegno, poteva pur sempre sollevare il cuore verso il Dio transmondano». Ma quel Dio sarà sempre più transmondano, vale a dire, ancora più trascendente, fino a diventare completamente alieno e irraggiungibile, praticamente inesistente: the alien God, il Dio sconosciuto, secondo Jonas.

Dio si ritira dal cosmo, diventando un ágnostos theós la cui qualità divina non è per niente riconoscibile nell’evidenza visibile della sua creazione. Di tutti gli attributi solitamente assegnatigli – bontà, giustizia, provvidenza, onniscienza, onnipotenza – solo l’ultima sarà constatabile: una dimostrazione di forza oppressiva e assurda.

«Perché l’estensione, o la quantità, è l’unico attributo essenziale lasciato al mondo, e quindi se il mondo ha qualche cosa da dire del divino, lo fa per mezzo di questa proprietà; e ciò di cui la grandezza può parlare è il potere».

Questo Dio sarà allora visto come un tiranno, come un despota infinitamente remoto.

In che modo dunque si potrà affermare che lo gnosticismo è un ateismo? Nel senso in cui gli gnostici postulano, a grandi linee, un dualismo teologico più o meno radicale – un diteismo – che opera una distinzione tra un Dio creatore (il Dio di Pascal, il “funesto demiurgo” per Cioran), sotto divinità ignorante e prepotente, essa stessa generata e degenerata, e il vero Dio al di là o al di sopra del demiurgo: il “Padre”, il Dio ingenerato, buono ma inefficace, impotente, senza alcuna complicità con la Creazione. Così, se appare ragionevole parlare di un ateismo gnostico, si deve precisare che non si tratta dell’ateismo moderno (darwinista, scientista, materialista), né di un ateismo dell’immanenza, ma piuttosto di un ateismo spiritualistico, anarchicamente mistico, diteistico, postulante la trascendenza radicale di un Dio totalmente estraneo, distinto dal demiurgo decaduto. È solo in quest’accezione che ci sembra si possa parlare di ateismo in Cioran.

In che modo si può affermare che lo gnosticismo è un nichilismo avant la lettre? Nel senso che, in assenza di un qualsiasi riferimento evidente e oggettivo a un bene supremo e a una finalità ultima del divenire, l’universo concepito come una creazione demiurgica di scarsa qualità porta all’impraticabilità di ogni valutazione ontologica.

Per Nietzsche, il nichilismo europeo sta a significare che tutti i valori supremi sono devalorizzati; d’altra parte, per gli gnostici, il nichilismo consiste nel fatto che l’intero cosmo è privo di valore nella misura in cui è la creazione accidentale e funesta di un dio frettoloso e incompetente. Nietzsche afferma il nichilismo per superarlo attraverso uno sforzo della volontà di potenza e dunque, per riportare tutti i valori superiori dall’altro mondo a questo mondo terreno e all’esistenza nella sua immanenza; gli gnostici – così come Schopenhauer, Mainländer, Cioran incluso, anche se quest’ultimo dichiara una sorta di passione contrariata per il mondo e un’ingiustificabile «tentazione d’esistere» ─ considerano il mondo intaccato dal male alla radice e privo di ogni valore di per sé positivo, la vita stessa essendo un dono avvelenato.

Così com’è stato “fatto” ed essendo così com’è, il mondo nel quale viviamo – e alla cui struttura demoniaca siamo assoggettati fisicamente e psicologicamente – è affogato nel male, e persino i reami celesti – il sistema planetario, governato dagli Arconti – hanno come scopo (secondo gli antichi gnostici ma non secondo Cioran, che si presenta come un agnostico in merito a questo tipo di speculazione) quello di assicurare l’incarceramento dell’uomo, anima e corpo, in questa misera esistenza mondana e di impedire il ritorno del suo spirito (la “scintilla divina” che dimora profondamente dentro di sé) al regno divino della luce conosciuto come il Pleroma.

Gli antichi gnostici dimostrano non solo un feroce atteggiamento anti-cosmico, ma anche un’attitudine ostile nei confronti del divenire e dell’esistenza del tempo, concepito come la stessa durata del male.

Di conseguenza, lo gnosticismo antico può essere considerato “acosmico” e “acronico”, visto che gli gnostici rifiutano sia l’adeguatezza di questo mondo sia la realtà del divenire, quest’ultima essendo effettiva (wirklich in Tedesco, un altro modo per dire “reale”) solo in relazione all’ordine fisico (che gli Gnostici non riconoscono come la loro vera natura), ma non rispetto all’ordine spirituale o pneumatico (che non appartiene assolutamente al mondo). Secondo Henri-Charles Puech (i cui corsi al Collège de France furono seguiti da Cioran), laddove i pagani hanno una concezione ciclica del tempo e i cristiani ne hanno una lineare, gli gnostici si allontanano da entrambe queste visioni del mondo e sostengono una concezione temporale come durata “spezzata” o “guastata”.

La somiglianza tra questa concezione e la visione personale di Cioran sul tempo è davvero rimarchevole. Il problema del tempo è così cruciale nell’autore de La caduta nel tempo che difficilmente si potrebbe separare dal suo pensiero sull’esistenza stessa. Basti ricordare qui il sentimento di estraniamento dal mondo che egli ribadisce con insistenza, l’auto-caratterizzazione di «esiliato metafisico» e, ancora più importante, il racconto (alla fine de La caduta nel tempo) della sua personale esperienza di caduta dal tempo in una sorta di eternità negativa, corrotta.

Page 1 of 7
1 2 3 7