LA MORTE E IL CAOS STANNO CELEBRANDO LA LORO UNIONE…

Io canto il caos con la morte, la morte e il caos vanno a celebrare la loro unione, l’ardore dell’ecumene illuminerà la loro unione, le nostre città pregheranno e le loro case saranno la tomba degli insetti, che popolano il suolo.

Perché la soluzione dei nostri problemi, è il fuoco, è l’unico fuoco che ci libererà da mille paradossi insolubili e che farà cadere le mura del labirinto in cui viviamo, in preda a equivoci, dove il fuoco ora alza il nostro auspicio. Aspiriamo alla semplicità, la semplicità verrà, quando il caos sarà lontano.

Quando la morte trionferà, quando rimarrà solo un uomo, la dove se ne vedevano crescere più di cento, quando la terra, quasi vuota, sarà resa alla verginità, nel tempo beato, dove le foreste inghiottiranno, i detriti della città calcinate. Dove si restaureranno le acque e i ruscelli, i fiumi ritorneranno trasparenti, nel futuro dove non sopravviverà la massa, come ogni massa di perdizione.

Il caos e la morte sono separati, ma non temiamo né la morte né il caos, è l’universo attuale che aborriamo senza nessun pretesto.

IL NOSTRO È UN RICHIAMO PER IL CAOS E LA MORTE SULL’UNIVERSO PRESENTE

Il nostro è un richiamo per il caos e la morte sull’universo presente e applaudiamo, il loro arrivo, la perpetuità dell’ordine sarebbe peggiore e se non rende libero nulla, cambierebbe solo gli uomini in insetti.

La massa della perdizione, eccola, è il peccato dell’ordine e se la massa avrà invaso tutto, tutto sarà inquinato, tutto rimarrà appassito, tutto sarà ammorbato, tutto diventerà un offesa, tutto sarà reso peggiore del caos fino al punto di rendere il caos più desiderabile, perché l’ordine avrà bisogno di esso.

L’ordine, che serviamo e che ci manda al supplizio, l’ordine ha bisogno di produttori e consumatori, non di uomini interi, tutti gli uomini più stolti; esso preferisce sempre gli abortiti, i sonnambuli e gli automi, il suo crimine è presente, è l’ordine peccaminoso e criminale insieme; noi gli dobbiamo solo l’incendio, è dal fuoco che l’ordine perirà. santo, santo, santo è il fuoco, che ci libererà dal mostro e dalle sue mostruose opere!

Che cos’è il caos se non amabile e vendicativo! E questa seconda morte è bella! Siamo felici di attendere tutto questo e di sapere che entrambi sono inevitabili!

LA MASSA DI PERDIZIONE DEVE MORIRE…

Ma quale interesse c’è a predicare a questi miliardi di sonnambuli, che camminano verso il caos con un passo uguale, sotto la guida dei loro seduttori spirituali e sotto la bacchetta dei loro padroni?

Sono colpevoli, perché sono innumerevoli, la massa di perdizione deve morire, in modo che una rinascita dell’uomo sia possibile.

Il mio prossimo non è un insetto cieco e sordo, il mio prossimo non è più che un automa spermatico, il mio prossimo non sarà mai una preda anonima che oscura e confonde le idee.

Questi sono i vari aborti dell’uomo e noi li lasciamo assommare durante la notte nelle loro gioie e i loro dolori assurdi.

Cosa ci importa del vuoto di questi schiavi?

Nessuno li salva, ne loro si salvano chiaramente, tutto è ordinato per precipitare nelle tenebre, sono stati generati a caso dagli accoppiamenti, allora sono nati uguali ai mattoni fatti con lo stampino, formano righe parallele, dove la massa emerge. Sono questi uomini? No. La massa della perdizione non è mai costituita da uomini, perché l’uomo è solo il preludio, dal momento in cui la folla è la tomba della condizione umana.

GODIAMO DEL CAOS INSINUATO DENTRO L’ORDINE…

Ed è per questo che camminiamo fino alla morte, senza speranza e riparo, alienati e posseduti, la storia ci grazia e ci consegna al destino, sempre più forte grazie al nostro lavoro.

È troppo tardi, tale è l’unica certezza, siamo in pezzi e non possiamo neanche supporre una sintesi, possiamo progettare ma non rispondiamo, stiamo cercando di fuggire e troviamo questa fuga, un’arte per sottrarci alla nostra coerenza.

Questo moto che non si ferma più, è spiacevole ma lo teniamo stretto come una delizia, approviamo tutto ciò che ci da fastidio.

Ci piace questo Caos dispotico insinuato nell’ordine e ci liberiamo dalla morte a scapito dei nostri fini.

L’umanità vuole pienamente ciò che subirà, ciò che l’ha abbandonata, senza costrizione o smentita, si rifiuta di capire il poco che la divora, aborre chi la avverte e con un accordo comune tra di essi, saranno ridotti al silenzio dal potere civile e dal potere religioso, i rari che tranquillizzano i non vedenti commuovendo i sordi.

ASPRO

Scorreva il tempo, che era “caduto”, nel vuoto, sotto la pioggia.

Pioveva, pioveva a dirotto, senza alcun sentore di ombra tra le parti.

Eravamo di ritorno, dal nostro viaggio attraverso una foresta impervia, fatta di spettri, e aspre battaglie per lo spirito sanguineo che ci accomuna.

Avevamo disceso la nostra coscienza, in maniera scomoda, sconnessa alla realtà che ci contiene, e che noi sappiamo, poter in un istante distruggere.

I nostri Ego lottavano contro altri e innumerevoli ego, che volevano assimilarsi, mangiare, cibarsi degli altri, di chi assomigliava al loro desiderio di distruggere la decadente realtà. La realtà assoluta, contro il nostro spirito sanguineo relativo, espresso come molecole, frammenti minuscoli di specificità. Ego specifico contro l’ego della massa.

Questa lugubre pioggia, il cielo denso di nuvole artefatte, ci spingeva, nel dirigerci, verso il nostro obiettivo, mai finalistico, mai prono al resto che ci circonda.

Ci chiedevamo, pensavamo..questa realtà decadente ha bisogno del rovesciamento del sole di Platone?

Domande che scorrevano, nella profondità, della nostra coscienza ferita, che sanguinava, a ogni piè sospinto.

Noi siamo la specificità di noi stessi, la nostra amoralità specifica, rispecchia, solo quello che noi vogliamo, è che scegliamo che sia, che debba essere “cosi”, per il nostro Io.

Il sole di Platone, che si staglia sopra la foresta di spettri: volevamo dargli distruzione e annientamento, per un attimo, come il nostro respiro, soffio veloce come il lampo che scende e si abbatte su un palazzo abbandonato alle sue macerie.

Un supremo desiderio, dalle viscere del nostro corpo. Attorno alla maleodorante materialità, verità del mondo reale e della sua esistenza.

La Grigia e triste realtà, fatta di sonnambuli attorno a Noi. Di esistenza noiosa, odio per se stessi, marginale, ritornando sempre e solo, a percorrere un percorso fondato sulla quiete.

Ecco, che la distruzione spaccava e spezzava il cielo vitreo sopra di noi, tutto ne era sconvolto, si aprivano squarci tra le nuvole, e bagliori rosso fuoco, creavano un vortice tra il tutto e il nulla.

Ecco, cosa è la Nostra distruzione, un fulmine che annienta gli argini della società, creando caos dentro l’armonia, ritornando a sprofondare, molecola dopo molecola, dentro il nostro sentiero occulto.

ALCUNI FRAMMENTI NICHILISTI

I seguenti testi sono pezzi di scrittura che per qualsiasi motivo vogliono non vedere la luce del giorno nella loro forma originaria prevista. Ho deciso di pubblicare questi frammenti, tuttavia, come contributo al dibattito amorale in corso e la guerra misantropica condotta da terroristi nichilisti, eco-estremisti e altri indomabili Ego di potere, dovunque in questo mondo possano scegliere di occultare i loro luoghi …

A

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Mi aggiro tra le ombre delle città come un animale braccato, rabbioso e con sete di sangue.

Guardo intorno a me e ovunque vedo la massa brulicante, trascinandosi avanti e indietro lungo la loro marcia predeterminata attraverso il circuito della necropoli urbana. Percorrendo ordinatamente il mondo sotto i piedi come ratti lobotomizzati bloccati in una ruota. Tutti stringono il loro “smartphone”, crogiolandosi nel malato splendore degli schermi con fili sporgenti dai loro teschi e dalle espressioni vacue, ubriacandosi attraverso le loro facce da idioti. Balbettano mondani nei microfoni tutto il giorno, merda senza senso,si uniscono a vicenda in coda per prendere un “selfie” accanto a questo o quel monumento o edificio sporco. Lo stordimento del loro profumo mi da la nausea. Guardo le loro forme deformate e gonfie, i loro corpi disfatti da tutti gli anni di sottomissione volenterosa, questi spettacoli grotteschi e macabri di un’entità biologica assurda e fallita, dalle cui menti deboli e addomesticate si fa lo spirito divino del “Uomo” manifesto. Questo è l’altare antropogenico su cui deve essere sacrificato tutto l’Ego, su cui poggia ogni idolo nato dalla Morale Cristiana ripugnante, oggi più che mai prominente, le putrescenti ideologie dell’umanesimo e del progressismo e della loro civilizzazione bastarda.

Sputo su tutti questi sporchi parassiti che con ogni singola azione compongono l’interezza della loro spregevole esistenza condannata solo a una nuova desolazione a tutto ciò che è selvaggio su questa Terra, che in un coro patetico alzano le loro voci gracchianti in difesa di questo misero regno decadente della degenerazione. Sputo su tutti i loro altari e idoli, le loro morali e i loro valori. La mia risata sarcastica sarà eco eternamente in tutte le sale cadenti delle loro utopie. Le pire del mio odio iconoclastico bruceranno tutto in maniera luminosa quando la luna è nascosta e regna l’oscurità.

La ripugnanza e il disprezzo riempiono il mio cuore al punto da scoppiare. Urlo dentro e tutto il mio essere mi grida in una ferocia selvaggia. La selvatichezza mi chiama da dentro, grida per me, chiede la vendetta e prendo con fervore il richiamo. La maledizione misantropica del terrorismo nichilista è la mia arma scelta nei templi dell’Uomo e del suo Progresso, è il cancro che diffonde la paura tra le ombre dei territori urbani, l’erba velenosa che diffonde le sue radici fuori cercando nutrimento nella fredda e umida terra.

L’ultimo di ognuno di questi schiavi iper-civilizzati non merita nient’altro che una morte agonizzante, questi cadaveri che camminano per il quale il mondo deve essere trasformato in uno sterile sterrato di modernità e di artificialità. Dico, dunque, che ognuno delle loro case deve bruciare e lasciare che si congelino e muoiano al freddo dell’inverno a loro volta. Lasciate che i loro corpi soffrono di dolore come un veleno. Lasciate che il loro sangue fluisca fuori per nutrire il terreno sterile, facendo sì che la loro paura sia la nostra sola intossicazione mentre cacciamo per sopravvivere nella città. Ridiamo amici miei! Rallegriamoci, balliamo con il sangue e ridiamo!

Qualcuno mi guarda, sorridono gentilmente, ma per guardarli negli occhi dovrei tradire ora il mio desiderio di porre fine alla loro vita senza valore. Mi giro e vado via. Il mio sguardo odioso, le mie passioni criminali e selvagge mi fanno avanzare, sempre in caccia, preparandomi per il prossimo attacco, alla ricerca del segno successivo, la prossima vittima, guardingo per ogni aspirante-eroe. Mentre clandestinamente prendo ciò che mi serve dal supermercato, sento Il peso della lama in tasca, le mie dita giocano attraverso i suoi viziosi bordi. Penso di conficcare la lunghezza dell’acciaio annerito nel collo della guardia di sicurezza o di qualche cassiere, desideroso del flash di paura, nei loro occhi e per ascoltare le loro patetiche grida di misericordia. Sorrido invece educatamente e proseguo sulla mia strada. “Buona giornata”.

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Qui nelle prigioni aperte del deserto della modernità, i cimiteri urbani popolati dai morti vivi, sono venuto per conoscere solo l’odio e la disperazione. Sta bene dentro di me, schiumando nella mia bocca si trasforma in una bile velenosa da sputare di fronte a tutta l’umanità.

Qui nella città, automobili, autobus e treni vanno a tutta velocità, riempiendo l’aria con smog e rumore. Brandisco questi ambienti dolorosi. Attraverso l’orizzonte, le torri e i piloni del cellulare che si ergono al cielo grigio, spezzano continuamente il miasma e la tossicità che non può essere vista e i miei occhi si stabiliscono nella loro forma volgare. Il rumore assordante del mondo delle macchine sbiadisce momentaneamente e rimango lì in un silenzio abissale. Contemplo i percorsi di fuga, la quantità minima dei materiali necessari per l’attacco, etc. etc. E continuo la mia strada.

Stanotte, il peso dell’ordigno esplosivo-incendiario nel mio zainetto mi ricorda quello che sono venuto a fare qua, il mio cuore batte più veloce per ogni passo rapido, prendo un respiro profondo e guardo da sotto il mio cappuccio, i denti di leone e plantago che eruttano dalle lastre rotte del concreto. Penso alla serenità delle foreste, alla solitudine delle montagne, calmandomi di nuovo mentre continuo verso il mio obiettivo.

Come desidero sentire l’erba e il suolo sotto le dita dei piedi, per la sensazione della freddezza del vento nei miei capelli e il profumo profumato dei ruscelli di montagna che riempiono i miei polmoni. Voglio ascoltare le canzoni degli uccelli e l’apertura delle foglie in primavera, basarsi sulle lune che guariscono, con i miei compagni al mio fianco, per ascoltare le loro voci, le loro risate e ballare attorno agli incendi dei nostri sogni più selvaggi … Ma no, questa volta, come molte volte prima, devo andare da solo. Ti aspetto dall’altro lato.

Silenziosamente salgo sui tetti. All’interno di questo complesso di appartamenti il sonno è iper-civilizzato. Cosa sognano? Non lo so. Ma stasera si sveglieranno con gli incubi. Blocco l’ordigno tra un fascio di cavi e dopo un ultimo sguardo al cielo soffocato, dico alcune parole a nessuno in particolare, accendo la miccia e scompaio ancora una volta nella notte cacofonica.

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La risata eretica riverbera per le strade.

Guardo negli occhi, lontano dall’energia ferale.

Vandalizzando tutto ciò che davanti a noi, diffondendo la criminalità.

Nessuno osa guardarci.

La vista del coltello che scintilla nella tua mano.

Il suono di vetro distrutto che cade sul pavimento.

L’odore dell’incenso si mescola con l’aria sporca.

Un torrente di adrenalina scorre attraverso i nostri corpi,e la nostra perversa e selvaggia gioia annienta le sponde di ogni razionalità come un inondazione, determinata a spazzare via tutto ciò che attraversa il suo cammino.

Mentre le strade si oscurano per annunciare la nostra presenza

Non conoscendo né paura né rimpianto,

Ridiamo e ride.

Individualisti in guerra, ululando nella notte.

Ridere quando le sirene iniziano a suonare in lontananza.

Ridendo, ci dirigiamo nell’ignoto,

Ognuno di noi vagabondi nel proprio percorso

In luoghi dove nessuno può seguirci.

NOUS JOUISSONS DE CE CHAOS INSINUÉ DANS L’ORDRE…

INFERNO

ET C’EST POURQUOI NOUS MARCHONS À LA MORT, SANS ESPÉRANCE DE REFUGE, ALIÉNÉS ET POSSÉDÉS, L’HISTOIRE NE NOUS FAISANT GRÂCE ET NOUS LIVRANT À LA FATALITÉ, TOUJOURS PLUS FORTE À RAISON DE NOS OEUVRES.

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KAOS’UN KUTSAL KITABI

KARAX

Ölüme doğru gidiyoruz, tıpkı okun hedefe doğru gibi, asla ıskalamayacağımız da kesin, ölüm bizim tek kesinliğimiz, tek gerçeğimiz, öleceğimizi daima biliyoruz, herhangi bir zamanda, herhangi bir yerde, biçiminin bir önemi yok.

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NOS PIRES ENNEMIS CEUX QUI NOUS PARLENT D’ESPÉRANCE

KARAX

NOS PIRES ENNEMIS, CEUX QUI NOUS PARLENT D’ESPÉRANCE ET NOUS ANNONCENT UN FUTUR DE JOIE ET DE LUMIÈRE, DE TRAVAIL ET DE PAIX, OÙ NOS PROBLÈMES SERONT RÉSOLUS ET NOS DÉSIRS COMBLÉS.

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NOUS POURRONS RECONSTRUIRE L’UNIVERS QUAND IL SERA DÉTRUIT

KARAX

NOUS POURRONS RECONSTRUIRE L’UNIVERS QUAND IL SERA DÉTRUIT ET QUAND LES HOMMES SERONT DEVENUS PLUS RARES QUE LES CHOSES.

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