IL MONDO COME DIVENIRE

Nietzsche considera il mondo come il divenire e respinge la tradizionale concezione metafisica della realtà come costituita da esseri immutabili. Come suggerisce la dottrina della volontà di potenza, il mondo non è un’unità stabile e immutabile, piuttosto è in un flusso costante, derivante dalle lotte di potere dei quanti di potere, che sono semplicemente volontà di potenza. In breve, Nietzsche sostituisce il “mondo dell’essere” della tradizionale metafisica occidentale con il “mondo del divenire”. Questa sostituzione porta al nucleo della sua epistemologia, cioè il prospettivismo.

Secondo Nietzsche, il concetto di essere e il mondo stabile, non sono nient’altro che illusioni. Perché, nel mondo dei quanti di potere, che è costantemente in procinto di divenire, non c’è essere, e supporre che ci siano esseri immutabili, o considerare il mondo come un’unità ordinata e stabile, non è altro che un’illusione creata da noi per preservarci in questo mondo caotico. “[N]el mondo non c’è essere”, dice Nietzsche, “un certo mondo calcolabile di casi identici deve essere creato per prima cosa dall’illusione: un tempo in cui l’osservazione e il confronto sono possibili, ecc.”

Cioè, per prosperare, noi umani abbiamo imposto un tale ordine mondiale al mondo caotico dei quanti di potere: “Perché dobbiamo essere stabili nelle nostre convinzioni se vogliamo prosperare, abbiamo reso il mondo ‘reale’ un mondo non di cambiamento e di divenire, ma di essere. “Dopo questa imposizione, il mondo è diventato conoscibile e prevedibile ; il mondo del caos è diventato un mondo di ordine con leggi ottenibili da noi. In altre parole, diventa più facile per noi vivere in questo mondo del divenire; come dice Nietzsche “[la] dottrina dell’essere, delle cose, di tutti i tipi di unità fisse è cento volte più semplice della dottrina del divenire, della crescita”

Inoltre, dal momento che questa rappresentazione del mondo illusoria ha dimostrato di avere successo nel mantenere la nostra esistenza, la consideriamo come il mondo reale; cioè, la finzione che abbiamo creato alla fine diventa reale o una realtà per noi. Quindi, la concezione del mondo come luogo ordinato e stabile in cui vivere in sicurezza, che è calcolabile e formulabile per noi è un mondo illusorio; questo è “un mondo regolato e semplificato su cui i nostri istinti pratici hanno funzionato” e “ci sta perfettamente bene: viviamo in esso, possiamo vivere in esso – prova della sua verità per noi”.

Esaminiamo la struttura dinamica del mondo nietzschiano del divenire, per capire perché la nostra concezione del mondo stabile è un’illusione per Nietzsche.

Come è conosciuto, il mondo, per Nietzsche, è la volontà di potenza; tutto ciò che
esiste o è un quantum o un quanto di volontà di potenza.

Questi quanti di potere sono costantemente in lotta l’uno con l’altro per ottenere più potere. Al fine di estendere il loro potere collettivamente, possono costituire costellazioni di potere, in cui, mentre si sforzano di promuovere individualmente il loro potere, cercano anche di promuovere il potere della costellazione nel suo insieme.

Sebbene queste costellazioni di potere possano essere considerate come un’unità di quanti di potere, questa unità non è omogenea. Affinché ogni quanto di potere continui a ricercare dopo aver conseguito più potere in e attraverso questa unità. In altre parole, sebbene costituiscano un’unità per aumentare collettivamente il loro potere, ogni quanto di potere lotta con ogni altro quanto per ottenere più potere.

Questa costante brama di potere è ciò che sono; cioè, questi quanti di potere sono primordiali volontà di potenza. Quindi, il mondo è costruito con tali dinamici quanti di potere, che sono collegati in relazione alla lotta di potere. Ogni quantum di potenza è determinato attraverso questa lotta di potere. “Ogni quanto di potere è designato dal effetto che produce e ciò che resiste “.

Pertanto, le costellazioni di questi quanti di potenza non sono omogenee; una costellazione di potere, come unità di quanti di potere, è un’organizzazione simile a una comunità umana o a una federazione politica. “Ogni unità è unità solo come organizzazione e cooperazione – proprio come una comunità umana è un’unità – in contrapposizione a un’anarchia atomistica, come un modello di dominio che indica un’unità, ma non è un’unità”.

Inoltre, un quanto di potere o una costellazione può aumentare il proprio potere solo a scapito di altri; aumenta il suo potere assimilando, dominando e appropriandosi degli altri.

Tuttavia, questo non significa che il quantum di potenza assimilato o incorporato cessi di esistere; è ancora un potere quantico, e cerca ancora i modi per aumentare il proprio potere. Tuttavia, in questo incontro, entrambi i centri di potere cambiano; il loro potere aumenta o diminuisce. “Si tratta di una lotta tra due elementi di potere ineguale: un nuovo assetto di forze viene raggiunto secondo la misura del potere di ciascuno di essi. . . la cosa essenziale è che le fazioni in lotta emergono con diversi quanti di potere “.

La lotta di potere tra i centri di potere non si ferma a un certo livello di configurazione di potenza; non c’è alcun punto di equilibrio. Il gioco continua per sempre. Questa lotta conferisce al mondo un carattere dinamico. Il mondo o la realtà costruiti da tali centri di potere sono in un flusso costante; quindi, il mondo non è un mondo dell’essere, ma del divenire.

In questo mondo dinamico di centri di potere, ogni quanto di potenza è determinato dalle sue relazioni con ogni altro quanto di potere. Pertanto, ognuno di questi quanti di potenza viene sperimentato da tutti gli altri in modo diverso; cioè, un quanto di potenza può apparire più potente per un quanto di potere, mentre per un altro appare debole.

Quindi, non esiste una realtà costante e immutabile che sia vissuta come uguale da ogni centro di potere. Cioè, ogni centro di potere sperimenta il mondo in modo diverso in relazione al suo grado di potere; poiché c’è una continua lotta per il potere tra questi centri di potere, il mondo cambia costantemente, il che significa che anche le relazioni tra i centri di potere cambiano e, come sappiamo che un centro di potere è determinato attraverso le proprie relazioni con ogni altro centro di potere, e anche pure questo cambia.

Per Nietzsche, la realtà è la la totalità delle azioni e delle reazioni dei singoli centri di potere su ogni altro centro nella loro lotta per il potere; “Il” mondo “è solo una parola per la totalità di queste azioni. La realtà consiste precisamente in questa particolare azione e reazione di ogni singola parte verso il tutto. “

Secondo Nietzsche, quello che diciamo essere il mondo, è in continua evoluzione e il mondo dinamico è necessariamente falso; cioè, “Il carattere del mondo in uno stato di incapacità di formulazione, come” falso “, come” auto-contraddittorio “.”

Ciò che diciamo o pensiamo al mondo diventa immediatamente falso, poiché non esiste un ordine stabile nel mondo che ci consenta di comprendere e articolare adeguatamente il modo così come è. Non abbiamo mezzi adeguati di espressione o schemi concettuali per comprendere ed esprimere questo mondo di costante cambiamento. Quindi, la nostra conoscenza del mondo è necessariamente “falsa”, ma non nel senso che esiste un mondo stabile e immutabile come oggetto della nostra conoscenza e non siamo riusciti a comprenderlo.

Piuttosto, è nel senso che ciò che diciamo o pensiamo il mondo presuppone un mondo vero, stabile e immutabile, e questo presupposto falsifica il mondo del divenire. Ciò che facciamo come centri di potere è imporre una regolarità e un ordine su questo caotico mondo del divenire per aumentare il nostro potere. “Non” sapere “ma schematizzare – imporre al caos la stessa regolarità e forma di cui necessitano i nostri bisogni pratici”.

Il mondo o la realtà non sono qualcosa di immutabile, e non sono una cosa stabile una ordinaria unità; ma il caos, creato dalle lotte dei centri di potere.

Ogni centro di potere cerca di costruire un mondo vantaggioso per il proprio benessere fuori da questo mondo caotico, e poiché ogni centro di potere è diverso l’uno dall’altro, ognuno di esso sperimenta il mondo in modo diverso; quindi, la costruzione del mondo si differenzia da ogni altro. In breve, ogni centro di potere interpreta il mondo dalla prospettiva in cui può aumentare il suo potere dominando o assimilando gli altri.

Attraverso l’interpretazione, i centri di potere costruiscono un mondo,
che possono aumentare il loro potere dominando e assimilando gli altri. In realtà, come dice Nietzsche “l’interpretazione è di per sé un mezzo per diventare padrone di qualcosa”. Il concetto di interpretazione è un altro importante costituente del prospettivismo di Nietzsche.

DISGUSTO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Tutti sono infelici perché tutti hanno paura di proclamare il libero arbitrio.“

Ripugnanza e disprezzo

Sono un Misantropo nella metropoli

Decadenza e declino

Disgusto per l’altro, gli altri, per la massa

Turpe esemplare pronto ad assommarsi

La Mia Misantropia si nutre dell’amore dell’altro per l’odio dell’altro nell’amore nell’altro…accresco Me stesso, vivendo in mezzo alla massa

Cacofonia e disarmonia, sono l’Individuo della Misantropia Metropolitana

Osceno e magnifico, sono sinonimi che aggradano la moltitudine

Sublime odio che divora il circostante, e consuma un io dopo l’altro, dopo l’altro ancora

Saliva che scende da anfratti odorosi, annuso il circostante e sento, voglio, elaboro, il disprezzo, che si arrampica fino al fondo del vertice

Vertex!

Alterazione della psiche, rimasuglio di spettri, compresenza di statiche forme

Mutamento della negazione, che non nega ma avanza e dissemina non forme di avversione

Immagine di stratificazione, ritratto di un mondo in asfissia, moltiplicazione e riadattamento dell’uomo-razionale

Repulsione e spregio

Sono un Misantropo nella metropoli

Effluvio di distruzione, proiettando il mondo vero approssimato al mondo apparente

Abietto comporsi di incastri in anonimi cubicoli di cemento

Ghetto che permea l’enfasi che compenetra e pervade il flusso di vita

Amore per me stesso, odio per l’identico, ossessione e appartenenza

Profondo particolare, avversione singolare e specifico odio verso il genere umano

Umano senza distinzione, accumulo e consumo di apprensioni uguali una all’altra

Fenomenalità di uno spirito nel respiro morente di un apparenza opaca

Contrasto in uno sguardo, disperso tra i molti, attenzione in un relazionarsi manchevole

Realtà che corrisponde all’avversione in un atteggiamento nell’espressione edulcorata

Mutevole apparenza in un impressione di fugace sintesi: indifferenza, disinteresse, interesse per il concentrare duplicati dentro un umano entro un umano

Il vuoto dell’universo, immanente, il vuoto dell’universo, paragone e immersione nel vuoto

Sono il Misantropo, e siamo i Misantropi, siamo gli Estremi, aspiriamo energia dentro le metropoli

L’anatomia della negazione, la destrutturazione della forma improntata, plasmata, eradicata, il sintomo di unione tra approssimazione e vertigine

Disgusto, indigesto, in una spirale di rovina, devastazione, impronta che esaspera gli opposti che si avversano

Invocazione al Caos! Stella Unicista!

Uroboro che voracemente inghiotte e ingolla strati deformati di umani

Serpens qui caudam devorat

Senza interludio, nel vuoto, senza intermezzo, del vuoto,

Nuovo inizio, senza fine, in un cerchio che spande disarmonia inondante

Ciclo spezzato, ogni fine ogni inizio, ogni inizio ogni fine

Invocazione al Caos! Stella Arca!

Individuo Egoista o Individuo Humano?

Io sono il Misantropo, Io sono l’Estremo, Io Voglio tutto, Io Sono il Tutto!

Schizo

MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA VOL.4 (TERRORISMO EGOARCA/AVYSSOS EDIZIONI)

Ricevo e pubblico:

http://terrorismoegoarca.torpress2sarn7xw.onion/2019/07/16/misantropia-attiva-estrema-vol-4-terrorismo-egoarca-avyssos-edizioni/

Misantropia Attiva Estrema vol.4

In affinità con i tipi dell’Avyssos, pubblichiamo il 4° volume di “Misantropia Attiva Estrema”. Ribadiamo, come hanno fatto altri affini, che non perseguiamo nessun fine politico, ma ci interessa l’ampliamento del caos, del terrorismo, della distruzione egoarca, è anche se sembra che gli attentati che proponiamo siano assimilati nella quotidianità, pensiamo possano dare apporto alla Misantropia estrema, è che questi attentati siano attuati per questo, per la distruzione personalistica, specifica.

Terrorismo Egoarca/Avyssos Edizioni

cultoabaddon@secmail.pro

NO EMPATHY: “VERSO L’INFINITO”

Una corrente di oscurità
Gli Spiriti infuriati
Perseguendo i sentieri
Nelle profondità più oscure
Brucia! Fiamme sinistre
Rivelaci l’Infinito
Assoluzione mentale

Occultandoci con la Maledizione
Forte come la Notte
Aprendo l’incendio del Grembo
Per liberare la Verità
Mentre la Luce diventa nera
E infetta la Ferita

Inalando le Ceneri
Il respiro della Forza iniettata
Una Forma distante che non raggiunge nessuno
Per un Mondo sconosciuto
Dove Omega è uguale a Alpha
Dove niente è tutto

____

A Current of gloom
The Spirtis unleashed
Following their Paths
Into the darkest Dephts
Burn! sinister Flames
Reveal us Infinity
Mental Absolution

Cover us with the Curse
Strong as the Night
Open the Sears of the Womb
And liberate the Truth
As the Light turns to black
And infect the Wound

We inhale the Ashes
The breathing Force injected
A distant Shape no one reaches
For a World unknown
Whre Omega equals Alpha
Whre nothing is all

VAGANDO TRA ROVINE NASCOSTE

Vago tra rovine nascoste
Attraverso notti di veglia senza fine.
Io non appartengo a nessun luogo,
e nessuna epoca
Vivo nel passato e nel presente
Bandito dal tempo,
Sono un ombra senza era,
Ho in me la forza oscura,
Per non ascendere,
Per rimanere nel profondo
Dell’inumano,
A cui appartengo …sono il Misantropo
Per essere il maestro,
Non il servo.
Verso il limite
Verso un limite
Tornando nel rifugio
In cui le candele si accendono
I muri scritti di sangue …
L’abisso si riapre …sono il Misantropo
E il male è libero
Ancora una volta…
Gli anni diventano secondi,
I secondi diventano anni,
Il sangue diventa fuoco,
Il fuoco diventa sangue,
L’oscurità diventa luce,
La luce diventa oscurità,
Divento tutto,
Divento nulla,
Niente è casuale.
Tutto ha uno scopo.
Tutto ha un significato.
Come gli spiriti indomabili,
Erro, non appartengo a nessun luogo e non ho tempo.

KOLDBRANN: “MANIFESTO DEL KAOS”

Un trono che è in fiamme
Una fiamma che non può essere estinta
Forgiato nel titanio con una volontà granitica
Battezzato nel sangue con un anima così fredda

Nato con volontà e abilità di ferro
Incontrando le profezie
Come sanno codardamente nei loro cuori
Non osando guardare

Anima e animus danzano all’unisono
In una volta oscura del cielo
Schiacciando il fragile equilibrio
Questi sono segnali che il kaos sta avanzando

Consapevoli del richiamo
Un manifesto aspro
La crosta della terra
In una spirale di spasmi di morte

Nei muri di una ignobile prigione
Ti consegno le mie visioni
Senti le parole impetuose di verità
Sferza per sferza

Come figli dell’età nucleare
Apportando a questa aspra eredità
Le torri devono cadere
E le ferite dolorose devono essere tenute aperte

Come l’immagine inversa di un fiore
È il fuoco eterno che brucia
Su un’isola, intricato in un mare nero
Siamo rinati ancora una volta nell’oscurità
_______

En trone av brennende hat
En flamme som ikke lar seg slukke
Smidd i titan med en vilje så hard
Døpt i blod av sjel så kold

Født med jernvilje og evne
Til å oppfylle de profetier
Som de feige kjenner i sitt hjerte
Men ikke tør ta i øyesyn

Anima og animus i en veldig dans
På en skumrende himmelhvelvning
Knuser den skjøre likevekt
Bærer tegn om at kaos er i emning

De syner som deg skjenkes
Det bitre manifest
Jordens skorpe
Vrir seg i dødskramper

I ditt skammens fengsel
Jeg skjenker deg mine syner
Føl sannhetens ord og svepe
Piskeslag for piskeslag

Som sønner av den nukleære tidsalder
Vi bringer den bitre arv videre
Tårn skal falle
Og bitre sår skal holdes åpne

Som et vrengebilde i full blomst
Er den evige ilden, der den brenner
På en øy, omsvøpet av et svart hav
Gjenfødt i mørket er vi

SANGUE E ODIO MISANTROPICO

Sono rimasto nella melma sulla cima della collina
Osservando i Cieli che crollavano
L’inferno è scaturito da lacerazioni intessute nelle profondità delle terre
Soffocando la luna e il sole in un velo cremisi
L’aria era acre come il sangue che consumava i mari agitati
Corpi disseminati dalla marea in declino che si insinuavano nelle profondità
Molto simile alla vita che un tempo lottava in questo mondo ormai in decadenza
Una teodicea bruciata
Quando gli dei senza volto si destreggiavano col fuoco
E ora tutto ciò che è rimasto di un tale abominio
È avvolto da una coltre di lacrime e cenere che non risorgerà mai.

BANDIERE NERE

Ricevo e pubblico:

https://ragnarok.squat.gr/2018/01/03/renzo-novatore-%ce%bc%ce%b1%cf%85%cf%81%ce%b5%cf%82-%cf%80%ce%b1%ce%bd%cf%84%ce%b9%ce%b5%cf%81%ce%b5%cf%82/

I.
Labari neri nel vento
chiazzati di sangue e di sole.
Labari neri nel sole
urlanti di gloria nel vento!

Bisogna ritornare alle origini. Bevere alle antiche sorgenti!…
Bisogna ritornare all’anarchismo eroico, all’arditismo individuale, violento, scapigliato, poetico, decentratore…
E bisogna ritornarci con tutto intiero in nostro istinto moderno, con tutta intiera la nostra nuova concezione di vita e di bellezza; con tutto intiero il nostro pessimismo sano e cosciente che non è rinuncia o impotenza ma fiore rigoglioso di vita esuberante. Noi siamo i veri nichilisti della realtà ed i costruttori spirituali di mondi ideali.
Siamo filosofi distruttori e poeti creatori…

Camminiamo nella notte
con nel cervello un sole;
e con negli occhi ardenti
due immense stelle d’oro.
Camminiamo…

II.
Parecchi anni or sono tutti i re della terra e tutti i tiranni del mondo si avanzarono sulla soglia del tempo, e — vol¬tando le spalle all’aurora — chiamarono — a gran voce — gli spettri del passato: del più tenebroso passato!
Alla voce dei tiranni e dei re si unirono pure le rauche voci di tutti i gran pezzenti dello spirito, dell’arte, del pensiero e dell’idea! — Ed alla voce dei tiranni, dei re e dei pezzenti gli spettri ed i fantasmi risuscitarono dalle lor tombe e vennero a danzare fra noi…
Lo «stato», la «razza», la «patria» furono i macabri nuvoloni che assalirono il cielo, i fantasmi spettrali che offuscarono il sole; che ci rigettarono nella fosca notte del medioevo lontano…

III.
Morte!…
Chi la ricorda ancora la macabra danza del bieco e mostruoso dio della guerra?
Chi ricorda ancora la guerra?
Da oggi a quel giorno molto tempo è passato, ma sopra questa disgraziata, e pur nobile terra, concimata di sterili cadaveri e gonfia di sangue infecondo, nessun vergine fiore ideale fatto di spiritualità e di purezza oggi germina ancora!
No. I fiori che nascono oggi sulle aride zolle di questa terra così vanamente insanguinata non sono fiori di vita rigogliosa capace di grande speranza, di lotte virili, di vigorosi pensieri; ma sono fiori di morte nati nella tenebra, crescenti nello spasimo dell’incoscienza, travolti nell’uragano, trascinati alla deriva del fiume dell’oblio…

Io non sono un sentimentalista… ma ho della guerra un orribile ricordo.
È per lei che ho finito per odiare e poi per disprezzare gli uomini. Prima di disprezzarli e di odiarli ho però raccolto nel mio cuore tutte le lacrime dell’umanità ed ho rinchiuso nella mia grand’anima-sintesi tutto il dolore del mondo…

Anche lo spirito del grande Zarathustra — che è il più vero amante della guerra ed il più sincero amico dei guerrieri — della guerra deve esserne rimasto terribilmente nauseato…
Deve esserne rimasto terribilmente nauseato perché l’ho udito gridare: «Voi dovete cercare il vostro nemico, combattere la vostra guerra, e ciò per le vostre idee!»
E se la vostra idea soccombe, che la vostra rettitudine gridi al trionfo.
Ma, ohimé! la predicazione eroica del grande liberatore a nulla valse!
Il gregge umano non seppe distinguere il proprio nemico né combattere per le proprie idee. (Il gregge non ha delle proprie idee!)
E non conoscendo il proprio nemico né avendo delle idee proprie da far trionfare, Abele morì per Caino un’altra volta.
Fu chiamato a morire ed egli partì; come sempre. Così!
Senza saper dire né Sì né No! Partì da imbelle, da automa, come sempre.
Se avesse almeno avuto la capacità di dire il Sì della volontaria ubbidienza entusiasta — quando non ha avuta la potenza eroica di pronunziare il titanico No della tragica negazione — avrebbe almeno dimostrato di credere nella «causa» per cui combattendo moriva…
ma non seppe dire né sì, né no!
Partì!
Da imbelle, come sempre!
Così…
E partendo andò verso la morte.
Andò verso la morte senza sapere il perché.
Come sempre!
E la morte non attese…
Venne!…
Venne e danzò.
Danzò e rise!
Per cinque lunghi anni…
Rise e danzò sulle fangose trincee di tutte le patrie del mondo.
Macabramente!
Oh, com’è idiota e volgare — feroce e brutale — la morte che danza senza avere sul dorso le ali di un’Idea.
Di un’Idea violenta che scardina e distrugge.
Di un’Idea feconda che genera e crea!
Che cosa stupida e orrenda il morire da imbelli senza sapere il perché.
Noi l’abbiamo veduta — mentre danzava — la Morte.
Era una Morte nera, opaca, senza una trasparenza di luce.
Era una Morte senz’ali!…
Com’era brutta e volgare.
Com’era goffa la danza!
Ma pure danzava…
E come li falciava — danzando — tutti i superflui, coloro che eran di più!
Tutti coloro per cui — dice il grande liberatore — fu inventato lo Stato.
Ma, ohimé, non soltanto quelli falciava…
Sì! La Morte — per vendicare lo Stato — falciò anche dei non inutili. Anche dei necessari…
Falciò anche di coloro per cui la vita era un poema di profondità ove il dolore sublimato cantava un ritornello giocondo…
Ma coloro che non c’erano in più; che non erano superflui; coloro che sono caduti urlando il loro titanico No! ribelle e forte: coloro saranno vendicati.
Noi li vendicheremo!
Li vendicheremo perché eran fratelli nostri; perché sono caduti con negli occhi le stelle; perché morendo hanno bevuto il sole.
Il sole del Sogno.
Il sole della Lotta.
Il sole della Vita.
il sole dell’Idea!

IV.
La guerra!…
Che cosa ha rinnovato la guerra?
Ov’è la trasfigurazione eroica dello spirito?
Dove sono mai state appese le tavole fosforescenti dei nuovi valori umani?
In quale sacro tempio sono state deposte le miracolose anfore d’oro racchiudenti i gran cuori fiammanti dei geni creatori; degli eroi dominatori — che i frenetici fautori della grande guerra ci avevano promesso?
Ov’è che splende il sole maestoso del nuovo grande meriggio?
Fiumi paurosi di sangue lavarono tutte le zolle del mondo e percorsero urlando tutte le vie della terra.
Torrenti spaventosi di lacrime fecero echeggiare il loro straziante ed angoscioso lamento attraverso i vortici più reconditi e oscuri di tutti i continenti del mondo.
Montagne di ossa e di carname umano ovunque imputridirono nel fango, e ovunque urlarono al sole.
Ma nulla si trasformò: — nulla ci valse!
Solo il verminoso ventre borghese ruttò per sazietà; e quello proletario urlò per troppa fame!
E basta!
Se con Cristo ed il cristianesimo l’anima umana fu sospinta nel freddo e vuoto nulla dell’al di là della vita; con Carlo Marx ed il socialismo fu fatta discendere giù nell’intestino…
Il ruggito che nel dopo guerra rimbombò sul mondo e scosse l’umanità non fu altro che un ruggito ventrista che il socialismo tradì, stroncò, soffocò, strangolò, non appena si accorse che incominciava a colorirsi d’un po’ di contenuto ideale…
Consumata questa suprema viltà, che non ha nome, nacque e s’ingigantì la più bieca, la più fosca, la più nera reazione.
Era logico — naturale — fatale!
Era umano…

V.
L’epoca nostra — malgrado le vuote e contrarie apparenze — è già distesa carponi sotto le pesanti ruote d’una nuova Storia.
La morale bestiale della nostra bastarda civiltà cristiano-liberale-borghese-plebea volge verso il tramonto…
La nostra falsa organizzazione sociale si sfascia fatalmente — inesorabilmente!
Il fenomeno fascista ne è la prova più certa ed inconfutabile.
In Italia come altrove…
Per dimostrarlo non ci sarebbe bisogno che di risalire il tempo ed interrogare la Storia. Ma questo bisogno non c’è! — Il presente parla con abbastanza eloquenza…
Il fascismo altro non è che lo spasimo convulsionario e crudele d’una società in disfacimento che affoga tragi¬camente nel pantano delle sue menzogne.
Perché egli — il fascismo — celebra sì i suoi baccanali con roghi di fiamme e orge malvage di sangue; ma dal fosco crepitìo dei suoi lividi fuochi non si sprigiona una sola scintilla di vivida spiritualità innovatrice; mentre che il sangue che sparge si tramuta in vino, che noi — i precorritori del tempo — raccogliamo tacitamente coi calici rossi dell’odio destinandolo come bevanda eroica per comunicare i pallidi figli della notte e del dolore nella messa fatale della grande rivolta.
Noi prenderemo per mano questi fratelli nostri per marciare assieme ed assieme salire verso nuove albe spirituali, verso nuove aurore di vita, verso nuove conquiste di pensiero, verso nuove feste di luce; nuovi meriggi di sole.
Perché noi siamo amanti della lotta che libera.
Siamo figli del dolore che ascende e del pensiero che crea.
Siamo i vagabondi irrequieti.
I temerari di tutte le imprese: i tentatori di tutte le prove.
E la vita è una «prova»! Un tormento! Un volo tragico. — Un attimo fuggente!

VI.
La nostra volontà è eroica!
Tutto solleveremo in un turbine d’odio nel cuore del mondo e tutto tramuteremo in una tempesta d’abisso.
In uragano di culmini.
In grido di anime.
In urli di libertà!
Attraverso la celebrazione del vespro sociale tenteremo la realizzazione integrale della vita individuale: dell’Io libero e grande.
A ciò che la notte più non trionfi.
A ciò che la tenebra più non ci avvolga.
A ciò che il perenne incendio del sole eternizzi e perpetui la sua festa di luce sulla terra e sui mari!
Perché noi siamo i sognatori ardenti dell’impossibile: i pericolosi conquistatori di stelle!

VII.
Il fascismo — malgrado le vuote e contrarie apparenze è qualche cosa di troppo effimero e d’impotente per impedire il corso sfrenato e libero del ribelle pensiero che straripa e si espande irrompendo impetuoso al di là d’ogni diga e dilaga furente al di là d’ogni segno, trascinando — motore animatore e possente — dietro i suoi passi giganti l’azione gagliarda e titanica del duro muscolo umano.
È impotente perché è forza bruta.
È materia senza spirito.
È un corpo senz’anima.
Una notte senz’alba!
Egli — il fascismo — è l’altra faccia del socia¬lismo…
L’uno e l’altro sono due specchi senza luce: due astri spenti!
Il socialismo è la forza numerica — materiale — che agendo all’ombra d’un dogma si risolve e dissolve in un miserabile «no» spirituale che lo vuota d’ogni slegata elasticità volitiva, eroica, ideale. Il fascismo è un figlio epilettico del «no» spirituale che si brutalizza tendendo — ma invano — ad un volgare «sì» materiale.
Nel campo dei valori morali si equivalgono. Fascismo e socialismo sono due degni fratelli. Anche se l’ultimo si chiama Abele e il primo Caino. Un Sogno comune li unisce. E quel sogno si chiama Potere.

VIII.
Labari neri nel vento
chiazzati di sangue e di sole.
Labari neri nel sole
Urlanti di gloria nel vento!
Ciò che la guerra non ha fatto, e non poteva fare, può, e deve farlo, la rivoluzione!
O nere bandiere portate
nel pugno ribelle dell’uomo
— che fissa lo sguardo suo intenso
al di là della dominante menzogna
— garrite nel sole e nel vento.
garrite nel vento e nel sole.
La vittoria sorride lontano!…
Lontano — lontano — lontano!…
Nella gloria del sole e del vento!

IX.
Il fascismo ed il socialismo sono i cerotti del tempo: i temporeggiatori del fatto!
Sono fossili rabbiosamente cristallizzati che il dinamismo volitivo — di cui noi animiamo la storia che passa — travolgerà nella comune fossa del tempo. — Perché nel campo dei valori spirituali e morali i due nemici si equivalgono.
Sono le due facce della stessa medaglia.
All’uno ed all’altro manca la luce dell’eternità!
Solo i grandi vagabondi dello spirito — i portatori di bandiere nere — potranno essere il luminoso fulcro animatore dell’eterna rivoluzione che spinge il mondo in avanti.

X.
La nostra anima volitiva è multiforme…
È attraversata da palpiti ardenti di sole e da brividi frementi di stelle!
Siamo dei poeti ribelli e dei filosofi della distruzione.
Siamo degli anarchici.
Iconoclasti!
Individualisti,
atei,
nichilisti!
Siamo i portatori di bandiere nere.
Camminiamo nella notte
con nel cervello un sole.
Con negli occhi ardenti
due immense stelle d’oro!
Camminiamo!…
E nel teatro dell’umanità il nostro posto è alla più estrema di tutte le estreme sinistre.

XI.
Dietro i neri e giganteschi nuvoloni che ancor coprono il cielo lampeggia un crepuscolo rosso.
La tragica celebrazione del Vespro sociale si ap¬pressa!
L’ultima notte nera si farà vermiglia di sangue.
Di sangue e di fuoco.
Perché il sangue chiede sangue.
È vecchia storia…
E poi i nostri figli — i figli dell’Aurora — devono nascere dal sangue e forgiati dal fuoco.
Perché le nuove idee individuali devono nascere più vergini e belle dalle grandi tragedie sociali: dal turbine di nuovi uragani!
Ed è solo dalla grande catastrofe del fuoco e del san¬gue ove nascerà il vero Anticristo profondo d’umanità e di pensiero. Il vero figlio della terra e del sole capace di scavalcare i vertici e di scrutare gli abissi.
Perché l’Anticristo è Aquila e Serpente.
Abita i culmini e le profondità!
Egli — lo spirito dell’uomo nuovo — passerà at¬traverso le fumanti macerie del vecchio mondo distrutto per ascendere verso il mistero grandioso della vergine alba che viene!
Egli — bello e superbo — si ergerà sulle soglie del nuovo mattino saturo di forza selvaggia e scintillante di sovrumana bellezza per dire agli uomini restii: Avanti, avanti!
Corriamo al di là d’ogni sistema.
Corriamo al di là d’ogni forma.
Voliamo verso la suprema libertà.
Verso l’estrema ANARCHIA!

XII.
Noi — i liberi spiriti — i vagabondi dell’idea — gli atei della solitudine — i demoni del deserto che non ha testimoni.
Noi — i Mostri luminosi della notte — ci siamo già spinti verso le vette estreme.
Camminiamo nella notte
con nel cervello un sole.
Con negli occhi ardenti
due immense stelle d’oro!
Ed ogni cosa — con noi — deve essere sospinta verso le sue massime conseguenze.
Anche l’odio.
Anche la violenza.
Anche il «delitto»!
Perché l’odio dà la forza che osa.
La violenza e il «delitto» sono il genio che distrugge e la bellezza che crea!
E noi vogliamo osare.
Distruggere — rinnovare — creare!
Perché tutto ciò che è basso e volgare deve essere scardinato, distrutto.
Deve restare soltanto tutto ciò che è grande.
Perché ciò che è grande appartiene alla Bellezza.
E la vita deve essere bella.
Anche nel dolore.
Anche nell’uragano!…

XIII.
Noi abbiamo ucciso il «dovere» di solidarietà, a ciò che la nostra libera brama di spontaneo amore e di volontaria paternità acquisti un valore eroico della vita.
Abbiamo ucciso la «pietà» perché è un falso sentimento cristiano e perché vogliamo creare il nobile ed incompreso egoismo donatore.
Abbiamo strangolato il falso diritto sociale — creatore di umili, di imbelli e di mendicanti — a ciò che l’uomo scavi il suo «io» più profondo e segreto per trovare le potenze dell’Unico.
Perché noi lo sappiamo.
La vita è stanca di avere degli amanti rachitici.
Perché la terra è stanca di essere inutilmente calcata da lunghe falangi di pigmei salmodianti stupide preci cristiane.
Ed infine perché anche noi siamo stanchi di quei nostri “fratelli” carogne incapaci alla pace e alla guerra. Inferiori all’odio e all’amore.
Sì! Siamo stanchi e nauseati!
L’umanità deve essere rinnovata.
Occorre che echeggi sul mondo un epico e barbaro cantico di nuova e vergine vita.
Noi siamo portatori
di torce sfavillanti.
Siamo gli accenditori
di roghi crepitanti!
La nostra bandiera è nera.
La nostra strada è l’infinito.
E l’ideal nostro supremo
è il vertice o l’abisso!
Camminiamo!…
Camminiamo nella notte
con nel cervello un sole.
Con negli occhi ardenti
due immense stelle d’oro!
Camminiamo…
E se il nostro sogno fosse una chimera?
E se le nostre lotte fossero inutili e vane? E se la rinnovazione dell’umanità fosse cosa impossibile a compiersi?
Ah, no! Noi cammineremo egualmente.
Per la dignità di noi stessi.
Per amore delle nostre idee.
Per la libertà del nostro spirito.
Per la passione dell’anima nostra.
Per la necessità della nostra vita.
Meglio morire da eroi in uno sforzo di liberazione e autoelevazione che vegetare da impotenti e da imbelli in questa ripugnante realtà.
O bandiere nere.
O neri trofei,
segnacoli e simboli
dell’eterna rivolta.
Voi che siete i testimoni sanguinanti di tutte le au¬dacie umane:
Voi che siete scardinatori di tutti i pregiudizi:
Voi che siete i veri e soli nemici di tutte le umane vergogne — di tutte le bieche menzogne!
Voi che intrisi di dolore e di sangue cantate l’eterna rivolta.
Io vi stringo nel pugno mio forte
e tra le tempeste dei venti
vi innalzo in una gloria di sole.
In una gloria di sole e di venti…
Di venti di sole e di luce!

Renzo Novatore

SKITLIV: “MISANTROPIA SCANDINAVA”

In questa epoca in un vetro scheggiato
In questa lacerazione di anime viventi
In questo attimo di sogni di morte e di morti
In questa propagazione di agitazione
Cicatrici del mio spirito condannato per sempre
Devo viaggiare in mondi sconosciuti, ebbene?
Probabilmente non lo farò.. Implora
Sono bloccato in questo mondo di lacrime macchiate di merda
Ho ingoiato i cavalli che nuotano
Ho inghiottito il gufo degli inverni addormentati
Ho dato alla luce l’ultima bestia nel cielo
E alla fine del mondo ho riso fragorosamente
Ho crocifisso i miei sogni con passione
Io stesso ho eretto la lapide
Ho scavato la tomba con gioia sprezzante
Tre giorni di silenzio ho ottenuto
Per la mia crocifissione
L’inumazione e la pira funeraria del mio passato
Ora il cambiamento giunge con un odio lamentoso
Negli occhi. I tuoi occhi. Occhi del destino.
In loro trovo il conforto, dove gli altri temono di vagare
Dischiudi il conflitto all’interno del codice della vita
Attraverserò queste notti drogate
Io e il mio riflesso siamo unici
Ho superato i limiti per elevarmi nella vita e ne sono uscito vittorioso
Inabile era Dio
Inabile era Satana
Inadeguati non siamo mai stati
Infrangi la paura persistente e lasciala respirare
In questi giorni soffoco così lentamente
Soffoco per l’aria viziata
Rimango in un limbo
Il mio sangue è pregno di contorsionismo
Non ho paura
Io no
Io no – non temo la vita
Sono anti-materia. Sono un Satanista. Sono un Cristiano. Sono un dio lebbroso. Sono quello che vuoi che io sia. Ma io non sono. Sono anti-materia. Non sono mai Cristiano. Oh, il modo sacro delle fottute parole. Le tue ginocchia sono fatte per inginocchiarsi. Ma non le mie. Cristianità, religione della pietà. Ti chiami Satanista? Sono anti-materia. Autentico Black Metal. Il mondo è tutto ciò che è il caso.

___________

In this age of splintered glass
In this ripping of living souls
In this moment of deaddeathdreams
In this scattering of self-restlessness
Scars of my everdrowned condemned spirit
Shall I travel to worlds unknown then?
I probably shan..t. Pray
I am stuck in this world of shitstained tears
I swallowed the swimming horses
I engulfed the sleeping winters owl
I gave birth to the last beast in the sky
And at worlds end I laughed out loud
I crucified my dreams with passion
I erected the tombstone myself
I dug the grave with scornful glee
Three days of silence I obtained
For my crucifixion
The burial and funeralpyre of my past
Now change came with mournful hatred
In the eyes. Your eyes. Eyes of doom.
In them I find the comfort of where others fear to roam
Open the rivalry within the codex of life
I..ll ride through these drugcrazed nights
Me and my reflection are but one
I pushed up into life and pulled out of it
Disabled was God
Disabled was Satan
Disabled we never were
Crack open the lingering fear and let it breathe
I drown so slowly these days
I choke on stale air
In limbo I remain
My blood is pregnant with contortionists
I do not fear
I do not
I do not – fear life
I am anti-matter. I Am a Satanist. I Am a Christian. I am a leper god. I am what you want me to be. But I am not. I am anti-matter. Am I never am Christian. Oh, the holy way of fucking up words. Your knees were made for kneeling. Mine were not. Christendom, religion of pity. You call yourself a Satanist? I am anti-matter. True Black Metal. Die Welt ist alles, was der Fall ist.

VIDARGÄNGR: “IL TUO NULLA”

Noi annienteremo l’intera cecità
Con animus illuminato
La vittoria è in fondo all’abisso
Niente da salvare
Niente da mantenere vivo
Distruggi tutto per costruire il tuo nulla
La bestia scatenata sta parlando attraverso di me

___

We will crush the whole sightlessness
With enlighted animus
The victory is beneath the abysm
Nothing to save
Nothing to keep us alive
Destroy all to build thy nothingness
The unleashed beast is speaking through me

Page 1 of 104
1 2 3 104