GLI OMICIDI PERPETRATI DALLA DEMEO CREW -“FAMIGLIA MAFIOSA DEI GAMBINO”

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Nota introduttiva: Anche se per alcuni potrebbe esulare da un contesto dei “piccoli” gruppi Terroristici Anti-politici, è con profondo interesse egoistico, che pubblichiamo su questo nuovo numero di KH-A-OSS, gli omicidi nella storia criminale della Crew di DeMeo, Mafioso affiliato alla Famiglia Gambino. La “storia” qua raccontata, porta ad esempio, note che in passato altri Affini Misantropi Estremi Attivi, avevano già approfondito. L’organizzarsi in ruoli ben definiti, per arrivare al proprio obiettivo; l’usare per i proprio fini, persone che “non c’entrano”, per finalizzare un omicidio. Il puro disinteresse per i valori umanistici e morali, e il dispiegamento dell’Anti-umanesimo e del Terrorismo, per conquistare piazze e vie, per appropriarsi del Potere. Come sopra l’uso di un certo tipo di Autorità, che alla fine vince, perché la definizione dei “ruoli”, porta ad avanzare, ad uccidere, senza essere uccisi, a colpire in maniera sempre più complessa e precisa. Il Terrore che un certo tipo di azioni porta a compimento, il godimento che esalta l’Individuo contro il valore delle pecore-massa, la definizione amoralistica del termine “criminale”, il rifiuto- rifiuto in quanto azione spontaneistica- delle differenze puerili di genere. In un mondo- come oramai abbiamo presente, sempre più incline alle stronzate umanistiche, ai tediosi dibattiti, su cosa “è giusto o sbagliato”*, alle scomuniche da democrazia partecipativa, portate avanti, come se tutti fossimo sullo stesso piatto della bilancia**, porta alla presente compilazione di assassini selettivi/indiscriminati e amorali, una “boccata di aria fresca”, che esalta lo spirito della guerra e della morte!

* Dovete capire- voi umanisti, che a Noi Estremisti Misantropi Attivi e Terroristi Anti-politici, non frega un emerito cazzo dei vostri dibattiti noiosi. Il mondo è degli Archisti, come scriveva qualcuna…ridiamo bellamente delle vostre prediche, mentre godiamo ogni volta che un atto o un attentato spezza la fragile pace e la morale della società. Gli Archisti, gli Egotisti, gli Amorali, i Misantropi che promuovono il Caos e il Terrore, sputando sulle prediche della vostra Chiesa cristiana, ridono ogni volta che agiscono, e mangiano e ingurgitano l’anima della società-massa.

* Non comprendendo che non seguiamo nessuna linea retta, e non siamo manco sbilanciati, rispetto ai valori umanistici, ma ci stagliamo in Alto, negando che esista un contenitore dove poter confrontarsi con all’interno una dialettica di etica-politica.

Editori della Rivista Misantropica Attiva Estrema KH-A-OSS

Tradotto e assemblato da Corleonese Nihilista, occultato dalle parti della Kalsa/Palermo.

1. Paul Rothenberg (42 anni) (Luglio 29, 1973)
Motivo: Sospetto collaboratore. (ndt, pentito/informatore della polizia)
Metodo: Due spari dietro la testa con una pistola.
Ubicazione: 1025 Corso Northern (Flower Hill, Long Island)
Partecipanti: Roy DeMeo (Esecutore; 32 anni). Ordinato da Anthony Gaggi (47anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.

2. Andrei Katz (22 anni) (Giugno 13, 1975)
Motivo: Informatore.
Metodo: Pugnalato più volte al petto e alla schiena. Corpo smembrato.
Ubicazione: Pantry Pride-Via Beach 90esima strada (Rockaway, Queens)
Partecipanti: Harvey/Chris Rosenberg (24 anni), Roy DeMeo (34 anni), Henry Borelli (27 anni), Anthony Senter (20 anni), Joseph Testa (20 anni). Judith Questal usato come esca.
Nota: Secondo quanto riferito, il parente della vittima, possibilmente cognato, si suicidò nel New Jersey anni dopo in circostanze sospette. In seguito, la Crew di DiNome dichiarò che la morte era un suicidio vero senza un loro coinvolgimento.

3. Joseph ‘Joe Bikini’ Brocchini (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 43 anni) (Maggio 19, 1976)
Motivo: DeMeo preso a pugni.
Metodo: Cinque spari in testa.
Ubicazione: Rivenditore di auto Parliament al 69-11 di Corso Roosevelt (Woodside, Queens)
Partecipanti: Roy DeMeo (35 anni), Henry Borelli (27 anni), Chris Rosenberg (25 anni), Anthony Senter (21 anni), Joseph Testa (21 anni). Autorizzato da Anthony Gaggi (50 anni).
Nota: omicidio non autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino e messa in scena per apparire come una rapina a mano armata fallita. Brocchini viene colpito mortalmente da DeMeo e Borelli. Dipendenti sequestrati da Rosenberg, Senter e Testa.

4. Vincent ‘Vinny Mook’ Governara (34 anni) (Giugno 12, 1976)
Motivo: Aveva rotto il naso a Gaggi, durante un alterco anni prima.
Metodo: Spari multipli di pistola.                                                                                    Ubicazione: Corso 20 della 85esima Strada (Bensonhurst, Brooklyn)
Partecipanti: Anthony Gaggi (50 anni), Roy DeMeo (35 anni), Dominick Montiglio (28anni).
Nota: Gli Esecutori sono DeMeo/Gaggi.

5. George Byrum (42 anni) (Luglio 13, 1976)
Motivo: Indicazione fornita ad altri che conduce al furto della residenza in Florida di Gaggi.
Metodo: Colpo in faccia con una .380, pugnalato alla schiena undici volte. Parzialmente decapitato.
Ubicazione: Ocean Shore Motel (Dade County, Florida)
Partecipanti: Roy DeMeo (35 anni), Anthony Gaggi (50 anni), Anthony Plate (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 63 anni).
Note: Colpo mortale/pugnalato da DeMeo. Plate funge da vedetta.

6. Vittima non identificata #1 (1976)
Metodo: Adatta per essere uccisa.
Ubicazione: Sepolta alla futura Stazione di rifornimento (Bensonhurst, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (35 anni), e altri.
Nota: Fatto presente alla Crew di Montiglio da DeMeo. Sito dissotterrato, senza aver trovato i resti.

7. Vittima non identificata #2 (1976)
Metodo: Adatta per essere uccisa.
Ubicazione: Sepolta alla futura Stazione di rifornimento (Bensonhurst, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (35 anni), e altri.
Nota: Fatto presente alla Crew di Montiglio da DeMeo. Sito dissotterrato, senza aver trovato i resti.

8. Charles ‘Ruby’ Stein (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Genovese; 61 anni) (Maggio 5, 1977)                                                                                                            Motivo: Ucciso per la cancellazione di debiti e per impossessarsi della sua attività di usura.
Metodo: Colpito a morte con una pistola automatica. Corpo smembrato.
Ubicazione: 596 Club tra il Corso 20 e la 43esima Strada (Hell’s Kitchen, Manhattan)
Partecipanti: Edward ‘Danny’ Grillo (43 anni), James Coonan (30 anni), William Beattie (30 anni), Thomas Hess (39 anni), Richard Ryan, Nicholas Kagabines (46 anni).
Nota: Grillo agisce da esecutore. Dopo la morte, ogni affiliato spara al suo corpo. Il corpo viene smembrato da Coonan e Ryan. I resti vengono trasportati da Kagabines all’isola di Wards, dove vengono buttati nell’East River. Dieci giorni dopo il torso emerge a riva a Jamaica, nel Queens. DeMeo non viene informato dell’omicidio fino a dopo il fatto.

9. Michael ‘Mickey’ Spillane (43 anni) (Maggio 13, 1977)
Motivo: Ucciso come favore a James Coonan.
Metodo: Colpito cinque volte, alle braccia, allo stomaco, il petto e il viso con delle pistole.
Ubicazione: Fuori dell’appartamento di Spillane al 47-50 della 59esima Strada (Woodside, Queens).
Partecipanti: Roy DeMeo (36 anni), Danny Grillo (43 anni), Henry Borelli (28 anni), Chris Rosenberg (26 anni), Joseph Testa (22 anni), Anthony Senter (22 anni).
Nota: DeMeo e Grillo agiscono come esecutori. Gli altri sono posizionati come rinforzo/supporto.

10. Jerome Hofaker (23 anni) (Giugno 1977)
Motivo: Coinvolto in un alterco con Dennis Testa.
Metodo: Sparato a morte.
Ubicazione: Canarsie, Brooklyn                                                                                        Partecipanti: Anthony Senter (22 anni), Joseph Testa (22 anni).

11. Johnathan Quinn (34 anni) (Luglio 20, 1977)
Motivo: Testimonianza davanti al gran giurì.
Metodo: Un colpo nella parte posteriore della testa con una pistola calibro 32.                                                                                                                                     Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (36 anni), Henry Borelli (29 anni), Peter LaFroscia (28 anni), Chris Rosenberg (26 anni), Joseph Testa (22 anni), Anthony Senter (22 anni).
Nota: Corpo abbandonato a Dongan Hills, Staten Island.

12. Cherie Golden (19 anni) (Luglio 20, 1977)
Motivo: Conosceva l’operazione di Quinn.
Metodo: Sparato tre volte in testa con una pistola calibro.38
Ubicazione: Fuori dal Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Anthony Senter (22 anni), Joseph Testa (22 anni), Roy DeMeo (36 anni), Peter LaFroscia (28 anni), Henry Borelli (29 anni), Chris Rosenberg (26 anni).
Nota: Vittima, colpita da Senter, e lasciata nell’automobile di Quinn, poi abbandonata a Gerritsen Beach, Brooklyn.

13. Daniel Conti (28 anni) (Trovato il 29 Ottobre, 1977)
Motivo: Visto come un anello debole e un potenziale informatore, per un sequestro di persona organizzato male.
Metodo: Colpito nel collo e in un occhio.
Ubicazione: Trovato nel bagagliaio dell’automobile tra Corso Rochester e Via President a Lincoln Terrace Park, Brooklyn.
Partecipanti: Roy DeMeo (37 anni), Peter LaFroscia (28 anni), e altri.
Nota: Corpo scoperto da ladri di automobili durante un furto.

14. John Costello (20 anni) (Trovato il 14 Novembre, 1977)
Motivo: Visto come un anello debole e un potenziale informatore, per un sequestro di persona organizzato male.
Metodo: Multipli spari nella testa.
Ubicazione: Trovato in un automobile al 1045 di Corso Atlantic in Bedford-Stuyvesant, Brooklyn.                                                                                                       Partecipanti: Roy DeMeo (37 anni), Peter LaFroscia (28 anni), e altri.

15. Michael Mandelino (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 37 anni) (Marzo 19, 1978)
Motivo: Sospettato di aver incastrato Peter LaFroscia per una rapina.
Metodo: Multipli spari alla testa.
Ubicazione: Trovato in un automobile tra Corso Hinsdale e Corso DeWitt (East New York, Brooklyn).
Nota: Vittime, descritte da LE, come affiliati di basso livello dalla Vario Crew della famiglia Mafiosa dei Lucchese. I cadaveri vengono avvolti in un sacco di plastica e/o delle tapparelle veneziane.

16. Nino Martini/Martino (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 38 anni) (Marzo 19, 1978)
Motivo: Presente con Mandelino.
Metodo: Multipli spari alla testa.
Ubicazione: Trovato in un automobile tra Corso Hinsdale e Corso DeWitt (East New York, Brooklyn).
Nota: Vittime, descritte da LE, come affiliati di basso livello dalla Vario Crew della famiglia Mafiosa dei Lucchese. I cadaveri vengono avvolti in un sacco di plastica e/o delle tapparelle veneziane.

17. Patrick Prisinzano (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 31 anni) (Marzo 23, 1978)
Motivo: Ruba dei gioielli di un amico di DeMeo, e si rifiuta di restituirli.
Metodo: Pestato e sparato a morte. Gola tagliata.
Ubicazione: Trovato nel sedile posteriore di un automobile tra Boynton Place e Corso X (Sheepshead Bay, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (37 anni), e altri.
Nota: Omicidio non autorizzato. La vittima era figlio del Capodecina di Bonanno, Angelo ‘Moe’ Prisinzano.

18. Michael DiCarlo (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese) (Maggio 16, 1978)
Motivo: Nipote molestata dall’affiliato dei Lucchese.
Metodo: Colpo di pistola diretto con forza sulla testa dopo essere stato colpito, pugnalato, picchiato e sodomizzato. Corpo smembrato.
Ubicazione: Club After-hours (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Anthony Senter (23 anni), Roy DeMeo (37 anni), Henry Borelli (29 anni), Edward Grillo (44 anni), Joseph Guglielmo (51 anni), Chris Rosenberg (27 anni), Joseph Testa (23 anni).

19. Kevin Gueli (20 anni) (Giugno 9, 1978)
Motivo: Tentativo di truffare Chris Rosenberg per un affare di cocaina.
Metodo: Colpi multipli di pistola in testa.
Ubicazione: Trovato all’interno della sua automobile dietro Kings Plaza Diner (Mill Basin, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (27 anni), e altri possibili.

20. Joseph Scorney (28 anni) (Settembre 28, 1978)
Motivo: Molti, incluso il rifiuto di aderire all’operazione di auto-furto di DeMeo.
Metodo: Sparato e probabilmente bastonato a morte.
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)
Partecipanti: Vito Arena (36 anni), Richard DiNome (24 anni), Ronald Turekian (29 anni), Frederick DiNome (37 anni).
Nota: Vittima sparata da Arena e probabilmente bastonata da Richard DiNome. Turekian presente fuori dal negozio come palo. Frederick DiNome assiste, a disposizione. Arena in seguito affermò che anche Joseph Lee era presente come palo senza conoscenza degli altri partecipanti.

21. Edward ‘Danny’ Grillo (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 44 anni) (Novembre 14, 1978)
Motivo: In rovina per un pesante debito; visto come debole e potenziale informatore.                                                                                                                         Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), Chris Rosenberg (28 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (23 anni).

22. Gary Gardine (25 anni) (Novembre 30, 1978)
Motivo: Tentativo di truffa a Chris Rosenberg per un affare di marijuana.
Metodo: Sparato a morte.
Ubicazione: Corpo trovato nel portabagagli di un automobile bruciata (Brooklyn)
Partecipanti: Probabilmente Rosenberg (27 anni), e altri.

23. Vittima non identificata #3 (Inizio 1979)
Motivo: Secondo quanto riferito da Arena come un favore per “qualcuno a Manhattan”.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), e altri.
Nota: Secondo quanto si dice, doveva essere testimone in un processo contro la Crew di Arena.

24. Vittima non identificata #4 (Inizio 1979)
Motivo: Secondo quanto riferito da Arena come un favore per “qualcuno a Manhattan”.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), e altri.
Nota: Secondo quanto si dice, doveva essere testimone in un processo contro la Crew di Arena.

25. Vittima non identificata #5 (Febbraio 2, 1979)
Motivo: Insulti a DeMeo
Metodo: Sparato a morte.                                                                                                 Ubicazione: Fuori dal Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni).
Nota: Appoggiato dalla Crew di Montiglio.

26. Peter Waring (30 anni) (Febbraio 7, 1979)
Motivo: Sospetto informatore.
Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Paul Dordal (34 anni), probabilmente con altri.
Nota: Vittima arrestata un mese prima con Dordal per cocaina e possesso di armi.

27. Scott Carfaro (Inizio 1979)
Motivo: Assolto per stupro. I membri della famiglia fanno un contratto per il lavoro/omicidio con la DeMeo crew.
Partecipanti: Probabilmente Roy DeMeo (38 anni), e altri.

28. Ferdinand ‘Fred’ Todaro (60 anni) (Febbraio 19, 1979)
Motivo: Omicidio a contratto. Ucciso cosicché il nipote potesse subentrare alla sua proprietà commerciale.
Metodo: Sparato e accoltellato fino alla morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), Chris Rosenberg (28 anni), Frederick DiNome (38 anni), Paul Dordal (34 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (23 anni). Sollecitato da Douglas Rega (29 anni).
Nota: Vittima presa e portata all’appartamento da DiNome. Sparata da DeMeo e accoltellata da Rosenberg.

29. Charles Padnick (50 anni) (Marzo 17, 1979)
Motivo: Assassinato per aver fregato della cocaina.
Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Presumibilmente appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (28 anni), Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (24 anni), probabilmente anche altri.
Nota: Rosenberg riceve una ferita da arma da fuoco superficiale alla testa durante il lavoro.

30. William Serrano (32 anni) (Marzo 17, 1979)
Motivo: Assassinato per aver fregato della cocaina.
Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (28 anni), Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (24 anni), probabilmente anche altri.

31. Maschio non identificato (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Serrano) (Marzo 17, 1979)
Motivo: Assassinato per aver fregato della cocaina.
Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Presumibilmente appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (28 anni), Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (24 anni), probabilmente anche altri.

32. Femmina non identificata (Affiliata della Famiglia Mafiosa dei Serrano) (Marzo 17, 1979)
Motivo: Assassinata per aver fregato della cocaina.
Metodo: Probabilmente sparata a morte. Corpo smembrato.                                                                                                                     Ubicazione: Presumibilmente appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (28 anni), Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (24 anni), probabilmente anche altri.

33. Jamie Padnick (Marzo 18/19, 1979)
Motivo: Era andato a New York per indagare sulla scomparsa del padre. Era a conoscenza del commercio di cocaina.
Metodo: Probabilmente sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Presumibilmente appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Chris Rosenberg (28 anni), Roy DeMeo (38 anni), Henry Borelli (30 anni), Anthony Senter (23 anni), Joseph Testa (24 anni), altri possibili.

34. Dominick Ragucci (18 anni) (Aprile 19, 1979)
Motivo: Scambiato come sicario nei confronti di DeMeo.
Metodo: Esecutato sette volte nella parte superiore del corpo a distanza ravvicinata con una pistola.
Ubicazione: Statale 101 (Suffolk County, Long Island)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), Frederick DiNome (38 anni), Joseph Guglielmo (51 anni).
Nota: Vittima uccisa dopo un inseguimento in auto al di fuori della residenza di DeMeo a Massapequa Park, Long Island. DeMeo agisce da esecutore.

35. Harvey ‘Chris’ Rosenberg (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 28 anni) (Maggio 11, 1979)
Motivo: Ucciso per evitare la guerra nel marzo 1979, rispetto agli omicidi dei truffatori di cocaina.
Metodo: Sparato quattro volte a distanza ravvicinata.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (38 anni), Anthony Senter (24 anni), Henry Borelli (30 anni), Frederick DiNome (38 anni), Joseph Testa (24 anni).                                                                                                                                 Nota: Gli esecutori sono DeMeo e Senter. Il corpo viene messo nell’automobile di Rosenberg parcheggiata al Floyd Bennett Field a Marine Park, Brooklyn. Borelli, armato di un calibro 45 automatico dotato di silenziatore, spara oltre due dozzine di proiettili nel veicolo. Il silenziatore viene rimosso e l’arma buttata oltre il ponte del Marine Parkway.

36. James Eppolito (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 62 anni) (Ottobre 1, 1979)
Motivo: Denuncia Gaggi e DeMeo come coinvolgimento nello spaccio di droga.
Metodo: Spari multipli in testa con una pistola.
Ubicazione: Tra Brighton 6sta Strada e Shore Parkway (Coney Island, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Anthony Gaggi (54 anni). Peter Piacenti (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 58 anni) presente come complice inconsapevole. Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Gli esecutori sono DeMeo (di Eppolito) e Gaggi (di Eppolito Jr). Gaggi e Piacenti vengono arrestati quando lasciano la scena del delitto.

37. James Eppolito, Jr. (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 33 anni) (Ottobre 1, 1979)
Motivo: Denuncia Gaggi e DeMeo come coinvolgimento nello spaccio di droga.
Metodo: Spari multipli in testa con una pistola.
Ubicazione: Tra Brighton 6sta Strada e Shore Parkway (Coney Island, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Anthony Gaggi (54 anni). Peter Piacenti (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 58 anni) presente come complice inconsapevole. Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Gli esecutori sono DeMeo (di Eppolito) e Gaggi (di Eppolito Jr). Gaggi e Piacenti vengono arrestati quando lasciano la scena del delitto.

38. Khaled Daoud (Ottobre 12, 1979)
Motivo: Contatta le forze dell’ordine per l’operazione di auto-furto di DeMeo.
Metodo: Sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood Rd e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)

39. Ronald Falcaro (29 anni) (Ottobre 12, 1979)
Motivo: Presente con Daoud.
Metodo: Sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood Rd e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Henry Borelli (31 anni), Vito Arena (37 anni), Frederick DiNome (38 anni), Anthony Senter (24 anni), Joseph Testa (24 anni), Ronald Ustica (35 anni).
Nota: Gli esecutori sono Borelli e DeMeo. Automobile della vittima portata allo sfasciacarrozze Pace dove viene demolita.

40. Joseph Coppolino (39 anni) (Marzo 7, 1980)
Motivo: Sospetto informatore.
Metodo: Accoltellato a morte. Decapitato.
Ubicazione: Brooklyn
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), e altri.

41. Patrick Penny (21 anni) (Maggio 12, 1980)
Motivo: Testimone nel processo per l’omicidio Eppolito.
Metodo: Sparato nove volte in testa con una pistola.
Ubicazione: Fuori dal Ryan Bar al 1607 di Strada Sheepshead Bay (Sheepshead Bay, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Vito Arena (38 anni), Richard DiNome (25 anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.

42. Charles Mongitore (30 anni) (Giugno 5, 1980)
Motivo: Rifiuto nel fermarsi per una futura accusa contro il figlio di un membro della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Metodo: Colpito quattordici volte a distanza ravvicinata con una .380, gola tagliata.
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood Rd e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)                                                                                              Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Henry Borelli (31 anni), Salvatore Mangialino (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 43 anni), Vito Arena (38 anni), Richard DiNome (25 anni), Edward Rendini (31 anni), Anthony Senter (25 anni), Joseph Testa (25 anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Omicidio sollecitato da Salvatore Mangialino dopo che la vittima perseverava con le accuse contro il figlio Andrew. Gli esecutori sono DeMeo e Borelli. La gola della vittima è tagliata da DeMeo. I corpi vengono messi nel bagagliaio di un’automobile rubata e lasciati nel vicino cimitero di Holy Cross.

43. Daniel Scutaro (25 anni) (Giugno 5, 1980)
Motivo: Ucciso per eliminare potenziali testimoni nell’omicidio di Mongitore.
Metodo: Sparato a morte con una .380
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood Rd e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Henry Borelli (31 anni), Salvatore Mangialino (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 43 anni), Vito Arena (38 anni) Richard DiNome (25 anni), Edward Rendini (31 anni), Anthony Senter (25 anni), Joseph Testa (25 anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: I corpi vengono messi nel bagagliaio di un’automobile rubata e lasciati nel vicino cimitero di Holy Cross.

44. Frank Amato (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 38 anni) (Settembre 20, 1980)
Motivo: La figlia di Paul Castellano (Capo della Famiglia Mafiosa dei Gambino) trattata male.
Metodo: Sparato a morte con un pistola automatica. Corpo smembrato.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (39 anni), Anthony Gaggi (55 anni), Henry Borelli (31 anni), Vito Arena (38 anni), Richard DiNome (25 anni), Joseph Guglielmo (52 anni), Joseph Testa (25 anni), Anthony Senter (25 anni), Maschio non specificato (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Il “maschio non specificato sopra indicato”, viene proposto dalla Famiglia Mafiosa dei Gambino, come esecutore per il lavoro. La Crew di DiNome afferma che DeMeo riferisce che all’individuo “proposto”, saltano i nervi e non riesce a ultimare l’omicidio. A questo punto interviene lo stesso DeMeo che uccide la vittima, è che dopo viene buttata in mare.

45. Vito Borelli (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino) (Autunno 1980)
Motivo: Commenti offensivi nei confronti di Paul Castellano (Capo della Famiglia Mafiosa dei Gambino).
Metodo: Sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: 308 Est 53sima Strada (Midtown, Manhattan)
Partecipanti: John Gotti (Rappresentante Capo della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 40 anni), Joseph Watts (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 38 anni), Roy DeMeo (40 anni), Joseph Massino (Capo della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 37 anni), Dominick Napolitano (Capo della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 50 anni), Frank DeCicco (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 45 anni), James Episcopia (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno ; 52 anni), Anthony Rabito (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 46 anni), Angelo Ruggiero (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 40 anni), John Cerasani (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 42 anni), Salvatore Vitale (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 33 anni), Duane Leisenheimer (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Bonanno; 24 anni), e altri. Autorizzato dai capi delle Famiglie Mafiose dei Gambino e Bonanno.
Nota: Gli esecutori sono Gotti and Watts. Per ulteriori dettagli vedere l’omicidio di Borelli.

46. Concessionario di auto non identificato (Ottobre 21/28, 1980)
Metodo: Sparato a morte.
Ubicazione: Appartamento dietro il Gemini Lounge al 4021 di Corso Flatlands (Flatlands, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (40 anni), Frank DeCicco (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 44 anni), presumibilmente anche altri.
Nota: La Crew di DiNome ordina a DeMeo di riparare il danno per il proiettile rimasto incastrato nel pavimento. Di volta in volta DiNome viene portato a credere che DeMeo / DeCicco abbiano già realizzato altri colpi insieme in precedenza.

47. James Bennett (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 65 anni) (Aprile 29, 1981)
Motivo: Disposto a testimoniare contro Richard Mastrangelo.
Metodo: Colpito due volte in testa.
Ubicazione: Fuori dalla residenza della suocera tra Corso N e E 59esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)                                                                                                Nota: Vittima sparata da due uomini armati mascherati. Gli assalitori dopo lo scontro a fuoco, con un ufficiale di correzione fuori servizio, sequestrano una persona e fuggono.

48. Joseph Viggiano (Dicembre 4, 1981)
Motivo: Debito con il socio di DeMeo, Gus Kalevas.
Metodo: Sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Ufficio all’11 ° piano del Show World, 8avo Corso 42esima Strada (Times Square, Manhattan)
Partecipanti: Roy DeMeo (41 anni), Gus Kalevas (28 anni).
Nota: Show World gestito da Kalevas in collaborazione con DeMeo. Unico omicidio della Crew, dove Kalevas partecipa. La vittima era coinvolta anche in commercio di film porno.

49. Al Viggiano (Dicembre 21, 1981)
Motivo: Indagava sulla scomparsa del figlio Joseph.
Metodo: Colpito a morte.
Ubicazione: Canarsie, Brooklyn
Partecipanti: Probabilmente Roy DeMeo (41 anni), e altri.

50. Paul Viggiano (Dicembre 21, 1981)
Motivo: Indagava sulla scomparsa del fratello Joseph.
Metodo: Colpito a morte.
Ubicazione: Canarsie, Brooklyn
Partecipanti: Probabilmente Roy DeMeo (41 anni), e altri.

51. Anthony Romano (64 anni) (Luglio 4, 1982)
Motivo: Sospetto coinvolgimento nella rapina del 1978 a Peter LaFroscia.
Metodo: Multipli spari in testa con una calibro.38
Ubicazione: Trovato in un lotto vuoto tra Corso Blake e Corso Van Sinderan (East New York, Brooklyn)                                                                                                              Partecipanti: Roy DeMeo (41 anni), e altri. Si pensa che sia stata autorizzata dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Vittime legate con delle corde e avvolte in sacchi di plastica.

52. John Romano (36 anni) (Luglio 4, 1982)
Motivo: Sospetto coinvolgimento nella rapina del 1978 a Peter LaFroscia.
Metodo: Multipli spari in testa con una calibro.38
Ubicazione: Trovato in un lotto vuoto tra Corso Blake e Corso Van Sinderan (East New York, Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (41 anni), e altri. Si pensa che sia stata autorizzata dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.
Nota: Vittime legate con delle corde e avvolte in sacchi di plastica.
[Possibile]52esima. Albert ‘Albie’ Somma (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 38 anni) (Trovato il 18 Ottobre, 1982)
Metodo: Multipli spari nella schiena e nella testa.
Ubicazione: Trovato fuori dalla mediana dell’autostrada (Lake George, New York)
Nota: Rilasciato dal Adirondack Correctional Facility il 24 settembre 1982. Scomparso lo stesso giorno. Auto a noleggio trovata incendiata nel Queens. Poco prima che la vittima portasse delle accuse contro DeMeo e la Crew per lo spaccio di droga. Come risultato, DeMeo viene redarguito dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.

53. Roy DeMeo (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 42 anni) (Gennaio 10, 1983)
Motivo: Visto come potenziale informatore. (Ndt, l’omicidio del Capo della Crew DeMeo, è discordante, l’assassino seriale Richard Kuklinski, se ne attribuisce la totale paternità, per motivi personali-egoistici)
Metodo: Sparato più volte sul petto e la testa.
Ubicazione: Trovato in un parcheggio al Varuna Boat Club di Corso Emmons e la E 28esima (Sheepshead Bay, Brooklyn)
Partecipanti: I sospetti includono Anthony Gaggi (57 anni), Frank DeCicco (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 47 anni), Anthony Senter (27 anni), Joseph Testa (27 anni), Carlo Profeta (40 anni). Ordinato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Gambino.                                                                                                                           Nota: Corpo scoperto il 20 Gennaio.

54. Louis Petrizzo (23 anni) (Marzo 1, 1983)
Motivo: Visto come un potenziale informatore.
Metodo: Sei colpi di pistola al petto.
Ubicazione: Fuori dalla sua residenza su E 54esima Strada (Mill Basin, Brooklyn)

55. Ronald Saka (23 anni) (Aprile 11, 1983)
Motivo: Visto come un potenziale informatore.

56. Richard DiNome (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 29 anni) (Febbraio 4, 1984)
Motivo: Visto come un potenziale informatore.
Metodo: Sparato dietro la testa con un pistola automatica.
Ubicazione: Appartamento di DiNome al 2305 E 5inta Strada (Gravesend, Brooklyn)
Partecipanti: Probabilmente Joseph Testa (28 anni), Anthony Senter (28 anni), e altri..

57. John Baida (19 anni) (Febbraio 4, 1984)
Motivo: Presente nell’appartamento di DiNome.
Metodo: Sparato dietro la testa con un pistola automatica.
Ubicazione: Appartamento di DiNome al 2305 E 5inta Strada (Gravesend, Brooklyn)
Partecipanti: Probabilmente Joseph Testa (28 anni), Anthony Senter (28 anni), e altri..

58. Frederick Seiden (23 anni) (Febbraio 4, 1984)
Motivo: Presente nell’appartamento di DiNome.
Metodo: Sparato due volte dietro la testa con un pistola automatica.
Ubicazione: Appartamento di DiNome al 2305 E 5inta Strada (Gravesend, Brooklyn)                                                                                                                                  Partecipanti: Probabilmente Joseph Testa (28 anni), Anthony Senter (28 anni), e altri..

Omicidi post-DeMeo Crew

59. Vladimir Reznikov (44 anni) (Giugno 13, 1986)
Motivo: Minaccia di svelare la sua conoscenza di Anthony Casso, come membro della Famiglia Mafiosa dei Lucchese.
Metodo: Sparato sette volte con una pistola automatica.380
Ubicazione: Corso Brighton Beach (Brighton Beach, Brooklyn)
Partecipanti: Joseph Testa (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 31 anni), Anthony Senter (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 31 anni), Anthony Casso (46 anni).Nota: Si crede che Testa e Senter siano stati rispettivamente esecutore e autista.

60. Nicholas Guido (Civile; 26 anni) (Dicembre 25, 1986)
Motivo: Erroneamente identificato come partecipante nel tentativo di attentare a Anthony Casso.
Metodo: Multipli spari nel petto con una pistola.
Ubicazione: Fuori dalla abitazione di Guido (Windsor Terrace, Brooklyn)
Partecipanti: Joseph Testa (31anni), Frank Lastorino (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 47 anni), George Zappola ( Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 27 anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Lucchese.

61. Carmine Varriale (Soldato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese; 30 anni) (Settembre 3, 1987)
Metodo: Sparato a una spalla, al petto e dietro la testa, a distanza ravvicinata con una pistola calibro.38
Ubicazione: 1508 Corso Bath (Bath Beach, Brooklyn)
Partecipanti: Frank Smith (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese), Anthony Senter (32 anni), Joseph Testa (32 anni), George Zappola (28 anni). Autorizzato dai capi della Famiglia Mafiosa dei Lucchese.
Nota: Smith agisce come esecutore. Senter e Testa vengono posizionati come rinforzo.

62. Frank Santora (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino/Bonanno; 50 anni) (Settembre 3, 1987)                                                                                                              Motivo: Assassinato con Varriale.
Metodo: Sparato due volte nel corpo e una volta in testa a distanza ravvicinata con una pistola calibro.38
Ubicazione: 1508 Corso Bath (Bath Beach, Brooklyn)
Partecipanti: Frank Smith (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Lucchese), Anthony Senter (32 anni), Joseph Testa (32 anni), George Zappola (28 anni).
Nota: Smith agisce come esecutore. Senter e Testa vengono posizionati come rinforzo.

Possibili vittime

1. FNU Himilli (primi del 1970)
Metodo: Sparato a morte.
Ubicazione: Corso D (Brooklyn)
Partecipanti: Roy DeMeo (30 anni).
Nota: La Crew di DiNome afferma che l’omicidio è avvenuto circa dieci anni prima della morte di DeMeo. La vittima, era proprietaria di un attività di decorazione nell’East Flatbush. Secondo quanto riferito, viene uccisa per una disputa sui soldi.

2. Maschio non identificato (tra il 1976/1977)
Motivo: Secondo quanto riferito, ruba dei farmaci dalla casa “coperta” di Canarsie di proprietà di DeMeo.
Partecipanti: Edward/Danny Grillo (43 anni), Roy DeMeo (37 anni), altri possibili.
Nota: Dopo la scomparsa della vittima, la Crew di Peter Corso viene informata del fatto da Grillo.

3. John Burton (1979)
Metodo: Sparato a morte. Corpo smembrato.
Ubicazione: Negozio di auto di DiNome tra Via Glenwood Rd e la E 42esima Strada (East Flatbush, Brooklyn)
Partecipanti: Frederick DiNome (38 anni), altri possibili.
Nota: La Crew di Arena rivendica “Burton”, impiegato al negozio di auto, ucciso da DiNome per ragioni non specificate. Nessuna prova trovata.

4. Maschio non identificato (tra il 1979/1980)
Partecipanti: Vito Arena (38 anni).
Nota: La Crew di DiNome riferisce che Arena probabilmente ha ucciso “un ragazzo ebreo che faceva estorsioni”. Nessun ulteriore dettaglio sull’identità della vittima.

5/6. Maschi non identificati (tra il 1979/1980)
Partecipanti: Roy DeMeo (40 anni), e altri.
Ubicazione: Brooklyn
Nota: In due occasioni separate, DeMeo, accompagnato da un Crew non specificata, ha supervisionato il trasporto di automobili da recuperare in un deposito situato in prossimità di Corso Morgan a Brooklyn. Tutti rimangono sul posto per vedere come le macchine vengono demolite. La Crew non vede personalmente i cadaveri, ma dopo il primo incontro DeMeo afferma: “Beh, questo è un ratto in meno” e indica la necessità di supervisionarne l’eliminazione.

7. Maschio non identificato (tra il 1979/1980)
Partecipanti: Roy DeMeo (40 anni), e altri.
Ubicazione: Brooklyn
Nota: Crew non specificata, presente quando il corpo viene trasferito dal bagagliaio dell’auto alla barca guidata da DeMeo. I membri della Crew ricordano questo incidente avvenuto durante i mesi estivi.

8. Ronald Fischetti (29 anni) (Giugno 10, 1981)
Metodo: Spari multipli alla schiena e alla testa.
Ubicazione: Dentro un abitazione al 163-48 89esima Strada (Howard Beach, Queens)
Nota: Vittima impiegata nel commercio di automobili con Patrick Testa. La data dell’omicidio coincide con l’incontro tra i soci DeMeo e Lucchese riguardo a dei potenziali informatori.

9. Joseph ‘Dracula’ Guglielmo (Affiliato della Famiglia Mafiosa dei Gambino; 56 anni) (circa Novembre 1983)
Note: Guglielmo presente durante la perquisizione dei Federali eseguita in un appartamento dietro il Gemini Lounge. Scompare il giorno seguente. Viene ritenuto assassinato, sebbene fino alla metà degli anni ’90 continuasse a essere ufficialmente un fuggiasco.

VALIGETTA-BOMBA (ITS/TENDENZE TERRORISTICHE ANTIPOLITICHE)

https://archive.org/details/MaletnBomba

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

* Questa valigetta-bomba, può contenere solo un tubo galvanizzato, per l’esplosione, ma in questo caso ne useremo due; è un po’ più complicato a causa della quantità di cavi usati, ma approfondendo bene il meccanismo, si può creare una valigetta con 3 o 4 tubi galvanizzati, in modo che l’esplosione sia mortale.

-2 Tubi galvanizzati

-Filo ricotto

-Cartone solido

-Una valigetta (può essere auto-costruita, rubata, comprata o qualsiasi altra cosa; noi raccomandiamo di realizzarla in maniera semplice con il cartone solido)

-Due piccole lampadine per auto o quelle che si usano per gli alberi di natale (queste devono essere riempite con polvere di fiammiferi)

-Silicone

-2 pile da 9 v

-Nastro isolante

-Cavi elettrici

Procedimento:

La prima cosa da fare è una scatola rettangolare con cartone solido, simile a una valigetta.

Per questo, i lati della valigetta devono essere tagliati con misure uniformi in modo che siano il più dritti possibili.

Si consiglia di iniziare a montare l’ordigno esplosivo quando si ha la base della valigetta pronta.

Come negli altri esempi precedentemente descritti (pacco-bomba e busta-incendiaria), la valigetta-bomba è composta da un semplice circuito elettrico, costituito da tre cavi, il primo collegato dalla lampadina con polvere di fiammiferi (che va dentro il tubo) alla pila, il secondo che va dalla pila verso null’altro, e il terzo che va dalla lampadina con la polvere di fiammifero (dentro il tubo) come prima, verso null’altro.

Quando questo “nulla” cessa di esistere, i poli si uniscono generando la detonazione dell’esplosivo. Come viene mostrato nell’immagine qui sotto:

Per illustrare meglio il meccanismo utilizzato nella valigetta-bomba, lo illustriamo in questo modo:

In questo caso, abbiamo esclusivamente posto un circuito elettrico per illustrarlo meglio, e perché al terrorista si dia un’idea basica, prima di proseguire, e spiegare come la valigetta-bomba possa essere composta da due tubi o anche più, questo per una maggiore capacità distruttiva, anche se per provare il dispositivo si consiglia di realizzarlo in modo semplice, come è apprezzato nell’immagine.

Come si vede nel disegno non professionale di Paint, la valigetta deve avere un’apertura in cui si inserisce il manico falso (questo deve essere composto da cartone solido, ma se si può ottenerne uno di plastica per dare più “realismo”, è molto meglio), che deve essere “libero” e non fisso, in modo che quando lo sventurato/a, lo solleva, subirà ferite, al collegare involontariamente i fili che attivano la lampadina all’interno del tubo, generando l’esplosione.

* Ricordati di coprire le mani con i guanti per manipolare qualsiasi materiale che inserisci nell’esplosivo.

* Raschia via con un trapano le matricole dei tubi in modo che non sia così facile rintracciarti.

* Utilizza silicone liquido, colla o nastro isolante per fissare i cavi alla valigetta, in modo che non si muovano per evitare incidenti.

* Questo meccanismo è molto sicuro, se lo fissi e lo assicuri molto bene non darà alcun problema.

* Ti consigliamo, quando sei pronto a posizionare qualsiasi dispositivo elettrico per il tuo obiettivo, di NON passare vicino a generatori di energia o aree con torri ad alta tensione o trasformatori, in quanto le onde elettromagnetiche generate possono far esplodere accidentalmente l’ordigno.

Ora passiamo al diagramma che mostra una valigetta-bomba con due tubi:

Come mostrato nell’immagine, utilizziamo due tubi galvanizzati collegati a due batterie.

I tubi sono legati con filo ricotto in modo che non cadano, uno è più grande dell’altro in modo che rimangano fissi, i tubi e la pila sono attaccati alla base della valigetta, con silicone liquido, ma è possibile mettere anche la colla.

I tappi dei tubi devono essere forati con un trapano per estrarre i cavi.

Anche se vedi un sacco di cavi, non è troppo difficile montare questo esplosivo con due cariche, devi solo stare attento a NON posizionare i poli opposti nella stesso carica, perché se viene fatto questo si corre il rischio che esploda quando lo si sta manipolando. Ricorda che i poli similari, anche se si toccano, non trasmettono carica elettrica.

Tutto questo può essere visto in questa immagine, che indica la posizione corretta del circuito:

In breve, se si posiziona (per esempio) il filo rosso della prima batteria sul lato positivo e il verde sul lato negativo, c’è il rischio che se i fili si toccano con quelli della seconda batteria, l’esplosione possa essere generata su di te, quindi raccomandiamo al terrorista di prestare tutta l’attenzione nell’assemblaggio dell’esplosivo per evitare incidenti.

Quando l’ordigno esplosivo è completato, deve essere coperto con l’altro lato della valigetta, incollandolo adeguatamente in modo che i tubi non si stacchino e che i cavi non oscillino.

Terrore e morte per gli iper-civilizzati!

ITS

UMANI

http://antisocialevolution.altervista.org/humans/

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

Odio tutti gli umani

Li vedo come animali comuni

Quello che mangiano e quelli che servono

Muovendo la mano come il vecchio che si è impiccato nel pregiudizio dell’hoi polloi della cultura delle prigioni

Non sono mai in grado di vivere il mondo al di fuori della morale cristiana

Questo è l’animale che le società degli abitanti conservatori hanno creato e addomesticato

Odio tutti gli umani

Il prototipo progressista si impiglia nell’eterno Panchreston per una libertà che emana dalla mente

Non è mai esistito, e non lo sarà mai

I perpetuatori dell’etica religiosa

Figli dell’umano

Detesto i materialisti scuri, quei pretenziosi sacchi di merda, zombi vuoti con due faccie della società dei consumi

Detesto gli idealisti, gli imbecilli mormoni della coscienza che non possono captare il mondo come quello che è

Ho infilzato un coltello nel cuore collettivo, pensando e agendo!

Odio tutti i bastardi!

Possono sentirmi fottuti cadaveri?

Tutti i sogni sono morti, perché è quello che meritano. Tutto deve perire!

La mia alienazione è totale! Niente resisterà, se io posso distruggerlo!

Sto solo cercando il modo per farti del male e distruggere la tua esistenza!

Respiro un atroce disprezzo e un odio non diluito

Per tutta la vita sono stato circondato da questi dementi che aspirano a strapparmi la carne, se non mi nascondo oltre le mie vere intenzioni e pensieri

Umani.

L’evoluzione biologica con le zampe delle pecore!

Una nuova razza per il massacro, la definizione di schiavitù e contaminazione

Tutto questo spinge in alto per entrare nella porta del metafisico

Ciò che mi trasforma in un organismo storpio posseduto dalla ricerca dell’essenza

Odio tutti gli umani

Animali sopravvalutati, un errore della natura.

Archegonos

CINESTESIA DEL TRASCENDENTALE COME TRASCENDENTALE FENOMENOLOGICO

Presto la fenomenologia sarà costretta a scontrarsi con i problemi del proprio radicalismo. Tutto questo riguarda i problemi che richiedono il pensiero di qualsiasi tipo di fenomenalità come l’opera di una costituzione trascendentale. Ma poiché, a differenza del kantismo, il trascendentale appare, ed è, in qualche modo, un fenomeno, l’area dello stesso trascendente deve avere una propria costituzione. Husserl incontrerà quindi i pressanti problemi della costituzione della carnalità e del tempo interno. In effetti, la carnalità e il tempo interiore sono due pietre di paragone fondamentali della coscienza trascendentale. La stessa coscienza trascendentale è una specie di pseudo-entità o proto-entità (Fink parlava di Vorsein del trascendentale). Non possiamo dire, tuttavia, che si tratta di un’area.

Husserl la chiama archi-zona. Ma se per sfuggire al trascendentalismo acritico di Kant, il trascendentale deve apparire, ma mentre appare, deve anche essere stato (se siamo coerenti con il trascendentalismo della fenomenologia) il risultato di un’opera di costituzione. L’intera difficoltà è nello spiegare come il costituente può essere, allo stesso tempo, costituito e come certe costituzioni, dopo essere state costituite, possono svolgere il ruolo di trascendentali in relazione ad altri.

Come suggerito in precedenza, sebbene in modo del tutto formale, se vogliamo tornare al radicalismo fenomenologico, la sua stessa essenza ci dice che la costituzione dell’ego è la chiave che contiene tutti gli altri in generale, perché in ogni altro tipo di costituzione deve essere contenuto. Se l’ego è quello che costituisce, la sua auto-costituzione dovrà essere coinvolta, in qualche modo, in qualsiasi altro tipo di prestazione costituente intenzionale, anche in quella che si riferisce alle cose più strane, in linea di principio, all’ego. Nell’ego due sembrano essere – abbiamo già indicato – le forme o i luoghi in cui si svolgono le costituzioni, luoghi che, pur trascendentali ma allo stesso tempo intuitivi, devono essere stati, a loro volta, costituiti o si sono auto-costituiti

Una prima sintesi di identificazione, forse la più profonda, si trova nella forma del tempo. Ma quella costituzione scolpita sulla scala del tempo interno della coscienza che segna il ritmo delle esperienze è in qualche modo trafitta dentro e fuori dall’assoluto qui della carnalità, sullo sfondo, dall’organo ricevente della materia sensibile (hylè) che la propria forma di tempo sintetizza nell’unità e, soprattutto, nella somiglianza.

Per il resto, abbiamo già visto come la parola Leib definisca misteriosamente l’atto di percezione. Nella percezione le cose sono date nella carnalità, alla mia carnalità e nella mia carnalità. La modalità di chiamata e il destinatario sono, in caso di percezione, assolutamente uniti. È nella dizione della carnalità, certamente, l’oggetto stesso che mi tocca. In altre parole: mi sta toccando allo stesso tempo dove sto mentendo. Non così, però, nel caso dell’immaginazione, dove il mentire la cosa stessa, ciò che mi colpisce non è la cosa in sé ma ciò che appare correttamente nel mio campo fenomenologico: l’immagine della cosa stessa come l’immagine del cosa in sé.

D’altra parte, la carnalità può adempiere alla sua funzione trascendentale perché, di per sé, non si presenta come uno scorcio. Quindi, non sappiamo esattamente a cosa attribuire l’unità della cosa trascendente: se è uno e lo stesso dal tempo lo è nella proto-unità della carnalità. Questa proto-unità ha unificato tutti gli scorci nel momento in cui mostra l’insufficienza di ciascuno di essi. Il gioco di apparire e scomparire che compone i diversi scorci tra di loro riceve, in fenomenologia, il nome di cinestetico.

Il movimento cinestetico si basa sulla correlazione tra un senso del movimento carnale e la sua correlazione, nella sua essenza indipendente, dall’apparizione dei fenomeni. Quindi, una fenomenologia della cosa richiede una fenomenologia della cinestesia. Ma una fenomenologia della cinestesia comporta allo stesso tempo un doppio riferimento estremamente complesso: quello del corpo interno e quello del corpo esterno, quello della carnalità e quello del corpo stesso come oggettivazione della carne. All’epoca, come è apparso chiaro nella penultima nota, la cinestesia e le sue prestazioni sono fortemente correlate con / dal tempo interno. Infatti, nella configurazione della cosa, la costituzione cinestetica rimane costante e punto per punto viene attraversata dalla coscienza del tempo immanente.

LUPO MISANTROPICO TERRORISTA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

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“Nessuna bara rimane aperta
Nessun corpo rimane insepolto
Un funerale per le masse
I cancelli della morte sono aperti”

Mi aggiro, sono l’ossessione e l’incubo per la massa.

Eludo e circondo l’obiettivo, non sa da dove sono arrivato, non sa cosa farò, non sa…
Inganno e prevalenza, sono prepotente, secondo la-massa-merda -, che conosce solo una serie di dittonghi: tregua, pausa, quiete, superiorità.

No, io sono un Lupo Solitario, un Terrorista Misantropico!

L’inferno è il presentimento, che passa e copula con la morte, è il risentimento che sente il benpensante, è quello che ode l’idealista, sempre appoggiato al suo piedistallo fatto di roccia granitica (di certezze).

Un brivido corre attraverso una linea retta, e si spezza all’improvviso: cosa è stato?
Uno scatto e una detonazione, si muove e confonde, la massa-merda, che non sa altro che pensare, a come stare bene, facendo finta di sapere qualcosa di più di quello che ingurgita..

Conflagrazione, che sradica e spezza le coscienze…è terrificante sapere di poter morire…un ombra si è appena intravista, giunge ed esplode improvvisa!

Oh Demone dell’Inferno, fammi uccidere! Impulso, impulso, impulso, oh!

Sono attimi e un mutamento improvviso, un Lupo Misantropico Terrorista, volge lo sguardo, verso le vette dell’Inferno, e grida ad alta voce, il suo unico desiderio…

Oh Demone dell’Inferno, fammi uccidere! Impulso, impulso, impulso, oh!

Per il Terrorismo Misantropico Estremo!

Culto Terrorista Profundo-degli Amokläufe

 

MAX STIRNER E GLI ANARCHICI (INDIVIDUALISTI)

Max Stirner ve (Bireyci) Anarşistler

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Tutti coloro che hanno un inclinazione, nella libertà, l’uguaglianza, la democrazia e molti altri concetti, e vivono su questa linea di confine, sono religiosi, o addirittura di mentalità ottusa. Chiunque abbia accettato una figura al di fuori della propria identità, non è l’Unico.

L’anarchico, che vive nel confine dell’anarchia, non è né libero né Unico. Per quanto tempo una persona può essere affrancata nel vivere i propri desideri in maniera libera e unici in una società basilare? Non deve vivere secondo i criteri sociali dell’anarchismo? E se l’uomo libero- per l’uguaglianza, la libertà, il “socialismo”- ignora i criteri anarchici come i diritti e la giustizia? C’è solo un principio per questo: non è umano, è l’Unico. L’Unico che vive secondo il proprio Io, gli esseri umani, secondo i criteri dell’essere umano, e l’anarchico, secondo i principi dell’essere anarchico “. La frase di Stirner, che dice: “Io sono il mio potere, non sono norma, legge o ideale”, non contraddice l’anarchismo? L’anarchismo non ha programmi, leggi, obiettivi generali, norme? Certo!

“Ogni verità è mia; quello che sta sopra di me, non so se è la verità per cui dovrei vivere. Penso che non ci sia verità, perché nulla è superiore a me! Un anarchico può affermare e portare avanti un idea allo stesso modo o modalità di Stirner, in cui esso esprime la propria verità.

Temo che portando avanti questo percorso non ci vorrà molto ad arrivare a un punto focale. Se si inizia con la questione dei diritti e della legge, allora non sarà nemmeno necessario ampliare questo testo, perché la posizione in entrambi i fronti è evidente. In questo modo: l’anarchismo in genere favorisce solo la giustizia, che è un’idea parziale, e adotta anche un contratto che viene considerato una condizione “sine qua non” per il diritto nel trovare il proprio “luogo”. Stirner non è né a favore di un contratto né è interessato alla legge. Non riconosce nemmeno le aspirazioni ai diritti o ad affermare l’ingiustizia.

“Qualcosa che non ho portato avanti con la mia audacia è oltre il mio diritto, quindi non è in mio diritto portarlo avanti. Decido io cosa è giusto. Non c’è alcun diritto al di là di me. Credo che abbia ragione. (…) Questo è un diritto egoista “. Il diritto di Stirner è il suo e nessun altro lo possiede: anche qua ha ragione ” gli altri non hanno nessuna giustificazione; è un loro problema, non il mio: io sono in grado di andare avanti da solo.” Secondo Stirner, ogni azione si basa su una volontà puramente egoistica. A Stirner non interessa per nulla dell’armonia delle forze che alcuni anarchici enfatizzano fortemente.

Stirner non pensa molto diversamente dalla società. Ignorando i contratti, suggerisce invece “gli interessi egoistici”. Questo tipo di rapporto è quello di eliminare i desideri e gli obiettivi degli individui, non ha un valore etico che deve essere adatto allo scopo generale ed impedire le attività relative.

Le società- non importa quali-non attraggono Stirner, la società è spenta e deteriorata prima che dalla luce sia nata. Essa non è attraente per Stirner, dato che mantiene idoli come il reciproco aiuto e la solidarietà. Queste società sono felici e utili quando aiutano, ma l’attimo dei principi benevoli, lascia il posto agli intrighi. Il principio di “pari libertà per tutti” è il mondo degli intrighi degli anarchici individualisti che l’ho adottano incondizionatamente. Perché:

Ogni generalizzazione, ogni unione sistematica, ogni contratto, teorico e pratico, ogni istituzione e ogni principio nasce da un pensiero inquieto. Pertanto, l’anarchismo non fa parte del desiderio di Stirner. “L’Unione degli egoisti” non richiede convenzioni, regole. Se non fosse per questo, Stirner avrebbe espresso un rapporto diverso. Per Stirner, l’Unione degli Egoisti è come una festa di divertimento; nel momento in cui l’uomo porta avanti questo divertimento, vive e lascia il momento che vive. Non ha regole.

John Henry Mackay dichiara con orgoglio che Stirner è il suo “riscopritore” – che vede abbastanza patetico il parlare di Stirner come il grande genio, se non si è liberi dai principi di cui sopra. Il desiderio di vedere Stirner dalla propria parte o come rappresentante dell’anarchismo individualista tedesco che porta avanti, è forse una situazione giustificabile. Tuttavia, questo è un punto da comprovare per richiedere che sia accettato e persino per dichiararlo come tale. Mackay (1864-1933) è una sognatore che ha confuso la verità con il desiderio – ed è solo un sognatore. Il principio di Mackay “pari libertà per tutti” è senza dubbio lontano dal concetto dell’Unico di Stirner. Vedere un filosofo con un tagliente acume come Stirner come “Maestro” è un vincolo forzato, ogni persona che si sente vicino a Stirner può addentrarsi in questa sensazione. Tuttavia, Mackay sapeva molto bene che i suoi pensieri erano molto diversi dal “Maestro”, anche se mostrava se e proclamava Stirner come un individualista anarchico, proprio come esso, il fondatore e rappresentante di questo.

Il poeta Mackay non era ad un livello filosofico possibilmente e particolarmente di interesse per la filosofia di Stirner. E non c’è lavoro su di esso che lo rappresenti. In breve, Mackay non era all’altezza di Stirner, a causa della sua indisciplina filosofica. Per questo motivo, il suo amico Benjamin R. Tucker (1854-1939) coinvolto nell’insegnamento dell’anarchismo individualista, ha posizionato Stirner in quest’ultima dottrina. E da allora, Mackay ha avuto la possibilità di essere conosciuto come il vero Stirneriano. Il fatto che abbia scritto la biografia di Stirner, pubblicamente ha portato a pensare Stirner come un individualista anarchico.

Il mistico socialista-anarchico Gustav Landauer (1870-1919), infuriato con quello che sta succedendo, dice a Mackay: ” Stirner è un filosofo di spicco, ma un pensatore marginale come Mackay, esala sempre un dolore al cuore ogni volta che ne parla. Con la visione offuscata dell’economia di Mackay, Stirner non ha nulla a che fare, dato che Mackay l’ha presa direttamente da Proudhon “.

Concludo che: Mackay ha deformato di conseguenza il pensiero di Stirner perché era utile alle sue azioni, cercando di classificare e vincolare la sua filosofia, e quindi limitarla a qualcosa di certo, così come quello di cercare di immettere una proposta scientifica chiamata: individualismo anarchico. Stirner ha una varietà di caratteristiche uniche: ribelle, senza Dio, individuale, unico, irritabile, timido, amabile, sgradevole, freddo, anarchico e molte altre cose. Tuttavia, questo non è un motivo sufficiente per classificare Stirner: Esso reagirebbe aspramente per queste valutazioni e questi appellativi! E alla fine conclude affermando: “ho fondato la mia causa sul nulla.” Da qua in poi, tutto diventa una circostanza. Se avesse voluto dare un appellativo a tutto ciò, l’avrebbe fatto esso stesso.

Il fatto che Mackay avesse sistematizzato la verità assoluta in parole che avevano un contenuto di dominio, era per cercare di mostrare una “società libera” basata sui principi della libertà, volendo catturare la verità credendo in questo pensiero nel luogo dove viveva. Mackay era troppo pio per vedere i pericoli del linguaggio.

Stirner non ha fatto altro che spostare il passato pensiero alla sua fase finale, così, dopo aver pensato alla fine del pensiero, lo ha gettato via. “Le persone che pensano diversamente” si tollerano a vicenda. Ma perché dovrei pensare a un oggetto in modo diverso, perché non pensarci fino alla fase finale del pensiero in modo diverso; voglio dire, fino a che non dare un senso a ciò che devo considerare: fino a quando l’oggetto è distrutto e annichilito?

Non intendo che Stirner ha adottato la spensieratezza, ma che Stirner è “pieno di pensieri” e ha anche un “mondo di pensieri”. Come molti anarchici, l’errore primario di tutte le persone nel mondo, è che si vedono come padroni dell’esistenza del pensiero dell’altro.

Il termine “Penso, allora io sono” contiene due fantasmi. Secondo Stirner Pensare e Esistenza, sono le cose che sono state spinte al lignaggio e il sacrilegio; Secondo Stirner, per esempio, Ludwig Feuerbach, idolatrando gli esseri umani, rimase bloccato nell’astratto e non riuscì a superarlo. Gli anarchici sono in grado di superare la santità di idee come la società libera, il diritto alla proprietà e la coscienza della comunanza? È un comportamento da coglioni, secondo Stirner, persino credere in una società libera e sfrenata.

“Ho superato la condizione di quello che posso pensare. Uno è la mia presenza, l’altro è la mia opinione. Ho bisogno di entrambi per esistere, come ho bisogno di migliaia di altre cose, dice Stirner, che completa la sua frase come segue: “… Prima di tutto, ho bisogno di Me, ho bisogno di essere l’Unico”.

Ciò che Stirner vuole sottolineare è che io non sono un santo e un dio (idolo), ma un Io che consuma continuamente il senso dell’esistenza senza legarsi a qualsiasi ideale o altro Io. Brevemente,i desideri, gli impulsi, le pretese, l’induzione a mangiare; Sono io quello che consuma i risparmi senza il consumo di altri Io. (Anche se la parola consumare può dare una connotazione economica, dobbiamo sottolineare che: si pensa di consumare il pensiero, consumarlo, e ciò impedisce la santificazione del pensiero; il pensiero deve essere vissuto secondo Stirner, non per essere idolatrato).

In altre parole: l’esistenza è sempre espressa da un particolare essere; questo è possibile dalla scelta delle possibilità esistenti dell’esistente. Quando si effettua questa scelta, questo esistente si esprimerà e si consumerà, o sarà consumato da altri. Viene definito uno stato autentico. Non sarà in grado di ottenere nessuno stato autentico esistente se lascia la scelta a qualcun altro. L’autenticazione è l’espressione dell’esistenza unica.

In altre parole: Stirner non ha bisogno di avere identità assolute per consumare la sua unicità; Stirner serve primariamente se stesso. Questa è la relazione di Stirner con il mondo. Per creare uno stato autentico, libererà il suo Io creativo dal nulla e lo porterà alla luce del giorno; tornerà al nulla di nuovo consumandosi senza essere attinto dalla presenza degli altri. Tutto è transitorio e mortale. Stirner viene dal nulla, va verso il nulla. Il suo mondo è senza nome. Le categorie viventi che Stirner vuole consumare sono tutte le cose esistenti secondo i suoi desideri e le sue possibilità.

Come si può capire da questa affermazione, è quello dell’esprimere la difesa di Stirner come il fondatore di ogni individualismo, per ridurre Stirner a un punto. Questo significa senza dubbio percepire Stirner. Perché: nell’Io di Stirner, è tutto incluso, senza l’idea fissa.

TRASCENDENZA NELL’IMMANENZA

La fenomenologia è proposta come metodo opposto alle scienze non autentiche, alle scienze in crisi – come ci dirà Husserl nei suoi ultimi anni. Le scienze non autentiche sono quelle che non sono in possesso delle proprie fondamenta. Sono quindi quelle che sono ineluttabilmente basate sul residuo di nessuna evidenza o dell’oscurità. La scienza autentica è quella che non lascia il campo dell’evidenza, è quella che in qualsiasi momento può prendere le sue fondamenta per mostrarsi in modo evidente e auto-data o che, almeno, è in procinto di farlo. La domanda obbligatoria non è altro che quella che si interroga sul luogo, o, se si vuole, è l’occasione in cui assistiamo all’evidenza, la dazione originale della cosa stessa. Secondo Husserl, si tratta di percezione, nel sistema che costella la “menzione intenzionale” e “l’immaginazione”: quest’ultima ricerca la percezione.

Quindi, il nostro scopo è determinato più concretamente: se vogliamo mostrare l’importanza della carnalità nel sistema della fenomenologia – quindi in quello dell’esperienza in generale – e la fenomenologia si lascia guidare dall’atto di prova che ha il suo posto privilegiato nella percezione, il compito che ci viene proposto mediamente non è altro che investigare l’importanza della carnalità nella percezione. Dobbiamo descrivere la percezione della superficie della carnalità. Tuttavia, prima siamo costretti a fare alcune precisioni sulla percezione in generale.

Già nella terminologia husserliana la relazione tra carnalità e percezione diventa chiara. La percezione è il luogo fenomenologico in cui le cose vengono date come sono in se stesse. È anche – ci dice Husserl – il luogo in cui l’oggetto è dato nel corpo, nella sua stessa carnalità, Leibhaftig. La percezione è, quindi, la portata del corpo stesso, la sfera dell’incarnato, di ciò che ci tocca direttamente nella nostra esperienza vissuta. L’oggetto della percezione non è, tuttavia, un oggetto che è confuso con l’esperienza. È un oggetto trascendente, il cui significato individuale e concreto è determinato dal senso generale dell’essere diverso dalla coscienza, e con tutto ciò che non può essere dato alla coscienza: pensare a questa misteriosa qualità del noëme è pensare profondamente alla profonda formula husserliana che lo definisce “trascendenza nell’immanenza”.

In effetti, le trascendenze immanenti non sono pienamente adeguate, cioè il loro significato non è assolutamente interiore all’atto che le si dà. Proprio per questo motivo l’oggetto della percezione è di scorcio. La natura nello scorcio dell’oggetto percettivo contrasta essenzialmente con l’imprevista dazione di ciò che trascende l’unità dello scorcio. Affermo che contrasta essenzialmente perché contrasta secondo l’ordine della costituzione trascendentale. Solo perché la carnalità è una sorta di proto unità passiva, può costituire una molteplicità di scorci che non esplodono in una molteplicità disparata e disuguale. Tale sarebbe, in ogni caso, una molteplicità che non sarebbe nemmeno notata come tale. Gli scorci attraverso i quali viene presentato l’oggetto della percezione sono dati su base regolare, secondo una sintesi di conformità. Quindi, una sorta di orizzonte di conformità è essenziale per ogni scorcio. Questo orizzonte di conformità supera i rigidi fenomeni dello scorcio.

Questo eccesso ha, infatti, il suo fondamento nel precedente eccesso di menzione di ciò che appare. Per dirla in altro modo: la menzione significativa che un oggetto di percezione intenzionalmente non può, in sostanza, essere adeguatamente realizzato in un singolo atto – o tempo – di coscienza, ma nel successivo dispiegarsi degli scorci. L’esperienza fenomenologica della percezione ci inviterà quasi a sostenere che ciò che soddisfa l’intenzione di significato non è tanto uno o più scorci, ma lo scopo intermedio del dispiegamento in quanto tale, che lo spiegamento è concreto, che ha uno spiegamento che soddisfa le nostre aspettative e con esse, è d’accordo. Qual è la radice di questa dimostrazione di scorci? In primo luogo, essi sono dati a un io che è un io possibile, e ad un io posso che è un io mi muovo.

Io muovo prestando all’oggetto uno spazio di incarnazione, proprio per la sua trascendenza. L’oggetto mi richiede. Mi richiede oltre un momento. Richiede che i miei sistemi cinestetici siano presenti. Questa presenza, perché è trascendente o diversa da me, compromette il mio Leib, alla mia carnalità, o corpo vissuto all’interno (una sorta di densità fenomenologica che non appare), la decentra da sé in modo che, viene ordinata al trascendente, per consentire la sua presenza, la sua in persona. Il sistema di – potremmo dire – incarnazione progressiva è governato dalle cinestesie che agiscono direttamente sul proprio corpo e che influenzano indirettamente il mio campo di presenza. Lo scopo di questo spiegamento è l’incarnazione della cosa stessa. Ma parallelamente al regno della corporeità governata cinesteticamente da un io, non posso essere confuso, con il cinestetico; corre il tempo immanente della corrente passiva che aiuta a sintetizzare le diverse apparenze, e che attraverso un sistema di conservazioni e protezioni assicura la sua individualità. Questo schema della fenomenologia dell’oggetto percepito annuncia già che il tempo immanente è in contrasto con la carnalità vivente nel punto di originalità costituente.

Cerchiamo di affrontarlo nel caso della costituzione dell’oggetto della percezione.
Noi pesiamo l’importanza del tempo e della carnalità per ciò che compie alla costituzione del senso “oggetto della percezione”. Come oggetto di percezione, l’esempio del cubo è classico. Sappiamo che il cubo si da come scorcio. Che sia di scorcio è precisamente ciò che lo manifesta come oggetto di percezione. Se diciamo, quindi, che l’oggetto della percezione si manifesta in una molteplicità di scorci, ma che il risultato della costituzione è, alla fine, un oggetto unitario, ne l’oggetto della percezione, dobbiamo intravedere cosa è ciò che in questo svolgersi dell’oggetto attraverso il suo scorcio funge da coordinatore per, infine, rendere l’unità necessaria. Renderlo in un senso fenomenologico e non logico. Cerchiamo quindi, se si vuole, il fondamento fenomenologico (cioè né il logico né il fisiologico) di ciò che Kant chiamerebbe l’unità trascendentale dell’appercezione. Di che proto-unità si tratta? Del tempo (come temporalità immanente una e stessa secondo le prestazioni trasversali e, soprattutto, longitudinali) o quella del corpo stesso o vissuto all’interno (che, per semplificare, a volte ci siamo riferiti con la parola “carnalità”).

La diversa risposta che Husserl e Heidegger danno a questa domanda è almeno sintomatica della sua difficoltà e della sua quasi indecidibilità. Per prima cosa stabiliamo alcune distinzioni di base. Il privilegio di ciò che è dato nel presente incarnato risiede nella coincidenza del fenomeno con la cosa stessa. Nella sfera del presente incarnato la cosa stessa è il fenomeno. È quindi necessario distinguere attentamente due determinazioni fenomenologiche che non si sovrappongono completamente. Riguarda la differenza che esiste tra vedere la cosa stessa e vedere il fenomeno come incarnato nel presente vivente. Un’immagine può essere un esempio del dare la cosa stessa: in un certo modo la presenta.

Questo non è semplicemente perché l’immagine è un’immagine della cosa stessa, ma perché ciò che diciamo quando il fenomeno è visto come un fenomeno non è l’immagine della cosa ma precisamente la cosa stessa. Quindi, l’intenzionalità che accoglie nella nostra direzione la cosa come non specifica in se stessa, per riferirsi a quel significato, della dazione incarnata, cioè della dazione, nella percezione o nel regime percettivo di quella cosa. Tuttavia, la dazione nella percezione di una cosa, il suo dare nella propria carnalità, è anche sempre il dare della cosa stessa.

Nella carnalità propria? Ha senso fare questa determinazione in risposta a un dove? Per quanto strano e innaturale possa sembrare, è necessario pensare a dove, non in modo mondano, ma in modo trascendentale. Pensarlo, in fondo, come l’area stessa del trascendentale.

La carnalità è lo compattezza del trascendentale, la sua consistenza. Ma anche la sua radicale non auto-trasparenza, con tutti i problemi epistemologici che questo può comportare. Individuare la portata dell’originale non significa alquanto illuminare tutti i meandri. La posizione della portata del proprio corpo, una volta che la riduzione è stata effettuata verso il basso, è un problema molto complesso. A rigor di termini, le determinazioni del luogo che rimangono dopo la riduzione si sentono costituite nella logica dell’atteggiamento naturale. Qualsiasi posizione precipitata di un componente dell’empirismo trascendentale sottrae radicalità dalla trama di fenomenalizzazione che la riduzione ha aperto. Piuttosto, è la stessa carnalità vissuta che stabilisce una divisione tra l’interno e l’esterno. Se interno ed esterno erano distinzioni metafisiche classiche che avevano una base ontologica – e non esclusivamente fenomenologica -la fenomenologia husserliana riporta la loro differenza ad una differenza noematica. La percezione interna e la percezione esterna corrispondono rispettivamente alla percezione adeguata e alla percezione inadeguata. Questa differenza passa attraverso il campo della sfera in cui si gioca la fenomenologia, che non è altro che quella della coscienza come auto-presenza incorporata. La carnalità vivente è il mezzo in cui viene tracciata la differenza tra trascendenza e immanenza. Ben pensato, tutto nel mondo potrebbe non accadere. Il mondo stesso come fenomeno totale non è apodittico. D’altra parte, un’esperienza incarnata nel mio presente vivente non può più essere inesistente. L’oggetto trascendente risponde a una dazione incarnata dallo scorcio.

L’oggetto immanente, al contrario, è fenomenologicamente autorizzato a riconoscere, in linea di principio, dato da una parte all’altra e una volta per tutte, senza scorcio che lo completa. La sfera della coscienza è una sfera di auto-presenza incarnata. Il suo carattere incarnato determina quell’auto-presenza in un punto al di là della pura apparizione spettrale di un fenomeno. Lo determina come assolutamente apodittico, come ciò che non può essere (nel momento in cui si verifica). In questo metodo di incarnazione, la cosa stessa penetra quando ci viene offerta nella percezione. Percezione e affettività della carnalità trovano in Husserl una chiara relazione. Heidegger, d’altra parte, sceglie di dare alla percezione un significato che non è quello della dazione incarnata.

Nel senso in cui abbiamo annunciato prima di un possibile confronto di concetti riguardanti l’originarietà nell’ordine trascendentale della costituzione, Heidegger privilegia, invece, la temporalità. La percezione è caratterizzata non dal portare la cosa stessa nella propria carnalità, ma dal saperla portare nella dimensione temporale del presente. Quindi, in generale, la dazione incarnata può essere reindirizzata alla dimensione temporale della presentificazione. La costituzione della carnalità si riduce alla temporalità, nello stesso modo in cui il senso dell’essere è la temporalità.

Nonostante tutto, Heidegger riconosce in Essere e Tempo che il suo analitico esistenziale lascia da parte il tema del proprio corpo e la spazialità della carnalità a cui riconosce un tema proprio, che, naturalmente, il lavoro menzionato non occupa; ma anche nessuno dei tanti scritti successivi, curiosamente. Nel § 70 di Essere e Tempo è concessa l’arbitrio di questa negligenza del proto-spazio della carnalità quando esegue la riduzione dello spazio alla temporalità. Da questo tentativo raccogliamo una testimonianza molto posteriore che troviamo nell’opera di Tempo ed Essere in cui Heidegger riconosce misteriosamente che la riduzione di tutta la spazialità alla temporalità – come era inteso in Essere e Tempo – era, in effetti, insostenibile.

ÖKOMISANTHROP:”I DENY”

01. Black Roots
02. May I Rot In The Woods
03. Poison The Heavens
04. Ökomisanthrop

AUTORITÀ COME UNICO INTERPRETE DEL MONDO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

“…l’Unico è coerente con se stesso, cioè cosciente della sua unicità, considera l’altro come non-io, cioè come sua proprietà…”

Questa è la mia “epoca”, so che Vincere o Morire, contiene più di questo editto, è un approfondimento dentro il vuoto del nichilismo, nichilismo che si è trasformato, nella piattezza più assoluta, ed è per questo, che sperimentando, lasciando per terra sangue, e carne, sudore e odio, mi sono spinto verso la Misantropia Estremistica, ma non quella buona per i politicanti di ogni sorta, ma quella che promuove l’Autorità, in maniera Attiva ed Estrema.

Autorità che parte dal presupposto della totalità del mio Ego, o Io-centro.

La Misantropia Estremistica, perciò, è la prominenza altezzosa, e unica, del mio Egoismo, dove carne e mente, si fondono, per esplodere nella distruzione del concetto di “molteplice”.

Dire per me Misantropia, è dire Autorità o Egocentrismo in una profondità estrema.

Se Io sono Unico l’altro non può essere me, ma se Io sono Unico, l’altro non può essere, non può esistere, non può essere perdurante in nessun modo.
Se Io mi sento Unico, il resto, esiste, solo attraverso le apparenze che contengono sempre me stesso. Io sono Io, e quindi il resto non è divisibile, da quello che predispongo per il resto dell’umanità.

Qua non sono alle altezzosità della schizofrenia nichilistica e misantropica di Nechayevshchina (gli sto dando a questo punto un autorità sopra di me? Lo considero la divisione di me stesso, e per cui, un altro Io? Buone domande per un dibattito amorale…), che vedo praticamente irraggiungibile…

Ma cerco di arrivare al punto di non divisione di me stesso, nel senso, che non vedo davanti a me nessuno, che possa essere un altro proprietario, e questa ritorna a essere una lotta a morte, contro gli altri, che vogliono o potrebbero essere Unici. Un Unico non vede altri unici, quindi possono esserlo, se, come sopra, do adito e gli do questa unicità, o l’illusione che cosi sia.

Io vedo davanti a me altri individui, li vedo e li sento, li percepisco come soggetti, che si muovono, e dicono e affermano, cercano di portarsi sopra di me, sempre e in ogni caso, anche se per il “resto” dell’umanità, quello che vedo, è solo roba semplice, è quello che si afferma: “cosa vuoi che sia, sta scherzando..”

Mentre questa persona, come esprimono gli altri-“scherza”, sta cercando in maniera Autoritaria, di farmi suo. Questa autorità va contro la mia Autorità, quindi parte una lotta, che deve portare per forza a uno scontro finale, e a vincere o a soccombere.

Io non posso essere lui, perché sono Io, ma se Io cerco di dare autorità a un altro Io, allora l’altro diventa il molteplice di quello che rappresenta me stesso.

Dare all’altro- ogni incontro cercato o fortuito può essere tale- autorità, significa che il mio Ego, si sta dividendo in più parti, perdendo potenza e potere, sacrificando una parte, inserendone la parte dell’altro, dentro il mio Io.
A questo punto, se Io do- questa parte che diventa parte dell’altro- l’altro è penetrato dentro me stesso, e Io vengo scavalcato, perdo autorità, pur rimanendo qualcosa di indiscutibilmente Unico.

L’ho scritto, sopra, è un punto interessante di dibattito amorale, e dato che mi esprimo in questo modo, significa che sono ancora dentro un contenitore, di accentramento della molteplicità. A me interessa il dibattito amorale (ricordiamo che il dibattito in questione, non è un confronto, ma uno scontro, molte volte feroce, che “spacca il capello in quattro”..), è fortificazione del mio egocentrismo, ma se mi do un limite considerandolo un valore, questo, e quindi la fortuita divisione, può diventare il bene e male, che Io e altri Estremisti egocentrici, abbiamo oramai davanti alle palle ogni volta che “foglia si muove…”.

Quindi per conquistare il mondo circostante, ho bisogno costantemente del flusso e del riflusso, di quello che mi sta attorno, che sia una foglia per terra, o una faccia di cazzo che mi guarda storto, di una persona uguale tra le altre uguali, o di una fighetta che sorride, perché cerca di fare la sinistrorsa di merda che è…perciò, ho bisogno di questo, e anche altro, perché devo dibattere amoralmente, cioè, devo andare allo scontro, per conquistare tutto quello che vuole essere in mio possesso.

Possedere significa conquistare, prendere parte a un progetto di accentramento del resto verso me, che in quel momento, non è più una molteplicità, resa tale dai valori morali e etici della società, ma deve diventare mio.

Il Mio tutto totalizza il restante tutto degli altri. Quello che entra in Mio possesso, è possessione di un altro tutto, che anniento e inglobo, è che ora è nulla, il niente.

Se Io vado alla conquista, di quello che deambula attorno a me, (“attorno” perché Io sono il centro di tutto), è perché devo potenziarmi, devo ridefinire ogni volta, la fortificazione del mio Ego, sperimentando la vita, per mangiare e cibarmi.

Voglio annullare ogni differenza, che farebbe dell’altro, un altro, un io, un ego, perché quest’altro, può diventare molteplicità della mia potenza, l’ho posto e composto, l’ho ampliato e portato a essere un altro unico, o comunque un altro io, che limita il potenziamento a cui anelo, perché questo è quello che mi fa innalzare a Unico.

Per questo che devo continuamente cibarmi di quello che mi sta attorno, lo devo spersonalizzare (che sia foglia o individuo), e porlo come un pezzo di quello che ho ridefinito. Ridefinito, nel senso, di cibarmene per poi esprimerne- su di esso- la mia Egoicità. Dato che, se lui è oramai mio, non è più una persona o una cosa, cosi definita, ma è mia possessione. Io lo possiedo e ne dispongo della sua volontà o del suo essere in una posizione tale, da essere in qualche modo “definito”.

Questo che è quello della mia conquista posseduta, è la generalizzazione della specificità molteplice, il ritornare ed estendersi del nulla vuoto nel vortice del niente. Questo e quello, sono i multipli e plurimi del valore veritiero in un mondo che illude e determina la circostanza effettiva.

Il mio Ego anela all’estremistica distruzione della cosiddetta “definizione”: se quello che ho attorno è definizione, allora anche Io posso essere posto in un contenitore determinato dalla molteplicità.

Qua sto tentando di attaccare la giugulare della molteplicità, e della definizione “fissa” di quello che è un essere, o una pianta, o sta cazzo di croce che ho davanti a me…Io voglio distruggere tutto, ed è per questo, che devo continuamente cibarmi, di quello che è il resto, senza permettere che “questo”, divenga qualcosa, per me, di definito. È la definizione fissa, il nemico del mio Ego, e devo distruggerlo, per non essere distrutto e divenire “definizione”.

Perché allora con una parte dei miei compagni, abbiamo superato il nichilismo, e sperimentiamo la Misantropia Estremista? È che c’entra con quello che sembra un approfondimento “stirneriano”? (diranno gli studiosi annoiati di Stirner)

Perché la Misantropia- come sopra- è, per me, dire Ego, e quindi affermare l’Autorità, Unica e profonda.

La Misantropia Attiva ed Estrema, oltrepassa il nichilismo oramai appiattito, distruggendo la “politica”, e quelli che ci scassano continuamente il cazzo con la loro empatia sociale, è entra direttamente in un approfondimento sull’Unico contro la molteplicità.

Perciò Io Misantropo Estremistico sono l’Unico contro la molteplicità.

La mia Misantropia Attiva Estrema, manda a fare fottere tutto, perché invece di considerare l’altro come qualcosa che appartiene, a un ente, alla fenomenologia dell’essere, spinge per la distruzione di tutte le categorie viventi, ed è per questo che ritorna a essere, la volta delle volte che distruggo, un Ego contro il molteplice.

La distruzione del molteplice, è quello che mi serve per iniettare odio dentro le vene, di me Misantropo Estremista, e pregustare ogni volta l’inizio e la fine della mia “non-esistenza”.

Io ho “bisogno”, dell’altro, della cosa o dell’oggetto, senz’altro riconoscerli, dato che pervengono al mio circostante, e sono attorno a me.

L’inumana ed estremista non-esistenza, che attanaglia le mie viscere, spinge a mangiare quello che mi si pone davanti, che snaturo, perché se lo conquisto, non c’è più bisogno di differenziare, rendendo qualcosa di unico, qualcuno di molteplice.

Il molteplice, una volta inghiottito dalla mia potenza Egocentrica, non è più nulla, è annientato, non è una figura di qualcosa o qualcun’altro, ma il nulla che è dentro me, è che serve a iper-potenziarmi.

La Mia Potenza si esprime in maniera continua iper-potenziandomi, perché spingo verso la volontà di questo potere; è il mio allagarmi, che spinge a continuare, non è un moto logico- devo mangiare per sopravvivere- ma è l’espansione del mio Ego, che non conoscendo confini dualistici, si appropria del tutto del circostante, attorno a me. Per espandermi, devo cibarmi, per estendermi devo mangiare il resto, il tutto, il molteplice, la pianta o la persona, il valore o la categoria.

Ho bisogno dell’altro, non perché questo, è un soggetto vero, a cui do l’adito di esistere, ma perché questo “altro”, che vuole mangiare me, devo sconfiggerlo, nel senso, di porlo come una conquista, che non ha più nulla di definito, ma è diventato dissolvente.

Per questo l’Autorità è l’Unico interprete del mondo, perché dissolvendo gli altri, il resto, il mondo diventa mio, lo sento come la mia unica predisposizione, il vivente si estingue nel momento in cui non do agli altri il mio “definirmi”, ma li attacco alla giugulare della loro esistenza vitale, e li uccido, per dissolverli dentro me. Loro non sono più essi, non sono sostanza, organismo, pensiero o altro, non sono più nulla, perché li ho dissolti dentro me stesso.

Questa è la mia “epoca”, sorpassate e morte le ideologie, la voglia di attacco egoistico e Misantropico, sta per far crollare a picco, quello che rimane dei pochi idealismi presenti. Idealismi, che sono oramai ridotti all’osso, o all’induzione a rientrare nei moderni circoli dello spettacolo progressista.
Ed è per questo che si deve spingere per il Caos Misantropico, spingere per l’Estremismo Autoritario/Egoistico, creare Terrore, spingere per il Terrorismo Indiscriminato, e andare a fondo all’abisso della non-esistenza, e distruggere, fare crollare i miti e le fissazioni, portare alla luce, quello che è l’essenza primitiva dell’uomo, come diretto assertore della brutale lotta dell’Ego contro altri egoismi.

Il fondo dell’abisso della non-esistenza è il Terrorismo Indiscriminato. Il Terrorismo Indiscriminato è la distruzione della molteplicità, e la vittoria sublime dell’Ego contro altri egoismi, dato che non riconosce il limite dell’esistenza delle dottrine etico-morali. Il Terrorismo Indiscriminato non riconosce l’esistere, perché è l’inumano che sposta gli equilibri della società-massa, che tumula il fondamento dell’uomo: i valori umani e le verità dati a essi.

E se ripeto, che esistono altri egoismi, è perché, voglio buttare giù, il molteplice dell’esistenza, uccidendoli, mangiandoli, cagandoli dal buco del culo, per annientarli, e riproporli, per quello che Io decido siano, senza che essi, esistano.
Il molteplice, è solo l’idea fissa, dove esistono altri ego, l’Unico, mangiandoli, non significa che li riconosce come “differenti ego e egoisti nel vivente”, ma che sono rappresentazioni, che attorniano Me, che ostacolano me, che possono o vogliono prendere lo spazio mio, che possono o vogliono possedere quello che sono Io, senza che per questo siano enti che attorniano Me. Io sono Io, quello che è davanti a me, è la rappresentazione che sto dando dell’altro, ma non del vero valore di esso, che voglio sconfiggere e mangiare, per dissolverlo come Unicamente l’Unico.

Arca

IL RADICALISMO DELLA FENOMENOLOGIA TRASCENDENTALE

L’originalità di Husserl sta nel portare alle ultime conseguenze – e nella sua ultima consistenza – il modo di pensare moderno inaugurato da Descartes. Interpretato dalla fenomenologia, Descartes apre la sfera dell’essere senza precedenti, la sfera del sé, della soggettività. È una sfera che è de iure prima del mondo. Proprio la sfera in cui il mondo deve apparire.

Questo obbligatorietà costituisce la natura trascendentale della soggettività rispetto al mondo. Quindi, l’essere trascendente della coscienza sarà compreso dalla fenomenologia come un costituente. Tuttavia, mentre la fenomenologia è debitrice con l’azione cartesiana di scoperta della sfera dell’ego cogito, si separa decisamente dal suo predecessore non profanando la sfera trascendentale.

Infatti, Descartes, attraverso il metodo del dubbio, da un senso all’essere – quello della coscienza – che è origine pre-mondana. Ma, d’altra parte, vede perdere l’eventualità dello scoprimento, quando interpreta il regno trascendentale come la coscienza situata in un corpo che a sua volta si trova in un mondo come lo sono le altre cose. È curioso pensare che Husserl mantenne una posizione in qualcosa di simile a questo, prima di scoprire la riduzione fenomenologica, cioè nel momento in cui concepiva la fenomenologia come descrizione delle esperienze di una coscienza situate in un regno che oltrepassa la realtà. Ci riferiamo all’Husserl della prima edizione di “Ricerche logiche”.

Ci fermiamo su questa allusione per dimostrare che la mondanità dell’io trascendentale provoca, in fin dei conti, un ritorno al relativismo scettico. Esattamente questa è una delle conseguenze, se non la conseguenza fondamentale, dell’errore cartesiano.

Cartesio, quando interpreta la coscienza come il residuo apodittico del corpo e, in generale, del mondo, porta al conoscimento, precisamente perché accade in un posto del mondo, dato che non è altro che un evento del mondo come molti altri, in senso stretto, tra i fatti. Uno delle tanta contingenze.

La conoscenza è quindi ridotta allo stesso modo di essere come oggetto, soggetta a leggi che studiano la scienza (fisica, psicologia, chimica). E la “fenomenologia” – intesa allora come psicologia descrittiva – diventerebbe una scienza dei fatti (Tatsachen); scienza di e per il Tatsachenmenschen come Husserl ci dirà, più tardi, nella Krisis, facendo apparire l’orizzonte etico proprio della riduzione.

L’errore di Descartes è determinato dall’ambizione che dirige la sua indagine. Per Descartes si tratta dell’accesso a un’entità sussistente e, in definitiva, la sua ontologia “traccia”, per così dire, le cose del mondo esterno. La domanda di Husserl, tuttavia, è quella che chiede la possibilità, per la coscienza, di aprirsi a un oggetto trascendente dall’immanenza della coscienza. Ora, la trascendenza, come intesa da Husserl, non è identificata con l’esistenza. Il problema della fenomenologia è ora quello della delucidazione del modo in cui la coscienza può abilitare uno spazio di fenomenalità a un altro sé.

Il mondo torna a essere un problema per la fenomenologia, come prima era stato per la metafisica. Ora, il mondo, come lo intende la fenomenologia, non è, formalmente, più del correlato noematico della nóesis dell’ego.

Il mondo è, in linea di principio, puro senso, solo che è intricato. In ogni caso, il mondo nel suo nuovo essere correlativo può essere investigato oltre la sua efficacia empirica. Detto in altro modo: prima che il mondo ci sia apparso; e prima che apparisse, il mondo deve essere stato costituito. La fenomenologia si afferma come l’ineluttabile preliminare di ogni altra domanda sul mondo, sia essa metafisica o scientifica.

Di fronte allo scetticismo sembrerebbe che, in senso stretto, solo il presente vivente sia apodittico, quel presente vivente che è il reciproco muto e fenomenologico del senso grammaticale dell’ego cogito. Ma, mentre per Descartes l’ego è qualcosa come il primo anello di una catena di ragioni che viene vista dall’esterno, dal mondo, per Husserl, questa catena di ragioni deve essere vista dall’interno, come un’emanazione trascendente del mondo nelle costituzioni dell’ego.

Cartesio, per così dire, sonda l’apoditticità dell’ego del cogito, fino al punto di abbandonarne il suo interno, per guardarlo dall’esterno come la prima pietra per ricostruire il mondo. L’essenza del non radicalismo fenomenologico di Descartes (se adottiamo acriticamente la posizione di Husserl) è che la posizione di quella prima pietra, che è la co-posizione in una sorta di idea del mondo o pre-mondo. Per questo motivo, Descartes, al parere di Husserl, non termina nell’abbandonare l’atteggiamento naturale.

La riduzione fenomenologica viene solitamente intesa come riduzione delle esperienze di un io. Questo punto di vista, pur corretto nelle sue intenzioni, non manca di contenere un’imprecisione fondamentale. Inesattezza consistente nell’incorrere in una mancanza di radicalità. Questa mancanza di radicalismo convoca di nuovo lo spettro dello scetticismo. In effetti, se diciamo che la sfera fenomenologico-trascendentale si apre attraverso una ri (con) -duzione alle esperienze della coscienza, corriamo il rischio di ricadere nello psicologismo.

Ma che cos’è, in questo caso, una ricaduta nello psicologismo? Non è tanto, come è stato a volte detto, il denigrare senza rigore lo sforzo di Husserl, come un riferimento allo psichico come, piuttosto, il riferimento di quel psichico (che termina, come vedremo, non essendo tale), di quell’esperienza ( in un senso non psicologico), al mondo. Esplichiamo: se la riduzione al vissuto, all’esperienza della coscienza, è la remissione di tutti i fenomeni all’esperienza situata in un corpo e a sua volta (attraverso quel corpo) situato in un mondo che ci contiene, allora non avremmo lasciato lo psicologismo, non avremmo abbandonato l’ultima posizione ontologica dell’eminente maestro di Husserl: Franz Brentano. L’esperienza fenomenologicamente ridotta deve essere pensata in una certa misura come assoluta, deve essere pensata in un certo modo come indipendente dal mondo (del mondo capito, naturalmente, in un senso naturale) se vogliamo accedere ai livelli finali del percorso di riduzione e, appunto, al modo in cui il mondo appare nella sua massima concretezza.

Detto in un modo più schematico e leggermente tecnico: la sospensione di qualsiasi remissione ontologica immediata al mondo, la sospensione risultante dal re-indirizzamento di detta remissione naturale a un complesso tessuto di prestazioni intenzionali, è una condizione e una chiave per il passaggio dalla riduzione psicologica alla riduzione fenomenologica -transcendentale, dalla psicologia intenzionale alla fenomenologia trascendentale.

Sarà all’interno di questa sfera ridotta dove si trova un’area di esperienza che, mentre è intuitiva, ha, proprio grazie alla riduzione, un carattere a priori. All’interno di questa sfera è possibile descrivere non solo le mie esperienze, non trasferibili, modellate biograficamente in base al soggetto che le riceve, ma esperienze pure, pure possibilità di chiunque e di tutti, un’intera gamma di correlazioni necessarie e tuttavia apparenti di essenza. La possibilità di questa descrizione delle esperienze pure della coscienza è aperta grazie ad un doppio ampliamento di alcuni concetti sclerotizzati della teoria classica della conoscenza. Il primo di questi è l’ambito del a-priori. L’a-priori non è più confinato alle regole di una mathesis universalis puramente formale (ciò che è inteso a priori formale, l’intreccio di verità analitiche), ma include anche un materiale a priori: è una sinteticità apparente a priori, un raggio di cose, e che non ha per nulla una struttura accessibile dalla deduzione trascendentale.

Il materiale a priori viene imposto in un regime di riduzione fenomenologica, se necessario. Esiste un’intuizione – che non è deduzione (né logica né trascendentale) – di necessità. Questo è ciò che rende la cosiddetta variazione eidetica. Il secondo concetto della teoria della conoscenza che rimane, per così dire, aperto a nuove possibilità senza perdere il suo rigore è quello dell’intuizione. L’intuizione era stata classicamente relegata nel campo della percezione. Kant aveva reso questa identificazione (che è una limitazione) il segno del rigore anti-dogmatico. L’idealismo tedesco (che è ispirato da Kant tanto come lo corrompe) apre l’intuizione a zone oltre la percezione, ma il segno di Fichte e Schelling manca di rigore e divario in profondità , dove non si trova il limite di alcun oggetto chiaramente riconosciuto. Non c’è il limite di Sachlichkeit, della concrezione, per quanto possa essere percettiva. Husserl estende l’intuizione alla percezione. Ad esempio fino alla logica nell’ordine di eidetica. Si estende ad altri tipi di entità (ad esempio nella sua fenomenologia della fantasia) in ordini che non sono strettamente eidetici e, quindi, non sempre al di là della percezione (verso formazioni categoriali basate su atti percettivi) ma, a volte, in modo preciso più in questo.

Correlativamente, anche il concetto di “oggetto” è esteso. Le intuizioni categoriali hanno “oggetti” che non sono oggetti di percezione “classici”. Lo stesso accade con certe “percezioni di fantasia”, rispetto alle quali l’”oggetto” deve essere compreso nel modo completamente formale in cui il termine è usato nella fenomenologia. Un uso in qualcosa di simile all’uso kantiano. L’uso kantiano dell’oggetto è, infatti, l’uso che Heidegger contempla quando critica la “oggettività” fenomenologica come una certa chiusura; “Oggetto”, “oggettività (Gegenständlichkeit) hanno, in fenomenologia, un uso molto più ampio e lassista di Heidegger, nelle sue critiche (riprese dalla maggior parte della fenomenologia francese degli ultimi anni) a cui si presta.

L’intuizione, a sua volta, non ha significato, se non è per la possibilità di evidenza. L’idea dell’evidenza consente, allo stesso tempo, la possibilità (a priori) della scienza vera, fondamentale e fondamento. Cercheremo di vedere quale ruolo gioca il corpo vivente – che d’ora in poi faremo riferimento come alla parola “carnalità” – nel sistema della fenomenologia, e in generale nella questione più urgente: quella della costituzione trascendentale dell’oggetto trascendente, in breve, la spinosa questione della creazione, dalla sfera del proprio, del significato “un altro che io”.

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