VERSO L’IDEALE SOVRA-UMANO

SOVRAUMANOZ

 

 

 

 

 

 

Giunto a questo punto delle sue riflessioni, e dopo averle espresse in Così parlò Zarathustra, Nietzsche era “maturo per il silenzio misterico”. Aveva annunciato il suo pensiero più abissale, aveva indicato in quale modo l’uomo possa diventare grande.

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PRIMO IDEALE TERRENO NON NICHILISTICO

VIVENTE IMMORALE

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a queste domande, ritengo opportuno compiere una deviazione del pensiero prima di affrontare il senso della metafora nietzscheana pianta-uomo.Tale deviazione che passera per altri, ben più famosi concetti elaborati dal filosofo (l’ultimo uomo, il sovra-uomo, l’eterno ritorno dell’uguale) dovrebbe avvicinarci al fisiologismo e biologismo di Nietzsche, dei quali il concetto di pianta-uomo e uno delle metafore più rappresentative.

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L’ESSERE NON È BUONO

NON ESISTE

 

 

 

 

 

 

Con questa tesi emerge un altro nesso tra nichilismo e violenza, in aggiunta a quelli già segnalati.

6.1. Infatti, per alcuni nichilisti una parte del mondo è ontologicamente male, ed in essa sono compresi alcuni esseri umani, che dovrebbero essere schiavizzati o suicidarsi o essere uccisi.

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VIVENTE IMMORALE

VIVENTE IMMORALE

 

 

 

 

 

 

 

 

1 L’uomo, al pari della pianta e dell’animale, è un vivente immorale. L’uomo appartiene interamente alla phýsis. Gli uomini buoni non sono buoni (altruisti, compassionevoli, miti), né quelli malvagi sono malvagi (egoisti, crudeli, immorali). La natura umana è puramente egoistica, avida, vanitosa, senza che i termini “egoismo”, “avidità” e “vanità” vengano intesi in senso morale.

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DIO È MORTO V

GOTT IS TOT

 

 

 

 

 

 

 

Ogni ente è ora o il reale come oggetto o il realizzante come rappresentazione oggettivante in cui si costituisce la oggettività dell’oggetto. La rappresentazione oggettivante, rappresentando, subordina l’oggetto all’ego cogito. In que¬sta remissione, l’ego cogito rivela ciò che è in base alla sua attività (la subordinazione rappresentativa), cioè si rivela come subjectum. Il soggetto è soggetto a se stesso. L’es¬senza della coscienza è l’autocoscienza. Ogni ente è dunque o oggetto del soggetto o soggetto del soggetto.

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DIO È MORTO IV

GOTT IS TOT

 

 

 

 

 

 

 

Qual è dunque la natura di questa verità dell’essere del¬l’ente? Essa può esser determinata solo in base a ciò di cui è la verità. Ma poiché in seno alla metafisica moderna l’es¬sere dell’ente si è determinato come volontà e quindi come voler-se-stesso, e poiché il voler-se-stesso è già come tale un saper-se-stesso, l’ente, l’upokeimenon, il subiectum, è [west] nel modo del saper-se-stesso, cioè nel modo dell’ego cogito. Questo presentare sé a sé, la rappresentazione, è l’essere dell’ente in quanto subjectum.

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DIO È MORTO III

GOTT IS TOT

 

 

 

 

 

 

 

Nella seconda parte di Cosi parlò Zaratustra, che ap¬parve un anno dopo la Gaia scienza, nel 1883, Nietzsche nomina per la prima volta la « volontà di potenza » nel senso in cui essa doveva venir intesa: « Dovunque trovai un vivente, trovai volontà di potenza; anche nella volontà del servo trovai la volontà di esser padrone ».

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DIO È MORTO II

GOTT IS TOT

 

 

 

 

 

 

 

In una nota dell’anno 1887 (Volontà di potenza, Af. 2) Nietzsche si domanda: «Che cosa significa nichilismo?». E risponde: «Che i valori supremi perdono ogni valore».

La risposta è sottolineata e corredata dalla seguente aggiunta: «Manca il fine, manca la risposta al “perché?”». Questa definizione di Nietzsche presenta il nichilismo come un processo storico, processo che egli interpreta come la perdita di valore di quelli che erano fino allora i valori supremi.

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DIO È MORTO

 GOTT IS TOT

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa indagine si propone di chiarire il luogo a par¬tire dal quale potrà forse un giorno esser posto il pro-blema dell’essenza del nichilismo. L’indagine trae origine da un pensiero che incomincia finalmente a gettare luci sulla posizione fondamentale di Nietzsche nel corso della storia della metafisica occidentale.

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¿QUIÉN ES EL ZARATUSTRA DE NIETZSCHE? IV

ZARATHUSTRA E

 

 

 

 

 

Nietzsche dice: venganza es «contravoluntad de la voluntad contra el tiempo … ». No se dice: contra algo temporal. Tampoco se dice contra un carácter especial del tiempo.

Se dice sin más : «contravoluntad contra el tiempo … ».

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