AION: “V”

abbandono – puro vuoto
superare la vita
dissolvenza nello spazio senza limiti
sulle rive del deserto – grigio ma radioso

oltre la disperazione
così eterno
la sostanza più arcana dell’assenza
la profondità del vuoto creata nella morte
la sfera eterna formata dal tuo decedere

il nostro sangue si è trasformato in vetro mentre mietiamo
il sole rosso
di morte
a mezzanotte

follia di questa consapevolezza
delirante orrore della conoscenza
il peggior martire imposto alla coscienza
bruciando in maniera inesorabilmente limpida

eppure questa chiarezza brucia tutto
consuma tutto
ti lascia denudato
persino spogliato del tuo essere

bellezza inenarrabile di questo destino crudele
tra estasi e grida di sgomento

mente sospinta all’incandescenza
tutto è consumato
nell’orrida calma dell’estasi

deliquio – discesa interminabile
svanire nell’ignoto
al crepuscolo della perdizione
l’inesorabile enigma
di morte

nessuna via di fuga, nessuna salvezza
l’unica illuminazione nell’accettazione dell’autunno
il sentiero luminoso dell’annientamento
tra il Tempo e l’Eternità

CAOS E DIVENIRE

NIETZSCHE INTERPRETE DI ANASSAGORA

L’interpretazione nietzscheana del pensiero di Anassagora si inserisce all’interno della più ampia analisi che Friedrich Nietzsche conduce intorno alla filosofia presocratica. Quindi, da un lato, l’interesse per Anassagora fa parte di un interesse più generale nei confronti di quella cultura greca che per prima si è posta ad analizzare il fenomeno del divenire e a questo, attraverso la filosofia, ha cercato di dare una risposta.Dall’altro lato, Nietzsche distingue il pensiero di Anassagora da quello degli altri filosofi presocratici in virtù della particolare risposta che egli avrebbe fornito al problema del divenire laddove, secondo Nietzsche, il mondo anassagoreo è una σύμμειξη a cui il νοῦς imprime movimento trasformando quello che Nietzsche chiama “il caos di Anassagora” senza, però, reprimerne la natura molteplice e imprevedibile. In quest’ottica, allora, intendiamo mettere in evidenza come, secondo Nietzsche, la cosmologia di Anassagora si contrapponga nettamente a quella parmenidea, nei confronti della quale non ha nessun debito, e che quella stessa cosmologia è, invece, in linea con il pensiero di Eraclito, colui che Nietzsche chiama il filosofo del divenire per eccellenza. Anassagora, infatti, così come Eraclito, riconosce l’innocenza e l’ateleologicità del divenire poiché il movimento che il nous imprime alla σύμμειξη è privo di qualsiasi fine ultimo esterno ed è, proprio per questo, imprevedibile. Se, però, si è abbastanza abituati a legare Nietzsche ad Eraclito attraverso il comune denominatore del divenire, meno usuale è l’immagine di Nietzsche interprete della filosofia di Anassagora. Il nostro intento, allora, è proprio quello di studiare tale immagine allo scopo di mettere in evidenza che ruolo giochi all’interno del pensiero nietzscheano l’interpretazione di Anassagora.

Si cercherà, infatti, di dimostrare come il filo conduttore dell’indagine nietzscheana intorno ad Anassagora è lo stesso che percorre tutta la sua filosofia, ossia l’affermazione di una visione dinamica del mondo che, basandosi su concetti come quello di caos, non soltanto si contrappone al meccanicismo ed al teleologismo, ma esprime tutta la complessità di una natura estremamente variegata e rispetto alla quale l’uomo non è qualcosa di estraneo che la definisce e la controlla, ma un suo elemento accanto ad altri molteplici elementi che la compongono. Infatti, il Nietzsche che interpreta Anassagora è lo stesso che dialoga con la scienza del suo tempo e che attraverso certe letture scientifiche sviluppa quella teoria che, rifiutando il teleologismo ed il meccanicismo, si fonda sull’eterno ritorno del divenire inteso come l’incessante movimento di molteplici Kraftzentren che si incontrano e si scontrano tra di loro dando vita a sempre diverse combinazioni.

Così, quell’antiteleologismo che Nietzsche sembra trovare in Anassagora egli lo ha già letto in Ruggiero Giuseppe Boscovich che, infatti, viene descritto in Jenseits von Gut und Böse come colui che insegnò a rinnegare la fede nell’esistenza di qualcosa di ultimo non ulteriormente divisibile da cui tutto deriva. Ma ancora prima di Boscovich Nietzsche legge Hermann von Helmholtz, Johan Karl Friedrich Zöllner, Gustav Fechner e tanti altri che, come confesserà egli stesso in una lettera dell’aprile del 1873 all’amico Carl von Gersdorff, sente la necessità di leggere durante la preparazione di Die Philosophie in tragischem Zeitalter der Griechen. Vedremo, dunque, come sono proprio tali letture che Nietzsche ha in mente quando afferma che Anassagora è colui che ha potuto evitare di derivare la pluralità dall’unità e il divenire dall’essere grazie alla sua concezione della materia originaria come σύμμειξη, ossia come composto in cui la molteplicità viene salvaguardata ed attraverso cui Anassagora è arrivato a pensare la legge di conservazione della forza e della indistruttibilità della materia.

È proprio in Die Philosophie in tragischem Zeitalter der Griechen che Nietzsche parla di caos in relazione al pensiero di Anassagora laddove afferma che:

in ogni caso è esistito un tempo, uno stato di quegli elementi – non importa se di breve o di lunga durata – in cui il nous non aveva ancora agito su di essi, e in cui essi erano ancora immobili. Questo è il periodo del caos di Anassagora […]. Il caos di Anassagora non è una concezione senz’altro evidente: per coglierla, si deve aver compreso l’idea che il nostro filosofo si è formato riguardo al cosiddetto divenire.

Quello che, infatti, qui Nietzsche chiama caos è ciò che Anassagora definisce nel frammento 4, σύμμειξη παντων, ossia “la mescolanza di tutte le cose” in cui non era distinguibile alcun colore. Così, Anassagora arriva ad affermare che «nel tutto si trova tutto» perché se, osservando i fenomeni riguardanti la nascita della natura, egli ha visto che «persino il contrario può sorgere dal contrario, per esempio il nero dal bianco», allora, tutto è possibile e, quindi, tutto contiene tutto. A tale proposito, dice Nietzsche:

Egli dimostrò la cosa a questo modo: se persino il contrario può sorgere dal contrario, per esempio il nero dal bianco, allora tutto sarà possibile; ma tale fenomeno si verifica appunto nel disciogliersi della bianca neve nella nera acqua […]. Se peraltro tutto può sorgere da tutto, il solido dal fluido, il duro dal molle, il nero dal bianco, la carne dal pane, allora tutto deve essere altresì contenuto in tutto. I nomi delle cose esprimono in tal caso soltanto la prevalenza di una sostanza sulle altre sostanze.

Dunque, il νοῦς ” rispetto a questa mescolanza indistinta è ciò che le dà movimento. Infatti, questo nous, che Anassagora definisce “λεπτότατόν τε πάντων ξρημάτων καὶ καθαρώτατον ”, è ciò da cui ha origine il processo di distinzione delle diverse cose, ossia quello che in termini nietzscheani è il processo del divenire. L’intento di Nietzsche è quello di far emergere come il movimento che il νοῦς ” imprime alla mescolanza non è un semplice separare ciò che originariamente era mescolato, bensì un mutare l’ordine e la disposizione di quella mescolanza che tale rimane, ma che, allo stesso tempo, si concretizza nelle cose. Queste sono, quindi, sempre una pluralità e una molteplicità di sostanze tra le quali, però, una prevale sulle altre e in questo prevalere dà il nome alla cosa stessa. Proprio Anassagora, infatti, alla fine del frammento afferma che, a differenza dell’intelligenza che «è tutta quanta simile», invece “dell’altro”, cioè di tutte le altre cose che intelligenza non sono, bensì mescolanza e divenire, «nulla è simile a nulla, ma ognuno è ed era costituito delle cose più appariscenti delle quali più partecipa». Ciò significa esattamente quello che Nietzsche chiama Übergewicht, ossia la prevalenza interna ad ogni cosa. Infatti, tutto ciò che è, può essere e ha una sua unità ed omogeneità soltanto a partire dal fatto che esso è una pluralità di sostanze, è un composto, un aggregato in cui, grazie al movimento e al divenire che lo caratterizzano, alcune di queste molteplici sostanze prevalgono sulle altre e fanno sì, in tal modo, che questo aggregato sia diverso da un altro e così via poiché ognuno avrà una certa prevalenza piuttosto che un’altra. Il termine tedesco Übergewicht, che Giorgio Colli traduce “prevalenza”, esprime proprio l’idea di qualcosa che è più pesante delle altre, che ha la meglio sulle altre perché in qualche modo più forte. Il fatto che, secondo Nietzsche, questo prevalere, questo avere la meglio di un elemento tra molteplici non sia altro che un processo dinamico che implica, dunque, il movimento e il confronto tra questi stessi molteplici elementi, ci spinge a ricondurre l’interpretazione nietzscheana del frammento 12 di Anassagora a quelle Kombinationen der Kraftzentren attraverso cui Nietzsche descrive il modo stesso di essere del mondo. E qui ritornano le letture scientifiche di Nietzsche ed in particolare quella di Boscovich la cui teoria viene definita come la miglior confutazione dell’“atomistica materialistica”.

Per Nietzsche, infatti, la teoria dinamica del Boscovich, oltre ad avere una rilevanza scientifica, risulta essere significativa anche su un piano più strettamente filosofico e gnoseologico poiché si oppone al “bisogno atomistico” insito nella filosofia classica (da Socrate in poi) di volere ridurre e semplificare un mondo che, al contrario, è estremamente complesso e molteplice e che esprime questa natura proprio nella dinamicità e attività delle forze che lo compongono. Nietzsche, riprendendo la terminologia di Boscovich, parlerà di una molteplicità di Kraftquanten, di quanti di forza che, attraverso il loro rapporto di tensione, si combinano continuamente tra di loro dando, così, vita alle diverse cose del mondo.

È, dunque, proprio in quest’ottica che Nietzsche spiega la mescolanza originaria di Anassagora e come da essa derivino le cose che chiama aggregati, composti, ciò che soltanto più tardi, maturate e approfondite le sue conoscenze scientifiche, egli chiamerà Kombinationen der Kraftzentren.

Nietzsche, allora, lega insieme caos, divenire e νοῦς perché è proprio dalla loro complessa relazione che nasce ogni cosa, ossia ciò che Nietzsche chiama Übergewicht, prevalenza:

L’esperienza mostra che questa prevalenza può essere prodotta gradualmente solo attraverso il movimento e che la prevalenza è il risultato di un processo da noi chiamato comunemente divenire; per contro il fatto che tutto sia in tutto non è il risultato di un processo, ma al contrario è il presupposto di ogni divenire e di ogni esser mosso, ed è quindi anteriore ad ogni divenire.

Il caos, ossia “il fatto che tutto sia in tutto”, è il presupposto del divenire che, a sua volta, scaturisce da quel caos attraverso il movimento che il νοῦς  gli imprime. In questo modo la natura molteplice delle cose del mondo viene garantita dal fatto che essa non dipende dal movimento di cui il νοῦς  è materialmente responsabile, ma da una mescolanza originaria che è tale, ossia è molteplicità, indipendentemente da qualsiasi movimento che, al contrario, la presuppone. È proprio tale mantenersi della mescolanza e, quindi, della molteplicità all’interno delle cose che fa dire ad Anassagora nel frammento 12:

«Completamente però nulla si forma, né si dividono le cose l’una dall’altra tranne che dall’intelligenza».

Secondo Nietzsche, è proprio questo non formarsi definitivamente delle cose che garantisce il movimento continuo, ossia il divenire, per cui non vi è effettivamente un nascere e un perire, ma soltanto un processo di composizione e scomposizione a partire dalle cose che sono. È a tale proposito che Nietzsche interpreta Anassagora come colui che non possiede nessun debito nei confronti di Parmenide, ma che, al contrario, sviluppa un pensiero opposto a quello parmenideo poiché se Parmenide negò il nascere ed il perire allo scopo di affermare l’immobilità e l’unicità dell’essere, Anassagora, al contrario, nega nascere e divenire soltanto laddove questi non vengano intesi semplicemente come il continuo comporsi e dividersi della materia. Allora, ciò su cui Nietzsche pone l’accento non è tanto la negazione di nascere e perire, quanto piuttosto l’affermazione di composizione e scomposizione attraverso cui il divenire non viene negato, ma soltanto spiegato a partire da quella mescolanza che viene messa in movimento dal νοῦς.

È in questo senso che si può affermare l’indistruttibilità della materia; essa, infatti, non è destinata a scomparire, ossia a perire, ma continua a vivere eternamente grazie ad un ininterrotto processo di composizione e scomposizione, aggregazione e disgregazione delle molteplici parti che la compongono. Dunque, è proprio la natura molteplice e plurale di tale materia che le fornisce il carattere dell’indistruttibilità.

Secondo l’ottica proposta da Nietzsche, quindi, la cosmologia di Anassagora si fonda sul primato di un’unità derivante dalla molteplicità rispetto a un’unità immobile e indivisibile. In questo modo Anassagora incarna una logica diametralmente opposta a quella parmenidea poiché ciò che è, secondo Anassagora, può essere proprio grazie a quello che, per Parmenide, invece, è il non-essere: il divenire, la molteplicità. Infatti, la materia è, secondo Anassagora, indistruttibile e, dunque, eterna poiché è un aggregato, ossia l’unione, nel rispetto della loro differenza, di diverse molteplici sostanze che si muovono continuamente e che vivono grazie a tale movimento; ciò che per Parmenide era non-essere, il divenire, la molteplicità, in Anassagora è divenuto il fondamento dell’essere. Quest’ultimo, però, non si distingue più nella contrapposizione al non-essere poiché tale contrapposizione nell’interpretazione nietzscheana di Anassagora non sussiste più. L’unità non si contrappone alla molteplicità, ma, al contrario, deriva da essa, ossia deriva dal continuo combinarsi e scombinarsi degli elementi da cui la σύμμειξη è composta. L’affermazione del divenire e della molteplicità non implica la negazione dell’unità, ma soltanto l’affermazione di un nuovo modo di intendere l’unità, ossia come organizzazione che nasce dalla mescolanza continua.

Nietzsche, allora, sente la necessità di sottolineare la differenza che intercorre tra questo caos di Anassagora e l’indeterminato di Anassimandro proprio perché egli dice: «la mescolanza di Anassagora è un composto, mentre l’indeterminato di Anassimandro è un’unità».

La conseguenza più importante di tale differenza, è, secondo Nietzsche, che Anassagora ha potuto evitare di «derivare la pluralità dall’unità, il divenire dall’essere». All’interno dell’ottica nietzscheana unità e molteplicità, divenire ed essere non sono più l’uno la negazione dell’altro, bensì due facce della stessa medaglia, due diversi punti di vista da cui vedere la medesima realtà che altro non è che movimento, attività. Infatti, questa realtà, che Nietzsche chiama caos, è, da un lato, unità ed essere se la consideriamo come combinazione, organizzazione, ordine, dall’altro lato, molteplicità e divenire se la consideriamo come combinazione di molteplici elementi che derivano dalla scombinazione di organizzazioni precedenti e che, a loro volta, produrranno altre diverse combinazioni.

Dunque, usando il termine caos per riferirsi alla σύμμειξη anassagorea, Nietzsche vuole evitare di identificarla con l’άπειρον anassimandreo, come, invece, Aristotele aveva fatto. Sarebbe, infatti, un errore pensare che il compenetrarsi, ossia il mescolarsi, di tutti quei punti, che sono σπερματα e che Nietzsche chiama “grani seminali di tutte le cose” o “i granelli degli elementi naturali”, sia equiparabile alla materia primordiale di Anassimandro. Per Nietzsche, infatti, Anassagora si è rappresentato l’esistenza originaria, cioè la σύμμειξη, come l’insieme di punti infinitamente piccoli, ma, allo stesso tempo, semplici e distinti. Infatti, da un lato, la divisibilità permette il mescolarsi, ossia il compenetrarsi di tali punti, dall’altro, il loro carattere specifico permette di parlare di aggregato piuttosto che di unità indistinta e, quindi, garantisce quella pluralità e diversità che sono la base stessa del divenire. In questo modo, Nietzsche lega strettamente tra di loro il divenire, la e σύμμειξη gli σπερματα poiché diviene soltanto ciò che si trasforma, ciò che si compone e si divide e può comporsi e dividersi, aggregarsi e disgregarsi e, quindi, divenire, soltanto ciò che è molteplice, ossia ciò che ha al suo interno elementi che possano comporsi e dividersi, aggregarsi e disgregarsi e, dunque, muoversi.

Ancora una volta, quindi, Nietzsche pone Anassagora tra coloro che piuttosto che annullare le diversità, le differenze, il movimento all’interno di un sistema in cui domina un’unità che scaturisce dall’identità e dall’immobilità, al contrario fa nascere l’unità, cioè il comporsi, il formarsi di qualcosa, proprio dall’originaria mescolanza, dall’originaria pluralità che non viene mai annullata, ma soltanto trasformata e ordinata attraverso il divenire.

A salvaguardare tale divenire è, secondo Nietzsche, il carattere assolutamente arbitrario dell’attività del νοῦς. Esso è, infatti, privo di un carattere teleologico. Ecco perché Nietzsche afferma che:

Si fa davvero torto ad Anassagora, quando gli si rimprovera il suo saggio astenersi – come risulta in questa concezione – dalla teleologia, e quando si parla con disprezzo del suo nous, come di un deus ex machina.

Nietzsche, allora, interpreta il carattere indipendente e libero del νοῦς come segno della sua totale arbitrarietà e, quindi, della totale mancanza in esso di un ordine o di un fine intesi come ciò verso cui tutto il mondo e l’agire stesso dell’uomo devono tendere. Al contrario, Nietzsche reputa «di una mirabile arditezza e semplicità» la concezione anassagorea del mondo inteso come il distinguersi di diverse sostanze attraverso dei vorticosi movimenti circolari provenienti da un primo impulso prodotto dal νοῦς. Tale concezione é, secondo Nietzsche, priva di qualsiasi antropomorfismo e teleologia. Infatti, Anassagora stesso parla di un νοῦς ” che εκρατησεν quando nel frammento 12, a proposito della sua attività, dice:

E alla rotazione universale dette impulso l’intelligenza, sì che da principio si attuasse il moto rotatorio […] tutte dispose l’intelligenza, e la rotazione che è percorsa ora dagli astri, dal sole, dalla luna e da quella parte di aria e di etere che si va formando.

A partire da ciò, Nietzsche descrive il movimento cosmologico anassagoreo come un movimento circolare che ha inizio da qualche parte nella mescolanza e che ha lo scopo di raggiungere un punto in cui «tutto l’omogeneo sia raccolto e le esistenze primordiali, indivise risultino ormai disposte in bell’ordine l’una accanto all’altra». Se,quindi, da un lato, Nietzsche riconosce come propria di Anassagora l’idea di un movimento finalizzato a ordinare la mescolanza caotica iniziale (rapporto tra la mescolanza originaria, il caos e l’ordine da imporre al caos), dall’altro lato, però, egli sottolinea come tale scopo ancora realizzata perché mescolanza e disordine sono infiniti e perché si tratta di un processo sconfinato che non può verificarsi con un solo colpo di bacchetta magica. In ogni caso, secondo Nietzsche, l’ordine che il νοῦς anassagoreo dovrebbe realizzare all’interno della mescolanza originaria e da cui dovrebbe nascere il cosmo non annulla quelli che sono i caratteri specifici di questa mescolanza perché tale cosmo nasce e si sviluppa a partire dal caos originario soltanto grazie al movimento circolare impresso dal νοῦς, movimento che non è temporaneo e limitato, bensì infinito poiché è ciò attraverso cui il cosmo vive e si conserva. Attraverso questa interpretazione Nietzsche torna, così, a mettere in evidenza il distacco di Anassagora dai suoi predecessori ed in particolare da Parmenide perché se per quest’ultimo ordine e cosmo significano quiete e stasi, al contrario, per Anassagora il vero ordine del mondo è il movimento circolare che lo caratterizza incessantemente, ossia il divenire.

Allora, il parlare di un processo sconfinato del movimento, del carattere infinito della mescolanza, di moti circolari, esprime già l’esigenza nietzscheana di negare una fine del movimento, cioè di negare uno stato finale (Finalzustand). È proprio quest’esigenza che porterà Nietzsche a parlare di un eterno ritorno dell’identico in cui il movimento è circolare ed infinito. In questo modo, risulta qui evidente come dietro l’interpretazione nietzscheana del νοῦς e della σύμμειξη risieda il progetto di affermare il principio di conservazione dell’energia che, invece, il secondo principio della termodinamica, ossia l’affermazione della morte termica dell’universo (Rudolf Clausius e William Thomson), aveva messo in discussione. Se il movimento che il νοῦς imprime alla mescolanza originaria è circolare ed eterno, allora, da un lato, la circolarità significa limitatezza, significa che il mondo, dal punto di vista quantitativo, ha sempre un confine, dall’altro lato, l’eternità significa un’infinitezza temporale, significa, dunque, che il movimento è esso stesso infinito e continuo. In questo modo, se il mondo è sempre movimento, ossia il combinarsi e lo scombinarsi incessante degli elementi che lo compongono, il suo confine non sarà mai sempre lo stesso, ma varierà continuamente con il variare delle combinazioni. Questo intreccio di circolarità ed eternità, limitatezza quantitativa e infinità temporale porterà Nietzsche all’affermazione dell’eterno ritorno inteso proprio come il ripetersi della forza che, dunque, non raggiungerà mai uno stato finale, ma si conserverà eternamente. È in questo senso che Nietzsche sostiene che la conservazione dell’energia esige l’eterno ritorno. Inoltre, la negazione di un Finalzustand significa anche negare che il movimento dell’universo sia teleologicamente e meccanicisticamente determinato e che, quindi, possa essere, in un certo senso, prevedibile perché legato ad un processo, ad un cammino che non può non svolgersi, che è già stabilito.

Dunque, quando Nietzsche afferma che Anassagora «concepisce la legge di conservazione della forza e dell’indistruttibilità della materia» egli ha in mente qualcosa di molto preciso. Infatti, tale forza che si conserva non è altro che il movimento stesso che appunto è eterno, o meglio ciò da cui scaturisce il movimento, ossia il νοῦς che per Nietzsche, però, non è la conoscenza consapevole, bensì la vita, il principio del movimento. Allo stesso modo, la materia indistruttibile di cui Nietzsche parla non è altro che la mescolanza originaria, la quale è tale proprio perché non si esaurisce mai grazie al movimento che il νοῦς le imprime e che le permette di raggiungere un ordine che ogni volta non è mai assoluto. Ciò che, però, ci interessa mettere in evidenza è che in tale interpretazione la terminologia nietzscheana non è affatto casuale e ancora una volta può essere ricondotta al rapporto di Nietzsche con alcune teorie scientifiche del suo tempo. Il volere utilizzare il termine forza per riferirsi al νοῦς anassagoreo è un modo da parte di Nietzsche per liberare questo concetto da qualsiasi residuo antropomorfico e teleologico. È, infatti, proprio in questo senso che Nietzsche stesso utilizzerà il concetto di forza (Kraft) all’interno della sua cosmologia poiché rifacendosi, oltre che a Boscovich e a Helmholtz, anche a Julius Robert Mayer e a Johann Gustav Vogt egli parlerà di una Kraft, o meglio di una Gesamtlage aller Kräfte che altro non è che Tätigkeit, ossia attività. Così, definire la forza come attività e come ciò da cui l’attività scaturisce permette di vederla soltanto come un principio fisico-cosmologico che non ha nulla di antropomorfico. Inoltre, se la forza è attività e il mondo stesso è l’insieme di tutte le forze, allora, il mondo sarà esso stesso attività e dunque, sarà sempre in movimento e grazie a questo si conserverà in quanto insieme di molteplici forze. Allora, per Nietzsche, la forza si conserva nella cosmologia di Anassagora perché il movimento che il νοῦς imprime è infinito, eterno e ciò a cui l’imprime è molteplice e qualitativamente sempre diverso.

Ciò detto risulta chiaro perché Nietzsche, anche se riconosce in Anassagora ancora un certo modo di intendere il movimento come strumento del νοῦς per la realizzazione di un ordinamento del caos originario, allo stesso tempo, vede in questo νοῦς qualcosa di straordinario e lontano da qualsiasi “balorda e antropomorfica teleologia”. Infatti, il dare impulso a questo moto rotatorio, secondo Nietzsche, è qualcosa che non avviene mai per dovere e con un fine preciso. Esso non è il risultato di un “ich will”, ossia di “un dio miracolistico” che plasma il mondo come gli pare, ma soltanto “una specie di vibrazione”, una forza, nel senso sopraddetto, che è necessaria perché non può essere diversamente da ciò che effettivamente è.

È, allora, in quest’ottica, che Nietzsche accusa i filosofi posteriori ad Anassagora, in particolare Platone, di aver tentato di trasformare il νοῦς in quel principio tipicamente metafisico che è la ragione intesa come unità trascendente che tutto spiega e che, in quanto trascendente, è ciò verso cui tutto deve tendere finalisticamente. Se, infatti, per primi proprio Platone e Aristotele accusarono Anassagora di non essersi servito del νοῦς come principio ordinatore, ossia come motore immobile verso cui il movimento è orientato, Nietzsche, invece, ha interpretato l’ateleologicità del νοῦς non come una mancanza del pensiero di Anassagora, bensì come una grandezza consapevolmente voluta da parte di chi aveva solo l’interesse a indagare ciò mediante cui una cosa è, ossia la causa efficiens, e non ciò per cui una cosa è, ossia la causa finalis. Dice Nietzsche:

Il nous è stato introdotto da Anassagora solo per rispondere alla domanda specifica: onde sorge il movimento e onde sorgono movimenti regolari? Secondo quanto Platone gli rimprovera, tuttavia, egli avrebbe dovuto dimostrare, ma non avrebbe invece dimostrato, che ogni cosa – nel suo modo di esistere e nel suo luogo – esiste appunto con la massima bellezza, eccellenza e finalità. Ma Anassagora non avrebbe osato sostenere questo neppure in un sol caso: per lui il modo esistente non era neppure il più perfetto che si potesse pensare, poiché egli vedeva sorgere ogni cosa da ogni cosa e osservava che la separazione delle sostanze per opera del nous non risultava compiuta….

Allora, ciò che Platone rimprovera ad Anassagora è ciò per cui, invece, Nietzsche lo loda. Anassagora, infatti, secondo Nietzsche, non ha fatto altro che osservare e descrivere un mondo in cui nulla era compiuto, perfetto e concluso. In tale mondo non esiste nessun fine ultimo e, in ogni caso, anche se questo esistesse, l’uomo non potrebbe mai esserne certo perché il νοῦς da cui tutto dipende è απειρος e , cioè è libero nel suo essere attività e, quindi, è imprevedibile e indeterminabile da parte dell’uomo. In questo modo il carattere arbitrario del νοῦς è ciò attraverso cui Anassagora, non soltanto afferma la limitatezza dell’agire e del conoscere dell’uomo rispetto al mondo naturale che lo circonda, ma, inoltre, salva quell’idea di caos originario che in un’ipotesi finalistica non avrebbe senso. Dice Nietzsche:

Egli si guardò bene di porre la questione sul perché del movimento, sul fine razionale del movimento. Se, infatti, il nous avesse dovuto realizzare attraverso il movimento uno scopo necessario secondo la propria essenza, non sarebbe allora più dipeso dal suo arbitrio il dare inizio in una certa occasione al movimento.

Infatti, solo l’arbitrarietà, che significa anche imprevedibilità, casualità e irrazionalità, può permettere il passaggio dal caos originario al movimento del divenire. Il νοῦς, infatti, non agisce volontariamente, ma è soltanto l’avvio del movimento che è presente in tutto ciò che esiste e che, quindi, non è giusto o sbagliato, ma semplicemente accade, si verifica. Ecco perché per Nietzsche è «una stupidaggine parlare di una personificazione dello spirito». Piuttosto, Nietzsche parla di un “gioco artistico” che “lo spirito anassagoreo” compie perché si comporta in maniera del tutto incondizionata ed innocente. In questo modo Nietzsche descrive il νοῦς e la sua attività nei termini della filosofia eraclitea che, non a caso, egli considera come la contemplazione e la giustificazione del divenire. Infatti, secondo Nietzsche, Eraclito è colui che, “simile al dio contemplativo”, vede il movimento del mondo come il gioco dell’Eone con se stesso, che costruisce e distrugge in piena innocenza. Ciò, quindi, che accomuna la cosmologia di Eraclito e quella di Anassagora è il fatto che per entrambi il divenire non soltanto è ciò che caratterizza il mondo, ma è anche privo di qualsiasi imputabilità morale, ossia è innocente, è un gioco casuale, privo di qualsiasi fine ultimo. In questo modo, Nietzsche riconosce Eraclito e Anassagora come appartenenti a quella stessa linea di pensiero che interpreta il mondo come una pluralità di elementi che si intrecciano tra di loro e che si muovono incessantemente senza uno scopo ultimo da raggiungere. Secondo Nietzsche, infatti, la natura di cui parla Eraclito è infinita perché infinito è il suo movimento, cioè quel divenire che non termina mai poiché non esiste nulla di immutabile.

Non a caso, Nietzsche, quando nella sua interpretazione del pensiero eracliteo fa riferimento a questo carattere infinito della natura che muta incessantemente, cita espressamente l’opera di Helmholtz, Abhandlungüber die Wechselwirkung der Naturkräfte, allo scopo di mettere in evidenza come la relatività e la limitatezza della percezione umana possano portare a credere erroneamente nell’esistenza di qualcosa di immutabile e finito così come accade con il calore, la cui fonte viene ipotizzata essere finita con la conseguenza che la scorta di forza meccanica del sistema-mondo sarebbe destinata ad esaurirsi laddove, invece, Helmholtz parla di un principio di conservazione della forza che è eterna perché si trasforma continuamente riciclandosi. Vediamo, dunque, come le teorie che sottostanno all’analisi nietzscheana di Eraclito sono le stesse che sottostanno a quella del pensiero di Anassagora come all’analisi di tutto il pensiero presocratico, la cui lettura è, quindi, guidata dal rapporto con la scienza del suo tempo e dalle esigenze filosofiche che hanno condotto Nietzsche a confrontarsi sia con i presocratici che con quella scienza. Così, ancora una volta, notiamo come Nietzsche ritenga che affermare l’infinitezza temporale del divenire, ossia l’eternità del movimento (concetto che egli ritrova, con le dovute differenze, sia in Eraclito che in Anassagora) e, dunque, la conservazione della forza intesa proprio come movimento ed attività, significhi negare ogni visione teleologica del mondo e il Finalzustand che ne consegue. Quest’idea dell’infinitezza del divenire, che Nietzsche scorge in Eraclito e che attribuisce anche al movimento circolare che il νοῦς imprime alla mescolanza originaria è la stessa che egli afferma quando parla del mondo come ewig Chaos.

Ciò che ritorna nella concezione nietzscheana del caos e che egli già vede emergere nel pensiero di Anassagora sono il movimento eterno e la mescolanza, cioè la natura molteplice e plurale di questo caos in cui l’ordine e l’organizzazione non sono mai assoluti, ma sempre il risultato di precedenti organizzazioni che a loro volta sfoceranno in nuove organizzazioni e nuovi ordini. Secondo l’interpretazione nietzscheana, è proprio l’arbitrarietà del νοῦς che permette alla σύμμειξη di mantenere il suo carattere caotico, ossia di mescolanza che diviene, che si sviluppa e, quindi, in qualche modo si ordina, ma non teleologicamente, non in vista di un fine ultimo da raggiungere. Infatti, l’unico ordine che si può attribuire a tale mescolanza originaria è quello che deriva dal disordine, cioè dal nascere e dal perire, dal comporsi e dal dividersi continui. L’imprevedibilità e l’indefinibilità del νοῦς anassagoreo sono, secondo Nietzsche, espressione dell’indefinibilità e dell’imprevedibilità del divenire stesso, ossia di quel movimento che caratterizza la materia originaria di Anassagora e di cui è fatto il mondo intero.

Dunque, Nietzsche nella sua interpretazione di Anassagora lotta già contro quell’equivoco che sarà il bersaglio polemico della sua futura visione del mondo come caos e che egli considera la base di ogni teleologia. Tale equivoco è quello per cui l’uomo crede che «quanto l’intelletto costituisce solo sotto la guida del concetto di fine deve essere stato realizzato altresì dalla natura mediante la riflessione e i concetti finalistici». Nietzsche, infatti, sostiene che ciò che l’intelletto concepisce erroneamente come ordine e fine, invece, è solo un movimento incondizionato che non è guidato né da fini ultimi né da cause determinate e che, piuttosto, Nietzsche vede secondo quell’immagine del gioco che Eraclito gli suggerisce e che fornisce al νοῦς un carattere ludico. Esso, infatti, non ha nessun fine se non quello di soddisfare la propria libera volontà, il proprio arbitrio. Ciò che, secondo Nietzsche, interessava Anassagora era di avere trovato nel νοῦς l’origine di un movimento tale che da una mescolanza totale potesse venire fuori un ordine visibile. Dice Nietzsche: «Il nous è stato introdotto da Anassagora solo per rispondere alla domanda specifica: onde sorge il movimento e onde sorgono movimenti regolari?».

In questo modo, malgrado il caos di Anassagora non sia esattamente lo stesso che Nietzsche attribuirà al mondo perché quello anassagoreo, essendo soltanto uno stato iniziale, non ha il carattere dell’eternità, è, però, vero che, secondo l’interpretazione nietzscheana, tale caos, nel suo essere σύμμειξη, cioè una molteplicità di diversi elementi, si realizza proprio attraverso il movimento che il νοῦς gli imprime, in cui esso non è ridotto a unità, ma soltanto ordinato e trasformato nelle cose, intese come aggregati in cui la pluralità e la molteplicità si conservano. Nietzsche legge già il caos anassagoreo come espressione della consapevolezza dell’imprevedibilità del divenire e del rispetto della pluralità all’interno di una concezione antiteleologica del mondo libera dall’arroganza tipica dell’uomo che pensa di essere qualcosa di esterno alla natura e crede di poterla definire e comprendere.

(PROPAGANDA):”KH-A-OSS-Misantropia Nichilistica” III

Ricevo e pubblico

KH-A-OSS III

INDICE:

– Ragnarøkkr (Frenitida)

– Baratro (Arca)

– Terrorismo Criminale: Incendio al parcheggio della stazione La Celsa (Roma): sei auto distrutte dalle fiamme

– Terrorismo Criminale: Aprilia, auto in fiamme nella notte

– Terrorismo Criminale: Incendio sotto il cavalcavia Ghisolfa, tra viale Monte Ceneri e viale Serra (Milano): tre auto devastate

– Dell’amore del prossimo (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

– Theurgia: “Trasformazione (Discendi nella notte di Hiperboros)”

– L’illusione dell’Anarchismo (Dora Marsden)

– La Distinzione dell’unico di Stirner (tratto da La peste furtivA)

COLLEZIONE DI COMUNICATI DELLE ITS (E ANNESSO)

Ricevo e pubblico

Collezione di Comunicati delle ITS(e annesso)

Introduzione

Come “Uroboro Silvestre” abbiamo sentito un fremito quando traducevamo i testi di questa “collezione di comunicati ”degli Individualisti Tendenti al Selvaggio (con annesso all’interno dell’opuscolo). Ci siamo detti: chi, anche prossimi a questa Tendenza, si spingerebbe, rischiando, nel tradurre testi con dentro attentati con pacchi bomba, incendi, omicidi, tutto sotto la veste dell’eco-estremismo e del terrorismo?

L’eco-estremismo è una Tendenza che in maniera preponderante, è arrivata ora anche in Europa, con svariate “cellule”, che combattono una guerra a morte, contro il sistema tecnologico e la sua sfilza di valori morali.

Noi, come piccolo gruppo di traduzione, diamo il nostro contributo, per fare espandere l’eco-estremismo, anche qua in Italia, dove già c’è stato chi in passato a contribuito a tutto questo (parliamo del terrorismo nichilista).

Il nostro obiettivo, come sopra, è quello di fare espandere la Tendenza, per cercare di destabilizzare il sistema morale e umanista, insito in questa parte dell’occidente, sistema che è entrato anche in un ottica di “compagnerismo” anarchico. Con questo non significa che tutti gli anarchici in europa, sono contro l’eco-estremismo, anzi, ma che la morale cristiana oramai si sta infiltrando completamente, dentro l’idea anarchica, anche quella informale, individuale, riducendo il particolarismo che, per esempio, la Federazione Anarchica Informale, aveva fino a qualche anno fa.

La nostra idea progettuale, per concludere, è quello di compilare un numero di comunicati, adatti per produrre un opuscolo corposo, che si dispieghi nel tempo e nello spazio, come contributo a un dibattito, che è iniziato nel 2011, con la nascita di una Tendenza: l’eco-estremismo.

Avanti con la Guerra contro il Sistema Tecnologico e la Civilizzazione!

VESSEL OF INIQUITY: “VUOTO DEL TERRORE ESISTENZIALE”

Ancora una volta nell’abisso
Choronzon, ti invochiamo di nuovo
guardiano del tutto divoratore
Il Sé egoico individuale
La coscienza inizia a cannibalizzarsi
Morente prima di morire
Il confine di SE STESSO / NON SÉ
Consumato in acido Choronzonico
Ridiventiamo – Non più umani

ANTAGONISTE: “IL NICHILISTA”

Non c’è nessun Obiettivo
Nessuna Moralità
Nessun Oggetto
Significato o Scopo
La Realtà non Esiste
L’Esistenza non ha Significato
La Negazione dell’Unico
L’Insensatezza della Vita
Tutte le Idee Umane sono senza Valore
Un Atteggiamento Ascetico come Volontà verso il Nulla

Il Mondo è Condizionato dall’Idea del suo Stesso Annientamento
(Nego Tutta l’Esistenza)
Il Mondo è Condizionato dall’Idea del suo Stesso Annientamento
(Nego Tutta l’Esistenza)
La Quiete come la Morte
In cui Nulla può Penetrare
In cui Tutto Affonda
Impotente

Non c’è una Norma
Nessuna Conoscenza
Nessun Valore Intrinseco
Regola o Legge
Una Distruzione Deliberata
Imposizione di Una sola Interpretazione
L’Auto-Dissoluzione della Religione
Nessuna Forma di Bellezza da Cercare
Tutte le Idee Umane sono senza Valore
Un Atteggiamento Ascetico come Volontà verso il Nulla

Il Mondo è Condizionato dall’Idea del suo Stesso Annientamento
(Nego Tutta l’Esistenza)
Il Mondo è Condizionato dall’Idea del suo Stesso Annientamento
(Nego Tutta l’Esistenza)
La Quiete come la Morte
In cui Nulla può Penetrare
In cui Tutto Affonda
Impotente

L’Apocalisse è Finita
Oggi è la Precessione del Neutrale
Di Forme del Neutrale
E di Indifferenza
Tutto ciò che Rimane, è il Fascino
Per Forme Desertiche e Indifferenti
Per la Funzione stessa del Sistema che Ci Annienta
Ora, il Fascino è la Passione Nichilista per Eccellenza
È la Passione Esatta alla Procedura per la Scomparsa
Siamo Affascinati da tutte le Forme di Dissolvimento
Della Nostra Scomparsa
Malinconico e Affascinato
Tale è la Nostra Situazione Generale
In un’Era di Trasparenza Involontaria

Una Verità Restrittiva
La Possibilità di Altri Modi di Essere
La Forza dello Spirito Libero
La Forza dello Spirito Libero
La Forza dello Spirito Libero
La Forza dello Spirito Libero

LA LUCE PRECIPITA SILENZIOSA- INTERVISTA CON I DSKNT (BLACK METAL DAILY WEBZINE)

Light Fell Silent – An Interview with DSKNT

 

il tempo cambia e si distende in un conduttore di tensori

radiazione isotropica di residui e rumori bianchi

trasforma e scompone

~

In questa epoca di immediatezza,è un aspetto affascinante un artista che riesce ancora a rimanere ammantato da un’aura di mistero; e l’enigmatico atto DSKNT è rimasto completamente e agilmente avvolto in esso. Originariamente formatosi nel 2013 ma apparentemente inattivo da allora, negli ultimi sei mesi sono iniziate a muoversi striscianti e complicate tracce che suonavano come inesorabili, trituranti cospirazioni di una macchina né organica né priva di vita, ma funzionante febbrilmente per decostruire la realtà in un soffocante orrore; tuttavia le informazioni disponibili su queste creazioni sono state alcune asserzioni criptiche, una località in Svizzera e alcune voci personali. Anche un comunicato stampa dell’etichetta affermava che non erano “in grado di confermare alcun altro dettaglio riguardante la natura e l’identità del progetto”.

Cioè, fino ad ora.

Mi sono mosso per contattarli,dopo aver seguito il progetto con interesse e divorato ogni composizione che mi piegava la mente, scivolando come una lava nera senza nome è che giungeva tremolante e cristallina dal vuoto; per fortuna l’uomo dietro a tutto questo ha accettato di sollevare il velo anche se in maniera lieve.

Così con l’album di debutto ‘PhSPHR Entropy’ finalmente pubblicato su Sentient Ruin Laboratories, Clavis Secretorvm, Babylon Doom Cult Records,facilmente una delle uscite più intriganti e distruttive-sinaptiche dell’anno; sottomettiamoci alla sua irresistibile attrazione attraverso il flusso completo del video qua sotto per continuate a leggere mentre parliamo con il maestro ASKNT.

Saluti, e sinceri ringraziamenti per aver dedicato del tempo a rispondere a queste domande, per permetterci di dare una breve occhiata nel mondo dei DSKNT. Non si sa molto su di te, quindi tutto questo è da apprezzare. Primo: cos’è esattamente DSKNT e da dove proviene?

– DSKNT è la suddivisione auditiva di DSKNT Industry un progetto che collega la percezione e l’ispirazione che ho per creare musica / rumore. La terminologia DSKNT è stata estratta poco dopo aver creato DSKNT Industry, che è l’entità utilizzata come mezzo per trasformare le idee in musica. In effetti, e per essere concisi, DSKNT è il progetto e DSKNT Industry è la sua fonte, l’incubatore e il suo rivestimento globale.

La tua creazione/debutto, PhSPHR Entropy, sta per essere pubblicata. Qual è l’intento per questo album e il significato / concetto di PhospHR Entropy come titolo?

– Lo scopo principale della pubblicazione, come idea, è quello di creare e realizzare un ermetico incrocio concettuale tra l’implicazione fattuale e l’apice più visibile di certi aspetti specifici della fisica con l’ineluttabile, completo annullamento del tutto. Questo fatto è solo nascosto sotto le espressioni in termini di formula matematica. Il compito iniziale dei testi sono stati designati in questo modo.

Generare un luogo auditivo insicuro, un muro di distorsioni dei sensi, una specie di rumore inaccettabile. La copertina di PhSPHR Entropy ha lo scopo di estendere il significato dell’intero concetto della pubblicazione. Qualcosa di molto sobrio e statico in parallelo alla musica. Musicalmente, ci sono due epoche di composizione mescolate insieme, ma non distinguibili. In termini di testi: «Nulla è importante». Niente è. È solo un problema umano apprendere le scale.

PhSPHR Entropy come titolo e marchio dell’album ha un doppio significato. Facendo riferimento chiaramente ai concetti fisici e intrinseci naturali, in primo luogo, l’entropia può essere usata come una sorta di misura del disordine o della casualità di un sistema isolato. Principalmente, non conosciamo abbastanza parametri per comprendere il sistema a livello globale. D’altra parte, l’uniformità dell’entropia era il principio. Questa misura indicherà anche la fine.

Perché PhSPHR? Bene, PhSPHR risplende nel buio in determinate condizioni. Gli ioni del PhSPHR sono altamente reattivi e hanno un alto livello di possibile ossidazione, portando a un potenziale molto elevato di entropia oltre ad essere essenziale per l’essere umano come per il DNA. I due termini insieme specificano la metastabilità interna e l’instabilità esterna del Tutto. PhSPHR Entropy parla in termini di disordine e caos, direttamente opposti all’equilibrio. È il caos, non il “caos”. Caos sottostante.

Da dove hai tratto ispirazione per il caos sonoro e i temi raffigurati nell’album?

– L’ispirazione dei DSKNT viene da molte parti. Ma è principalmente guidato dalla mia apprensione del vuoto o più semplice del tempo. Poiché il disordine è l’unico principio guida e il fondo del tutto, il caos sonoro, come lo chiami tu, deriva da questa sensibilità ad esso o probabilmente dagli interessi interni dei DSKNT nel disordine, una sorta di vortice di distruzione. D’altra parte, arriverà il vero caos. Lascia che arrivi con il tempo e le sue distorsioni, curve. Tutto questo è solo una questione cosmologica per l’estinzione globale e il vuoto prevalente.

I DSKNT sembrano mirare a sfidare tutte le normali convenzioni musicali e sonore. Ci sono tecniche o strumenti insoliti coinvolti nell’assemblaggio di PhSPHR Entropy?

– Non so esattamente cosa intendi per tecniche inusuali dato che ciascuna fase di registrazione potrebbe essere molto diversa dalle altre e molto variabile tra i gruppi. Posso dire che l’obiettivo specifico e intrinseco dei DSKNT è esercitarsi per ottenere un suono così strano. Il processo di registrazione per una cosiddetta one-man band è relativamente diverso da una band formata da più persone, come alcuni possono intendere.

Il Vantaggio per i DSKNT, è che il processo di creazione musicale non implica l’inconveniente di scendere a compromessi sulle idee o la musica, il che potrebbe portare alla diluizione dell’obiettivo da raggiungere. Ma il processo è probabilmente più iterativo e incrementale, ci vuole tempo. Ogni traccia di PhSPHR Entropy ha molte sotto-versioni ed è sempre un vero dilemma quando si deve impostare una versione finale.

D’altra parte, sto attualmente sviluppando altre tecniche per i prossimi brani e le pubblicazioni, al fine di ampliare questo stile abrasivo, vertiginoso, distruttivo e disassemblato più globalmente. Con tecniche intendo, creare i propri effetti disto / fuzz dell’hardware DSKNT e riverberi e altre cose che potrebbero portare a un suono più unico, o solo agli esperimenti dei DSKNT.

Come descritto in PhSPHR Entropy, Kr. Vy. Rites, direi che qualsiasi mezzo potrebbe essere usato in futuro per creare questo luogo soffocante insicuro nella musica. Così come elementi di rumore puro. Dal mio punto di vista retrospettivo, il riffing della chitarra è responsabile della maggior parte di questa entropia, disordine e / o suono ipnotico non convenzionale. Ma per me, è un primo passo, mi aspetto di più.

Ti allinei con qualsiasi movimento, stile o genere, o i DSKNT sono qualcosa che è destinato a restare isolato?

– Questa è una domanda problematica poiché, come hai notato, il mezzo usato per esprimere questa Entropia è ciò che è principalmente caratterizzato come Black Metal. I temi dei DSKNT e il modo d’essere non hanno nulla a che fare con i temi tradizionali del Black Metal, specialmente con la nuova ondata di testi e gruppi occulti e l’immaginario malvagio abbinato. Essere sotto questa influenza, è abbastanza ovvio (le persone ingenue non lo ritengono probabile, ad essere onesti), “Stare da solo” può essere solo un’idea di fondo, ma rimane una visione della mente.

La parte di composizione non era e non è allineata su uno stile specifico e non lo sarà mai. Posso prendere “Resurgence of Primordial Void Aperture” contro “Kr. Vy. Riti “e il suo prossimo” Kr. Vy. Portali “come esempi. Non c’è una soluzione o una formula specifica nella musica dei DSKNT.

Tutto è soggetto a cambiamenti o evoluzioni, così come il mezzo musicale dei DSKNT. Ma devo dire che c’è una certa quantità di progetti che stanno creando uno stile, un’atmosfera molto particolari, un marchio molto specifico nella loro musica.

Parlo di atti come PORTAL o l’approccio dei CHAOS ECHOES  e i lavori di suoni grezzi dei HAUS ARAFNA . DSKNT non può essere categorizzato direttamente come Black Metal né Death Metal, è entrambi e nessuno. E forse puoi trovare molto probabilmente un assemblaggio di elementi di stili particolari.

Ho sentito sussurrare che questa follia è il prodotto di un uomo, asknt. È vero? Quanti anime hanno preso parte alla sua creazione e quali ruoli hanno interpretato?

– Hai ragione. La strumentazione completa e i testi sono parte del lavoro di asknt. Inoltre, il vocalist dei ANTIVERSUM  (su Invictus Productions ) ha eseguito tutte le parti vocali / rumorose su PhSPHR Entropy. Le sue abilità sono molto preziose per trasmettere gli intenti dei DSKNT dal momento che intuisce completamente il concetto e partecipa alla sua sublimazione. Per i prossimi lavori, i DSKNT utilizzeranno sicuramente la stessa “configurazione”.

Non riesco a concludere questa domanda senza parlare della partecipazione molto importante di Antïgraphics per la copertina e l’impaginazione, che ha dato l’interazione visiva con l’ubiquità di fondo della variazione dell’Entropia che questo disco intende trasmettere.

L’album è stato prodotto e registrato presso il DSKNT Industry, di cui i DSKNT sono indicati come una suddivisione in forma di rumore. Cos’è la DSKNT Industry ed è DSKNT la sua unica creazione?

– DSKNT Industry è allo stesso tempo uno studio di registrazione, un laboratorio sperimentale e una sala prove. DSKNT Industry ha registrato e progettato alcuni altri atti come AB OCCULTO l’EP dei NECROSEMEN e l’album dei AION “Verses of Perdition”e alcuni altri progetti, esperimenti interni o esterni. Le strumentazioni dei DSKNT vengono e sono state registrate in questo posto tranne le parti vocali che sono state registrate presso l’OSA Crypt di Zurigo. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora.

PhSPHR Entropy si sta istigando in collaborazione con la Clavis Secretorvm, Sentient Ruin Industries negli Stati Uniti e Babylon Doom Cult Records per l’Europa. Sei soddisfatto dell’assistenza ricevuta da queste fonti?

– L’assistenza durante l’intero processo è stata perfetta. Le diverse proposte erano totalmente nell’approccio dei DSKNT. Tutte le persone coinvolte nel background per la pubblicazione sono state molto collaborative e pro-attive. D’altra parte, sono rimasto sorpreso da questo supporto delle etichette, dato che non è stato cosi per i lavori più vecchi che ho provato a pubblicare qualche anno fa.

L’impronta dei DSKNT e la copertina dell’album sono stati creati da Antï Graphic Art.Come hanno collaborato? Erano improntati dalla interpretazione del tuo lavoro o erano sotto la vostra direzione? 

– Ancora una volta, devo dire che i DSKNT non ha nulla a che fare con considerazioni umane come concetti occulti o esoterici, né altre apprensioni o interessi centrali sull’uomo. Direi che “impronta” non è la terminologia appropriata e adeguata. Per quanto riguarda la copertina, Antïgraphics ha immediatamente compreso l’intero concetto. Gli ho dato alcune linee guida globali e il testo completo e finito ma, in effetti e fino alla fine, era completamente libero. Per quanto mi ricordo, le sue creazioni sono molto ispirate e portano a opere d’arte di alta qualità con una firma molto personale.

Ci sono piani per i DSKNT di diventare un’entità dal vivo in futuro, o è per sua natura qualcosa che dovrebbe essere ascoltato ma non visto?

– Come hai già notato, c’erano solo poche informazioni sul progetto, su chi fa le cose nel progetto ecc, è completamente antitetico trattare temi astratti, principalmente temi umani non in scala e diventare un atto dal vivo. Inoltre,l’aspetto live degraderebbe totalmente l’intenzione dietro questo progetto. Secondo le mie convinzioni, la musica dei DSKNT non è adatta per le esibizioni dal vivo.

Ci sono altre emanazioni future apparenti da parte dei DSKNT ?

– i DSKNT stanno ora lavorando su una nuova base che comporterà il materiale del prossimo album e un prossimo EP split in qualche momento durante il prossimo anno. Un nuovo tentativo di aggiungere atmosfere opache e opprimenti.

All’inizio del prossimo anno, Sentient Ruin pubblicherà PhSPHR Entropy su vinile.

Un sincero ringraziamento per aver inspirato un po ‘di luce nel vuoto che sono i DSKNT. Hai qualche messaggio finale?

– Grazie per le domande.
La luce precipita silenziosa, pochi secondi prima dell’Eternità.

DSKNT – 04XII17

___________

Acquista / pre-ordina PhSPHR Entropy digitalmente da Bandcamp HERE su CD da Clavis Secretorvm,su vinile da Babylon Doom Cult Records HERE e in vinile e su cassetta da Sentient Ruin Laboratories HERE.

Supporta i DSKNT:

 

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Email: blackmetaldaily@outlook.com

 

DSKNT : “ESPIRANDO LA POLVERE”

Dispiegati nella dimensione primordiale dell’oscurità e del Tempo, respira.
Coloro porteranno le nostre morti sul Portale dell’eternità e del nulla.
Polvere e Vuoto che ricordano l’Universo iniziale nella loro mente.
Strisciando nelle origini della materia e del Tempo, muoiono.

Inalando questa Polvere! Ho abbandonato il presente percorso.
Attraverso il Nulla, dopo gli ultimi Echi del Tutto
Per il Nulla, Respingi
Nel nulla, Respingendo la mia anima
Espirando! Polvere Divorante. Materializzo il tempo

Dovrei tracciare un percorso opposto nell’ultima astrazione della Luce.
Irragionevole. Irrequieto. Cenere.
Oltre, ascendente cosciente addietro
La miseria del Tutto. Estinguere il tempo.
Mi alzo. Invocano attraverso il tempo.

Cado al suolo di nuovo,
Mangiando ceneri e polvere.
Abortendo le mie ombre residue.
Strisciano in giro per anni, vomitando.

Espirando! Tempo sospeso, Polvere Espiata
Attraverso tutti, prima degli Echi del Tutto
Il Niente, la polvere stessa si disintegra
Dentro Nulla, Estinguendo la Polvere.
L’inalazione! In attesa della fredda Fiamma del Vuoto

Io semino la mia anima con loro.
Glorificando verso il fondo. Dissenso dell’essenza.
Queste sfumature impure, sono le mie visioni non sicure.
Nefasti fumi mi penetrano nelle vene, irrequieti.
Stendono le loro mille ferite.

Dispiegati nella dimensione primordiale dell’oscurità e del Tempo, respira.
Coloro porteranno le nostre morti sul Portale dell’eternità e del nulla.
Polvere e Vuoto che ricordano l’Universo iniziale nella loro mente.
Strisciando nelle origini della materia e del Tempo, muoiono.

L’inalazione! Distingue la mia carne marcia.
Scava e consumami in Polvere
Attraverso l’ultima astrazione di Luce.
Per tutto, Confusione del Tempo
Nel nulla, vedono.
Espirando! Ingoiando l’ultima fiamma

IL DISTRUTTORE DELL’UNIVERSO (EDIZIONI NICHILISTICHE “ÁVYSSOS”)

Ricevo e pubblico

http://avyssos.altervista.org/il-distruttore-delluniverso/

Niente esiste.
Anche se esiste qualcosa, non si può sapere nulla al riguardo.
Anche se si sapesse qualcosa su di esso, la conoscenza a riguardo non può essere comunicata agli altri.

Il Distruttore dell’Universo, è l’EgoArca che mangia e ingloba i punti di assioma entro dentro esso, questo “esso” che l’Individuo realmente non sa cos’è, se non una pura scarica di sensazione irreale, qualcosa che preme per spingere all’interno dell’entro/erro. Resiste l’Individuo a questo? O inglobando le parti dell’Universo, lo sospinge rovesciato? Respingere e attingere esistono? Appurando che qualcosa esiste all’esterno del tale e quale, esprimo un senso delle cose? Non c’è verità alcuna che si possa dire in quanto tale, la ragione e la coscienza non producono verità ma sono punti assiomatici attraverso il “sistema della conoscenza”; questo sistema del metodo umano inserito nelle società, è la Mia creazione/distruzione ma attraverso cosa e in quale modo? Esiste come latente input nel riflesso dello specchiarmi e mi preme perché venga compromesso il flusso- che non possa rifluire infinitamente. Non è un Io altrui- ma sono immensamente Io. È sempre un punto assiomatico dentro il Mio Ego specchiato. È impossibile appurazione ed è il possibile che “l’impossibile” siano medaglie dello stesso valore in fondo al baratro del Nichilismo EgoArca. Il respirare attraverso la conoscenza di questo “valore” si fa rarefatto nel momento in cui si ricerca la causa che l’ha prodotto,input latenti tornano a esistere nell’inesistenza della mia apparizione e o di qualcosa nel presumibile che sia cosi.

I dotti della ragione affermano che posso aver usato il “noi” se sono un Io? Ancora con questi schemi? Io, noi, essi, altri,l’altro, il resto, non servono a nulla, se non nel limite del linguaggio che esprimo, che qua affermo, ma non so se esiste nel momento in cui lo affermo. Sono scettico dunque? No, parlo attraverso il manifestare di infiniti specchi che specchiano Me stesso. Uno specchio ne rispecchia un altro, che si rispecchia in un altro ancora, e ancora e ancora, senza fine alcuna, nell’abisso del vuoto; vuoto abissale che ingurgita questi input latenti, e infine, nell’esprimermi ritornano niente: quello che esprimo è il niente del niente del niente…

Contraddizione? Non esiste, è solo un input, una sensazione, senza categoria, un riflesso entro il riflesso, che mangio e diventa niente, penso e diventa niente, respiro e niente, penso e niente, in un circolo continuo atemporale. L’attimo è attimo senza tempo che diviene niente, e infinitamente niente.

Sto parlando del niente concettualizzandolo? Il Niente è il nulla nientificato- un non-ente.

Se esiste una conoscenza di tal fatto, esiste anche quel fatto? Quindi esiste il mondo come lo conosciamo? Io Creo/Distruggo [Distruggo/Creo] e dispongo le pedine e voglio declamare- plasmare il mondo,l’irreale dispiegarsi del Caos. Non esiste nessun mondo, non esiste nulla, se non che decade tutto il presumere del pensare, che crolla nel niente del niente nientificato. Lo specchio che è specchio di infiniti specchi, è sempre e solo l’immagine che specchia Me stesso, che è l’inesistente nulla. Io sono Niente e sono Nulla, mangio me stesso mentre mangio l’universo che è nulla e niente:infinito specchiarsi di immensi riverberi.

L’essere, il soggetto, il predicato, il verbo, l’oggetto non affermo che “li conosco”; affermo che non so cosa siano, e se è il linguaggio è il mio specchiarmi, gli input indefiniti e contratti mi annientano in una spontanea semplificazione: Io sono il Niente che è lo Specchio del niente Mio nulla.

Declamo Essere l’Estremistico Distruttore dell’Universo, e affermo che l’EgoArca è sangue con la Misantropia, il Terrorismo, il Nichilismo, e il Solipsismo.

Concetti? No, specchi degli specchi dello specchio in un niente nientificato. Creo/Distruggo con la Misantropia, il Terrorismo, il Nichilismo, e il Solipsismo, specchiandomi in Me Stesso.

Lo specchio è la mia immagine che rispecchia l’universo, che distruggo mentre mi specchio ancora e ancora e ancora infinitamente nel niente nientificato.

Questo Estremo degli Estremi potrebbe essere anche definito dai benpensanti -schizofrenia agente verso l’infuori e verso l’entro, (dove fuori e dentro non esistono -secondo la supposizione che siano veri) e al di là degli studi degli “eminenti” filosofi, su questo, e sul pensiero della mente umana, tutta codesta idea, Io l’Anniento.

Questo frammento di Schizofrenia EgoArca è il perdersi di latenti input e il ritornare di essi nel nulla, una non condizione di affermazione, un distruzione delle ipotesi: è inutile ripetere che anche se uso questo input che si chiama “linguaggio”, che egoicamente pretendo sia “limite”, alla fine ritorno ad affermare che: se spiego una cosa, è perché la sto usando per il mio fine, perché passa sempre nell’inesistenza degli specchi creati a Me stesso. Mezzo e fine sono infinitamente allucinazione e sensazione schizofrenica: Io. Creo-Distruggo-Distruggo-Creo-Creo-Distruggo: illimitatamente.

Distruggo-Creo Me stesso, Creo-Distruggo Me stesso, Distruggo e Creo Me stesso-senza conoscere la verità di fondo. Affermo la verità di fondo, senza sapere la verità del perché è affermata.

Ma specchiandomi affermo Me stesso.

Creo distruzione in questo frammento per affermare il flusso e riflusso atemporale dentro l’infinità degli specchi a Me stesso.

Ritorniamo a questo limite a Me creato: il linguaggio: il “Rasoio di Occam”, per chi ne ha sentito parlare, è il metodo che sembra sia più usato Ora, questo metodo è entrato nell’anticamera, degli idealisti, dei moralisti, degli alternativi, degli anarchici moderni.

Bastava bussare e subito tutti questi umanisti, l’hanno fatto entrare con tante scuse: perché solo ora ti sei fatto sentire? Finalmente potremo anche noi dare una ragione e una condotta morale a tutti questi Estremisti Schizofrenici. Ora useremo anche noi il “Rasoio di Occam”.

È inutile cercare qualcosa che sia fatto di più spiegazioni, la più semplice è quella che ha più importanza. Oh quella che centra l’obiettivo del perché ci si fa una domanda o si cerca di arrivare a una risoluzione. Cioè quella che “esiste veramente”.

Questa semplice condizione e costrutto morale, dell’in-esistenza, preme entro dentro/erro– per essere qualcosa del niente del Mio specchiarmi; il Nichilismo EgoArca, è il tracimare ed espandersi di forza e vitalità, di potenza e forza, di costruzione e distruzione, per mangiare e ingoiare nel Niente tutto quello che è assioma nel Mio mondo, il mio flusso e riflusso senza fine ne tempo.

Il Nichilismo è EgoArca, Terrorista, Misantropo, Solipsista, perché queste sensazioni e flussi rifluenti si specchiano infinitamente volte nell’abisso che ingurgita il tutto che è niente diveniente niente.

Creazioni/Distruzioni che sono volontà accentratrice, perché sono Io l’accentratore EgoArca e lo specchio e prospettiva infinita che Creo e dove dispongo le pedine e le plasmo in quello che incontro come mondo vero nello specchiarmi. Io vedo infiniti specchi che riflettono sempre Me stesso.

Affrontiamo e Sperimentiamo questi frammenti del Mio Nichilismo:

Moralmente espresso il mondo è falso.

Ma in quanto la morale stessa è parte di questo mondo, essa è falsa.

Il Terrorismo Nichilista è il Mio Ego prolungato che diviene Arca, lo creo/distruggo, e agisco su questo mondo falsamente vero, che comprime il respiro che deve essere libero di ampliarsi e annientare quello che costringe, che stringe, che significa qualcosa di valido, che comporta limiti e distinguo nel mondo della realtà. È la realtà che diviene, che specchia qualcosa al di dentro di Me nel Me stesso, ed è non è in quanto cosa non è. La realtà è il mondo vero come punto di assioma entro dentro erro.

Processo di trasformazione e subiettività, di quello che da input latente diventa assioma nella Mia fortezza Egoistica, dove non esiste l’oggetto e il soggetto, ma dove questo punto di assioma, si riduce a una sensazione costringete, che vuole ridurre il mio respiro prolungato nell’in-esistenza e far ritornare l’immagine di un mondo vero, in un infinità di specchi, che io non so cosa possano pensare, è se sono la Mia immagine, sono anche la distorsione di queste impressioni, percezioni, fraintendimenti, dove il “cosa”, è sottoposto a una domanda infinita tra infiniti modi di vedere questa cosa, che non è cosa, non esiste nella determinazione della “cosalità”.

La “cosa” diviene specchio, percezione annullata del nucleo della risposta, si spezza e frammenta in un destabilizzare il passaggio tra l’entro e l’esterno, a Me rappresentato. Sono l’entro e l’esterno, l’infinito che si specchia, è l’erosione margine dopo margine del contorno di quello che viene definito “sistema della conoscenza”, con dentro delle cose, dei bordi cosali, delle supposizioni interne/esterne in Me.

La conquista dell’infinità degli specchi, che vedono un fatto, e l’assoggettano, non essendo soggetto vero e formato, sono la percezione e il flusso di una sensazione, senza senso, che è infinita impressione di latenti ritornare di questo sentire: senso è un non-senso, un non-ente, non esiste, se non nell’immagine derivata da altre immagini derivate che divengono derivate infinitamente e si estinguono nel nulla nientificato.

Interno/Esterno è il punto di unione che, irreale, diviene reale-dove non c’è un appiglio ove aggrapparsi realmente, reale è irreale che è esterno in un interno esteso all’interiorità di quello che interno, ritorna e si spoglia dell’involucro soggettivo e non-diviene oggetto speculativo. L’oggetto speculativo in-esiste se non nelle apparenze, che attorniano il prodursi di sensazioni cosi condotte attraverso un infondato nulla interno/esterno. L’esterno è l’intento ritornante che soggioga quello che è la sensazione nel flusso ottico del terreno che diviene a Me, in una distruzione, entro distruzione, che sradica il processo nel fissare un oggettività delle storia e del mondo, annullandosi dentro/entro l’infinità che Mi specchia.

Fondamentale annullarsi delle parti, parti assoggettate al particolare tra esse, induzione e deduzione di un tipo modello che si esprime in un senso – non senso, oggettivato, che viene eroso infinitamente nel nulla nientificante, oggetto non-oggetto, inesistente, spira nello specifico interesse egocentrico, annullato dall’inizio e dalla fine, senza fine iniziale e un iniziale che finisce dentro un contenitore ripieno di obiettività totale, falsa e vera, nel modello di appartenenza assoluta.

L’Interno/Esterno, non esiste, è un bagliore spettrale, allucinazioni e abbagli, colpisce l’infinità degli specchi, che si pongono come assiomi e come punti-pulviscolo latente che dissimula una verità data da un presupposto che sia reale- e si attaccano al bordo immaginato di Me stesso, speculando sulla rivalità tra una parte e l’altra, parti che sono mere illusioni, soggettività formale in un indicazione che l’immagine è vera e contiene le parti cosali, che Io immagino, e da cui mi specchio infrangendo il nucleo fondativo di una domanda data a un perché.

Il Perché? Non esiste:eventuale punto assiomatico nella Mia fortezza Egoistica, dove il “che” è aggrappato al finito “per”, che infinitamente: spezzandosi e riducendosi al nulla del niente, in una nientificazione in-esistente.

Il Terrorismo Nichilista, è il sangue del Mio sangue, ma non è un ideale, un ideologia, una religione, un verità fondante qualcosa di vero, un agire con uno scopo finalistico, è non riduce il tutto a precise parole di antagonismo verbale.

Il Terrorismo Nichilista è il sangue che fluisce irreale in un circolo infinito di costruzione e distruzione, nella Mia fortezza:attacca il bordo/sostanza che è margine in un entro/dentro, creato illusoriamente, e sprona il Mio Ego a specchiarmi, e rispecchiarmi, a determinare quello che l’istante distruttivo spronerà a spezzare e frammentare nella definizione circoscritta di input latenti.

Il Terrorismo Nichilista è l’attacco annientate alla verità, perché il Mio Ego vuole respirare a lungo e specchiarsi per Apparire in tutta la Propria Egoicità.

L’Attacco che Terrorizza Nichilisticamente, vuole mangiare altri ego, ridurli a niente, nel niente di un nulla, che è sospinto, in un vuoto egoisticamente a Me appartenente.

Io Voglio Distruggere e precipitarli-gli ego assoluti in un vuoto assoluto, gli ego morali in un vuoto morale.

L’Attacco distruttivo porta nutrimento falsificato di una realtà vera, al Mio Ego, ed è per questo che colpisco, quello che nell’infinità degli specchi, sono punti di assioma.

I punti di assioma dimorano nel Mio illusorio bordo, che è margine e limite, che arrivano e vengono posizionati, che sono per questo limite del respirare, ed è per questo, che il flusso continuo e infinito, viene ridotto, da questi punti assiomatici, non perché appartengono a qualcun altro, ma al mio dipendere illusoriamente da essi nell’in-esistenza.

Essi- non esistono, se non nel circolo infinito degli effetti illusori della Mia Fortezza, dove si stagliano non fermi e immobili, ma moventi attorno all’illimitatezza di un immane grandezza di spettri e ombre che vogliono cibarsi di quello che creo/distruggo, illudendomi in questo modo che Io possa averli creati. Li creo perché mi illudo che sono loro, ponendo un margine nel bordo dell’allucinazione.

Il Nichilismo colpisce Terroristicamente perché nella mia in-esistenza, avverto che il flusso ininterrotto di godimento, possa fermarsi, pur non sapendo perché questo avviene, definizione- punti di assioma:punti fermi, informi e formati da me stesso e dagli specchi in cui l’illusione si vede, guarda, percepisce, qualcosa che la frena, questo qualcosa è senza forma, senza bordo, ma crea un bordo apparente che sia cosi.

Io Attacco Terroristicamente come Nichilista, perché voglio distruggere questa apparenza, nella mia in-esistenza, e voglio distruggere i punti assiomatici, che pur essendo illusori, li creo in una schizofrenia folle.

Quindi se il nemico, lo creo Io, perché cercarne uno, fuori dalla mia in-esistenza?

Perché l’esistenza è l’entro/dentro la Mia in-esistenza, creo/distruggo infinitamente.

Il nemico è quello che creo, perché voglio dimorare e godere nella Mia fortezza, ed è per questo che non-creo un nemico, ma il nemico è a Me creato, non si basa su un “perché”, ma sul circolo continuo di input latenti, che tornano a voler dimorare in un ritorno continuo di falsità e verità, infinite come gli specchi -che vedono Me immensamente.

Falsità e verità in-esistono nel momento in cui creo/distruggo, perché sono riflessi degli specchi, che mi pongono davanti a un quesito senza nessuna risposta, sono riflessi di Me stesso, ed è per questo, che illudendomi, li creo, uccidendoli, li mangio, per inglobarli e falsificare -senza falsità- la storia che mi si presenta davanti:erro entro esso.

La morale è falsificare qualcosa che non esiste, ed è per questo che se colpisco con l’Attentato, qualcosa che è ritenuto vero, sto colpendo qualcosa che non esiste, sto colpendo la morale, che è l’immagine che mi si presenta entro, vedo questi segnali, impressi e sento che non esistono, che inglobo e voglio mangiare, e quindi colpisco Terroristicamente, ma non perché il Terrorismo è un metodo, ma perché è sangue e flusso infinito che mi specchia e mi fa godere. Il Terrorismo Nichilista non è la ricerca di un finalismo, ma è un agire-amorale, verso il punto assiomatico che nella mia illusione sento possa fermare questo godimento. Il godimento è lo specchiarmi infinitamente, non vedo l’oggetto come qualcosa che esiste, ma riducendolo a sensazione che diviene nulla, nel momento in cui esplode un ordigno e implode la verità- e la morale- tutto questo si nientifica. L’Amoralità è flusso nel sangue- follia entro schizzi di irrealtà.

L’Attacco Terrorista Nichilista, che colpisce con un ordigno davanti a una parrocchia – architettura della morale umana- fa esplodere magicamente i sentimenti del circostante, circostante che vive dentro la Mia Fortezza e che Io illusoriamente vedo come assioma, ed è per questo che intuisco qualcosa che ferma il flusso continuo di godimento nello specchiarmi; questo circostante- l’entro me- crea una falsificazione di un illusione che magicamente diviene Mia illusione, ed è per questo, che sento le Vette dell’EgoArca, che si stagliano nel Mondo a Me creato, arrivarmi addosso; lo sento, ma non vedo la cosa, lo percepisco, ma non lo concepisco, lo assoggetto ma non ne vedo un oggetto con dei soggetti attorno all’intorno. Non esiste un contorno che esiste al di fuori della Mia Fortezza.

L’Attacco Terroristico e Nichilista esprime la percezione come assioma, e l’ordigno è l’esplodere del Mio Ego dentro la Fortezza, ma è anche l’esplodere quello che la definizione-morale,falsifica: esiste un soggetto colpito moralmente/oggettivamente, ne subisce le conseguenze, diviene una persona che entra in un diritto umano- assoluto concatenante il ritorno effettivo del concreto immanente.

Io non ne vedo che un apparenza tra le apparenze falsamente vere degli specchi infiniti.

L’Attacco Terroristico colpisce, attacca gli specchi del Mio Ego, che illusoriamente è l’esterno che è il suo interno, ma li svalorizza, non definendoli, sentendoli come la stessa ragione, che ricade come punto assiomatico dentro la Mia fortezza, ed è per questo, che Devo Annientarlo, perché imprime, una falsificazione umana e morale della mia in-esistenza.

L’Illusione è apparenza allusiva che gli specchi in un circolo continuo creano e distruggono infinitamente.

La “ragione che dice no”, non esiste, come elemento morale, ma in-esiste come punto assiomatico dentro Me.

Colpendo Nichilisticamente e Terroristicamente con un pacco-bomba, in mezzo a una strada dal nome antico, distruggo l’idea falsa che la morale esista nella realtà che si considera vera. Voglio nientificare questa certa illusione che sia vera.

Il Terroristico pacco-bomba- non è deposto idealmente, è Caos che sta creando e distruggendo, che dentro di esso, sta crescendo e sta implodendo, sta sradicando millenni illusori di storia morale, sta falsificando quello che è falsamente vero, lo sta annientando, il terreno attorno al pacco-bomba, si nutre di questa falsificazione e illusione, della storia e delle verità, della morale, che crea un determinato caso, dove si pensa e oggettifica qualcosa, che è anche un modo per vivere, nell’illusione che sia tutto vero.

Il pacco-bomba che oltrepassa e affonda il limite dell’ordine umano, crea/distrugge, trascina la morale, e la falsa verità, sprofondando, verso il nulla nientificato, che entra dentro Me stesso, e si nutre delle condizioni della vitalità falsificata dell’uomo e della sua storia, dell’architettura di questo pensare e il decidere che sia per vero.

Il pacco-bomba che colpisce Terroristicamente e Nichilisticamente, colpisce il vero dentro il falso, il falso che è vero, che compone l’oggetto di una cosa, e gli da il suo marchio di falsificazione, e illude in un moto totalizzante, nel tempo determinato, di un luogo circoscritto.

Distruggere l’idea che un pacco-bomba sia messo per un motivo idealista? L’idealista che crea la sua illusione, la crea entro il termine morale, e definito, dove sospende il giudizio e oggettifica il tal atto, perché gli da -e lo riveste- un involucro di certezza, vero nel falso della storia raccontata e decisa dalla verità della morale.

L’idealista che colpisce è un moralista all’ennesima debolezza, cerca quello che è il sommo capo di un male, che nella realtà non esiste, e nella verità è un non-oggetto.

Questo attacco idealista, entro -dentro la Mia fortezza, vive tra i riflessi degli specchi, e cosi crea quell’input latente, che è il punto assiomatico che non mi fa respirare a lungo- godere infinitamente.

Colpire con il Terrorismo Nichilista, creando sgomento, perdita di certezza, ritorna a essere il non-essere, che si staglia dentro la Mia Fortezza, dove sensazioni e prevaricazione sono il centro che gravita e che si espande, attirando a se, nel Mio se, le forme provate dell’esistenza che in-esistono, e la distruzione del fuoco e l’esplosione di un ordigno esplosivo, abbattono l’attimo e l’istante della certezza che diviene incertezza e si espande, infinitamente volte, per poi estinguersi nel niente del niente nientficato.

Colpire Terroristicamente espande l’illusorio mondo reale che diviene dentro Me, e si spinge e respinge, compromettendo il desiderio dello specchiarmi, provando a forzare il senso date alle cose, che sono non-cose nella concretezza che qualcosa esista, e mentre affondo nella visione allucinante, ne vedo l’ombra deformata, che si aggira tra le ombre della Mia fortezza, che infinitamente volte nasce e muore, non rinasce, esiste e sussiste nell’in-esistenza.

Il Terrorismo Nichilista, non è forma provata o antagonismo verbale, non è azione conclusiva, ma è l’in-esistenza dell’EgoArca, che vuole scalare le vette senza fondo, e distruggere quello che preme per farmi esistere, per convogliare questo assioma, dentro il fondo abissale, e farlo eticamente rinascere; illusione è il credere che l’agire abbia un senso provato nella storia; voglio specchiarmi, voglio godere, infinitamente volte, sentendo nel sangue il fluire e defluire di quello che definisco “Terrorismo Nichilista”;Volontà della Mia Fortezza che si accresce:colpire con gli strumenti del limite che creo,distruggere-allucinazione di aver distrutto definitivamente, dove la distruzione è il pulviscolo infinitesimale che vuole corrodere quello che è il mio godimento;attacco la considerazione dell’umano-assioma.

L’Unico esclude ogni pluralità.

L’EgoArca è illimitatamente estensione della Mia potenza, distruzione dell’altrui vanità, per cibarmi nell’in-esistenza di quello che è flusso e riflusso, che entra/entro ed esterna il suo interno- profondo ed enorme abisso dell’oceano egoistico.

L’EgoArca è l’Estremo degli Estremi, vasta distruzione dell’assoluto nel nulla- intero integro assiomatico. Questo oceano sterminato, che non ha limite, indiscriminato e profondo, che consuma e logora, in un smisurato sterminare di ego.

È la guerra! Voglio la guerra Estremistica contro l’estremo dell’altrui vanità!

Ci sono due Estremi che vogliono distruggersi, il Mio e l’altrui. Non ci sono molteplicità, non ci sono definizioni, non sicurezze, ne Io con lui, ne lui con Me. La quantità degli enti che si definiscono, interpretano una raffigurazione modulare del mondo, lo rendono ottimale, didascalico, lo rendo per vero. Esiste questo mondo vero? No, in-esiste dentro l’entro/dentro nel Mondo a Me creato.

L’assorbire dei punti assiomatici dentro la Mia fortezza Egoica, si vogliono espandere, perché il limite che portano deturpano l’immagine dell’egocentrico errare della sperimentazione.

Questi non-enti sono il controllo del mondo che è interno/esterno nel circolo vizioso del ritornare dell’input latente:influiscono sul Mio Ego, lo vogliono delimitare, mentre ridiventa il moto ininterrotto che si sottrae al riflesso specchiato del desiderio di Guerra.

Chi sono-cos’è l’altrui vanità? Essenziale potenza del desiderio di mangiare e cibarmi dei punti assiomatici che si stagliano e vogliono collegare e intessere un alleanza perfetta tra e il Mio limite egoistico.

L’Abnorme desiderio e flusso di distruzione connette sensazioni nell’ottica degli specchi ritornati che esternano dentro Me; l’unificazione della comprensione di qualcosa che non esiste, che non ha appiglio, che dimora entro/erro e aspira e assorbe le comparazioni.

Il paragonare, il comprendere, l’unificare, il capire, il pareggiare, sono flussi incontenibili dentro i punti di assioma e vogliono mangiare e ridurre lo spazio oceanico del Mio Ego, riflettere gli specchi, e rendere mutevole il cibo di cui mi nutro.

Voglio la Guerra, perché voglio espandermi e eliminare, cibarmi di questi ego, che sono assioma e verità affermata attraverso la verità degli specchi e del nucleo profondo della realtà.

Immane flusso instabile e interminabile, nella piena Nichilistica che distrugge tutti gli argini che sono analoghi e si accomunano tra loro, identici, partecipando al fondersi dello spettro ritornante, che vuole eludere, sistemare, dirigere, in un assoluto della verità fondamentale. Tutto quello che è pari, irrita il Mio Ego, che si specchia e nota in un angolo remoto dell’in-esistenza, e vede l’opaco di questi spettri, angolari e mordaci, stimoli accumulanti e disgreganti, nella supposizione in uno sconfinato Mondo a Me dato, che si estende infinitamente in un oceano egocentrico e Unico.

L’unificare vuole rendere identici questi spettri che sono stimoli irreali in un realtà inesistente, che emergono, si espongono, pungolano, rendono vero quello che è assioma, sono punti incorporati in una relazione di unità.

L’Immenso Ego-Fortezza che si estende infinitamente in un estesa e incondizionata forza di annichilimento del flusso che mi blocca, che vuole rendermi intero e congruo alla realtà che è dentro il Mondo a Me creato. Creazione/Distruzione, ambiziosa follia Egocentristica, che si dispiega e non arretra al falso “sistema della conoscenza”; sistema-accomunare e inserire un riferimento vero nel mondo reale, assunzione dell’unificazione dove si aggiunge un pezzo di realtà dopo l’altra aggiunta,che è complementare al costrutto morale -innalzato al rispondere di una domanda che afferma il vero, che è vero solo se si pone il reale in uno schema di assunzione di verità.

Ambisco e anelo alla Guerra indiscriminata contro gli spettri dell’unità dei punti assiomatici!

La Mia Guerra schizofrenica/indiscriminata si estende e si muove ininterrotta nella Fortezza, dove infiniti abbagli di realtà presunta, mi attaccano e vogliono attaccare, vogliono la deposizione della potenza egocentrica che distrugge l’universo, questi punti di assiomatica verità, contengono l’embrione-la causa primaria, del fallace errare di spiriti del tutto e dell’unità dei valori umani.

La Guerra indiscriminata si accresce ogni attimo e nell’istante che si nutre del riflesso di questi spettri, che sono immagini onniscienti della Mia fortezza, e detengono una verità, che non riconosco ma che mi assilla: sei te, cosa vuoi da te, puoi essere te, se non sei te?

L’oceano immenso Egoistico vuole travolgere con la potenza indiscriminata tutto quello che è il tutto,è presente, è violenza annichilente, folle e allucinante paradosso dei paradossi irreali: attacca, distrugge, attenta ai punti assiomatici, che detengono il nucleo della verità dentro la Mia fortezza.

Attenta la verità, reale induzione a credere che sia vero, e assassina questi punti di assioma, che sono un indivisibile struttura con al centro l’uomo-unità.

L’esistenza e l’in-esistenza esiste dentro la Fortezza del Sublime Egocentrismo.

L’uomo e la società-Mie creazioni, contrasti che sono il limite e il punto assiomatico, come il linguaggio è il limite che ho creato nella fortezza dell’egoista sublime: Io.

Il nemico non è l’uomo ma la verità insita nel nucleo fondativo di quello che si definisce “uomo”.

Uomo come valore inesistente.

L’uomo e la società che attacco- è il paradosso dei paradossi irreali, che divengono dentro la Mia fortezza, punti e pulviscoli di attenzione ipotetica, sono la congruenza dell’armonia del mondo a Me creato; non controllo- niente-nulla; e gli specchi ritornano nel loro flusso interminabile, ipotesi nelle ipotesi che il presupposto sia per vero.

Avverto, rifluendo nel fluire nel mondo a Me creato, e sperimento l’assassino errare del potere egocentrico che vuole indiscriminatamente annientare: attacco l’uomo e i suoi segnali etico-giuridici, perché vogliono creare la copia dello specchiarmi, dove sono sempre Io- dentro Mille supposizioni di infinito errare. L’uomo e i segnali etico-giuridici che sono in Me, e che detengono il limite creato, sono la struttura fondamento dell’unità dei punti assiomatici.

I punti assiomatici sono il filtrare e scorrere della supposizione definita nel limite “uomo”: nell’attimo-attacco, distruggo infinitamente questa supposizione, ogni volta che torna e ridiventa il riflesso dello specchio e del punto assiomatico, ritorna a essere infinitamente un unità e il centro dell’essere-ente.

L’essere è una presunzione nel mondo a Me creato dove in-esistono non-enti.

Il non-ente è un ente e essere ritornante che si posiziona ipoteticamente dentro la fortezza a Me creata: il non-ente è un ente che è l’uomo e la società che sono limiti che creo, perché il mio attacco indiscriminato:che è indiscriminato perché non riconosce una realtà vera: attaccando li ricrea e li distrugge; il continuo fluire ininterrotto non ha una fine ne un inizio.

L’ente è un non-ente dove un elemento combacia caduco con un altro, è una copia che copia un altro ente, che è un non-ente, che ricopia un ente che diviene non-ente, e lo ricopia allo stesso modo e con lo stesso elemento, e dove il tutto è l’essere unità-struttura fondamento,figura retorica- presunto equilibrio che distrugge un infinito errare nella Mia fortezza dove si dispiega un immenso Caos erratico.

Il non-ente è l’ente sostanza che è l’unità dell’uomo-società in una formula che costituisce la figura e l’impalcatura del pulviscolo assiomatico in un alleanza di spettri, che divergono per poi convergere, e divengono non conversi. L’inesistenza e l’apparente incorporano l’ente che è un non-ente che risponde al flusso ininterrotto della fortezza a Me creata, e si staglia in un riflesso specchiale, che aggrega l’unità uomo-società, dove fonda e accoglie il valore del valore del dar per vero, riunendo più assiomi in un nucleo assiomatico, perché si presenta come la verità che raggruppa più dati e fatti dati per veri. Il vero della vera realtà si introietta nel riflettere degli specchi e tenta di ridurre lo schizofrenico errare del Mio egocentrismo.

La Guerra indiscriminata EgoArca attacca l’uomo-società, perché è l’assioma di realtà ipotizzata nel rifluire infinito della Fortezza a Me creata:crea/distrugge, sterminando il ritorno dell’effetto dell’ente nel non-ente,e mangia falsificando il falso, per divenire vero e fluire e defluire in un immenso oceano di Caos erratico.

Caos erratico che vuole inglobare il bello e il brutto, il vero e il falso, la forza e la debolezza, creando e distruggendo, in una forza sterminatrice dove i punti assiomatici contengono l’esistenza che si pensa possa essere provata, centro e periferia di qualcosa che non esiste, e anche se si afferma che è qualcosa, non esiste-niente, nulla, di nulla, niente.

La Guerra indiscriminata verso la realtà data per vera, e la realtà indotta dal reale, specchia il desiderio di potenziamento verso la distruzione della potenza che mi da la sua fragilità per estendere il Mio potere, che infinito vagabonda in un abissale e immenso EgoArca.

La Mia Guerra indiscriminata che attacca con l’esplosivo, non sta attaccando il vero di quello che si presuppone possa esserlo, ma si sta cibando del pulviscolo inesistente dentro la fortezza a Me creata. Il creare è distruzione per creare infinitamente distruzione.

Colpendo l’uomo e la società etico-giuridica colpisco la copia di questa sensazione, dove accordo e sentimento sono strutture consone all’imposto assioma di verità che si da per vero.

Un incendio Indiscriminato contro un oggetto, colpisce il valore e l’unità di quello che vuole definirsi dentro la fortezza a Me creata; l’oggetto è il non-ente che diviene falsamente ente, nella verità di un implicazione, dove la visione di una formazione struttura, in-esiste; il bruciare dell’unicità dell’oggetto in-oggettivo, si disintegra nel presupposto, e nella convergenza del limite che creo, dove l’oggetto che sta bruciando, fa esplodere e implodere la mia totalità e presupposizione del limite creato e distrutto.

Quello che incendio Indiscriminatamente è in-oggettivo, è un ritornare di sensazioni irreali che mi pongono come centro e periferia, dove il centro sono Io, e la periferia sono gli specchi che specchiano. Incendio indiscriminatamente il presupposto, che diviene oggetto in-oggettivo dentro la fortezza a Me creata. Sono sempre Io a creare/distruggere e irrealmente ad annientare creando il limite che devo incendiare per estendere infinitamente l’infinità del godimento ego-centristico.

Incendiare e distruggere Indiscriminatamente il reale- che è presupposizione e falsificazione del vero, che è unità e termine di indivisibilità; annichilire l’assioma che vuole copiare la Mia Unicità egocentrica; incendiare per espandere l’immensa distesa sterminata senza meta ne condizioni e limiti, in uno sterminio dei valori dati per veri; sensazioni e flusso rifluente, che vogliono spezzare lo smisurato potere di distruzione di quella che so essere definita tangibilità.

Aggirarsi nel Mondo del mondo a Me creato, fluire nel circolo delle ipotesi, dove l’uomo e la società sono il collegamento di una parte sull’altra parte, connessione e intrusione nelle infinità specchiali, dove l’unità converge e si accomuna al dato di fatto, alla cosa, al pensiero reale, e annette corrispondenze di assiomi, inesistenti, ma che vivono come relazioni di paragone; paragone e paradosso dei paradossi senza senso, incorporano il vero.

Nell’attimo distruttivo dell’EgoArca- mi aggiro nelle strade e le arterie di una metropoli, quando entro/erro nel regno a Me creato, in questo mondo di congetture allucinanti, divengo il tutto che crea/distrugge e che fluisce e torna a dominare; quando la superficie di quello che definisco suppostamente “metropoli”, mi aggira, entro nel limite, e riarma il pulviscolo dei punti assiomatici, che contengono il nucleo sconfinato del tutto nel niente nientificato, come interezza da armonia alla struttura che delimita il Mio mondo dal mangiare il mondo esteriormente interiore. Sono Io che creo l’esteriorità, la concrezione di questo esteso-esteriore/estrinseco.

Nell’attimo distruttivo e Annichilente aggiro l’allucinazione fintamente verbale e visiva della metropoli, ne vedo il regno del vero e del falso, ne sento e percepisco l’odore di elemento costitutivo del margine che ritorna a premermi, e questo pezzo di allucinazione, prova a sfondare la porta della Mia fortezza in-esistente.

Creazione e Distruzione fondono il multiforme abbaglio in una visione schizofrenica.

L’esistenza che Creo/Distruggo in un allucinazione della metropoli, crea quel fondersi di congettura e spettri che si diluiscono con il mio sguardo e la vista distorta: distorsione che erode questo margine e lo vuole mangiare, vuole inghiottire l’architettura di un mondo illusorio inerte in un mondo illusorio, inerte in un mondo illusorio nell’infinità degli specchi.

L’odio indiscriminato, la maledizione di essere un dio.

L’EgoArca è Misantropicamente indiscriminato: non riconosco il valore dato alla società e l’uomo- input etico/giuridici immanenti e illusori- illusione che trasforma e si radica come sensazione e circolo continuo di ipotesi.

L’Odio Misantropico è Antropofagia irreale-mangia e ingurgita gli spettri che si stagliano apparenti in un continuo fluire e rifluire degli specchi- che auto-distruggono ogni precetto di disillusione. Questo circoscritto input che definisco “uomo”, non esiste, se non impressione del senso che aggira la mia potenza distruttiva e Nichilistica, vuole mangiarne l’autorità di sradicamento dell’armonia e dell’architettura di quello che è entro me- il mondo reale. Il valore reale è mondo reale- entro me; il mondo è vero-entro me:reale e veridico- realtà e realizzazione di qualcosa che in-esiste;entro me.

L’Abisso del mondo a Me creato ingolla il reale in me- che implode e esplode in circolo continuo- diviene sterminato e si estende in un assoluto e profondo infinito di potere di distruzione che emerge e si amplifica- rende insensibile quello che il linguaggio falsifico dice essere per vero.

Il linguaggio è un artefatto dell’uomo, è una disillusione e simulazione dell’in-esistenza del mondo vero nel mondo falso, che si completa in un attimo irremovibile e assoluto, essendo niente e nulla, circoscrive quello che è immenso, e adora l’effetto implodente del suo significato simbolico.

L’erompere degli spettri che si vogliono specchiare nel mondo a Me creato- simboleggiano la finzione che percepisco come traduzione verbale di un oggetto in-oggettivo. Spettri –umanità, che recitano qualcosa che non è vero, ma è falso nella verità che è dissimulata. Mimetizzano il latente input che vogliono creare e inoltrarmi.

La Misantropia Attiva Estrema è la sensazione in-esistente di potenza distruttiva e vede nel linguaggio dell’uomo –il nemico apparente che apprendo ogni qual volta mi specchio. Specchiandomi-vedo l’esteriorità del configurare e rappresentare uno spettro maleodorante, che preme e spinge per insinuarsi nella fortezza ego-centristica.

Il nemico non è l’uomo ma la rappresentazione fatta di spettri che divengono circolo e flusso instabile e vogliono mangiare e cibarsi della potenza distruttiva della Misantropia che Attiva e Distruttiva, travolge come un fiume in piena gli argini delimitati e circoscritti che sono il valutabile e parziale comporre di armonia verbale.

L’armonia verbale è il presupposto del limite del mondo, che è limite della fortezza dove dimoro per avanzare e sterminare gli spettri immanenti che condizionano il fluire di godimento della Mia Potenza. Sono potenza della potenza che si accrescere e estingue il circoscritto entro/erro nella profonda e esclusiva-irreale fortezza. Sono Distruzione e costruzione che si distrugge e abbatte l’intenzione degli spettri che vogliono mangiare la sperimentazione Misantropica, che è nugolo di sensazioni e percezioni annichilenti.

Il linguaggio e la parte del discorso-che è parte e tutto- cerca e si insinua per fermare e comporre una costruzione meccanica della visione allucinata che permea e compenetra il Mio Ego, turbato dall’esprimere dei sensi e delle cose con il limite e la propensione a fermarmi. Il linguaggio e l’etica-giuridica: intrusione di spettri nel limite che ho creato, sono il nemico che attanaglia la scossa di adrenalinica sensazione di potere annichilente. Ingollo e distruggo, costruisco e anniento, venero il fuoco dell’odio della Misantropia Nichilistica.

La Misantropia Attiva e Estrema è la sensazione di odio nell’in-esistenza del mondo a Me creato.

L’odio è il Nichilistico avanzare per cibarmi di spettri e potenziare l’energia del potere distruttivo.

L’odio e l’amore non sono distinzione di valori reali, sono flussi in-esistenti fondati dentro il Mio ego.

Odio e amore sono Io.

Ingollo gli spettri-queste rappresentazioni figurate,perché il limite che creo, mi spinge a tracciare un percorso fondato su un immagine nitida e armoniosa di quello che in-esistente vedo.

Traccio senza definizione.

Vedo qualcosa che esiste nell’inesistenza, e vuole confondere e abbacinare: illusioni di allucinazione, inganno e promessa di felicità.

Felicità che è solo il presupposto della determinazione dell’esistenza in-esistente dell’uomo, che come spettro reale, vuole intingere il Me nella realtà vera.

Gli spettri erranti nel vagare del flusso annichilente, vogliono figurare e relazionare un aspetto delle cose con altre cose nello specchiare continuo e infinito. Il limite creato, che creo e distruggo, si insinua sotto le vesti del qualcosa che apparenza e benevolenza, parziale e limitato specchio di illusione.

Illusione è la rappresentazione che il limite che creo:il produrre suoni di armonia immergono il potere distruttivo egocentrico, in un limitato e angusto esprimere di valore, nella quantificazione e nel produrre di eco. Ogni suono verbale è mimica in-esistente, che produce un rumore di fondo, che percepisco, come valore reale. Il valore reale è il contorno e il bordo del ritornare dell’effetto controllabile della disarmonia. Armonia e disarmonia si assoggettano ed esprimono l’attrazione per il tutto, costituito e ricostruito dall’impressione degli spettri che detengono la verità. La verità concentra e aggrega la sua descrizione su una realtà che ritorna verità della veridicità del nulla nientificato.

Il linguaggio è un eco di illusione e apparenze allucinanti. Il linguaggio è un eco che inizia dove il circolo continuo di spettri avanza- e riemerge eco che rende allucinazione il produrre di suoni che chiamo “linguaggio”. Linguaggio e appartenenza in-esistono nella realtà irreale.

Esprimo illusione e allucinazione- nel mondo a Me creato.

Concentrazione e aggregazione insieme della descrizione che la realtà entro me esista veramente: gli specchi avvertono quello che vedo Io, ma Io vedo quello che lo spettro sta portando a verità, e lo stimolo di deduzione si fa per vero, in un in-esistenza falsificata. Io e lo spettro: Io.

In un immensità di illusioni e sperimentazione-Io Misantropo Attivo e Estremo, cerco il nemico antagonista che è cinismo dell’ego portato all’ennesima potenza. L’insensibilità, flusso ininterrotto di sensazione amorale, mi detiene e mi porta in giro per le metropoli, pregne di umani, che respirano l’aria della dissoluzione. Sono dissoluzione immanente, sono quantità di spettri che premono per distruggermi, sono gli specchi che vedono gli spettri, che vogliono armonizzare la disarmonia allucinante di una potenza distruttiva.

Il respirare tormentato, è afflitto da questi punti assiomatici, circoscritti nell’inesistenza: verità, realtà, sostanza, forma, luogo, oggetto, soggetto.

Percepisco e asserisco quello che in-esiste, ma sento e ho la sensazione infinita che questi spettri ritornino continuamente, privandomi di un lungo e Egoistico respiro per la Distruzione dell’universo.

La sperimentazione Misantropa diviene Attiva, quando il respiro allucinatorio, fortifica gli specchi della Mia illusione. La Mia illusione, percepisce il flusso inospitale di una figura nella dimora dell’implosione del mondo. La sperimentazione circola nel sangue della potenza distruttiva, ed Estrema, quando distrugge se stessa, e mangia infiniti punti assiomatici.

Il Misantropo- sensazione senza deduzione- che è in Me, cerca l’Estremo degli Estremi, è una ricerca di vanità utopica, che crea/distruggendo distorsione, disgregazione del margine interpretato come niente e nulla.

Niente e nulla, sono l’esplorare le dimore assonanti dell’uomo e della società, nella ricerca del nutrimento, per dissolvere lo spettro dell’armonia, che imprima segni di vanifica realtà vera.

Il Perentorio annientare è la ricerca del nutrimento per elevarmi nel mondo a Me creato, per distruggere che l’ipotesi sia per vera, il cibarmi delle sensazioni, diviene l’eradicare dell’armonia che non è più disarmonia, ma è un erratico specchiarmi infinitamente.

Nelle strade delle oscure e intangibili metropoli composta da umani/prospettiva e indotte da ipotetici segnali etico-giuridici, vago ricercando l’in-esistenza entro me nell’inesistenza frammentata.

L’umano e la società-prospettiva egocentrica: Odio perché amo Me e Mi odio perché amo quello che avverto. L’odio non è un sentimento umano, è flusso della vita/morte illusoria che scorre nelle vene del mondo a Me creato; distrugge la parzialità e la circoscrizione del limite che plasmo e che distruggo infinitamente in un movimento circolare: che non ha inizio ne fine: è pieno e pregno di distruzione, che errante si muove tra le strade della moltitudine nelle metropoli. Metropoli, che è lo sguardo prospettico e Nichilistico di un apparizione, senza angolatura e geometria alcuna, influssi oppressivi di un enorme labirinto di spettri, dove l’indeterminazione è verità profonda.

Questo labirinto di spettri-Mi porta ad attraversare questa moltitudine di sensazioni e presentimenti, calpesto i segnali etico-giuridici, in un moto inespressivo. L’insignificante intuizione odia, dove gli spettri vogliono rifuggire dalla Mia immensa potenza di distruzione.

Nella sperimentazione egoistica e irreale, calpesto i pezzi di materia vera e falsa, le metropoli sono il terreno di Guerra, dove la Misantropia e Attiva ed Estrema;istante e momento; ricerca del nemico, che non è un nemico nella verità che sia reale, ma è nemico in un flusso immane e falsificato dal reale.

Amore per Me stesso: per questo colpisco gli input e le sensazioni entro me- dove quello che vedo, è il riflesso dell’abisso che fluisce in un solco profondo e attorniato di spettri.

Amore e odio-odio amore, per distruggere il riflesso rifluente, che lega e depreca il godimento narcisistico del Distruttore dell’universo.

Colpendo Terroristicamente i segnali etico-giuridici, che sono riverberi,abomini dell’assoluto, acredine dell’unico egoistico. Colpendo indiscriminatamente per aprire un solco spregiativo nel fuoco della Fortezza Solipsistica.

Il Misantropico incidere Distruttivo-schizofrenia sublime.

Sono la mia stessa entità, il mio stesso enigma
Sono il creatore del mio stesso piano universale


Fanatico e convulso Distruttore dell’universo

Contorcimento accentratore spastico-rivolgersi al nulla del nulla nientificato

Inesistente dissipare di un irrefrenabile rigurgito di Potere egoistico:

Desiderio assurdo dove l’eco dei riverberi dell’ego mi annientano in discordanza.

Allucinazione ossessiva dell’esplodere di infiniti ego che riemergono come Io ego

Smodata compulsione ossessionata dal riverbero degli specchi che espandono la loro cacofonia mortale:

Metafora traslata di paradosso in paradosso nell’errore parallelo al convogliare di spettri.

Corrispondenza tra lo spasmo e convulsione di eradicazione del verbo uomo -fanatismo Estremistico che travolge e distrugge la struttura didascalica delle mie sensazioni:

Sensazioni dopo percezione contraddicente il movimento simmetrico e proporzionato alle Mie convulsioni latenti che occultano il potenziale di annichilimento.

Dissolvimento dissociativo- alterazione della figura retorica che lega e spinge per la disintegrazione

Niente e nulla uniscono e si scindono, isolando il dividente dello spettro che si unisce in un turbinio devastante di ipotesi:

Idea e possibilità-arcano peregrinare di risoluzioni illusorie- disfacimento del logico predisporsi di idea.

Possibile e proponibile si incontrano e si auto-cibano, sfamando l’armonia pacifica dell’esistenza in-esistenza

Erro entro erro me:entro erro me:entro erro divengo in-esistente…

La Mia fortezza Solipsistica perfeziona un limite che si esaurisce-assorbe e consuma l’errare che è l’entro della realtà creata e distrutta;articolare di sensazioni alterate dall’esplosione dell’universo.

Parallelo come parallelo, comparazione e addizione che implode e si isola in un moto perpetuo.

Individuo-Ego impetuoso vortice di distruzione, spirale che attinge dai presupposti della categoria:uomo…

Accentratore Ego che ingurgita la sistematica coerenza e la ragionevole verità.

Nell’immensa e purulente metropoli, aggirarsi di spettri in una convergenza di reale e irreale, dentro la mia realtà;Sono il sogno, che distrugge e scorpora include ed esclude, diverge e converge: riflesso deformato della tangibilità distorta.

Vado alla Guerra irreale contro la realtà e irresistibile sprono il vortice del potere che si amplia e si deterge nel sangue in disfacimento della società.

Disputa convulsa che muove il valore e le categorie, le stritola e le annienta, non vede il nulla e percepisce il niente, sfonda il muro della storia e delle cose, per divenire Io.

Sono il Maestro del Caos distruttivo, sono Io e sono il tutto, dissocio la completa analogia del presupposto reale. Tensione bellica, che è conflitto e altera l’equilibrio costante che:segue costante che:ripete infinitamente l’annichilimento della sensibilità.

Ripetizione replica della realtà: Il mondo a Me creato, sente, percepisce, avverte utopicamente, il lemma della storia dell’uomo e dei segnali etico-giuridici.

La vita terrena, sensazione non deduzione, è il fallimento dell’aporia del rilevarsi il parafrasare e reiterare l’assioma entro Me entro/erro.

Gli specchi rilucenti sono ripetizione e reiterazione di un sogno che espone e attraversa-racconta in un circolo perpetuo il celebrare ipotetico, che sbatte e si incurva nell’aneddoto della storia dell’uomo.

Non celebro la caduta dell’uomo, evoco la distruzione delle ipotesi che esista l’uomo…

La storia dell’uomo, il racconto utopico e irreale della società etico-giuridica, morbosamente attrae e deturpa un contesto di apparizioni, logora per consumare, sfibra per distruggere, languisce in un desiderio di distruzione e deviazione, è la conflagrazione e l’esplosione del conflitto.

Sogno utopico che attrae il fanatico interporsi di sensazioni irreali, che si estinguono entro/erro Me, trascinano il vortice di deduzioni e abbacinano-illudono che qualcosa sia veramente vero.

Invoco l’allucinazione senza corpo esperente, anomalo e fallacia sono la stessa circostanza, circuito e desolazione del confine, paragone curvo che divaga in un esasperante apparizione di spettri. Esigo questo apparire, senza chiedermi un perché, inoculo il sostrato della creazione di qualcosa che non è essere o ente.

Scinde si disperde-annichilisce isola e divide- lega e unifica:corrompe argina e si discosta-diverge profondo e sovrano del tutto. Supremo principio del non-ente, fittizio con il concreto e l’autentico pulsare di verità. Concrezione di un corpo immaginifico, esistente dove l’in-esistere sussiste, profluvio di input latenti, che emergono e si trascinano in un vortice di implosione e intenso moto perpetuo.

Respinge e dissemina punti assiomatici, conduce il discostarsi di allocuzioni. Rimanda e ritorna, acuisce e disperde, differisce e procrastina l’effetto attraente e eccitante del profluvio di ombre.

Fluttua in un oceano imponente di compensazioni:mastodontico acuirsi di vanità, irreale superbia, che scorpora il concreto dall’incorporeo, utopico e crudo particolare di induzioni falsificate dalla prigione di specchi; abbaglio, conduzione illusoria, dissociazione,diluizione senza ricordo alcuno.

Invasato e alterato Distruttore dell’universo:

Indemoniato spirito di schizofrenia Nichilistica.

Frenesia non vedente-cupo disperdersi della Battaglia egocentrica

Deformazione vorticosa del bruciare annichilente nel convertirsi al niente e nulla nientificato

Guerra, conflitto alla composizione e all’ancorare di verità del fenomeno concreto:

Labile visibile apparenza- irrealismo Terrorizzante impeto e deflagrazione di ombre.

Guerra e conflitto annichilente, Sovrano terrorizzare il valore-uomo…

Crudele e brutale distorsione di specchi, visionario e allucinato Egotista

Il Distruttore dell’universo è un violento sisma e sconvolgimento che schianta e allarga l’unità costitutiva dell’ipotetico ordine etico-giuridico. Accresce e si espande, si amplia in un margine immaginario, che estirpa e fa declinare il ritorno dello spettro nello specchio rifulgente.

Mutamento della dottrina presupposta del valore verità, esilio e trasmigrazione del riferimento valutativo in un anelare di successioni temporali, trascinando e travolgendo gli argini che contengono l’autentico valore veridico.

Distruzione Nichilistica che dilata e allarga la circostanza, il nulla entra ed erra nel niente, che è spirale e si diffonde espandendo l’irreale dentro il reale, che non è realtà, ne fatto vero; specchi infiniti furiosi e impenitenti vanno alla ricerca in-esistente della realtà vera, per cibarsi della categoria uomo, e per ingurgitare pezzi e frammenti di supposizione, deturpando l’armonia determinante una successione che succede a un altra successione, comparazione e similitudine, premono, e spingono; spettri vogliono accadere al fatto, creare un armonia, creare locuzioni di concretezza, diventare cosa e fenomeno.

Distruzione Solipsistica che ingloba, l’artefatto del fondamento-l’accadere, questa utopica illusione di appartenenza.

Accadere-presupposizione di vera verità…

Succedere-congettura di certezza fondata.

Avverarsi-utopica rappresentazione di un fondamento effettivo…

Prodursi-successione che consegue a un altra successione in-esistente:

Concepire-elaborazione speciosa e appariscente in un vago desiderio di autenticità.

Inizio e fine- irreale compimento della realtà nel circoscrivere un vincolo…

L’Attacco Terroristico Nichilista nell’in-esistenza del mondo a Me creato, emerge e trascina il nucleo fondamentale, della successione, distrugge le pareti di compensazione, che lo creano, illusioni nel Mio mondo egoistico: gli specchi riflettono distruggendo una parte entro la parte, l’unità di costituzione della successione a un fatto: l’uomo…

IO NECHAYEVSHCHINA!

IRKALLIAN ORACLE: “RIFLESSIONI”

Deserto e vortice insonne, brividi alla deriva e stelle sparse nel cielo e il mare.

Gli specchi in frantumi riflettono la confusione in innumerevoli echi persi negli abissi della distanza in frazione e dell’amore.

Con la coda dell’occhio / percepisco ciò che non può essere percepito come me stesso, noto solo l’assenza di Certezza, un fantasma che perseguita l’esilio al di fuori del mio cuore.

Desiderio e appartenenza, testimonianza e visione.
Come se ancora cercassero i loro stessi nomi mentre sfuggono dalle loro stesse labbra.

E un miliardo di assiomi fluttua attorno al fuoco di Moloch.
Come pianeti senza vita grigi che volteggiano su un sole che flagella
Urlando per wahdat al-wujud.

Le stelle del deserto volteggiano insonni, affondando profondamente nel cielo e nel mare alla deriva.

Raggiungendo la bocca di mezzanotte che è diventata un guscio aperto e in un disagio eonico in esso, si formeranno le più strane perle.

(E improvvisamente;) In assenza di Dio, è dove si trova il cuore di Dio
Che in questo preciso istante viene trafitto dalla luce satanica
Come un terribile segreto caduto dalla lingua dell’Infinito
In un unico mondo.

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