LUPO MISANTROPICO TERRORISTA (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

“Nessuna bara rimane aperta
Nessun corpo rimane insepolto
Un funerale per le masse
I cancelli della morte sono aperti”

Mi aggiro, sono l’ossessione e l’incubo per la massa.

Eludo e circondo l’obiettivo, non sa da dove sono arrivato, non sa cosa farò, non sa…
Inganno e prevalenza, sono prepotente, secondo la-massa-merda -, che conosce solo una serie di dittonghi: tregua, pausa, quiete, superiorità.

No, io sono un Lupo Solitario, un Terrorista Misantropico!

L’inferno è il presentimento, che passa e copula con la morte, è il risentimento che sente il benpensante, è quello che ode l’idealista, sempre appoggiato al suo piedistallo fatto di roccia granitica (di certezze).

Un brivido corre attraverso una linea retta, e si spezza all’improvviso: cosa è stato?
Uno scatto e una detonazione, si muove e confonde, la massa-merda, che non sa altro che pensare, a come stare bene, facendo finta di sapere qualcosa di più di quello che ingurgita..

Conflagrazione, che sradica e spezza le coscienze…è terrificante sapere di poter morire…un ombra si è appena intravista, giunge ed esplode improvvisa!

Oh Demone dell’Inferno, fammi uccidere! Impulso, impulso, impulso, oh!

Sono attimi e un mutamento improvviso, un Lupo Misantropico Terrorista, volge lo sguardo, verso le vette dell’Inferno, e grida ad alta voce, il suo unico desiderio…

Oh Demone dell’Inferno, fammi uccidere! Impulso, impulso, impulso, oh!

Per il Terrorismo Misantropico Estremo!

Culto Terrorista Profundo-degli Amokläufe

 

MAX STIRNER E GLI ANARCHICI (INDIVIDUALISTI)

Max Stirner ve (Bireyci) Anarşistler

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

Tutti coloro che hanno un inclinazione, nella libertà, l’uguaglianza, la democrazia e molti altri concetti, e vivono su questa linea di confine, sono religiosi, o addirittura di mentalità ottusa. Chiunque abbia accettato una figura al di fuori della propria identità, non è l’Unico.

L’anarchico, che vive nel confine dell’anarchia, non è né libero né Unico. Per quanto tempo una persona può essere affrancata nel vivere i propri desideri in maniera libera e unici in una società basilare? Non deve vivere secondo i criteri sociali dell’anarchismo? E se l’uomo libero- per l’uguaglianza, la libertà, il “socialismo”- ignora i criteri anarchici come i diritti e la giustizia? C’è solo un principio per questo: non è umano, è l’Unico. L’Unico che vive secondo il proprio Io, gli esseri umani, secondo i criteri dell’essere umano, e l’anarchico, secondo i principi dell’essere anarchico “. La frase di Stirner, che dice: “Io sono il mio potere, non sono norma, legge o ideale”, non contraddice l’anarchismo? L’anarchismo non ha programmi, leggi, obiettivi generali, norme? Certo!

“Ogni verità è mia; quello che sta sopra di me, non so se è la verità per cui dovrei vivere. Penso che non ci sia verità, perché nulla è superiore a me! Un anarchico può affermare e portare avanti un idea allo stesso modo o modalità di Stirner, in cui esso esprime la propria verità.

Temo che portando avanti questo percorso non ci vorrà molto ad arrivare a un punto focale. Se si inizia con la questione dei diritti e della legge, allora non sarà nemmeno necessario ampliare questo testo, perché la posizione in entrambi i fronti è evidente. In questo modo: l’anarchismo in genere favorisce solo la giustizia, che è un’idea parziale, e adotta anche un contratto che viene considerato una condizione “sine qua non” per il diritto nel trovare il proprio “luogo”. Stirner non è né a favore di un contratto né è interessato alla legge. Non riconosce nemmeno le aspirazioni ai diritti o ad affermare l’ingiustizia.

“Qualcosa che non ho portato avanti con la mia audacia è oltre il mio diritto, quindi non è in mio diritto portarlo avanti. Decido io cosa è giusto. Non c’è alcun diritto al di là di me. Credo che abbia ragione. (…) Questo è un diritto egoista “. Il diritto di Stirner è il suo e nessun altro lo possiede: anche qua ha ragione ” gli altri non hanno nessuna giustificazione; è un loro problema, non il mio: io sono in grado di andare avanti da solo.” Secondo Stirner, ogni azione si basa su una volontà puramente egoistica. A Stirner non interessa per nulla dell’armonia delle forze che alcuni anarchici enfatizzano fortemente.

Stirner non pensa molto diversamente dalla società. Ignorando i contratti, suggerisce invece “gli interessi egoistici”. Questo tipo di rapporto è quello di eliminare i desideri e gli obiettivi degli individui, non ha un valore etico che deve essere adatto allo scopo generale ed impedire le attività relative.

Le società- non importa quali-non attraggono Stirner, la società è spenta e deteriorata prima che dalla luce sia nata. Essa non è attraente per Stirner, dato che mantiene idoli come il reciproco aiuto e la solidarietà. Queste società sono felici e utili quando aiutano, ma l’attimo dei principi benevoli, lascia il posto agli intrighi. Il principio di “pari libertà per tutti” è il mondo degli intrighi degli anarchici individualisti che l’ho adottano incondizionatamente. Perché:

Ogni generalizzazione, ogni unione sistematica, ogni contratto, teorico e pratico, ogni istituzione e ogni principio nasce da un pensiero inquieto. Pertanto, l’anarchismo non fa parte del desiderio di Stirner. “L’Unione degli egoisti” non richiede convenzioni, regole. Se non fosse per questo, Stirner avrebbe espresso un rapporto diverso. Per Stirner, l’Unione degli Egoisti è come una festa di divertimento; nel momento in cui l’uomo porta avanti questo divertimento, vive e lascia il momento che vive. Non ha regole.

John Henry Mackay dichiara con orgoglio che Stirner è il suo “riscopritore” – che vede abbastanza patetico il parlare di Stirner come il grande genio, se non si è liberi dai principi di cui sopra. Il desiderio di vedere Stirner dalla propria parte o come rappresentante dell’anarchismo individualista tedesco che porta avanti, è forse una situazione giustificabile. Tuttavia, questo è un punto da comprovare per richiedere che sia accettato e persino per dichiararlo come tale. Mackay (1864-1933) è una sognatore che ha confuso la verità con il desiderio – ed è solo un sognatore. Il principio di Mackay “pari libertà per tutti” è senza dubbio lontano dal concetto dell’Unico di Stirner. Vedere un filosofo con un tagliente acume come Stirner come “Maestro” è un vincolo forzato, ogni persona che si sente vicino a Stirner può addentrarsi in questa sensazione. Tuttavia, Mackay sapeva molto bene che i suoi pensieri erano molto diversi dal “Maestro”, anche se mostrava se e proclamava Stirner come un individualista anarchico, proprio come esso, il fondatore e rappresentante di questo.

Il poeta Mackay non era ad un livello filosofico possibilmente e particolarmente di interesse per la filosofia di Stirner. E non c’è lavoro su di esso che lo rappresenti. In breve, Mackay non era all’altezza di Stirner, a causa della sua indisciplina filosofica. Per questo motivo, il suo amico Benjamin R. Tucker (1854-1939) coinvolto nell’insegnamento dell’anarchismo individualista, ha posizionato Stirner in quest’ultima dottrina. E da allora, Mackay ha avuto la possibilità di essere conosciuto come il vero Stirneriano. Il fatto che abbia scritto la biografia di Stirner, pubblicamente ha portato a pensare Stirner come un individualista anarchico.

Il mistico socialista-anarchico Gustav Landauer (1870-1919), infuriato con quello che sta succedendo, dice a Mackay: ” Stirner è un filosofo di spicco, ma un pensatore marginale come Mackay, esala sempre un dolore al cuore ogni volta che ne parla. Con la visione offuscata dell’economia di Mackay, Stirner non ha nulla a che fare, dato che Mackay l’ha presa direttamente da Proudhon “.

Concludo che: Mackay ha deformato di conseguenza il pensiero di Stirner perché era utile alle sue azioni, cercando di classificare e vincolare la sua filosofia, e quindi limitarla a qualcosa di certo, così come quello di cercare di immettere una proposta scientifica chiamata: individualismo anarchico. Stirner ha una varietà di caratteristiche uniche: ribelle, senza Dio, individuale, unico, irritabile, timido, amabile, sgradevole, freddo, anarchico e molte altre cose. Tuttavia, questo non è un motivo sufficiente per classificare Stirner: Esso reagirebbe aspramente per queste valutazioni e questi appellativi! E alla fine conclude affermando: “ho fondato la mia causa sul nulla.” Da qua in poi, tutto diventa una circostanza. Se avesse voluto dare un appellativo a tutto ciò, l’avrebbe fatto esso stesso.

Il fatto che Mackay avesse sistematizzato la verità assoluta in parole che avevano un contenuto di dominio, era per cercare di mostrare una “società libera” basata sui principi della libertà, volendo catturare la verità credendo in questo pensiero nel luogo dove viveva. Mackay era troppo pio per vedere i pericoli del linguaggio.

Stirner non ha fatto altro che spostare il passato pensiero alla sua fase finale, così, dopo aver pensato alla fine del pensiero, lo ha gettato via. “Le persone che pensano diversamente” si tollerano a vicenda. Ma perché dovrei pensare a un oggetto in modo diverso, perché non pensarci fino alla fase finale del pensiero in modo diverso; voglio dire, fino a che non dare un senso a ciò che devo considerare: fino a quando l’oggetto è distrutto e annichilito?

Non intendo che Stirner ha adottato la spensieratezza, ma che Stirner è “pieno di pensieri” e ha anche un “mondo di pensieri”. Come molti anarchici, l’errore primario di tutte le persone nel mondo, è che si vedono come padroni dell’esistenza del pensiero dell’altro.

Il termine “Penso, allora io sono” contiene due fantasmi. Secondo Stirner Pensare e Esistenza, sono le cose che sono state spinte al lignaggio e il sacrilegio; Secondo Stirner, per esempio, Ludwig Feuerbach, idolatrando gli esseri umani, rimase bloccato nell’astratto e non riuscì a superarlo. Gli anarchici sono in grado di superare la santità di idee come la società libera, il diritto alla proprietà e la coscienza della comunanza? È un comportamento da coglioni, secondo Stirner, persino credere in una società libera e sfrenata.

“Ho superato la condizione di quello che posso pensare. Uno è la mia presenza, l’altro è la mia opinione. Ho bisogno di entrambi per esistere, come ho bisogno di migliaia di altre cose, dice Stirner, che completa la sua frase come segue: “… Prima di tutto, ho bisogno di Me, ho bisogno di essere l’Unico”.

Ciò che Stirner vuole sottolineare è che io non sono un santo e un dio (idolo), ma un Io che consuma continuamente il senso dell’esistenza senza legarsi a qualsiasi ideale o altro Io. Brevemente,i desideri, gli impulsi, le pretese, l’induzione a mangiare; Sono io quello che consuma i risparmi senza il consumo di altri Io. (Anche se la parola consumare può dare una connotazione economica, dobbiamo sottolineare che: si pensa di consumare il pensiero, consumarlo, e ciò impedisce la santificazione del pensiero; il pensiero deve essere vissuto secondo Stirner, non per essere idolatrato).

In altre parole: l’esistenza è sempre espressa da un particolare essere; questo è possibile dalla scelta delle possibilità esistenti dell’esistente. Quando si effettua questa scelta, questo esistente si esprimerà e si consumerà, o sarà consumato da altri. Viene definito uno stato autentico. Non sarà in grado di ottenere nessuno stato autentico esistente se lascia la scelta a qualcun altro. L’autenticazione è l’espressione dell’esistenza unica.

In altre parole: Stirner non ha bisogno di avere identità assolute per consumare la sua unicità; Stirner serve primariamente se stesso. Questa è la relazione di Stirner con il mondo. Per creare uno stato autentico, libererà il suo Io creativo dal nulla e lo porterà alla luce del giorno; tornerà al nulla di nuovo consumandosi senza essere attinto dalla presenza degli altri. Tutto è transitorio e mortale. Stirner viene dal nulla, va verso il nulla. Il suo mondo è senza nome. Le categorie viventi che Stirner vuole consumare sono tutte le cose esistenti secondo i suoi desideri e le sue possibilità.

Come si può capire da questa affermazione, è quello dell’esprimere la difesa di Stirner come il fondatore di ogni individualismo, per ridurre Stirner a un punto. Questo significa senza dubbio percepire Stirner. Perché: nell’Io di Stirner, è tutto incluso, senza l’idea fissa.

ÖKOMISANTHROP:”I DENY”

01. Black Roots
02. May I Rot In The Woods
03. Poison The Heavens
04. Ökomisanthrop

AUTORITÀ COME UNICO INTERPRETE DEL MONDO (MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

https://abissonichilista.altervista.org/wp-content/uploads/2019/02/KH-A-OSS-VII.pdf

“…l’Unico è coerente con se stesso, cioè cosciente della sua unicità, considera l’altro come non-io, cioè come sua proprietà…”

Questa è la mia “epoca”, so che Vincere o Morire, contiene più di questo editto, è un approfondimento dentro il vuoto del nichilismo, nichilismo che si è trasformato, nella piattezza più assoluta, ed è per questo, che sperimentando, lasciando per terra sangue, e carne, sudore e odio, mi sono spinto verso la Misantropia Estremistica, ma non quella buona per i politicanti di ogni sorta, ma quella che promuove l’Autorità, in maniera Attiva ed Estrema.

Autorità che parte dal presupposto della totalità del mio Ego, o Io-centro.

La Misantropia Estremistica, perciò, è la prominenza altezzosa, e unica, del mio Egoismo, dove carne e mente, si fondono, per esplodere nella distruzione del concetto di “molteplice”.

Dire per me Misantropia, è dire Autorità o Egocentrismo in una profondità estrema.

Se Io sono Unico l’altro non può essere me, ma se Io sono Unico, l’altro non può essere, non può esistere, non può essere perdurante in nessun modo.
Se Io mi sento Unico, il resto, esiste, solo attraverso le apparenze che contengono sempre me stesso. Io sono Io, e quindi il resto non è divisibile, da quello che predispongo per il resto dell’umanità.

Qua non sono alle altezzosità della schizofrenia nichilistica e misantropica di Nechayevshchina (gli sto dando a questo punto un autorità sopra di me? Lo considero la divisione di me stesso, e per cui, un altro Io? Buone domande per un dibattito amorale…), che vedo praticamente irraggiungibile…

Ma cerco di arrivare al punto di non divisione di me stesso, nel senso, che non vedo davanti a me nessuno, che possa essere un altro proprietario, e questa ritorna a essere una lotta a morte, contro gli altri, che vogliono o potrebbero essere Unici. Un Unico non vede altri unici, quindi possono esserlo, se, come sopra, do adito e gli do questa unicità, o l’illusione che cosi sia.

Io vedo davanti a me altri individui, li vedo e li sento, li percepisco come soggetti, che si muovono, e dicono e affermano, cercano di portarsi sopra di me, sempre e in ogni caso, anche se per il “resto” dell’umanità, quello che vedo, è solo roba semplice, è quello che si afferma: “cosa vuoi che sia, sta scherzando..”

Mentre questa persona, come esprimono gli altri-“scherza”, sta cercando in maniera Autoritaria, di farmi suo. Questa autorità va contro la mia Autorità, quindi parte una lotta, che deve portare per forza a uno scontro finale, e a vincere o a soccombere.

Io non posso essere lui, perché sono Io, ma se Io cerco di dare autorità a un altro Io, allora l’altro diventa il molteplice di quello che rappresenta me stesso.

Dare all’altro- ogni incontro cercato o fortuito può essere tale- autorità, significa che il mio Ego, si sta dividendo in più parti, perdendo potenza e potere, sacrificando una parte, inserendone la parte dell’altro, dentro il mio Io.
A questo punto, se Io do- questa parte che diventa parte dell’altro- l’altro è penetrato dentro me stesso, e Io vengo scavalcato, perdo autorità, pur rimanendo qualcosa di indiscutibilmente Unico.

L’ho scritto, sopra, è un punto interessante di dibattito amorale, e dato che mi esprimo in questo modo, significa che sono ancora dentro un contenitore, di accentramento della molteplicità. A me interessa il dibattito amorale (ricordiamo che il dibattito in questione, non è un confronto, ma uno scontro, molte volte feroce, che “spacca il capello in quattro”..), è fortificazione del mio egocentrismo, ma se mi do un limite considerandolo un valore, questo, e quindi la fortuita divisione, può diventare il bene e male, che Io e altri Estremisti egocentrici, abbiamo oramai davanti alle palle ogni volta che “foglia si muove…”.

Quindi per conquistare il mondo circostante, ho bisogno costantemente del flusso e del riflusso, di quello che mi sta attorno, che sia una foglia per terra, o una faccia di cazzo che mi guarda storto, di una persona uguale tra le altre uguali, o di una fighetta che sorride, perché cerca di fare la sinistrorsa di merda che è…perciò, ho bisogno di questo, e anche altro, perché devo dibattere amoralmente, cioè, devo andare allo scontro, per conquistare tutto quello che vuole essere in mio possesso.

Possedere significa conquistare, prendere parte a un progetto di accentramento del resto verso me, che in quel momento, non è più una molteplicità, resa tale dai valori morali e etici della società, ma deve diventare mio.

Il Mio tutto totalizza il restante tutto degli altri. Quello che entra in Mio possesso, è possessione di un altro tutto, che anniento e inglobo, è che ora è nulla, il niente.

Se Io vado alla conquista, di quello che deambula attorno a me, (“attorno” perché Io sono il centro di tutto), è perché devo potenziarmi, devo ridefinire ogni volta, la fortificazione del mio Ego, sperimentando la vita, per mangiare e cibarmi.

Voglio annullare ogni differenza, che farebbe dell’altro, un altro, un io, un ego, perché quest’altro, può diventare molteplicità della mia potenza, l’ho posto e composto, l’ho ampliato e portato a essere un altro unico, o comunque un altro io, che limita il potenziamento a cui anelo, perché questo è quello che mi fa innalzare a Unico.

Per questo che devo continuamente cibarmi di quello che mi sta attorno, lo devo spersonalizzare (che sia foglia o individuo), e porlo come un pezzo di quello che ho ridefinito. Ridefinito, nel senso, di cibarmene per poi esprimerne- su di esso- la mia Egoicità. Dato che, se lui è oramai mio, non è più una persona o una cosa, cosi definita, ma è mia possessione. Io lo possiedo e ne dispongo della sua volontà o del suo essere in una posizione tale, da essere in qualche modo “definito”.

Questo che è quello della mia conquista posseduta, è la generalizzazione della specificità molteplice, il ritornare ed estendersi del nulla vuoto nel vortice del niente. Questo e quello, sono i multipli e plurimi del valore veritiero in un mondo che illude e determina la circostanza effettiva.

Il mio Ego anela all’estremistica distruzione della cosiddetta “definizione”: se quello che ho attorno è definizione, allora anche Io posso essere posto in un contenitore determinato dalla molteplicità.

Qua sto tentando di attaccare la giugulare della molteplicità, e della definizione “fissa” di quello che è un essere, o una pianta, o sta cazzo di croce che ho davanti a me…Io voglio distruggere tutto, ed è per questo, che devo continuamente cibarmi, di quello che è il resto, senza permettere che “questo”, divenga qualcosa, per me, di definito. È la definizione fissa, il nemico del mio Ego, e devo distruggerlo, per non essere distrutto e divenire “definizione”.

Perché allora con una parte dei miei compagni, abbiamo superato il nichilismo, e sperimentiamo la Misantropia Estremista? È che c’entra con quello che sembra un approfondimento “stirneriano”? (diranno gli studiosi annoiati di Stirner)

Perché la Misantropia- come sopra- è, per me, dire Ego, e quindi affermare l’Autorità, Unica e profonda.

La Misantropia Attiva ed Estrema, oltrepassa il nichilismo oramai appiattito, distruggendo la “politica”, e quelli che ci scassano continuamente il cazzo con la loro empatia sociale, è entra direttamente in un approfondimento sull’Unico contro la molteplicità.

Perciò Io Misantropo Estremistico sono l’Unico contro la molteplicità.

La mia Misantropia Attiva Estrema, manda a fare fottere tutto, perché invece di considerare l’altro come qualcosa che appartiene, a un ente, alla fenomenologia dell’essere, spinge per la distruzione di tutte le categorie viventi, ed è per questo che ritorna a essere, la volta delle volte che distruggo, un Ego contro il molteplice.

La distruzione del molteplice, è quello che mi serve per iniettare odio dentro le vene, di me Misantropo Estremista, e pregustare ogni volta l’inizio e la fine della mia “non-esistenza”.

Io ho “bisogno”, dell’altro, della cosa o dell’oggetto, senz’altro riconoscerli, dato che pervengono al mio circostante, e sono attorno a me.

L’inumana ed estremista non-esistenza, che attanaglia le mie viscere, spinge a mangiare quello che mi si pone davanti, che snaturo, perché se lo conquisto, non c’è più bisogno di differenziare, rendendo qualcosa di unico, qualcuno di molteplice.

Il molteplice, una volta inghiottito dalla mia potenza Egocentrica, non è più nulla, è annientato, non è una figura di qualcosa o qualcun’altro, ma il nulla che è dentro me, è che serve a iper-potenziarmi.

La Mia Potenza si esprime in maniera continua iper-potenziandomi, perché spingo verso la volontà di questo potere; è il mio allagarmi, che spinge a continuare, non è un moto logico- devo mangiare per sopravvivere- ma è l’espansione del mio Ego, che non conoscendo confini dualistici, si appropria del tutto del circostante, attorno a me. Per espandermi, devo cibarmi, per estendermi devo mangiare il resto, il tutto, il molteplice, la pianta o la persona, il valore o la categoria.

Ho bisogno dell’altro, non perché questo, è un soggetto vero, a cui do l’adito di esistere, ma perché questo “altro”, che vuole mangiare me, devo sconfiggerlo, nel senso, di porlo come una conquista, che non ha più nulla di definito, ma è diventato dissolvente.

Per questo l’Autorità è l’Unico interprete del mondo, perché dissolvendo gli altri, il resto, il mondo diventa mio, lo sento come la mia unica predisposizione, il vivente si estingue nel momento in cui non do agli altri il mio “definirmi”, ma li attacco alla giugulare della loro esistenza vitale, e li uccido, per dissolverli dentro me. Loro non sono più essi, non sono sostanza, organismo, pensiero o altro, non sono più nulla, perché li ho dissolti dentro me stesso.

Questa è la mia “epoca”, sorpassate e morte le ideologie, la voglia di attacco egoistico e Misantropico, sta per far crollare a picco, quello che rimane dei pochi idealismi presenti. Idealismi, che sono oramai ridotti all’osso, o all’induzione a rientrare nei moderni circoli dello spettacolo progressista.
Ed è per questo che si deve spingere per il Caos Misantropico, spingere per l’Estremismo Autoritario/Egoistico, creare Terrore, spingere per il Terrorismo Indiscriminato, e andare a fondo all’abisso della non-esistenza, e distruggere, fare crollare i miti e le fissazioni, portare alla luce, quello che è l’essenza primitiva dell’uomo, come diretto assertore della brutale lotta dell’Ego contro altri egoismi.

Il fondo dell’abisso della non-esistenza è il Terrorismo Indiscriminato. Il Terrorismo Indiscriminato è la distruzione della molteplicità, e la vittoria sublime dell’Ego contro altri egoismi, dato che non riconosce il limite dell’esistenza delle dottrine etico-morali. Il Terrorismo Indiscriminato non riconosce l’esistere, perché è l’inumano che sposta gli equilibri della società-massa, che tumula il fondamento dell’uomo: i valori umani e le verità dati a essi.

E se ripeto, che esistono altri egoismi, è perché, voglio buttare giù, il molteplice dell’esistenza, uccidendoli, mangiandoli, cagandoli dal buco del culo, per annientarli, e riproporli, per quello che Io decido siano, senza che essi, esistano.
Il molteplice, è solo l’idea fissa, dove esistono altri ego, l’Unico, mangiandoli, non significa che li riconosce come “differenti ego e egoisti nel vivente”, ma che sono rappresentazioni, che attorniano Me, che ostacolano me, che possono o vogliono prendere lo spazio mio, che possono o vogliono possedere quello che sono Io, senza che per questo siano enti che attorniano Me. Io sono Io, quello che è davanti a me, è la rappresentazione che sto dando dell’altro, ma non del vero valore di esso, che voglio sconfiggere e mangiare, per dissolverlo come Unicamente l’Unico.

Arca

SCORRETTI: INTERVISTA A REAZIONE SELVAGGIA

https://archive.org/details/INCORRECTOSEntrevistaAReaccinSalvaje

Michoacán, Messico
Autunno 2015

Nota della Rivista Regresión: l’intervista al gruppo Reazione Selvaggia, è stata ultimata poco dopo il suo comunicato finale (14 agosto 2015) e fino ad ora (ottobre 2015) era prevista nella pubblicazione del nuovo numero (4) della rivista Regresión. Apprezziamo la collaborazione di tutti coloro che hanno reso possibile questo lavoro. I redattori di questa rivista rispettano le opinioni espresse sia da chi ha posto le domande sia da chi ha risposto. Anche così, non possiamo non dire che come Regresión ci consideriamo affini alle pratiche e agli atti di ciò che una volta era RS e dei gruppi che si sono separati da essa.

R.

Nota esplicativa di Xapiri Thëpë (XT): questa intervista è stata condotta attraverso internet, senza contatto con nessuno dei membri del gruppo estinto Reazione Selvaggia (RS); questo attraverso la intermediazione della rivista Regresión e il progetto concluso El Tlatol. Un contatto elettronico con questi ultimi, che si sono offerti di girare le domande. Pertanto, il portale Xapiri Thëpë non è responsabile né affine alla posizione del gruppo disciolto; il portale ha una natura storico-documentarista, per conoscere un po’ di più sulle posizioni del gruppo, cercando di non generare, né precedenti, né sostenere la violenza, né le azioni, che non supportiamo. Tutto quanto sopra porta alla conclusione che non esiste alcuna connessione organica o di ascendenza o di affinità tra Xapiri Thëpë e RS.

Xapiri Thëpë (XT): Questa conversazione è stata effettuata in maniera elettronica attraverso la Rivista Regresión e il portale El Tlatol. Attraverso una richiesta via e-mail, abbiamo avuto l’opportunità di una conversazione, senza che ciò rappresentasse un’adesione, vicinanza, simpatia o sintonia con ciò che è stato esposto da questo gruppo oramai estinto. Sulla base di ciò vorremmo chiedere: A febbraio, la rivista “Distruggi le prigioni” ha criticato fortemente la vostra proposta di ecologia radicale; che cosa avete da dire rispetto alle valutazioni elaborate da questa rivista anti-carceraria? Quali critiche potete fare all’abolizionismo, come proposta alternativa alla privazione della libertà?

RS: Prima di tutto, ringraziamo i redattori della rivista Regresión e i ragazzi del blog El Tlatol per aver organizzato questa conversazione, e per lo spazio che ci forniscono per la “contro-risposta” di cui parlano le persone che hanno posto le domande e per chi ha espresso i propri approfondimenti in questo lavoro. Molte delle cose che abbiamo incontrato in maniera rilevante, le abbiamo affrontate nel nostro comunicato dal titolo: “Abbiamo tardato: Reazione Selvaggia in risposta a “Distruggi le prigioni”; le critiche fatte da queste persone rimangono in questo testo, in quella risposta, non vogliamo allargare ed estendere di più gli stessi punti di dibattito, che già sono stati pubblicati, quindi ci concentreremo sull’ultima parte della tua domanda. Si fa riferimento all’abolizione delle prigioni?

XT: Si l’abolizionismo delle prigioni.

RS: Beh, per rispondere a questa domanda, in primo luogo ci sarebbero altri problemi da tenere a mente dato che: è possibile abolire tutte le carceri? Se la risposta è Sì, in che modo si verificherà questa abolizione? L’abolizione sarebbe regionale, internazionale, universale o in che modo? Quest’ultimo aspetto, ovviamente, ha un senso sarcastico, come ogni persona seria e realista saprà in anticipo, l’abolizionismo è pura fantasia infantile e utopismo idealizzato, le prigioni non saranno abolite se la civilizzazione, rimarrà ancora in piedi, è ovvio; occhio, con questo non intendiamo che la cosa migliore sia che queste persone combattano per la distruzione della civilizzazione, perché cadremmo nella stessa criterio irreale.

Le prigioni umane sono state create per contenere gli impulsi, le reazioni e gli istinti di coloro che rifiutano di convivere in modo pacifico nella società, il sistema tecnologico svolge un ruolo importante SUL sistema carcerario. Ci sarebbero molte più evasioni, se non fosse per le telecamere di sicurezza, i sensori di movimento, i droni, le reti elettrificate, e altro. Brevemente concludiamo, affermando che l’obiettivo delle critiche, quindi, non è totalmente la galera, ma le grandi società di sviluppo tecnologico, che fanno si che una prigione sia davvero un luogo di contesa per quelle persone così pericolose per il sistema.

La vita civilizzata, lo stile di vita sedentario, la convivenza anormale con tante persone sconosciute accalcate nelle città, le frustrazioni, i bisogni artificiali, la ricerca di uno status sociale più elevato, il cosiddetto “stress”, il cibo spazzatura che intossica il sangue, e molte altre cose, sono azioni che portano a una reazione, alcune persone manifestano questa reazione saltando le leggi, muovendosi nell’illegalità. Ma, ripetiamo, tutto è dovuto al principio di causalità, azione-reazione, se vivi nella civilizzazione, naturalmente, sarai influenzato da questo modus vivendi.

Anche se qui vale la pena ricordare che, sì, detestiamo le carceri umane, sia il luogo che le persone arroganti che lavorano in esse, che per i detenuti recidivi, sono luoghi ripugnanti.

Inoltre, quando menzioniamo la parola prigione, non ci limitiamo alle galere e le prigioni degli umani, ma a tutti i tipi di prigioni e gabbie. Un’altra domanda che può essere inserita in dato contesto è, che tipo di prigioni sono referenti per essere abolite? Molte volte gli anarchici tipo anti-carcerario, sono situati nel respingere e attaccare – in alcuni casi – le prigioni dove ci sono i loro compagni di detenzione, provano ostilità per i cosiddetti centri di riabilitazione sociale perché i loro principi indicano che in tali luoghi si limita la “libertà” per cui essi combattono.
Molti vegani, freegani, liberazionisti, ecologisti e altre varianti di tutti questi, saranno d’accordo con noi sul fatto che le prigioni non sono solo questo tipo di luoghi, ma sono anche le gabbie dove si situano molti animali racchiusi nei circhi, nei laboratori , nelle università, allevamenti, ecc.

Le persone che si posizionano contro l’istruzione scolastica, saranno d’accordo con noi sul fatto che quando si parla di carceri non solo si deve parlare di prigioni, o di gabbie con animali dentro, ma di classi e delle scuole.

Coloro che si posizionano contro il lavoro salariato saranno anch’essi d’accordo che non ci sono solo le prigioni, i carceri, le gabbie, le scuole, ma anche le fabbriche sono prigioni. E quindi potremmo menzionare quelli che si oppongono alla psichiatria, ai manicomi, alle droghe, forse alle loro stesse menti, ma nel complesso, la grande gabbia, la più grande, è la civilizzazione.

Un giorno ho letto un fumetto di un vignettista ben noto in Messico, dove presentava un personaggio che andava e veniva al lavoro tutti i giorni, che sopportava tutta la routine soffocante, improvvisamente vide che aveva le ali, le dispiegò e cominciò a volare, volò sull’inquietante traffico veicolare, sulle conglomerazioni di persone che erano schiave per mostrare loro che poteva andare dove voleva con le sue ali, con la faccia gonfia di felicità volava sempre più in alto, si sentiva veramente libero, tanto che butta via la sua valigetta e i suoi vestiti, finché improvvisamente, colpisce violentemente una grata, e cade; voleva volare più in alto degli altri supponendo che non ci fossero più barriere per fermarlo, ma ha scoperto che c’era, la Grande Gabbia chiamata civilizzazione; la lezione qui è: Chi dice di essere totalmente libero, è perché non ha volato abbastanza in alto per colpire le sbarre della Grande Gabbia. Molti – anche se non tutti – degli anarchici tipo “anti-carcerario” suppongono, come il personaggio, che facendo uscire, o liberando i loro compas dalla prigione saranno liberi e che la loro lotta possa finire, forse alcuni pensano che l’obiettivo basilare siano le carceri: spero che un giorno tengano in considerazione la presenza della Grande Gabbia.

XT: In alcuni dei vostri testi criticate gli orientamenti di Kaczynski, negando la sua importanza ma la riconoscete come un precedente della vostra proposta. Non pensate che sia ingiusto non dargli il riconoscimento nell’essere una delle figure significative del movimento anti-tecnologia? Sebbene i contesti siano diversi, cosa differenzia la vostra proposta da quella del matematico?

RS: Il riconoscimento in alcune delle sue proposizioni, l’abbiamo dato al suo momento; alcuni gruppi che hanno creato RS, antecedentemente hanno ripreso molto del discorso del signor Kaczynski e lo hanno dichiarato pubblicamente, cosa che non accadeva nemmeno quando arrivarono le critiche del gruppo editoriale Último Reducto; nel 2012, è arrivato il momento di iniziare ad elaborare cosa che non avremmo condiviso in quella rivoluzione contro il sistema tecno-industriale e altre cose simili, è così abbiamo iniziato a creare i nostri postulati. Come già detto, abbiamo sempre riconosciuto il lavoro del Freedom Club e l’analisi di Don Ted, in seguito abbiamo respinto molto di esso, e questo è stato il momento in cui abbiamo smesso di menzionarlo; ma se ci chiedete in questo momento se riconosciamo il suo lavoro, senza problemi, affermiamo di sì. E poi la differenza tra ciò che Kaczynski propone e i suoi allievi, in primo luogo è la strategia; noi non aspettiamo che la cosiddetta Grande Crisi Mondiale inizi ad attaccare e attentare alle strutture fisiche e morali del sistema tecnologico, attacchiamo il presente, perché il futuro è incerto, non si può tracciare una strategia basata su semplici ipotesi, credendo che tutto andrà secondo i piani e sicuramente si vincerà. Abbiamo posto tutto questo da parte, quando abbiamo visto l’enormità del sistema, i suoi componenti e il livello mostruoso che ha condensato sia su questo pianeta che al di fuori di esso. Se la civilizzazione cadrà domani, o entro 30 o 50 anni, da parte nostra, da parte della nostra individualità, sapremo che abbiamo dato battaglia. È divertente, ci hanno catalogato come “anarchici” all’interno del movimento “anticiv” del 21 ° secolo, proprio come fecero per gli anarchici originari del diciannovesimo secolo, che non aspettavano che le condizioni fossero mature per iniziare ad attentare e giustiziare, Gli anarchici legalisti che sognavano la “rivoluzione” con coloro che morivano di fame, spesso li respingevano e li etichettavano come criminali apolitici. Facendo una comparazione tra i teorici che si aspettano la “rivoluzione anti-tech” e noi- dato che è verità delle cose, che sia un contesto simile- è ciò che abbiamo e stiamo marcando con gli atti che abbiamo fatto e le parole che abbiamo pubblicato. La seconda differenza, è che abbiamo costituito una tendenza basata e ispirata dalle lotte selvagge di resistenza dei gruppi originali dei nomadi cacciatori-raccoglitori; quelli che costituiscono RS, hanno ancora nel sangue l’essenza guerriera dei nostri antenati sebbene siamo molto consapevoli di essere degli individui civilizzati; con questo percepiamo il richiamo della natura e diamo libero sfogo agli attacchi contro ciò che è per noi, alieno. Rispetto alle teorie di Don Ted che rimangono solo all’interno di un un’analisi della società tecnoindustriale e un confronto tra la vita attuale e quella dei più antichi gruppi etnici. Fondamentalmente la nostra proposta è qualcosa di molto simile, solo che ci siamo concentrati su ciò che abbiamo avuto nell’antica Mesoamérica Settentrionale.

XT: Negli Stati Uniti ci sono ecologisti radicali che portano avanti la proposta “post-apocalisse”, la loro analisi si basa sul fatto che la società altamente tecnologizzata ha raggiunto il suo apice, che la caduta è inevitabile. Richard Duncan ha parlato della “teoria di Olduvai”, in cui stabilisce che l’attuale civilizzazione industriale avrebbe una durata massima di cento anni, a partire dal 1930 fino al 2030. La transizione sarebbe iniziata nel 2007 quando la produzione globale di energia pro capite ha cominciato a diminuire a causa di una diminuzione dei tassi di estrazione dei combustibili fossili per fine dell’esaurimento, contemporaneamente alla domanda di aumento al crescere della popolazione. Ciò potrebbe causare un catastrofico collasso sociale ed economico negli anni seguenti, e poco alla volta, l’umanità arriverebbe a livelli di civilizzazione paragonabili ad altri precedentemente vissuti. Se questa opinione difesa da Duncan è vera: perché agire invece di aspettare? Nel momento in cui agisci non sei un avanguardia?

RS: Non sappiamo per quanto tempo dureranno le strutture che mantengono in piedi questa civilizzazione nella decadenza, possiamo leggere molto e tanto sulle varie teorie che esistono ma vogliamo aspettare sempre l’anno profetico in cui tutto questo potrebbe finire in una sola volta. In ogni caso, tutto ciò che gli studiosi possono prevedere sono solo teorie.

Il qui e ora afferma che tutto va a male, le persone marciscono perché vogliono la loro conformità, la loro schiavitù e il loro bisogno di seguire il gregge, i progressi tecnologici stanno diventando sempre più invasivi, gli ecosistemi sono stati alterati, l’economia ogni giorno va peggio, ci sono esplosioni sociali qua e là, la realtà artificiale ci consuma e sembra che tutto esploderà prima o poi, prima di questo, come individualisti abbiamo deciso di prendere nelle nostre mani ciò che rimane delle nostre vite, e non aspettare che la crisi arrivi, perché? Perché viviamo in essa. Non vogliamo aspettare gli altri, anche se la natura li incoraggia a restituire i colpi che hanno subito.

Possiamo raccontare un aneddoto: una notte dell’agosto 2011, una parte del gruppo Its, penetra nel Cinvestav di Irapuato, Guanajuato. Saltiamo sopra le sbarre e scaliamo il tetto del Laboratorio Nazionale di Genoma e Biotecnologia; dall’alto vediamo che la guardia si sta facendo i cazzi suoi, parla al telefono, mentre incappucciati e con l’oscurità la osserviamo. Ci spostiamo nel luogo dove fanno i test, è sorprendentemente ci rendiamo conto che in una delle stanze, c’è un grande impianto supportato da cavi e diversi computer che da vicino monitorano le informazioni di osservazione. L’unica cosa che abbiamo sentito in quel momento era aberrazione e l’immenso desiderio di distruggere l’intero luogo.

Ciò che abbiamo visto è il vero metodo per cui la tecnologia cerca di sottomettere la natura selvaggia, cerca di ottenere maggiori informazioni su di essa, sotto il giogo scientifico, sottomettendo e artificializzando. Pensi che potremo sederci o aspettare che tutto appaia “giusto” perché il sistema cada, mentre sappiamo che questo tipo di prove esecrabili si avverte ancora nel presente? NO. E se questo presunto crollo non arrivasse nel 2030? Ci potremo fidare di un altro teorico letto in maniera “convincente” ed aspettare fino all’anno 2100? NEMMENO.

Riguardo a ciò che affermi sull’avanguardismo, sappiamo di non esserlo ora, o quando arriveremo a esserlo; siamo stati una proposta differente e realistica per tutti coloro che si sentono identificati con noi, la nostra intenzione non è quella di prendere la “buona strada” per tutti quelli che sono classificati come critici del sistema tecnologico, abbiamo spiegato la nostra tendenza sin dall’inizio perché ci sembrava importante che gli atti avessero una ragione d’essere, solo questo. Non vogliamo creare un movimento o qualcosa del genere. L’unico aspetto che dovrebbe essere in prima linea-in questa guerra, sono gli atti sinceri di persone che apprezzano realmente quello che fanno, e decidono di portarsi avanti fino alle ultime conseguenze nella difesa estremista della natura selvaggia. Solo questo. Nessun gruppo è davanti, né dietro.

XT: Ci sono gruppi nel Cono Sud, che stanno riproducendo alcuni dei vostri metodi, non considerate questo come un “franchising” della vostra proposta?

RS: No, niente di tutto questo, se queste persone hanno riprodotto le nostre idee, avranno i loro buoni motivi. E come dici tu, ciò che difendiamo è una PROPOSTA aperta per coloro che vogliono possederla; le persone intelligenti che vogliono brandire alcune delle nostre idee e agire, finché sono sincere, saranno sempre viste con buoni occhi da tutti i gruppi di RS.

XT: Lo storico Eric Hobsbawm ha considerato il movimento Luddista come una forma di “contrattazione collettiva per il disturbo”, dato che sarebbe, questo enunciato, una tattica usata in Gran Bretagna dalla Restaurazione, poiché la diffusione delle fabbriche in tutto il paese che hanno causato le manifestazioni su larga scala, erano poco pratiche. Non credi che tutta questa virulenza anti-tecnologia serva come preludio alle riforme decrescenti che lo Stato dovrebbe usare se vuole sopravvivere ? Non si starà “servendo il tavolo” al potere senza volerlo?

RS: Oggi vediamo che c’è una critica crescente alla tecnologia in vari settori, ci sono molte persone che hanno iniziato a mettere in discussione e capire che l’attuale sistema è putrido, il che porta a una domanda positiva per la guerra contro il sistema tecnologico?

Beh, se le critiche non sono negoziabili questo può essere positivo, ma vedendo la realtà capiamo che la maggior parte delle critiche che vengono fatte alla tecnologia hanno uno sfondo riformista, dicono “la tecnologia ci sta portando all’interazione non personale, più che limitarla “,” la vita nello stile sedentario in questa civilizzazione causa problemi di salute, dobbiamo allenarci più spesso “,” l’artificiale ci consuma, non posso sopportare la vita in città, andiamo in campagna “,” la spazzatura inonda i mari, devi comprare prodotti che siano amici per l’ambiente “,” la tecnologia non è il problema, il problema è l’uso che ne viene fatto “, ecc. Queste presunte critiche sono quelle che sono negoziabili e sono persino delle proposte per il sistema nel continuare a crescere, riformarsi e rafforzarsi.
Ma che ne dici se affermiamo: “La tecnologia è il problema, bruciamo questa o quella società di innovazione tecnologica con tutti dentro”, “la civilizzazione si espande pericolosamente distruggendo la natura che rimane, assassiniamo l’ingegnere di un mega progetto”, “la stupida società segue solo le regole, e fa avanzare il meccanismo, fanno parte del problema, facciamo detonare un esplosivo in un luogo pubblico con un’importante carica simbolica “, ecc. Questo tipo di critica estremista è quella che non è negoziabile e che difendiamo, quindi rispondendo alla tua domanda, RS difficilmente vede che lo stesso sistema può essere riformato con questo tipo di idee e prassi, o che queste sono delle proposte in modo che il sistema continui a crescere.

XT: Affrontare il vasto tessuto della società di oggi, è un compito titanico, in cui le possibilità di perdere la vita o di languire in una cella sono alte … Perché assumere un disfattismo come proposta finale ? Non lo considerate come una sorte di martirio?

RS: Il pessimismo ci ha invaso quando abbiamo tolto la benda dagli occhi, visto che è impossibile distruggere l’intero sistema dalle nostre prospettive individualistiche. Non aspiriamo alla distruzione totale di esso, questo comporterebbe a un certo punto la gestione e la formazione delle masse stupide. Piuttosto puntiamo alla destabilizzazione, è anche se ci piacerebbe distruggere tutto l’intero sistema tecnologico, è qualcosa che non è nelle nostre possibilità. Ultimo Reducto ci ha definito dei disfattisti, ma questa parola può anche essere molto relativa, siamo disfattisti in termini di distruzione del sistema attraverso atti di un gruppo ristretto di persone che riescono ad “aiutare” a fare aumentare la crisi, proposta dal tipo di cui sopra. Per cui non siamo disfattisti, perché non abbiamo abbandonato la nostra guerra, stiamo continuando e continueremo ad agire finché le nostre forze o condizioni lo consentiranno.

E non c’è nulla di reale a cui aspirare, potremo ingannarci, se dicessimo che elimineremo tutta la mega-macchina; questo è ciò che non vogliamo fare. Né siamo martiri, brandiamo semplicemente la nostra posizione come persone che fanno tutto il possibile per difendere se stessi e la natura di ciò che è alieno, senza essere interessati a quello che si realizzerà in futuro; non siamo interessati a nulla di quello che potrebbe giungere. Nella guerra estremista contro il sistema tecnologico bisogna essere disinteressati, senza aspettarsi qualcosa di positivo. Ci nutriamo dagli atti realmente sinceri, che apprezziamo, e alla difesa della natura selvaggia. Questo è ciò che ci guida, non abbiamo bisogno di obiettivi concreti per il futuro, rispondere alle minacce è una delle necessità biologiche dei guerrieri, e come tale ci comportiamo.

XT: Non è meglio prendere una posizione pubblica e discutere con i diversi “attori” e lasciare che le persone decidano quale dovrebbe essere il loro destino?

RS: La gente può prendere la strada che vuole, quella che è fatta apposta per loro, mentre le proposte che criticano la civilizzazione, sono sul tavolo, in modo che essa, decida cosa scegliere. La nostra, la nostra proposta, è come una moneta lanciata in aria su quello stesso tavolo: chi si sente capace e con la sufficiente astuzia per prenderla, lo farà. Non vogliamo che la nostra tendenza sia la più “coerente” con gli altri, dato che siamo noi quelli che la difendono ed è qua presente.

XT: C’è un numero della rivista “Green Anarchy”, in cui viene fatto uno studio comparativo tra le proposte primitiviste del gruppo dell’Oregon e l’esperienza del comunismo agrario di Pol Pot in Cambogia, con il titolo: “I Khmer Rossi praticavano il primitivismo?” ; non consideri che vi sia una continuità in alcune delle vostre proposte con questa esperienza, facendo delle ovvie eccezioni riferite alla costruzione di uno Stato? Quale sarebbe la differenza tra voi e le politiche di agraria forzata e il primitivismo promosse dal Partito Comunista della Cambogia di quel tempo?

RS: Ciò che il leader dei Khmer rossi in Cambogia ha promosso nei suoi anni di dittatura maoista, è stato un comunismo ispirato agli antichi modelli agrari dei Khmers, il popolo originario di quel paese. Ciò che attirato la nostra attenzione da questa esperienza storica è che ha completamente bloccato l’infrastruttura della civilizzazione, la valuta ha cessato di esistere, le scuole e i mercati sono stati chiusi, dato che volevano trasformare il paese in uno stato autosufficiente, agrario ed estremo. Ma perché l’intera nazione cooperasse, il dittatore ha costretto ampi settori della popolazione affinché insieme, come insegna il comunismo, potessero concretizzare il modello imposto.

Non vediamo come possa essere supportata una presunta continuità tra ciò che pensiamo e ciò che è accaduto in quel paese. Sebbene non fosse un primitivismo, se per primitivismo intendiamo il ritorno a uno stile di vita più simile a quello del cacciatore-raccoglitore-nomade di quello dei contadini prima della rivoluzione industriale. Le differenze tra ciò che Pol Pot ha portato avanti e ciò che RS difende, è che noi non vogliamo spingere o costringere le persone a tornare ai vecchi modi di vita; le persone sono stolte e gli piace vivere tra la merda moderna, i pochi che rifiutano la civilizzazione e decidono di isolarsi in montagna, sono quelli che meritano di essere riconosciuti. NON puntiamo su una vita comunitaria prima o dopo il crollo del sistema.

XT: Kevin Tucker è un’altra delle figure rilevanti nel cenacolo dei primitivisti anglosassoni. Stabilisce che il principio della guerra primitiva, è come una traccia e copia della guerra sociale, esposta da Johan Most, è che è stata resa virale tra i gruppi informali. La vostra difesa della natura turbolenta dei Teochichimecas e dei Chichimecas, così come la Guerra del Mixtón, cerca di stabilire precedenti storici per le vostre azioni? C’è una connessione tra quello che ha delineato Tucker e voi?

RS: Non abbiamo davvero letto molto sulle proposte di Tucker, sappiamo solo che è vicino a Zerzan e che è stato convocato dall’FBI, perché accusato di conoscere alcune cose delle azioni dell’ALF / ELF. Tuttavia, prima ancora della risposta alla domanda, vogliamo sottolineare qualcosa, che crediamo sia stato male interpretato o che non abbiamo affrontato con la dovuta attenzione.

Noi in RS riconosciamo e ricordiamo le guerre del Mixtón e Chichimeca come riferimenti storici SOLO per l’evidenza nella difesa di gruppo dei guerrieri selvaggi, dei loro stili di vita, delle loro convinzioni e dei loro luoghi. È che alcuni potrebbero pensare che quando si parla di queste guerre, vogliamo che questo evento storico si ripeta, ma in questo secolo. Forse qualcuno ha erroneamente pensato che vogliamo che i gruppi etnici indigeni si uniscano in qualche modo, ribellandosi e si ergano in maniera simile ai riferimenti di cui sopra, ma non è così.
Studiando specificamente queste rivolte selvagge, abbiamo assunto forti basi storiche che ci hanno uniti alla difesa realmente estrema della natura selvaggia in queste aree, in questi eventi possiamo vedere che gli aborigeni teochichimecas non si arresero mai né ai mesoamericani civilizzati né agli europei, mantenendo sempre la loro essenza guerriera, la difesa delle loro origini più primitive e di conseguenza le loro credenze legate alla natura, che erano considerate pagane e punite dalla chiesa cattolica; la loro “crudeltà” li caratterizzava, i loro attacchi indiscriminati contro il nemico erano contro i soldati, gli indigeni alleati , i neri, i mulatti, le donne, i bambini, ecc .; il loro stile di vita cacciatore-raccoglitore e nomade o semi-nomade li rendeva difficili da individuare, i loro migliori nascondigli erano le aspre montagne, la natura li proteggeva durante e dopo la battaglia, il loro rapporto uomo-natura era pienamente sviluppato in luoghi come i deserti, le foreste o i semi-deserti, dove gli spagnoli dissero che là, in quei luoghi, nessuno poteva sopravvivere; tutte queste prove storiche che abbiamo appreso sia dalla ricerca antropologica e / o archeologica, sia dagli anziani di alcuni gruppi etnici che vivono sulle colline, ci riempiono di orgoglio, e li rivendichiamo. Gli incoraggiamenti dei nostri degni antenati hanno posseduto le nostre menti e i nostri corpi, è tempo, oggi, di continuare con il conflitto contro la civilizzazione e tutto ciò che vuole sottometterci completamente.

XT: Quindi, la guerra sociale è uguale alla guerra primitiva?

RS: La guerra sociale è un termine coniato e preso alquanto dagli anarchici del tipo insurrezionalista, aspetto molto di moda in questi tempi. Noi in RS ci posizioniamo in una guerra individualistica, pianificata, scatenata e eseguita da noi stessi contro una variabilità di obiettivi che sono in tempo reale e / o rappresentano la modernità, la tecnologia, la civilizzazione, l’artificialità, il liberalismo e l’umanesimo.

I termini sono simili, se della cosiddetta guerra primitiva avete letto e affermate che è una deviazione e un bastone della guerra sociale; se è cosi suppongo che abbiate ragione, non potremmo dare una risposta concreta a qualcosa che non abbiamo proposto e di cui non conosco nemmeno i dettagli.

XT: Collegandoci con quanto sopra, in alcuni dei vostri scritti, leggiamo che criticate gli anarchici per la speranza in una futura società libertaria, pero voi date un carattere millenario alla natura selvaggia. Ciò è dimostrato dalla vostra difesa degli studi archeologici del “luogo delle sette grotte” (Chicomoztok). Non state esattamente cadendo nello stesso paradigma? Cosa vi differenzia? Alla fine non perseguite, entrambi, un mondo idilliaco che nemmeno avete vissuto? Non è una specie di “cristianesimo” che cerca la redenzione in un mondo ideale?

RS: Non crediamo o non abbiamo fiducia in nessuna società futura, non ci aspettiamo di vedere l”Armageddon” dove la natura distrugge il male della civilizzazione; non crediamo in nessuna di queste cose, se così fosse, se avessimo in mente la stessa cosa, anche con differenze marcate, non potremmo criticare gli anarchici che sognano un futuro “migliore”,

Non sappiamo se un giorno il sistema collasserà totalmente e mondialmente, gli studiosi dicono di sì, ma noi non possiamo saperlo con certezza. Ma forse si, se la natura risorgesse dalle macerie, dato che il sistema potrebbe essere un passo avanti e diventare autosufficiente e auto-riparante in maniera semplice. Come diciamo, non conosciamo il futuro, anche se vorremmo conoscerlo, ma la realtà è diversa.

Il Chicomoztok è solo uno sguardo al passato, nel manoscritto puoi vedere e interpretare graficamente la vita che i nostri antenati hanno portato avanti, puoi vedere come hanno creato il fuoco, per attrito; si vede come molte tribù si incontrarono nelle loro rispettive caverne; si vede il frutto del raccolto; la fauna degli ambienti in cui vagavano, la caccia; i loro vestiti, le pelli, gli ornamenti, le piume, ecc., ci sono persino simboli che rappresentano la guerra, ci sono molte rappresentazioni che erano incorporate in questo manoscritto, e che ci sembrava importante riprendere, perché è una finestra sulla vita dei nostri antenati in condivisione con la natura.

È un posto mitologico e sconosciuto, cosa credono, dato che i gruppuscoli si firmano dal presunto Chicomoztok ? Questo tipo di “firma”, è come una presa per il culo alle autorità, per non far sapere dove trovarci o per localizzarci automaticamente in un luogo che non ha una posizione esatta, giusto? Per non errare poniamo le parole dell’introduzione del lavoro editoriale “Il luogo delle sette grotte”, che raccomandiamo ampiamente nella sua lettura: 

” Reazione Selvaggia (RS), interpreta il Chicomoztok come quel luogo isolato dalla civilizzazione, luogo che è stato l’arrivo di diverse tribù selvagge nomadi, che rappresenta la vita selvaggia, pienamente goduta dai nostri antenati prima di essere attratti nell’adottare una vita sedentaria.

È uno sguardo al passato che tende al regresso e al ricordo di ciò che stiamo perdendo poco a poco.

Simboleggia l’attaccamento al nostro passato primitivo e quindi alla difesa estrema della natura selvaggia, è il fuoco iniziatore che incita il conflitto individuale e di gruppo contro ciò che rappresenta l’artificialità e il progresso.

Molti ricercatori hanno cercato di trovare questo posto chiamato “sette grotte”, ma fino ad ora è ritenuto un luogo sperduto nell’area che includeva la “Grande Chichimeca” secoli fa. Questo luogo buio e lugubre, dove si nasconde l’essenza selvaggia, dove la storia non viene mai raccontata, memore di innumerevoli esperienze, avventure e conflitti che l’inverno prese con le ceneri degli aborigeni teochichimecas, posto che noi, gruppuscoli di RS, lo ricordiamo paganamente, mentre semplicemente ci nascondiamo, nella clandestinità e l’anonimato terroristico “.

XT: Su questo e tornando alla redazione di Green Anarchy, lo storico John Zerzan è una delle figure chiave del primitivismo, le sue proposte di dialettica negativa anche se audaci non cessano di essere impeccabili nella loro costruzione. Qual è la vostra opinione su questo storico, concentrandoci sulle sue proposte e non sulla sua vita? Qual è la vostra opinione sull’uso del linguaggio e dell’aritmetica come uno degli elementi di dominio tra le specie? Ritenete che uno di questi argomenti sia attuabile?

RS: Zerzan è diventato uno dei teorici più “radicali” nei circoli primitivisti degli Stati Uniti per diversi anni, anche se per noi è un romantico, un ottimista e un politicamente corretto al peggio, le sue proposte sono state causa di commozione e disapprovo, soprattutto in quello che riguarda il tema del linguaggio, recentemente in un’intervista con Vice magazine, in una domanda sul linguaggio e sul dominio ha detto:

“Devo dire che questo è l’argomento più speculativo su cui ho scritto. Non scarto questa linea e sto cercando di raccogliere argomenti per mettere in discussione l’attività simbolica, incluso il linguaggio, sebbene sono più chiaro sul tempo, i numeri e l’arte. È speculativo perché nessuno sa con certezza quando l’essere umano ha iniziato a parlare. Non c’è modo di dimostrarlo. “

Come si legge, Zerzan non è nemmeno sicuro di quello che ha postulato diversi anni fa.

Non siamo antropologi specializzati in linguistica e non abbiamo molta familiarità con questo dibattito, perché è molto effimero in una certa misura, anche se qualche tempo fa abbiamo scritto qualcosa in un saggio intitolato “Nietzsche e la sua critica allo scientismo nell’attualità “, che detta:

“L’essere umano moderno è obbligato a vivere nella società, ad essere spalla a spalla, avendo a che fare con le persone della stessa specie, è così che per mezzo del linguaggio sono dettate le leggi della validità delle cose, così che l’uomo vive in pace all’interno della società senza entrare in conflitto costante con gli altri, deve adattarsi a quel bisogno di coesistenza con certi concetti, come “verità” e “menzogna”. Ha inventato queste parole così preziose per l’umano razionale e le ha dotate di certezza convalidante, dando luogo a valide designazioni, una delle tante fantasmagorie antropomorfiche. “

La lingua ha generato la ragione in questa era moderna o piuttosto, postmoderna, la ragione antropomorfica ha dato luogo allo scientismo che a sua volta tende al progresso artificiale umano, quando attenta contro la natura selvaggia, questo è un dato di fatto . Altre varianti di questo postmodernismo come l’arte, la lingua, l’aritmetica, ecc., sono solo conseguenze della complessità civilizzata, sono strumenti utilizzati dal sistema per dare un significato a tutto ciò per cui non hanno una risposta esatta o ragionevole, questi strumenti sono solo fantasmi perché nel piano della realtà, nel piano della natura non esistono, il pensiero antropomorfico non è nulla per l’universo, e anche allora l’umano è posizionato erroneamente al centro di esso.

XT: In Messico esistono gruppi in isolamento volontario, come accade nell’Amazzonia e la cui esistenza, a parte le dinamiche occidentali, è abbastanza vicina ad alcune proposte dell’anarchismo?

RS: Gli unici gruppi etnici che conosciamo e vivono isolati sono alcuni raramuris e wixárika, anche se sono pochi, vagano per le montagne e (semi) deserti del nord-sud, nord e ovest del Messico, anche se non dubitiamo che ci siano più gruppi che lo fanno, vivendo in modo molto semplice, sono semi-nomadi, raccolgono il loro cibo dalle terre aride della antica Mesoamerica settentrionale come facevano i loro antenati teochichimecas, cacciano alcuni animali e hanno ancora le loro credenze molto, ma molto marcate, nonostante si può dire, riferendosi alle loro convinzioni, che sebbene siano per lo più mescolati con il cattolicesimo, è comunque interessante conoscere la loro percezione delle cose che hanno mantenuto dai loro antenati più remoti e primitivi.

E così, facendo una rapida comparazione della loro vita con l’anarchismo di cui chiedi, vedo pochi comparazioni, in primo luogo all’interno di questi gruppi etnici c’è una figura di autorità, in cui il resto crede, anche se non è semplicemente un’autorità iniqua, può essere l’uomo più forte o coraggioso fino allo sciamano, ma in essi c’è sempre una figura autoritaria, che è uno dei primi punti di disapprovazione di molti anarchici, che non vogliono che qualcuno li guidi in nessun modo; nella loro idea questa cosa può imporre “qualcosa” su di essi.

Secondo. Le persone che compongono questo tipo di gruppi hanno un compito specifico da portare avanti, hanno gerarchie, gli uomini possono lavorare di più nella caccia, o le donne possono lavorare di più nei periodi di raccolto, essendo nomadi; o entrambi possono lavorare alla pari se hanno un raccolto, essendo semi-nomadi, cioè non c’è eguaglianza, la divisione del lavoro è accettabile e il ruolo che ogni individuo svolge, è ciò che mantiene il gruppo stabile e senza problemi, poiché quelli sono i loro costumi, è così che sono sopravvissuti fin dai tempi antichi, quindi non si può dire che in questo, essi assomiglino all’anarchismo perché uno dei loro valori, di quest’ultimi, che è l’equità, non è compatibile in questi gruppi originari.

Terzo. L’anarchismo promuove l’ateismo, non creando dei o divinità che stanno al di sopra dell’individuo, in controparte, questi gruppi di seminomadi (come abbiamo detto), hanno una credenza molto forte nelle divinità e negli spiriti molto “più grandi” di essi , e sono strettamente legati alla natura. In realtà, divenire dei o avere una credenza in un’autorità spirituale dalla quale tutto emana, è qualcosa di completamente contrario all’anarchismo o mi sbaglio?

Quarto. Sebbene queste piccole società non abbiano uno stato o una polizia, sono troppo piccole perché qualcuno possa controllarle o assumerne tale responsabilità. Non ci sono nemmeno giudici, anche se è necessario dare alcune punizioni, gli anziani sono quelli che li eseguono o indicano quale sarà il miglior correttivo per chi ha lavorato “male” nelle loro tradizioni e costumi. E anche se non imprigionano nessuno, ci sono punizioni.

Quinto. Uno dei postulati dell’anarchismo è che tutti gli esseri umani sono uguali, che tutti dovrebbero avere le stesse opportunità e la libera associazione è uno dei pilastri per la costruzione di un “nuovo domani”, qualcosa che nei termini dell’eco-estremismo è assurdo, non c’è eguaglianza, siamo tutti diversi e non abbiamo tutti le stesse opportunità, accettiamo un’associazione libera ma NON lavoriamo per un “nuovo mondo”, ma per svilupparci come individui nella nostra cerchia di affini e non con persone estranee o aliene.

Questa proposta dell’anarchismo è abbastanza umanista e rientra in quei parametri sciocchi dell’occidente, perché questo valore segna una chiara tendenza al progresso dell’essere umano e quindi al progresso della civilizzazione, sebbene in maniera più “libera”, “giusta” , “compassionevole”, ecc., e non smette di essere spazzatura. Rimarchiamo in questo modo, che questa è la nostra opinione sull’anarchismo, dato che l’anarchia è un’altra cosa. E così si espresso, uno dei teorici più rappresentativi della tendenza anarchica, Gustavo Rodríguez, quando in un’intervista ha affermato quanto segue:

“Non crediamo nei miracoli, tanto meno nelle” società utopiche “, quindi, non ci logoriamo nel” migliorare “l’immagine per il consumo pubblico di questo prodotto intangibile che chiamano” Utopia “. Siamo convinti che la “società anarchica” non si materializzerà domani mattina. Inoltre, abbiamo quasi la certezza che molto probabilmente non si materializzerà mai. È questo ci tiene tranquilli.”

“Per noi, l’Anarchia non solo è possibile, ma si materializza in modo effimero ogni volta che viene eseguita un’espropriazione di successo; può essere notato, nei brevi momenti in cui la notte risplende di fuoco refrattario; è confermato in ogni fuga di prigione; è verificato con l’eliminazione fisica dei nostri nemici … “

Anche se abbiamo già affrontato l’argomento affermando la nostra opinione su questo punto, continuiamo. La questione centrale, è che le società isolate non hanno un codice morale del tipo proposto dall’anarchismo, quindi nel secondo punto non ci sono le stesse opportunità, che è un’altra delle incompatibilità con l’anarchismo che vediamo.

Pensiamo che se vuoi un confronto più attaccato alle linee guida, ai valori e alla pratica dell’anarchismo, dovresti chiedere sulle comunità di libertari, hippy, campiranos e altri, che sono andati a vivere in un modo più “autonomo” o sostenibile, poiché in riferimento alle piccole società in isolamento volontario c’è ben poco da confrontare. Anche se, dopo tutto questo, la mia domanda obbligatoria dovrebbe essere: cosa intendi per anarchismo? Dal momento che ci sono un’infinità di significati e interpretazioni che escono dallo stesso “controllo” anche degli stessi anarchici.

XT: Interessante quello che avete detto sui gruppi di isolamento volontario in Messico, ma cosa ne pensate delle teorie anti-sviluppo di Miquel Amorós?

RS: Le proposte anti-sviluppo di Amorós sono interessanti sul modo in cui spiega la funzionalità della mega-macchina, non solo nell’aspetto economico ma anche nell’aspetto civilizzatore, in un modo molto specifico in cui il progresso moderno, ha finito per pervertire gli ecosistemi e come che la crescita della popolazione ha invaso gli ambienti naturali.

Anche se dobbiamo dire che ciò che non ci convince pienamente di queste proposte, è quello che Amorós ha scritto nel suo libro “Prospettive anti-sviluppo” in cui esprime: “(l’anti-sviluppo) È una forma particolare di coscienza la cui generalizzazione dipende dalla salvezza dell’epoca. ”

La salvezza dell’epoca? Forse con le sue teorie, lo storico dice, pensa che un giorno molto lontano, quando le sue idee saranno “generalizzate”, le persone ancora viventi “salveranno” l’epoca dello sviluppo dannoso, qualcosa che ricade di nuovo nei termini della vaga espressione di “rivoluzione”. E non lo diciamo ad occhi nudi, l’amico degli “Amici di Ludd”, propone una “nuova rivoluzione di questo tipo”.

La sua critica è buona (potrebbe essere ripetuta), e al suo interno attira l’attenzione sulla proposta che fa quando scrive contro il lavoro e contro il consumo, il rifiuto costante delle idee anti-sviluppo, ma ciò con cui non siamo d’accordo è che propone questo, per aprire allo scenario immaginario di sempre, come una possibile “rivoluzione”.

Non puoi facilmente mantenere la critica in movimento, la negazione dell’esistente e l’incoraggiamento ad incitare l’individualista a prendere le redini della sua stessa vita, rubandole e riappropriandole, senza voler “trascendere” in ” qualcosa “di più come una” rivoluzione “?

XT: Significa che per te la proposta di Almoros è valida, ma non siete d’accordo con l’approccio futuro, che nasconde senza dubbio una “Rivoluzione di nuovo stile” … A proposito di qualcosa che non abbiamo mai letto su di voi, qual’è la vostra opinione su alcuni settori della società che vengono colpiti: non abbiamo letto nessuna opinione sulla diversità sessuale, le persone con disabilità, le popolazioni indigene in lotta, i prigionieri sociali, ecc. Non pensate che quando focalizzate le vostre critiche sullo sviluppo tecnologico, state lasciando da parte un’infinità di conflitti e che allo stesso tempo vi state tecnicizzando, cosa che vi porta a essere specializzati, che è uno dei valori della società di oggi?

RS: un’ottima domanda, ma preparati perché sono sicuro che non ti piacerà.

Sul “popolo indigeno in lotta” come scrivi, ne abbiamo parlato nella risposta al “Distruggi le prigioni”:

“Riconosciamo la resistenza che hanno i Purépechas nel difendere e morire per i boschi di Michoacán, ammiriamo i ribelli Huicholes che si oppongono con tutti i mezzi, allo sviluppo delle miniere in San Luis Potosí, appoggiamo i Chichimecas che negano la cristianizzazione delle loro native credenze in Guanajuato, appoggiamo ai Mixtecos che respingono ad ogni costo le medicine delle città e preferiscono continuarsi a curare con le piante che raccolgono nella catena montuosa di Oaxaca davanti al rischio di essere segnalati come stregoni, rispettiamo la decisione dei Kiliwa di preferire l’estinzione prima che la loro cultura sia assorbita dalla vita occidentale, esaltiamo la resistenza che distingue alcuni Raramuris nell’essere lontani dalla civilizzazione e mantenere una vita semi nomade nei deserti di Chihuahua. Alla fine, di tutto questo, la lotta contro il progresso e in difesa della terra comprende tanto le etnie originarie che resistono a tutto questo, nei loro ambienti, come a quelli civilizzati che abitano nelle città, è che intraprendono azioni di sabotaggio e terrorismo contro lo stesso progresso. Perché la lotta per la natura non è una sola, variano le strategie, i contesti, le situazioni, i rischi,”

Per quanto riguarda i “prigionieri sociali” ci sarebbe molto da dire: se non condividiamo le loro posizioni politiche e il loro attivismo non vediamo perché dovremo rivendicarli. Quelli che sono in prigione per tali attività hanno i loro gruppi di supporto, che assicurano la loro integrità all’interno dalla prigione. Si potrebbe dire che RS non ha prigionieri direttamente collegati all’organizzazione, ed è un orgoglio dirlo, è la verità. Per questi anarchici invidiosi, e sappiamo molto bene che ci criticano, chiediamo, quanti sono i prigionieri di RS? Nessuno. Quanti anarchici in carcere ci sono? Diversi. Questo dice molto della considerazione che abbiamo preso nella nostra sicurezza, oltreché dove in cui abbiamo recentemente perseguito, con una serie di atti e rapine (Nota: questo si riferisce alla controffensiva di Aprile 2015). Ne siamo sempre usciti illesi, dato il nostro coraggio e la nostra oculatezza, questa non è arroganza, è realtà, per chi vuole accettarla, per chi non è cosi, che continui con le sue chiacchiere e sterili critiche.

Qualche tempo fa il “Gruppuscolo Cacciatore Notturno” di RS, fece detonare un esplosivo nella Fondazione Teletón México, nel municipio di Tlalnepantla, Stato del Messico. L’esplosivo a base di gas butano e tubi galvanizzati, esplose nell’ingresso principale distruggendo il vetro che proteggeva molte sedie a rotelle per i bambini disabili, che bruciarono. Nel comunicato il gruppo ha spiegato quanto segue:

“La” Fondazione Telethon “è anche un’organizzazione che, insieme alle due università più prestigiose del Messico (UNAM e ITESM), è responsabile per l’aumento dell’innovazione tecnologica e scientifica a fini terapeutici, cioè, sono insieme, completamente legati all’idea di progresso civilizzato, per far sì che questo sistema prosegua con il suo corso. Certo, molti si chiederanno: e cosa c’è di sbagliato in questo tipo di beneficenza per le persone indifese? Forse gli interroganti non si sono resi conto che il sistema si veste sempre da “suora ben intenzionata” per continuare a perpetuarsi. La tecnologia complessa avrà sempre lo stesso fine in qualsiasi sua forma, sia essa terapeutica o armata, educativa o di distruzione massiccia, medicinale o velenosa. E questo obiettivo è continuare a esistere al di sopra della natura selvaggia, ecco perché il nostro attacco. ” Senza ulteriori spiegazioni” : Noi non siamo cristiani, né siamo caratterizzati dalla nobiltà, siamo selvaggi, non cerchiamo o difendiamo la carità di nessuno con nessuno! “

Desunto da questo attacco, alcuni Zerzaniani ci hanno definito crudeli, disumani, al punto di fare il confronto con il gruppo terrorista “Stato Islamico”, qualcosa che invece di causarci fastidio ci ha fatto ridere molto. È che molti dei cosiddetti “primitivisti” al di là del “gringo”, anche se non tutti, sono molto corretti, molto romantici su questa immagine del “nobile selvaggio” che ha radici profonde, e si scandalizzano quando i critici del sistema tecnologico “messicano”, espongono e fanno questo genere di cose. Le persone con disabilità non si preoccupano, poiché le persone senza disabilità fanno parte di questo complesso sistema e attaccano le loro istituzioni indipendentemente dal fatto che abbiano bisogno di arti, che siano malate o meno, è quello che abbiamo fatto e continueremo a fare, succeda quello che succeda..

La diversità sessuale è molto di moda, i difensori dei diritti omosessuali e di altre persone hanno vinto la loro lotta che hanno portato avanti per anni, ora possono legalmente sposarsi, avere un lavoro formale o di alto livello, medicarsi se sono infetti, dopo un po ‘di feste, possono adottare bambini, ecc. La loro lotta li ha portati ad integrarsi nella società (con tutti i pregiudizi), e ad essere uno strumento in più che rende questo sistema continuante nel funzionare: è lo stesso problema con diversi settori della società che sono vulnerabili, le femministe hanno chiesto l’uguaglianza di genere, ora possono essere sfruttate proprio come fanno i loro datori di lavoro con i loro mariti, padri e figli.

I neri possono ora occupare posizioni elevate anche nel governo, guarda il succhia sangue di Obama! Non sono così esclusi come lo erano 50 anni fa, ora fanno parte di questo sporco sistema. È la stessa cosa che succede con i disabili, se mettiamo un uomo comune, un uomo di colore, una donna, un disabile, un gay e un difensore dei diritti degli animali in una stanza, vedrai che ognuno è diverso per quanto riguarda il carattere, i pensieri, le regole morali, le attitudini, ecc., ma qualcosa li unisce, ognuno di loro ha un ruolo da svolgere nella società, e quel ruolo è che la stabilità del sistema rimanga in piedi.

Per noi c’è differenza, e allo stesso tempo no, perché vediamo una regola generale, e cioè, l’UOMO (come tale), contribuisce espressamente alla distruzione della natura selvaggia, la sua civilizzazione devasta tutto sul suo cammino, la tecnologia trasforma tutto sempre più in meccanico e la scienza soggioga il naturale e lo rende artificiale. Non ci concentriamo sui problemi delle persone o sui problemi di un settore specifico.

Penso che le persone che vedono, curano e “combattono” per le cause minori, come ottenere “diritti”, nuove leggi, riforme, sostegno a gruppi vulnerabili, ecc., si stiano specializzando in questi problemi, e non noi, che ci siamo concentrati sul sistema tecnologico e sulla civilizzazione perché sono le radici di tutti i mali che ci affliggono come specie, il resto è solo un effetto del problema reale.

XT: La verità è che siamo totalmente in disaccordo con questi ultimi propositi, cioè il metodo con cui abbordate sulle opinioni dei gruppi vulnerabili. Ma tocchiamo un tema di congiuntura; attualmente esiste una guerra a bassa intensità in Messico in relazione al narcotraffico , infatti la fuga di Chapo Guzmán dimostra una complicità di alcuni elementi delle autorità con questo mondo. Qual è la tua opinione sul narcotraffico?

RS: Sai? Il Messico è una merda vile, è un paese conflittuale, corrotto, prostituito al miglior offerente, arrendevole, in rovina, e anche se alcune persone dicono che ha delle “cose buone”, la verità è che vediamo più “cose cattive” che “cose buone”. In effetti, non si può essere sicuri che la persona che hanno imprigionato in quel carcere di massima sicurezza fosse davvero il famoso Chapo Guzmán, o qualcuno, che gli assomiglia in maniera molto convincente, innanzitutto. Le bugie coperte da più bugie sono il pane di tutti i giorni, personalmente non mi fido di nulla di quello che i media balbettano, ognuno di essi sputa pura spazzatura. Che ci sia una guerra di bassa intensità, questo sì, c’è, ma non si può parlare solo della questione del traffico di droga, ci sono altri sopranomi per questo, come quelli politici, gli interessi privati, ecc.

Il traffico di droga esiste, perché le persone consumano molte droghe, perché la vita nelle città ha completamente corrotto la nostra specie, la felicità è ricercata in certe sostanze che causano solo danni alla salute, è un affare molto redditizio, più ci sono soggetti dipendenti, più la domanda sale. Che credi?

Dirai che sono la cosa più vicina a un disco rotto ma, il problema alla radice non è né la gente che consuma, né i spacciatori che vendono, né gli assassini che uccidono per “difendere” la piazza, né i chimici che la fanno, né i governi che permettono il trasporto, né i narcotrafficanti che diventano ricchi a spese di tutto ciò, il problema è la civilizzazione, non quella occidentale, smettiamo di separare tutto, dato che è la civilizzazione in sé. E mentre la Grande Gabbia continua ad esistere, persisteranno tutti questi problemi, sia il traffico di droga, la corruzione, la prostituzione, il traffico di organi e bianche, la pedofilia, lo stupro e tutte le cose aberranti che sappiamo nell’essere immersi in questa realtà artificiale.

Sì, è triste che intere famiglie debbano lasciare le loro case a causa della violenza, si è scandaloso che alcuni dei tuoi familiari finiscano per essere uccisi nel fuoco incrociato di sicari e soldati della marina, si è inquietante la situazione in cui viviamo in Messico, alcune volte è peggio altre più impudente, ma il traffico di droga e tutte le sue conseguenze sono derivazioni di un’unica radice, la civilizzazione.

XT: Questo è un punto interessante. Infine, il Messico sta vivendo una situazione convulsa, con un’importante mobilitazione sociale, come vedi il futuro di questa regione, si sta avvicinando una grande esplosione sociale?

RS: Ultimamente abbiamo sentito dire che ci sarà una grande esplosione sociale, c’era già stato questo, in zone come Oaxaca nel 2006. L’anno prima a Michoacán, sembrava fosse uno dei luoghi in cui c’erano tutte le condizioni che gli scienziati politici si erano aspettati per questa esplosione, e sebbene era diverso da Oaxaca, il fuoco dello scontro alla fine si è gradualmente estinto dopo che i gruppi di autodifesa si sono messi d’accordo con il governo.

Hanno detto che il 2010 era il momento giusto, poi nel 2012, dopo la scomparsa degli studenti di Ayotzinapa, c’era un’atmosfera di tensione a Guerrero e nella parte centrale e meridionale del paese, ma cosa è successo, fino ad ora? Lo stesso di sempre, “ingiustizie” e massacri come quarant’anni fa, la repressione delle manifestazioni e la risposta degli indignati: è come un circolo vizioso, dove quello che vince sempre è lo stato, esplosione sociale su larga scala? Pff!

Abbordando il tema in questione, due gruppuscoli di RS hanno visto l’opportunità di scatenare un’ondata di violenza, per poter passare alla distruzione immediata nel cuore della grande Città del Messico. Il 20 novembre dello scorso anno, a causa della data della “rivoluzione” messicana, è stata organizzata una grande manifestazione che chiedeva giustizia per i 43 studenti scomparsi a Guerrero, l’umore era infuocato e lo scontro era sicuro, alla marcia hanno partecipato i gruppuscoli “Sangue e Fuoco” e “Danza di Guerra” di RS, con tutte le intenzioni di provocare uno scontro tra manifestanti e polizia.

Questi gruppuscoli, affermano di aver identificato diversi agenti provocatori della polizia, infiltrati nel blocco nero anarchico, ma all’interno degli infiltrati, i membri di RS si sono infiltrati e gli scontri sono iniziati. Era il momento giusto, dato che se gli scontri fossero continuati, la gente avrebbe preso parte l’assalto al Palazzo Nazionale, dove la polizia militare avrebbe caricato le persone, è questo sarebbe stato il momento preciso per sparare e iniziare a inasprire un conflitto, da cui noi avremo approfittato per portare la guerra , in questo modo, alla civilizzazione. Abbiamo chiarito come sempre che non tutto il merito è di RS, ma anche quello di molti incappucciati e comuni dei vari gruppi, che erano in loco, questa è la verità. Anche se purtroppo ciò non si è concretizzato, i gruppuscoli hanno visto in quel momento, che la rivolta ha assunto connotazioni molto inquietanti per il governo.

Nel loro comunicato, i gruppuscoli hanno dichiarato:

“Provocare violente tensioni così che i celerini, caricassero la cittadinanza e che, a sua volta, decidesse di difendersi nel momento in cui il conflitto diventava più grande. Questo è uno dei nostri obiettivi, in un percorso di destabilizzazione.” “Perché quando la crisi peggiora, è meglio spingerla al peggio … ”

“Come avevamo scritto in precedenza, RS non è un gruppo che” capisce “o” rispetta “le masse, non partecipiamo alle dimostrazioni per” solidarizzare “o per rivendicare” pace “e” giustizia “, i gruppuscoli di RS vogliono impulsare e vedere questo sistema e questa civilizzazione bruciare e cadere per le problematiche dei suoi elementi “.

In RS non crediamo alle future esplosioni sociali, se riusciamo a infiltrarci e portarci all’estremo dello scontro a morte con coloro che sentono di possedere il mondo, agiamo, per questo, nel presente.

XT: Da quello che vediamo, questo sarà l’ultimo comunicato di RS dopo la sua auto-dissoluzione, come affermato nel comunicato pubblicato ad agosto; l’ultimo canto del cigno o le ultime parole del cadavere insepolto. Anche se non condividiamo i loro metodi di lotta e misconosciamo le loro azioni, ringraziamo i compas della pubblicazione Regresión e il progetto (anche) finalizzato del portale Tlatol, per aver facilitato la conversazione in forma elettronica.

KH-A-OSS VII-Misantropia Attiva Estrema

Ricevo e pubblico:

KH-A-OSS VII

Indice:

– “Autorità come Unico interprete del mondo”-Misantropia Attiva Estrema (Arca)

– “Lupo Misantropico Terrorista”- Misantropia Attiva Estrema (Culto Terrorista Profundo-degli Amokläufe)

– Terrorismo Criminale: “Incendio a Tor Tre Teste: cassonetti in fiamme, danneggiata anche centralina telefonica” (Roma)

-”Gli Omicidi perpetrati dalla DeMeo Crew”-Famiglia Mafiosa dei Gambino- (da parte di Corleonese Nihilista)

– “Max Stirner e gli Anarchici (Individualisti)” (da Nihilist Okumalar)

– “Umani” (Archegonos)

– “Valigetta-bomba” (ITS/Tendenze Terroristiche Antipolitiche)

– “La massa di perdizione deve morire…” (Caraco)

– “Un’introduzione alle strutture organizzative Terroristiche” (Vari)

– “La Nichilistica O9A” (Ordine dei Nove Angoli)

__

Poscritto

L’affine Culto Terrorista Profundo-del Progetto estinto “Amokläufe”, nel suo testo apre al Terrorismo Misantropico Estremo. Dunque, non c’è una sorta di ufficializzazione (chi gruppo del Terrorismo Nichilista, o Nichilista Egoarca, vorrà aderire lo potrà fare a modo suo), sulla sigla usata, ma è da un po’ di tempo, dopo che il Capo della Nechayevshchinaed, l’ha fondato, che ne abbiamo potuto assaporare la profondità abissale, e l’abbiamo fatto nostro. Nel Terrorismo Misantropico Estremo (che fa parte della Misantropia Attiva Estrema), rimane come segno tangibile di un passato sepolto dall’oblio, il Nichilismo Egoarca, che ne resta e ne fa parte, ma oramai per alcuni di Noi, la sperimentazione della Misantropia Attiva Estrema, è la più profonda distruzione del mondo, e della società-massa, sempre in un ottica Amorale e Egoistica, Indiscriminata e Selettiva, Terroristica e Anti-politica; ma ci siamo lasciati alle spalle, quello che era poi Noi, una specie di “scoria”, l’omogeneo uso del nichilismo, il fatto che sia diventato “cibo buono per tutti”. Ma non è solo questo, come sopra, ora sentiamo che scorre nel nostro sangue una Misantropia particolare, unica, un eccezione, quella Attiva ed Estrema…

Ghen

Frenitida

Antico Spirito Dionisiaco

Dalla grigia metropoli di Milano

DEATH WORSHIP: “CAOS TRANCE”

Spingendo violentemente dentro la trance

Istinto primordiale per uccidere

Demone e carne sono unite
Sotto il comando di satana

Distacco dalla paura – ridotta in schiavitù
Il caos trance dell’odio oscurato
Schiavizzato

COLLEZIONE DI COMUNICATI DELLE ITS(E ANNESSO) PARTE II

Ricevo e pubblico:

Collezione di Comunicati delle ITS(e annesso) PARTE II

Introduzione

Ritorniamo a distanza di quasi mezzo anno (o giù di li), con una nuova Collezione di Comunicati delle ITS (più annesso all’interno dell’opuscolo). Il motivo che ci ha fatto “riapparire”, è quello dell’estasi e del godimento, che abbiamo provato negli attentati portati a termine, dai vari gruppi degli Individualisti Tendenti al Selvaggio, sparsi per il globo. Attentati con ferite, esplosioni, paura, caduta della pace sociale, atti ferali e diretti contro la società nel suo insieme, senza che la morale imperante possa dire: “basta”.

Gli Individualisti dei gruppi delle ITS, rappresentano, quello che per noi, è l’uomo che combatte fino alla morte per le proprie idee, che non ha paura di affrontare la società, che non differenzia tra potere dello Stato, e cittadino comune, ed è la più alta espressione di specificità egoista, è che non ricalca il luogo comune di “buono e cattivo”.

Questo che affermiamo, ora, ripercorre la nostra precedente introduzione, dove dicevamo che la Tendenza Eco-estremista, in continua espansione, rappresenta la guerra a morte contro quella che sta diventando una società completamente robotizzata, asettica, impersonale, alterata.

Ora non c’è più tempo per tornare indietro, si deve fare espandere il Caos, per far si, che cada la società, ma questo senza nessuna rivoluzione, cosa che oggettivamente, è oramai tramontata, nonostante i speranzosi possano credere il contrario.

Come già espresso, in questo momento, possiamo dare questo contributo “scritto”, ma che porta – specialmente in Europa, allo stravolgimento, di quello che sembra essere diventato un “luogo” di moralizzazione completa: allora speriamo che esplodano infinite bombe, è che facciano cadere la società nel Caos, per appagare i nostri istinti selvaggi!

Misantropia e Natura Selvaggia sempre!

Gruppo “Uroboro Silvestre”

TRASFIGURAZIONE DEL CAOS DISGREGANTE

La ricostruzione del rapporto di Nietzsche con alcune teorie scientifiche del suo tempo, l’analisi del modo in cui, abbiamo visto, Nietzsche si appropria di concetti quali quelli di dinamicità, forza, attività ecc. al fine di negare la dissipazione dell’energia e la morte termica dell’universo, ci consentono di delineare all’interno del pensiero nietzscheano un nuovo ordine cosmico nel quale non esisterebbe nessuna causa meccanica né teleologica ma soltanto «il volere diventare più forte di ogni centro di forza».

La potenza di ogni quanto consiste, secondo Nietzsche, proprio in questo volere diventare sempre più forte. Ciò che muove le forze non è quindi qualcosa di esterno ma, al contrario, la loro stessa energia interna. Affinché questa possa realizzarsi è necessario che ogni forza si incontri, o meglio si scontri, con le altre dando vita così a delle sempre nuove, diverse combinazioni, che mutano in relazione all’intensità della potenza di ciascuna forza. L’ordine cosmico di cui Nietzsche parla consisterebbe allora nella continua trasformazione dei rapporti di potenza tra le forze; si tratta dunque di un movimento indeterminato, imprevedibile e caotico. Dice Nietzsche:

[…] per spiegare il caos, deve essere già presupposta l’attività di una forza; a costituire questo strettissimo groviglio è necessario un movimento. (FP 23 [31], inverno 1872-1873)

Così, i concetti di caos e potenza (Macht) sono strettamente legati tra loro perché l’attività che scaturisce dalla volontà di ogni forza di realizzare la propria potenza è quello stesso movimento imprevedibile ed indeterminabile che caratterizza il mondo come caos. Quest’ultimo è infatti un’ininterrotta battaglia tra forze più deboli che soccombono e forze più forti che dominano. Tale rapporto di dominio e sottomissione sembra però mutare continuamente perché quelle forze che in una certa situazione sono dominatrici possono, in un altro momento, essere sopraffatte da una nuova più potente forza, la quale stabilisce dei nuovi equilibri anch’essi mai definitivi.

Ritorna così il carattere deorganizzatore di tale movimento che vive proprio nel continuo combinarsi e scombinarsi delle forze. Ogni singola forza è l’attività stessa del mondo, il quale si sviluppa e si organizza senza lasciare spazio a ciò che è passivo, ossia a ciò che si limita a resistere e a reagire. Infatti, se il movimento passivo è sempre un movimento di reazione a qualcosa di esterno che determina e definisce tale reazione, nella visione del mondo nietzscheana, invece, tutto ciò che si muove è interno al mondo stesso e si muove soltanto per liberare la propria potenza rispetto a ciò che lo circonda. Così anche la forza più debole non sarebbe una forza di reazione ma una forza attiva, interna al mondo, la quale per sprigionare la propria energia si combina con altre forze contribuendo allo sviluppo di quel movimento dinamico che è l’organizzazione stessa del mondo. Secondo Nietzsche, il movimento è l’esternazione di qualcosa che accade internamente, cioè di qualcosa che non viene determinata e organizzata dall’esterno.

Ogni forza si muove perché in essa è presente una potenza che si realizza nel combinarsi con le altre forze e, quindi, muovendosi. Questo movimento delle forze l’una verso l’altra è a sua volta espressione o, per usare un termine nietzscheano, segno dell’immensa forza del mondo che si organizza proprio nel combinarsi sempre diverso delle forze.

In tale nuova visione del mondo come ciò che si autorganizza muovendosi caoticamente l’ipotesi di un mondo creato diventa insostenibile e assolutamente priva di senso. Dice Nietzsche:

Il mondo sussiste: esso non è niente che divenga, niente che perisca. O piuttosto: diviene, perisce, ma non ha mai cominciato a divenire e non ha mai cessato di perire – si conserva nelle due cose… vive di se stesso si nutre dei suoi escrementi… (FP 14 [188], primavera 1888)

Il mondo si autorganizza proprio perché non dipende da nulla che non sia se stesso. La sua attività consiste infatti in una capacità di riciclare, trasformandolo, ciò che gli appartiene. Nietzsche non intende negare il movimento del mondo, il suo divenire e il suo passare, ma soltanto il fatto che tale divenire e tale passare abbiano un inizio e una fine, ossia siano qualcosa di determinato e determinabile. Il mondo passa e diviene nel senso che passa e diviene ciò che accade al suo interno, mentre esso si conserva proprio in questo eterno mutare e divenire. Se allora il mondo si organizza nel continuo combinarsi e scombinarsi delle forze e nell’incessante divenire e passare di tali combinazioni, dovrebbe conseguirne necessariamente che il caos non è soltanto una fase iniziale del mondo in cui regna il disordine e a cui seguiranno ordine e determinatezza. Al contrario, il caos è proprio il modo di organizzarsi del mondo che non è né soltanto disordine, in cui niente potrebbe svilupparsi e conservarsi, né soltanto ordine.

Esso sembra essere piuttosto ordine e disordine insieme, ossia un ordine che scaturisce dal disordine e viceversa. In questo modo, così come gli attuali studi sui sistemi complessi parlano di «criticità autorganizzata» o, come dice Morin, di «disintegrazione organizzatrice», il caos del mondo nietzscheano sarebbe un caos organizzato, nel senso che è proprio a partire dal movimento caotico, imprevedibile e non lineare di molteplici forze coagenti, che nasce l’organizzazione e cioè il complesso combinarsi in maniera sempre diversa di tali forze.

Morin non soltanto definisce il caos una «disintegrazione organizzatrice», ma ne parla nei termini di «catastrofe »; con tale termine intende infatti quel processo per cui la rottura di una qualche forma è contemporaneamente la genesi di una nuova, quella trasformazione che è disintegratrice e creatrice allo stesso tempo. Se, allora, il caos è inteso proprio come processo catastrofico, esso non è soltanto un puro inizio, ma il modo stesso di essere e di muoversi dell’universo che da quel caos è inseparabile. Ritorna così il carattere terribile del mondo che in Nietzsche, come abbiamo visto, trova espressione nei concetti di deorganizzazione e disgregazione, i quali indicano la capacità dell’universo di organizzarsi attraverso la propria distruzione.

Dunque, il mondo si autorganizzerebbe proprio nel suo essere sempre in bilico tra ordine e disordine, stabilità e instabilità, equilibrio e squilibrio; il caos di cui parla Nietzsche coincide con questo modo di organizzarsi del mondo, che egli, infatti, descrive come:

[…]Un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea che non diventa né più grande né più piccola, che non si consuma, ma solo si trasforma […] un gioco di forze, di onde di energia che è insieme uno e molteplice, di forze che qui si accumulano e là diminuiscono, un mare di forze che fluiscono e si agitano in se stesse, in eterna trasformazione […]. (FP 38 [12], estate 1885)

Allora, se tutto è interno al mondo e fa parte del suo autorganizzarsi esso è qualcosa, ma anche il suo contrario, il più calmo, rigido, freddo, ma anche il più ardente e selvaggio. Il mondo vive proprio in tale continua attività nella quale non esiste niente di fisso e definitivo ed in cui le molteplici realtà, che Nietzsche chiama forze, non sono dominate sempre dalle stesse leggi perché, al contrario, non esiste nessuna legge, ma solo il movimento di queste forze la cui potenza muta continuamente. In questo modo Nietzsche descrive un mondo in cui la molteplicità e la diversità trovano riscatto perché in esso il molteplice non è ridotto all’uno, ma piuttosto l’uno viene trasformato nel molteplice. Nietzsche infatti non sacrifica mai, ma al contrario sottolinea ed esalta, la natura plurale e molteplice della forza, la quale non è un tutto-uno bensì l’insieme di diverse molteplici forze che giocano tra loro essendo une e molteplici allo stesso tempo. Il mondo è infatti un «mostro di forza», poiché coincide proprio con quest’eterno fluttuare e ritornare di un mare di forze che si incontrano e si scontrano incessantemente. Esso allora distrugge e costruisce se stesso poiché è, contemporaneamente diverse forze, di cui alcune sono più forti, e quindi si affermano, altre  invece sono più deboli, e dunque soccombono.

All’interno di un tale panorama, possiamo vedere come il principio dell’eterno ritorno sia semplicemente ciò che racchiude in sé questo complesso movimento del mondo. In tal modo esso escluderebbe qualsiasi forma di determinismo e la conseguente mancanza di libertà derivante dal fatto che, se tutto ritornasse sempre identico, allora, come abbiamo già visto sosteneva Dühring e più recentemente Magnus, ogni cosa sarebbe già stabilita e l’uomo non avrebbe nessuna libertà di scelta e di azione. Ciò che invece ritorna eternamente, secondo Nietzsche, è quanto abbiamo chiamato il caos organizzato, ossia il movimento di molteplici centri di forza che mutano continuamente le loro combinazioni passando dal disordine all’ordine, dall’organizzazione alla disgregazione e viceversa. In tal modo sembra emergere piuttosto chiaramente come il mondo sia tutt’altroche un sistema deterministicamente chiuso, poiché ciò che ritorna è un’organizzazione sempre aperta e in continuo riassestamento attraverso momenti di crisi e di rottura, dai quali ogni volta nasce una nuova organizzazione anche se sempre a partire dallo stesso materiale.

Secondo Nietzsche infatti i centri di forza sono quantitativamente limitati così come le loro combinazioni, le quali però si alternano e si muovono mai con lo stesso ordine. In questo senso tale descrizione nietzscheana del mondo escluderebbe la presenza in esso di qualsiasi meccanicistico stato finale da raggiungere. Tale mondo è senza scopo, «a meno ché non si trovi uno scopo nella felicità di un ciclo senza volontà ».

Allora, ciò che permette a Nietzsche di escludere una spiegazione meccanicistica e deterministica del mondo è proprio l’idea dell’eterno ritorno dell’identico a cui egli giunge attraverso l’affermazione di ciò che, invece, Vogt aveva negato, ossia la finitezza e determinatezza fisica della forza la quale, in un tempo infinito, ritorna continuamente e ripetutamente. A tale proposito Nietzsche afferma:

[…] Si dimostrerebbe che il mondo è un ciclo che si è già ripetuto un’infinità di volte e che gioca in infinitum il suo gioco. Questa concezione non è semplicemente una concezione meccanicistica; infatti, se tale fosse non determinerebbe un infinito ritorno di casi identici, ma uno stato finale. Poiché il mondo non ha raggiunto questo stato finale, la concezione meccanicistica del mondo ci deve apparire come un’ipotesi imperfetta e soltanto provvisoria. (FP 14 [188], primavera 1888)

Ciò che il mondo fa, secondo Nietzsche, è semplicemente muoversi e trasformarsi attraverso il cambiamento continuo delle combinazioni delle molteplici forze che in esso si trovano ed è soltanto in un’attività così descritta che esso vive e si realizza. Il gioco che tale mondo giocherebbe all’infinito non ha nessun motivo di finire perché esso consiste proprio nel non cessare mai. Il modo in cui questo mondo gioca con se stesso, pur consistendo in un eterno ritorno e, dunque, in una infinita ripetizione di ciò che già è stato, rimane sempre un gioco di dadi nel quale è impossibile prevedere e determinare in maniera fissa come e quando avverrà la ripetizione di ogni combinazione. Infatti, se l’identico che ritorna è qualcosa che non ha equilibrio né stabilità, ma che piuttosto vive al limite del disordine e del caos in un continuo passare da un’organizzazione momentanea a un’altra, allora il mondo non è nulla di già accaduto e quindi di determinabile e prevedibile, poiché anche se gli elementi che ne fanno parte sono sempre gli stessi, essi si riorganizzano in combinazioni che sono sì anch’esse finite di numero, ma assolutamente imprevedibili nel loro ripetersi e succedersi.

In questo senso, la libertà che Nietzsche nega all’uomo, sarebbe quella di credere che tutte le attività siano azioni e dietro ogni azione ci sia un io voglio, un soggetto, che agisce al fine di raggiungere qualcosa di ultimo. Egli nega così la libertà di potere spiegare e prevedere tutto quello che accade. Al contrario, la libertà di cui parla Nietzsche, la quale scaturisce proprio dall’accettazione dell’eterno ritorno, è la libertà dell’uomo che riconosce la natura caotica e imprevedibile del mondo, in cui non tutto è riducibile ad azioni teleologicamente orientate poiché, invece, ciò che accade è soltanto attività necessaria. Così, a differenza di quanto sostiene Magnus, l’idea di libertà di Nietzsche sembra non essere compatibile con la sua cosmologia poiché essa, al contrario, scaturirebbe proprio dall’accettazione del mondo come eterno ritorno dell’identico.

L’uomo che riconosce la paradossalità di un mondo molteplice e dinamico, il quale si organizza attraverso una continua, caotica trasformazione, sarebbe colui che si libera dalle false strutture della ragione, accettando la natura prospettica e molteplice della propria conoscenza. Si tratta di quello stesso uomo che, come abbiamo visto nel primo capitolo, piuttosto che perseguire un bieco istinto di autoconservazione,vuole invece realizzare pienamente e incondizionatamente la propria natura complessa all’interno di un mondo altrettanto complesso. Tale modello di uomo, che è attivo biologicamente poiché, come tutti gli esseri viventi, si sviluppa autoregolandosi, sarebbe colui che riconosce e accetta liberamente questa sua natura molteplice e, allo stesso tempo, limitata rispetto al mondo circostante; egli è consapevole del fatto che il suo sviluppo avviene non in contrapposizione ma in relazione e in cooperazione con l’ambiente circostante. La libertà che allora scaturisce dall’accettazione dell’eterno ritorno dell’identico sembra essere la stessa che scaturirebbe dalla realizzazione di quel processo di naturalizzazione, in cui l’uomo riconosce la naturalità della natura, ossia il fatto che questa non è qualcosa di controllabile e definibile a lungo termine, ma riconosce anche la naturalità di se stesso e cioè il suo essere parte integrante della natura e il suo bisogno di sfogare liberamente quella energia e quella potenza che lo rendono tale.

Se dunque da un lato Nietzsche nell’uso di termini quali forza, energia, attività si rifà ad alcune teorie fisiche del suo tempo, come quelle di Mayer e Vogt, dall’altro lato egli, allo scopo sempre di affermare un mondo privo di qualsiasi stato finale e che si conserva in un’attività infinita, attribuisce proprio a questo mondo il carattere di volontà di potenza ponendosi, così al di là di qualsiasi meccanicismo deterministico all’interno del quale, secondo Nietzsche, rimarrebbero invece imbrigliati tanto Mayer quanto Vogt. Nietzsche, infatti, in una lettera scritta a Peter Gast il 20 Marzo del 1882 critica Mayer per non essere riuscito a liberarsi completamente dal concetto di materia (Stoff), al quale quello di forza verrebbe inevitabilmente legato e, secondo Nietzsche, subordinato. Da questo punto di vista egli ritiene che la teoria dinamica di Boscovich avesse già superato il limite di Mayer attraverso la negazione totale dell’idea di materia in nome di una pura forza al di fuori della quale non esisterebbe nulla.

Allo stesso modo, anche la teoria vogtiana sarebbe rimasta all’interno di una visione meccanicistica del mondo. Infatti, anche se attraverso il concetto di «Weltsubstrat» Vogt tentò di liberare il meccanicismo dall’idea di una stato finale e da un materialismo ingenuo, la sua resterebbe comunque una critica interna che lo porta a continuare a parlare, come abbiamo già visto, di una forma di azione meccanica della forza.

All’interno di un tale contesto, sembra emergere chiaramente come il concetto di volontà di potenza sia la risposta nietzscheana alle conseguenze inaccettabili di una fisica meccanicistica che non riesce ad allontanare l’idea di una fine dell’universo se non attraverso il concetto vogtiano di una forza, la quale, non soltanto sarebbe eternamente attiva, ma si muoverebbe anche in uno spazio infinito dando così vita all’immagine di un infinito in atto, che Nietzsche stesso ritiene impossibile da accettare e che, comunque, non porterebbe nessuna conservazione dell’energia.

La volontà di potenza sembra allora non coincidere con quella volontà che Nietzsche ha escluso dal movimento ciclico del mondo, cioè una volontà intesa in senso teleologico e antropomorfico secondo la quale ogni attività non sarebbe altro che l’azione di un «io voglio». Al contrario, Wille zur Macht è l’attività fine a se stessa di ogni forza interna al mondo. La volontà di potenza esprime infatti quella dinamicità intrinseca al concetto stesso di forza, la quale non deve essere quindi intesa in senso meccanicistico, poiché la sua attività non è semplicemente la reazione a qualcosa di esterno, ossia una specie di effetto rispetto a delle cause poste esternamente, bensì l’attività che nasce all’interno stesso delle forze nel rapportarsi l’una all’altra e nel loro coagire. Dice Nietzsche:

Il vittorioso concetto di forza, con cui i nostri fisici hanno creato Dio e il mondo, ha ancora bisogno di integrazione; gli si deve attribuire un mondo interiore che io definisco volontà di potenza, ossia un insaziabile desiderio di esibire potenza; o impiego, esercizio della potenza, istinto creatore ecc. (FP 36 [31], estate 1885)

Nietzsche dunque pur rimanendo influenzato da alcuni sviluppi del dibattito scientifico del suo tempo, prende le distanze da una spiegazione meccanicistica la quale, piuttosto che considerare il movimento come un’azione a distanza determinata dalla potenza interna delle forze, spiega questo movimento ancora in termini di pressione e urto. Infatti, in una prospettiva meccanicistica, poiché la forza sostanzializzata e atomizzata risulta essere qualcosa di compatto e quindi più facilmente controllabile e calcolabile, anche i processi di attrazione e repulsione vengono ridotti meccanicisticamente a pressione ed urto. In questo modo l’attività che caratterizza le forze sarebbe interpretata – erroneamente secondo Nietzsche – sempre soltanto come Wirkung, cioè come effetto rispetto a qualche altra cosa, posta esternamente ed il cui incontro determina una reazione meccanica. La conseguenza erronea di una considerazione meccanicistica della forza è l’idea che essa sia qualcosa di assolutamente divisibile e, quindi, qualcosa che, proprio grazie a tale divisibilità, raggiunge uno stato di equilibrio, di ordine duraturo. Al contrario, per Nietzsche, tale equilibrio non c’è mai stato né mai ci sarà poiché la forza non è divisibile in parti uguali, ma è in ogni situazione sempre una qualità impossibile da dimezzare. La dimensione qualitativa che Nietzsche attribuisce alla forza è espressione della sua complessità poiché essa non è riducibile a qualcosa di semplicemente scomponibile e controllabile. Invece, in una concezione meccanicista che afferma l’esistenza dell’equilibrio come ciò in cui ogni movimento ha il suo compimento, Nietzsche vede celarsi la negazione dell’essenza stessa della forza e cioè la sua infinita attività interna.

L’attività (Tätigsein) di cui Nietzsche parla è qualcosa che si sviluppa all’interno di tutte le forze del mondo a seconda del grado di volontà di potenza che ognuna di esse possiede. Infatti, tale volontà di potenza è «il fatto più elementare da cui risulta un divenire, un agire…». In base a tale «fatto elementare» [elementarste Tatsache] ogni forza agisce non a partire dalle altre, ma piuttosto sulle (auf) altre forze; questo «auf» sottolinea come tale movimento non sia causato dall’esterno poiché ha, piuttosto, la sua origine all’interno della forza stessa la quale si sprigiona e si sfoga nel rapportarsi al mondo esterno e alle altre
molteplici forze.

Il riconoscimento della diversità e della molteplicità, che conduce Nietzsche a parlare sempre di situazioni di forze piuttosto che semplicemente di un tutto-forza, trova espressione in un mondo che coincide esso stesso con questa molteplicità poiché lo spazio in cui esso si trova è uno spazio «pieno di forze, un gioco di forze, di onde di energia che è insieme uno e molteplice ». Tale mondo è una quantità fissa di energia che, però, può mantenere tale fissità e conservarsi solo in un’eterna trasformazione, ossia attraverso «un mare di forze che fluiscono e si agitano in se stesse» e che, essendo in eterna trasformazione, sono il movimento stesso di questo mondo. L’attività del mondo sarebbe dunque una Tätigsein che non è semplicemente la reazione meccanica a qualcosa di esterno,
ma un movimento di affermazione di sé a partire da se stesso, ossia a partire dall’insieme di molteplici forze che sono al suo interno e, quindi, dall’attività che ciascuna di queste forze sviluppa in relazione alla propria volontà di affermarsi sulle altre.

Ecco in che senso Nietzsche dice:

[…] per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i più nascosti, i più impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza e nient’altro! E anche voi siete questa volontà di potenza – e nient’altro! (FP 38 [12], estate 1885)

La volontà di potenza non soltanto è ciò che sta alla base dell’evoluzione biologica, intesa come autoregolazione, e dello sviluppo di un istinto di autoconservazione ascendente, ma sembra essere anche ciò su cui si fonda l’organizzazione e la conservazione di un mondo che realizza la propria potenza grazie all’attività delle molteplici forze che lo compongono e a loro volta vogliono la loro potenza. L’attività delle forze, attraverso la quale il mondo si organizza caoticamente, non sarebbe nulla di diverso dalla volontà di potenza poiché è proprio questa che darebbe origine al movimento di ogni forza verso e contro le altre. In tal modo potremmo certamente dire che volontà di potenza è sia ciò che determina lo sviluppo e l’attività di ogni forma di vita, la quale sprigiona e sfoga la propria energia autoregolandosi, sia ciò che caratterizza l’attività dell’uomo più forte, il quale, in contrapposizione alla mediocrità del gregge, vuole realizzare se stesso in tutte le proprie potenzialità vivendo pienamente la propria vita, sia, infine, ciò che muove tutti i centri di forza del mondo nel senso già visto, per cui ogni forza è ciò che attraverso la sua attività si combina con le altre forze allo scopo di sprigionare e imporre la propria energia interna.

Si anticipa, così, ciò che tratteremo specificatamente nel capitolo successivo e cioè la possibile esistenza di una continuità tra mondo organico e mondo fisico pur nel riconoscimento e nel rispetto delle differenze che caratterizzano e distinguono tutte le cose del mondo, il quale, proprio per questo motivo, sarebbe complesso. Inoltre, è proprio in tale continuità che, come in parte abbiamo già visto e continueremo a vedere, si realizzerebbe concretamente e pienamente quel processo di naturalizzazione che Nietzsche pone infatti alla base sia dello sviluppo dell’organismo come autoregolazione, sia del mondo come
caos eterno.

HUMAN SERPENT: “SONO UN MISANTROPO”

Tutto Ciò Che è Perso / Per Nulla Per tutti
Tutto Ciò Che è Stato Fatto / Una Nuova Forma Personale
Che il Magnanimo Non Sia Nulla / In Una Malattia
Possa il Sadismo Essere il Piacere / In Ripetizione

Il Sottosuolo si è Sollevato
Arriva la Tempesta
Arte Avvelenata nell’Atto di Guerra
Sono Un Misantropo
Mai Arretrare nelle Speranze
Cadere sul Freddo
Credo Nella Caduta dell’Uomo
Sono Un Misantropo

Che il Magnanimo Non Sia Nulla / In Una Malattia
Possa il Sadismo Essere il Piacere / In Ripetizione

Luoghi / Tempi In una Carenza (Spirituale)
Non Appartengo alla Massa

Page 1 of 9
1 2 3 9