CONTRAPPOSIZIONE TRA L’UOMO INTUITIVO E L’UOMO RAZIONALE

Ci sono momenti in cui l’uomo razionale e l’uomo intuitivo si uniscono, colui che teme l’intuizione è il primo, l’astrazione beffarda; il secondo, l’irrazionale quanto il primo anti-artista. Uno e l’altro pretendono di governare la vita: quello, sapendo come affrontare, attraverso la lungimiranza, la prudenza e la regolarità, i principali vincoli; questo, trascurando, come “eroe pieno e allegro”, quei vincoli e assumendo come reale solo la vita condizionata nella finzione e nella bellezza.

Quando, come nei tempi primitivi della Grecia, l’uomo intuitivo manipolava le sue armi in un modo più potente e vittorioso del suo avversario, se le circostanze erano favorevoli, una cultura poteva svilupparsi e la signoria dell’arte sulla vita poteva essere stabilita. Quindi, quella negazione dell’indigenza, quello splendore delle concezioni metaforiche e, in generale, quell’immediatezza dell’inganno accompagnano tutte le manifestazioni della vita. Quindi, né la casa né l’uscire, i vestiti o l’anfora rivelano che sono un prodotto della necessità; sembra che in tutto questo ci sia da esprimere una felicità sublime e una radiosa serenità olimpica e, per così dire, un gioco serio.

Mentre l’uomo guidato da concetti e astrazioni impedisce semplicemente la calamità attraverso di essi, senza estrarre la felicità dalle astrazioni, aspirando, nient’altro, a liberarsi il più possibile dal dolore; mentre l’uomo intuitivo, che si sviluppa nel mezzo di una cultura , deriva dalle proprie intuizioni, a parte la difesa dal dolore, un flusso costante di chiarezza, di cielo limpido e redenzione.

Chiaro, quando soffre, la sua sofferenza è più intensa; soffre anche più
frequentemente, perché non sa come imparare dalle lezioni dell’esperienza e rientra sempre in una brutta situazione in cui a volte viene coinvolto. e nella sofferenza egli adotta lo stesso atteggiamento irrazionale della felicità; emette acute grida e non trova consolazione.

Molto diverso nelle avversità è il comportamento dell’uomo stoico, educato dall’esperienza e fortemente sostenuto dai concetti! Esso, che di solito cerca solo la sincerità, la verità, uno sviluppo privo di inganno e di protezione contro l’assalto di seduzione, nelle avversità mostra pienamente la sua capacità di fingere, proprio come l’altro nella felicità; non presenta un volto umano mutevole e tremante, ma, in un certo modo, una maschera dignitosa e immutabile; non grida, nemmeno la sua voce è alterata; quando una cupa nube tempestosa cade su di esso, si avvolge nel suo mantello e si allontana con passo lento.

THE BASIS OF MORALITY

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Where Do Values Come From?

If the problem is the value of nature, the first question we face is the nature of values. In philosophy, the most compelling answer to this question comes from Hume; in the sciences, from sociobiology. Neither are necessarily incompatible with each other, and in most ways they are entirely compatible because the central contention is the same: ethics is a question of human nature.

Hume is infamous for, among other things, an idea known as the “is/ought problem,” which argues that one can never derive a justified ought merely from the way things are. For example, one cannot argue that disparities between men and women in certain career fields should be supported by policy simply because sex differences in job preference exist. A little thinking will reveal this idea to be indisputable, at least so long as we regard moral judgments abstractly.

Although it may seem an innocuous observation, the “is/ought problem” has at least one far-reaching implication: morality can never be wholly empirically and rationally derived. Instead, moral attitudes are in large part due to sentiments and feelings. Regarding things we consider wrong, Hume (1978, p. 469) writes, “You never can find [the vice], till you turn your reflexion into your own breast, and find a sentiment of disapprobation, which arises in you, towards this action.”

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IL LINGUAGGIO UMBRATILE

UMBRATILE

 

 

 

 

 

 

 

Si può pensare alla teoria critica del linguaggio di Nietzsche come ad una revisione della concezione platonica del linguaggio. Revisione influenzata sostanzialmente dalla ricezione, prima di tutto filosofica, che Nietzsche ebbe delle concezioni linguistiche esplicitamente elaborate o indirettamente presenti nella cultura preplatonica.

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CONTRAPOSICIÓN ENTRE EL HOMBRE INTUITIVO Y EL HOMBRE RACIONAL

EXTRAMORAL

 

 

 

 

 

 

 

Tiempos hay en que se dan juntos el hombre racional y el hombre intuitivo, aquel temiendo a la intuición y éste, mofándose de la abstracción; el segundo, tan irracional cuan antiartístico el primero. Uno y otro pretenden gobernar la vida: aquél, sabiendo hacer frente, por previsión, prudencia y regularidad, a los apremios principales; éste, pasando por alto, como “héroe pletórico y alegre”, esos apremios y tomando como real únicamente la vida acondicionada en ficción y belleza.

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EL IMPULSO A LA ELABORACIÓN DE METÁFORAS

EXTRAMORAL

 

 

 

 

 

 

 

El impulso a la elaboración de metáforas, ese impulso fundamental del hombre, que no puede ser eliminado ni por un instante porque ello significaría la eliminación del hombre mismo, no por haberse construido con sus productos volatilizados, los conceptos, un mundo nuevo, regular y rígido, para que le sirva de castillo fuerte, está realmente dominado, apenas sí domado.

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LA CONSTRUCCIÓN DE LOS CONCEPTOS

EXTRAMORAL

 

 

 

 

 

 

 

En la construcción del edificio de los conceptos, como hemos visto trabaja originalmente el lenguaje, en tiempos posteriores la ciencia.

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EL SENTIDO DE LAS LEYES NATURALES

EXTRAMORAL

 

 

 

 

 

 

 

Seguramente todo el que esté familiarizado con tales consideraciones ha sentido un profundo recelo hacia semejante idealismo toda vez que se haya compenetrado de la eterna consecuencia, omnipresencia e infalibilidad de las leyes naturales, habiendo sacado esta conclusión:

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LA VERITÀ EXTRALINGUISTICA DI PLATONE

RETORICO UMAN

 

 

 

 

 

Il dialogo platonico, riferito al nome dell’eracliteo Cratilo, ha come oggetto di discussione il problema del linguaggio valutato da diversi punti di vista e ruotante attorno all’argomento fondamentale della correttezza dei nomi (orthotes ton onomaton) e del rapporto tra verità e linguaggio.

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EL ORIGEN DEL IMPULSO HACIA LA VERDAD

EXTRAMORAL

 

 

 

 

 

 

 

Ignoramos todavía de dónde proviene el impulso a la verdad; pues hasta aquí solo nos hemos enterado de la obligación que establece la sociedad para existir: ser veraz, esto es, usar las metáforas corrientes; o moralmente hablando: mentir con arreglo a un esquema convencional, mentir colectivamente en un estilo obligatorio para todos.

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IL NOME E LA COSA

RETORICO UMAN

 

 

 

 

 

1. DAS ALTE RÄTSEL

Nella breve introduzione al corso di grammatica latina del semestre invernale  Nietzsche ripropone rapidamente l’“antico enigma” dell’origine del linguaggio. I termini dell’argomentazione sono certo ancora molto lontani dai modi critici di indagine del problema linguistico e il testo si appoggia in gran parte sulle fonti di Hartmann e di Rousseau.

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