DALL’ANARCHISMO ALL’ARCHISMO

Anche se Marsden evitò di fare un’analisi di Stirner, adottò comunque eclettiche tesi concise; tuttavia, nessuno di questi era fondamentale o specifico. Il metodo della sua appropriazione selettiva in particolare è stata vissuta nella disputa che ha combattuto con Tucker nei suoi periodici (vedi Parker, 1986, entrambi gli articoli).

Benjamin R. Tucker (1854-1939) è stato editore della rivista individualista-anarchica “Liberty” dal 1881 al 1907, che è stato pubblicato nel New England (Boston, New York). Verso la fine del 1880, il giornalista poliglotta James L. Walker introdusse Stirner, che era allora relativamente sconosciuto anche in Germania, come argomento di discussione sulla rivista. Il risultato fu una polarizzazione inconciliabile delle opinioni, sia nei lettori sia nella redazione. Gli avversari moralmente indignati di Stirner cancellarono rispettivamente i loro abbonamenti e contributi. Pertanto, nonostante Tucker e gli altri contributori, “Liberty” non divenne in alcun modo stirneriano. Al contrario, una volta suddiviso il periodico, il tema di Stirner fu brevemente e in modo sommesso discusso e rapidamente “dimenticato”. Nel 1907, dopo un ritardo di vent’anni, Tucker finalmente pubblicò la prima traduzione inglese di “L’Unico e la sua Proprietà”. «Poco dopo, a seguito dell’incendio che distrusse la sua casa editrice, pose fine alla carriera giornalistica e si trasferì in Francia con l’intenzione di trascorrere il resto della vita in solitudine.
Tuttavia, Tucker per una volta interruppe il suo tacito silenzio dopo il 1907, perché la nuova creazione di Marsden, “The Freewoman”, gli diede una ragione per essere di nuovo un po ‘ottimista. Cominciò a scrivere dal giugno 1913 in poi in “The New Freewoman”. I suoi contributi erano per lo più corrispondenza da Parigi, ma anche articoli teorici in cui lui, come prima in “Liberty”, promuoveva il mutualismo di Proudhon. Un contratto sociale era praticamente indispensabile per una vita nella società, ha detto, e un tale contratto che non vincolava il cittadino a Dio e al sovrano, ma solo alla sua coscienza “sarebbe stato accettabile anche per Max Stirner come una carta per la sua “Unione dei liberi”. Marsden rispose che una tale società sarebbe, in effetti, più repressiva di tutti quelle che venivano prima, perché lo “Stato” che era stato trasferito alla coscienza sarebbe onnipresente. Non vedeva alcuna differenza fondamentale tra l’anarchismo “individualista” di Tucker e l’anarchismo collettivista, definendola una dottrina “clerico-libertaria” – una critica con la quale avrebbe potuto citare Stirner e proclamò: I nostri anarchici sono persone pie!

Tucker era arrabbiato e alla fine interrompe il dibattito. Confutò la pretesa di Marsden di essere un anarchico, definendo invece il suo “archista e egoista”, e nel marzo del 1914 si ritirò definitivamente dal dibattito pubblico. Marsden accettò positivamente questa designazione polemica e professò il suo “archismo” in una risposta diretta (2 marzo 1914), nonché in un successivo articolo su “L’Illusione dell’Anarchismo” (15 settembre 1914). Ogni essere vivente, disse, è archista fin dalla nascita, perché cerca in tutti i modi di promuovere i propri interessi piuttosto che quelli degli altri. L’anarchismo, d’altra parte, predica – “come ogni chiesa” – il negare questo innato archismo = egoismo. Una “polizia spirituale interiore”: la coscienza, dovrebbe impedire di soddisfare il naturale bisogno di dominio e la gratificazione senza ostacoli dei suoi desideri. Alcuni anarchici erano in effetti per l’idea dell’ego come sovrano regnante, ma solo quando si era mutato per la prima volta in modo definitivo, mentre Marsden, come archista, intendeva gli individui reali, esistenti, immutati e il loro ego, i loro desideri spontanei e desideri così come la loro “volgare semplice soddisfazione in base al gusto – una vasca per Diogene; un continente per Napoleone; il controllo di una fiducia per Rockefeller. ” Riferendosi all’osservazione di Tucker, che osservava che la storia fino al presente ha preso esattamente questo corso, Marsden rispose che questo mostrava esattamente – in linea con il pragmatismo filosofico – che il concetto era corretto. Prima gli infelici disgraziati diventavano archisti, vale a dire, badavano ai loro interessi, meglio era (2 marzo 1914).

La discussione tra Marsden e Tucker ha toccato quel problema teorico oltre che pratico che è di fondamentale importanza per qualsiasi anarchismo radicalmente considerato (non solo “socialista”): il fenomeno antropologico che si può provare a nominare e circoscrivere come quello di ” servitù volontaria “/ di” coscienza “come autorità governativa interiorizzata /” inculturazione “di ogni neonato in un sistema sociale radicato in millenni / di un” super-ego “inconscio e irrazionale, che è impiantato in ogni individuo, o come concetti correlati. Caratteristica di questa discussione tra due protagonisti che sono spesso raffigurati come Stirneriani è che essi, come molti altri pensatori (vedi Laska, 1996), non hanno mai percepito la qualità della forma data da Stirner, presumibilmente o apparentemente sviluppando le idee di Stirner, ma in realtà manca, a Tucker nell’anarchismo individualista e a Marsden inizialmente in un assertivo egoismo banale, chiamato “archismo”, più tardi in un “egoismo totale” cosmico-mistico.

ALL’S FAIR IN LOVE AND WAR

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Truth, the agreement between thinking and thing,-between thought and that,-is as desirable as seeing and hearing without illusion or confusion. Truth, the agreement between thinking and expression, is made a duty by Moralists, yet generally with reservations.

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FROM ANARCHISM TO ARCHISM

MARDSEZ

Although Marsden avoided making an analysis of Stirner, she still adopted an eclectic few pithy theses from him; however, none were either fundamental or specific. The manner of her selective appropriation in particular was seen in the dispute she fought out with Tucker in her periodicals (see Parker, 1986, both articles).

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“THE MAX STIRNER OF FEMINISM” ?

stirner 7

The development of Marsden’s theory formation is of interest here only insofar as it directly relates to the theme of anarchism in the relatively short period from ca. 1912 to 1914. Until 1912, Marsden’s viewpoint had progressed from a socialist to a feminist and humanist and finally to an individualist point of view, which she termed egoist and in which all that had come previously was “alike contained and transcended.” Literary “egoisms” had come into vogue since ca. 1890, most from the Continent, penetrating the Anglo-Saxon sphere (Nietzsche, Barrès, and others) and causing the discourse in Marsden’s »Freewoman« to affirm egoism before the name of Stirner was even mentioned. Nevertheless, the American culture critic Floyd Dell addressed Marsden even then — due to her programmatic opening article (»Bondwomen,« 23 Nov 1911) — admiringly as “The Max Stirner of Feminism” (»Women as World Builders,« p.103).

After Stirner’s »The Ego and His Own« appeared in English (London, 1912) this book seemed to Marsden to be of especially remarkable value. Contrary to habit, she even spoke about the book once, enthusiastically and with unchecked superlatives: it was (not “one of the,” but rather) “the” “most powerful work” that had ever appeared (1 Sept 1913). — Only he or she who is familiar with the peculiar ways in which Stirner’s thought was received, particularly those approving (Mackay, Ruest, Jünger; see Laska, 1996), will look more closely here.

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THE NATURE OF HONOUR

MARDSEZ

THAT an inquiry into the nature of Honour resolves itself, in the main, into a dissertation on the nature of Morals naturally results from the intimate relation which exists between the two. The question of Honour is involved in the question of Morals, of which it is a special case, Honour being the attempt to incorporate within the sphere of the Moral something of the lure and distinction which belongs to the Immoral. Morals are the modes of conduct common to a community at any given period of its history: they are customs pure and simple, changing as customs will from time to time, but only in obedience to impulses operating through the entire community. Every man falls in with the customs of his age the greater part of his active life.

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THE ILLUSION OF ANARCHISM

MARDSEZ
ANARCHISTS are an interesting body of peo-ple whom governments take too seriously and who, unfortunately, do not take themselves se-riously enough. Governments fear them as hos-tile, bent on mischief: whereas they are harm-less, after the disconcerting harmless manner of infants.

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JUST AND MORAL

MARDSEZ

 

 

 

 

 

 

NOT justice and morality be it noted: since these last can be left as dead: monuments of the effete: bearing testimony to the long success of a trick of language at last found out and discredited. But justice and morality abandoned, there still remain the words descriptive of human conduct which furnished the grounds off which the trick was worked to such advantage-“just and moral.”

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Πολεμος στο κρατος:Αντίσταση

THOUGHT

 

 

 

 

 

Έτσι, τόσο για τον Στίρνερ όσο και για τον Ντελέζ, η κυριαρχία του Κράτους λειτουργεί, όχι μόνο μέσω των κοινωνικών θεωριών του συμβολαίου, την ηθική και τους ορθολογικούς λόγους, αλλά πιο ουσιαστικά μέσω της ίδιας της ανθρωπιστικής επιθυμίας.

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Πολεμος στο κρατος:Το υποκείμενο της Επιθυμίας

THOUGHT

 

 

 

 

 

Η κριτική του Στίρνερ και Ντελέζ του ανθρωπισμού του Διαφωτισμού που ενημερώνει τον αναρχισμό μπορεί να ειδωθεί πιο καθαρά στην αποδόμηση της έννοιας του ουσιοκρατικού υποκειμένου. Το έργο του Στίρνερ είναι η απόρριψη της ιδέας μίας ουσιοκρατικής ανθρώπινης υποκειμενικότητας, μιας ανθρώπινης ουσίας που δεν επηρεάζεται από την εξουσία.

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Πολεμος στο κρατος:Η σκέψη του Κράτους

THOUGHT

 

 

 

 

 

Για τον Στίρνερ, λόγοι όπως η ηθική και η ορθολογικότητα είναι έμμονες ιδέες ήφαντάσματα. Είναι φαντάσματα, ιδεολογικές αφαιρέσεις που παρόλα αυτά έχουν πραγματικά πολιτικά αποτελέσματα – παρέχουν στο κράτος την τυπική δικαιολογία για την κυριαρχία του.

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