LA RAZZA UMANA CHE SANGUINA..(MISANTROPIA ATTIVA ESTREMA)

Ricevo e pubblico:

“Caos il vuoto primordiale
una specie di gorgo buio che risucchia
ogni cosa in un abisso senza fine
paragonabile a una nera gola spalancata”

Discendo nell’abisso dove le virtù e la lealtà non esistono

Discendo, sapendo di poter scalare solo su rocce acuminate

Lo voglio? Voglio sentire il dolore, voglio strisciare con il mio corpo e ferirmi

Voglio ferirmi, facendo sanguinare la razza umana

Nella caverna dei miei desideri, la razza umana deve perire

Perisci, dentro il vuoto, in fondo a un buco indistinguibile

Perisci, cadi dentro una fossa, riempi il buco, dove è nascosto un segreto

Io lo conosco, noi lo sappiamo, siamo a conoscenza di questo segreto nascosto

Il rifugio della coscienza, ora è rivelato, la tana in fondo all’esistenza, ora si vede chiaramente, il nascondiglio, che si pretende essere sicuro, è aperto come il vaso di pandora

Ho fatto breccia, sono dentro un varco, tutto è un vortice, implode ed esplodono stelle decadenti, si è formato un cratere, dove punte acuminate, vogliono ferirmi

Io voglio essere ferito? Si voglio essere ferito, penetrato da una lama misantropica, voglio sentire il pungolare della fine della magnificenza

Io voglio ferire? Si, voglio ferire, la coscienza, voglio conquistare e penetrare dentro una fenditura, che si riempie di vanagloria, di speranze ferme e artefatte, voglio colpire al cuore dell’umanità

La razza umana deve sanguinare, deve essere colpita al fondo della propria esistenza, voglio la caduta della società, il fragore delle esplosioni, la passività che penetra mostruosi e prominenti desideri di distruzione

Agognare, alla distruzione della razza umana, sentire, lo sentiamo, siamo pronti, deve cadere, deve emergere un distopico estendersi di fiamme e fumo

Incendi devastanti, corrono, e corroborano la caduta in vuoto vacuo, oscuro e inesplorato

Terrore sconvolgente che divide, e fende, artiglia l’aria che respira l’uomo

Nubi che incubano mostri, che vogliono voracemente, nutrirsi di una chimera

Cataclisma che spinge il catalettico e la condizione di afflizione, verso l’eccitarsi di azioni eversive, che non hanno nessuna sponda idealistica

Dove siete, vi nascondete, dove vi situate, lo sapete, in che modo, volete affrontare, una magnifica cacotopia?

Un futuro senza futuro, schizzi di lucidità, che esplodono al contatto con il rimbombo delle armi, lampi che si estinguono al contatto con l’esistenza, che ora è un rifugio mal riposto.

Una crepa, una esaltante crepa dell’esistente, si sta aprendo, lentamente, non c’è più un nascondiglio, l’orizzonte scruta una marea dalle vastità abissali, e questa crepa si apre, si estende, sta erodendo, sta rompendo, sta aprendo uno spiraglio, dove il male penetra il bene, e tutto è oltrepassato

L’incrinarsi, che nessuno crede essere qualcosa di così significativo, affonda dentro il rivestimento dell’uomo, e dell’umanità, un colpo e una fiamma, fanno esplodere un odio anti-umano, la misantopica avanzata della distruzione

La razza umana deve sanguinare, l’uroboro in un ciclo infinito da infiniti volti, si sta mangiando la coda, siamo pronti, il buco che si è aperto, ha un destino in fondo a esso: la fine, la caduta, un tonfo sordo e straziante

Il negativo penetra, e fonde speranze e attese, nessuno augurio per la pace, la guerra macina e muove, strascica i piedi, di chi ha accettato, di combattere e morire per il proprio progetto egotistico

Cacòs e topos tra l’esistere e l’inesistere, siamo pronti, volgiamo, e ci muoviamo, lo vogliamo, percorriamo una strada fatta di margini e distacco, rifiutiamo il limbo dell’idealismo, continuiamo a propagare il caos e il terrore

Cacòs e topos dentro il vivere e il sussistere, tutto è finito, per voi è finita, incubi che chiariscono un attesa, stiamo percorrendo il sentiero che non è più margine, ma potenza e intensità, la pazzia misantropica

Schizo

(MESSICO) SETTIMA INTERVISTA ALLE ITS

Ricevo e pubblico:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/mexico-septima-entrevista-a-its/

I compas affini della “Uroboro Silvestre”, ci hanno, inaspettatamente, mandato la traduzione della settima intervista, al gruppo Terroristico Eco-estremista delle ITS-Messico. In anteprima rispetto al laborioso lavoro di traduzione dei comunicati dello stesso gruppo. Un intervista, che è di profondo interesse, perché, specifica, temi e attentati, scomodi ed estremisti, che danno parecchio fastidio e irritazione, alla nuova scena idealista. Noi, sempre in linea con quello che è affine, con quello che sprigiona potere distruttivo, con quello che non ha paura di “rompere le uova nel paniere”, lo pubblichiamo, e lo dichiariamo apertamente: abbiamo le palle, e l’attitudine, per pubblicare tale materiale, non ci nascondiamo “dietro un dito”, ma lo pubblichiamo anche con passione Terrorista, sappiamo, che tutti quanti Noi, aneliamo alla caduta della società morale, alla sua distruzione, e allo scatenamento del Kaos Distruttivo, che porrà un conflitto dalle immense proporzioni, senza compensazione di leggi morali, che possano fermare un “prossimo” bagno di sangue amorale e anti-politico…il nemico è il nemico della mia Unicità e il “Tutto è permesso”, è sangue che cola sulle nostre Armi personali..

Ghen

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Questa intervista ha avuto risposta nel 2017 alla giornalista Laura Castellanos e in parte pubblicata nel suo libro “Cronaca di un paese furtivo” nell’ottobre 2018.
Ora viene pubblicato integralmente.
Inviato alla mail.

1) Quando ho fatto l’intervista nel 2011, il vostro obiettivo era agire con sabotaggi contro gli scienziati delle nanotecnologie, perché erano gli innovatori dello sviluppo Tecno-industriale, Ora perché avete iniziato ad attaccare anche i cittadini comuni? Perché non i potenti che prendono le decisioni che hanno creato il caos e la distruzione in questa civilizzazione? La gente comune viene attaccata perché è più facile farlo, e ci sono meno rischi?

Per iniziare, su questa intervista, vogliamo sottolineare che non ci hai mai intervistato, chi hai intervistato era un impostore, che si è coperto con il nostro “lavoro” più recente in quel momento (l’attentato Tec de Monterrey dell’agosto 2011), per ottenere la fama di altri; questo per essere chiari.

Chiarito questo, andiamo a rispondere. Come dici tu, dal 2011 ad oggi i nostri obiettivi si sono ampliati, siamo passati dall’attaccare centri di innovazione tecnologica, ad avere come obiettivo la popolazione e i civili.

Questo per una ragione specifica: perché la nostra guerra contro la civilizzazione è TOTALE; è molto riduzionista dire che “i potenti prendono le decisioni che hanno originato il caos e la distruzione in questa civilizzazione”; come hai scritto nella domanda 1. Ricordiamo che i “potenti” non sono la stessa civilizzazione, non rappresentano pienamente i valori civilizzati, sono anche rappresentati dalla società in generale, dall’umile lavoratore alle grandi società di innovazione scientifica.

La civilizzazione in quanto tale non è solo l’accumulo di grandi aziende che devastano la Terra, ma è anche l’infrastruttura che mantiene le città vive e l’urbanizzazione invasiva. La civilizzazione non sono le centinaia di scienziati che abbiamo in Messico, è che si dedicano alla nanotecnologia, ma sono anche le persone che camminano come automi apatici e senz’anima, è che alimentano il massiccio consumo e la moralità che sostiene la civilizzazione.

Proprio come nell’antica Roma la civilizzazione non era solo Cesare, nell’antica Grecia la civilizzazione non era solo il colosseo e le grandi costruzioni, nella Grande Tenochtitlan la civilizzazione, non erano solo i tlatoani che guidavano i cittadini, cosa che accade attualmente; chiunque affermi che i “potenti” sono da biasimare per tutto il caos della civilizzazione, sta commettendo un grosso errore, e dovrebbe considerare più seriamente la realtà che impera in questa era.

Per molto tempo il discorso “anti-civilizzazione” e “anarco-primitivista” ha dichiarato guerra alla civilizzazione, ma questi gruppi si sono limitati solo blandamente, all’attacco della proprietà privata. ITS non si limita a tutto questo, vogliamo scatenare una guerra contro la civilizzazione, è questa deve essere totale, attentare contro le grandi imprese, che distruggono la Terra e attaccare la società, che fa parte di tutto questo, perché nessuno è innocente, siamo tutti colpevoli.

Noi odiamo immensamente la civilizzazione, amiamo il selvaggio e, proprio perché amiamo questo, attacchiamo la civilizzazione senza alcuna compassione.

Come avrete letto, ci consideriamo anti-classisti, cioè non prendiamo in considerazione le classi sociali per attaccare i nostri obiettivi, non abbiamo nemmeno linee guida politiche, siamo anti-politici apertamente scorretti, quindi attacchiamo sia i “potenti” che quelli che sono i lavoratori.

Apparentemente si pensa, che ci dedichiamo esclusivamente ad attaccare i civili, ma no, è chiaro, come quest’anno, dove a gennaio uno dei gruppi delle ITS in Cile ha attaccato con successo uno dei capi più importanti di Codelco, la compagnia mineraria più importante al mondo, per quanto riguarda il saccheggio del rame; d’altra parte, a luglio, un lavoratore è stato gravemente ferito dopo aver aperto, un pacco-bomba, trovato in una chiesa a Lindavista, e anche se il lavoratore non era l’obiettivo iniziale, ma i religiosi che si nascondono nei templi cattolici della bruttura, le ITS non hanno mostrato alcun rimorso per questo atto.

Ciò che vogliamo chiarire, rispetto a sopra, è che tutto ciò che rappresenta la civilizzazione, il progresso umano, l’artificialità, ecc., è e sarà attaccato con ferocia, indipendentemente dalle condizioni sociali, il genere, i confini, gli idiomi, ecc.

E sì, è abbastanza facile attaccare i civili ma anche, in realtà, è abbastanza facile mandare una bomba diretta a un bersaglio abbiente; quindi non ci affidiamo alla facilità degli obiettivi da attaccare ma al ruolo che svolgono all’interno della civilizzazione stessa. Vogliamo vedere bruciare tutto completamente, vogliamo essere parte del caos che prende il sopravvento sulla civilizzazione, in attimi gloriosi, vogliamo godere del dolore umano, e osservarli agonizzare.

Molti certamente non lo capiscono, specialmente quelli che non si liberano della “coscienza sociale”, sembra inaccettabile che esistiamo, parliamo in questo modo e che facciamo le cose che diciamo, per quelle persone rimaste con il discorso classista di due secoli fa, i giustizieri di sinistra di un tempo; non si rendono conto che questa era è finita, è che, con i mutamenti estremisti, il contesto attuale chiede a gran voce risposte estremiste.

2) Dite che avete ucciso Lesvy Berlin Osorio ma l’ufficio del Procuratore della capitale, assicura che è stato il fidanzato, mostrando immagini video in cui il fidanzato la colpisce con la catena del cane. Il ragazzo è affine a voi? O ha supposto che lo ha fatto in maniera affine, e poi si è resto conto dell’errore?

Chiunque abbia un po’ di cervello, e vive in Messico, arriva alla conclusione, che la Procura è uno dei maggiori produttori di prove in questo paese (insieme a PGR, Cisen, ecc.); molti sanno che è così. Il video in cui si suppone che la donna in questione sia stata uccisa non è completo (come hai detto tu), manca un po’ di luce e chiarezza, per dire con certezza che il ragazzo ha agito, quindi non si può terminare affermando che il fidanzato è stato responsabile e che le ITS hanno mentito. In questo video si vede che il fidanzato discute e combatte con essa, e dopo la lascia da SOLA, e no, il fidanzato non è affine o fa parte delle ITS.

Suppongo che per essere un giornalista e avere accesso a diverse fonti di informazione (come nel caso dell’avvocato in questo caso e dei suoi conoscenti), tu abbia, già visto i video della CU; quel materiale è “esclusivo” anche se alcuni corrispondenti della Revista Proceso hanno pubblicato, quello che segue nella versione stampata numero 2125:

“Con il materiale audiovisivo fornito dall’UNAM, l’ufficio della procura della capitale è stato in grado di ricostruire quello che è successo quando la coppia e il loro cane, sono andati via, apparentemente calmi, verso casa. Qualche minuto dopo verso le ore 04:00, prima di passare attraverso l’Istituto di Ingegneria, entrambi si sono fermati, e hanno iniziato ad agitarsi, come se stessero discutendo.

Jorge Luis alza la catena del cane e nell’immagine non si riesce a distinguere, se in modo certo colpisce la sua compagna, anche se risulta dalla necroscopia, il comparire di due recenti ferite alla testa. [Non è possibile concludere che siano state fatte dalla catena].

Poi Jorge Luis afferra Lesvy con le braccia all’altezza del collo [Ma non la strangola]. La ragazza riesce a scappare, e invece di allontanarsi, lo abbraccia e mette la testa all’altezza del petto, ma che esso, spinge via. Pochi secondi dopo Jorge Luis si allontana a passo spedito e Lesvy lo segue. Alle ore 04:18 entrambi si fermano di nuovo vicino a una cabina telefonica, a 30 metri dall’Istituto di Ingegneria. Ma quando si vede Lesvy avvicinarsi a Jorge, la telecamera di videosorveglianza che ha focalizzato la scena, si sposta inspiegabilmente in un’altra direzione.

È proprio il momento in cui Lesvy viene strangolata, dal cavo della cabina telefonica Telmex.

Dopo questo incidente, alle ore 04:20, Lesvy non appare più nelle registrazioni video. Ma solo Jorge Luis e il suo cane. L’ex studente universitario cammina verso l’uscita di CU con la testa bassa e le mani in tasca. In un attimo, torna indietro, fissa con lo sguardo il luogo in cui ha lasciato la sua ragazza e poi prende a calci il suo cane. “

“Il corpo di Lesvy viene trovato alle ore 5:50 di mercoledì 3 maggio dalla lavoratrice dell’università, Esperanza Sánchez Hernández, che immediatamente informa il suo compagno Juan Andrés Sánchez Andrade. Entrambi vanno verso la cabina telefonica dove si trova il cadavere e quando capiscono, che ha la cornetta attaccata al collo e che non respira, riferiscono dell’incidente al Pronto Soccorso Centrale dell’UNAM. ”

In questa parte del rapporto riprodotto c’è un aspetto curioso, i giornalisti suggeriscono che alle 4:18, nell’istante in cui la telecamera gira su un altro lato, quello è il momento preciso in cui la donna viene strangolata, e muore, ma come si sa questo? Le prove forensi post mortem conoscono l’ora e i minuti esatti in cui una persona muore?

Non è vero? Cosa è successo nel lasso di tempo dalle 4:18 (quando la telecamera si muove) alle 5:50 (quando la lavoratrice trova il corpo)? Non è possibile che in 1 ora e 32 minuti qualcuno l’abbia uccisa? Tuttavia, tutti possono pensare ciò che vogliono in questo caso, sappiamo cosa abbiamo fatto, se la maggioranza pensa che il fidanzato l’ha uccisa e che mentiamo, che continuino a pensarlo, a noi non importa, basta che non strepitino, quando agiremo di nuovo e allo stesso modo.

Quello che possiamo dire è che quel giorno, uno dei nostri membri ha osservato la donna nella CU da sola e applicandogli una chiave di sottomissione l’ha soffocata fino alla morte, lasciandola legata al telefono, con la catena che l’uccisa portava quel giorno, un lavoro facile quando il bersaglio è una drogata. Dopo averlo espresso, chiederesti, ma perché proprio lei?

Bene, ricordiamo il contesto, nel giugno 2016 un altro membro delle ITS, ha ucciso con una pugnalata diretta, il capo degli uffici della Facoltà di Chimica dell’UNAM, ancora nella Città Universitaria. In quell’occasione il comunicato disse che il terrore si sarebbe manifestato nella stessa università, e che non avremmo permesso a nessuno all’interno della culla del progresso di camminare sicuro o protetto, e che infine non stavamo scherzando.

L’UNAM come altre università (pubbliche o private) è una delle più grandi culle del progresso in America Latina, dove si coordinano le menti che tendono al progresso umano civilizzato e alla conseguente devastazione del Selvaggio e l’avanzamento della artificialità. Questo è il motivo, del perché è stata attaccata, la sua storia è stata macchiata di sangue, è stata tinta di nero quando abbiamo compiuto questi due omicidi, non importa tanto che le nostre vittime, erano un lavoratore e un’ex-universitaria, l’importante è generare il Caos, che il Terrore prenda il sopravvento su questi tipi di luoghi in cui tutto ciò che odiamo è presente.

Quindi, se dobbiamo uccidere studenti, lavoratori, semplici impiegati, insegnanti e rinomati ricercatori in UC, lo faremo, in modo che una delle più grandi culle del progresso e dei suoi membri sia immersa nell’insicurezza e nella paranoia.

Ricordiamo che prima di questo, nel 2011, abbiamo assassinato un rinomato ricercatore di biotecnologie, che ha lavorato proprio in uno degli istituti dell’UNAM a Morelos; nel maggio 2016 abbiamo ucciso uno studente di informatica dell’IPN a Iztacalco e nel febbraio di quest’anno, il 2017, abbiamo assassinato il vicerettore del Tec di Monterrey a Chihuahua. Vale a dire, che persiste la campagna delle ITS contro le università più importanti.

Tornando al caso della donna morta in CU, vogliamo sottolineare l’ipocrisia sociale che si è verificata intorno a questo caso così controverso, se è vero che la sua morte ha avuto un impatto mediatico di proporzioni considerevoli, questo non sarebbe stato possibile se questa stessa donna non fosse stata una ex-universitaria e non sarebbe nata morta in una delle culle del progresso, ma poiché il contesto si è sviluppato in situazioni specifiche, la sua morte è stata la causa scatenante per fare scendere in piazza i progressisti, come protesta contro i cosiddetti “femminicidi”.

Questo è il momento in cui è entrata in gioco la doppia morale e i complessi di inferiorità dei progressisti (ci riferiamo alle femministe) e della società stessa. Per caso il numero di uomini morti non è più alto delle donne in questo paese? Perché non hanno protestato, anche contro l’omicidio, del capo degli uffici della Facoltà di Chimica nel 2016? Forse perché era un semplice “uomo”?

La morte di una donna ha più valore di quella di un uomo ? Tutte queste domande sono lasciate come risposta, per quelle che contestano con irritanti grida dai peli colorati, che strillano così tanto per l’uguaglianza dei sessi, non notando che con le loro proteste per la morte di una donna, si rendono inferiori solo perché sono donne e, allo stesso tempo, tutto questo contribuisce alla vittimizzazione sociale a causa di problemi di genere; pensate un po ‘, è uno scherzo del cazzo!

Tutta questa fregatura del genere è spazzatura, noi vediamo l’umano non per il suo genere, o per il suo colore della pelle, o per i suoi costumi, ecc., Ma per la maledetta razza che rende e mantiene il Selvaggio soggiogato.

Per la morte di questa ragazza, abbiamo ricevuto molte critiche, critiche sterili che ci hanno fatto solo ridere rispetto al nostro fiero atteggiamento. L’ipocrisia di tutti quelli che ci hanno criticato è stata più evidente quando ci hanno condannato solo per la morte di questa donna in UC e non per la morte della coppia uccisa, all’inizio del Monte Tlaloc a Texcoco, pochi giorni prima dello strangolamento della tossica in questione. Abbiamo bucato la testa di un uomo e una donna, perché ci hanno condannati solo per la morte in CU e non per la morte di un’altra donna sul Monte Tlaloc? Solo perché l’omicidio non era in CU? I progressisti non hanno vergogna allora.

3) Ogni vita umana merita disprezzo? Se è così, la vita dei membri della tua famiglia merita il disprezzo? Li uccideresti? La vita dei tuoi affini merita il disprezzo? Li uccideresti? La vostra vita merita il disprezzo? Vi suicidereste?

TUTTA la vita umana merita il nostro disprezzo, e sì, uccideremmo la nostra famiglia se necessario. Da tempo ci siamo distaccati completamente dalla famiglia, da quel gruppo di estranei incontrati per “caso” (come diceva Nietzsche), perché anche i tuoi parenti sono capaci di consegnarti alla giustizia quando si rendono conto che sei un “mostro”.

Non vogliamo alcun nesso psico-affettivo che ci leghi a impegnarci in relazioni malsane, che si basano solo sull’ipocrisia consanguinea, è che ci causa una tremenda repulsione. Per quanto riguarda i nostri affini, per la loro condizione di esseri umani moderni come noi, meritano anch’essi il disprezzo, anche se siccome condividiamo lo stesso sentire, lo stesso odio, lo stesso amore, e per la loro unica essenza, in tal senso, meritano il nostro apprezzamento; vediamo in maniera separata “l’ essenza “e” l’umano “, e diamo più valore alla prima, in riferimento ai nostri complici.

In questo modo, il suicidio è una delle opzioni da prendere in considerazione per ogni membro delle ITS, cioè, preferiamo morire con le nostre stesse mani piuttosto che essere catturati da coloro che vogliono vederci in una cella o in condizioni aberranti.

Non vediamo la morte come qualcosa di “cattivo”, ma nemmeno come qualcosa di “buono”, è semplicemente un percorso che dobbiamo percorrere alla fine di un ciclo; abbracciare la morte come facevano i nostri antenati, è uno dei nostri più grandi desideri, sebbene, la nostra condizione di umani moderni non ha rimosso quella sensazione di voler morire per una causa più grande, per l’Ignoto, per l’Inumano, e non per avere una sorte da”martiri”, ma per incontrare i nostri antenati nell’inframondo, e per questo sappiamo che saranno felici del nostro giungere ad essi.

In ogni caso, sappiamo che dopo la nostra caduta, ci fonderemo con la Terra, con il Vento, con l’Acqua e con il Fuoco; quando la nostra schifosa umanità sarà trasformata in qualcosa di Indicibile, saremo parte del tutto e del nulla e continueremo dando Guerra con le forze incommensurabili della Natura Selvaggia; e così sia.

4) Sull’ultimo scambio epistolare con i vecchi insurrezionalisti. È una dichiarazione di guerra reciproca? Attenterete contro di essi? Avere paura di essi? Pensi che vi attaccheranno?

Sappiamo che il tuo lavoro di giornalista è quello di polemizzare certe situazioni, e di più quando si tratta di gruppi clandestini, ma anche così rispondiamo alla tua domanda: Pensiamo che la persona che ha scritto quel comunicato volesse solo scaricare la propria frustrazione e il suo disappunto, per prendere la nostra strada e lasciare il gregge anarchico, poiché non crediamo che lui possa fare qualcosa contro di noi.

Il nostro comunicato in risposta alla merda versata da “questi” vecchi gruppi insurrezionali non è una dichiarazione di guerra, né tanto meno, li stiamo cercando, né ci preoccupano le loro sterili chiacchiere, sebbene se dovessimo scoprire che ci stanno dando la caccia, non staremmo a braccia conserte ne porgeremo l’altra guancia, questo deve essere chiaro.

Tutti possono dire quello che vogliono degli altri, tutti possono riversare la loro bile scrivendo cose contro l’eco-estremismo, ognuno farà ciò che gli conviene, anche se dobbiamo dire che sia alla persona che ha scritto quel comunicato, sia a noi, non conviene “sterminarci” l’un l’altro, questo è da capire…

In realtà, quel comunicato infamante di presunti ex membri dei gruppi insurrezionali è servito molto perché la campagna contro di noi continuasse, ora il signor Scott Campbell (che è solo uno pseudonimo di una donna, dato che sappiamo dove vive) ha pubblicato qualche altro testo dove ci condanna ancora; in verità se i progressisti non hanno oculatezza, e seguono lo stesso modo di fare, che si attengano alle stesse conseguenze.

A questo proposito, sappiamo che ci sono alcune persone che ci cercano negli ambienti anarchici come se fossimo ancora lì presenti, e se un giorno ci troveranno speriamo che abbiano abbastanza palle / ovaie per ucciderci, perché non siamo quelli che in uno scontro feriscono e basta. Siate sempre preparati, ragazzi, dato che i membri delle ITS non girano disarmati o con la guardia bassa!

5) Nel 2011 ho intervistato uno dei vostri fondatori. Poi lui, senza menzionare me e il giornale in cui ho pubblicato l’informazione, ha negato di aver concesso un’intervista alla stampa borghese. Ora avete rilasciato interviste alla rivista Siempre e a Ciro Gómez Leyva di Radio Fórmula, cosa vi ha spinti a cambiare improvvisamente la vostra posizione?

Ripetiamo ancora, quel languido personaggio che hai intervistato nel 2011 non era un membro delle ITS, era un membro del Fronte di Liberazione della Terra (FLT o ELF), ma non è mai stato o è stato un membro del nostro gruppo e non sappiamo dove ha saputo di essere “uno dei nostri fondatori”, anche se alla fine tutto questo ci ha alquanto divertito.

Attenzione, occhio a questo, ci sono molte persone che dicono di conoscerci, o che dicono di essere membri del nostro gruppo ermetico, per ottenere fama in certi circoli sociali: questo è una cosa completamente falsa; pensi che qualcuno dei nostri membri rischierebbe di dire di far parte delle ITS ai parenti o agli estranei, e quindi mettere in pericolo anni investiti in questo progetto criminale?

Ora, vale la pena notare che dal 2011 fino ad oggi, MOLTE delle nostre posizioni sono cambiate radicalmente, e di questo vi siete resi conto; compreso quello di rispondere alle domande dei mass media. A questo proposito, usiamo qualsiasi mezzo di comunicazione per generare propaganda, perché questo agisce in affinità alle nostre strategie egoiche come gruppo. A differenza dei gruppi di sinistra o di destra che rifiutano categoricamente di comunicare con la maggior parte dei giornalisti dei media tradizionali, ITS non si preoccupa di questa moralità sinistrorsa e usa ogni mezzo per propagare il proprio discorso scomodo.

Come hai visto, ci consideriamo amorali, è per questo che molte cose per noi vanno bene: va bene allo stesso modo, attaccare proprietari o lavoratori, donne o uomini, dare interviste a media alternativi o massivi, ecc., spero che tu possa capirlo, se non è così, beh, non c’è altro modo, continua a mantenere la tua posizione di sinistrorso, necessaria per il 2018, anno in cui i progressisti brandiranno tutto ciò che non sembra “fascista”, difendendo con i denti e le unghie, la loro candidata indigena e il loro leader dell’opposizione protagonista, con un ritorno di risultati pari allo zero, come l’APPO nel 2007.

Chikomoztoc, Mexhico

29 di agosto 2017

Individualisti Tendenti al Selvaggio-Messico

L’UNICO E IVAN KARAMÁZOV: I DUE VOLTI OPPOSTI DEL NICHILISMO

Presumibilmente, nella lettura di Camus, l’individuo stirneriano soffrirebbe in particolare della paura della solitudine esistenziale e dell’incapacità di andare oltre, per superare il cadavere di Dio, di quella codardia che hanno, anche sofferto i discepoli di Zarathustra, gli adoratori dell’asino, con la sola differenza che l’individuo stirneriano, uccidendo Dio, non ha bisogno di un altro padre simbolico, ma si traveste da divinità.

In altre parole, l’Unico sarebbe la vittima che prende il posto del boia, il rivoluzionario che indossa la corona del re ghigliottinato e che, quindi, si sente legittimato a commettere un crimine.

Si capisce allora perché Camus consideri la volontà di affermarsi, come caratteristica distintiva dell’Unico, delimitando sia Stirner che i nichilisti russi, esaminati nelle pagine precedenti in un quadro comune: anche Ivan Karamazov, il personaggio descritto da Dostoevskij in “I fratelli Karamazov”, compie una speciale esplorazione verso il nichilismo estremo che porta alla giustificazione morale dell’assassinio del padre. Ivan rifiuta la salvezza nella misura in cui tutta la salvezza implica la conformità alla sofferenza cosmica perché: Anche se Dio esistesse, sebbene il mistero nasconde una verità, […] Ivan non accetterebbe che questa verità fosse pagata con il male, la sofferenza e la morte inflitte agli innocenti. Ivan incarna il rifiuto della salvezza. La fede conduce alla vita immortale. Ma la fede presuppone l’accettazione del mistero del male, la rassegnazione davanti alla giustizia. Colui a cui la sofferenza dei bambini impedisce l’accesso alla fede non riceverà, quindi, la vita immortale. In queste condizioni, sebbene esista la vita immortale, Ivan la respinge.

Ivan nega la grazia per amore della giustizia, ma la negazione di Dio e il rifiuto di accettare la sofferenza inevitabilmente lo trascinano in una sordida disperazione e nell’accettazione del male che prima lo disgustava. Il paragone con Ivan non è, per il nostro scopo, una inutile digressione, ma esprime più a fondo l’idea camusiana del nichilismo contemporaneo: il “tutto è permesso” che i russi hanno dato per primo e che Stirner ha portato alle sue ultime conseguenze, la conseguenza dell’uomo che è diventato Dio.

Il nichilista, nell’opporsi al male e la morte, abbraccia l’idea della fine non solo dell’immortalità, ma anche della virtù: se non c’è virtù, neanche la legge esiste. Uccidere quindi è permesso : quando Dio, fonte della moralità, muore, l’uomo può diventare Dio e riconoscere che tutto è permesso.

Camus cerca di metterci in guardia, attraverso il percorso storico dell’idea di ribellione, contro la pericolosa deriva di una ribellione contro Dio, altrimenti legittima: infatti, secondo Camus, lo scopo dell’omicidio di Dio va oltre un semplice requisito esistenziale e penetra davvero nelle viscere della ribellione, e ciò fa sì che la morte di Dio sia prima di tutto una questione “politica”, perché l’audacia dell’uomo evoluto che uccide la divinità rappresenta un’autentica e genuina esplosione di insubordinazione: quando si solleva contro Dio, sorge in questo modo, contro ogni moralità imposta, esprimendo il rifiuto, assolutamente umano, di una salvezza pagata con sofferenza, come ha fatto Ivan Karamazov.

Ma, allo stesso tempo, Camus dimostra che la morte di Dio può anche diventare un’arma a doppio taglio, così che i suoi propositi di liberazione conducono a fini criminali: il conseguente vuoto morale, l’assenza di una moralità definita potrebbe giustificare qualsiasi atto , anche il più riprovevole (precisamente, quello che Camus rimprovera a Stirner).

È facile quindi che il nichilismo contempli il crimine quando l’uomo, privato di Dio, si ritrova in quel vuoto di valori (purché tutto il valore fosse possibile solo grazie a Dio), una sorta di horror vacui che lo spinge verso la convinzione che senza la grazia, l’immortalità o la salvezza, anche il bene perde il suo significato.

Questa è l’immagine del ribelle metafisico che Camus attribuisce a Ivan Karamazov, da cui, in qualche modo, aderisce anche l’Unico di Stirner: la leggera differenza (che Camus intravede acutamente) è che il primo cade in una disperata solitudine dopo l’omicidio metafisico, mentre l’Unico è soddisfatto e convinto del suo atto. Consapevole, tuttavia, di distinguere le diverse fasi del nichilismo, Camus attribuisce un tratto comune all’Unico e ad Ivan Karamazov: essi stessi diventano dei e in tale situazione abbracciano l’immoralità del crimine. Il “tutto è permesso” significa nient’altro che l’accettazione di tutto (anche l’omicidio) perché io, nuovo Dio, lo permetto.

È vero che questa attitudine riflette il comportamento del protagonista di “I fratelli Karamazov” quando afferma:

“Poiché Dio e l’immortalità non esistono, l’uomo nuovo può diventare Dio.” Ma cosa significa essere Dio? Riconoscere con precisione che tutto è permesso: respingere ogni altra legge che non sia la propria […] vedendo e diventando Dio, significa accettare il crimine.”

Siamo d’accordo sull’interpretazione del nichilismo che Camus attribuisce a Ivan, mentre ci distanziamo dalla lettura dell’Unico. Diverse sono le motivazioni che spingono i due personaggi verso il nichilismo (Ivan uccide Dio come una ribellione contro la sofferenza universale, l’Unico, come il tentativo di disalienazione), così come le conseguenze della morte di Dio: Ivan e l’Unico, secondo l’opinione di colui che scrive, non possono essere ricondotti su un terreno comune (che per Camus è diventare dei).

Infatti, se per Ivan tutto è permesso perché Dio è morto, per Stirner Dio si è solo nascosto: il perenne problema dell’individuo stirneriano non è tanto da affermarsi dopo la morte di Dio, dopo che la moralità è scomparsa, così da assicurare che la morte di Dio sia definitiva: che Dio è veramente morto e che i dettami morali di cui era prima fonte non sono stati sostituiti da altri: che “nessuno si siede”, che non ci sono asini per sostituirlo, nemmeno l’Uomo-asino.

I nostri atei sono persone pie: la polemica con Feuerbach o la critica dell’umanesimo teologico.

Secondo Stirner, l’ateismo sarebbe insufficiente e inadeguato, persino miserabile, se solo negasse Dio, cioè uccidendo un oggetto preciso, puntuale, definibile, e non si prefiggesse di strappare quell’insieme di attributi che conferiscono a Dio le caratteristiche reputate alla divinità. La ribellione contro Dio si rivelerebbe quindi un atto dimezzato, bloccato in un nichilismo reattivo, timoroso di annientare davvero ogni moralità.

L’Unico stirneriano, in un modo diverso rispetto a Ivan, affronta questa perdita come un fatto definitivo e soddisfacente (sottolinea Camus) e non come un trauma o, peggio, un compromesso, cioè l’uomo Stirneriano, quando uccide Dio (una volta di più lo indichiamo, come il detentore di ogni valore morale), uccide molto più di una morale, perché ciò che uccide è l’idea stessa di “oltre”, di trascendenza. Pertanto, va sottolineato che il nichilismo di Stirner non conclude mai nella giustificazione criminale tipica del detto “Se Dio non esiste, tutto è permesso”, ma in un modo più sottile “Se Dio non esiste, qualcun altro vuole prendere il suo posto”.

L’assassinato, la possibilità logica (o meglio, conseguenza) che Camus attribuisce all’uomo nichilista, disegna in concreto un paesaggio in cui l’uomo è solo nominalmente libero, cioè nel caso in cui il nichilismo è incompleto, poiché la morte di Dio non comporta la fine di una dimensione divina. D’altra parte, Stirner contempla la morte di Dio come un atto di liberazione individuale, e un atto che non è mai letargico, consapevole che, secondo un popolare detto italiano, “Morto un papa se ne fa un altro”, perché i sostituti di Dio sono potenzialmente infiniti e persino più pericolosi del culto di un dio-asino che è quello del Dio-Uomo.
È proprio per questo che Stirner non considera la morte di Dio come l’ultimo stadio della liberazione individuale (e collettiva), ma come una di molte altre: la morte dell’oggetto Dio non implica necessariamente la morte del divino, o quel luogo vuoto che non appartiene necessariamente e esclusivamente a Dio, essendo questa solo una parziale incarnazione, circoscritta e limitata nel tempo del divino.

Heidegger, commentando Nietzsche in “Sentieri interrotti” nota che:

“Se Dio ha lasciato il suo posto nel mondo sovrasensibile, questo luogo, rimane sebbene sia vuoto. La regione vacante del mondo sovrasensibile e il mondo ideale possono essere mantenuti. Il luogo vuoto, in un certo modo, chiede addirittura di essere occupato di nuovo, e ha sostituito il Dio scomparso per qualcos’altro. “

Il divino è quindi un attributo che è fatto per guidare qualsiasi soggetto, in un insieme di qualità che danno significato all’entità Dio o, in altre parole, ciò che dà vita all’ontologia che, quindi, non risiede in un Soggetto, ma in caratteristiche che possono fuggire da esso e aderire ad un altro Soggetto. L’ateo rischia di essere ancora più fanatico di un credente se non coglie, insieme a Dio, la divinità come una reversibilità residua dell’entità. Se nella storia nietzscheana l’asino assume le qualità che un tempo adornavano Dio, quando nel 1844 uscì la prima edizione de L’Unico e la sua Proprietà, Stirner ha potuto già vedere chiaramente il nuovo Dio-asino dei sedicenti atei: l’Uomo. In questo senso, la polemica contro Feuerbach dimostra una impressionante attualità e illumina con nuova luce l’idea della ribellione.

Antitetica rispetto a Feuerbach è l’idea di alienazione in Stirner (pietra angolare di tutta la lite tra i due filosofi), secondo la quale la disalienazione , significa accumulare il nulla, basare la giusta causa “nel nulla” (espressione stirneriana), indipendentemente dalle forme classiche della disalienazione (come la feuerbachiana) con cui liberarsi significa recuperare la propria essenza umana, dove rimane l’idea di un Dio che ci avrebbe espropriati; per Stirner, disealinearsi è piuttosto liberarsi delle essenze. La disalienazione come una negazione delle essenze allora e non come la guarigione: disealienarsi è tendere verso il nulla, verso il vuoto della propria identità, facendo sì che qualsiasi essenza crolli, ogni verità stabile considerata tale, cioè demolendo il carattere sacro dell’oggetto. Quale oggetto? Qualunque.

Qualsiasi “idea fissa” o “fantasma” che configura una dimensione trascendente all’uomo, considerata al di fuori di un sé oggettivo, come una realtà staccata dall’unica realtà autentica che è l’individuo stesso. Un oggetto considerato ontologicamente autosufficiente avrebbe infatti una trascendenza sul soggetto, che sarebbe sottomesso e dipendente e, quindi, non libero. Questo approccio diventa evidente, come abbiamo delineato prima, quando l’autore si occupa dell’idea dell’uomo: “sebbene l’individuo non sia l’uomo, egli, d’altra parte, è presente nell’individuo e ha, come tutti gli spettri e tutto il divino, in esso la propria esistenza ».

Al che non è l’Uomo che si manifesta nell’individuo, ma l’individuo che dà il fondamento all’uomo, quindi il soggetto stirneriano è irriducibile a un principio universale, e nemmeno a quello dell’Uomo. La polemica con Feuerbach non è altro che l’altro lato del nichilismo di Stirner: qualificare il presunto ateismo di Feuerbach come una forma di teismo ancora più pericoloso della metafisica; l’autore sostiene che questa nuova religione si limita a sostituire un Dio trascendente in un dio immanente, l’Uomo, e come tale è ancora più difficile da sradicare.

Se il soggetto viene rifiutato, in questo caso Dio, Feuerbach lascia intatto il predicato, cioè la dimensione divina ed è per questo che la “liberazione” della teologia proclamata da Feuerbach è, a sua volta, una liberazione teologica. È chiaro quindi che, secondo Stirner, la liberazione di Feuerbach non solo non modifica il rapporto di dipendenza del soggetto rispetto all’oggetto, ma continua ad alienare il soggetto creativo dall’oggetto creato, che continua a rimanere in un “oltre” per essere conseguito, e l’unico cambiamento che Feuerbach pone, è quello di trasmetterlo all’interno del soggetto, che ora non sarà più chiamato Dio, ma Uomo, mentre l’oggetto, l’idea del sacro (lo spazio vuoto di cui parlava Heidegger) continua tranquillamente ad esercitare la propria dittatura.

La religione umana inaugurata da Feuerbach con la rivoluzione antropologica è per Stirner un aspetto ancora più pericoloso della vecchia religione divina, in quanto ora non ci inginocchiamo più davanti a Dio, ma davanti all’Uomo e alle sue leggi razionali:

Feuerbach […] pensa che se umanizza il divino, ha trovato la verità. No, se Dio ci ha tormentato, l ‘”Uomo” è in grado di opprimerci in un modo ancora più crudele. Affermando schematicamente che siamo uomini, nominiamo il più insignificante in noi stessi e conta solo in quanto è uno dei nostri attributi, cioè, la nostra proprietà.

Il sacro, secondo Stirner, non è quindi un oggetto (sacro), ma la natura della relazione di dipendenza tra soggetto e oggetto che il mutamento antropologico di Feuerbach lascia invariato: il soggetto (I) rimane soggetto all’oggetto (Uomo) ciò conferisce una certezza ontologica, cioè, riempie il vuoto e l’assurdità in cui il soggetto sarebbe senza l’universale (davanti a Dio, ora, l’uomo) per sostenerlo. Al contrario, la dimensione dell’autenticità corrisponde a quella della proprietà, per cui “la verità è ciò che è mio, falso ciò a cui appartengo”.

Qui emerge la conseguenza che si stabilisce tra la morte di Dio e quella dell’Uomo, essendo i due prodotti della dimensione non autentica del sé, cioè dello spirito: l’Uomo non deve diventare il sostituto di Dio e conquistare il suo regno, “Prendi posto”, nella misura in cui questo cambiamento lascerebbe intatto il predicato, cioè la sfera divina e sacra:

Che cosa otteniamo quando, per un cambiamento, spostiamo il divino al di fuori di noi stessi al nostro interno? Siamo ciò che è in noi? No, proprio come noi non siamo ciò che è fuori di noi […] proprio perché non siamo lo spirito che vive in noi, proprio per questo abbiamo dovuto spostarlo fuori da noi stessi: non era “noi”, non coincideva con noi ed è per questo che non potevamo pensarlo come esistente se non era fuori di noi, al di là di noi, nell’aldilà […] Io non sono né Dio, né Uomo, né l’essere supremo, né la Mia essenza, e quindi non importa se principalmente penso all’essenza in me o fuori di me.

È proprio questa banalizzazione dell’oggetto che fonda la ribellione: il requisito esistenziale dell’autenticità implica la soppressione del carattere sacro dell’oggetto da parte del soggetto: l’Unico stirneriano, essendo se stesso, cioè soggetto non alienato da essenze trascendenti in esso, si estende da un principio dinamico “interiore” a esso, questo significa la ribellione perpetua intesa come superamento dell’oggetto, quindi restituisce la misura dell’autenticità del soggetto per essere la parte più propria e intima.

Lo scopo dell’uomo ribelle è, secondo Stirner, rompere non solo l’idea stessa di Dio, ma ogni dimensione trascendente che è configurata come una realtà ontologicamente indipendente del soggetto: non è raro, quindi, che anche lo stesso soggetto possa diventare la stessa idea fissa, il nucleo duro dell’ontologia, il «fantasma». Questo è inteso, antitetico alla proposta camusiana, dove il nichilismo dell’Unico, non lo porta a voler diventare Dio stesso: la sua perenne ribellione, concentrata nel rovesciamento di qualsiasi oggetto, di qualsiasi “fantasma”, di Dio e dei suoi sostituti. impedisce ad esso (il soggetto scoraggiato) di riconoscere qualsiasi autonomia ontologica nella sfera del sacro. L’Unico non è per niente soddisfatto nel vuoto lasciato da questi morti.

Camus vide chiaramente le implicazioni di cosa comportava la rottura tra soggetto e oggetto nella filosofia di Stirner, cioè la mancanza di qualsiasi ordine stabile o valore morale, ma si sbagliava riguardo alle conseguenze che questo implicava: non il crimine, il “massacro” del mondo (metaforicamente e pragmaticamente) per mano dell’Unico, ma il continuo “massacro” dei succedanei. L’errore di Camus, come abbiamo sottolineato, nasce proprio dall’ignoranza della dimensione di questa “realtà interiore” che l’individuo crede indipendente dalla sua volontà e quindi dotata di autosufficienza.

Ma se la ribellione di Stirner consiste nel superare questa dimensione sacra, subordinando il “Dio interiore” piuttosto che uccidere il “Dio esteriore”, questo atto implica, naturalmente, una diversa concezione della morale dell’individuo che uccide Dio, configurandolo come novità assoluta.

IN GUERRA E AMORE TUTTO È PERMESSO

È verità, l’accordo tra pensiero e cosa-tra il pensiero e questo-è desiderabile come vedere e sentire senza illusione o confusione. In verità, l’accordo fra pensiero ed espressione, è di fatto un dovere per i Moralisti, anche se generalmente con delle riserve.

Può un uomo mentire agli assassini per salvare la propria vita, o ai ladri per salvare il proprio patrimonio accumulato con cura, o con una persona malata per nascondere delle notizie che potrebbero essere un grave trauma? La gravità con cui tali questioni sono argomentate puntano a qualcosa di più-che la Verità, come il Diritto e la Giustizia, è eretta all’interno di una divinità e gli uomini impazziscono o fingono di impazzire per il loro culto. Questa è l’opportunità dell’ipocrita.

Così le persone si legano con un giuramento e prestano una falsa importanza a parole pronunciate da uomini che si preoccupano solo della loro immunità, ma che sono accorti abbastanza per non professare ciò che pensano, indipendentemente da come si sentono.

Come è curioso che gli uomini in genere si sentono “nel diritto” per tagliare e violare forme naturali, ma non si prendono alcuna libertà con la “verità”, anche nella rappresentazione verbale di tali forme!

Ma d’altra parte affermano: “Tutto è permesso in guerra e amore.

Ora tutto ciò che non è amore può essere visto come guerra (e l'”amore” qui espresso è guerra). Questa massima è più spesso usata per giustificare la menzogna per qualsiasi differente scopo. Mentire è una pratica molto comune e non c’è percezione alcuna nell’aspettarsi il suo annientamento a meno che gli individui in gran numero, 1- cessano di fingere di esigere dagli altri che è un azione fastidiosa, quando non possono o è realmente in maniera esatta così; 2- o lasciare gli altri da soli come se raccontassero qualcosa su questioni su cui ora dicono delle bugie. Quindi potrebbe esserci meno “guerra”.

La verità Egoista è attività economica, dove può essere praticabile. La condizione principale è l’intelligenza reciproca.

L’onestà-verità in azione-è comunemente stabilito, essere “la migliore politica”, e forse per il comune miscredente potrebbe essere incondizionatamente così. Dove l’onestà è reciproca, porta quel vantaggio reciproco che attribuisce la veridicità, ma la condotta onesta in un individuo nel trattare con le persone disoneste, è troppo semplice. L’onestà è un piacere, spesso un lusso.

Il moralismo raggiunge il suo acme nella mania per una perfezione supposta nel senso opposto dell’individualità. Anche quando la filosofia ha pronunciato che il suo scopo è quello di portare l’uomo nel trovare se stesso, lo spirito di perversione è tale che ci vuole l’Uomo, come idea generale della specie, come ideale per l’individuo, che insegna agli individui a torturare i loro intimi pensieri, al fine di conformarsi all’idea formata dalle specie.

Così si afferma che la nostra “missione” è di essere veri uomini, uomini più perfetti, donne più perfette. Questa nozione richiede l’imitazione di ciò che è stato esemplificato in altri, non lo sviluppo di ciò che è più genuinamente in me stesso o te stessa. Se devo essere un uomo conforme, sforzandomi di essere qualcosa di imposto sopra di me, non posso essere Io. Come Stirner osserva, “ogni uomo che non è deforme è un uomo vero o perfetto, ma ognuno è più di questo. Egli è questo uomo Unico”. Quello che è, che un altro non è, non possiamo dire in anticipo di conoscerlo.

L’Egoismo è questo: che l’uomo agisce per se. Ogni donna può essere presunta, ma per essere una donna vera o perfetta, deve imbrogliare su quello che ha appreso nell’assumere il contrario di esso. Questo non è l’obiettivo; questo è il punto di partenza per noi Egoisti. Essere semplici intorno alla perfezione dell’uomo. L’individuo deve in primo luogo essere libero da tutto il giogo o dall’operazione assegnata, nella normale possessione, nel godere, nel manifestarsi ed essere se stessi.

Svilupperò la specie, se non avrò nulla di più peculiare da sviluppare.
Una donna sarà solo una “donna vera e perfetta” se non ha nulla di suo, se non quello di essere di una specie. Nel momento stesso, però, che lei sa di essere già una “donna vera e perfetta”, come lo zero o l’orizzonte dell’individualità, quel momento è un energia individuale che si accorda libera di capire tutto ciò che prende piacere in essa-o come libera riflessione cosciente che può esprimersi, mentre le vecchie abitudini e gli affetti persistono in una certa misura.
Pervenire a noi stessi, ritrovarci, è sapere che quello che possediamo della specie è nostro, è per quanto ci fa comodo crederlo, non abbiamo né obbligo né missione, ma ciò che ognuno può dare a se stesso.

ALL’S FAIR IN LOVE AND WAR

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Truth, the agreement between thinking and thing,-between thought and that,-is as desirable as seeing and hearing without illusion or confusion. Truth, the agreement between thinking and expression, is made a duty by Moralists, yet generally with reservations.

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ZÁPISKY PSYCHOPATOVY

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DA “SUROVÉ NEGACE”-SITO NICHILISTA EGOARCA– UN TESTO SULLA PAZZIA DISTRUTTRICE DELLA NORMALITÀ E DELL’UMANESIMO..COME POTREBBE NON ESSERE “PAZZO E DISSOLUTO” UN NICHILISTA CRIMINALE -TERRORISTA-EGOCENTRICO? SE IO DECIDO CHE ATTRAVERSO IL MIO SOLIPSISTA EGO ESISTE IL MALE ATTRAVERSO CERBERO -CHI MI PUÒ IMPEDIRE CHE SIA COSÌ? SONO IO CHE CREO E DISTRUGGO CREANDO! FANCULO LA VOSTRA FOTTUTA “COSCIENZA”! DETTATA DAL CREDERE CHE CI SIA UN TRATTO DISTINTIVO NELLA CONTRADDIZIONE.LA CONTRADDIZIONE NON ESISTE -E NON ESISTE UNA REALTÀ CHE LA CONTRADDISTINGUA COME “FATTO PROVATO”

Útržek z povídky Valerije Brjusova.
Oslava zlovůle a zločinu,poprava humanismu.

Zajisté,od dětství mne všichni pokládali za zvrhlíka. A tvrdili,že mé pocity nesdílí nikdo. Tak jsem si zvykl lidem lhát. Zvykl jsem si pronášet otřepané fráze o utrpení,o lásce,o štěstí milovat bližního. Ale vskrytu duše jsem byl přesvědčen-a to přesvědčení sdílím i dnes-že svou podstatou je každý člověk zločinec.

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NIHILITY

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In this hyperconscious mouse we see a prefiguration of Raskolnikov who vacillates between being an overman and a worm; it is also the prototype from which Stavrogin and Ivan Karamazov will emerge . This idea of the hyperconscious individual, self-conscious in the extreme, who necessarily goes beyond the normal individual and cannot help stepping outside humanity, provides Dostoevsky with the raw material for the complex web of concerns that will occupy him in his later work.

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DIFFERENTI REAZIONI AL NICHILISMO

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Volendo parafrasare la citazione dallo  Zarathustra, che chiude il paragrafo precedente,potremmo dire che l’esistenza ha un senso solamente perché noi ne abbiamo creato uno. Senza tale processo creativo, l’esistenza sarebbe vuota, dunque, priva di significato e di valore. In questa radicale mancanza di senso dell’esistenza e, perciò, nella scoperta che lanostra vita poggia sopra un abisso (l’ Abgrund come assenza di fondamento,Grund ) risiede ilcarattere tragico del nichilismo.

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THE DEMON’S INTONATION

INTDEM

For Nietzsche in Thus Spoke Zarathustra, our focus on the past explains the reference to our concern with ourselves, with the stone fact, the ‘it was,’ the musing, brooding preoccupation on the past that is also the poison of ressentiment. Let’s spell this out a bit further by again recalling what Nietzsche’s aggressive demon says in The Gay Science:

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EGOISTICO AMORE

MOST

L’amore egoistico è ben diverso dall’amore disinteressato, mistico o romantico. Si può amare qualunque cosa; non soltanto gli uomini, ma anche il vino, la patria, ecc. L’amore diviene cieco e folle, quando, mutandosi in una necessità, sfugge al mio potere : diviene romantico quando vi si aggiunge l’idea del “dovere”, in guisa che l’ “oggetto” si fa per me sacro, ed io mi lego a lui con la coscienza, col vincolo del giuramento. D’allora in poi non più l’oggetto esiste, per me, bensì io esisto per l’oggetto.

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