POST-STRUTTURALISMO E IL PROBLEMA EPISTEMOLOGICO CON L’IDEA FISSA

L’enfasi sull’unicità dell’individuo è una pietra angolare del lavoro di Stirner, ma non è il quadro completo. Lo scontro di Stirner con l’idea fissa rappresenta un confronto con tutto il trascendentalismo filosofico e teologico nella tradizione occidentale. L’idea fissa è una massima, un principio o un punto di vista che ci ha determinato.

La fissazione delle idee ci rende prigionieri del pensiero piuttosto che creatori di pensieri. Il trascendentalismo prende l’idea fissa e poi cerca di plasmare il mondo a sua immagine. In definitiva, l ‘”idea” ha sottoposto l’essere umano a se stesso.

La postura epistemologica di Stirner non è un’aberrazione isolata. La sua tesi è una formulazione moderna di un attacco epistemologico alla tradizione occidentale in metafisica e filosofia che si estende dagli antichi sofisti al ventesimo secolo. Per comprendere appieno ciò che Stirner sta cercando di affermare è utile esaminare ciò che viene dopo Stimer in questa tradizione. Di fondamentale importanza per questo compito è Fredrich Nietzsche. Mentre ci sono alcune discussioni sul fatto che Nietzsche avesse o meno familiarità con il lavoro di Stirner, non c’è dubbio che i due autori condividessero una preoccupazione epistemologica sull’integrità del metafisico, fondamento della tradizione occidentale.

Nietzsche condivise l’avversione di Stirner sia per il trascendentalismo sia per la tradizione cristiana nella morale. Ciò che Nietzsche aggiunge alla dibattito è il metodo genealogico con cui le origini materiali della credenza morale possono essere identificate come prodotti di storia e cultura. Per Nietzsche la morale trascendentale pone gli esseri umani contro se stessi, negando la loro vera natura. Come dice Stirner, ciò che fa la persona è l’umano, non perché è conforme a un concetto, ma dal fatto stesso che un essere umano sceglie di esserlo.

Per Stirner, lo stato è fondato sulla mancanza di indipendenza. È la condizione di vita del gregge. Questa affermazione riecheggia in Nietzsche che ha sostenuto che lo stato è creato dalle persone superflue. Il gregge crea moralità contro i forti e i liberi. Il gregge inventa il mito dell’uguaglianza e annuncia il suo dio come “l’imperativo categorico”. La morte delle persone reali, individui creativi capaci ed eccellenti, innovativi e, come afferma Nietzsche in “L’uso e l’abuso della storia”, con la capacità di dialogare con i giganti nel corso della storia “.

Sia per Stirner che per Nietzsche, quando le maschere trascendentali che nascondono gli esseri umani da se stessi vengono sradicate, il “potere” viene rivelato. Ma qui il potere deve essere compreso in un senso molto specifico e può avere solo un significato in relazione a una nozione generale di proprietà. Per Stirner, la proprietà privata è un riflesso del potere personale.

La proprietà personale è la misura del potere individuale. Tale misura è stravolta all’interno dello stato a causa delle regole e dei regolamenti che non rendono la proprietà, di nessuno. La vera proprietà è l’espressione del potere individuale unico. Per Nietzsche, la proprietà, ampiamente dimostrata, includerebbe gli atti creativi degli individui e rappresenterebbe anche la misura del loro carattere. Gli atti sono nostri. Sono frutto di unicità, e non possono essere sminuiti dalle “comunità”. I concetti fissi e generalizzati riducono ciò che è nostro.

Stirner, Nietzsche e i post-strutturalisti contemporanei asseriscono una critica simile all’idea fissa. Tutti negano la possibilità di dimostrare la validità di trascendentali e fissi universali. Non può esserci dimostrazione di universali a cui non è possibile dimostrare la validità della validità sulla presunta legittimità di un altro universale. Senza alcun meccanismo di validazione diverso dalla connessione con altre asserzioni trascendentali attraverso la storia, tali contenuti non hanno alcun momento originale in cui la loro verità possa essere verificata. Tutte queste idee fisse, quindi, non hanno validità epistemologica.

In Stirner l’idea fissa è responsabile dell’errore morale e politico fondamentale che è stato perpetrato ai singoli dallo stato. Tuttavia, Stirner non ha mai sviluppato il linguaggio per approfondire la costruzione, il funzionamento e le conseguenze dell’idea fissa. Il linguaggio per tale indagine è introdotto da Nietzsche, ma è stata pienamente sfruttata dai post-strutturalisti.

In “Volontà di Potenza”, riecheggia da parte di Nietzsche qualcosa di quello accennato da Stirner. In “L’Unico e la sua Proprietà”, Stirner rammenta un momento in cui la mente si confronta con il mondo per dare un senso alla sopravvivenza. Nietzsche ha dato un’interpretazione naturalistica a questa affermazione, suggerendo il bisogno umano di interpretare il mondo come un atto necessario per la sopravvivenza. Ma Nietzsche chiarisce che “l’interpretazione” è qualcosa di legato alla storia, al contesto e al bisogno. Percezioni, logica e ragione, sono state sviluppate perché erano utili per la vita, non perché fossero rappresentazioni vere o accurate di una realtà trascendente. Quindi, come Stirner, Nietzsche ha sostenuto che non ci può essere alcuna base per mantenere la credenza in idee fisse.

Nietzsche affronta anche questo problema in modo leggermente diverso in “L’uso e l’abuso della storia”. Nietzsche fa riferimento al problema della barriera epistemologica parlando del “mutevole orizzonte della verità”. La barriera epistemologica viene creata quando a un oggetto viene data un’identità stabile. Nella rappresentazione degli oggetti viene commesso sempre un errore di omissione. Qualcosa è sempre lasciato fuori per bloccare il sistema di identità. Se ci sono solo interpretazioni del mondo, non c’è una verità fissa e nessuna possibilità di una stabile conclusione. Le verità precedenti sono solo ipotesi provvisorie. Il risultato di tutto questo, è che la conclusione non ha una sola verità, ma è come un mondo visto con un significato infinito?

Il movimento contemporaneo nella filosofia francese, noto come post-strutturalismo, persegue il problema della barriera epistemologica nella sua critica della “rappresentazione”. La rappresentazione è un’illusione strutturale che si realizza arginando un concetto dal suo significato sfaccettato. Questo argine epistemologico conferisce potere ai contenuti attraverso la creazione dell’illusione della stabilità. La stabilità genera un chiaro confine tra significato e importanza. È proprio questo gesto nell’atto di generare concetti che produce l’errore fondamentale dell’idea fissa. Dal punto di vista di Stirner, Nietzsche, i post-strutturalisti e i sofisti, tale stabilità è epistemologicamente errata. Il suo valore è politico. Fissare un concetto o un’idea all’interno di un sistema chiuso di identità e significati conferisce autorità alle espressioni. Questo processo è un mezzo per generare energia.

Ciò che Stirner, Nietzsche e i post-strutturalisti affermano è che l’autorità generata dall’idea fissa non è l’autorità della verità, ma l’autorità del potere.

L’idea fissa è una finzione creata perché legittima il potere. Le idee fisse non hanno validità trascendente. Hanno solo una funzione di utilità nel nesso di potere / conoscenza. Come utilità, le idee fisse concedono l’autorità alle parole. Il trascendentalismo nel discorso è ciò che induce sia Stirner che Derrida a identificare tali sistemi fissi con l’energia, o per entrambi questi autori, la verità deve essere trattata come qualcosa di storico.

AUSWIRKUNGEN DES GOTTESTODS

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Bislang ist deutlich geworden, dass Nietzsches außerordentlich große Wertschätzung von Selbstbestimmung, Selbstachtung und persönlicher Stärke entschieden zu seinem Interesse am Wesen des Menschen, so wie er es interpretiert, beigetragen hat. Der wohl gewichtigste Grund dafür aber, warum Nietzsche nach dem menschlichen Wesen fragt bzw. warum sich jeder Mensch auf die Selbstsuche machen sollte, ist die Tatsache: „Gott ist todt!“.

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MORAL UND MORALITÄT

DISSERTATION

Zuletzt soll noch gezeigt werden, inwiefern auch in Nietzsches Moral- und Moralismuskritik das Verhältnis des Menschen zu seinem Selbst eine große Rolle spielt. Dabei kann es nicht darum gehen, Nietzsches so vielschichtige und umfassende Kritik an Sitte und Moral auf einen Faktor zu reduzieren, und auch nicht darum, dieses Thema ausführlich abzuhandeln.

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EITELKEIT

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Daneben gibt es ein weiteres Thema, auf das Nietzsche vor allem in seinen „mittleren“ Werken auffallend häufig zu sprechen kommt und das ebenfalls vor dem Hintergrund seines Interesses für das menschliche Selbst zu sehen ist: die Eitelkeit, die er einmal als „eines der vollsten und inhaltreichsten Dinge“, also als eine der interessantesten anthropologischen Konstanten bezeichnet.

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BILDUNGSBEGRIFF UND BILDUNGSWESEN

DISSERTATION

 

 

 

 

 

 

An Nietzsches Kritik der modernen Pädagogik fällt auf, dass er sich zu allen Zeiten vehement gegen eine Gleichsetzung von „Bildung“ und „Ausbildung“ wehrt, gegen ein Schul- und Universitätssystem, das nicht auf eine möglichst breite Persönlichkeitsförderung, sondern auf einen möglichst raschen Erwerb nützlicher, weil berufsqualifizierender Kenntnisse ausgerichtet ist.

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GEFÄHRDUNGEN DES SELBST UND SELBSTFLUCHTEN

DISSERTATION

 

 

 

 

 

 

 

Dass Identitätsfindung nicht immer und vor allem nicht für jeden einfach und möglich sein wird, ist Nietzsche allerdings seit jeher bewusst. Zur Selbstbesinnung bedarf es einer Muße, die seltener Luxus geworden ist, die aber als unabdingbar für das Nachdenken erscheint – auch für das Nachdenken über sich selbst.

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WERTSCHÄTZUNG DES STARKEN SELBSTEMPFINDENS

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Aber selbst wenn man nun zugesteht, dass Nietzsche die Frage nach dem menschlichen Wesen stellt, wobei „Wesen“ bei ihm „Selbst“ bedeutet, bleibt immer noch zu klären, ob es ihm nur eine Frage unter vielen oder aber eine besonders wichtige ist.

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DAS DYNAMISCHE WESEN ALS ART UND WEISE MENSCHLICHER EXISTENZ

DISSERTATION

 

 

 

 

 

 

 

Generell erscheint der herkömmliche, Statik und Stillstand suggerierende Ausdruck „Ich bin“ bzw. der Ausdruck „Selbstsein“ weniger angemessen als das eben genannte Stichwort „Selbstwerden“. Denn es gilt, auch begrifflich der Veränderlichkeit des menschlichen Wesens gerecht zu werden, die sich zwangsläufig aus der Veränderlichkeit des Einzelnen ergibt und die Nietzsche so wichtig war.

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UNMÖGLICHKEIT UND MÖGLICHKEIT DER SELBSTERKENNTNIS

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Aber man könnte noch aus einem weiteren Grund daran zweifeln, dass Nietzsche die philosophiehistorisch so bedeutungsvolle Frage nach dem Wesen des Menschen in seinem Werk gestellt und bearbeitet hat:

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SELBST LEIB-INDIVIDUALISMUS UND VERALLGEMEINBARKEIT

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Kann nun ein Philosoph, der sowohl das ‚Ich’ wie die ‚Seele’ wie überhaupt die essenzielle Unveränderlichkeit des Menschen leugnet, die Wesensfrage stellen bzw. Sinnvoll beantworten? Er kann – aber seine Antwort wird ganz anders ausfallen müssen als alle bisherigen, und schon die Frage wird anders gestellt werden.

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