VERSO L’IDEALE SOVRA-UMANO

SOVRAUMANOZ

 

 

 

 

 

 

Giunto a questo punto delle sue riflessioni, e dopo averle espresse in Così parlò Zarathustra, Nietzsche era “maturo per il silenzio misterico”. Aveva annunciato il suo pensiero più abissale, aveva indicato in quale modo l’uomo possa diventare grande.

 

Diverse sono le ragioni per cui Nietzsche non tacque. Da un lato, il grande solitario, del resto sempre più incompreso dai contemporanei, non poteva rinunciare alla consolazione della parola. Nietzsche stesso non riusciva a reggere continuamente il suo “peso più grande”. Nei libri che ha dato alle stampe negli ultimi tre anni della vita lucida, non si trova quasi alcun pensiero nuovo: si tratta di variazioni sui vecchi temi, tentativi di ridire quanto aveva già detto.

“Essi [i libri scritti] mi fanno stare bene, mi fanno un po’ dimenticare”, spiegò in una lettera a Overbeck. In quegli anni Nietzsche era costantemente malinconico, benché a volte lo pervadesse un grande entusiasmo. I suoi grandi propositi per la nobilitazione dell’uomo rimanevano mere parole.

Overbeck, tracciando una silhouette della personalità di Nietzsche, ha scritto che la passione dominante del filosofo è sempre stata l’ambizione, la volontà di superare se stesso e gli altri.

I suoi più stimati avversari sono stati gli uomini che avevano deciso il corso della storia occidentale, Socrate, Platone, San Paolo – i grandi maestri dell’umanità. E fra i contemporanei Schopenhauer, Wagner, i socialisti e i nazionalisti. Nietzsche ha mostrato i pericoli insiti nelle loro visioni del mondo.

Si trattava, in primo luogo, di superare sul piano del pensiero i valori platonico cristiani e moderni, e Nietzsche credette di averlo compiuto. Ma non ci si poteva  fermare lì. Sempre più gli sembrò necessario agire sulla realtà per suscitare la trasvalutazione di tutti i valori in seguito alla quale l’uomo sarebbe potuto diventare grande. Certo, erano finiti i tempi nei quali i filosofi potevano svolgere la funzione di consiglieri dei principi.

A Nietzsche non restava che la possibilità di influenzare gli uomini attraverso i suoi scritti, che di fatto divennero più aggressivi, risentiti, nel contempo più amari e più entusiastici. Ad ogni modo, sempre coinvolgenti. A questi anni risale il progetto per il libro che avrebbe cambiato il computo del tempo, La volontà di potenza. Nietzsche desiderò inaugurare una nuova epoca dell’umanità, ma il libro annunciato non venne scritto. E noi contiamo ancora gli anni secondo il calendario cristiano messo a punto, nel VI secolo, da Dionigi il piccolo.

Per cambiare il computo del tempo è necessario concepire e realizzare un “programma politico” che, invece di tenere conto degli attuali bisogni dell’uomo europeo, miri di contro ai bisogni inattuali del filosofo inteso come “legislatore dell’avvenire”.

Si tratta di un “programma” di lentissima realizzazione: “Guardiamoci dall’insegnare una simile teoria come un’improvvisa religione. […] Che cos’è il paio di millenni nei quali il cristianesimo si è conservato! Per il pensiero più potente, occorrono molti millenni – per lungo, lungo tempo deve essere piccolo e impotente!”.

Il “programma” dovrebbe avviare il mutamento, poiché “in tutti i tempi le condizioni per educare uno spirito potente, scaltro, temerario e inesorabile, furono più favorevoli di oggi”. I filosofi dell’avvenire dovranno essere spiriti potenti, in grado di reggere il peso del ritorno.

Dovranno essere scaltri, capaci di districarsi con dimestichezza nella vita sociale, applicare senza scrupoli tutte le astuzie per orientare gli uomini verso l’ideale sovra-umano. Inoltre, dovranno essere temerari, osare ciò che a tutti sembra assurdo, disumano, folle – il tramonto dell’uomo. Infine, nel mirare al loro ideale dovranno essere inesorabili, non vacillare, resistere alla tentazione di compatire l’uomo attuale. In quali condizioni – e sta qui il problema squisitamente politico– cresce una tale pianta? In quali condizioni la pianta-uomo cresce più potente, sana, impietosa?

 

 

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