VIS POLEMICA

cerbero 45

 

 

 

 

 

 

Come nobilitare l’uomo? Come uscire dal nichilismo? Come accrescere il piacere di vivere sulla terra? Questi furono i problemi propri di Nietzsche. Oggi il problema della nobilitazione fisica e culturale dell’uomo europeo non si trova piu al centro del dibattito filosofico ufficiale. Il tema della nobilitazione e inattuale, relegato allo studio dei problemi del passato.

 

Eppure, l’inattuale e cio che si sottrae alle mode, assumendo cosi rilevanza sotterranea per ogni generazione: l’inattuale non e l’assente, ma l’insepolto. Infatti, “il passato continua a fluire in noi in cento onde; noi stessi anzi non siamo nulla se non quello che instante per istante percepiamo di questo fluire.

Siamo costituiti da lente, uniformi e sempre rassomiglianti onde che ilfiume del divenire, scorrendo, riporta. A caratterizzarci non sono le grandi ondate eccezionali, l’apparire dal nulla di un genio, l’improvvisa scomparsa di uno stile artistico – le novita.

 

La regola e piu interessante dell’eccezione.La tradizione e piu anticonformista della sovversione. L’innovazione e una forma del ritorno. Morale, psicologia,  estetica e politica, in quanto tematiche affrontate dalla riflessione nietzscheana, rappresentano i campi meglio noti e maggiormente frequentati da coloro che hanno tentato di rispondere alle sfide che Nietzsche ci ha tramandato. Tuttavia, d’accordo con il detto di Flaubert – fatto proprio da Warburg e pienamente in sintonia con il pensiero di Nietzsche –, secondo cui “il buon dio abita nel dettaglio”,l’incisivita storica dei problemi sollevati da un filosofo va talvolta ricercata proprio fra i temi meno indagati da interpreti, fra metafore, incisi, opinioni e sentenze sparse.

 

 

Nell’aforisma 247 di Al di la del bene e del male Nietzsche affronta, con la usuale vis polemica, la questione del differente modo di leggere che corre fra gli antichi e i moderni. Dato che gli occhi spesso lo tormentavano, Nietzsche sapeva apprezzare quando qualche amico si prestava a leggergli ad alta voce. “Koselitz [Peter Gast] legge per me ad alta voce, viene alle 2 . e la sera alle sette e mezzo, ogni volta per 1 ora – 1 ora e .”.5 Un tempo, anche nel leggere per se stessi, si era soliti farlo a

voce alta. La lettura solitaria veniva eseguita sul modello della lettura pubblica, delresto ben piu frequente della prima: “ci si meravigliava se qualcuno leggeva in silenzio e ci si domandava in segreto quali protesero esserne le ragioni”. Tutto cio si rifletteva sull’antico modo di scrivere.

Dato che gli antichi modellavano lo scritto avendo gia in mente la successiva lettura pubblica a voce alta, essi sentivano il periodo come “una totalita fisiologica”, sapendone apprezzare “la virtu ripostavi, la rarita e la difficolta di pronunciare” un periodo lungo in un solo respiro. Avevano cosi acquisito il diritto a un periodare lungo.

 

Noi moderni, di contro, il cui respiro e corto “in ogni senso”, tale diritto non possediamo.Il decadimento della grande arte oratoria ha causato anche il decadimento stilistico dell’arte di scrivere. Dato che l’epoca della retorica e del dialogo e giunta al suo termine, dato che “e passato iltempo delle culture cittadine”, siamo incalzati dalla necessita di apprendere a scrivere meglio: ”ma scrivere meglio significa allo stesso tempo pensare meglio; trovar cose sempre piu degne di essere comunicate, e poterle comunicare realmente; diventare traducibile nelle lingue dei vicini […]”.La scrittura e il pensiero devono quindi mirare al grande stile: esso “nasce quando il bello la vince sullo straordinario.

 

Quando la regola domina l’eccezione.

 

Tutti i filologi del ventesimo secolo che si sono occupati del modo di leggere degli antichi, si sono confrontati con l’aforisma di Nietzsche. Nella comprensione nietzscheana della lettura antica i filologi di professione hanno ravvisato una concezione idealizzata, polemicamente sovraccaricata contro la cristiana e moderna lettura silenziosa. “Egli, infatti, oppone le modalita di lettura diffuse in Germania ai suoi giorni, le quali rivelerebbero una mancanza di sensibilita uditiva nel popolo tedesco, alla lettura ≪sonora≫ degli antichi, che, al contrario, permetterebbe di gustare i testi letterari e apprezzarne il valore musicale.

 

 Il filologo la cui autorita ha influenzato il dibattito successivo, Norden, nel suo articolo dedicato alla lettura nei tempi antichi, si e richiamato al medesimo passo agostiniano implicitamente riecheggiato dall’aforisma di Nietzsche.10 Nelle Confessioni Agostino racconta dellastrana usanza di Sant’Ambrogio di leggere mentre vox autem et lingua quiescebant, mentre la voce e la lingua riposano.

 

Negli anni venti del secolo scorso, in seguito a studi sistematici delle fonti greche e latine, Balogh ha provato che gli antichi avevano praticato abitualmente la lettura silenziosa, sia in presenza d’altri sia nell’affrontare, per esempio, la lettura solitaria di una lettera.

 

 L’orientamento filologico successivo e sembrato invece muoversi in direzione gia indicata da Nietzsche. Ormai i filologi concordano che nell’antichita, come scrisse Nietzsche, “ci si meravigliava se qualcuno leggeva in silenzio e ci si domandava in segreto quali protesero esserne le ragioni”. Nietzsche, infatti, non aveva escluso la pratica della lettura in silentio. Knox, per esempio, ha dimostrato che gia nell’Atene del V e IV secolo la lettura silenziosa di lettere e oracoli era una pratica del tutto abituale.Quindi, la lettura ad alta voce era comunemente diffusa non perche gli antichi ignorassero l’altra maniera: si trattava di una scelta, dovuta al loro amore per la sonorita della lingua e “per il carattere eufonico dei testi letterari.

 

 

Nietzsche non intendeva aprire un dibattito dotto, cui si potessero appassionare i soli esperti di un minuscolo campo dello scibile. Il suo aforisma rimanda ancora al problema centrale: come nobilitare l’uomo? Quali sono le condizioni culturali nelle quali l’educazione rende l’uomo non solo istruito, bensi appunto piu sano, gioioso, elevato – piu nobile? La contemporanea cultura scientifica istruisce, senza nemmeno prefiggersi il compito di nobilitare. Come dobbiamo leggere e scrivere per uscire dallo “scenario di desolazione  in cui ci troviamo? Quali sono le virtu e i vizi del buon europeo? Che cosa ci puo risanare? In un appunto tardo Nietzsche rispondera: solo “lo spettacolo della perfezione” (Der Anblick des Vollkommenen).

 

Il tentativo di creare lo spettacolo della perfezione e quanto ritroviamo negli scritti di Nietzsche. Lostilista Nietzsche chiedeva di essere letto a voce alta: di fatto, come sottolineato da Benn, nessuno al pari di Nietzsche, tranne Lutero e Goethe, ha esercitato una tale

influenza sulla lingua tedesca.

 

Nietzsche era della convinzione di aver elevato il tedesco alla musicalita delle lingue romanze. E nel gia citato aforisma di Al di la del bene e del male ha scritto: “questi antichi erano infatti tutti quanti dilettanti nell’arte dell’eloquenza, quindi conoscitori, quindi critici – per questo esigevano il massimo dai loro oratori; allo stesso modo nel secolo scorso, quanto tutti gli italiani e le italiane sapevano cantare, il virtuosismo canoro (e con cio stesso l’arte della melodia) giunse da loro al culmine.

 

La scrittura di Nietzsche recupera l’intera gamma semantica al quale rimandava l’arcaico graphein dei greci: scrivere, ma anche danzare, dipingere, cantare – esprimersi. Concludendo la prefazione a Umano, troppo umano – scritta nel 1886 – Nietzsche ha sottolineato l’indissociabilita fra musica, danza e letteratura che i suoi libri intessono. Per fruire dei suoi scritti, il lettore deve prestare loro il medesimo ascolto che richiede la musica.

Dato che l’ascolto della musica sprona a muoversi ritmicamente, leggere Nietzsche significa predisporsi alla danza: “Questo libro tedesco, che ha saputo trovar lettori in una vasta cerchia di paesi e popoli […] deve intendersi in qualche modo di musica e arte del flauto, se ha potuto sedurre all’ascolto anche il piu scontroso orecchio straniero, ebbene proprio in Germania questo libro e stato letto con maggiore distrazione, e ascoltato nel modo peggiore…”.

 

 

 

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